Apr 142018
 

L’Orchestra UniMi, ovvero dell’Università degli Studi di Milano, è una realtà ormai consolidata: fondata nel 2000, ha una storia quasi ventennale fatta di collaborazioni con direttori e solisti di fama internazionale. La singolarità del progetto sta proprio nella capacità di mantenere l’equilibrio fra la dimensione universitaria e quella di respiro europeo: di fatto siamo di fronte a un felice ibrido, anti-convenzionale anche nella scelta di alternare sul podio (o come solisti) musicisti maturi di comprovata fama ed esperienza (fra i tanti, potremmo citare Axelroad, Oppitz, Repin, Brunello, Dindo, la Zilberstein) e giovani di grande talento. Nel concerto di martedì 10 aprile 2018, UniMi, il cui direttore musicale è Alessandro Crudele, ha deciso di scommettere su due musicisti delle nuove generazioni: Stefano Ligoratti, nella veste di direttore d’orchestra, e Francesco Granata, solista al pianoforte nel Concerto K 449 di Mozart.

Non ho mai finora parlato di Stefano Ligoratti su questo blog. Chi mi conosce, sa che suono a quattro mani con lui e che siamo amici da tempo. Stavolta però mi sono detto che non parlarne mai costituirebbe un torto ancora maggiore che fargli un’agiografia. Il lettore mi perdoni quindi se in questa recensione indulgerò ad alcune considerazioni che riguardano le mie affinità elettive con questo musicista che è tanto talentuoso quanto schivo e restio a farsi pubblicità. Ligoratti è più giovane di me, ma quando frequentavo il Conservatorio già vedevo in lui un esempio di ciò che idealmente per me il musicista sarebbe dovuto tornare ad essere: non un freddo specialista di uno strumento, ma un vero “musico” nel senso più ampio del termine. So per certo che i tanti diplomi di Stefano (pianoforte, organo, clavicembalo, direzione, composizione) non nascono da una sete di collezionismo di titoli, ma derivano con assoluta spontaneità dalle sue qualità e dalla sua passione: ho incontrato in tanti anni di attivismo concertistico pochi musicisti con un orecchio perfetto e sensibile come il suo, con la sua disarmante facilità e intelligenza, ma anche con la sua coscienza che le doti di natura non bastano, e che per un musicista c’è anche un cammino esistenziale (da un lato) e culturale (dall’altro) da compiere. Non nascondo che per un periodo, come avviene per tanti talenti, questa facilità mi è parsa perfino eccessiva, e che in una certa fase Ligoratti poteva apparire fin troppo sicuro di sé – quasi mettendosi la maschera del pianista e del direttore “da battaglia”. Ma fortunatamente la sua sfaccettata sensibilità ha avuto la meglio, e lo ha portato ripetutamente a “mettersi in crisi”: e credo non ci sia nulla di meglio, per un musicista, che ripensare se stesso e la musica costantemente, dimenticando gli “ubi consistant” dei propri successi per andare sempre oltre ciò che si è raggiunto. Di fatto, fin dall’incantato e incantevole Notturno op. 40 di Dvořák che ha aperto il programma, si è percepita la volontà del direttore d’orchestra di ricercare una morbidezza sonora e quasi un clima di sospensione e di vibrante attesa: la capacità di Ligoratti di non voler giocare anticipatamente la carta dell’enfasi espressiva è propria di un musicista già maturo, che sa creare il climax quasi “nutrendosi di poco” in modo da dare poi il giusto risalto al vero e proprio emergere del pathos. Le dinamiche, curatissime, non sono quindi fini a se stesse, ma  a un progetto complessivo, che in Ligoratti è spesso legato alla volontà di far emergere le dimensioni estreme (la rarefazione più eterea come lo scatenamento più dionisiaco), sapendo però gestire i trapassi dall’una all’altra.

