Set 042017
 

Si è aperta ieri sera al Teatro alla Scala l’undicesima edizione di MiTo SettembreMusica. Il programma di quest’anno è apparentemente meno fastoso rispetto ad altre edizioni, ma a ben vedere pieno di originalità e di preziosismi. Inusuale e attraente è stata certamente l’apertura milanese, per diverse ragioni: l’esecuzione di un brano contemporaneo in prima italiana, This Midnight Hour di Anna Clyne, e di una rarità come l’ouverture da concerto Nel regno della natura di Dvořák; il ritorno di un grande pianista da troppo tempo assente a Milano, Jean Yves Thibaudet; l’idea di affidare il concerto d’inaugurazione a quella che è forse la migliore orchestra giovanile del mondo, la Gustav Mahler Jugendorchester, guidata da Ingo Metzmacher.

Frammentaria, forse volutamente, ma suggestiva si è rivelata la composizione della londinese Anna Clyne, classe 1980. This midnight hour, scritta nel 2015, alterna episodi dalla ritmica ossessiva a momenti di inaspettato lirismo. La Clyne dichiara le fonti letterarie che ispirano quest’ora della mezzanotte: Harmonies du soir da Les Fleurs du Mal di Baudelaire, per l’evocazione di un valzer malinconico nella città notturna e di un cielo triste come «un altare immenso»; e alcuni versi del poeta Juan Ramón Jiménez, che paragona la musica a «una donna che corre nuda a perdifiato per la notte pura». L’immagine suggerita da Jiménez corrisponde ai momenti più fibrillanti e concitati, o addirittura violenti, fra i quali emerge, come una serenata interrotta, un valzer che sembra provenire da un tempo lontano (una lieve sfasatura nell’accordatura degli archi suggerisce la sonorità della fisarmonica). Anna Clyne, attiva soprattutto negli USA, usa il linguaggio tonale senza complessi, com’è ormai tipico della nuova generazione di compositori: eppure il suo melodismo, a tratti struggente, sembra provenire più dalla film music che da stilemi ottocenteschi. Segno di un’importante integrazione fra musica “alta” e popolare. Come accade spesso oltreoceano, però, c’è anche l’impressione che la Clyne voglia tenere il piede in due scarpe, creando qualcosa di contemporaneo-ma-non-troppo. Il talento comunque non le manca; e l’accoglienza del pubblico, nel complesso positiva, mostra che è sulla buona strada.

La serata è proseguita con il Concerto per pianoforte e orchestra di George Gershwin. Jean-Yves Thibaudet, solista, lo ha affrontato con il virtuosismo, l’agio e lo charme che lo contraddistinguono. Il pianista di Lyon ha saputo conciliare l’aspetto classico e quello jazz della partitura grazie alla sua tecnica impeccabile e scintillante, ma soprattutto alla sensualità del fraseggio e della timbrica. I passaggi più agili, affrontati con nonchalance, ci ricordano gli studi con Lucette Descaves, a sua volta allieva di Marguerite Long; oltre al jeu perlé, Thibaudet ha un magnifico legato cantabile, mostrato anche nel bis, una delle Consolations di Liszt, che ha richiamato alla memoria colui che è stato forse il suo più importante maestro (di musica e di vita): Aldo Ciccolini. Thibaudet suona divertendosi, e il suo piacere di suonare, evidente anche in un Teatro temibile come la Scala, diventa il piacere dell’ascoltatore. Lo swing e la morbidezza del pianista non hanno trovato sempre una controparte nella direzione di Metzmacher, inappuntabile ma un po’ troppo quadrata e seriosa per la musica di Gershwin. Nota di colore: Thibaudet si è presentato sul palco con scarpe di paillettes argentate, del resto perfettamente in linea con il brillare della sua sonorità. Il pianista francese è stato fra i primi solisti a sdoganare un abbigliamento non standardizzato e non ha mai fatto mistero della sua amicizia con grandi nomi della moda come Gianni Versace e Vivienne Westwood.

Filo rosso di questo Festival MiTo 2017 è il rapporto fra musica e natura. Chi meglio di Dvořák ha saputo evocare musicalmente la bellezza dei paesaggi boemi? Invece della sublime, ma inflazionata, Moldava di Smetana, Metzmacher e la Gustav Mahler Jugendorchester hanno fatto scoprire a molti di noi un’ouverture da concerto assai poco nota, Nel regno della natura op. 91, che apre il trittico Natura, vita e amore, pubblicato dal compositore ceco nel 1891. Non è una delle pagine più ispirate di Dvořák, né la sua originalità appare totale (uno dei temi sembra abbastanza chiaramente ispirato a Il mattino di Grieg, scritto qualche anno prima), ma ha il pregio di una strumentazione molto raffinata, che è stata valorizzata dalla direzione accurata di Metzmacher e da un’orchestra di encomiabile trasparenza.

La qualità del suono, l’omogeneità delle sezioni e la cura dei piani sonori sono parse fra le qualità maggiori dei giovani professori d’orchestra anche nella Suite n. 2 dal balletto Daphnis et Chloé di Ravel, in cui protagonista è una natura espressa attraverso l’onomatopea e al contempo rivissuta sotto il segno onirico di un ideale grecizzante. Il “levarsi del giorno” avrebbe potuto essere un po’ più incantato e misterioso: Metzmacher, svincolando completamente Ravel da Debussy, ha optato per una lettura a tratti quasi stravinskiana. Ravel è del resto pur sempre il compositore di pagine come le Histoires naturelles, che prendono definitivamente le distanze sia dal romanticismo che dall’impressionismo, recuperando uno sguardo più realistico e pungente sulla natura e sul mondo animale. Ma la sensualità è sempre presente, seppur in maniera ancor più enigmatica e velata di quanto non avvenga in Debussy: e la dimensione erotica è un po’ mancata nella direzione di Metzmacher, peraltro chiarissima e tesa a illuminare ogni dettaglio della partitura.

