Mag 102005
 

Nelle stagioni musicali capita ogni tanto una serata travolgente. ZosiEcco, quella della Società dei Concerti, il 6 maggio in Sala Verdi, è stata proprio una serata speciale.

C’erano tutte le premesse per un evento memorabile: un violinista giovanissimo, un ex bambino prodigio che si presentava alla ribalta con un concerto che, quando venne composto da Ciajkovskij, fu rifiutato dai più importanti violinisti dell’epoca perché considerato troppo difficile, quasi ineseguibile. Edoardo aveva già suonato nella storica sala da bambino, dieci anni fa… ma ora era diverso, debuttava in una delle più importanti stagioni concertistiche italiane, alla pari con grandissimi artisti di calibro internazionale.

Nella sala completamente esaurita c’erano anche i suoi maestri e i compagni di scuola: perché il Verdi è anche il luogo dove Edoardo frequenta il Liceo musicale e l’ultimo anno del corso di violino. Le aspettative erano altissime: un debutto così non capita certo tutti i giorni.

Ed Edoardo non le ha davvero deluse, queste aspettative: fin dalle prime note si è imposto con la grinta e la stupefacente musicalità che lo caratterizzano, con una sicurezza, una professionalità ed una maestria tecnica davvero sbalorditive in un artista così giovane.

Nella sala si è creato subito il clima magico che solo i grandi interpreti sanno instaurare: il pubblico seguiva con il fiato sospeso ogni passaggio, incatenato, come stregato. Ecco, mi è venuto in mente l’aggettivo di “diabolico” per descrivere questo talento. Il giovane Paganini doveva suscitare emozioni esattamente simili. Ho avuto davvero la sensazione di assistere ad un evento specialissimo: la consacrazione in pubblico di un interprete “di quelli di una volta”, capace di scatenare fanatismi e far usare tutti gli aggettivi del repertorio del cronista. Un virtuosismo travolgente, ma sempre attento a non violentare il testo musicale, non fine a se stesso, ma al servizio della partitura, un raffinato fraseggio che creava emozioni sempre diverse ad ogni passaggio, pieno di fantasia e di colori.

“Benvenuto nel club dei grandi!!!” è la frase che avevo sentito rivolgere ad Edoardo da Sergej Krilov, uno dei suoi maestri, in occasione di un altro concerto. Benvenuto davvero, Edoardo: l’Italia aveva bisogno di un artista come te. Siamo tutti molto felici di avere un giovane così, che sta entrando nel gotha dei grandi, e non ci arriva certo per caso. Questo ragazzino biondo (e anche bellissimo in scena, il che non guasta)  è il frutto di una serie di fortunati eventi (la famiglia di musicisti, che ne ha stimolato, riconosciuto ed incoraggiato il talento, facendolo formare dai migliori maestri disponibili), ma anche di tantissima volontà, studio serrato, sacrificio, serietà, rinunce. Lavora sodo, Edoardo: ma si vede e si sente che non gli pesa, perché la musica è la sua vita: e quando suona trasmette una elettrica felicità, e diventa una sola cosa con il suo violino.

Il travolgente successo, davvero una standing ovation, (al punto che il pur educatissimo pubblico ha tentato di applaudire alla fine del primo tempo, contro ogni tradizione, tale era l’entusiasmo, come si fa talvolta all’opera, con i cantanti…) ha fatto registrare anche l’assalto al giovane artista da parte dei suoi giovani compagni di Conservatorio, che lo hanno mezzo soffocato di abbracci senza invidia. Anche questa, una cosa magnifica. Edoardo Zosi da oggi è un esempio per gli altri, una speranza per tutti.

Ines Angelino

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