Mar 132017
 

Il tema della “fedeltà al compositore” sembra ossessionare gli appassionati del melodramma ancor più di quanto non avvenga con gli aficionados della musica strumentale e sinfonica. Fra gli amanti del pianoforte, ad esempio, è raro che si metta sul banco degli imputati uno Sviatoslav Richter per la sua interpretazione, lenta fino allo sfinimento, di alcuni movimenti delle Sonate di Schubert o che si mettano in discussione i Concerti di Brahms incisi da Claudio Arrau con Carlo Maria Giulini, anch’essi decisamente larghi nei tempi. Poiché forse si tratta di “tradizione italiana”, con quel pizzico (o talvolta valanga) di conservatorismo che il termine porta con sé, il melodramma verdiano conduce quasi inesorabilmente allo scatenarsi di una pletora di ferventi difensori del “giusto accento” e delle volontà del cigno di Busseto. Se il titolo, poi, è La Traviata, le certezze su cosa sia corretto e cosa no si fanno più monolitiche. A ironizzare su tali certezze è stato lo stesso Nello Santi, che a ottantacinque anni ha diretto per la prima volta alla Scala un titolo che l’ha accompagnato per tutta la vita: “La Traviata, la si sa o non la si sa”. Un modo spiritoso per tagliare la testa al toro: inutile dilungarsi su ragioni e torti, la verità si palesa nel momento in cui l’interprete sale sul palco e con la sua autorevolezza convince il pubblico. E Santi, la sua sfida, l’ha vinta. Ieri sera qualcuno ha gridato due volte dal loggione: «Grazie per la lezione!». Ma quale sarebbe questa lezione di Santi, che adotta tempi spesso lenti fino allo sfinimento, apparentemente in conflitto con quell’eredità toscaniniana che egli stesso rivendica?

Per capirlo, è forse utile una frase di Pierluigi Pietrobelli: «La coerenza assoluta con cui il linguaggio musicale estrinseca il tessuto drammatico nella dimensione temporale dell’intera partitura dà ragione della vitalità senza confronti della Traviata, e della sua continua forza suadente, che letture e riletture non riescono a esaurire». In questa inesaurabilità della Traviata sta tutta la grandezza dell’opera. Santi lo sa, e, più che dirigere l’opera, sembra rammemorarla: lo si riascolti in un memorabile live* a Caracas, nel 1967, con Montserrat Caballé e Renato Cioni, e ci si accorgerà che i tempi erano molto più agili (che brio nelle danze del primo atto, nel Brindisi o nella cabaletta Sempre libera degg’io!) di quelli adottati ora. Scelte interpretative? Ripensamenti? No: semplicemente Santi, alla sua età venerenda, vive La Traviata come gli è naturale viverla, o meglio riviverla, senza fingere uno slancio che più non ha, accentuando invece gli aspetti nostalgici. Ce ne accorgiamo fin dall’estenuato Preludio, e ancor più, poi, nel Preludio al Terzo Atto, dalle risonanze quasi desabatiane.

Ma queste lentezze, di cui tanto si è discusso in questi giorni, sono poi sempre così eccessive? Se è vero che il riferimento è Toscanini, che con Verdi parlò a quattr’occhi, è altrettanto vero che non possiamo sapere con assoluta certezza quale fosse il grado di elasticità con cui il compositore accoglieva le scelte personali di un interprete: e che Toscanini fosse un interprete più personale di quanto non si voglia ammettere è palesato dal celebre scontro con Ravel, dopo un Boléro diretto con rapidità talmente eccessiva da mandar su tutte le furie il compositore. E le correzioni che Toscanini fece, saranno poi tutte state concordate con Verdi? Difficile poterlo dire. Non sono correzioni infinitesimali: si pensi ad esempio all’aggiunta di note a violini primi, oboi e clarinetti nella cabaletta di Violetta alla fine dell’atto primo, quasi a raddoppiare il canto dell’eroina.