La dimensione eterea ha prevalso nel Concerto K 449 di Mozart, in cui Ligoratti, lungi dall’imporre una propria unilaterale impostazione, è entrato in fruttuoso dialogo con il ventenne Francesco Granata, già enfant prodige (lo ospitai appena dodicenne a Radio Classica) e allievo di punta del Conservatorio di Milano, dove si è diplomato con tutti gli onori nel 2016 con Alfonso Chielli (è ora allievo di Benedetto Lupo a Santa Cecilia). Pur in possesso di una tecnica molto brillante e di una grande lucidità mentale, Granata ha già saputo uscire dagli standard del perfetto prodigio, mostrando una personalità molto spiccata dal punto di vista delle scelte stilistiche ed espressive. Mi verrebbe quasi da definirlo un “maestro del secondo tema” per la sua capacità di far cantare con estrema delicatezza e poesia i motivi più lirici. Con gli anni le sue intenzioni acquisiranno forse un potere persuasivo ancora maggiore, ma per il momento non gli si può chiedere di più: Granata rappresenta l’esempio perfetto del giovane musicista concentratissimo e appassionato, che cesella ogni dettaglio e vive ogni singola nota fosse la cosa più importante del mondo. C’è in lui anche qualche felice eccentricità rispetto a un panorama di pianisti talora più dimostrativi o addirittura aggressivi: certe note o accordi presi quasi dal basso verso l’alto, una certa ricerca di sfumature e di deliberate fragilità (soprattutto nel sublime Andantino) che gli fa prendere strade quasi anti-demagogiche, preferendo spesso l’intimismo alla declamazione ostentata. 

Nella seconda parte siamo tornati a est di Vienna, e per la precisione a Praga, con una prima esecuzione italiana: Sentence per 15 archi di Jiří Gemrot, brano molto complesso, soprattutto dal punto di vista timbrico: qui l’Orchestra ha mostrato duttilità e disponibilità ad affrontare capillarmente un linguaggio contemporaneo che non è mai comunque cerebrale, e che si rifà ampiamente  a compositori come Martinů, Janáček e Britten. In chiusura, la Suite per orchestra d’archi VI/2 di Janáček è emersa come un piccolo grande capolavoro: di raro ascolto, essa – seppur conclusiva – mi è parsa quasi il fulcro del concerto, nel riassumere quegli ispirati salti d’umore che caratterizzano la Mitteleuropa orientale: merito in gran parte di Ligoratti, che nei ben due “Adagio” ha saputo creare ancora una volta quel clima di sospensione del tempo e di sognante liquidità che lasciava poi repentinamente il posto a una fibrillazione e a un pathos drammatico ben emersi soprattutto nel Presto e nell’Andante conclusivo. 

Luca Ciammarughi

 

 

 

Mar 032016
 

                                                    L’Associazione Musicale Colpi d’Arte

è lieta di annunciare il suo Concerto d’Inaugurazione

Bach to the Future

L’occasione è gradita per ricordare l’anniversario della nascita di Johann Sebastian Bach, omaggiando le sue Opere in chiave contemporanea. Si tratta di una performance molto innovativa che vuole esplorare nuovi colori timbrici grazie all’utilizzo di strumenti elettronici che si contrappongono alla classicità della musica di Bach. Il concerto sarà il risultato di una commistione di tradizione e rottura di quest’ultima. Non ci sarà barriera tra gli esecutori e il pubblico; la partecipazione degli spettatori sarà più attiva e dinamica.Non mancheranno momenti esplicativi in forma di guida all’ascolto e di spiegazione dell’esecuzione.

 

Matilda Colliard – Violoncello/Violoncello elettrico

Stefano Ligoratti  – Pianoforte/Sintetizzatore.


Programma a sorpresa!

Appuntamento al 21 marzo 2016 alle ore 19:00 presso la Sala Hajech del Liceo Artistico di Brera – ingresso da via Marcona 55 (Milano)

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

  

Per info:   assmuscolpidarte@gmail.com

tel: 0039-3465884701

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  • Lugano Musica
    Lugano Musica

    LAC Lugano Arte e Cultura è il centro culturale dedicato alle arti visive, alla musica e alle arti sceniche, che si candida a diventare uno dei punti di riferimento culturali della Svizzera, con l’intento di valorizzare un’ampia offerta artistica ed esprimere l’identità di Lugano quale crocevia culturale fra il nord [continua a leggere]

