Apr 122017
 

A distanza di ventisette anni dalle rappresentazioni dirette da Sawallisch, è tornata alla Scala l’opera più eminentemente tedesca di Richard Wagner: Die Meistersinger von Nürnberg. Il motivo di una così lunga assenza potrebbe essere proprio l’alone di germanesimo dei Maestri cantori, espresso in modo evidente nel discorso finale di Hans Sachs, che incita a rifuggire le maligne insidie delle “cianfrusaglie latine” per farsi custodi della “sacra arte tedesca”. Eppure, solo chi non conosce questo “dramma satiresco” può pensare che si tratti di un macigno teutonico: Wagner adotta un organico orchestrale molto più ridotto rispetto a quello del Ring e costruisce una commedia in cui gli aspetti ironici e nostalgici mettono in discussione ogni monolitica certezza. Tali aspetti hanno ispirato la sensibilissima direzione di Daniele Gatti, che ha depurato la partitura da certi eccessi di tronfio trionfalismo, senza per questo rinunciare al pathos e al calore. Complice l’orchestra scaligera, con una menzione particolare ai fondamentali interventi dei legni solisti, e il Coro ben preparato da Bruno Casoni, l’opera si è dispiegata nella sua essenza più vera: non aggressivamente politica o ideologica, ma sublimemente musicale. È musica che parla della bellezza della musica: Gatti lo ha compreso a fondo, ricercando ogni sonorità senza cedere a facili effetti. E ha anche saputo dare respiro organico a un discorso musicale che non vive certo di polveroso accademismo: così come Walther von Stolzing “dagli uccelli ha imparato il canto”, allo stesso modo la Natura è maestra per Wagner. Nella scena del lillà, la musica sembrava planare sulla cima dell’albero.

Non sempre il cast vocale è stato all’altezza: Erin Caves, sostituendo il deludente Michael Schade della Prima, ha tratteggiato un Walther concreto ma poco affascinante. A deludere non è stato tanto il volume vocale, comunque troppo contenuto, quanto il fraseggio e il colore. Walther incarna la figura del giovane eletto ma ingenuo che, toccato dalla grazia del talento, semina il panico nella comunità dei dotti tradizionalisti: non basta che sia corretto, deve trasportarci  in un mondo d’incanti inauditi, che raggiungono il culmine nell’Aria beata del sogno svelato al mattino. Magistrale è stato invece l’Hans Sachs di Michael Volle, vocalmente poderoso e realisticamente immerso in questo personaggio positivo ma complesso, che riesce a vincere le proprie nevrosi di artista e uomo ormai al tramonto grazie al riconoscimento del talento e dell’amore altrui. L’eccellente Markus Werba, nel ruolo del pedante censore Beckmesser, ha dovuto accentuare gli aspetti grotteschi del personaggio per controbilanciare il naturale charme: altrimenti non si poteva certo spiegare perché Eva sposasse Walther invece di lui. Jacquelyn Wagner ha impersonato un’Eva diligente, dolce e un poco dimessa, quasi prendendo alla lettera l’ironica affermazione «una bambina obbediente parla solo se interrogata»: mancava lo slancio e la vena ribelle della giovane donna che, folgorata dal cantore venuto dal nulla, rompe tutte le convenzioni e decide di sposarlo a tutti i costi.

Noto per la capacità di approfondimento psicologico dei personaggi, il regista berlinese Harry Kupfer ha lavorato con i cantanti con l’evidente finalità di inviare al pubblico una molteplicità di stimoli e segnali: anche se la gesticolazione spesso poteva apparire eccessiva e un po’ didascalica, è stata in realtà fondamentale per mantenere viva l’attenzione del pubblico durante le sei ore della rappresentazione. È raro poi che un regista sappia conciliare a tal punto l’aspetto spettacolare con quello simbolico. Sui suggestivi e grandiosi resti dell’antica cattedrale, con scorci visionari su una città dei nostri giorni, Kupfer ha innestato moderne impalcature: idea magari non del tutto originale, ma perfetta per simboleggiare l’eternamente attuale filo rosso dei Meistersinger, ossia il conflitto fra tradizione e nuova creatività.

