Feb 012011
 

La mappa dei Conservatori italianiIl 27 gennaio 2011 il MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha emanato una importante nota, firmata dal Direttore Generale, Dott. Giorgio Bruno Civello, che riguarda soprattutto gli studenti che hanno intrapreso all’interno dei Conservatori un percorso di studi in qualità di privatisti: più sotto ne riportiamo il testo integrale. Qui, in ogni caso, c’è il link all’originale sul sito del Ministero.

Quali sono le novità contenute in questa nota? In buona sostanza, sono due:

  1.  “constatate le legittime aspettative di quanti sono in prossimità della conclusione degli studi musicali, si ritiene opportuno che, esclusivamente per l’anno accademico 2010/2011,  sia  consentito ai   predetti candidati privatisti di sostenere gli esami di diploma e le licenze complementari del corso superiore.
    Per i medesimi motivi suesposti, si ritiene altresì opportuno che, relativamente alla formazione di base, possano essere ammessi candidati privatisti agli esami di compimento e di licenza sulla base dei programmi relativi al precedente ordinamento.”
  2. “Con l’occasione, si richiama l’attenzione su quanto disposto dall’art.29, comma 21, della legge 30 dicembre 2010, n.240,  che potrà consentire agli studenti la contemporanea iscrizione ai corsi di studio universitari e a corsi di studio presso i Conservatori di musica e gli istituti musicali pareggiati. La disciplina attuativa sarà disposta con decreto del Ministro da emanarsi entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della predetta legge.”

Tradotto dal burocratichese, significa che i privatisti potranno proseguire i propri studi sostenendo esami presso i Conservatori, e questo farà sicuramente piacere a molti studenti che vedevano davvero compromessa la loro possibilità di portare a termine il proprio percorso di studio come esterni… e farà molto meno piacere a chi aveva visto con grande favore il definitivo varo della legge 508 del 1999, che equiparava i Conservatori alle Università.

Con il punto 2, invece, si sancisce una cosa fino ad oggi non possibile: ossia la doppia iscrizione ad una qualunque Facoltà universitaria e ad un Conservatorio. Molti studenti, che avevano dovuto compiere dolorose scelte, si mangeranno a questo punto le mani, mentre i giovani che devono iniziare il percorso universitario nel prossimo anno accademico, invece, saranno contenti… e, al solito, invece, molti dicono (e a mio modesto parere hanno anche ragione) che in questo modo si svilisce completamente il valore degli studi di Conservatorio rispetto a quelli di altre Università. Perché non si capisce perché si possano studiare insieme, che so, Pianoforte e Fisica nucleare, e non Fisica Nucleare e Lettere…  Continua a leggere…

Gen 312011
 

Lo spettacolo è finito?“Sette giorni di mobilitazione per salvare l’informazione, lo spettacolo, la scuola, l’università e la ricerca”, nell’ultima settimana del gennaio 2011, per convincere il Parlamento “a fermare la devastazione che si sta compiendo ai danni dell’intero comparto culturale italiano”.

E’ venuto da Roma l’annuncio di una battaglia durissima, sottoscritto da oltre cinquanta sigle del mondo dello Spettacolo, della Cultura e dell’informazione (dall’Agis, all’Anec, all’Ass. naz. autori cinematografici, a MovEm09, al Movimento emergenza Cultura-Spettacolo-Lavoro, al CEMAT…) che si aggiunge a proteste e iniziative (scioperi alla Scala, al Massimo di Palermo…) organizzate in tutta Italia contro il Ministro Bondi che “non ha tutelato il suo ministero – dicono i lavoratori – e contro il Governo, che ha tagliato fondi alla Cultura”.

Riuniti a Roma il 19 gennaio in un’affollatissima assemblea-conferenza stampa, promossa dal “Comitato per la libertà e il diritto all’informazione”, rappresentanti di tutti i settori della Cultura, dello Spettacolo e dell’Informazione hanno denunciato con forza il proprio disagio e annunciato una serie di iniziative pubbliche. Registi, attori, musicisti, giornalisti, studenti, ricercatori e professori hanno dato la loro adesione all’incontro, convocato per denunciare il disagio del settore. Tra loro Ennio Morricone, Zubin Metha, Citto Maselli e Carlo Lizzani. ”La scure dei tagli colpisce anche noi – ha spiegato il presidente della FNSI, Roberto Natale. Chiediamo da anni la riforma dell’editoria e siamo convinti che se tagliassero i fondi agli editori furbi, si troverebbero le risorse”.

Ma qual è la radice del problema? Ne abbiamo parlato più volte, anche su questa testata. Si tratta della politica culturale del governo, che ha avuto la sua punta di diamante nei tagli al FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo, che hanno colpito duramente soprattutto gli Enti lirici, mettendone in diversi casi addirittura a rischio la sopravvivenza stessa.