  • Amici della Musica di Modena
    Amici della Musica di Modena

      L’associazione Amici della Musica di Modena opera senza finalità di lucro. Progetta e promuove numerose iniziative culturali e musicali a Modena e in provincia. Vive attraverso il lavoro di soci volontari, che donano impegno, competenza e professionalità. Propone esperienze di ascolto e di conoscenza, di incontro e di approfondimento, [continua a leggere]

Dic 182014
 

locandina-concerto-robbiate-2014Il Comune di Robbiate presenta:

Shakespeare in musica”

Monika Lukacs – Soprano

Stefano Ligoratti – Pianoforte

Domenica 21 dicembre alle 21, presso la Sala Consiliare in Piazza della Repubblica 2 di Robbiate (LC), si esibiranno Monika Lukacs e Stefano Ligoratti in un concerto del tutto esclusivo. Avremo il piacere di ascoltare le più belle arie operistiche e liederistiche ispirate alle Opere di William Shakespeare.

 In programma: V. Bellini, C. Gounod, G. Verdi, R. Strauss, S. Prokofjev e le musiche inedite di Luca Vago.

 

INGRESSO LIBERO

 

Programma

•    V. Bellini: I Capuleti e i Montecchi – Aria di Giulietta
– “Eccomi, in lieta vesta… Oh! quante volte

•    C. Gounod: Romèo et Juliette – Valzer di Juliette
– “Je veux vivre

•    G. Verdi: Falstaff – Aria di Nannetta – “Sul fil d’un soffio
etesio

•    G. Verdi: Otello – Aria di Desdemona – “Ave Maria”

•    S. Prokofjev: Romeo e Giulietta Op. 75 n. 6
Montecchi e Capuleti – (Pianoforte solo)

•    R. Strauss: Drei Lieder der Ophèlia aus “Hamlet” Op. 67:

Wie erkenn’ ich mein Treulieb

Guten Morgen, ‘s ist Sankt Valentinstag

Sie trugen ihn auf der Bahre bloss

•    L. Vago: Tre sonetti: XXXIII, LX, LXXIII

•    A. Thomas: Hamlet – Scena di Pazzia di Ophélie – “A vos yeux, mes amis

 

 

 

 

Dic 032014
 

Doriano ZurloIl compositore Doriano Zurlo ha affidato la sua musica alle esperte mani del nostro pianista e Direttore artistico Stefano Ligoratti.Stefano-Ligoratti-in-concerto1

Dalla loro collaborazione è nato l’album Simple che ha riscontrato un notevole successo. Di rilievo è stato, in particolare, l’apprezzamento da parte di Andrew Keeling, musicista inglese che lavora con Robert Fripp dei King Crimson: “Doriano Zurlo mi ha inviato il suo album Simple: si tratta di un album di miniature per pianoforte e sebbene non ci sia da aspettarsi la musica di Chopin, si percepisce il romanticismo nell’aria. E’ eseguito da Stefano Ligoratti in maniera squisita. L’ “onestà musicale” è un prodotto ormai raro ai giorni nostri con un mercato di musica ormai saturo e Doriano Zurlo la possiede.”

Album Simple

 Link al commento per intero

Ecco un’intervista a Doriano Zurlo postata lo scorso 16 ottobre sul sito Ondadarte.

Onda D’Arte – Doriano Zurlo, copywriter o musicista?

Doriano Zurlo – Mi imbarazza un po’ essere definito musicista, sono solo un dilettante, nel senso più profondo della parola: mi diletto

ODA – Abbiamo scoperto Doriano Zurlo girovagando per Youtube, dove ci sono alcuni suoi lavori musicali per spot pubblicitari e un paio di video con brani dal suo disco per pianoforte solo, un disco che si intitola “Simple”. Perché “Simple”?

DZ – Innanzitutto devo vergognarmi di avergli dato un titolo in inglese. I miei figli me l’hanno giustamente rimproverato. Ma se l’avessi chiamato “Semplice”, sarebbe stato uguale a una canzone di Gianni Togni degli anni ’70! Poi, nel nome c’è il tentativo di dichiarare cos’è questo lavoro: composizioni per pianoforte semplici. Che poi in realtà non sono tutte semplicissime, però lo sono se paragonate ai lavori di quelli che per me sono i “veri” musicisti. Per dire: Bach, Liszt, o Thelonious Monk

ODA – Quindi tu che hai composto musica stenti a definirti “musicista”?