 

Luca Ciammarughi

 

 

Feb 152012
 

Da Lipsia a Bayreuth“, come l’inizio e la fine della della vita e delle opere di Richard Wagner, sarà il tema del programma dei festeggiamenti per il bicentenario della nascita del compositore, organizzato dal Festival di Bayreuth in collaborazione con l’Oper Leipzig. Il programma, che inizierà a gennaio per concludersi in luglio a ridosso dell’apertura del festival ufficiale, presenterà le tre opere giovanili del compositore eseguite presso l’Oberfrankhalle di Bayreuth e non nel celebre Festspielhaus, in linea con la volontà del fondatore, da sempre rispettata dagli eredi alla guida del Festival. Si comincia il 16 gennaio 2013 all’Oper Leipzig con una nuova produzione di “Die Feen” diretto da Ulf Schirmer e con la regia di Renaud Docet (ripresa il 9 luglio a Bayreuth) e si continua con “Rienzi” con la direzione di Christian Thielemann e la regia di Matthias von Stegmann (7 luglio) e “Das Liebesverbot” con la direzione di Constantin Trinks e la regia di Aron Stiehl (8 luglio e ripresa all’Oper Leizpig nella stagione 2013/14). Il 22 maggio 2013, giorno del compleanno di Richard Wagner, le porte del Festspielhaus si apriranno eccezionalmente per ospitare il concerto dell’Orchestra del Festival diretta da Christian Thielemann. In programma, il primo atto di “Walküre” (con i solisti i solisti Eva Maria Westbroek, Johan Botha e Kwanchul Youn) e estratti sinfonici da “Rienzi”, “Götterdämmerung” e “Die Meistersinger von Nürnberg”. Oltre alla musica,  molte altre occasioni artistiche saranno legate alla serie di eventi, come un concorso di cortometraggi di auguri per il 200 compleanno di Wagner (la premiazione il 28 luglio a Bayreuth), un premio di 5000 euro al miglior lavoro di ricerca sulla vita, l’opera e la ricezione dei lavori di Wagner e “Wagner goes rap”, un concorso aperto a giovani rapper su testi wagneriani. Quanto al Festival ufficiale, è confermata la nuova produzione annunciata da tempo di un nuovo “Ring des Nibelungen” con la direzione del russo Kirill Petrenko, la regia di Frank Castorf, da circa un ventennio alla guida della berlinese Volksbühne, e le scene del serbo Aleksandar Denic.

Giu 052009
 

Concerto di solidarietà per l'Abruzzo, Conservatorio de L'AquilaIl Teatro milanese SpazioTeatro 89 ha organizzato, per stasera 5 giugno 2009, un concerto di beneficenza, il cui incasso verrà interamente devoluto al Conservatorio “Casella” de l’Aquila, gravemente danneggiato dal terremoto.

Partecipano, a titolo gratuito, gli artisti (in ordine alfabetico):
Davide Cabassi
Alberto Chines
Elisa D’Auria
Mariangela Ciuffreda e Filippo Di Domenico
(dal Conservatorio Alfredo Casella de L’Aquila)
Tatiana Larionova
Federico Rossini
Piercarlo Sacco
Luca Schieppati
Kulli Tomingas
Irene Veneziano

Programma:

  • J. Ph. Rameau (1683-1764): “Le Rappel des Oiseaux”
  • F. Chopin (1810-1849): Variations Brillantes op.12
    Alberto Chines – pianoforte
  • F. Borne (1862-1929): Fantasia sulla Carmen di Bizet
    Federico Rossini – flauto; Irene Veneziano – pianoforte
  • G. Rossini (1792-1868): “Nacqui all’affanno”, Aria di Cenerentola
    Kulli Tomingas – mezzosoprano; Luca Schieppati – pianoforte
  • F. Schubert (1797-1828): Impromptu op. 90 n. 3
    Tatiana Larionova – pianoforte
  • F. Schubert (1797-1828): Impromptu op. 142 n. 2
    Davide Cabassi – pianoforte
  • F. Schubert (1797-1828): Andante con moto, dal Trio op.100 D 929
    Piercarlo Sacco – violino; Filippo Di Domenico – violoncello; Luca Schieppati – pianoforte
  • F. Schubert (1797-1828): Lebenssturme D 947
    Tatiana Larionova e Davide Cabassi – pianoforte
  • F. Chopin (1810-1849): Notturno in Do# minore op. post.
  • F. Liszt (1811-1886): Rapsodia spagnola
    Irene Veneziano – pianoforte
  • R. WagnerIF. Liszt: Isoldens Liebestod
    Elisa D’Auria – pianoforte
  • D. Shostakovich (1906-1975): Scherzo dalla Sonata per vcl. e pf. op.40
    Filippo Di Domenico – violoncello; Mariangela Ciuffreda – pianoforte
Mar 202009
 

Mandala...Vi siete mai chiesti come si sia arrivati a stabilire che la frequenza a cui vibra il diapason (altrimenti detto “corista”), riproducendo la nota “La”, sia attualmente quella di 440Hz?Tutti i musicisti, prima di incominciare a suonare, accordano i loro strumenti, chiedendo al pianista di “dare il La”, oppure all’oboista, se in orchestra, oppure, per l’appunto, fanno vibrare il diapason, prendendo la sua nota come riferimento.