Tabella dei fondi FUS per la musica negli anni 2005-2009

Negli ultii due anni il FUS ha infatti ridimensionato progressivamente i suoi finanziamenti, passando dai 447,8 milioni di Euro erogati nel 2009, ai 402 milioni del 2010, per arrivare ai 258 previsti per 2011: si tratta di un taglio del 36,6% in meno, rispetto al 2010 (e ricordiamo che i fondi, nel 2007, erano pari a 550 milioni!). Lo spettacolo, in Italia, dà lavoro a 250mila persone. E’ purtroppo evidente che questa drammatica falcidia si tradurrà quasi automaticamente in un’equivalente perdita di posti di lavoro.

I 125 milioni ora destinati alle 14 fondazioni liriche sono quasi la metà dei 229 milioni del 2009: la stessa somma che la Francia dedica all’Opéra di Parigi. Per questa ragione i tredici sindaci presidenti di Fondazioni liriche, su iniziativa di Marta Vincenzi, Sindaco di Genova (il Teatro Carlo Felice è da mesi in gravissimo stato di crisi e di agitazione permanente dei lavoratori), hanno denunciato congiuntamente il rischio di chiusura di tutti i Teatri se il FUS non verrà riportato almeno alla quota del 2009.

Negli scorsi mesi, fronteggiando le proteste, il Sottosegretario Gianni Letta e il Ministro Bondi avevano promesso di intervenire per ripristinare i fondi tagliati, utilizzando il decreto Milleproroghe“. Ma il 22 dicembre 2010 il Governo ha approvato questo decreto, senza fare alcun cenno al Fondo unico per lo spettacolo. Niente reintegro per il 2010, e nemmeno revisione per i contributi statali previsti per il 2011: un ennesimo nulla di fatto, che ha frustrato le speranze del mondo della cultura. Compreso il teatro alla Scala, che dovrà far fronte a una riduzione di 22 milioni in due anni. “Senza denaro in cassa sarà difficile superare il 2011”, ha ammonito il sovrintendente Stéphane Lissner qualche giorno fa.

Ora il Milleproroghe dovrà effettuare i passaggi di rito in Parlamento per la conversione in legge: si spera che in quella sede qualcosa cambi, perché, anziché restituire risorse, colpisce ulteriormente proprio quei settori, già in grave difficoltà, che la Costituzione protegge con enfasi. Siamo convinti che anche il comparto culturale debba concorrere al processo di risanamento dell’economia nazionale ma è necessario tener presente che esso rappresenta l’identità e il futuro del paese e che per questa ragione va promosso e sostenuto.

“Ma che non sia il solito contentino – ha dichiarato Fiorenzo Grassi, numero uno lombardo dell’Agis, l’organo di rappresentanza delle imprese di spettacolo. Con questi tagli, molti teatri rischiano di non arrivare nemmeno al giugno del 2011″. E il tempo stringe: molti contratti per la prossima stagione sono già stati sottoscritti, in scena bisogna andarci anche senza soldi. “In queste condizioni, tutti rischiamo di chiudere”.

Il Ministro Bondi è stato duramente attaccato anche in Parlamento per queste e altre vicende che riguardano la gestione del suo Ministero, fino ad arrivare alla recentissima mozione di sfiducia, respinta a maggioranza, ma che ha lasciato grande amarezza nel Ministro stesso e nel paese.

Tabella dei fondi erogati al FUS dal 1995 al 2009
Gen 202011
 

Il mondo della cultura ccntro il governoI rappresentanti di oltre 50 sigle appartenenti al mondo dell’informazione, dello spettacolo, dell’istruzione e della ricerca che si sono riuniti stamattina a Roma in un’affollata conferenza stampa nella sede dell’Fnsi (come abbiamo annunciato nel nostro post di ieri), hanno indetto una settimana di mobilitazione, dal 24 al 29 gennaio.

L’obiettivo è convincere il Parlamento a fermare la devastazione che si sta compiendo ai danni del comparto culturale italiano. Si chiede di reintegrare, attraverso il decreto Milleproroghe, in discussione al Senato, il Fondo unico dello spettacolo almeno ai livelli del 2008, il Fondo per l’editoria come previsto dalla Legge di Stabilità, il tax credit e il tax shelter con durata triennale, estendendoli a tutto lo spettacolo dal vivo.

“Cultura, spettacolo, informazione, scuola, università, ricerca: precario il lavoro, precaria la libertà, precaria la democrazia”. Questo lo slogan che ha riunito nell’affollata assemblea tutto il mondo della cultura (dall’Agis, gli esercenti cinematografici,  al movimento “tutti a casa”, passando per decine di associazione e sindacati e con i rappresentanti di oltre 50 sigle appartenenti al mondo dell’informazione, dello spettacolo, dell’istruzione e della ricerca) nel voler rispondere alle politiche dei tagli ed all’emergenza culturale del nostro paese.

