Apr 272016
 

“A volte si deve estrarre un’espressione dal linguaggio, farla pulire, – e poi si può rimetterla in circolazione.”

Così scriveva Wittgenstein, e noi vogliamo seguire questa esortazione per un’espressione che pullula nelle nostre esistenze, ma che non sembra essere mai stata troppo meritevole di una degna attenzione : che cosa significa “insegnare”? In maniera analoga s’intitola un ben riuscito saggio di Eleonora de Conciliis, uscito nel 2014, che sarà la guida in questo nostro interrogarci. Sin dalle prime pagine, l’autrice nota come una tale ricerca possa avere ancora più senso in un paese come l’Italia, dove “sia l’insegnamento come pratica professionale, sia la stessa figura dell’insegnante […] mostrano un’enorme insensatezza.”

Insegnare è imprimere un segno. Quest’atto e la sua violenza intrinseca ci spingono a chiederci quale sia il potere di chi lo compia, e quale significato abbia una pratica di questo tipo.

Noi crediamo, nell’insegnare, di e-ducare il bambino, di tirare fuori qualcosa da lui. Eppure, non vediamo come al contempo il bambino sia plasmato da noi e dalla pratica : il mito della maieutica e della sua funzionalità è dunque da abbattere. In effetti, è impossibile insegnare in maniera “pura”, ovvero non contaminata da influenze che noi stessi non riconosciamo. Il bambino viene visto come un “uomo in miniatura”, ed è proprio questo aspetto che dovrebbe allarmarci : l’insegnante è il disciplinatore, colui che livella e prepara l’uomo in fieri al suo ruolo nella società capitalistica.

Come si esprime chiaramente l’autrice :

“…l’insegnante non diventa soltanto l’agente principale della produzione di individui sfruttabili perché conformi alle esigenze della nuova economia, ma si trova a sua volta in una condizione di dipendenza e di scissione perché obbligato a svolgere la sua attività in modalità, spazi e tempi predeterminati […] e infine la sua azione pedagogica non è né libera né creativa, ma obbedisce a finalità estranee ed a sedicenti superiori, mentre il prodotto del suo lavoro, l’allievo, è un piccolo selvaggio che al termine del processo educativo deve risultare […] trasformato in cittadino.”

Ecco l’origine di questa insensatezza dell’insegnare. Ad ogni individuo deve venire dato un ordine, un posto, e l’insegnante è colui che, consapevolmente o meno, è il principale complice di questo assoggettamento collettivo. L’analogia scuola-carcere, genialmente coniata da Michel Foucault, non deve farci storcere il muso. Lo spazio scolastico è un “dispositivo per apprendere”.

Come nell’esercito, il rango di ciascun allievo è mobile, e ognuno mira alla promozione. Attraverso la ricompensa – il merito – ogni alunno è assoggettato al potere dell’insegnante : si automatizza, prendendo parte del meccanismo obbedienzaricompensa. L’insegnante è l’unico che può governare gli allievi “perché è stato a sua volta governato: è un ex alunno che crede nella religione scolastica.” L’esito massimo di questa pratica di oggettivazione è l’esame, il giudizio, che permette ad ogni individuo di “diventare un caso analizzabile e comparabile ad altri nel tempo e nello spazio.” L’esame deve poi molto, come tutta la pratica scolastica, alla tradizione cristiana: le interrogazioni alla cattedra servono in realtà a scavare nell’interiorità dell’individuo, ed è proprio in tale ottica che l’insegnante incita l’alunno a parlare, a “confessarsi” per giunta di fronte ai suoi altri compagni. Questa umiliazione non è che la consacrazione dell’intero processo educativo, che viene premiata o meno a seconda del giudizio – che diviene morale – dell’insegnante. Chi non supera questo processo è un reietto, un soggetto da “non imitare”. L’esame non misura effettivamente cosa un individuo sappia, ma quantifica il suo grado di normalità.

“I bambini e gli adolescenti appaiono come oggetto di scienza esclusivamente nella loro funzione di ‘futuro’ su cui investire: essi debbono essere resi adulti, capaci di azione sociale nell’interesse della società.” Da ciò capiamo che l’operato degli insegnanti serve anche per segnalare e rilevare le attitudini di ogni allievo per “indicarne l’utilizzazione futura”.

