Lug 012011
 

Si terrà a Montese (Mo) il corso d’organo tenuto dall’Organista Vincenzo Ninci  che si svolgerà dal 30 agosto al 4 Settembre,  utilizzando tre organi presenti nella zona modenese. Tre organi di carattere abbastanza diverso fra di essi, coi quali sarà quindi interessante differenziare il repertorio proposto, in base alle caratteristiche degli strumenti stessi. Sarebbe per questo auspicabile che ogni allievo preparasse almeno un brano da eseguire su ciascuno dei tre strumenti utilizzati per il corso. La scelta del repertorio dovrà essere comunicata dai partecipanti all’atto dell’iscrizione.

Organo di MASERNO (1 manuale di 58 note, ped. di 27, 18 registri)

Su questo strumento verranno affrontati autori romantici e post-romantici di scuola francese e italiana. Dal momento che l’organo possiede un solo manuale, il repertorio sarà ovviamente vincolato a quei brani eseguibili su questa tipologia di strumento. I suggerimenti per il repertorio sono: C. FRANCK, brani da L’Organiste e da Pièces (L’Organiste parte II); A. GUILMANT, Noëls; M. E. BOSSI, Chant du soir, Entrée pontificale, Ave Maria, Canzone nordica; B. SOMMA, Suite francescana. Potranno comunque essere trattati altri brani di brani di autori francesi o italiani del primo Novecento (L. Boëllmann, Th. Dubois, P.A.Yon, L. Bottazzo, O. Ravanello, F. Capocci, ecc.), eseguibili su strumento ad un solo manuale, di eventuale scelta libera da parte degli allievi.

Organo di IOLA (1 manuale di 45 note ott. corta, ped. scavezza, 6 registri)

Sull’organo di Iola verranno trattati brani di musica italiana, con particolare riferimento a quelli di carattere ispirato a forme di danza, adatti ad uno strumento di queste dimensioni. Si suggeriscono: danze tratte da Intavolatura nova de’ Balli (1551); B. STORACE, Ballo della Battaglia, Aria sopra la Spagnoletta; G. FRESCOBALDI, composizioni da Fiori Musicali (Messe, Bergamasca), dal I Libro di Toccate (Correnti, Capriccio “Fra Jacopino”), dal II Libro di Toccate (Canzoni, Toccate III e V). Anche in questo caso, in aggiunta o in alternativa al programma suggerito, potranno essere trattati brani diversi, se adatti all’organo utilizzato.

Organo di MONTESE (1 manuale di 61 note, ped. di 27, 9 registri)

La parte fonica di questo strumento proviene da un precedente organo costruito da Rieger, per cui risulta particolarmente adatto alla musica tedesca. I suggerimenti per il repertorio, in questo caso, sono: J.S. BACH, corali da Orgelbüchlein (BWV 599, 610, 615, 625, 631, 642), da Corali di Lipsia (BWV 651, 656, 658, 665, 666, 667), alcuni preludi e fuga eseguibili su un organo ad un solo manuale ( per esempio: BWV 533, 539, 544, 547, 549…); F. MENDELSSOHN, preludi e fuga op. 37 n. 2 e n. 3; J. BRAHMS, Preludi-Corali op. 122 (n. 5, 7, 8, 9, 10).

E’ inoltre in programma una visita al prezioso organo Agati del 1789 della chiesa dei SS. Giacomo e Cristoforo di Bargi (BO), recentemente restaurato.

Musica in Corso prevede anche: Corso di Tromba di Lucia Luconi e Martina Dainelli; Corso di Trombone, tenuto da Marco Piazzai, un seminario Ottoni e Organo, oltre che concerti ed eventi.

Per informazioni e iscrizioni: martina.dainelli@tiscali.it  mail@vincenzoninci.it entro il 25 luglio 2011

Ago 092008
 

Cari amici, pubblico qui un contributo molto stimolante del Maestro Vincenzo Vinci, del Conservatorio di Ferrara, scritto a commento della Trasmissione di Radio 3, da noi pubblicata in podcast.

Basta con la nostra stramaledetta esterofilia e la nostra solita propensione a deprezzarci!

Il Maestro Vincenzo Ninci, organista“Devo prima di tutto dire che alcuni interventi sono stati molto interessanti e “ben assestati”, lucidi e tali da fotografare perfettamente le nostre condizioni di lavoro. Ma c’è anche tanta confusione, nelle opinioni di molti…

Che dire di colui che si definisce “musicista dilettante e laureando in musicoterapia”…? Quando dice che gli insegnanti lavorano poco, “SOLO due giorni alla settimana”, e che gli insegnanti di pianoforte potrebbero (evidentemente realizzando così un perfetto connubio fra l’ottica dei tagli alla Tremonti e quella dell’aumento di produttività alla Brunetta…) insegnare anche solfeggio, o altre discipline, nei restanti giorni…
Come rapportare questo suo giudizio a quello di chi – giustamente, in linea di principio – afferma che il corpo insegnante dovrebbe essere obbligato a dimostrare una carriera musicale autentica e “militante”?
Come pretendere allora che noi – ed è una richiesta sacrosanta – portiamo ai nostri studenti la nostra esperienza viva di musicisti attivi (non solo “insegnamento”, ma “apprendimento”) se veniamo obbligati a cinque o più giorni di servizio alla settimana? Quando dovremmo studiare? Quando potremmo tenere concerti? Solo nei nostri 32+4 giorni di ferie annuali?
Quindi già questo non funziona: confusione, solo confusione.