I pianoforti e gli altri strumenti a tastiera, invece, vengono accordati dall’accordatore professionista, ma sempre partendo dal famoso “La” a 440Hz.

E’ probabilmente poco noto come questa frequenza sia frutto di una scelta arbitraria, fatta a Londra nel 1953, decidendo di far uniformare tutte le esecuzioni musicali su questa nota (a questa ha fatto poi seguito la risoluzione europea n. 71 del 30 giugno 1971). Ma il “La” a 440 Hz era stato imposto, nel 1939, addirittura dal ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels, ignorando un referendum contrario, promosso in Francia da 25.000 musicisti.

La storia si sta facendo interessante, vero? Ed è molto lunga, perché il “La” è stato accordato su  molte diverse frequenze, nel corso dei secoli (come si può vedere nella tabella qui sotto).

Catalogazione dell’accordatura del diapason in varie città europee secondo il matematico e musicologo Alexander Ellis, nel 1880

Luogo

Anno

Frequenza

Berlino (concerti)

1721

421,9

Vienna (opera)

1823

433,9

Londra (concerti)

1826

423,3

Firenze (opera)

1845

444,9

Milano

1849

446,6

Londra (opera)

1857

456,1

Milano (Teatro alla Scala)

1857

451,7

Napoli (Teatro San Carlo)

1857

444,9

Madrid (opera)

1858

444,5

Berlino (concerti)

1859

451,8

Bruxelles (teatro lirico)

1859

442,5

Liegi (concerti)

1859

448,0

Vienna (opera)

1862

466,0

Bologna (concerti)

1869

443,1

Londra (concerti)

1877

455,1

Londra (opera)

1880

435,4

fonte: Alexander Ellis,  ‘The History of musical pitch’, London 1880

Torniamo indietro di più di un secolo, e precisamente al nostro Giuseppe Verdi. Nel 1884, il grande musicista scrisse una lettera,  indirizzata alla Commissione musicale del governo italiano, in cui chiese di ufficializzare l’utilizzo del diapason a 432Hz “per esigenze matematiche”. All’epoca veniva adottato un corista a 435Hz (il cosiddetto “corista francese”), e addirittura qualcuno proponeva un diapason a 450Hz. Il Maestro così concludeva: “l’abbassamento del corista non toglie nulla alla sonorità ed al brio dell’esecuzione; ma dà al contrario qualche cosa di più nobile, di più pieno e maestoso che non potrebbero dare gli strilli di un corista troppo acuto. Per parte mia vorrei che un solo corista venisse adottato in tutto il mondo musicale. La lingua musicale è universale: perché dunque la nota che ha nome LA a Parigi o a Milano dovrebbe diventare un Si bemolle a Roma?”.More...La frequenza del “La” a 432Hz venne  proposta dai fisici Sauveur, Meerens, Savart, e dagli scienziati italiani Montanelli e Grassi Landi, e venne calcolata su un Do centrale (indice 3) di 256 cicli al secondo. Il diapason a 432Hz, approvato all’unanimità dal congresso dei musicisti italiani del 1881, venne dunque definito “diapason scientifico“, proprio sulla base degli studi di questi scienziati. Al contrario, la frequenza scelta a Londra nel 1953, su cui oggi viene intonata tutta la musica, viene definita “disarmonica“, perché contrasta, addirittura, con le leggi fisiche che governano l’universo.

Nonostante le scelte dei musicisti italiani, e la presa di posizione di Giuseppe Verdi, la corsa verso l’innalzamento del “La”, alla ricerca di sonorità sempre più “brillanti”, era ormai inarrestabile, e si affermò con l’adozione unilaterale di un “La” più alto (440 cicli) da parte delle bande militari russe ed austriache ai tempi di Wagner. Da lì, l’imposizione di Goebbels, e poi la sopra citata convenzione di Londra, nel 1939, che imponeva un diapason che non aveva alcuna giustificazione scientifica o basata sulle leggi della voce umana.