Quello che abbiamo descritto brevemente è ciò che ha significato insegnare, fino ad oggi. Non è possibile, forse, un’alternativa? La de Conciliis cerca, nelle ultime pagine del suo bel saggio, di definire questa possibilità:  se per Nietzsche, come per Foucault, la filosofia e l’insegnamento non sono pratiche compatibili, per la de Conciliis tutt’altro:

“Perché non approfittare di questa gigantesca macchina pedagogica, di questo scheletro ormai invecchiato, di questo fossile socioculturale, per invertire a tendenza alla produzione inerziale di habitus conformisti?”

L’insegnante è l’unico individuo pagato per produrre soggettività; ma è possibile soggettivare senza assoggettare? È possibile insegnare senza insegnare ad obbedire? In primo luogo, “l’insegnante non deve far credere ai suoi alunni di essere il fondamento della sua stessa autorità […] né indossare l’aura del professore o soggiacere all’incantamento verbale da lui stesso esercitato.” Egli deve piuttosto avere quello che Foucault, nell’ultimo periodo d’insegnamento al Collège de France, chiamava il “coraggio della verità”: egli deve far intravedere ai suoi alunni la storicità del suo potere, e quella di tutti i poteri in generale. Bisognerebbe rendere coscienti gli alunni della storicità – e quindi della non verità – dei metodi di valutazione, del sistema dei crediti, della tirannia dei voti. Si dovrebbe innescare un processo comunitario volto alla produzione di responsabilità singola. L’unico modo di creare soggettività è tentare di far sì che l’individuo in fieri possa produrla da solo, senza condizionamenti. Non si tratta di una possibilità utopica: il compito di chi insegna è, e deve essere, quello di rendere visibile ciò che non lo è, ciò che agisce segretamente – quello che Foucault chiamava l’ordine del discorso – e che segretamente ci conduce ad un assoggettamento, ad una macchinazione totale.      

Artin Bassiri Tabrizi                                                  

 

 

 

 

Ott 102011
 

L’insegnamento della musica nella scuola italiana, sarà l’interessante tema di un di dibattito all’interno di un convegno dal titolo “Dalla scuola primaria agli studi accademici: curricolo verticale delle Discipline Musicali“che si terrà a Trento il prossimo 25 ottobre in. Insieme a docenti universitari, direttori ed insegnanti di Conservatori italiani, saranno chiamati a discutere sul presente e sul futuro dell’insegnamento musicale nella scuola Luigi Berlinguer Presidente del Comitato Nazionale per l’Apprendimento pratico della Musica MIUR, Maurizio Piscitelli, dirigente del MIUR per il Personale Scolastico, Ciro Fiorentino, referente nazionale Comusica nonché componente del gruppo di lavoro del MIUR per i Licei Musicali, e Mariateresa Lietti, direttrice di Musica Domani. Il convegno è promosso da un folto gruppo di enti ed istituzioni scolastiche trentine, dagli Assessorati del Comune e della Provincia di Trento al Dipartimento Istruzione delle due province, dall’IPRASE (Istituto provinciale per la ricerca e la sperimentazione educativa) a diverse scuole secondarie di primo e secondo grado, dalle Università dei due capoluoghi regionali ai Conservatori di Trento, Bolzano e Castelfranco Veneto.

Gen 312011
 

Lo spettacolo è finito?“Sette giorni di mobilitazione per salvare l’informazione, lo spettacolo, la scuola, l’università e la ricerca”, nell’ultima settimana del gennaio 2011, per convincere il Parlamento “a fermare la devastazione che si sta compiendo ai danni dell’intero comparto culturale italiano”.

E’ venuto da Roma l’annuncio di una battaglia durissima, sottoscritto da oltre cinquanta sigle del mondo dello Spettacolo, della Cultura e dell’informazione (dall’Agis, all’Anec, all’Ass. naz. autori cinematografici, a MovEm09, al Movimento emergenza Cultura-Spettacolo-Lavoro, al CEMAT…) che si aggiunge a proteste e iniziative (scioperi alla Scala, al Massimo di Palermo…) organizzate in tutta Italia contro il Ministro Bondi che “non ha tutelato il suo ministero – dicono i lavoratori – e contro il Governo, che ha tagliato fondi alla Cultura”.

