Mag 212016
 

MasterClass F. Schubert Klavierstücke D 946 n. 2

MasterClass F. Schubert Klavierstücke D 946 n. 2

F. Schubert Klavierstücke D 946 n. 2 in mi bemolle maggiore - di Luca Ciammarughi

Prezzo:Gratis!
Course Language: Italiano

Course Structure

VIDEO Anteprima:

Descrizione:

Klavierstücke D 946 n. 2 in mi bemolle maggiore

IMG_8725Come nel caso degli Impromptus, siamo di fronte a una delle pagine più intense ed eteree dell’intero romanticismo musicale.

Questo Klavierstück è il secondo di tre grandi pezzi (potremmo definirli “Improvvisi postumi”) composti nel maggio 1828 (sei mesi prima della morte) e pubblicati solo nel 1868 per volontà di Johannes Brahms.

 

Ciò che commuove nell’inizio di questo brano è la capacità di far coesistere una vena di popolare semplicità (l’ispirazione è tratta da uno dei cori dell’opera Fierrabras dello stesso Schubert) con l’evocazione di paradisi perduti di grazia lirica: come se Schubert riuscisse a rendere accessibile la poesia più eterea. Questa tenera romanza cullante, in cui, per una volta, Schubert fa riferimento non al mondo del Lied ma a quello dell’Opera, è seguita da un episodio fantasticamente angoscioso, in do minore: foschi tremoli di semicrome ripetute in doppie terze si succedono fra fremiti, hemiolie sussultanti, stranianti modulazioni, come in una visione d’incubo.

Dopo il ritorno del refrain (la forma è quella del Rondò), Schubert inserisce un secondo couplet, che è anche il cuore pulsante del brano: un canto purissimo, intenso e livido al contempo, che si dipana come una sorta di “melodia infinita” su uno sfondo armonico mutevole e febbrilmente inquieto, di avvolgente e dolorosa bellezza. La mano sinistra, dividendosi fra i bassi profondi e il registro centrale, crea risonanze di suggestione ineffabile, in una scrittura che preannuncia pianisticamente le pagine più ispirate di Schumann e Brahms. La passione esplode nuovamente, come desiderio fremente, dopo una modulazione a si minore. Il ritorno alla quiete del refrain è un balsamo per l’animo eccitato. Ancora una volta, come nella Sonata D 960, aspirazione alla pace eterna e desiderio vitalistico si alternano, inconciliabili eppure coesistenti.

Luca Ciammarughi

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