DZ – Vuoi dire che basta mettere insieme due note per potersi definire così? Non mi riferisco a me stesso, ora, che di note ne ho messe insieme ben più di due, ma a molta musica che c’è in giro. Va detto. E vanno fatte le dovute differenze, per non ingannare l’ascoltatore. Oggigiorno c’è chi scrive canzoncine pop per pianoforte ed è convinto di essere la reincarnazione di Mozart. E ha anche molto successo perché chi lo ascolta è convinto di ascoltare musica elevata, da intenditori

ODA – Quindi come ti definiresti?

DZ – Io sono un copywriter, cioè un pubblicitario, uno che scrive sceneggiature per spot per la TV o internet, campagne stampa, manifesti e robe simili. Musicalmente sono un autodidatta, suono la chitarra, il contrabbasso elettrico e il pianoforte, ma sarebbe meglio dire che li strimpello, non ho grandi doti tecniche, non mi ci sono mai applicato. È che mi piace comporre, e quello è un lavoro che si fa più con la testa che con le mani. Certo, se sapessi anche suonare meglio, probabilmente farei composizioni diverse e migliori

ODA – Infatti “Simple” non è suonato da te.

DZ – No, ho affidato le partiture di Simple a un giovane talento della musica classica italiana, Stefano Ligoratti. È un pianista bravissimo, con un tocco sulla tastiera che rende ogni nota più espressiva di quanto avrei potuto fare io!

ODA – Oltre a scrivere per la pubblicità, fai anche musiche per la pubblicità.

DZ – Sì, ho fatto qualcosa. È un’attività che spero di sviluppare

ODA – I video di “Uranus” e “Rainy June, III” sono molto belli.

DZ – Li ha girati Riccardo Torri, un amico art director e regista, capace di far miracoli con immagini prese qui e là per il mondo, e montate ad arte. Sono davvero molto belli. E tra poco ne faremo uno nuovo per il Valzer dei Trapezisti

ODA – Programmi futuri?

DZ- Sto scrivendo una cosa che spero vedrà la luce entro fine anno… ma non so. È un disco con sei strumenti: batteria, chitarra, contrabbasso elettrico, violino, violoncello e pianoforte, forse qualche inserto di elettronica

ODA – Speriamo di ascoltarlo presto!

DZ – Devo dire ancora una cosa. “Uranus”, il brano di apertura si “Simple”, è stato molto apprezzato Andrew Keeling, un musicista inglese che lavora con Robert Fripp, sì quello dei King Crimson. Insomma, ho avuto l’apprezzamento di un musicista vero

ODA – Beh, per un “non musicista” è sicuramente un ottimo inizio! Per adesso quindi ti ringraziamo ma restiamo in ascolto!

Link al sito

Il video del Valzer dei trapezisti

Canale Youtube di Doriano Zurlo

 

 

Set 222014
 
Vigevano-Stemma classica-viva-nero-trasp urban-farm-lab logo-diapason logo-progetto

Il sito http://www.concertodautunno.it, a cura di Mario Mainino, ha pubblicato un magnifico servizio fotografico sul nostro concerto “Appassionatamente” del 21 settembre 2014.

Lo riprendiamo qui, con molti ringraziamenti:

Set 172014
 

Matilda Colliard e Stefano LigorattiContinua, con grandissimo successo, la rassegna concertistica di ClassicaViva al Castello sforzesco di Vigevano:  un viaggio attraverso la grande musica in uno scenario incantevole: grandi, giovani interpreti sono i protagonisti delle suggestive serate tra le colonne della splendida Scuderia Leonardesca. L’obiettivo – che è ormai una concreta realtà – è quello di avvicinare il pubblico alla musica classica attraverso l’interpretazione di capolavori di grandi compositori, tra i quali giganteggiano Ludwig Van Beethoven e Franz Schubert.

Concerto di domenica 21 settembre, alle ore 21,30

“Appassionatamente”

duo violoncello e pianoforte
Matilda Colliard e Stefano Ligoratti

  • Ludwig Van Beethoven, Sonata n. 3 op. 69 per Violoncello e Pianoforte in La magg.
  • Anton Rubinstein, Sonata n. 1 op. 18 per Violoncello e Pianoforte in Re magg.