Luca Ciammarughi

 

Feb 232016
 

Hommage à Georges Prêtre era il titolo della serata di ieri alla Scala, con la Filarmonica: una sorta di festa per il novantunenne direttore francese, che mancava nel Teatro milanese dal 2011 (“Bentornato Maestro!” ha gridato qualcuno da un palco). Alla sua veneranda età, Prêtre non avrebbe certo potuto dirigere un intero programma: si è limitato a due Ouverture (Egmont di Beethoven e La Forza del destino di Verdi), due pagine di Offenbach (il Can Can come bis) e il Boléro di Ravel; la serata è stata  completata dal pianista Rudolf Buchbinder, che ha suonato (e diretto) il Concerto n. 3 di Beethoven e ha aperto la seconda parte da solo con la Parafrasi dal Rigoletto di Liszt. Non mi scandalizzo certo per l’incoerenza culturale dell’impaginato: certo, accostare Beethoven a Offenbach è cosa ben bislacca (ci sarebbe stato bene, a questo punto, il Concerto n. 2 del “Beethoven francese” Saint-Saëns, lavoro di cui qualcuno disse malevolmente che inizia con Bach e finisce con Offenbach), ma in fondo ci siamo anche un po’ stancati della coerenza a tutti i costi. Se il Novecento ha perlopiù disdegnato i pot-pourri, oggi forse ricominciamo ad essere  meno bacchettoni riguardo all’abbinamento degli autori. Il problema è semmai un altro: chi accostare a Prêtre? E come è avvenuta la scelta di Buchbinder, un musicista che si situa agli antipodi rispetto all’estetica del direttore francese? Alla seconda domanda non so dare una risposta. Alla prima, potrei rispondere che la cosa migliore sarebbe forse stata far scegliere a Prêtre un giovane direttore di talento e dargli una possibilità, un po’ come successo con il concerto Pires-Grygorian di cui ho scritto qualche giorno fa: in questi casi il confronto rischia sempre di apparire schiacciante, ma lo sguardo del pubblico è in fondo benevolo verso il debuttante, che si mette alla prova in una grande sala. Ma non so se Prêtre sarebbe  stato d’accordo con un’idea simile. Bando alle ipotesi: di fatto c’era Buchbinder e, per eterogenesi dei fini, sono convinto che la scelta sia stata felice. Perché? Perché ci ha permesso di capire qual è la differenza fra un musicista che fa alta routine e uno che invece sente la musica con ogni fibra del suo corpo. L’interpretazione sarà anche questione soggettiva, ma ogni volta che ho sentito Buchbinder ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un affidabilissimo professionista che però, in quanto a emozioni, mi lascia a pane ed acqua. Mentre Prêtre mi mette davanti ostriche e champagne.

La serata si è aperta con una standing ovation, ancor prima che il direttore francese attaccasse: fa piacere, ultimamente, vedere che il pubblico del Teatro abbia perso quel contegno compassato che lo ha caratterizzato per qualche decennio. Poi, l’Egmont op. 84: attacco fulminante, perfetto, che mi ha subito fatto pensare a come sia possibile che Prêtre, apparentemente dal gesto non proprio chirurgico, mandi sempre così insieme l’orchestra. Misteri della musicalità. Il suono dell’orchestra è fin da subito granitico e pieno di calore al contempo: Prêtre non smussa gli spigoli, conservando intatto l’impeto beethoveniano; ma sa anche che non è con la violenza che si comunica l’eroismo insito in questa musica. Gli sforzandi hanno così un pathos che viene dall’interno, più che essere petulantemente aggressivi, e i silenzi sono determinanti per creare il senso del tragico. Stesso discorso per il fraseggio e l’accentuazione: la plasticità di Prêtre non è affatto mollezza, ma capacità di evitare una quadratura che si rivelerebbe pesante. Prêtre ci fa sentire il terribile potere dionisiaco della musica di Beethoven, senza mai sconfinare in una dimensione di misticismo nichilista: per lui, il dionisiaco è quasi un’iniziazione, un veleno che contiene in sé il proprio antidoto. E il crescendo finale è, infatti, catartico. Se il Mahler di Prêtre può apparire a tratti troppo ottimista, penso che la teleologia fondamentalmente ottimistica di Beethoven si confaccia alla perfezione al direttore francese.

Osserviamo, in questo stupendo live della Settima  Sinfonia di Beethoven, come Prêtre a 13’40 e a 16’27 riesca a comunicare i diversi stati emotivi presenti nell’Allegretto (desolazione, estasi) con la sola espressione del viso:

Nel Terzo Concerto per pianoforte di Beethoven suonato e diretto da Buchbinder l’orchestra si è assottigliata: ma, al di là dell’organico ridotto, l’impressione è stata che la differenza di suono dipendesse da una differenza di carisma di chi conduceva. Non si è compresa, fin dall’introduzione orchestrale, la linea che Buchbinder volesse dare al concerto: né ineluttabilmente eroica, né intimamente elegiaca, con un tactus incerto; ma, soprattutto, senza fuoco e senza urgenza espressiva. Buchbinder si situa sulla scia di quegli interpreti che si basano su un fantomatico “stile viennese”, fatto di amabilità, di una certa rudezza quando è necessario, di una solidità da bon vivant. Conosce i testi beethoveniani meglio dei suoi calzini, li suona in pubblico come se fosse a casa sua, con sicurezza e senza tradire la minima emozione. Ma, così facendo, depotenzia completamente il senso originario di una musica che nasce con un’intensità espressiva indiscutibile. Nel secondo tema, in cui dovrebbe aleggiare lo stupore di un cambiamento di luce totale, Buchbinder tira dritto come se si trattasse di acqua fresca. Il pianismo è efficace, ma senza particolari preziosismi e colori che ci ripaghino del fatto che, dal punto di vista espressivo, Buchbinder è inoffensivo: ovvero, non turba mai. E se manca il turbamento, se nessuna fragilità traspare, l’affidabilità del professionista diventa, almeno per me, inaffidabilità. Per Buchbinder sembra tutto familiare: e mi sovviene un video in cui il vecchio Rubinstein, a cui l’intervistatore chiedeva se finalmente sentisse l’amatissimo Chopin come “familiare”, il pianista reagiva stizzito dicendo che mai e poi mai avrebbe sentito un compositore “familiare”. Credo che ogni volta che un musicista entri in scena, debba mettere in discussione le proprie certezze sull’autore che suona: pensare di essere un mozartiano, uno schubertiano, un beethoveniano, un lisztiano è una garanzia a priori che non ci si può permettere. Se l’emozione non è qui e ora, non si è né bachiani né beethoveniani: si sta semplicemente mettendo in scena una finzione. Così, nel secondo movimento, mancava la dimensione di sogno, il perdersi nella profondissima quiete del Largo beethoveniano, il dare rilievo alle preziose modulazioni. Meglio il finale, rustico e godereccio, con una Coda in cui Buchbinder sfoggia tutto l’armamentario del virtuoso Biedermeier, scale e trilli che gli assicurano i “bravo!” del pubblico. Non è nemmeno grossolanamente selvaggio, Buchbinder: è un gentleman che ci rassicura. Ma la sua raffinatezza, non so come mai, ha qualcosa che non mi convince: preferisco il Beethoven che rovescia il piatto di vitello che non aveva ordinato addosso al cameriere.

