Gen 212006
 

mozart

E’ già in corso un’inevitabile kermesse mondiale densa di eventi celebrativi per il grande compositore salisburghese.

La progettazione e l’organizzazione di concerti, rappresentazioni teatrali, conferenze, convegni, dibattiti e quant’altro, sono già in atto, a testimoniare l’importanza e la grande attesa che questo 250° anniversario della nascita di Mozart ha generato.

Due secoli e mezzo durante i quali Mozart è stato proposto al grande pubblico sotto molteplici e svariate vesti: se da un lato una storiografia attenta ha svelato aspetti significativi dell’opera e della personalità del compositore, dall’altra una sterile critica e una ricerca storica fine a se stessa hanno finito per gettare un’ombra pericolosamente ridicolizzante su gran parte della biografia mozartiana.

Piero Buscaroli 1 è senza dubbio il biografo mozartiano che più di ogni altro ha espresso vera indignazione proprio verso quella storiografia musicale capace di fervida immaginazione nell’inventare e falsificare documenti, colpevole di una manipolazione volta spesso a mascherare verità scomode.

La celebrazione di questo anniversario vedrà riproporre lo stile mozartiano secondo un raffinato criterio di fedeltà filologica, legata saldamente ai costumi e valori della tradizione settecentesca ma non mancherà neanche chi tenterà, soprattutto in ambito teatrale, di proporre un Mozart più vicino alle esigenze del pubblico del terzo millennio lasciando spazio allo “sperimentale”.

Per carità, niente in contrario a sperimentazione in ambito di teatro musicale, ma non suona superflua la raccomandazione a non andare fuori dalle righe, a non superare quel limite entro cui, giustamente, si vuole avvicinare il gusto dello spettatore moderno a quello della musica “colta”.

Per evitare di snaturare e travisare quell’eredità musicale sarà perciò importante non dimenticare né le radici politico-culturali delle opere mozartiane, né la loro struttura compositiva, inequivocabilmente fondata sull’alternanza di arie e recitativi!

Parlare oggi del compositore salisburghese significa spesso trovarsi di fronte alla tradizionale definizione di “genio”, una definizione che nella sua univocità rischia di svilire una personalità come quella di Mozart che fu anche e soprattutto uomo, con mille sfaccettature, evanescenti sfumature e insondabili lati oscuri a caratterizzarlo.

C’è da chiedersi, e in molti lo hanno fatto, se questa genialità non fosse almeno in parte imputabile alla sua natura di eterno bambino, incapace di vendere la propria arte e immagine: gli mancò l’abilità nel farsi imprenditore di se stesso e quel fiuto per gli affari che altri musicisti coltivarono, riuscendo a cogliere occasioni più vantaggiose.

Certo è che la mancata ascesa sociale diventò per lui un comodo paravento dietro al quale nascondere e giustificare, in primis a se stesso, una corrosiva dipendenza musicale ed umana nei confronti del padre. Leggendo il ricco epistolario della famiglia non si può fare a meno di provare una strana quanto angosciante sensazione: quella rivalità tra padre e figlio, che ben ci descrive Andrea Frullini 2, non fu mai lotta combattuta ad armi pari. L’intera vita di Wolfgang fu spesa nell’inutile tentativo di colmare un senso di inadeguatezza nei confronti della figura paterna e di poter così giungere a quella età adulta ottenendo l’indipendenza tanto desiderata. Nonostante la straordinaria cultura musicale e l’ innegabile talento di Wolfgang, troppo più forte era il temperamento e troppo più sicura la personalità del padre Leopold, pronto a prevedere le mosse del figlio e, se necessario ai propri fini, a inimicargli la sorella Nannerl: la guerra era persa in partenza.

