Mar 012011
 

Ho già chiesto più volte al presidente del Consiglio di essere sostituito. Vorrei dimettermi e spero che accetti le mie dimissioni al più presto”. Intervistato dal Corriere della Sera, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi afferma di voler “sparire dalla prima linea”. “Voglio dedicarmi alla mia famiglia, alla mia compagna”, ma anche “fare il senatore e continuare a lavorare a fianco del presidente Berlusconi“, spiega il coordinatore del Pdl.Inutile dire che per noi, che in qualche modo ci ostiniamo a voler addirittura campare (dignitosamente) di cultura, o di non voler restare immobili dinnanzi alla sua lenta agonia, leggere le intenzioni del ministro è un piccolo passo avanti, anche se non sufficiente. Non servirà certo sostituire un ministro con un altro per tornare a poter sperare di salvare la vita alla cultura italiana. Il disegno reale appare sempre più preciso, ossia razziare il poco denaro rimasto e favorire un sempre maggiore impoverimento culturale, lasciando che l’immondizia prodotta dalle televisioni sostituisca la cultura stessa.È vero che il danaro rimasto per finanziare i progetti in atto o da attuare non c’è più, ed è vero che potrebbe sembrare demagogico chiedersi che fine abbia fatto, ma potrebbe essere anche indicativo della reale volontà politica di far passare l’idea che i Teatri o gli Enti Lirici facciano parte di quegli enti parassiti e inutili che è bene chiudere, solo perché depredati da gestioni piratesche se non criminali. Il furto – perché è di questo che si tratta – non ha rubato solo il danaro, ma ha rubato la vita di chi con la cultura – e bisogna ripetersi – ha negli anni mangiato e quindi ha vissuto.

Sono tanti gli esempi che ogni giorno arrivano a noi, che siamo costretti anziché parlare di cultura, come vorremmo, a parlare dei danni e dei guasti provocati negli ultimi anni. L’esempio dell’Ente Lirico di Cagliari, che dalla fine di marzo è destinato a non esistere più, o l’esempio dei 162 progetti finanziati nel 2010 dalla Regione Lazio, già portati a termine o in corso d’opera che d’improvviso cesseranno d’esistere o non verranno pagati, lasciando un’altra marea umana senza lavoro e senza domani.

Feb 282011
 

In Italia il crollo della cultura non è più solo una figura metaforica, con la quale si spiega la mancanza di una politica impegnata a salvaguardare le arti; purtroppo i crolli si espandono da Pompei ai teatri, che abbandonati a loro stessi, vengono giù. Ultimo in ordine di tempo, il Verdi di Terni. Di contro resistono piccole e grandi realtà che non si arrendono allo sfascio, e cercano di riprendersi quel poco che è rimasto, affidandosi spesso alle parole importanti di chi, in Italia, la cultura ha contribuito a mantenerla grande com’era.Così anche il Maestro Abbado, in occasione della presentazione del calendario 2011 dell’Orchestra Mozart, che per un breve tour si fonderà con la Mahler Chamber Orchestra, e che a Bologna il 16 aprile, unirà  le due Orchestre, l’Estonian Philharmonic Chamber Choir e il pianoforte di Marta Argherich per un programma che raccoglie musiche di Ravel e Debussy, ha approfittato per riprendere il discorso sul degrado culturale italiano, facendo sue le parole di Umberto Eco.

Lo scrittore, nella lettera aperta “Non si mangia con l’anoressia culturale”, indirizzata al ministro per l’economia, si era chiesto come mai il nostro Paese, che racchiude più del 50% delle bellezze artistiche e naturalistiche del mondo, abbia una economia del turismo più arretrata rispetto, ad esempio, alla Francia o la Spagna. “C’è qualcosa che non funziona, qualcuno che non sa come far soldi (e mangiare) con la cultura nazionale. Basterebbe cercare, e ferocemente, di non buttare via il poco che abbiamo”, aveva scritto Eco.