E dov’è la sensualità dell’aria Bella figlia dell’amore della Parafrasi dal Rigoletto di Liszt suonata da Buchbinder? Come in Beethoven, il pianista tedesco ha i mezzi per venire a capo del virtuosismo lisztiano, ha le dinamiche e tutto ciò che occorre per strappare un bell’applauso con un pezzo di grande effetto. Ma il pianismo è monocromatico e troppo avaro di sorprese per interessare chi questo brano lo ha sentito centinaia di volte.

La musica cambia quando Prêtre torna sul podio: nell’Ouverture de La forza del destino di Verdi, ogni episodio ha il suo colore: le caratterizzazioni sono nette, non solo per le accortezze nella dinamica e nel timbro, ma soprattutto per il mutamento dello stato emotivo profondo, che sarebbe evidente perfino dai soli occhi di Prêtre, se potessimo guardarlo in faccia mentre dirige. Ma c’è di più: c’è in Prêtre una cultura del fraseggio che viene da lontano, e che nel filologo Buchbinder è talvolta bellamente ignorata.

Calmo, estatico, immerso nel piacere di indugiare ancora un po’ nelle delizie della vita, è l’incipit della Barcarolle di Offenbach: con flessuosità, pienamente a casa sua, Prêtre si gode ogni nota con tutte le sue membra, facendoci sentire l’eros di una musica che definire sensuale sarebbe limitativo. Ciò avviene ancor più nel Boléro di Ravel: e, come il Boléro ha il suo culmine sull’ultima nota, così la serata ha avuto il vero culmine in quest’ultimo pezzo. L’interpretazione di Prêtre mi ha fatto venire in mente che Ravel è il compositore forse più lontano dalla religione che esista: se in Debussy ci sono tracce di spiritualismo e, seppur per opposizione, influenze del misticismo wagneriano, Ravel sembra veramente ricondurre ogni mistero alla natura, alle cose stesse invece che a un Altrove più o meno nebuloso. Dunque, veniamo portati in un Paradiso che è, però, pagàno, e in cui l’Eros trionfa.

Scegliendo un tempo piuttosto calmo, Prêtre rispetta la volontà di Ravel, che si innervosì per il tempo troppo rapido staccato da Toscanini. In effetti, se ascoltiamo l’interpretazione di Pedro de Freitas Blanco, che di Ravel era stretto collaboratore, ci accorgiamo che il tempo adottato è molto più calmo del consueto:

 

Mantenendo il tactus ritmico costante e ineluttabile dall’inizio alla fine, Prêtre rende ipnotico questo “studio su un crescendo”; ma, per quanto riguarda la parte melodica, il direttore francese si rifiuta di restituire in maniera neutra il testo, concedendosi evidenti libertà di fraseggio e rubato. Si potrebbe a questo punto obiettare che Ravel non desiderava intromissioni soggettive nelle esecuzioni della sua musica. Eppure, credo che le dichiarazioni del compositore vadano prese con le pinze: Ravel spesso ostentava freddezza per nascondere l’incredibile emozione che gli ribolliva dentro.

Andando nel dettaglio, Prêtre fa eseguire ai musicisti (qui, rispettivamente, fagotto e clarinetto piccolo) più larghi alcuni ritmi, trasformando le semicrome quasi in terzine e creando quindi ritmi in contrasto che aumentano l’ambiguità di questa musica. L’allentamento dato dal rubato instilla una sensualità morbidamente irresistibile. Qui nella figurazione discendente della seconda battuta, la quartina è anticipata e allargata sensibilmente:

FullSizeRender (21)

E qui la stessa cosa avviene nella figurazione discendente della prima battuta:

FullSizeRender (22)

Le eccellenti prime parti scaligere hanno reagito bene alle sollecitazioni, seppur con qualche piccola inesattezza (corno, trombone), che non ha intaccato la sostanza. Particolarmente seducenti il clarinetto e il sax.

La grandezza di Prêtre si è manifestata anche poi nella capacità di non giocarsi subito il crescendo, tenendo la tensione fino all’ultimo e liberandola del tutto soltanto nelle ultimissime pagine. Ha anche resistito alla tentazione di un accelerando che interromperebbe l’incantesimo ipnotico di un brano che, se non facesse entrare l’ascoltatore in uno stato di trance, perderebbe il suo senso.

Luca Ciammarughi

 

 

 

 

 

 

Ott 192011
 

Festival Recco in musicaDal Gruppo Promozione Musicale “Golfo Paradiso” riceviamo e volentieri pubblichiamo

Riparte, domenica 23 ottobre 2011, alle ore 17, il Festival Recco in Musica, che da anni, in autunno, il Gruppo Promozione Musicale Golfo Paradiso organizza con il contributo del Comune di Recco. Quest’anno il Festival si svolgerà nella bella Sala dei Cavalieri, sopra il ristorante Ö Vittorio, gentilmente messa a disposizione dai Gianni e Vittorio Bisso. In questa elegante e accogliente location si svolgeranno i quattro concerti in cartellone, che avranno come denominatore comune il pianoforte nel suo ruolo di strumento “da camera”: verrà proposto impegnato con il violino, con il clarinetto, con il violoncello e in duo pianistico; una varietà di proposte e di programmi che avranno modo di stimolare e soddisfare l’interesse di un vasto pubblico.

