Mag 252008
 

Euterpe, la musa della musicaVi proponiamo un’originale “INTERVISTA ALLA MUSICA”, appena realizzata dalla nostra nuova collaboratrice Serena Gobbo, cui diamo il benvenuto nel nostro blog.

Come sei nata?
Qualcuno mi ha creata, come è successo a voi uomini, ma quando mi creò io ancora non esistevo, la mia coscienza nacque una frazione di secondo dopo essere stata creata, così non posso sapere chi mi ha messo al mondo.
Che cosa ti piace fare?
Mi piace occhieggiare tra le corde di un violino, saltare sulla pelle di un tamburo e attorcigliarmi su me stessa come uno straccio bagnato per poi stendermi al sole, ad asciugare.
Di cosa ti nutri?
Di gioia, di dolore, di morte, di sorpresa, ma anche di luce, di buio, di schiaffi e di carezze. Posso vivere dei colori di un paesaggio, ma anche del buio di una cantina. Sono ghiotta anche di uomini: li mangio dall’interno.
Chi sono i tuoi nemici?
Solo chi mi confonde col rumore riesce a farmi piangere, ma le mie sono lacrime che non bagnano e non luccicano, cadono senza far alcun rumore. Non ho nemici. Un nemico è chi ti colpisce consapevole di farlo, chi vorrebbe vedere il tuo sangue, chi vorrebbe farti soffrire: ma chi può voler uccidere la musica per il solo piacere di uccidere? Io ho solo amici da ringraziare: l’aria, il silenzio, il tempo, la scrittura, la vita.
Perché vuoi ringraziare l’aria?
Perché senza di lei io non potrei esistere, come un pesce non potrebbe vivere senz’acqua. Lei si lascia attraversare da me come un’onda sul mare. Mi sorregge senza chiedermi nulla in cambio. A volte sembra scoppiare a causa mia, e invece sta solo ridendo.
Perché vuoi ringraziare il silenzio?
Perché io vivo nelle sue assenze e lui nelle mie. Mi lanciano in esso, e ci contendiamo la scena come due primi attori, lui col suo cipiglio muto, io con la mia voce indomita. Nessuno dei due vince sull’altro, solo chi ci ascolta riceve il premio.
Perché vuoi ringraziare il tempo?
Perché è lui che mi guida nel silenzio attraverso l’aria come un vecchio saggio farebbe col suo discepolo. È lui che mi dona il ritmo senza il quale sarei un rumore caduco, un episodio senza valore, e mi confonderei nello squallore delle città. Mi rallenta quando corro troppo e mi accompagna con la mano quando sono stanca.
Perché vuoi ringraziare la scrittura?
Perché i rumori non si lasciano imbrigliare nella pagina, ma io ci riesco, e una volta scritta viaggio nel tempo, attraverso nuovi silenzi e sull’aria di epoche lontane. A volte viaggio anche solo nelle menti di chi sa leggermi, arrivando agli orecchi dopo essere passata per gli occhi. È un breve tragitto, ma, come la vita delle farfalle, è carico di visioni.
Perché vuoi ringraziare la vita?
Perché io e lei siamo fatte della stessa sostanza: la vibrazione che rimane una volta che si è guardato nelle particelle infinitesimali della materia, quelle in cui nessun microscopio o formula matematica può arrivare, là ci sono io. Tutto è musica. Tutto è vita.
Che cosa chiedi?
Di essere ascoltata.

Serena Gobbo

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