Un concerto davvero interessante, in cui viene dato spazio, oltre a una grandissima sonata classica di Beethoven, all’originalità di un compositore come Anton Rubinstein, con la Sonata per Pianoforte e Violoncello n. 1, capostipite di un romanticismo al quale si ispirarono moltissimi celebri altri autori.

Gli interpreti

Concerto-Eroico-0069 matilda2
 Stefano Ligoratti  Matilda Colliard

 

Set 132014
 

Oggi, sabato 13 settembre 2014, è apparso sulla “Provincia pavese” un magnifico articolo con la presentazione del nostro concerto di domani a Vigevano, “Schubertiade, vino e Sachertorte”. Ringraziando molto la brava giornalista Lucrezia Semenza, lo pubblichiamo qui:

 articolo provincia pavese del 13 sett 2014

Set 012014
 
Vigevano-Stemma classica-viva-nero-trasp urban-farm-lab logo-diapason logo-progetto

“DI SERA, IN CASTELLO“ ARENA CASTELLO SFORZESCO – VIGEVANO

Comunicato stampa, con cortese preghiera di pubblicazione

La Conferenza Stampa ufficiale si terrà a Vigevano, presso il Comune, presso la saletta dell’Ufficio cultura, II piano, mercoledì 3 settembre 2014, alle ore 12

In occasione dell’iniziativa “di Sera, in Castello“, in corso presso il giardino del Castello Sforzesco di Vigevano fino al 28 Settembe 2014, l’Associazione Musicale ClassicaViva, con sede a Dorno, consorziata di Diapason Consortium, ha programmato, all’interno del più ampio Calendario Eventi della succitata iniziativa, una serie di esibizioni di musica classica, denominata

“Classica in Castello”

La rassegna concertistica si terrà al coperto, presso la Seconda Scuderia del Castello Sforzesco, accessibile dalla Piazza Ducale, alle ore 21,30, come di seguito dettagliato.

Ingresso libero con raccolta fondi ai sensi dell’art.143 art.3 comma a del T.U.I.R., per autofinanziamento.

 

Nello specifico si tratta di musica da camera, suonata al pianoforte, solista o in formazione di duo o trio (accompagnato da violino e violoncello). Per ulteriori informazioni, far riferimento al sito http://www.classicaviva.com  e http://www.diapason.itfoto seconda scuderia vigevano

Ecco il manifesto ufficiale della rassegna:

Manifesto rassegna Classica a Vigevano

Concerto di domenica 07  Settembre 2014 ore 21:30 Al chiaro di luna in castello

Recital Pianistico

Pianista: Stefano Ligoratti

Ludwig Van Beethoven(Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827)

  • Sonata n. 8 op. 13 in do min. “Patetica”:  – Grave – Allegro di molto e con brio – Adagio cantabile – Rondo: Allegro
  • Sonata n. 14 “Quasi una fantasia” op. 27 n. 2 in do# min. “Chiaro di Luna”– Adagio sostenuto– Allegretto – Presto agitato
  • Sonata n. 23 op. 57 in fa min. “Appassionata”– Allegro assai– Andante con moto- Allegro, ma non troppo- Presto
Concerto di domenica 14 Settembre 2014, ore 21:30 Schubertiade:Vino e Sachertorte

  • Duo Violoncello e Pianoforte
  • Trio Violino, Violoncello e Pianoforte
  • Duo pianoforte a 4 mani

Pianoforte: Stefano Ligoratti, Luca Ciammarughi, Danilo Lorenzini

Violino: Alessandra Pavoni Belli

Violoncello: Matilda Colliard

Franz Schubert (Vienna, 31 gennaio 1797 – Vienna, 19 novembre 1828)

  • Sonata per Violoncello e Pianoforte in la min. “Arpeggione” D. 821 – Allegro moderato – Adagio – Allegretto
  • Fantasia a 4 mani in fa min. D. 940 – Allegro molto moderato – Largo – Scherzo. Allegro vivace– Finale. Allegro molto moderato
  • Piano Trio n. 2 op. 100 in Mib magg.– Allegro– Andante con moto– Scherzando: Allegro moderato– Allegro moderato
Concerto di domenica 21 settembre 2014, ore 21,30