Il primo appuntamento, domenica 23, alle 17, vede protagonisti due giovani affermati musicisti: la violinista russa Yulia Berinskaya e Stefano Ligoratti al pianoforte.

Yulia Berinskaya, grazie al suo precocissimo talento, ha La violinista Yulia Berinskayafrequentato dai 5 ai 18 anni le più prestigiose scuole dell’ex Unione Sovietica, laureandosi nel 1992 con lode presso il Conservatorio Tchaikovsky di Mosca; perfezionatasi presso la Hochschule fur Music di Vienna, nel 1993 si è trasferita in Italia vincendo la borsa di studio della Fondazione “Romanini” di Brescia. Il suo nome è presente in diversi cartelloni in tutta Italia, ma anche in Olanda, Svizzera, Germania, Francia, ex Jugoslavia, USA, Russia, Israele. Con un ampio repertorio violinistico si è esibita in qualità di ospite di diverse orchestre, quali l’Orchestra “Amadeus” di Mosca, l’Orchestra Statale di Voroshilovgrad, la Filarmonica di Sverdlosk, l’Accademia Europea di Milano, l’Orchestra Amleto del Monferrato Festival. Ha preso parte a importanti festival internazionali ed è stata Primo violino di Spalla con le orchestre di maggior prestigio: Teatro San Carlo di Napoli, la Fenice di Venezia, J. Haydn di Bolzano, G. Verdi di Milano, in collaborazione con la Scala e Milano Classica; all’estero ha collaborato con l’Orchestra Filarmonica di Lubiana e l’Orchestra del Tiroler Festival di Erl (Austria). Già docente, in collaborazione con P. Vernikov, presso l’Accademia di Alto Perfezionamento Violinistico “S. Cecilia” di Portogruaro, nel 2001 ha fondato la scuola di Alto Perfezionamento di violino presso la Nuova Scuola di Musica di Cantù e nel 2005 ha aperto una Master class in collaborazione con la Scuola di Musica ed Arti Classiche a Mendrisio (Svizzera); dal 2009 è fondatrice e titolare della classe di violino presso la “Milano Music Masterschool”. E’ membro di giuria di Concorsi internazionali di violino quali “Michelangelo Abbado” di Milano e “A. Curci” di Napoli. Ha inciso per le etichette discografiche: Koch Records (Germania), Gramsapis e ArtClassics (Russia), SonArt Studio, Suonare News, ClassicaViva (Italia).

Il pianista Stefano LigorattiStefano Ligoratti, milanese, è veramente un musicista a 360 gradi: è stato uno dei più brillanti allievi del Conservatorio G. Verdi, all’interno del quale ha svolto la sua intera formazione; nonostante l’età (25 anni !) è diplomato a pieni voti in pianoforte (sia nel Triennio che nel Biennio), in Organo, Clavicembalo, Direzione d’orchestra e Composizione; ha vinto diversi premi in Concorsi nazionali e internazionali, tra cui il concorso di Castrocaro per l'”XI Rassegna dei migliori diplomati 2006″ e il prestigioso concorso pianistico europeo “Mario Fiorentini” di La Spezia. Ha affiancato gli studi ad una intensa attività concertistica, esibendosi per importanti enti sia in Italia che all’estero, nelle vesti di solista, camerista (sia come pianista, che come organista e clavicembalista) e Direttore d’Orchestra. Direttore artistico del Network musicale “ClassicaViva“, per la quale incide in esclusiva, si è esibito con grande successo alla guida dell’omonima orchestra, da lui fondata nel 2005, spesso nella duplice veste di pianista solista e Direttore. Con la violinista Yulia Berinskaya ha inciso nel 2010 “Violin in Blue“.

Il programma proposto dai due musicisti è davvero accattivante: la bellissima Sonata in La maggiore di C. Franck, la Suite Populaire Espagnole di M. De Falla, il Clair de lune di C. Debussy (nella trascrizione di G. Dinicu),  la Méditation de Thaïs di Massenet, per chiudere con la Tzigane di M. Ravel: tutti brani di grande intensità, fascino e virtuosismo.

Il calendario del festival proseguirà domenica 6 novembre con Carlo Franceschi, clarinetto, e Federico Rovini, pianoforte, con un programma dedicato a musiche di Gade, Brahms, Rota e Weber; domenica 27 novembre sarà la volta del duo pianistico formato da Giuliano Cucco e Giuliano Bellorini che suoneranno brani di Diabelli e Mozart; l’ultimo appuntamento sarà tenuto da Riccardo Zorzet, violoncello, e Anna Helga Pisapia, pianoforte, con brani di Schumann e Brahms.

Ovviamente la musica è protagonista del festival, ma ne sarà parte integrante anche il momento “dopo concerto”: sarà infatti possibile fermarsi a cena con musicisti ed organizzatori, da Ö Vittorio, a prezzo promozionale, e prolungare a tavola il piacere del pomeriggio musicale, gustando insieme i piatti della cucina di uno dei più antichi e prestigiosi ristoranti liguri.

Ingresso ai concerti: € 8 – Info: 0185 771159 – 0185 770703 – 338 6026821 http://www.gpmusica.info

Feb 172011
 

Nell’ambito della rassegna “CONCERTI PER AMORE”, organizzata dalla Società dei Concerti, si terrà a Milano, Mercoledì 23 febbraio 2011 alle ore 21, nella Sala Verdi del Conservatorio, Via Conservatorio, 12, il 3° Concerto – “Per Amore” – del Violinista Alessio Bidoli con la Pianista Stefania Mormone.