Riguardo ai tempi di Santi, ci sono casi in cui effettivamente l’inevitabile lentezza del decano tradisce le indicazioni in partitura, oltre a contribuire a far vacillare troppo spesso il perfetto insieme degli attacchi (molto più alla Prima che alla recita dell’11 marzo). Un tradimento che però viene fatto complessivamente “a regola d’arte”, cioè con una coerenza musicale e un fraseggio ben meditato. È il caso di Un dì felice, eterea, che sarebbe Andantino (ma quanti lo eseguono veramente Andantino?), dell’Ah, fors’è lui, sempre nella grande scena di Violetta, della Romanza di Giorgio Germont Di Provenza il mar il suol (Andante piuttosto mosso, in teoria), del duetto del terzo atto Parigi, o cara (Andante mosso). In tutti questi casi, Santi sembra forzare il testo verdiano, introducendo una sorta di pesantezza e di estrema fatica esistenziale che non è prevista. Questo prevalere fin dall’inizio di Thànatos su Eros è però anche una delle possibilità implicite al testo stesso, soprattutto considerando lo scioglimento della vicenda. E fa emergere aspetti troppo trascurati: ad esempio l’uso dell’accordo ribattuto come «segnale sonoro di una scena di morte» (Gossett). Quelli di Santi sono ribattuti in cui la dimensione del Terribile emerge come raramente mi è capitato di sentire.

A volte, però, i tempi di Santi si accordano più di quanto non avvenga solitamente con l’indicazione verdiana: il valzer del Brindisi, ad esempio, è indicato da Verdi Allegretto, non Allegro. Anche se è una cortigiana, Violetta tiene la sua festa in un palazzo lussuoso, in un’amosfera di eleganza parigina, non in una sfrenata bohème. E il Libiam nei lieti calici non va certo eseguito con andatura garibaldina. Il tempo staccato da Santi è perfetto per permettere a un eccezionale Francesco Meli di cesellare la prima frase, facendo tutte le dinamiche e i microfraseggi chiesti da Verdi: piano, forcella, pianissimo, con grazia leggerissimo (“che la bellezza infiora” e “s’inebri a voluttà”, che Verdi vuole pianissimo). Un discorso simile vale per la cabaletta O mio rimorso, un Allegro non eccessivamente esagitato, in cui Verdi chiede sia all’orchestra che al tenore di iniziare con la dinamica piano. E giustamente moderata, anzi Andante, è anche De miei bollenti spiriti, troppo spesso eseguita furiosamente, travisando l’idea di “giovanile ardore”. Per non parlare della sospensione del tempo nell’Adagio del “Qui presso a lei io rinascer mi sento”. In tutti questi casi, il fraseggio curato e la pacatezza di Santi si sono sposati perfettamente con l’Alfredo nobile e al contempo appassionato di Meli. Se lo confrontiamo ad esempio con quello che ascoltammo nel 2007, interpretato da Ramón Vargas (stesso spettacolo della Cavani, direzione di Maazel), si spalanca un abisso: dal canto robusto ma generico, e talora francamente greve, di Vargas, passiamo con Meli a una raffinatezza vocale e a una varietà di colori stupefacente. Il tenore ha poi anche il merito di prendersi dei rischi: e pazienza se un paio di suoni sono un po’ forzati (sugli acuti “croce” e “futuro”), quando il pathos emerge con tale evidenza.

Ho ascoltato entrambe le Violette impegnate nelle recite scaligere: Aylin Pérez alla prima del 28 febbraio, Anna Netrebko l’11 marzo. La voce della Netrebko si impone come un vero e proprio dono: bellezza e sensualità del timbro, rotondità e luminosità degli acuti. Eppure non è solo manna dal cielo: la partitura è chiaramente stata studiata in tutti i più fini dettagli musicali. Ma che dire del personaggio? L’impressione è che il soprano russo adotti quasi una sorta di distacco, come se osservi dall’esterno, più che dall’interno, l’evolversi tragico della vicenda di Violetta. Al contrario, Aylin Pérez sembra cercare una maggiore immedesimazione: che le riesce soprattutto nel secondo e terzo atto (molto intensi il duetto con Germont padre e l’Addio del passato), meno nel primo. Il senso di finzione che potrebbe trasparire dall’atteggiamento della Netrebko non è altro, in realtà, che un preciso punto di vista sull’opera, e su quest’opera in particolare: la Diva stessa è il personaggio, o quantomeno lo è diventato. È davvero possibile impersonare Violetta prescindendo da tutte le Dive che l’hanno cantata? Quando si dice che per l’ineffarrabile Signora delle Camelie ci vorrebbero tre soprani (uno per ogni atto) non ci si accorge che in realtà il bipolarismo emotivo di Violetta Valery non ammette evoluzioni, perché fin da subito è manifesto?