Registi, attori, musicisti, giornalisti, studenti, ricercatori e professori hanno dato la loro adesione all’incontro, convocato per denunciare il disagio del settore. Tra loro Ennio Morricone, Zubin Meta, Citto Maselli e Carlo Lizzani. Hanno partecipato anche le associazioni che hanno organizzato i blitz al festival di Roma e al  cinema Metropolitan di Roma, gioiello architettonico venduto dal gruppo Fininvest e comprato da Benetton per   farne un negozio… Con le mani alzate e dipinte di rosso con la scritta ‘giù le mani dalla cultura’, il movimento  ha annunciato nuove iniziative per la prossima settimana anche in occasione della mozione di sfiducia al ministro Sandro Bondi.

«A rischio, oltre al diritto dei cittadini ad accedere alla cultura e alla conoscenza garantito dalla Costituzione, ci sono centinaia di migliaia di lavoratori, spesso nemmeno riconosciuti, che vedono negata la propria professionalità e il diritto alla sopravvivenza» fa sapere il “Comitato per la libertà, il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo”. «E’ uno smantellamento che prosegue quello già operato durante questa legislatura nei confronti dell’università, della ricerca e della scuola pubblica. Dobbiamo rimettere al centro delle politiche governative un comparto che produce annualmente valore per circa 40 miliardi di euro e che incide per il 2,6% sul Pil».
Il Comitato ha annunciato inoltre la ferma determinazione a organizzare, al di là della settimana programmata, mobilitazioni diversificate e sempre più incisive finché non si otterranno risultati concreti e impegni precisi da parte del governo per un radicale cambio di rotta nelle politiche per la cultura.

Per ulteriori informazioni, consultare http://www.fnsi.it/Esterne/Pag_vedinews.asp?AKey=12741
e:  http://www.articolo21.org/2438/notizia/il-mondo-della-cultura-contro-il-governo.html

Ago 022009
 

Ecco ora, come promesso, i documenti originali dei DDL che riguardano il riordino del comparto AFAM riguardo alla Legge 508, in discussione in questo periodo alla Commissione Cultura del Senato: si tratta dei DLL 518, 539, 912, 1451, 1693

Iniziamo dal decreto 1693, il più recente e completo di tutti, presentato dal Senatore Asciutti, che si è avvalso dell’importante collaborazione dell’UNAMS, il sindacato degli artisti AFAM (Alta Formazione Artistica e Musicale).

Importantissimo l’Art 1, che sanerebbe la spinosa situazione giuridica dell’equipollenza dei Diplomi,  ma vi segnaliamo anche l’Art 4, che dice: “(Iscrizione contemporanea agli istituti superiori musicali ed a un corso di laurea)
1.  E’ consentita l’iscrizione contemporanea gli istituti superiori musicali ed a un corso di laurea.

Una bella patata bollente, vero? Cosa ne pensate?E’ giusto che si possa frequentare contemporaneamente Conservatorio e Università? Questa sarebbe una deroga all’attuale Legge 508, che prevede esattamente il contrario, come per tutte le altre facoltà universitarie…

Ago 012009
 

La statua di Beethoven al Conservatorio S. Pietro a Majella a Napoli osserva pensosa...Ed ecco finalmente una buona notizia: come appare in bella vista sul sito del MIUR (http://www.miur.it/DefaultDesktop.aspx), finalmente arrivano in Commissione al Senato i disegni di legge 518, 539, 912, 1451, e 1693 in materia di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM). La VII Commissione permanente, per la precisione, è quella che si occupa di Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport.

I lavori si sono svolti in una seduta del 28/07/2009, e riprenderanno a settembre. Speriamo in un iter veloce e in una sollecita approvazione da parte del Parlamento della nuova legge che scaturirà dal dibattito. Il tema infatti è importantissimo per tutti i Diplomati e gli studenti dei Conservatori, degli Istituti delle Belle Arti, dell’Accademia Nazionale di Danza… insomma per l’intero comparto AFAM. Si tratta infatti, tra le altre cose, di dare finalmente completo adempimento alla Legge di riforma dell’Alta Formazione Artistica e Musicale, la famosa 508, che attende da dieci anni di essere finalmente applicata.

La conseguenza più clamorosa ad oggi è stata quella della mancata equipollenza dei titoli di Diploma rilasciati dai Conservatori e dalle Accademie con i Diplomi di Laurea rilasciati dalle Università. Ne abbiamo molto parlato su questo blog in passato, qualche semplice ricerca nella nostra barra in alto a sinistra o nelle nostre categorie vi farà trovare ogni tipo di documentazione in merito. Con questi disegni di legge finalmente sembra che questa assurda situazione verrà finalmente sanata.