Notiamo subito come sia indiscutibile che Verdi fosse uno che di voci umane se ne intendeva parecchio… e infatti, caldeggiando l’adozione del diapason naturale a 432Hz, voleva contribuire a espandere e sviluppare le storiche “voci verdiane piene e maestose”. Accordati su questa frequenza, gli strumenti musicali, come la voce, acquisiscono ben 4 armoniche in più (12 al posto delle 8 generate dal “La” 440hz), e inoltre, cosa davvero importantissima per i cantanti, il famoso passaggio di registro, nella voce umana, viene eliminato.

Insomma, utilizzando l’accordatura a 432, sarebbe automaticamente risolta la difficoltà di questo sofferto ed ispido “gradino”, dannazione di tanti insegnanti di canto! Oltretutto, notano importanti direttori di orchestra, continuando con questa ininterrotta deriva verso l’innalzamento del “La” (che è ancora in corso, tanto è vero che ci sono casi in cui si accorda addirittura a 445 Hz!), presto diverse opere del grande repertorio diverranno ineseguibili per le voci dei cantanti, cui si richiede in tal modo uno sforzo penoso e innaturale.

Recentemente tra i musicisti è sorto un vero e proprio movimento in favore del ritorno al “La” a 432Hz, denominato la rivoluzione Omega“.

Ecco un video dove potete ascoltare la cantante Flavia Vallega, una delle animatrici del movimento (qui il suo MySpace):

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Sono quindi stati ripresi ed approfonditi tutti i fondamenti scientifici di questa scelta, ed è stato pubblicato molto materiale, facilmente rintracciabile su Internet (e sul gruppo Facebook “La rivoluzione Omega La 432 Hz”). Proviamo a spiegare le basi di questa teoria.

Partiamo dall’esame della frequenza di 8Hz. Essa corrisponde a una nota bassa di Do, ma anche, dicono le neuroscienze, alla frequenza ideale alla quale i nostri due emisferi cerebrali lavorano in modo uguale, in armonia, assicurando il massimo flusso di informazioni con il minor dispendio di energia. 8Hz è anche la frequenza di replicazione della doppia elica del DNA. 8Hz è poi, secondo gli scienziati, il “battito” fondamentale del pianeta, noto come “risonanza fondamentale di cavità Schumann”, una risonanza elettromagnetica globale.

In termini musicali, la frequenza di 8Hz corrisponde a una nota di Do. Salendo di cinque ottave, cioè percorrendo cinque volte le sette note della scala, si arriva ad un Do di 256Hz, scala in cui il “La” ha una frequenza di 432Hz e non di  440Hz.

Suonando il Do a 256Hz, per il principio delle armoniche (secondo cui a un suono prodotto si aggiungono multipli e sottomultipli di quella frequenza), anche i Do delle altre ottave cominceranno a vibrare per “simpatia”, facendo risuonare naturalmente la frequenza di 8Hz.

Ecco perché il corista a 432 oscillazioni al secondo è definito “diapason scientifico“.

Nell’universo tutto è energia in vibrazione. Ogni particella subatomica, atomo, struttura molecolare, cellula e organo del corpo, vibra ad una determinata frequenza. Questa meravigliosa armonia ha una propria firma vibrazionale.

Molti medici e studiosi affermano che se una parte del corpo si ammala la causa è da ricercare nell’alterazione di questa frequenza, per cui il corpo vibra in modo disarmonico. Essere sani significherebbe dunque vibrare all’unisono armonicamente, con l’intero universo!

Ogni organo ha la sua frequenza (multipli e sottomultipli del 432Hz), che sembra si alteri in caso di malattia, mentre pare che la guarigione avvenga quando, sullo stesso organo, viene fatta risuonare la corretta frequenza di risonanza. Dunque suonare e ascoltare musica intonata a 432Hz riequilibrerebbe il corpo e, per effetto vibrazionale, anche la natura circostante, rigenerando il primordiale equilibrio di pace e benessere.

Il movimento Omega tenta di convincere musicisti ed orchestre ad eseguire musica con il “La” a 432Hz. I problemi tecnici non sono pochi, perché in alcuni casi sarebbe necessario sostituire le corde o addirittura interi strumenti. Però, almeno si dovrebbe provare! Su internet sono presenti brani musicali registrati con questa accordatura e, effettivamente, la sensazione che se ne ricava è molto piacevole e rigenerante. Mozart intonato su questo diapason (ossia più o meno come ai suoi tempi) è davvero un sublime piacere per le orecchie…

Ott 222008
 

Dario Fo a Milano al convegno contro i tagli al FUS - foto Ines AngelinoGran bel pomeriggio, ieri a Milano, al Teatro Dal Verme. Riunione affollata, con molti esponenti del mondo della cultura e della musica, oltre a dirigenti sindacali della CGIL milanese, seguita da un bel concerto con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali, diretta dal Maestro Antonello Manacorda, e da molti altri straordinari artisti.