L’interpretazione della Netrebko potrebbe apparire un po’ monocorde dal punto di vista della caratterizzazione dei tre atti. Ma la realtà è che in essa mania e melancholia del personaggio si fondono in un tutt’uno, esprimendosi attraverso la pura sublimità del canto, che trova il suo apice nell’Addio del passato (giusta la scelta di Santi di eseguire entrambe le strofe di questa romance di stampo francese). La Violetta verdiana, insomma, non è una donna qualunque: potremmo dire, wildianamente, che fa della sua vita un’opera d’arte. E, come scriveva ancora Petrobelli, la vicenda della Traviata ruota completamente e unicamente attorno a lei. È vero? Forse non del tutto, ma è così che pare concepirla Anna Netrebko: la quale, da russa, eredita dalla cultura francese (Diderot in primis) quel certo détachement della Diva oltre-umana, che cioè evita, in un paradosso attoriale, l’eccessivo coinvolgimento.

Questo grande quadro nostalgico, dominato da Thànatos, è in piena sintonia con lo spettacolo della Cavani, statico ma sempre suggestivo. Come avviene con il canto della Netrebko, la prospettiva estetica domina su quella dell’arte-nel-suo-farsi: un altro segnale del dominio di Morte, esplicitato nella grande stanza parata a lutto con cui si apre il terzo Atto. Paradossalmente, fra i protagonisti, colui che sembra più estraneo a quest’atmosfera è il Giorgio Germont di Leo Nucci: se è forse l’unico a caricare totalmente di “vita schietta” il personaggio, è d’altro canto lontano dalla compiutezza estetica di Netrebko e Meli. Pura siccome un angelo e Di Provenza il mar e il suol mi sembrano cantati con un fraseggio troppo verticale, e in modo fin troppo realistico. In un’opera che di realistico, a mio avviso, ha ben poco: tutto è sublimazione. Ma Nucci, come del resto gli altri protagonisti, strappa grandi applausi scroscianti ad ogni aria: e allora sicuramente ad aver torto sono io.

Luca Ciammarughi

(Foto: Brescia/Amisano)

 

 

 

 

 

*https://www.youtube.com/watch?v=y5_b1xuZQsw

Gen 042012
 

E’ bello prendere, come buon auspicio, l’ottimo Concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia, trasmesso in Eurovisione dalla RAI.

E’ bello credere che, proprio come una Fenice, il glorioso teatro veneziano – letteralmente risorto dalle fiamme – e la musica e le arti italiane potranno risorgere dal deserto culturale e politico che le sta cancellando.

Valga da insegnamento la sublime direzione del giovane Diego Matheuz, figlio di quel Venezuela che, con la musica classica, ha investito sul futuro dei bambini, che a distanza di anni riescono ad arrivare lontano, affrancati dalla miseria socio culturale alla quale sarebbero stati condannati.

Il concerto della Fenice è riuscito ad offuscare – per una volta – quello di Vienna. Iniziando con l’Inno di Mameli,  il ventisettenne Diego Matheuz ha diretto l’orchestra e il coro veneziano. L’evento è stato trasmesso in diretta televisiva dalla RAI, a partire dalle 12,20, con un repertorio operistico di Verdi, Bellini, Mascagni, Donizetti, Puccini e Ponchielli, oltre al ”Valzer del commiato” di Nino Rota. Il tenore Walter Fraccaro, applauditismo, ha eseguito l’aria ”E lucean le stelle” di Puccini, così come il soprano australiano Jessica Pratt, con la difficile aria dalla “Sonnambula” e quella dalla “Linda di Chamounix” di Donizetti. Un piacere immenso, poi, è stato ascoltare il valzer di Rota, indimenticabile grazie al film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, che ha fatto emergere la duttilità del giovane Direttore d’Orchestra venezuelano.

Imperdibile il resto del programma, con l’aria mozartiana ”Madamina, il catalogo è questo” dal “Don Giovanni”, magistralmente eseguita dal grande basso Alex Esposito, e l’esecuzione dei pilastri verdiani ”Va pensiero” e ”Libiam”. Tutto il programma è risultato impostato nella proposta di partiture finalizzate a sottolineare la spensieratezza e alla gaiezza della ricorrenza. Emozionati ed emozionanti, per finire, gli immancabili auguri per il 2012 del Direttore d’orchestra a tutto il mondo.

