Mar 142011
 

“Il 9 marzo del 1842 Nabucco debuttava come opera patriottica tesa all’unità’ ed all’identità dell’Italia. Oggi, 12 marzo 2011 non vorrei che Nabucco fosse il canto funebre della cultura e della musica”

Lo ha detto qualche giorno fa il Maestro Muti, dirigendo l’Opera a Roma. E proprio come nel 1842 il teatro si è riempito di volantini, in difesa della Cultura italiana, mutilata di giorno in giorno dai tagli insensati non solo del governo, ma anche degli enti locali. Ed è una strage che quotidianamente miete le sue vittime.

Allora è doveroso sottolineare ogni piccolo gesto di resistenza – e tanti ce ne sono – che si spera possa tenere alta l’attenzione verso quel qualcosa di astratto, che la cultura sembra essere, dato che non è commestibile. Questo è stato per esempio il finale della direzione del Maestro Muti a Roma, che ha invitato il pubblico a cantare “Va pensiero” dicendo: ‘Sono molto addolorato per cio’ che sta avvenendo, non lo faccio solo per ragioni patriottiche ma noi rischiamo davvero che la nostra patria sara’ ‘bella e perduta’, come dice Verdi. E se volete unirvi a noi, il bis lo facciamo insieme”.

Ogni voce che si alza, in questo periodo di decadimento, deve essere raccolta e amplificata da chi ha l’opportunità di farlo.

Ed è per esempio il caso di Mantova, la città del Festival della letteratura (per antonomasia) che quest’anno grazie ai tagli voluti dalle amministrazioni locali, in conformità con la più pesante linea del governo, rischia di chiudere. Immediata la mobilitazione dei semplici cittadini, che immediatamente hanno aderito  all’appello lanciato con una petizione sul Gazzettino di Mantova, che tutto sommato potremo firmare anche noi, che forse a Mantova non ci siamo stati mai, ma che abbiamo ancora a cuore il profumo dei libri.

 

 

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