Come annunciato, è intervenuto anche il premo Nobel Dario Fo, che ha tenuto un bellissimo discorso sulla cultura, da par suo veramente. Un pezzo di storia del teatro (e di storia italiana) narrato da uno dei più grandi protagonisti… ascoltatelo nel podcast della trasmissione che mi ha visto ospite su Radio Classica martedì 21 ottobre 2008, su “Ultimo Grido”, condotta da Luca Ciammarughi.

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Ricordo che sarò in onda ogni martedì, fino alla fine dell’anno, alle ore 16. Il podcast presenta la trasmissione così come è andata in onda alla radio.

Stavolta ho indossato il cappello del cronista e mi sono dedicata esclusivamente al reportage dell’evento del Dal Verme. Ma abbiamo ugualmente mandato in onda splendida musica. La trasmissione si è aperta con le note dichiarazioni del Ministro Renato Brunetta sui tagli alla cultura (parlando sabato 11 ottobre al convegno di Ravello Lab, ha accusato le Fondazioni liriche di essere “centri di spesa clientelari, inefficienti e costosi”, ha chiesto “trasparenza” nei costi e si è detto favorevole a “chiudere il Fus” (leggi tutto a questo link: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=86953). (Ricordiamo che il FUS è Il Fondo unico per lo Spettacolo, ossia lo strumento finanziario con cui lo Stato sostiene le attività del settore cinematografico e dello spettacolo dal 1985. La gestione del Fondo consente di aiutare economicamente enti, istituzioni, associazioni, organismi ed imprese che lavorano nei settori delle attività cinematografiche, musicali, di danza, teatrali, circensi e dello spettacolo viaggiante. Inoltre, promuove e sostiene le manifestazioni e le iniziative di rilevanza nazionale che si svolgono in Italia o all’estero.)

E’ stata una trasmissione lunga e articolata. Ecco un breve riassunto:

  • Dichiarazioni Ministro Brunetta sui tagli al FUS e agli Enti lirici.
  • Liebestod con Birgit Nillson diretta da George Solti.
  • Dichiarazioni di Sergio Escobar, Direttore del Piccolo Teatro di Milano: “l’unica strategia per vincere la paura che  sta attraversando l’Occidente è investire nella cultura”, citando Giulio Tremonti in persona…
  • La registrazione dal vivo dell’appassionato intervento di Dario Fo in difesa della cultura e del teatro.
  • Il primo e il terzo tempo de l’“Eroica” di Beethoven , Sinfonia n. 3, Op. 55 in mi b maggiore, sempre con la direzione di Sir Georg Solti.
  • Le dichiarazioni del Maestro Alberto Veronesi, appena rientrato da Berlino.
  • Le dichiarazioni di Walter Vergnano, sovrintendente del Teatro Regio di Torino e Presidente dell’Anfols: (Associazione Nazionale delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche): “non lamentiamoci se i nostri giovani vogliono andare a vivere all’estero. La qualità della vita è sì legata ai servizi, ma anche alla cultura”. 
  • Una storica registrazione “live” della Traviata di Verdi andata in scena nel 1955 con la regia di Luchino Visconti, Maria Callas e Giuseppe di Stefano, e la direzione di Carlo Maria Giulini.
  • Per finire, il primo movimento dello String Quartet in d major di César Franck, eseguito dal Dante Quartet

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Feb 202008
 

Richard WagnerE’ una giornata uggiosa e triste, carica di impegni e faticoso lavoro, come Franz Lisztimmagino sia per molti di noi. Allora mi sono rifugiata per un poco nella musica, e ho cercato musica sublime.

Ho quindi pensato di condividerla con voi, con una prospettiva particolare. Vi propongo quindi il “Liebestod”, la celeberrima morte di Isotta, dal “Tristan und Isolde” di Wagner, nella fantastica e sconvolgente interpretazione di Waltraud Meier, che ho ammirato dal vivo alla Scala (ve ne riparlerò presto… questo è il più bel momento della regia di Chereau, secondo me, ammirate il vero colpo di genio teatrale del regista), e poi lo stesso brano nella trascrizione pianistica di Liszt, a diretto confronto.