Pubblico, in articoli separati, tutti i Disegni di legge integralmente. Ma ecco qui direttamente il resoconto sommario (n. 122) della commissione del Senato, come fornito dal Maestro Domenico Piccichè (del Coordinamento nazionale per la riforma della formazione musicale e coreutica):

 IN SEDE REFERENTE

(518) ASCIUTTI. – Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di istituzioni di alta cultura
(539) PAPANIA. – Riordino delle norme in materia di formazione musicale e coreutica
(912) BUGNANO ed altri. – Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, recante riforma delle Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati
(1451) ASCIUTTI ed altri. – Norme per la valorizzazione del sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale
(1693) ASCIUTTI ed altri. – Valorizzazione del sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale

(Esame congiunto e rinvio)Continua a leggere…
Lug 242009
 

Il Presidente Napolitano condivide le preoccupazioni sul FUSIn seguito alla nota e dolorosa vicenda dei tagli al FUS, è stata indirizzata al Presidente Napolitano una lettera-appello, da parte dei Parlamentari Gabriella Carlucci, De Biasi, Barbareschi, Vita, Granata e Ghizzoni. Il capo dello stato ha così risposto alla lettera, direttamente dal sito del Quirinale:

Condivise le preoccupazioni rappresentate da Parlamentari sul FUS

“Non esito a condividere le preoccupazioni che mi rappresentate”. Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto a una lettera-appello ricevuta da alcuni parlamentari sulle questioni del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS). Il Capo dello Stato, pur consapevole dei limiti che segnano i suoi compiti e doveri istituzionali, richiama il convincimento espresso in diverse occasioni che “occorra un impegno molto più deciso e concreto a favore di un costante sviluppo di tutte le manifestazioni della cultura e dell’arte italiana”. In particolare, sull'”allarme per lo stato dello spettacolo” e “sulla riduzione dei finanziamenti per il FUS”, il Presidente scrive: “Al di là dell’esito di imminenti votazioni in Parlamento, rispetto alle quali non posso ovviamente intervenire, ritengo che anche in vista della prossima legge finanziaria e delle decisioni per il 2010 si debba da ogni parte porre il problema di cui vi siete fatti portatori”. Per il Capo dello Stato è “decisivo il più vasto chiarimento sulle priorità cui ancorare la spesa pubblica”. In questo senso ha assicurato “convinto invito alla riflessione e a ogni possibile ripensamento”.

Palloncini neri in piazza contro i tagli al FUSEd ecco invece il testo di un’altra lettera appello, del 16 luglio, firmata dalle più importanti associazioni Nazionali del mondo dello spettacolo:

Al Presidente della Repubblica
On. le Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
00187 Roma

Roma, 16 luglio 2009

Signor Presidente,

ci rivolgiamo a Lei non solo per l’alta carica che ricopre, ma perché conosciamo da tempo la Sua sensibilità e passione civile, l’amore per le arti in tutte le sue forme e rappresentazioni; e La conosciamo altresì come persona estremamente sensibile allo sviluppo della vita civile e democratica del nostro paese.Continua a leggere…

Apr 212009
 

Le lotte studentesche per l'equipollenza dei diplomi AFAMA commento dell’articolo pubblicato ieri, ecco ora una buona notizia, a parziale conforto dei poveri studenti dell’Istruzione artistica in Italia (AFAM).

Alla fine del mese di Marzo 2009, è stato infatti presentato un Disegno di Legge, a cura del Senatore Franco Asciutti, che ci fa ben sperare in una soluzione – finalmente! – degli annosi problemi provocati dall’incompleta applicazione della Legge 508. Questo anche in attuazione alle direttive europee, di cui potete leggere i dettagli all’inizio del testo che riportiamo qui sotto integralmente. 

Ringraziamo il Senatore Asciutti e quanti di maggioranza e opposizione che vorranno collaborare per rendere giustizia soprattutto ai nostri studenti dell’istruzione artistica e all’immagine dell’Italia in Europa.

Infatti, il DdL, che ci auguriamo venga presto discusso, va a sanare il problema, importante per gli studenti, relativo alla spendibilità del Titolo conseguito e per i Professori circa lo “status” che compete a chi rilascia una Laurea.

Qualunque il DdL è comunque perfettibile e ci auguriamo che, appunto, anche questo possa trovare soluzioni ancora più soddisfacenti in alcune delle sue parti.

Pubblichiamo qui l’intero testo del Disegno di Legge, che comunque potete trovare sul sito dell’Unams, a questo indirizzo (dove potrete anche seguire, in futuro, gli aggiornamenti sull’iter parlamentare): http://www.unams.it/Istituti_alta_cultura/default_i.htm. (le evidenziazioni in neretto sono nostre)Continua a leggere…

Apr 192009
 

Un celebre scatto di Ugo Mulas che riprende Lucio FontanaRiprendiamo e ripubblichiamo qui uno splendido articolo recentemente uscito sulla rivista on-line “Micromega”. L’ha scritto Gaia Benzi, una studentessa di Lettere e Filosofia all’Università “La Sapienza” di Roma. Fa parte di una serie di suoi articoli denominati “una goccia nell’onda”, un vero e proprio diario del movimento.

Un articolo magnifico, estremamente lucido e significativo. Si riferisce, nello specifico, alle Accademie di Belle Arti, ma, come sapete, tutto quanto vi si afferma riguarda l’intero conparto AFAM (Alta Formazione MUsicale e Artistica), e quindi anche i Conservatori di Musica. (I neretti nell’articolo sono nostri.)