Riuniti a Roma il 19 gennaio in un’affollatissima assemblea-conferenza stampa, promossa dal “Comitato per la libertà e il diritto all’informazione”, rappresentanti di tutti i settori della Cultura, dello Spettacolo e dell’Informazione hanno denunciato con forza il proprio disagio e annunciato una serie di iniziative pubbliche. Registi, attori, musicisti, giornalisti, studenti, ricercatori e professori hanno dato la loro adesione all’incontro, convocato per denunciare il disagio del settore. Tra loro Ennio Morricone, Zubin Metha, Citto Maselli e Carlo Lizzani. ”La scure dei tagli colpisce anche noi – ha spiegato il presidente della FNSI, Roberto Natale. Chiediamo da anni la riforma dell’editoria e siamo convinti che se tagliassero i fondi agli editori furbi, si troverebbero le risorse”.

Ma qual è la radice del problema? Ne abbiamo parlato più volte, anche su questa testata. Si tratta della politica culturale del governo, che ha avuto la sua punta di diamante nei tagli al FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo, che hanno colpito duramente soprattutto gli Enti lirici, mettendone in diversi casi addirittura a rischio la sopravvivenza stessa.

Tabella dei fondi FUS per la musica negli anni 2005-2009

Negli ultii due anni il FUS ha infatti ridimensionato progressivamente i suoi finanziamenti, passando dai 447,8 milioni di Euro erogati nel 2009, ai 402 milioni del 2010, per arrivare ai 258 previsti per 2011: si tratta di un taglio del 36,6% in meno, rispetto al 2010 (e ricordiamo che i fondi, nel 2007, erano pari a 550 milioni!). Lo spettacolo, in Italia, dà lavoro a 250mila persone. E’ purtroppo evidente che questa drammatica falcidia si tradurrà quasi automaticamente in un’equivalente perdita di posti di lavoro.

I 125 milioni ora destinati alle 14 fondazioni liriche sono quasi la metà dei 229 milioni del 2009: la stessa somma che la Francia dedica all’Opéra di Parigi. Per questa ragione i tredici sindaci presidenti di Fondazioni liriche, su iniziativa di Marta Vincenzi, Sindaco di Genova (il Teatro Carlo Felice è da mesi in gravissimo stato di crisi e di agitazione permanente dei lavoratori), hanno denunciato congiuntamente il rischio di chiusura di tutti i Teatri se il FUS non verrà riportato almeno alla quota del 2009.

Negli scorsi mesi, fronteggiando le proteste, il Sottosegretario Gianni Letta e il Ministro Bondi avevano promesso di intervenire per ripristinare i fondi tagliati, utilizzando il decreto Milleproroghe“. Ma il 22 dicembre 2010 il Governo ha approvato questo decreto, senza fare alcun cenno al Fondo unico per lo spettacolo. Niente reintegro per il 2010, e nemmeno revisione per i contributi statali previsti per il 2011: un ennesimo nulla di fatto, che ha frustrato le speranze del mondo della cultura. Compreso il teatro alla Scala, che dovrà far fronte a una riduzione di 22 milioni in due anni. “Senza denaro in cassa sarà difficile superare il 2011”, ha ammonito il sovrintendente Stéphane Lissner qualche giorno fa.

Ora il Milleproroghe dovrà effettuare i passaggi di rito in Parlamento per la conversione in legge: si spera che in quella sede qualcosa cambi, perché, anziché restituire risorse, colpisce ulteriormente proprio quei settori, già in grave difficoltà, che la Costituzione protegge con enfasi. Siamo convinti che anche il comparto culturale debba concorrere al processo di risanamento dell’economia nazionale ma è necessario tener presente che esso rappresenta l’identità e il futuro del paese e che per questa ragione va promosso e sostenuto.

“Ma che non sia il solito contentino – ha dichiarato Fiorenzo Grassi, numero uno lombardo dell’Agis, l’organo di rappresentanza delle imprese di spettacolo. Con questi tagli, molti teatri rischiano di non arrivare nemmeno al giugno del 2011″. E il tempo stringe: molti contratti per la prossima stagione sono già stati sottoscritti, in scena bisogna andarci anche senza soldi. “In queste condizioni, tutti rischiamo di chiudere”.

