Mag 212016
 

MasterClass F. Schubert Sonata D 960 – II Mov.

MasterClass F. Schubert Sonata D 960 - II Mov.

Franz Schubert, Sonata D 960 in si min. - Secondo Movimento - Andante Sostenuto

di Luca Ciammarughi

Prezzo:FREE
Course Language: Italiano

Course Structure

VIDEO Anteprima:

Descrizione:

L'ultima Sonata D 960

Terminata il 26 settembre 1828, la Sonata in si bemolle maggiore è l’ultima grande composizione di Schubert, che sarebbe morto due mesi più tardi. Essa è il risultato del lavoro strenuo e rapidissimo di un artista che viveva in precarie condizioni economiche, igieniche e di salute. Con essa si chiude il trittico delle ultime tre Sonate di Schubert (D 958-959-960). Nonostante la velocità compositiva, Schubert mise la massima cura nel suo lavoro, preparato da abbozzi redatti minuziosamente. Il musicista  avrebbe voluto dedicare queste tre opere a Hummel. L’editore Diabelli pubblicò la trilogia nel 1839 con una dedica a Robert Schumann, che in effetti fu tra i primi ad averle a cuore.

Secondo Movimento: Andante Sostenuto

IMG_8725Le divergenze di musicisti e musicologi nel descrivere questo movimento non sono che la testimonianza dell'impossibilità di descriverlo. Paul Badura-Skoda (partendo dall'idea che la Sonata sia già uno sguardo sull'aldilà da parte di Schubert) parla di un «lamento che la bellezza delle sonorità sembra portare al di là del dolore stesso» e della «felicità atemporale» con cui esso si chiude; Sergio Sablich invece parla di «attonita e lugubre introspezione: quasi una plumbea stagnazione della volontà nell'offuscamento, nell'apatia e nella stanchezza, […] nel chiuso di una stanza parata a lutto, […] soffocando ma non reprimendo i singhiozzi». L'inconciliabilità di queste posizioni testimonia l'irriducibile ambivalenza della musica di Schubert. «Ange ou demon, qu'importe»- direbbe Baudelaire.

Personalmente credo che, come nel meraviglioso Andantino dalla Sonata precedente (D 959 in la maggiore, che è anche toccante colonna sonora di uno dei film più commoventi nella storia del cinema, Au hasard Balthazar, in cui la musica accompagna la storia di un asinello maltrattato), questo Andante sostenuto non vada al di là del dolore, ma nel cuore del dolore stesso.
Si dice che il dolore ci sottragga a noi stessi e che la musica ci renda a noi stessi, ma a volte la musica può farsi essa stessa dolore, quel grande dolore che, secondo Nietzsche, è il solo liberatore dello spirito. Schubert, e probabilmente solo Schumann con lui, è il musicista che nel romanticismo sa e può esprimere questa dimensione del dolore. Beethoven e Wagner esprimono più la sofferenza. Pensiamo ai suoni delle parole: Leid (dolore) e Schmerz (sofferenza). Breve e inoffensiva, la parola Leid (ma anche l'italiano dolore o il francese peine) esprime la rinuncia a farsi comprendere, poiché il dolore è impersonale, inesprimibile e privo di motivazioni. “Nessuno conosce il dolore altrui, nessuno conosce le gioie altrui”, dice Schubert in una lettera.

Schmerz  invece (sofferenza o souffrance) è una parola che fa molto rumore, perché la sofferenza viene da qualcuno e perché c'è un oggetto ben preciso la cui mancanza fa male. Beethoven non sopporta il male, perciò lo sfida. Schubert non può che accettarlo. Non ci ingombra con il suo ego, sembra scusarsi di prendere il nostro tempo, ma ciò nonostante si attarda, come un timido sulla soglia di una porta, che tuttavia non sa prendere congedo; ma se si attarda, è perché ha qualcosa di importante, necessario, o addirittura definitivo da dire. Questa importanza quasi “testamentaria” è evidente nel secondo movimento della Sonata come nel secondo movimento del Quintetto D 956 con due violoncelli. Schubert deve aver dedicato una cura tutta particolare nello scrivere questi due movimenti, che hanno molto in comune. Anche qui, come nel Quintetto, abbiamo due parti che si muovono nel registro liederistico centrale (quasi secondo violino e viola), mentre agli estremi abbiamo un rintocco ossessivo (simile al pizzicato di  primo violino e violocello, ma indicato “col pedale” di risonanza) destinato a produrre un effetto ipnotico non lontano da quello che Ravel realizza nel secondo brano di Gaspard de la nuit, Le gibet.

Come nel primo movimento, l'ascesa verso la tessitura acuta si fa strenua resistenza dell'individuo di fronte al congelamento interiore, come se la cosa veramente importante fosse conservare le passioni, per quanto estreme e lancinanti.
Con un giro di prisma (l'ormai consueto scivolamento a portata di dita) siamo in un consolatorio mi maggiore, tonalità carica di risonanze affettive. Tutto si svolge fra il dolore e l'amore, e i trapassi fra un sentimento e l'altro sono così naturali da farceli apparire indistinguibili (come erano effettivamente per Schubert).

La sezione centrale in la maggiore viene spesso citata come oasi consolatoria, sebbene sia tutt'altro che priva di inquietudini. Il sentimento di Schubert non è mai univoco. Il clima richiama quello del Lied Der Lindenbaum (il tiglio), sempre dalla coeva Winterreise: «Und seine Zweige rauschten, als riefen sie mir zu: Komm her zu mir, Geselle, hier find'st du deine Ruh...» («E i suoi rami mormoravano, come mi chiamassero: vieni presso di me, Amico, qui tu troverai la Pace...»). In questo Lied il viandante si è già allontanato dalla città dell'amor perduto, ma sente ancora riecheggiare dentro di sé il messaggio del tiglio («sempre ancora lo sento sussurrare»); un messaggio in cui la Pace promessa potrebbe non essere altro che la morte (un leitmotiv, in Schubert, fin dai tempi di Erlkönig, ballata in cui il re degli elfi dà la morte al piccolo protagonista dopo la promessa di un paradiso di felicità).
La pace come pacificazione nel seno della natura non è tuttavia ciò a cui il Wanderer è destinato. Dopo un arresto repentino del flusso di terzine, nella Sonata, torna lo statico tema iniziale, reso sinistro dai rintocchi della mano sinistra al basso. Qui  l'articolazione staccata contribuisce alla resa espressiva: la minore pedalizzazione crea maggiore asciuttezza, quasi una rinuncia allo charme di una sonorità avvolgente.

Ma ancora una volta dietro l'Abisso si nasconde il Nuovo. Due ardite modulazioni, a do maggiore e do diesis maggiore, conducono a un paradiso artificialmente creato ai fini della prosecuzione del viaggio.


Luca Ciammarughi


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