Giu 142011
 

Un inchiesta dell’Espresso, racconta come il neo ministro Galan abbia sconfessato il suo predecessore, riguardo lo scempio di Pompei. Di fronte a questa notizia viene da chiedersi del resto, di tutta l’arte italiana abbandonata tra le muffe dei magazzini, dei teatri costretti a chiudere, dei musicisti che non possono suonare.

Tornano i dubbi che ci accompagnano da tempo sulle reali responsabilità del disastro culturale italiano, e che non ci fan credere che la colpa sia davvero solo e soltanto di una crisi economica che alla fine è risultata un buon alibi per lasciar andare tutti assolti. Tutti coloro che si sono molto impegnati per impoverire le menti e le sorti di un popolo da controllare, più che da governare.

Pensando all’abbandono delle arti italiane, non si può far finta di non sapere che più che l’interesse per l’arte stessa, abbia prevalso la politica tutta italiana dei “commissari straordinari“, quelle figure che in teoria avrebbero dovuto controllare lo sperpero e le emorragie di danaro degli Enti, e che a loro volta sono delle altre perdite di danaro e fonte di spreco ulteriore, per lucro o inettitudine.

L’arte è gentilezza, e con gentilezza bisognerebbe approcciarsi a Lei. L’arte dà stupore, a volte commozione, e sempre benessere. L’arte è il suono di un violino descritto da Verlaine, un marmo vivo nel viso di una statua che dà l’impressione di voler parlare. Con questo cuore, forse, se davvero l’ex ministro fosse stato un poeta, avrebbe ascoltato le voci degli artisti italiani, e guardato alle pietre che cadevano a Pompei.

Ma cosa può restare di gentile, in un paese che insegna di Priapo le esagerate fattezze di un uomo, e del Parnaso la rappresentazione della più becera volgarità?

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