 

Il programma del concerto prevede:

 

L. van Beethoven     Sonata in sol magg. op.30 n.3

H. Wieniawski          Polonaise brillante in la magg. op. 21

E. Grieg                    Sonata n.3 in do min. op.45

M. Ravel                   Tzigane. Rhapsodie de concert

Alessio Bidoli è nato a Milano nel 1986, ha iniziato lo studio del violino all’età di sette anni. Nel Luglio 2006 si è diplomato con il massimo dei voti e lode presso il Conservatorio “G.Verdi” di Milano sotto la guida di Gigino Maestri.Nel 2006/2007 ha frequentato la “Haute Ecole de Musique” del Conservatorio di Losanna con Pierre Amoyal. Nel 2007 /2008 ha partecipato a corsi di perfezionamento di musica da camera con il Trio Altenberg Wien all’Accademia di Musica di Pinerolo. Attualmente è iscritto al Biennio Superiore del Conservatorio “G.Verdi” di Milano con Gabriele Baffero. 

Segue corsi di perfezionamento solistico presso l’Accademia “Walter Stauffer” di Cremona con Salvatore Accardo e  la “Di.es.is. Academy” di Roma con Oleksandr Semchuk. Ha seguito “masterclasses” con Salvatore Accardo (Accademia Chigiana di Siena), Pierre Amoyal (“Sommerakademie Mozarteum” di Salisburgo e “Académie Internationale d’Eté” di Nizza), Zakhar Bron (Bologna), Yair ed Eyal Kless (“Sommerakademie Mozarteum”), Hagai Shaham (“Académie Européenne de Musique” – Festival Pablo Casals di Prades), Valery Gradow (Ticino Musica), Sergej Krylov (Val Tidone Summer Camp), Pavel Berman (Klaipeda – Lituania). Suona uno degli strumenti del nonno, Dante Regazzoni, tra i migliori esponenti della liuteria lombarda del’900.

La pianista Stefania MormoneStefania Mormone, nata a Napoli, ha cominciato gli studi musicali alla scuola di Alberto Colombo e si è perfezionata in seguito con Aldo Ciccolini e Nikita Magaloff. Ha effettuato numerose tournée in Europa e oltreoceano suonando sia in recital solistici che con orchestre, ed ha registrato per radio e televisioni internazionali. Tra le orchestre più importanti con cui si è esibita si annoverano i Solisti Veneti, l’Orchestra Filarmonica di Città del Messico, l’Orchestra della RTV di Lubiana, l’Orchestra da Camera di Santa Cecilia, l’Orchestra Filarmonica di Buenos Aires, la Sudwestdeutsches Kammerorchester, la Nouvel Orchestre de Montreux, la American Soviet Symphony Orchestra, gli Archi della Scala, la Stuttgarter Kammerorchester. Il suo interesse per la musica da camera l’ha portata a collaborare con solisti di fama internazionale, fra i quali Pierre Amoyal, Uto Ughi, Natalia Prischepenko, Leonidas Kavakos, David Geringas, Enrico Dindo, Fernando Caida Greco, Francesco Manara e Stanislav Bunin. Con quest’ultimo ha eseguito al Concerto di Capodanno, nella prestigiosa Symphony Hall di Osaka, il “Doppio Concerto di Mozart”.

Ha suonato in duo con il violinista Sergej Krylov, con il quale ha ottenuto ovunque trionfali consensi: dal debutto al Teatro alla Scala, nel 1994, per seguitare con i concerti al Musikverein di Vienna, a Parigi, presso l’auditorium di Radio France, a Berlino, nella prestigiosa sala dei Philharmoniker, al Teatro Colon di Buenos Aires, e in occasione delle tournée in Giappone – per la prestigiosa serie “Artisti del nuovo millennio” –  e negli Stati Uniti d’America. Sempre con Krylov, ha eseguito al Megaron di Atene tre opere di altrettanti autori contemporanei per il Duo appositamente concepite. Stefania Mormone ha al suo attivo due incisioni discografiche, la prima con musiche di Brahms e Ravel, l’altra “live” con il concerto in sol di Ravel. In duo con Sergej Krylov ha inciso numerosi CD per EMI e Agorà.

Set 252008
 

Locandina del Concerto del 27 settembre 2008 a Dorno, con Stefano LigorattiQuesta volta vi segnalo (e vi invito anche, visto che è ad ingresso libero…) un concerto, organizzato dal Comune di Dorno (PV), in collaborazione con noi, al quale ovviamente teniamo molto, visto che ClassicaViva ha sede proprio a Dorno…

In scena, il nostro Direttore Artistico, Stefano Ligoratti. Molto spettacolare, come suggerisce il titolo del concerto, il programma…. Ecco qualche particolare:

La prima parte è dominata dal brano di Franz Liszt, forse troppo poco eseguito al pianoforte, “Preludio e Fuga sul nome di B.A.C.H.”. Si tratta della trascrizione pianistica del medesimo pezzo, originariamente concepito da Liszt per l’organo. E’ musica splendida, scintillante, avvincente, che non manca di incantare il pubblico e rende piena giustizia al talento compositivo di Liszt, davvero innovativo e travolgente.
Seguono due famosi studi di Liszt, dagli Studi di Paganini: il primo, denominato “La caccia”, e il secondo, con lo stesso tema oggetto delle famose variazioni di Brahms.
Il primo tempo prosegue con uno splendido e arduo studio di Debussy, e si conclude con due famosissimi studi di Alexander Skrjabin, tra i quali il celeberrimo “Studio Patetico”.