Unico neo: il taglio del “bis” concesso al pubblico in sala, e negato, senza pietà, dalla ripresa Rai, che doveva programmare la pubblicità prima del Telegiornale. Un vero peccato, che ha fatto arrabbiare molti telespettatori. In ogni caso, grazie, mamma RAI, per avere coprodotto e mandato in onda questo evento: pagherò volentieri il canone, quest’anno, per questo spettacolo. Certo, se ne avessimo di più, di musica così, saremmo ancora più felici. La RAI è stata per decenni il fattore unificante ed edificante della cultura e della lingua italiana: ci piacerebbe molto che potesse tornare a ricoprire il suo vero ruolo. L’augurio è, che, anch’essa, rinasca dalle ceneri, come La Fenice.

Nov 252011
 

Il XXI Concorso di esecuzione musicale della società Umanitaria di MilanoSi stanno svolgendo oggi, presso la Società Umanitaria di Milano, le finali del XXI Concorso di Esecuzione musicale, per la seconda volta a livello europeo. Il concorso, riservato a studenti regolarmente iscritti ai corsi di studio per l’Anno Accademico 2010/2011,  prevede l’attribuzione di tre borse di studio, del valore di € 5.000,00 ciascuna, ad allievi degli Istituti di Alta Formazione Musicale di Italia, Austria, Belgio, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Spagna, Svezia e Ungheria.

I finalisti sono tre francesi, due lettoni, un polacco, un’italiana, un’inglese, un duo rumeno, un lituano. Tra questi musicisti la giuria, presieduta da Enzo Restagno, dovrà scegliere i tre migliori, cui assegnare le borse di studio previste dal Concorso. I tre vincitori si esibiranno, domani, 26 novembre 2011, in un concerto che si terrà nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, alle ore 21.00, in collaborazione con la Società dei Concerti. L’entrata è libera, ma è necessario prenotare.

Nel 2009 (il bando è biennale) furono due musicisti francesi e uno lettone ad aggiudicarsi le tre borse di studio. Si trattava di Richards Plesanovs, 21 anni, pianista, di Remy Delangle, 25 anni, clarinetto, e Lucile Boulanger, 23 anni, viola da gamba.

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Il concorso 2011 ha già avuto un vincitore: la solidarietà dei milanesi che hanno ospitato queste promesse della musica classica.  Le famiglie del capoluogo lombardo hanno fatto a garaper accogliere gratuitamente nelle loro case i giovani musicisti, aderendo all’invito di “Intercultura”, un’organizzazione educativa di volontariato internazionale che promuove scambi scolastici. Intercultura ogni anno coinvolge 13.000 giovani, famiglie e scuole di oltre 60 Paesi del mondo.

Il Concorso internazionale della Società Umanitaria ha un grande futuro. Nel 2013 si pensa di estenderlo ai Conservatori di tutti i Paesi della UE in un progetto che dovrebbe raggiungere la sua massima espressione con l’Expo del 2015. La gara musicale europea organizzata della Società Umanitaria rappresenta l’evoluzione dei Concorsi indetti dall’Umanitaria negli anni passati tra i Conservatori italiani. Il Concerto dei Vincitori del 26 novembre entra a far parte della Stagione dei Concerti della Società Umanitaria, che quest’anno è giunta alla 27esima edizione.

Ma ecco l’elenco dei finalisti, tra i quali verranno scelti i tre vincitori che si esibiranno domani sera:

  • ADRIEN LA MARCA, viola
  • ALICE BACCALINI, pianoforte (l’unica concorrente italiana in finale)
  • ATYOPSIS DUO, duo sassofono e pianoforte
  • IOANA GLORIA PECINGINǍ – MǍDǍLINA-CLAUDIA DǍNILǍ, duo violino e pianoforte
  • KRYSZTOF TOKARSKI, pianoforte
  • MADARA PĒTERSONE, violino
  • RIKA MASATO, violino
  • SALIJUS LAIMONAS, fisarmonica
  • SNIEDZE PRAULIŅA, flauto
  • SYLVANA LABEYRIE, arpa

Giu 162011
 

Due appuntamenti eccezionali e in esclusiva su Sky Classica (Canale 728):sabato 9 luglio alle 21.00 dalla cornice colossal dell’Arena di Verona La traviata, l’opera più romantica e più commovente di Giuseppe Verdi. Sul podio il direttore Carlo Rizzi, la regia, le scene e i costumi sono affidati all’estro dell’argentino Hugo De Ana.