Il Maestro Abbado ha voluto ribadire, in questo tempo orribile per la cultura italiana, l’importanza dell’educazione e della formazione dei giovani, che sono valori da salvaguardare strenuamente. E proprio con i concerti dell’Orchestra Mozart in Italia e all’estero e con la volontà di portare ancora la musica là dove si rivela quale fondamentale supporto umano e sociale (nelle carceri, negli ospedali), cercando così, nel loro piccolo,- ha detto Abbado – “di contrastare quella desolante mentalità che riduce la cultura del nostro paese alla stregua di una spesa superflua per la collettività e che, al grido di – con la cultura non si mangia – intende assimilare Teatri, Musei, Biblioteche ai cosiddetti – enti inutili-“.

Grazie a persone così, resta a noi la speranza di poter vedere ricostruire i teatri.

Gen 172011
 

CEMATIl Comitato per la libertà, il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo – Cultura, Spettacolo, Informazione, Scuola, Università, Ricerca

indice una Conferenza stampa a Roma per il 19 gennaio 2011 sul tema: precario il lavoro, precaria la libertà, precaria la democrazia.

Gli scriteriati tagli di bilancio da parte del Governo che colpiscono la Cultura, lo Spettacolo, l’Informazione, la Scuola, l’Università e la Ricerca pregiudicano non solo settori che generano una fetta rilevante del PIL nazionale e occupano migliaia di lavoratori, ma anche il futuro stesso del Paese e della Democrazia.

Il risultato delle politiche di questi due anni è l’indebolimento di tutta la produzione culturale e artistica italiana, l’attacco alla libertà e alla pluralità dell’informazione, il ridimensionamento della ricerca e dell’università pubblica. Il decreto Milleproroghe, in discussione al Parlamento, anziché restituire risorse colpisce ulteriormente proprio quei settori, già in grave difficoltà, che la Costituzione protegge con enfasi.

Siamo convinti che anche il comparto culturale debba concorrere al processo di risanamento dell’economia nazionale ma è necessario tener presente che esso rappresenta l’identità e il futuro del paese e che per questa ragione va promosso e sostenuto.

Per questo tutti i settori della Cultura, dello Spettacolo e dell’Informazione si ritroveranno il 19 gennaio (ore 10.30, Federazione Nazionale della Stampa, Roma) per denunciare il proprio disagio e annunciare una serie di iniziative pubbliche.

CEMAT19 gennaio – ore 10.30  Federazione Nazionale della Stampa, Corso Vittorio Emanuele II, n. 349, Roma

Federazione CEMAT

Anche di questa nuova iniziativa in difesa delle Arti e della Cultura, si occuperà domani la trasmissione “Ultimo Grido” di Luca Ciammarughi su Radio Classica, in onda dalle 16 alle 17,30 e alla quale parteciperà la nostra Ines Angelino.

Per seguire la trasmissione in diretta streaming 

Set 122009
 

Il Ministro Brunetta a VeneziaNei mesi scorsi abbiamo avuto molte volte modo di parlare dei famigerati tagli al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), operati dal governo, e delle relative e vibranti proteste da parte degli operatori del mondo dello spettacolo.

Alla Mostra del Cinema di Venezia, che è in corso di svolgimento, si sono rinnovate dichiarazioni e prese di posizione molto nette di tutta la gente del cinema contro questi tagli.

Ed ecco che ci ha pensato il Ministro Brunetta a gettare olio sul fuoco: a poche ore dalla fine della Mostra internazionale del Cinema di Venezia, il Mini­stro della Pubblica amministra­zione e dell’Innovazione – ieri,  nel suo inter­vento alla scuola di formazione del Pdl a Gubbio – ha dato dei “saggi” consigli al suo collega San­dro Bondi, responsabile dei Be­ni culturali, presente in sala.