L’oggettiva consacrazione del Mozart-Genio si fonda non solo nel suo essere enfant prodige, eccellente pianista e compositore tout court, ma anche e soprattutto nel concetto di successione peraltro ben delucidato dal già citato A. Frullini. Se, infatti, la successione tra il padre Leopold e il figlio è stata vietata o è venuta a mancare, tutt’altro esito ha avuto la successione tra la musica di Amadeus e l’epoca contemporanea. Tale successione deve il suo trionfo a quella “sana dipendenza” che sancisce il ruolo dell’interprete come attento e legittimo testimone delle opere mozartiane.

La questione, seppur complessa, si esplica in questo concetto: la “sana dipendenza” rispecchia per l’interprete di oggi quel piacere di tramandare che non sempre e non necessariamente censura il piacere di interpretare.

Se da una parte l’esecutore ha il diritto legittimo di successione, dall’altra ha anche il dovere morale di tramandarne l’“oggetto”, vale a dire l’opera musicale, secondo quei canoni stilistici ed interpretativi codificati dal compositore.

In realtà la “dipendenza” da Mozart non è sintomo di costrizione psicologica e limitazione nella prassi esecutiva ma rappresenta la naturale evoluzione della sua musica nelle epoche successive.

In questo meccanismo si individua automaticamente la figura dell’ascoltatore il quale ricopre il ruolo di “complice”. Egli non è solo “esterno” percettore dell’esecuzione, ma è chiamato anche ad individuare le sfumature, le particolarità, il senso interpretativo che il musicista riesce a comunicare apportando un’originalità che lo distingue rispetto agli altri.

Forse proporre oggi Mozart significa trovarsi di fronte ad una sfida: riuscirà ancora la sua musica ad emozionare e rendere l’ascoltatore moderno, (così come quello di due secoli fa), partecipe ed al tempo stesso consapevole di quel messaggio senza tempo di cui essa è portatrice?

Solo così il diritto di successione verrà definitivamente sancito e sarà possibile scrivere una nuova pagina di quella storia musicale che, testimone della lezione del passato, vuole tuttavia guardare al futuro.

Diego Terreni

1 Buscaroli, Piero, La morte di Mozart, Bur, Milano, 2002.

2 Frullini, Andrea, Mozart e il divieto di successione, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2001.

 

Gen 032006
 

ligorattischumannChi si sia trovato ad assistere al Concerto organizzato ad Alassio il 29 dicembre, nel Duomo Sant’Ambrogio, dall’Associazione “E. Elgar”, sotto l’egida del Comune di Alassio, gremito nonostante la scarsa pubblicità data all’evento dalla stampa, ha avuto modo di assistere ad un evento che raramente si verifica in musica.

Intendiamo parlare della prepotente rivelazione di un nuovo, grandissimo talento pianistico italiano.

Un diciannovenne milanese alla tastiera – un ragazzino con già il piglio e l’autorevolezza del grande interprete – ha stupito gli ascoltatori producendosi in una performance degna di un vecchio leone: ha infatti eseguito nella stessa serata, uno dopo l’altro, ben due concerti per pianoforte e orchestra. Per celebrare degnamente l’anno 2006, con il doppio anniversario del 250° della nascita di Mozart e del 150° della morte di Schumann, ha messo in programma il Concerto K 595 e il Concerto in la minore op. 54.

Impresa da far tremare i polsi a chiunque… ma la giovinezza, si sa, può essere anche temeraria, e il giovanissimo pianista ha affrontato con sicurezza il difficile cimento. Ha così offerto una serata musicale davvero insolita, oseremmo dire davvero straordinaria. Accompagnato da un’orchestra tutta giovane ed altrettanto entusiasta (l’Orchestra “Classica Viva”, al suo debutto), sotto la Direzione del Maestro Franco Giacosa, Direttore esperto e sicuro, ci ha fatto provare tutta una gamma di emozioni musicali, centellinando un Mozart delicato, dolce e brillante, sempre di squisita raffinatezza. Questo pianista (di cui sentiremo di sicuro molto parlare in futuro) ha saputo utilizzare tutta la gamma delle capacità espressive del pianoforte, con il quale ha giocato, cantato la sublime malinconia mozartiana, fatto teatro, stupendo con colpi di scena e tutta la gamma della dinamica e dei timbri sonori, sbizzarrendosi in perfetti e perlati virtuosismi quando la partitura lo richiedeva, ma senza nulla mai concedere al cattivo gusto, rimanendo sempre anzi all’interno di un’impeccabile struttura formale all’interno della quale il suono si esprimeva al massimo delle capacità espressive del pianismo. Un fraseggio mozartiano direi memorabile, e sempre fresco ed originale.