A dar voce ai personaggi della tormentata storia d’amore due giovanissimi talenti puri, che stanno animando le platee dei teatri più importanti: Ermonela Jaho sarà un’ appassionata Violetta mentre Francesco Demuro interpreterà un focoso Alfredo Germont.

Venerdì  22 luglio alle  21.20 in diretta dal suggestivo palco galleggiante del Festival di Bregenz ,Andrea Chénier. L’opera  più celebre di Umberto Giordano offre un dramma storico e una tragedia umana di intensità impressionante sullo sfondo della Rivoluzione francese. La direzione sarà affidata a Ulf Schirmer mentre la regia sarà di Keith Warner.

A dare voce al poeta francese, il tenore Arnold Rawls mentre Amanda Echalaz sarà Maddalena.

Mag 252011
 

Sabato 18 giugno alle 19 riprenderà Stagione lirica e di balletto 2011 del Teatro Lirico di Cagliari. Una stagione molto attesa dal pubblico che segna la rinascita e la voglia di proseguire nella diffusione musicale del Teatro Lirico di Cagliari. Quattro opere liriche ed un balletto, tutti titoli di sicuro richiamo, accomunati da un tema, l’amore infelice, che è alla base del melodramma, in particolare quello ottocentesco: La TraviataNapoli milionaria!Madama ButterflyIl lago dei cigniCarmen.

L’inaugurazione è affidata all’amatissimo ed immortale capolavoro di Giuseppe Verdi : La Traviata, melodramma fra i più popolari ed eseguiti al mondo. Rappresentata al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853, La Traviata, terza opera della famosa “trilogia popolare” (con Il Trovatore e Rigoletto) è una delle partiture musicali più dense di interiorità psicologica di tutto il teatro d’opera romantico.La Traviata va in scena dal 18 al 26 giugno, per sei rappresentazioni, e ritorna a Cagliari, dopo sette anni esatti (l’ultima edizione è del luglio 2004), in un allestimento, dell’ottobre dello scorso anno, proveniente dal Teatro Comunale di Bologna. La direzione musicale è affidata a Giacomo Sagripanti, giovane talento che debutta a Cagliari, ma dal curriculum già denso di importanti collaborazioni, mentre, nei ruoli principali, cantano Annamaria Dell’Oste (Violetta), Alejandro Roj (Alfredo) e Roberto De Candia (Germont), tre giovani ed affermati artisti, specialisti ciascuno del proprio ruolo.

Il secondo appuntamento con l’opera, in scena dal 9 al 16 luglio, è uno dei capolavori teatrali di Eduardo De Filippo: Napoli milionaria!, musicato da Nino Rota e che viene rappresentato, per la prima volta, al Festival dei Due Mondi di Spoleto del 1977. L’anno scorso il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca produce e mette in scena, con successo di critica e pubblico, l’allestimento che arriva quest’anno a Cagliari, in occasione del centenario della nascita del compositore milanese. Interessante connubio tra teatro e musica, la commedia eduardiana che, nella trasposizione musicale, diventa dramma “verista” di ascendenza pucciniana (con un chiaro riferimento a Madama Butterfly), vanta una compagnia di canto eccellente che trova in Alfonso Antoniozzi (Gennaro Jovine) e Tiziana Fabbricini (Amalia) due splendidi protagonisti. Giuseppe Grazioli che possiede già un vasto repertorio, soprattutto novecentesco, e numerose collaborazioni con le migliori istituzioni musicali, dirige i complessi stabili cagliaritani.

Dopo la pausa estiva, la Stagione lirica e di balletto riprende, dal 7 al 16 ottobre, con Madama Butterfly di Giacomo Puccini (Lucca, 1858 – Bruxelles, 1924), la cui ultima rappresentazione cagliaritana risale al 2002. Rappresentata per la prima volta a Milano, al Teatro alla Scala, il 17 febbraio 1904, l’opera è ambientata a Nagasaki ed è incentrata sul personaggio di Butterfly, giovanissima geisha sedotta dal tenente americano Pinkerton, da lui abbandonata e infine suicida. La compagnia di canto vede spiccare: Ausryne Stundyte nel ruolo di Cio-cio-san, Giuseppe Varano in quello di Pinkerton e Marcello Rosiello in quello del console americano Sharpless, mentre Junhua Hao nelle vesti dell’ancella Suzuki.  La direzione d’orchestra è affidata a Julian Kovatchev, direttore bulgaro, vero “specialista” in quest’opera ed abituale presenza del podio cagliaritano.