Vi invitiamo a leggere altre testimonianze di Gaia Benzi sul sito di Micromega, a questo link: http://temi.repubblica.it/micromega-online/category/UNA-GOCCIA-NELLONDA-di-Gaia-Benzi/

[Errata corrige: L’Accademia di Belle Arti di Roma, contrariamente a quanto scritto, non impone agli studenti tasse oltre il 20% dello F.F.O.]

“Quando, insieme agli altri, ho provato ad affrontare il problema dello stato dell’istruzione artistica in Italia, mi sono trovata davanti uno scenario a dir poco disastroso, oltre che intricato fino all’inverosimile: caterve di codicilli e circolari, leggi e decreti legge mai promulgati, ricorsi al Tar e sentenze del Consiglio di Stato hanno sommerso la mia scrivania, inghiottendo così la mia buona lena.

Ciononostante, ho provato a tracciare un quadro generale dellasituazione, concentrandomi in particolare sulle Accademie di Belle Arti e tralasciando, per mancanza di tempo, gli altri istituti artistici. Nessuna pretesa, dunque, di esaurire in queste righe l’argomento trattato; ma nemmeno la rinuncia a fornire quei pochi riferimenti che, se correttamente interpretati, possono comunque dare un’idea del grave danno alla cultura italiana che si sta perpetrando nell’indifferenza generale. Tutto inizia nel lontano 1999 quando, già riformata l’università secondo i dettami del processo di Bologna, il governo D’Alema decide di equiparare ad essa gli istituti A.F.A.M. – Alta Formazione Artistica e Musicale -, introducendo anche in questi i due livelli formativi che siamo abituati a conoscere come triennale e specialistica. La legge 508/99 determina, così, l’equipollenza fra titoli di studio universitari e accademici, e l’effettiva uguaglianza di Accademie e Conservatori alle altre istituzioni di formazione superiore. La definizione dei termini entro i quali tale uguaglianza e tale equipollenza si sarebbe strutturata è infine delegata ad ulteriori decreti attuativi del Ministero dell’Istruzione – interpellati il C.N.A.M. (Consiglio Nazionale di alta formazione Artistica e Musicale) e la VII Commissione della Camera (Commissione Cultura).

Sembrerebbe una legge giusta, volta finalmente a riconoscere alle competenze artistiche quel valore, in primo luogo culturale, che sempre era stato loro negato – ridotte, com’erano, a sapere di serie B. Sembrerebbe; probabilmente lo era. Peccato, però, che i decreti attuativi di cui sopra non siano più stati emanati.
Esatto: se ne sono letteralmente dimenticati. Da D’Alema in poi, tutti i governi si sono scordati di scrivere quei fondamentali decreti senza i quali le Accademie non possono né restare nella logica del vecchio ordinamento, né avviare quello nuovo senza trovarsi in una situazione di parziale illegalità.

Ed è così che, da ormai dieci anni, le Accademie riformate sopravvivono immerse in un desolante deserto normativo, vittime e a volte complici della più totale anarchia legislativa.
Le uniche cose che sono state sancite – grazie a due decreti attuativi del Presidente della Repubblica, uno del 2002, uno del 2005 – sono l’autonomia amministrativa e regolamentare, e i criteri generali per l’istituzione e l’attivazione dei corsi. Ma, a parte questo, è il nulla. Nemmeno la durata dei due livelli formativi è stata specificata.
Si è dunque dato il via ai corsi delle triennali e delle specialistiche – la prima è stata l’Accademia di Brera -, ma senza aver definito né i requisiti di qualificazione didattica, scientifica e artistica dei docenti e delle istituzioni – che quei corsi dovevano tenere e ospitare; né i requisiti di idoneità delle sedi – dove quei corsi si dovevano svolgere; né le procedure e le modalità per la programmazione dell’offerta didattica – che quei corsi include; né i criteri di valutazione delle attività degli istituti A.F.A.M. – che a quei corsi hanno dato il via; né le modalità di convenzionamento con altre istituzioni – dalle scuole alle università, ai privati; né le procedure per il reclutamento del personale, incluso quello tecnico-amministrativo. Ma, soprattutto, senza che i diplomi triennali e specialistici fossero equiparati di fatto ad un diploma di laurea: questo perché la 508 decreta sì l’equipollenza fra diplomi accademici e lauree, ma non specifica a quale laurea in particolare essi siano equipollenti. E senza questa specifica, quei diplomi restano a tutt’oggi carta straccia.

Così, quando un laureato alla specialistica sperimentale – condotta secondo i non-criteri di cui sopra – di una qualunque delle Accademie di Belle Arti italiane prova a partecipare ad un concorso pubblico, convinto che la 508 gli dia in questo senso piena legittimità, vede sistematicamente respinta la sua domanda; e in questo modo, poco gradevole, scopre che il pezzo di carta tanto sudato non vale nulla.