La seconda parte è interamente dedicata alla musica francese di tipo “Impressionistico”, e precisamente ai contemporanei Debussy e Ravel.
Si inizia con la “Sonatine” di Maurice Ravel, pubblicata nel 1905, stupendo e celebre brano solidamente strutturato secondo i parametri classici, e lontano dalla poetica impressionista e simbolista, articolato nei tempi “Modéré (doux et expressif)” – “Mouvement de menuet” – “Animé”.
A Ravel segue poi, con improvviso cambiamento di atmosfera, il “Clair de lune”, tratto dalla “Suite Bergamasque”, un’opera del 1905, forse il brano più conosciuto di Claude Debussy.
Il brano che chiude il concerto, la Suite “Pour le piano”, pubblicata nel 1901, e articolata nei movimenti “Prélude, “Sarabande”, “Toccata”, rappresenta uno dei brani più virtuosistici dell’intero repertorio di Debussy.
(scaricare qui il programma di sala in pdf, da stampare fronte/retro e piegare in due:  )

Continua a leggere…

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
Feb 092008
 

La grande MARTHA ARGERICH terrà in Italia 10 concerti, nel quarantennale della morte del suo maestro Vincenzo Scaramuzza.
Martha Argerich, icona del pianismo mondiale, torna in Italia per un ciclo di 10 concerti in cinque città (Milano, Roma, Crotone, Cagliari e Napoli) per omaggiare il suo maestro Vincenzo Scaramuzza nel quarantennale della scomparsa.

Da non perdere, assolutamente, soprattutto per i più giovani: ricordo che questa straordinaria artista vinse, nel 1957 il Concorso Busoni di Bolzano e, nel giro di poche settimane, anche il concorso pianistico di Ginevra. Non paga, nel 1965 a Varsavia, ottenne il anche Primo Premio al Concorso Pianistico Internazionale Frédéric Chopin. Credo che questa eccezionale tripletta rappresenti un caso unico nella storia del pianismo…

In attesa di ascoltarla dal vivo godiamoci, intanto, un video con un piccolo saggio della sua arte (è il leggendario inizio del terzo Concerto di Rachmaninov):

LY4kojG0tQk

“OMAGGIO A SCARAMUZZA”

La manifestazione, organizzata dall’Associazione Culturale Palatina Sud, nasce dalla volontà di rendere omaggio, a quarant’anni dalla morte, ad un musicista che ha creato una delle più grandi scuole pianistiche esistenti, insieme a quelle russa e francese, e che ha onorato il nostro paese tenendone altissima la sua arte pianistica.
Come protagonisti di questo omaggio sono stati scelti i due massimi rappresentanti odierni della scuola scaramuzziana, e tra i massimi esponenti del pianismo internazionale: Martha Argerich, come detto sua allieva diretta, e Nelson Goerner, allievo indiretto ( cioè allievo di allievi). Due generazioni per testimoniare la continuità ed eredità della metodologia e dell’arte trasmessa dal maestro.
Le serate saranno presentate da Simona Marchini o da Paola Saluzzi, che illustreranno il senso del progetto e la figura di Scaramuzza.

LE DATE

Milano 17 febbraio 2008Serate Musicali (fuori abbonamento)-Conservatorio: recital pianoforti (Argerich, Goerner, Hubert)

Programma: Pianisti MARTHA ARGERICH – NELSON GOERNER – EDUARDO HUBERT
W. A. MOZART: Sonata a quattro mani K 381 (Argerich-Goerner)
C. DEBUSSY: Petite Suite pour 4 mains (Hubert-Goerner)
S. RACHMANNINOV: Romance pour 6 mains (Argerich-Goerner-Hubert)
A. PIAZZOLA: 3 minutos con la realidad – Oblivion – Libertango (elaborazioni per due pianoforti di E. Hubert) (Argerich-Hubert)
A. COPLAND: Danzon Cubano per 2 pianoforti (Goerner-Hubert)
S. RACHMANINOV: Danze sinfoniche op.45 per due pianoforti (Argerich-Goerner)

Roma 22 febbraio 2008 – Auditorium: recital pianoforti (Argerich, Goerner)
Crotone 24 febbraio 2008 – Teatro Apollo: recital pianoforti (Argerich, Goerner, Hubert)
Cagliari 27-28 febbraio 2008 – Teatro Lirico: concerto con orchestra e pianoforte, Beethoven 4° (N. Goerner) e Prokofiev n. 3 (M. Argerich)
Roma 1, 3, 4 marzo 2008 – Auditorium: concerto con orchestra e pianoforte, Beethoven 4° (N. Goerner) e Ravel in sol (M. Argerich)
Milano 7 marzo 2008 – Auditorium: concerto con orchestra e pianoforte, Martucci 2° (N. Goerner) e Prokofiev n. 3 (M. Argerich)
Napoli 8 marzo 2008 – Teatro San Carlo: recital pianoforti (Argerich, Goerner, Hubert)

Continua a leggere…

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
Mag 142007
 

GallianoimmagineeventoL’Associazione dei Cittadini Benemeriti di Cantù
presenta, in occasione del millenario della inaugurazione della Basilica di Galliano

 in Cantù (CO), Piazza Garibaldi
Domenica, 1 luglio 2007, ore 21,00  
il grande Concerto sinfonico per il millenario

Orchestra Sinfonica “Classica Viva”

Direttore M°  Stefano Ligoratti

Pianisti:   Stefano Ligoratti
Simone Pionieri

Corale lirica ambrosiana
M° Preparatore del Coro: Roberto Ardigò

Soprano: Barbara Vignudelli

ingresso libero
una produzione di Classica Viva
Direzione artistica: Stefano Ligoratti

cliccare qui per link alla scheda con il reportage completo del concerto, con fotografie e video: 

Programma:
Prima parte

Robert Schumann Concerto per pianoforte e orchestra in la minore, op. 54
Allegro affettuoso – Intermezzo – Allegro vivace
Pianista e Direttore: Stefano Ligoratti
Wolfang Amadeus Mozart Ave verum Corale Lirica Ambrosiana
Vincenzo Bellini dalla “Norma” – “Casta Diva” Corale Lirica Ambrosiana
Soprano solista: Barbara Vignudelli
Pietro Mascagni dalla “Cavalleria Rusticana”: “Inneggiamo” Corale Lirica Ambrosiana
Soprano solista: Barbara Vignudelli
Georges Bizet dalla “Carmen”: “Habanera” Corale Lirica Ambrosiana
Soprano solista: Barbara Vignudelli
Carl Orff dai “Carmina Burana”: O Fortuna  – Fortune plango vulnera Corale Lirica Ambrosiana