Dall’11 al 19 novembre, per otto rappresentazioni, di cui due fuori abbonamento, ritorna la grande danza classica con Il lago dei cigni di Pëtr Il’iè Èajkovskij (Kamsko-Votkinsk, governatorato di Vjatka, 1840 – San Pietroburgo, 1893), uno dei capolavori più amati dal pubblico, nella versione portata in scena dal Balletto dell’Opera di Kiev. Questo prestigioso corpo di ballo, uno dei massimi esempi della tradizione coreografica romantica, debutta al Teatro Lirico di Cagliari proprio con il balletto fantastico in tre atti che mancava dal palcoscenico cagliaritano dal luglio 2007. L’Orchestra del Teatro Lirico è diretta da Alekseij Baklan.

Un gradito ritorno per il pubblico cagliaritano, a distanza di sei anni dall’ultima rappresentazione, è Carmen, sanguigno ed amatissimo dramma di Georges Bizet (Parigi, 1838 – Bougival, Parigi, 1875) che viene rappresentato dal 9 al 17 dicembre. Si tratta di una nuova produzione del Teatro Lirico di Cagliari, in lingua originale francese con sopratitoli in italiano, che si avvale della regia diMarina Bianchi, preziosa collaboratrice di Giorgio Strehler, Eimuntas Nekrosius e Liliana Cavani. L’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico sono guidati da Julia Jones, direttore d’orchestra inglese, ospite regolare dei più prestigiosi teatri d’opera che si esibisce per la prima volta al Teatro Lirico di Cagliari. Il cast d’interpreti, di straordinario spessore, è composto da Anna Malavasi, nel ruolo della passionale e sfortunata protagonista, Giancarlo Monsalve, in quelli di Don José, Franco Pomponi interpreta il torero Escamillo, mentre Cristina Radu è Micaëla.

Tutte le opere vengono eseguite dall’Orchestra e dal Coro, diretto da Fulvio Fogliazza, del Teatro Lirico di Cagliari.

La Stagione lirica e di balletto 2011 si avvale del contributo della Fondazione Banco di Sardegna.

Mag 202011
 

Presentato a Roma il cartellone estivo 2011 del Teatro dell’Opera alle Terme di Caracalla che anche quest’anno offrirà, spettacoli di grande attrazione popolare: dal 7 al 20 luglio “Il lago dei cigni“, dal 21 luglio al 10 agosto “Tosca“, dal 2 al 9 agosto “Aida“. Le coreografie del balletto saranno di Galina Samsova e Asher Fisch sarà sul podio per le due opere. La regia per Puccini è affidata a Arnaud Bernard e Micha van Hoecke si occuperà Verdi. Il 23 luglio sarà la volta di Roberto Bolle and Friends, con il danzatore italiano attorniato da étoiles internazionali.

Il 2 luglio, invece, il cartellone prevede un’assoluta novità che potrebbe significare un cambiamento nella progettazione artistica di una delle più importanti manifestazioni musicali e culturali della stagione estiva, ossia un un concerto-spettacolo con l’esecuzione dei tre poemi sinfonici di Respighi legati indissolubilmente a Roma, ai suoi paesaggi, ai suoi colori e ai suoi suoni, diretti da Charles Dutoit, con un allestimento scenico della Fura dels Baus curato da Carlos Padrissa.