Ciò avviene perché le uniche lauree ancora valide sul piano legale sono quelle del vecchio ordinamento, la cosiddetta quadriennale. Ma – e qui la disattenzione ministeriale si intreccia indissolubilmente con la mala gestione dei dirigenti locali – le iscrizioni alla quadriennale, pur essendo assolutamente legittime, vengono spesso osteggiate dalle istituzioni accademiche, che invece spingono gli studenti verso i corsi di laurea “riformati”, celando prudentemente la condizione d’illegalità e precarietà normativa degli stessi. Questa colpevole omissione non fa che aumentare l’ingiustizia subita dagli allievi. Come si dice in gergo: oltre al danno, anche la beffa.

Alle carenze normative va poi aggiunta la grave situazione economica delle Accademie, che sono molto spesso sull’orlo del collasso. L’Accademia di Belle Arti di Roma, ad esempio, come anche quella di Brera a Milano, sforano di gran lunga il tetto massimo imponibile alle tasse universitarie – che è del 20% rispetto al Fondo di Finanziamento Ordinario -, arrivando chiedere contributi agli studenti fino al 70% del bilancio totale. Tali contributi si sono resi necessari per avviare l’opera di riforma mai completata che ho sopra descritto. Anche qui, siamo in una situazione di pura illegalità. Se gli studenti volessero impugnare armi legali per opporsi a questa situazione, le Accademie in questione sarebbero costrette a dichiarare il fallimento.

Leggi inesistenti, fondi miseri, ambiguità nella gestione. Cos’altro manca? Eppure questa è solo la punta di un iceberg che si estende per chilometri e chilometri in tutta la penisola. Ogni Accademia, infatti, ha la sua storia di ricorsi al Tar e di battaglie in tribunale condotte molto spesso da ex-studenti, esasperati dalle follie dei loro Direttori, dei Consigli Accademici o d’Amministrazione.
Può capitare, infatti, di iscriversi al quadriennio e scoprire, a ridosso degli esami, che tale iscrizione non risulta affatto; oppure seguire un corso e non poter dare l’esame, perché l’esame non c’è – letteralmente: non esiste, non è previsto in calendario. Può capitare di iniziare a Febbraio un corso previsto per Novembre; può accadere che il calendario delle lezioni resti provvisorio per oltre tre mesi, con inversioni di rotta e stravolgimenti totali ogni due settimane. Può succedere di arrivare a lezione e scoprire che non ci sono né sedie, né tavoli, né cavalletti, né tele né colori né pennelli né tantomeno modelli da copiare. Può succedere di scoprire – come a Brera – che ai calchi in gesso in dotazione all’Accademia manchino dei pezzi, che il giorno prima magari c’erano: qualcuno se li è portati via. Del materiale ordinato può non arrivare, senza che nessuno alzi la voce o protesti; oppure può arrivare, essere consegnato, ricevuto e controfirmato e poi sparire, così, senza motivo. Possono verificarsi furti di costose apparecchiature elettroniche e la direzione alzare le spalle. Non ci sono soldi per ristrutturare corridoi, bagni e aule che cadono a pezzi – e con cadono a pezzi intendo proprio balaustre che si staccano e corrimano che restano fra le dita dello sfortunato passante; e quando i soldi ci sono e le strutture vengono rimesse a nuovo, può capitare che la direzione decida di non utilizzarle, impedendo l’accesso agli studenti per poi lasciarle vuote, inutili, morte.

Il Ministero dell’Istruzione può decidere di commissariare un’Accademia come quella di Brera, più volte citata in quest’articolo perché immersa in una gestione non malevola, bensì disastrosa, fallimentare da ogni punto di vista, una vera e propria avanguardia dello sfacelo culturale italiano; e poi affidare il commissariamento allo stesso Direttore – in pensione perché a mandato scaduto – che l’ha ridotta in queste condizioni, sull’orlo della bancarotta con fondi fantasma scomparsi chissà dove e per decisione di chissà chi.

E in tutto questo il Parlamento, il Governo, gli organi d’informazione e l’opinione pubblica posso restare indifferenti, e osservare l’arte morire lentamente di fianco a loro. Persino gli studenti sembrano aver perso le speranze, tale è il disinteresse generale per le sorti delle loro battaglie.

A nessuno importa della formazione artistica in questo paese; a nessuno, da anni. La politica non se ne ricorda nemmeno più: non la cita nelle leggi che emana, limitandosi a ricordare i precedenti interventi normativi, ancora incompleti senza un perché. Solo l’ex-ministro Mussi si era preso la briga di promettere un interesse futuro; ma poi il governo Prodi è caduto, e non se n’è fatto più niente. E la Gelmini? In tutto questo lei taglia, a casaccio, noncurante dell’importanza delle istituzioni che sta andando – con quei tagli – a distruggere definitivamente.