Seconda  parte

Maurice Ravel Bolero
George Gershwin Rapsodia in blu
clarinetto solo: Constantin Petrescu        
Pianista: Simone Pionieri

L’evento

Questo concerto è stato organizzato dai CittadiniCOMPLESSO_1_(Large) benemeriti della Città di Cantù nell’ambito delle celebrazioni per  la ricorrenza del millenario della dedicazione della Basilica di San Vincenzo di Galliano in Cantù.
Il complesso monumentale della Basilica di San Vincenzo e del Battistero di San Giovanni rappresenta uno dei principali monumenti dell’architettura e della pittura dell’età ottoniana in Italia e, con il suo ciclo di affreschi, uno dei più importanti dell’XI secolo nell’Italia Settentrionale, uno dei più preziosi gioielli dell’arte romanica.
La Città di Cantù sta celebrando questa ricorrenza con una serie di appuntamenti di carattere culturale e di manifestazioni di alto livello, in modo che ne resti una traccia rilevante, diffusa sul territorio nazionale e durevole nel tempo. Il 2 Luglio 2006 si sono aperte ufficialmente le celebrazioni, poi proseguite per i mesi successivi con molteplici manifestazioni ed eventi, fino a culminare con la ricorrenza del millenario della basilica il 1 luglio 2007, con questo grande ed importante concerto, una vera e propria festa popolare in piazza.

L’intero concerto verrà integralmente trasmesso in differita in televisione su RAI 2, in data da destinarsi.

Note su questo concerto

Si tratta di un concerto davvero straordinario per molte ragioni:

  • Presenta un programma di forte impatto e importante valore artistico, con grande orchestra sinfonica, solisti  e coro, con brani  molto conosciuti ed amati dal pubblico, spaziando dal grande romanticismo del concerto di Schumann, al grande repertorio lirico corale, per approdare al famosissimo “Boléro” di Ravel e alla travolgente  “Rapsodia in blu” di Gershwin. Ricordiamo che nel 2007 ricorre il 70 anniversario della morte di questi due compositori, accomunati da questa ricorrenza oltre che da ragioni  stilistiche e musicali.
  • Viene eseguito dall’“Orchestra di Classica Viva”, interamente formata da giovani musicisti italiani, scelti tra i migliori diplomati e specializzati presso il Conservatorio di Milano: un’Orchestra che è il risultato della caparbia volontà di fare grande musica da parte dei migliori talenti del nostro paese e del Network di Classica Viva, nato per diffondere la musica italiana nel mondo.
  • E’ diretto da Stefano Ligoratti,definito dal Corriere della Sera “Il ventenne prodigio della musica classica”, uno tra i più giovani Direttori d’Orchestra italiani, che in questo concerto affronterà anche il difficile compito di suonare come pianista solista nel Concerto di Schumann e di dirigere contemporaneamente l’Orchestra, un’impresa tentata pochissime volte nel mondo, e sicuramente mai da un artista così giovane, vista la grande difficoltà tecnica ed interpretativa presentata da  questa composizione. Nell’ardua sfida rappresentata da questo concerto Ligoratti, una figura d’altri tempi perché musicista completo (è pianista, Direttore d’Orchestra, organista, clavicembalista, compositore…) dimostrerà di aver mantenuto le promesse del suo  multiforme talento.
  • Sono in programma diversi pezzi per grande orchestra e coro, tratti dal più famoso e spettacolare repertorio operistico: grazie alla Corale Lirica Ambrosiana, preparata dal Direttore M° Roberto Ardigò,  ed al soprano Barbara Vignudelli verranno raggiunti momenti di grandissima  intensità ed emozione.
  • Il pianista Simone Pionieri, grandissimo talento milanese in ascesa, chiuderà il concerto con un travolgente finale, presentando un Gershwin che rispecchia il suo polivalente estro musicale: una Rapsodia in blu frizzante, fresca, originale e piena di ritmo, che non mancherà di entusiasmare il pubblico. Lo stile eclettico di Simone Pionieri, che unisce una continua e metodica ricerca al gusto dell’improvvisazione, rendendolo unico nel suo genere, lo ha portato a collaborare con musicisti e direttori di fama internazionale.

Il Direttore e pianista:

StefanoLigorattiConcertoleggStefano Ligoratti, nato a Milano nel 1986, è pianista, organista, clavicembalista, pianista di musica da camera, compositore, Direttore d’Orchestra.

Impossibile? No. La musica è il suo linguaggio, la sua vita. Così sta ultimando i suoi studi presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano,  frequentando contemporaneamente il Biennio di specializzazione in Pianoforte (con Leonardo Leonardi), il Corso Di Direzione d’Orchestra (con Daniele Agiman) e il Corso superiore di Composizione (con Mario Garuti).

Nel giugno 2006 si è diplomato in Organo e composizione organistica con il massimo dei voti e la lode, nel mese di ottobre 2006 si è diplomato in Pianoforte  con il massimo dei voti, la lode e la menzion d’onore. Nello stesso giorno ha conseguito anche, con votazione 10/10, il Compimento Medio di Composizione tradizionale. Il 4 luglio 2007 ha anche conseguito, a pieni voti, il Diploma di Clavicembalo.

Ha studiato il pianoforte con Maria Gloria Ferrari, Riccardo Risaliti e Leonardo Leonardi, l’Organo con Eva Frick Galliera e con Ivana Valotti, il Clavicembalo con Ruggero Laganà e Maria Cecilia Farina, la Composizione con Paolo Arcà, e Direzione d’Orchestra con Julius Kalmar ed Herbert Handt.