Il Ministro Bondi è stato duramente attaccato anche in Parlamento per queste e altre vicende che riguardano la gestione del suo Ministero, fino ad arrivare alla recentissima mozione di sfiducia, respinta a maggioranza, ma che ha lasciato grande amarezza nel Ministro stesso e nel paese.

Tabella dei fondi erogati al FUS dal 1995 al 2009
Gen 202011
 

Il mondo della cultura ccntro il governoI rappresentanti di oltre 50 sigle appartenenti al mondo dell’informazione, dello spettacolo, dell’istruzione e della ricerca che si sono riuniti stamattina a Roma in un’affollata conferenza stampa nella sede dell’Fnsi (come abbiamo annunciato nel nostro post di ieri), hanno indetto una settimana di mobilitazione, dal 24 al 29 gennaio.

L’obiettivo è convincere il Parlamento a fermare la devastazione che si sta compiendo ai danni del comparto culturale italiano. Si chiede di reintegrare, attraverso il decreto Milleproroghe, in discussione al Senato, il Fondo unico dello spettacolo almeno ai livelli del 2008, il Fondo per l’editoria come previsto dalla Legge di Stabilità, il tax credit e il tax shelter con durata triennale, estendendoli a tutto lo spettacolo dal vivo.

“Cultura, spettacolo, informazione, scuola, università, ricerca: precario il lavoro, precaria la libertà, precaria la democrazia”. Questo lo slogan che ha riunito nell’affollata assemblea tutto il mondo della cultura (dall’Agis, gli esercenti cinematografici,  al movimento “tutti a casa”, passando per decine di associazione e sindacati e con i rappresentanti di oltre 50 sigle appartenenti al mondo dell’informazione, dello spettacolo, dell’istruzione e della ricerca) nel voler rispondere alle politiche dei tagli ed all’emergenza culturale del nostro paese.

Registi, attori, musicisti, giornalisti, studenti, ricercatori e professori hanno dato la loro adesione all’incontro, convocato per denunciare il disagio del settore. Tra loro Ennio Morricone, Zubin Meta, Citto Maselli e Carlo Lizzani. Hanno partecipato anche le associazioni che hanno organizzato i blitz al festival di Roma e al  cinema Metropolitan di Roma, gioiello architettonico venduto dal gruppo Fininvest e comprato da Benetton per   farne un negozio… Con le mani alzate e dipinte di rosso con la scritta ‘giù le mani dalla cultura’, il movimento  ha annunciato nuove iniziative per la prossima settimana anche in occasione della mozione di sfiducia al ministro Sandro Bondi.

«A rischio, oltre al diritto dei cittadini ad accedere alla cultura e alla conoscenza garantito dalla Costituzione, ci sono centinaia di migliaia di lavoratori, spesso nemmeno riconosciuti, che vedono negata la propria professionalità e il diritto alla sopravvivenza» fa sapere il “Comitato per la libertà, il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo”. «E’ uno smantellamento che prosegue quello già operato durante questa legislatura nei confronti dell’università, della ricerca e della scuola pubblica. Dobbiamo rimettere al centro delle politiche governative un comparto che produce annualmente valore per circa 40 miliardi di euro e che incide per il 2,6% sul Pil».
Il Comitato ha annunciato inoltre la ferma determinazione a organizzare, al di là della settimana programmata, mobilitazioni diversificate e sempre più incisive finché non si otterranno risultati concreti e impegni precisi da parte del governo per un radicale cambio di rotta nelle politiche per la cultura.

Per ulteriori informazioni, consultare http://www.fnsi.it/Esterne/Pag_vedinews.asp?AKey=12741
e:  http://www.articolo21.org/2438/notizia/il-mondo-della-cultura-contro-il-governo.html

Ago 012009
 

La statua di Beethoven al Conservatorio S. Pietro a Majella a Napoli osserva pensosa...Ed ecco finalmente una buona notizia: come appare in bella vista sul sito del MIUR (http://www.miur.it/DefaultDesktop.aspx), finalmente arrivano in Commissione al Senato i disegni di legge 518, 539, 912, 1451, e 1693 in materia di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM). La VII Commissione permanente, per la precisione, è quella che si occupa di Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport.