L’arte rappresenta un territorio libero, dove la mente umana può spaziare senza vincoli morali o logici, ragionando per assurdo, accumulando paradossi, sconfinando nel magico e nel mitico senza per questo allontanarsi dal reale; è uno spazio vivo, pieno di risorse, che attraverso l’elaborazione dell’emotività – singola e collettiva – apre la porta a nuove interpretazioni dell’individuo e della società. L’arte, inoltre, serba memoria delle ragioni degli sconfitti, e nel suo particolarissimo modo li include nella grande giostra della Storia, permettendo agli esclusi di ogni tempo e luogo di incontrarsi nelle pagine di un romanzo, nei riflessi di un quadro o nelle note di una sinfonia; e, allo stesso tempo, umanizza il male, rendendolo palese in ciascuno di noi.
Ha suscitato rivoluzioni e sedato rivolte, è stata braccio destro del potere e contro-potere attivo all’interno dei sistemi. Non ha patria e non ha padroni, parla una sola lingua, universale, e la forza dei suoi mezzi ha segnato per secoli il corso degli eventi.
Ma da un punto di vista pratico, molto meno aulico e molto più incisivo, cosa importa ormai allo Stato di quei quattro imbrattatele, di quegli scalpellini e di quel paio di incomprensibili strimpellatori jazz. L’arte è inutile, inefficiente, qualche volta pericolosa; meglio abolirla, chiaramente. Allo scoperto, comunque, non si può: cosa scriverebbero i giornali esteri? Come titolerebbero? “La patria di Michelangelo Buonarroti e Giuseppe Verdi cancella l’istruzione artistica e musicale”? Allo scoperto no, certo che no. Meglio lasciarla morire sola, allora, isolata, abbandonata alla propria incapacità cronica di sbrigliarsi da questa matassa senza alcun bandolo che l’è stata costruita attorno.
Il genio e la creatività italiana: che restino dov’è più comodo a tutti, nei libri di storia. Che il Bel Paese sia sempre più bello – ma solo in cartolina, che custodisca soltanto il peggio del proprio glorioso passato.”

Gaia Benzi

Feb 282009
 

Chiarastella OnoratiRiceviamo, e molto volentieri pubblichiamo, questa bella Lettera Aperta indirizzata a Bruno Vespa da due docenti di Conservatorio, che cercano di fare il punto sulle varie dichiarazioni che circolano sui giornali in questo periodo, tutte gravemente disinformate in merito alla reale situazione dei Conservatori italiani. Chiarastella Onorati e Bruno Bertone sanno davvero di cosa stanno parlando, e conoscono a fondo il sistema dei Conservatori italiani ed europei. Leggiamoli, è importante! E fate circolare questo articolo il più possibile!

Ecco subito una frase che sintetizza in poche parole un concetto fondamentale di questa lettera:

“Tornando ai numeri delle istituzioni in Francia, siamo arrivati ad almeno 150 Istituzioni che portano il nome di “Conservatorio”!
Quindi non trovo per nulla “pazzesco” che da noi ce ne siano 78 tra statali e pareggiati: trovo “pazzesco” che SOLTANTO questi 78 che dovrebbero occupare la fascia superiore della formazione) debbano invece fare il lavoro di 150-200 istituzioni, cioè prendere i bambini che neppure sono in grado di leggere (la musica) e portarli a diventare bravi professionisti o addirittura grandi concertisti, per di più con lo Stato che toglie e toglierà sempre più il sostegno economico…”

E ancora: Crediamo quindi che prima di gridare allo scandalo per la presenza di “troppi” conservatori in Italia, si debba gridare allo scandalo di una educazione musicale sempre più assente dalle nostre scuole italiane, a quello di una riforma che è stata presa a modello da Spagna, Austria, Svizzera ed altri Paesi e che invece in Italia non trova attuazione.”

LETTERA APERTA A BRUNO VESPA

Bruno Vespa a Porta a PortaEgregio Dott. Vespa, nel Suo ultimo libro, a pag. 437, scrive:
“… trovo pazzesco che in Italia esistano 78 Conservatori – di cui 22 parificati finanziati dagli Enti locali – quando in Francia ce ne sono solo 4”.

Vorrei farLe notare quanto inesatta e dannosa per i nostri Conservatori sia una asserzione fatta da un personaggio così in vista come Lei, ma evidentemente poco informato sull’argomento.

In Francia le famiglie che vogliono far studiare ai propri bambini la musica in modo completo e organizzato in un’istituzione pubblica, hanno per prima scelta quella dei Conservatori municipali: essi sono una fitta rete capillare che copre tutto il territorio trovandosi non soltanto nei capoluoghi ma in ognuno dei principali comuni di ogni “département” (più o meno l’equivalente delle nostre province, in Francia sono quasi un centinaio, 97 per la precisione). Cioè ogni comune con più di 10.000 abitanti ha un Conservatorio municipale e a volte se ne trovano pure in centri più piccoli, soprattutto se collocati in territori più isolati rispetto alle grandi aree urbane. Nelle città principali, ci possono essere tanti Conservatori municipali quanti sono i “quartieri” in cui esse sono suddivise.Continua a leggere…

Nov 302008
 

La protesta degli studenti di un anno fa...E’ passato un anno dall’occupazione dei Conservatori, con la grande protesta degli studenti contro il mancato riconoscimento dei titoli. E la situazione è, purtroppo, immutata, nonostante le promesse e le dichiarazioni da parte del MIUR!