Ecco i video integrali del suo intervento (quello con i passaggi di cui parliamo qui è il secondo – i video li ho trovati su YouTube, i commenti non sono miei, ma di chi li ha pubblicati, se li visualizzate direttamente con Youtube potete leggere tutto), seguito dal riassunto di  alcune sue testuali dichiarazioni, nelle quali ha sparato ad alzo zero contro il cinema italiano. I tagli al Fondo Unico dello Spettacolo, per lui, sono giusti.

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Esiste in Italia un culturame parassitario vissuto di risorse pubbliche che sputa sentenze contro il proprio Pae­se, ed è quello che si vede in que­sti giorni alla Mostra del Cine­ma di Venezia.

Bene fai Sandro a chiudere quel rubinetto del Fus”.
Il Ministro ha proseguito parlando diregisti che hanno ricevuto 30/40 milioni di euro di finanziamenti incassando in tutta la loro vita 3-4 mila euro. Questi stessi autori nobili, con l’aria sofferente, ti spiegano che questa Italia fa schifo…Solo che loro non hanno mai lavorato per avere un’Italia migliore”.

E’ toccato poi aiparassiti dei teatri lirici: i finti cantanti, scenografi che non si sono mai confrontati con il mercato, tan­to Pantalone pagava. A lavora­re…”.

E ancora: “Ci sono orchestrali che mettono insieme orchestre che suonano poco per avere sussidi statali e poi si fanno il complessino loro“. (!)

E infine:Questo è un pezzo di Italia molto rappresen­tata, molto ‘placida’ e questa Italia è leggermente schifosa.”

La scelta dell’aggettivo “placida“‘ non era evidentemente affatto casuale dopo che Michele Placido, a Venezia con il suo film sul ’68, Il grande sogno, si è reso protagonista di una polemica che dalla casa di produzione Medusa si era este­sa a Berlusconi (aveva dichiarato di non averlo mai votato, anche se aveva prodotto il suo film con la Casa Medusa, di proprietà, per l’appunto, del nostro Presidente del Consiglio). Il riferimento di Brunetta era ovviamente diretto a Michele Placido e Citto Maselli, che hanno toccato con i loro film “temi” che ovviamente non sono fra i più graditi a chi governa l’Italia.

A sottolineare la trasformazione del Ministro Brunetta, in peggio, in un facsimile del suo Presidente del Consiglio,  ci ha pensato l’ex Presidente di RAI Cinema, Giuliano Montaldo, secondo il quale l’idea di spettacolo dell’esponente politico sarebbe coincidente con la presenza, a Venezia, di Noemi Letizia.

Ott 202008
 

I tagli al FUSMILANO: QUANDO LA CULTURA E’ PRECARIA

La Camera del Lavoro di Milano, il Sindacato Lavoratori della Comunicazione, il Sindacato Attori Italiani, il Sindacato Italiano Artisti della Musica hanno organizzato un incontro:

lunedì 20 ottobre 2008 – ore 19.00 – 20.45

dalle ore 19.00 c/o il Teatro dal Verme Milano

ore 20.45 buffet
ore 21.15 concerto e parole degli artisti milanesi

(con Dario Fo, Franca Rame, l’orchestra dei Pomeriggi musicali, ecc. (vedi più sotto)

introdotto da Emilio Miceli – Segretario generale SLC nazionale

via S. Giovanni Sul Muro 7 (MM 1 – Cairoli)

discussione con gli artisti milanesi sulla precarietà nella cultura

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti 

L’obiettivo della manifestazione è quello di dire no ai tagli alla cultura. Anzi, «per lanciare un grido di dolore» come dice, presentando l’ iniziativa, Giancarlo Albori, segretario milanese della Slc-Cgil, il sindacato dei lavoratori della comunicazione. La ferita aperta si chiama Fus, Fondo unico per lo spettacolo. Le forbici della Finanziaria rischiano di colpire pesante: «Nove milioni e 800 mila euro in meno per la Scala, 300 mila euro in meno per il Piccolo Teatro, 250 mila tagliati ai Pomeriggi musicali» calcola Albori. Risultato: «Se non si vorrà tagliare sulla programmazione, si finirà per intervenire pesantemente sui costi, in particolare su quelli del personale» prevede Onorio Rosati, segretario generale della Camera del lavoro di Milano. Insomma, la precarietà, per chi lavora nel mondo della cultura, diventerà sempre più la regola. Leggi qui un articolo sul Corriere della Sera.