E’ davvero interessante ascoltare queste interpretazioni una dopo l’altra, si tratta di esperienze molto diverse, ma che sempre ti portano diritto in un altro mondo, e ti fanno ricordare che il genere umano dopotutto ha saputo produrre anche opere come queste, e che, quindi, c’è una speranza per il futuro.

E’ stupefacente come Liszt riesca a renderci quasi l’intera orchestra di Wagner, e persino il canto, con uno strumento come il pianoforte, che non ha certo la cantabilità di altri strumenti. Definirei questo brano come una tavolozza di tutti i colori del pianoforte… Merito anche di un grandissimo pianista olandese, Wibi Soerjadi.

Buon ascolto. Mi piacerebbe se esprimeste le vostre impressioni.

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Dic 082007
 

Un trionfo annunciato, la prima del “Tristano” alla Scala di Milano: 13 minuti di applausi, come riportavano i tabelloni luminosi sulla piazza.

Grande successo, dunque, anche mondano, e soprattutto diplomatico, per la candidatura di Milano all’Expo 2005. Presenti molti capi di stato ed autorità.

Entusiastiche ovazioni, insomma, per Wagner, soprattutto, e per il Direttore Daniel Baremboim, cui va subito assegnata la palma di grandissimo musicista democratico: ha infatti voluto condividere gli applausi che il pubblico gli ha tributato alla fine, facendo salire in scena con lui tutta l’orchestra e i cantanti. Bravissimo due volte, dunque, nel dirigere ed orchestrare con l’abituale competenza e sicurezza, e nel ricordare a tutti che i veri protagonisti, in uno spettacolo come questo, sono la musica e gli artisti che ne rendono possibile il miracolo.

Molto collaborativi anche i membri dell’orchestra e del coro: hanno infatti rinunciato ad esibire al braccio una fascia luttuosa, come avevano annunciato, per non turbare l’atmosfera festosa della prima. Speriamo che i loro problemi contrattuali si risolvano al più presto (ne riparleremo in un altro articolo).

Ancora una nota positiva: lo spettacolo è iniziato con un minuto di silenzio, in omaggio agli operai deceduti nel rogo di Torino. Un atto definito dal Presidente Giorgio Napolitano “un gesto dovuto ma sincero”.

Per ogni approfondimento vi rimandiamo al sito del Corriere della Sera, dal quale abbiamo ripreso le immagini che vedete qui sopra, e dove potete vederne molte altre. Il Corriere ha generosamente reso disponibile a tutti un file pdf con l’intero speciale che ha pubblicato ieri, venerdì 7, giorno della prima. Per chi se lo fosse lasciato sfuggire in edicola, ecco il link alla pagina con il file zip da scaricare: http://www.corriere.it/Speciali/Eventi/2007/scala/pdf.shtml

Ma entriamo nel merito e parliamo subito delle recensioni dei critici famosi. Se la parte musicale dell’opera è piaciuta a tutti, infatti, non altrettanto può dirsi sulla regia di Partick Chéreau, sulla scenografia e sui costumi.

Guardate questo video, con un’intervista all’Assessore alla cultura di Milano, Vittorio Sgarbi, come al solito intelligente e polemico, che ha definito la regia “provocatoria”: http://mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?uuid=0db5236a-a4fa-11dc-be62-0003ba99c53b

Anche il parere di Francesco Saverio Borrelli (Presidente del Conservatorio di Milano) non sembra tanto positivo… vogliamo dire almeno “perplesso”? Ecco cosa ha dichiarato al “Corriere” al termine del primo atto:  si è detto
«molto soddisfatto, ma – ha tenuto a sottolineare – solo dal punto di vista musicale. La scenografia non la capisco: che cosa c’entrano le mura aureliane, quel traghetto. Anche il rotolarsi finale di Tristano e Isotta non è negli schemi dell’opera di Wagner, dove l’amore è essenzialmente mentale».
Per tutti, citiamo infine il bell’articolo di Paolo Isotta, sul Corriere oggi in edicola.

” Ho gravi perplessità – scrive Isotta – intorno all’allestimento scenico del Tristano e Isolda di Sant’Ambrogio, dovuto al regista Patrick Chereau e allo scenografo Richard Peduzzi, sorta di coppia fissa, e per i brutti costumi a Moidele Bickel. Continua a leggere…

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