I lavori si sono svolti in una seduta del 28/07/2009, e riprenderanno a settembre. Speriamo in un iter veloce e in una sollecita approvazione da parte del Parlamento della nuova legge che scaturirà dal dibattito. Il tema infatti è importantissimo per tutti i Diplomati e gli studenti dei Conservatori, degli Istituti delle Belle Arti, dell’Accademia Nazionale di Danza… insomma per l’intero comparto AFAM. Si tratta infatti, tra le altre cose, di dare finalmente completo adempimento alla Legge di riforma dell’Alta Formazione Artistica e Musicale, la famosa 508, che attende da dieci anni di essere finalmente applicata.

La conseguenza più clamorosa ad oggi è stata quella della mancata equipollenza dei titoli di Diploma rilasciati dai Conservatori e dalle Accademie con i Diplomi di Laurea rilasciati dalle Università. Ne abbiamo molto parlato su questo blog in passato, qualche semplice ricerca nella nostra barra in alto a sinistra o nelle nostre categorie vi farà trovare ogni tipo di documentazione in merito. Con questi disegni di legge finalmente sembra che questa assurda situazione verrà finalmente sanata.

Pubblico, in articoli separati, tutti i Disegni di legge integralmente. Ma ecco qui direttamente il resoconto sommario (n. 122) della commissione del Senato, come fornito dal Maestro Domenico Piccichè (del Coordinamento nazionale per la riforma della formazione musicale e coreutica):

 IN SEDE REFERENTE

(518) ASCIUTTI. – Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di istituzioni di alta cultura
(539) PAPANIA. – Riordino delle norme in materia di formazione musicale e coreutica
(912) BUGNANO ed altri. – Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, recante riforma delle Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati
(1451) ASCIUTTI ed altri. – Norme per la valorizzazione del sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale
(1693) ASCIUTTI ed altri. – Valorizzazione del sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale

(Esame congiunto e rinvio)Continua a leggere…
Lug 242009
 

Il Presidente Napolitano condivide le preoccupazioni sul FUSIn seguito alla nota e dolorosa vicenda dei tagli al FUS, è stata indirizzata al Presidente Napolitano una lettera-appello, da parte dei Parlamentari Gabriella Carlucci, De Biasi, Barbareschi, Vita, Granata e Ghizzoni. Il capo dello stato ha così risposto alla lettera, direttamente dal sito del Quirinale:

Condivise le preoccupazioni rappresentate da Parlamentari sul FUS

“Non esito a condividere le preoccupazioni che mi rappresentate”. Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto a una lettera-appello ricevuta da alcuni parlamentari sulle questioni del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS). Il Capo dello Stato, pur consapevole dei limiti che segnano i suoi compiti e doveri istituzionali, richiama il convincimento espresso in diverse occasioni che “occorra un impegno molto più deciso e concreto a favore di un costante sviluppo di tutte le manifestazioni della cultura e dell’arte italiana”. In particolare, sull'”allarme per lo stato dello spettacolo” e “sulla riduzione dei finanziamenti per il FUS”, il Presidente scrive: “Al di là dell’esito di imminenti votazioni in Parlamento, rispetto alle quali non posso ovviamente intervenire, ritengo che anche in vista della prossima legge finanziaria e delle decisioni per il 2010 si debba da ogni parte porre il problema di cui vi siete fatti portatori”. Per il Capo dello Stato è “decisivo il più vasto chiarimento sulle priorità cui ancorare la spesa pubblica”. In questo senso ha assicurato “convinto invito alla riflessione e a ogni possibile ripensamento”.

Palloncini neri in piazza contro i tagli al FUSEd ecco invece il testo di un’altra lettera appello, del 16 luglio, firmata dalle più importanti associazioni Nazionali del mondo dello spettacolo:

Al Presidente della Repubblica
On. le Giorgio Napolitano
Palazzo del Quirinale
00187 Roma

Roma, 16 luglio 2009

Signor Presidente,

ci rivolgiamo a Lei non solo per l’alta carica che ricopre, ma perché conosciamo da tempo la Sua sensibilità e passione civile, l’amore per le arti in tutte le sue forme e rappresentazioni; e La conosciamo altresì come persona estremamente sensibile allo sviluppo della vita civile e democratica del nostro paese.Continua a leggere…

Lug 212009
 

L'attore Carlo Verdone alla manifestazione contro i tagli al FUS“Se l’Italia è famosa nel mondo per il suo cinema, il suo teatro,la sua danza, la sua musica, lo si deve anche a noi”.