Apr 152011
 
Concerto del 16 aprile 2011 alla Palazzina Liberty  di MilanoNell’ambito della rassegna musicale “SUONARE”, organizzata dall’Associazione Culturale “Il Clavicembalo Verde” (di Angelo e Giovanni Mantovani), con il contributo di ClassicaViva, e con il  patrocinio del Comune di Milano e del Consiglio di Zona 4, si terrà, presso la
Palazzina Liberty,
Largo Marinai d’Italia 1, Milano
sabato 16 aprile alle 21
Concerto Dedica per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia
Molto ricco e vario il programma della serata, che prevede:
  • G. Donizetti – (Elisir d’amore) Una furtiva lacrima
  • R. Leoncavallo – (Pagliacci) Vesti la giubba
    Jae Hwa Pak, tenore – Giovanni Mantovani, violino – Angelo Mantovani, pianoforte
  • C. Gluck – Orfeo ed Euridice – melodia
  • P. I. Tschaikosky – Melodia
    Yulia Berinskaya, violino – Stefano Ligoratti, pianoforte
  • F. Lehàr – (La Vedova Allegra) Tace il labbro
    Ira Iosebidze, soprano – Jae Hwa Pak, tenore – Giovanni e Angelo Mantovani, violino e pianoforte
  • J. Massenet – Méditation de Thais
  • P. De Sarasate – G. Bizet – Carmen Fantasy
    Yulia Berinskaya, violino – Stefano Ligoratti, pianoforte
  • G. Puccini – (Bohème) Valzer di Musetta
  • G. Verdi – (Rigoletto) La donna è mobile
    Ira Iosebidze, soprano – Jae Hwa Pak, tenore – Giovanni e Angelo Mantovani, violino e pianoforte
  • G. Elgar – Salut d’amour
  • B. Bartòk – Danze rumene
    Yulia Berinskaya, violino – Stefano Ligoratti, pianoforte
  • G. Puccini – (Tosca) Recondita armonia
  • G. Verdi  – (Traviata) Libiamo ne’ lieti calici
    Ira Iosebidze, soprano – Jae Hwa Pak, tenore – Giovanni e Angelo Mantovani, violino e pianoforte

Ingresso libero

Mar 082011
 

Il Maestro Muti mentre dirige alla ScalaVa pensiero“, simbolo dell’Italia irredentista, e l’onore delle armi tributato forse con troppo anticipo al ministro Bondi, saranno al centro della trasmissione odierna “Ultimo Grido”, di Luca Ciammarughi su  Radio Classica, che andrà in onda alle ore 16.00 e alla quale parteciperà la nostra Ines Angelino.

Per il giusto tributo alle donne, in occasione dell’ 8 marzo, saranno trasmesse tutte interpretazioni di artiste donne, dedicate a Bach, e poi il coro del Va pensiero, diretto da Muti, alla Scala, nel 1984.

Per tutti coloro che vorranno ascoltare la trasmissione, ricordiamo il link.


Mar 072011
 

Centocinquantenario dell'Italia UnitaPrendiamo spunto da uno splendido articolo sul Corriere della sera, firmato da Gian Antonio Stella, nel quale si parla dell’imminente Centocinquantenario dell’Unità d’Italia, e si ricorda che il famoso coro “Va’ pensiero”, dall’Opera “Nabucco” di Giuseppe Verdi, rappresentato la prima volta nel marzo del 1842, quando la spinta risorgimentale iniziava a farsi pressante, e oggi praticamente fatto proprio dalla Lega, come proprio inno, in sostituzione dell’inno di Mameli, che è il nostro inno ufficiale, rappresenti in realtà il profondo patriottismo di Verdi.

Si tratta di un vero e proprio “scippo” alla nostra storia e alla nostra tradizione: solo chi non conosce la lirica e non sa che i patrioti scrivevano sui muri «Viva Verdi » per scrivere «Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia» può pensare che proprio il magnifico e struggente coro di Verdi, che è in realtà il coro degli ebrei prigionieri a Babilonia, possa essere adatto a rappresentare un partito che, in realtà, aspira a distruggere l’unità nazionale, ossia l’esatto contrario di quello che volevano Verdi e tutti gli irredentisti del nostro Risorgimento.

Infatti, proprio il “Va’ pensiero” è stato scelto – forse un po’ provocatoriamente, come colonna sonora del documentario realizzato dallo storico Alberto Melloni, membro del Comitato dei garanti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, che ha scelto proprio questa musica per la colonna sonora dell’anteprima montata per spiegare ai sindaci il progetto di questa storia per immagini del nostro Paese.

All’indirizzo http://www.fscire.it/150/ ci sono infatti un trailer e un “rullo“, denominato “Le unità degli italiani”, un piccolo documentario costruito con le immagini dei grandi archivi cinetelevisivi d’Italia – le TecheRai e l’Istituto Luce – e pensato per essere proiettato la notte tricolore del 16/17 marzo sulle piazze delle città e dei paesi.

Ecco qui i video con il trailer e l’intero “rullo” (cliccare su “play” e attendere con un po’ di pazienza qualche secondo per il caricamento, la partenza non è immediatissima):

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Il “rullo” è un filmato che può essere avviato in un qualunque che momento della serata, con o senza un inizio ufficiale; ma va impostato per essere ripetuto all’infinito, in modo da proporsi alle diverse fasce di persone che passeranno dalle piazze italiane in quella notte.

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!