Si è quindi tenuto, il 26 novembre 2008, un incontro organizzato dall’Unione Artisti UNAMS, che ha rilasciato il seguente comunicato stampa, che pubblichiamo integralmente: “Appello all’Europa degli Artisti di Conservatori e Accademie: In Italia non siamo tutelati”.

L’Onorevole Luciana Sbarbati (Pd) ha dichiarato: “Presenterò un’interpellanza al governo”.

Erano presenti la Stampa Estera, con parlamentari, giornalisti, professori e studenti, per chiedere il riconoscimento a Conservatori di Musica e Accademie di Belle Arti, Danza e Arte Drammatica dello stesso status delle Università, come previsto dalla Costituzione e dalla Legge di Riforma n. 508, approvata nel ’99. La legge, però, non è ancora applicabile perché mancano i regolamenti attuativi.
Infatti, quelli emessi dal Ministero dell’Istruzione sono stati giudicati illegittimi dai Tribunali amministrativi.

“Chiediamo che il Governo ci ascolti, visto che l’arte rappresenta il maggior polo di attrazione del nostro Paese”, ha detto il segretario generale dell’UNAMS Dora Liguori, la quale ha ricordato come gli altri Paesi europei si siano già dotati di una normativa a tutela degli artisti, in linea anche con i principi sanciti nel Trattato di Lisbona, che chiede a ciascun Paese dell’Ue di indicare quali istituti rilascino titoli universitari”.
La prof.ssa Liguori sottolinea che l’Arte è il petrolio italiano e che rinunciare a questa ricchezza significa un vero suicidio che non può essere giustificato da nulla e nessuno.

“Non è più possibile lasciare nell’oscurità il mondo dell’alta formazione e la legge 508”, ha affermato la deputata del Pdl Angela Napoli, mentre dal conduttore e autore radiotelevisivo Michele Mirabella, intervenuto in qualità di presidente dell’Accademia di Belle Arti di Bari, è giunto un monito al Governo e al Parlamento colpevoli, a suo avviso, “di non fare il loro dovere su un tema su cui non ci dovrebbe essere niente da discutere”. Mirabella ha proseguito affermando di sentirsi umiliato come italiano.

All’incontro organizzato dall’UNAMS ha preso parte anche la senatrice del Partito Democratico Luciana Sbarbati, che nel ’99 fu relatrice alla Camera della Legge di Riforma: “L’unica possibilità che ha il nostro Paese di competere nel mondo è il made in Italy della creatività – ha detto la parlamentare – Ma oggi in Italia scuola, università e alta cultura sono allo sfascio”. Luciana Sbarbati, tuttavia, ha promesso un impegno bipartisan del Parlamento per sbrogliare la matassa attorno alla legge 508 e ha annunciato la presentazione di un’interpellanza urgente al governo per chiedere un question time sul tema dell’arte.

Senatrice Fioroni (Pd) – in merito a quanto detto dall’On. Sbarbati aggiunge di condividere i contenuti e lo spirito di protesta degli artisti dichiarandosi a disposizione per questa battaglia per l’arte.

In collegamento telefonico, è intervenuto anche l’altro relatore, al senato, della Legge 508, il senatore Franco Asciutti: “Garantisco il mio impegno a iniziative sui regolamenti applicativi della riforma entro la prossima primavera”, sono state le sue parole.

Ai lavori, infine, ha partecipato la responsabile del dipartimento cultura di Rifondazione comunista, Maria Lenti, che ha definito “un atto mancato da parte dei governi” il fatto di non aver ancora provveduto a emanare i regolamenti in grado di dare efficacia alla riforma sulle accademie. “Le istituzioni non hanno consapevolezza del valore delle energie delle accademie e dei conservatori. Evidentemente preferiscono l’Italia dei talk show. Anche se Rifondazione non è più in Parlamento – ha affermato Maria Lenti – non rinunceremo alle battaglie come questa in difesa dell’arte”.

Inoltre è intervenuto l’On. Inannaccone per sottolineare la valenza sociale soprattutto nel Meridione che hanno assunto Accademie e Conservatori e l’alto livello raggiunto da queste istituzioni nonostante gli esigui interventi economici.

Sul tema ancora della Riforma è intervenuta la Senatrice Burani che ha fatto appello al Ministro della Cultura On. Bondi affinché tuteli e valorizzi non solo il prodotto artistico finale, ma anche chi ne consente la produzione. In merito alla 508/99 la Sen. Burani sottolinea l’esigenza di intervenire sull’attuale mancante segmenti della secondaria superiore con l’istituzione di licei dell’Arte e della Musica principalmente posizionati presso gli attuali licei artistici e istituti d’arte.

Ha concluso i lavori il M° Giuliano Silveri.

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!