Appassionatamente:

Duo violoncello e pianoforte

Violoncello: Matilda Colliard
Pianoforte: Stefano Ligoratti

Ludwig Van Beethoven (Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827)

  • Sonata n. 3 op. 69 per Violoncello e Pianoforte in La magg.
    Allegro ma non tanto
    – Scherzo. Allegro molto
    – Adagio cantabile
    – Allegro vivace

Anton Rubinstein

(28 novembre 1829 – Peterhof, 20 novembre 1894)

  • Sonata n. 1 op. 18 per Violoncello e Pianoforte in Re magg.
    Allegro moderato
    – Moderato assai
    – Moderato
Concerto di domenica 28 settembre, ore 21,30

Hammering – Martellate

Pianoforte: Antonio Bologna

Il programma è un viaggio in punta di martelletti lungo tre secoli e largo tre continenti, Da Bach a Sakamoto, passando per i grandi romantici.

La rassegna è un viaggio attraverso la grande musica in uno scenario incantevole come quello del Castello di Vigevano: grandi-giovani interpreti saranno i protagonisti delle suggestive serate tra le colonne della splendida Scuderia Leonardesca. L’obiettivo è quello di avvicinare il pubblico alla musica classica attraverso l’interpretazione dei capolavori di grandi compositori, tra i quali giganteggiano Ludwig Van Beethoven e Franz Schubert.

Nella rassegna viene dato spazio, oltre a grandissimi classici come Beethoven e Schubert, all’originalità di un compositore come Anton Rubinstein, con la Sonata per Pianoforte e Violoncello n. 1, capostipite di un romanticismo al quale si ispirarono moltissimi celebri altri autori.

La prima serata, “Al chiaro di luna in Castello”, in programma domenica 7 settembre 2014, vede lo straordinario pianista Stefano Ligoratti, principale protagonista di tutta la rassegna, affrontare le tre sonate pianistiche più famose di Beethoven, ossia:

  • Sonata n. 8 op. 13 in do min. “Patetica” – Grave – Allegro di molto e con brio
  • Sonata n. 14 “Quasi una fantasia” op. 27 n. 2 in do# min. “Chiaro di Luna”
  • Sonata n. 23 op. 57 in fa min. “Appassionata”

Nel concerto di domenica 14 Settembre 2014, alle ore 21:30 si terrà una vera e propria “Schubertiade” – denominata “Vino e Sachertorte” perché nel chiosco del Parco saranno disponibili vino e la famosa torta viennese al cioccolato denominata “sachertorte”.

Il Concerto presenta musica da camera, che verrà eseguita da tre diverse formazioni, ossia:
Duo Violoncello e Pianoforte
Trio Violino, Violoncello e Pianoforte
Duo pianoforte a 4 mani

Pianoforte: Stefano Ligoratti, Luca Ciammarughi, Danilo Lorenzini
Violino: Alessandra Pavoni Belli
Violoncello: Matilda Colliard

Il programma prevede tre dei più grandi capolavori di Schubert, ossia:

  • Sonata per Violoncello e Pianoforte in la min. “Arpeggione” D. 821
  • Fantasia a 4 mani in fa min. D. 940
  • Piano Trio n. 2 op. 100 in Mib magg.

Il concerto di domenica 21 settembre, intitolato “Appassionatamente”, vedrà il duo violoncello e pianoforte di Matilda Colliard e Stefano Ligoratti eseguire:

  • di Ludwig Van Beethoven, la Sonata n. 3 op. 69 per Violoncello e Pianoforte in La magg.
  • e, di Anton Rubinstein, la Sonata n. 1 op. 18 per Violoncello e Pianoforte in Re magg.

Il concerto di domenica 28 settembre, con interprete Antonio Bologna, denominato “Hammering” – “Martellate”, è un viaggio in punta di martelletti lungo tre secoli e largo tre continenti, Da Bach a Sakamoto, passando per i grandi romantici.

Una occasione per verificare le costanti che in ogni luogo ed epoca animano il desiderio dell’uomo.