Così si legge nel volantino, intitolato “EMERGENZA CULTURA, SPETTACOLO, LAVORO”, che è stato diffuso ieri, in coincidenza con la manifestazione contro i tagli al Fus davanti alla Camera dei deputati.

“Siamo tanti, più di 200.000 – prosegue il testo -, in larga parte precari, intermittenti, non tutelati in materia di diritti e garanzie sociali. Siamo i lavoratori dello spettacolo. Da oggi una categoria in via di estinzione”.

“Perché lo stato italiano – si legge ancora – investe per il nostro settore quindici volte meno di quello che fanno gli altri Stati Europei. Perché il governo Berlusconi, dopo aver colpito tutti i settori della cultura, della scuola e della ricerca, sta azzerando, in un processo avviato da tempo, il finanziamento previsto per il Fondo Unico dello Spettacolo del 2009 e dimostra così di continuare a considerare l’arte e lo spettacolo come una spesa invece che un investimento.

Perché il ministro Bondi davanti al Presidente della Repubblica ha solennemente promesso il suo reintegro e invece il decreto che sta per essere approvato in Parlamento in questi giorni dimostra che ha solennemente mentito. Dai prossimi mesi si vedranno meno film, meno spettacoli teatrali, meno concerti, meno serie televisive, meno artisti, si avranno meno lavoro e meno idee, in un panorama di pretesi risparmi che finiranno per rendere il Paese più povero di emozioni, di pensieri, di capacità critica, di profondità, di energia creativa, di identità nazionale. Noi siamo qui per chiedere ai parlamentari di tutti i partiti di impedire quello che si configura come un pressoché totale annientamento della produzione artistica italiana. E per difendere il diritto del Paese ad avere una cultura e una comunicazione degna di questo nome”.

Il documento è firmato:

Gli autori di cinema, di teatro e di televisione, gli attori, i musicisti, i ballerini, gli scrittori, gli agenti e tutti i lavoratori dello spettacolo, dell’arte visiva, della cultura, della ricerca e dell’informazione.

Lug 202009
 

Lo spettacolo è finitoRiceviamo da parte del Gruppo “100 Autori” di Facebook,  il seguente comunicato, che volentieri pubblichiamo, aderendo anche noi a questa iniziativa:

Mobilitazione di tutto il mondo dello spettacolo, OGGI, alle ore 17.00, in Piazza Montecitorio. Inoltrate e diffondete.

EMERGENZA CULTURA, SPETTACOLO, LAVORO

Se l’italia è famosa nel mondo per il suo cinema, il suo teatro, la sua danza, la sua musica lo si deve anche a noi.
Siamo tanti, più di 200.000, in larga parte precari, intermittenti, non tutelati in materia di diritti e garanzie
sociali. Siamo i lavoratori dello spettacolo. Da oggi una categoria in via di estinzione. Perché lo stato italiano
investe per il nostro settore quindici volte meno di quello che fanno gli altri Stati Europei. Perché il governo
Berlusconi, dopo aver colpito tutti i settori della cultura, della scuola e della ricerca, sta azzerando, in un processo avviato da tempo, il finanziamento previsto per il Fondo Unico dello Spettacolo del 2009 e dimostra così di continuare a considerare l’arte e lo spettacolo come una spesa invece che un investimento. Perché il ministro Bondi davanti al Presidente della Repubblica ha solennemente promesso il suo reintegro e invece il decreto che sta per essere approvato in Parlamento in questi giorni dimostra che ha solennemente mentito.
Dai prossimi mesi si vedranno meno film, meno spettacoli teatrali, meno concerti, meno serie televisive, meno
artisti, si avranno meno lavoro e meno idee – in un panorama di pretesi risparmi che finiranno per rendere il
paese più povero di emozioni, di pensieri, di capacità critica, di profondità, di energia creativa, di identità
nazionale.
Noi siamo qui per chiedere ai parlamentari di tutti i partiti di impedire quello che si configura come un
pressoché totale annientamento della produzione artistica italiana. E per difendere il diritto del Paese ad avere una
cultura e una comunicazione degna di questo nome.