ligorattischumann2Questa deliziosa prima parte mozartiana è stata poi seguita da una travolgente esecuzione del Concerto di Schumann, piacevolmente assecondata dall’orchestra trascinata nello stesso clima (e poco importa se qualche piccola imperfezione orchestrale ci sia stata da parte degli ottoni, l’insieme era davvero ottimo, nonostante la giovane età dei musicisti: l’orchestra era intonata, affiatata ed espressiva nei colori, con attacchi impeccabili e rigoroso impianto ritmico).Schumann_Robert

Abbiamo ascoltato uno Schumann interpretato forse con tempi un po’ più veloci del consueto (quasi ineseguibili nel terzo tempo…) ed affrontato con amore e slancio davvero romantici: ne è risultata un’immagine schumaniana vivida ed appassionata, quella dello Schumann grande poeta e re del romanticismo.

Ligoratti è un pianista probabilmente oggi “fuori moda”, che ricorda da vicino grandi interpreti del passato: si assume molti rischi, si getta con impeto nel vortice della musica, fa ruggire e piangere il pianoforte, incurante della difficoltà estrema di certi passaggi, affrontati in tal modo…. e, sorprendentemente, vince. Le sue note sono vive, e parlano di passione, sono tessute di carne e di sangue. Abbiamo visto spettatori con il fiato sospeso, nel miracolo che talora si manifesta in musica, e addirittura qualcuno talmente emozionato da piangere.

Non credevamo di assistere mai davvero a simili scene, di cui avevamo letto relativamente a grandi artisti “di una volta”: ma è successo. La musica di Schumann era terribilmente viva e toccante, il contrappunto tra pianista e orchestra risaltava impeccabile e chiaro, con effetto ligorattialassiomusicale insolito e molto piacevole, e nel terzo tempo la difficile scrittura ritmica, in “emiolie”, era evidente e perfetta, rendendo il dovuto omaggio alla genialità di Schumann.

I bis del pianista – il primo minuetto composto da Mozart e l’ultimo “Tema in mi bemolle” composto da Schumann poco prima di morire, una melodia di rapinosa bellezza , suonata con altissima spiritualità, hanno completato il trionfo.

Il concerto è stato piacevolmente completato da un paio di delicati brani di Edward Elgar (il musicista inglese che lungamente soggiornò in Alassio), eseguiti dalla brava soprano Dorina Caronna con intensa religiosità.

Dimenticavamo quasi di aggiungere che il giovane Ligoratti – che è anche organista e compositore – si è esibito il 4 gennaio in un impegnativo concerto organistico Bachiano, sempre in Alassio, tanto per confermare la propria vocazione di musicista a 360 gradi.

orchestraalassioPer fortuna nel nostro paese ci sono ancora associazioni ed appassionati che cercano di tener viva la musica e di dar fiducia ai giovani, programmando concerti come questo, offerto gratuitamente dall’Amministrazione comunale alassina ai suoi cittadini. Si tratta di esperienze che andrebbero copiate e diffuse.

I musicisti che hanno suonato in questo concerto si sono formati o si stanno specializzando tutti presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano, il che costituisce un’ulteriore testimonianza dell’altissimo livello formativo raggiunto da questa istituzione, e della scommessa vinta dai nuovi corsi istituiti dopo la riforma – fortemente voluta e orientata dal Conservatorio milanese.

In Italia ci sono altri talenti come questi che stanno crescendo nei Conservatori: questo significa che siamo ancora – e dobbiamo rimanere – un grande paese per la musica.

Manlio D’Orazio

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