presiede il dibattito: Nicoletta Rizzi – Segretaria nazionale SAI
introduce : Giancarlo Albori – Segretario SLC Milano
intervengono : Emilio Miceli – Segretario generale SLC nazionale;
Santino Pizzamiglio
– Segretario generale SLC Milano – Direttivo nazionale SIAM Lavoratrici e lavoratori precari della cultura;
conclude : Onorio Rosati -Segretario generale Camera del Lavoro di Milano

parteciperanno:

Orchestra dei Pomeriggi Musicali  – Maestro Alberto Veronesi

con gli Attori:

Dario Fo e Franca Rame

Moni Ovadia, Renato Sarti, Bebo Storti

Professori d’orchestra del Teatro alla Scala: Roberto Benatti, Thomas Cabuoto, Demetrio Costantino, Francesco Lattuada, Claudio Pinferetti, Danilo Rossi
ex musicisti Orchestra Verdi Professori d’orchestra Marco Gori, Cecilia Musmeci, Andrea Scacchi Orchestra di via Padova
Ballerini del Teatro alla Scala
Pippo Veneziano – Corista Teatro alla Scala
Compositori: Carlo Boccadoro, Filippo Del Corno
Gruppo Jazz: Davide Corini, Ferdinando Faraò, Luca Garlaschelli, Tiziana Ghiglioni, Emanuele Parrini Associazione Musicarticolo9

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Ott 042008
 

Bruno Zanolini, Letizia Moratti e Saverio Borrelli alla conferenza stampa del Conservatorio di Milano 2008 - foto Gianni CongiuLe celebrazioni per il Bicentenario della fondazione del Conservatorio “G. Verdi” di Milano s’inaugurano sabato 11 ottobre 2008 alle ore 21.00 con un concerto dell’Orchestra Filarmonica dell’Istituto, diretta da Daniele Gatti.
L’appuntamento, nello spirito che animerà le celebrazioni  stesse, vede quindi la presenza sul podio di un nome tra i più noti della scena concertistica e lirica internazionale, alla guida di una formazione che riunisce gli allievi del Conservatorio. Lo spirito delle celebrazioni vuole infatti insieme le giovani promesse, i concertisti di domani, con i concertisti di oggi, un tempo allievi dello stesso Conservatorio.
Non è tutto. Le celebrazioni per il Bicentenario vedranno il Conservatorio aprire le porte alla Città (che gli ha dato i natali e in cui e per cui opera da 200 anni) non soltanto in occasione di manifestazioni concertistiche, ma anche in occasioni speciali, diverse, come quella della maratona musicale degli allievi.
Ma, nel corso della conferenza stampa tenuta il 3 ottobre , il Presidente del Conservatorio, Dottor Francesco Borrelli, ha anche levato un vero e proprio grido di dolore sulla situazione del Conservatorio (vedi anche articolo del Corriere della Sera):

“lancio un «appello ai milanesi», per fare fronte ai tagli della Finanziaria che minacciano anche questa istituzione della città”. Borrelli si dice pronto ad «andare con il cappello in mano» in cerca di aiuto. Per superare questo «momento terribile», secondo l’ex magistrato, «l’unica soluzione è un maggiore intervento dei privati. Come potete immaginare, non era il mio mestiere, ma dovremo bussare a molte porte». I tagli che colpiranno il Conservatorio Verdi «si aggirano intorno al 40% – spiega Borrelli , a margine della presentazione del Bicentenario dell’istituto.Ma non sono solo per noi, ma anche per le università e gli enti lirici. Che si deve fare? È un momento terribile per l’economia».