Gli autori di cinema, di teatro e di televisione, gli attori, i musicisti, i ballerini, gli scrittori, gli agenti e tutti i lavoratori dello spettacolo, dell’arte visiva, della cultura, della ricerca e dell’informazione.

Mar 042009
 

Lo spettacolo è finito...Come promesso, parliamo ora del nuovo articolo di Alessandro Baricco di oggi. “La Repubblica”, benemerita, l’ha pubblicato anche online. Dunque, eccovi il link: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/spettacolo-baricco/baricco-risposta/baricco-risposta.html?rss

Già che ci siamo, vi linko anche l’articolo di Eugenio Scalfari del 27 febbraio, che evidentemente, tra gli altri, ha indotto Baricco a questa risposta: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/spettacolo-baricco/scalfari-27feb/scalfari-27feb.html

Il mio commento? mmm… respiro lentamente prima di sbottare.

Scorazzando per i blog, mi sento di condividere e di sottoscrivere questo geniale e fulmineo aforisma, opera di un ignoto lettore, pubblicato qui: “La proposta di Baricco di dar più soldi a tv e scuola (come se i due “oggetti” avessero qualcosa in comune, a parte la distruzione, attiva e passiva: la prima distrugge i cervelli, la seconda è stata distrutta) è marziana. Però, e qui sta la congiunzione, la sua proposta è anche l’ultima vulgata, o l’ultimo canto del cigno del neoliberismo, che aveva riposto sul libero mercato, fuori di ogni controllo, tutta la sua visione del futuro. ”

Capito?  Ah, e poi, Baricco, guardi che io, ad esempio, la playstation non ce l’ho. E, francamente, il suo tono supponente, da piccolo padreterno con le chiappe al caldo,  sta diventando fastidioso, oltre che offensivo. Affermare che oggi si debbano trasferire i fondi pubblici dal Teatro e dalla musica al sostegno delle TV è una cosa che grida vendetta al cospetto della ragione, e non c’è altro da dire.

E lei, Baricco, è stato chiarissimo in questo, nel suo articolo. Abbiamo capito tutti benissimo quello che ha scritto: siamo un bel po’ stufi del discorso “io non ho detto così… sono stato frainteso… tutta colpa dei giornalisti….”

Per non dire, chiaro e forte, che non ne possiamo più…. MA BASTAAAAAA!!!!!!!!!!!

Mar 042009
 

Alessandro Baricco, come viene visto ora...Oggi è comparso su “La Repubblica” un altro articolo, a pagina intera, di Alessandro Baricco, che risponde ai suoi detrattori e argomenta lungamente, ritornando sul discorso che aveva aperto con il suo precedente intervento (che trovate qui) e sulle polemiche da esso scatenate (qui).

Purtroppo l’articolo non è ancora online, per cui ve ne riporterò io il succo in un post separato che pubblicherò in giornata. Nel frattempo, correte in edicola, mi raccomando… Repubblica deve pur sopravvivere, no? Mi sembra giusto che venda anche qualche copia!…

Intanto vi dico subito che ho letto, con piacevole sorpresa, in un articolo su “il Foglio” il Ministro Sandro Bondidel 25 febbraio, la risposta del Ministro Sandro Bondi, ossia proprio colui che ha davvero voce in capitolo per decidere su tutta la faccenda. Il Ministro dei Beni culturali esprime dunque un parere che a me sembra serio, e ben articolato: ecco il link al suo intervento sul sito del governo, che per vostra comodità però, vi riporto qui sotto integralmente (con evidenziazioni mie). Dico subito che in questo intervento ci sono molti spunti e molte idee che condivido: la mia opinione, però, la scriverò in un articolo apposito, altrimenti questo post diventerebbe un’enciclopedia, e questo non è nello spirito di un blog…  Occhio, comunque, a questa frase, che a mio parere è la più importante,  significativa e condivisibile di questo testo: “Ma il fatto è che il teatro di prosa, la lirica, la danza non consentono redditi da impresa.”