Gli interpreti

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 Stefano Ligoratti  Matilda Colliard
LucaCiammarughi2-239x300 Danilo-Lorenzini
 Luca Ciammarughi Danilo Lorenzini  
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 Alessandra Pavoni Belli  Antonio Bologna

 

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Lug 022014
 

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“Quando la grande musica ti entra in casa…”

Il 7 Giugno Stefano Ligoratti e il Quintetto d’archi “I Solisti Laudensi” si sono esibiti a Milano in un interessantissimo riadattamento cameristico di due magnifici concerti per pianoforte e orchestra: il Concerto n.3 (op. 37) di Beethoven e il Concerto (op. 54) di Schumann. Grazie al Centro Culturale della Cooperativa di via Ornato, l’evento si è tenuto in una sede decisamente particolare – il cortile della Corte ottocentesca di via Ornato. Anche se dovute per lo più a delle necessità, le scelte fatte stimolano notevoli riflessioni sul ruolo della musica classica (genericamente intesa) nel “mondo moderno”, dandoci l’occasione di apprezzarne in modo totalmente diverso alcune sfaccettature.

Primo motivo di riflessione è il ruolo del pianoforte, che acquisisce una preponderanza ancora maggiore, sfoggiando interamente la sua vasta gamma di suoni e potenzialità espressive. Gli archi, invece, ridotti a un quintetto, vengono a ricoprire un ruolo molto delicato: a bassi numeri cresce notevolmente il rischio di risultare “aciduli” (soprattutto per quel che riguarda i violini), proprio quando, di contro, la situazione richiede al contempo rotondità di suono e delicatezza, in modo da creare una sorta di lieve cornice.

Proprio il tema della “cornice” ci porta a un altro, fondamentale, aspetto della questione: l’abito. Se, da un lato, siamo spesso portati a pensare all’800 come al secolo d’oro del Romanticismo e della grandiosità, è altrettanto vero che il XIX è stato il secolo della borghesia, il cui locus amoenus divenne il salotto borghese, l’intimità della casa. Ebbene, in questo concerto abbiamo potuto assaporare uno strano cocktail di queste realtà in contraddizione, un “Beethoven in sordina”, un eroe romantico in vestaglia; con questo nuovo abito viene appena smorzato l’impeto degli Allegro, mentre il secondo movimento, tipicamente vissuto come semplice “pausa”, si trova perfettamente a proprio agio, con sonorità differenti – più dolci, se vogliamo, e più profonde, in particolar modo per ciò che riguarda il violoncello, le cui vibrazioni possiamo cogliere decisamente meglio. Riprendendo il termine “cornice”, che ben si addice alla musica da camera, pensiamo, quindi, a quanto la situazione possa modificare la musica che ascoltiamo; se il collegamento con l’arte visiva è immediato, lo è anche ricollegare questa versione cameristica del concerto alle sue origini 600esche e alla musica delle corti del 700.

In altre parole abbiamo assistito a un trait d’union tra il romanticismo (come dal titolo “Romanticismi in musica”) e il rococò, a una versione boccheriniana di Schumann e Beethoven, paradossalmente proprio con il concerto che è stato la chiave di volta del passaggio al romanticismo del compositore di Bonn. Fortunatamente, del XIX secolo è anche la location, il cortile interno di un’antica casa popolare ammodernata. Questa singolare situazione, per quanto non del tutto favorevole alla fruizione della musica e nonostante gli inevitabili inconvenienti del suonare all’aperto, stimola importanti riflessioni sulla rivalutazione e rivivificazione della musica classica, ormai sempre più di nicchia: grazie al “nuovo” abito, più intimo, questi concerti diventano a “misura d’uomo”, entrando letteralmente in casa dell’ascoltatore.

Senza dubbio questa iniziativa, forse accostabile ad altre, comunque recenti, quali Pianocity, permette una maggiore visibilità (e accessibilità) a una musica che sempre di più si sta richiudendo nei “soliti” teatri, legata a tradizioni stringenti e difficilmente aperte verso il nuovo (con conseguenze catastrofiche per i compositori contemporanei). In un certo senso le trascrizioni con organici differenti, oggi non tanto usitate, nascono proprio dall’esigenza di adattare la musica alle possibilità e non è un caso che questa pratica, molto in voga proprio nell’800 – secolo in cui tutti cercavano di conoscere musica sempre nuova, vuoi per spirito nazionalistico, vuoi per caratteristiche intrinseche alla realtà borghese – venga riscoperta oggi, in un periodo di grandissima disponibilità di comunicazione e conseguente confusione, con un parallelismo che mette in evidenza la ciclicità storica della nostra società.