E sempre il futuro musicoterapeuta – se non erro – ha detto che se è vero che molti studenti stranieri vengono da noi a perfezionarsi, è vero anche che sono molti di più gli italiani che vanno a studiare all’estero… Ed ha citato il caso dell’organo. Non posso non ribattere, visto che la cosa mi punge sul vivo, quale insegnante di organo ed organista.

Anzitutto, e in generale, non trovo niente di strano nel fatto che gli stranieri vengano qua e che noi andiamo all’estero. Lo scambio di esperienze e di conoscenza porta semplicemente beneficio a tutti. Se gli stranieri vengono qua significa che i nostri insegnamenti sono ritenuti validi ed interessanti, così come lo sono quelli dei maestri presso i quali noi andiamo (o siamo andati) oltralpe. E che male c’è? Che male c’è, se non la solita nostra stramaledetta esterofilia e la nostra solita propensione a deprezzarci…?

Nel caso dell’organo (visto che è stato citato, non posso esimermi dal puntualizzare!) c’è un fattore ancora diverso, e fondamentale, evidentemente non considerato dal nostro futuro musicoterapeuta.
Scusatemi se divento “tecnico”… Parlare di “organo” non ha senso: è  solo un nome generico. Si chiamano così tantissimi strumenti completamente diversi fra di loro, per stile, sonorità, dimensioni, repertorio, e spesso anche misure fisiche di tastiere e pedaliera. Il primo vero insegnante di qualsiasi organista è… lo strumento! Se si vuole veramente comprendere Bach, non si può prescindere dalla visita e dallo studio dei suoi strumenti, sui suoi strumenti, che si trovano in Germania, per esempio. Altrettanto si può dire per la musica francese fra ottocento e novecento, impossibile da capire a fondo su strumenti italiani: occorre andare in Francia. E così via… Analogamente dovrà  fare chi volesse studiare Frescobaldi: deve venire a studiare in Italia.
Per questo motivo, forse ancor più che per tutti gli altri strumentisti, la formazione di un organista non può prescindere dallo studio all’estero, non foss’altro che per la conoscenza degli strumenti originali, sotto la guida di chi li conosce bene.
Anche riguardo a questo, quindi, tanta confusione.

Per finire, ho avuto un sussulto nel sentire il collega che definisce la categoria “non all’altezza” di traghettare i conservatori dal vecchio al nuovo sistema. A prescindere dal fatto che esprimere un simile giudizio per tutta la categoria è semplicemente offensivo, e che – se proprio vuole – può parlare solo per se stesso, tale affermazione è talmente ridicola da smontarsi da sola.
Una semplice riflessione: cosa facevamo noi fino a prima della legge 508? Insegnavamo una disciplina musicale “al più alto livello possibile nel nostro paese” e conferivamo “il titolo di studio più alto possibile”.
Per questo siamo stati reclutati, e per questo siamo stati valutati attraverso concorsi per titoli e/o per esami. Cosa risaputa ed assodata, per cui non mi dilungo oltre.
Una volta che la legge 508 traghetta i conservatori verso il rilascio di lauree di I e II livello (ovvero i titoli di studio piu’ alti possibili a tutt’oggi), perché  mai noi dovremmo automaticamente diventare inadeguati a fare… ciò che facevamo fino ad ieri??? Forse perché ci dobbiamo mettere in discussione rivedendo programmi e facendo evolvere il nostro lavoro verso un qualcosa di piu’ attuale? Ma ben venga! Quindi se eravamo idonei ieri, lo siamo anche oggi, così come i professori universitari, che hanno traghettato la “vecchia” laurea verso la nuova con la struttura del “3+2”, senza mai sognarsi di mettere se stessi in discussione in quanto a competenze e requisiti per attuare questo cambiamento.

E quindi ecco la mia provocazione: se qualche collega si sente inadeguato, o non se la sente di lavorare col nuovo impegno che ci è richiesto, piuttosto che spargere fango su tutti gli altri (il sospetto che ciò venga fatto per sentirsi meno “soli” è forte, d’altra parte si sa che “mal comune, mezzo gaudio”…), abbia un guizzo di coerenza e si licenzi. Cambi mestiere, che sarà tanto di guadagnato per tutti: per se stesso, per i colleghi, per chi troverà un posto di lavoro in più, e per i potenziali allievi.”

Vincenzo Ninci
Docente Conservatorio di Ferrara

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