Da “IL FOGLIO” di mercoledì 25 febbraio 2009

Bondi difende la mobilia (teatrale) “Baricco dice: basta soldi di stato alla cultura? D`accordo, facciamo selezioni migliori ma senza cedere al profitto. Opera, musica e teatro sono inestimabili forme di mecenatismo ereditate dalle società di corte

Roma. Anche il ministro per i Beni culturali ieri ha letto il lungo articolo di Alessandro Baricco sulla Repubblica. E anche lui per un attimo è parso esultare alla ricetta del romanziere torinese: basta soldi pubblici alla cultura, foraggiamo piuttosto la televisione e la scuola, e invitiamo ì privati a rimboccarsi le maniche per lanciarsi nel mercato culturale. Ottima idea. Solo che. a seguirla in dettaglio, I”‘utopia” dì Baricco, diversamente da quanto lo stesso scrittore ritiene, continua a rimanere tutta nella sua testa, visto che non è facile, e neppure auspicabile, trasformarla in realtà. “Barícco critica la cultura di sinistra. E’ paradossale che debba essere io a difendere lo stato culturale. Ogni giorno da sinistra e da destra ricevo inviti che oscillano tra il sostenere la cultura in toto, e la tesi più fosca di privare la cultura di ogni sussidio”, avverte Sandro Bondi in una pausa dei vertice franco-italiano a Villa Madama, dove ha firmato un accordo per aprire anche il mercato italiano ai canali culturali di Arte, la tv franco-tedesca. “Chi è responsabile del patrimonio storico-artistico nazionale deve perseguire un punto di equilibrio, che consiste nel diminuire per gradi il contributo statale in quei settori dove dev’essere meno presente, come il cinema o l’arte contemporanea, e aumentare il contributo dei privati con defiscalizzazioni ad hoc”. Insomma, quand’anche Baricco avesse ragione, non si deve fare di tutt’erba un fascio.

Giustissimo “allargare il privilegio della crescita culturale”, tenendo conto dei nuovi circuiti di massa. Sacrosanto “difendere alcuni repertori che non avrebbero la forza di sopravvivere alla logica del profitto”. Legittimo aggiornare la formazione di “cittadini colti, informati, e con saldi punti di riferimento”.

Attenzione, però, a non confondere ogni cosa sotto la voce “cultura” come sembra fare Baricco quando propone di abbandonare al mercato settori delicatissimi come l`opera lirica, la musica classica e il teatro, con la scusa che ormai si fanno solo spettacoli orribili e i drammaturghi non esistono più. “Baricco forse non va molto a teatro. Non avrà mai visto la trilogia della Villeggiatura di Goldoni con regia di Toni Servillo o uno spettacolo di Massimo Castri.

Ma il fatto è che il teatro di prosa, la lirica, la danza non consentono redditi da impresa.

Per questo è sbagliato confonderli con altri campi dove il business è possibile, come le mostre, i grandi eventi, il cinema. Restano forme d`arte tradizionali, legate al mecenatismo, nate dalle società di corte e perpetuate grazie alle sovvenzioni di stato quando i principi e le società di corte son stati sostituiti dalla repubblica e dallo stato dì diritto. Del resto, l`Italia non fa eccezione: dall’America al Giappone, dalla Corea al Regno Unito, passando per Francia, Germania, Russia e Cina non c’è paese al mondo che non le sovvenzioni”. Eppure, Baricco denuncia “l’accanimento terapeutico su un pubblico agonizzante”. Obietta che non spetta alla politica salvare regie che costano milioni, o il corpo di ballo della Scala o l`opera di Stockhausen. E’ giusto affinare i criteri di selezione degli impresari culturali, sottraendoli alle mafie politiche per evitare gli sprechi”, replica Bondi.

“Ma è assurdo pretendere di ripristinare l’educazione musicale nei licei, da dove fu bandita ai tempi dell’Unità, e demandare poi ai privati l’allestimento della Tosca. Urge un’analisi meno superficiale delle strutture culturali. Gli italiani possono pure impazzire per il Grande fratello, ma hanno tutto il diritto di godersi Molière, Shakespeare, Pirandello, Verdi e Cimarosa, e di tramandarsi gli affreschi di Piero della Francesca“.

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!