La grandezza del Romanticismo riesce, grazie sia al notevole talento dei musicisti sia alla maestria dei trascrittori (Jeremy Liu per Schumann e Vinzenz Lachner per Beethoven), a penetrare i nuovi muri, fondendosi perfettamente alla realtà intima con cui entra in contatto. Senza alcun dubbio il merito maggiore va, però, ai musicisti, in grado di dare vita alla musica in maniera praticamente impeccabile nonostante le difficoltà – per quanto molti sembrino dimenticarlo, i musicisti sono e rimangono esseri umani in carne e ossa: fare musica richiede un notevole grado di concentrazione e, se uccelli e neonati sono incognite cui è impossibile porre rimedio, di certo alcuni comportamenti di persone adulte sono evitabili; in fin dei conti, però, la serata aveva come obiettivo proprio quello di far fondere la musica “alta” con la vita di tutti i giorni e, tenendo a mente questo presupposto, ci sarebbero potuti essere imprevisti ben peggiori. Aspetto cruciale della questione diventa, in quest’ottica, il tentativo di de-sacralizzare l’evento musicale: da spettatori siamo abituati a vivere i concerti come momenti unici, quasi mistici, limitando la comunicatività “istintiva” per dare spazio al solo elemento razionale/spirituale. Ebbene, in questo caso si è tentato di andare nella direzione opposta, in modo da renderla una realtà più viva e, ut supra, “a misura d’uomo”.

Ecco che il ruolo degli interpreti assume ulteriori complessità, per via della necessità di ottenere una concentrazione tale da superare gli ostacoli e coinvolgere fino al silenzio un pubblico non “museale”, non abituato a quel tipo di fruizione ed eventualmente restio a tale forma di catarsi, per così dire statica. Quasi incredibile, a questo punto, diventa pensare che l’intero organico fosse composto da musicisti giovani (anzi, giovanissimi!), che il pianista abbia svolto anche il ruolo di direttore (certo, con un organico ridotto sembra un lavoro più semplice, ma gestire tempi e interpretazioni altrui mentre si è concentrati sui propri richiede una consapevolezza, una visione d’insieme e una destrezza a dir poco unici), che l’intero spettacolo sia stato preparato in tempi brevissimi …

A dispetto di ciò, l’esecuzione è riuscita in modo magistrale, coinvolgendo tutti i presenti. D’altra parte vedere un pianista in grado di suonare Beethoven con simili scioltezza, coinvolgimento e consapevolezza, pur mantenendo la “serenità” che più si addice alla musica da camera, dosando alla perfezione tecnica ed espressività, dandogli un taglio così personale (anche solo per via della comunque insolita trascrizione per un brano del genere) e tirando fuori veramente il meglio da ogni frase non è proprio cosa da tutti i giorni. Il vero talento conquista chiunque – ho visto persino un cane affacciarsi a uno dei balconi con la testa china, ammutolito – e senza ombra di dubbio Stefano Ligoratti di talento ne ha da vendere; persino solo il suo breve bis in solitaria, la Sonata K. 455 di Scarlatti, sarebbe bastato a dimostrarlo.

Da menzionare, al di là dei meritati e doverosi elogi al gruppo intero, è anche Alessandra Pavoni Belli, sostituto primo violino, che, a soli 22 anni, ha dimostrato di avere le qualità peculiari del suo ruolo in termini sia di interpretazione sia di leadership. Tirando le somme, non si può che comprendere e condividere l’entusiasmo del pubblico presente, letteralmente entusiasta, con addirittura qualche “fan” rimasto ad attendere l’uscita dai camerini.

Gabriele Giacosa

Gli Artisti

Quintetto d’archi “I Solisti Laudensi”
1° Violino Alessandra Pavoni Belli
2° Violino Olga Introzzi
Viola Fabio Merlini
Violincello Matilda Colliard
Contrabbasso Stefano Morelli
 Pianoforte Stefano Ligoratti
Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!