Alle celebrazioni per il bicentenario del Conservatorio è intervenuta anche il Sindaco, Letizia Moratti, che ha dichiarato: «Cerco sempre di vedere gli aspetti positivi della nostra città, pur consapevole che ci sono anche delle criticità. Mi dispiace che troppo spesso si raccontino solo le cose negative. Oggi ad esempio siamo qua per festeggiare il bicentenario di un’istituzione che è un’eccellenza in Italia e nel mondo».

La scuola muoreCi ancoriamo  con fiducia a queste belle parole del Sindaco, e speriamo che la scure dei tagli non si abbatta proprio sui Conservatori italiani, il fiore all’occhiello della musica italiana. Le notizie che ci pervengono da fonti sicure non sono affatto buone: tutti coloro che amano la cultura nel nostro paese devono adoperarsi affinché i tagli non si abbattano sistematicamente sulla scuola, l’Università, la cultura. Senza formazione, non c’è futuro. Il paese muore, la musica muore.

Il governo si è, proprio in questi giorni, battuto strenuamente perché l’Italia avesse ancora una sua compagnia di bandiera. Non osiamo pensare a quanto questo sia costato alle esauste casse dello stato (e quindi a noi contribuenti). Qualcuno parla di un miliardo e mezzo di Euro… ci auguriamo davvero che i miseri 10 milioni di Euro necessari per tutti i Conservatori italiani, come da finanziaria dello scorso anno, non vengano ora a mancare. Non assisteremo impotenti alla distruzione del nostro sistema formativo. 

La cultura e l’arte italiane sono quello che più dà lustro nel mondo, da sempre, al nostro paese. Vogliamo proprio suicidarci?

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Set 202008
 

Beh, piange sempre il cuore a vedere che dei lavoratori, pur se privilegiati per molti versi, possano perdere il loro lavoro. Ma a me, scusate se potrò sembrare cinico, piange per altri motivi. Quanti sono il lavoratori Alitalia a rischio perdita di lavoro se l’Alitalia viene dichiarata fallita? 20 mila? Mi pare sia questa la cifra in ballo.
Mi pare di aver sentito anche che molti di questi sarebbero precari.

20 mila sono una bella cifra e tutti i giornali ne parlano. Ne parlano anche  TG, le radio… è diventato l’argomento più gettonato persino nei bar dello sport!!! Ed è giusto! 20 mila persone sul lastrico sono pur sempre un dramma.

Stiamo parlando di una Italia di serie “A”.

Ma esiste anche una Italia di serie “B”, forse “C”, o probabilmente ancor più bassa. Di chi parlo? Parlo dei lavoratori della SCUOLA (scuola, non AFAM). Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito ad un vero massacro di posti, suddivisi tra cattedre e posti di ATA.

  • Berlinguer: meno 65 mila posti
  • Moratti: meno 40 mila
  • Fioroni: non saprei
  • Gelmini: per ora ha paventato meno 85 mila (con la benedizione di Berlinguer, che avrebbe asserito “non sono i numeri a fare la qualità della scuola”).

Se sommiamo il tutto abbiamo alla fine del giro 190 mila posti in meno…. Volatilizzati nel nulla!!! Ma, ma, ma… qualcuno di voi ha sentito giornali, TG, radiogiornali interessati a questo dramma?

Io non ho sentito nulla! Eppure le cifre 190 mila contro 20 mila dovrebbero far urlare allo scandalo, e invece tutto è silente!!! E i professori non hanno tutti i privilegi dei Piloti e neppure gli stipendi!!!

Povera SCUOLA, che muore nel silenzio e nell’indifferenza totale!!!

Prof. Antonio Calosci
(Professore ordinario di Violino presso il Conservatorio “Rossini” di Pesaro)

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