Improvvisamente folgorato dalla musica organistica di Bach, ha iniziato privatamente lo studio della musica soltanto a 11 anni, iniziando praticamente subito a comporre già da autodidatta, ed è stato ammesso al Conservatorio di Milano all’età di 13 anni. Appassionato compositore, a 14 anni ha fondato un proprio gruppo musicale, “L’Ensemble Perpetuum mobile”, con il quale, in qualità di Direttore e pianista, si è esibito in numerosi concerti, eseguendo proprie composizioni e trascrizioni e un repertorio di musica barocca. Dopo il primo concerto organistico, tenuto a Dorno nel 1999, ha affiancato gli studi in Conservatorio ad una intensa attività concertistica, esibendosi per importanti enti concertistici sia in Italia che all’estero, nelle vesti di solista (sia come pianista, che come organista e clavicembalista), Direttore d’Orchestra e camerista.  Numerosi anche i premi conquistati in Concorsi Nazionali ed Internazionali…

In particolare ha tenuto diversi recital per l’Associazione musicale “Classica Viva”, sia a Milano, nel corso della stagione 2002-2003, che in Lombardia, come pianista solista, organista, Direttore, pianista di musica da camera. Recentemente si è esibito come solista presso il Conservatorio di Milano, nel chiostro, durante la stagione estiva, e poi per la Società dei Concerti. Il debutto in qualità di solista con orchestra è avvenuto nel 2005, al Teatro Alfieri di Asti, con il concerto di Mozart per pianoforte e orchestra K 595, diretto da Marlaena Kessick, in un concerto di beneficenza per l’Unicef.

Nell’estate del 2005 ha fondato l’Orchestra sinfonica “Classica Viva”, della quale è Direttore stabile o principale.

Nel dicembre 2005 si è esibito con grande successo come solista ad Alassio,  accompagnato dall’Orchestra di “Classica Viva”, eseguendo il Concerto di Mozart K 595, e subito dopo il Concerto di Schumann in la min. (link alla recensione on-line: http://www.classicaviva.com/blog/2006/01/03/grande-successo-del-concerto-del-pianista-stefano-ligoratti-giovedi-29-dicembre-2005-duomo-santambrogio-in-alassio/).

Il 29 aprile 2006 ha diretto l’Orchestra di Classica Viva a Gazzuolo (MN), presentando la prima assoluta del Concerto per pianoforte e flauto di S. Calligaris (pianista Stefania Mormone e flautista Stefano Maffizzoni).

Il 5 maggio 2005 si è esibito come pianista solista in un importante Gala per la Società dei Concerti, nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano.

Direttore Artistico del Network musicale “Classica Viva” (www.classicaviva.com), incide in esclusiva per l’omonima etichetta discografica: il suo primo Cd, “Variazioni… e dintorni”, è stato pubblicato nel gennaio 2007.

Il Pianista Simone Pionieri

simone-pionieriSimone Pionieri è nato nel 1979.  Si è formato nel Conservatorio “G. Verdi” di Milano, diplomandosi sotto la guida della professoressa Edda Ponti.  Ha vinto numerose selezioni indette dal Conservatorio milanese,  in conseguenza delle quali ha partecipato all’esecuzione dell’integrale delle sonate di Beethoven, si è esibito nell’ambito dei concerti del Chiostro, ha debuttato con l’Orchestra Milano Classica, eseguendo il doppio concerto di Mendelssohn.

Ha ricevuto premi in numerosi concorsi nazionali ed internazionali.

Al di fuori dell’ambito accademico ha tenuto recitals in rinomate sedi (Sala Verdi e Sala Puccini del Conservatorio di Milano, Circolo Filologico milanese, Teatro delle Erbe, Palazzina Liberty, etc.) e per alcune delle più prestigiose società concertistiche italiane in occasione dei quali ha suscitato unanimi consensi di pubblico e di critica.

Particolare importanza per la sua formazione è la musica da camera.  Dal 2002 è pianista collaboratore ufficiale dei Conservatorio di Milano.

Ultimamente i suoi interessi spaziano anche nell’area del Jazz e dell’improvvisazione. In questa veste ha già debuttato in concerto nella Sala Verdi, come solista e collaborando col Coro Delaman diretto dal Maestro D. Gualtieri e in vari recitals da solista tenuti a Cabiate, Monza, Stresa…

Si è recentemente esibito nel Conservatorio di Milano per la Società dei Concerti, con un recital pianistico, e, insieme alla violinista Daniela Cammarano, con la Filarmonica del Conservatorio, nella Sala Verdi, nel Doppio Concerto per violino e pianoforte di F. Mendellsohn, con la Direzione di Gustav Kunh. Nel maggio 2007 ha anche suonato nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, come pianista solista, sotto la Direzione del grande Maestro sassofonista Mario Mazzi.

Incide in esclusiva per l’etichetta discografica “Classica Viva”: il suo primo Cd “Nel cuore di Chopin”, una raccolta di alcune tra le più famose composizioni di Chopin, è stato pubblicato nel febbraio 2007, ed è in vendita sul sito http://www.classicaviva.com/catalog/, nel catalogo on-line.

Riportiamo qui la nota di presentazione del CD:

“Mi prendo, per una volta, la libertà di presentare io stessa questo CD, poiché, più che di un disco, si tratta della realizzazione di un sogno.

Da quando – avevo 4 anni – mi fecero ascoltare per la prima volta un vecchio disco di Chopin, la mia vita fu per sempre segnata dalla musica. Ascoltavo dischi, da sola, sempre da sola – e quasi sempre si trattava di Chopin – e sognavo di riunire tante persone per ascoltare insieme e condividere le emozioni scatenate dalla musica: non lo sapevo, ma nella mia mente di bambina avevo reinventato l’evento-concerto, che non conoscevo minimamente, e avrei incontrato almeno una decina d’anni più tardi.
Insomma, musica, disco, pianoforte e Chopin furono per me da subito un tutt’uno, la chiave di uno scrigno di delizie incantate che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita.

Ed ora ho tra le mani il master di questo disco e confesso che ascoltandolo ho pianto di commozione. Perché questo, secondo me, è il vero Chopin: quello che mi fece innamorare per sempre della musica, quello che sa parlare al cuore di tutti, con lingua geniale ma sempre immediatamente comprensibile.
Simone Pionieri ha registrato questo disco su mio invito (ed appassionato inseguimento), perché anche di questo pianista sono rimasta incantata fin dalla prima volta che l’ho ascoltato dal vivo, e da subito ho desiderato condividere con tutti questo squisito piacere: ho davvero voluto realizzare questo disco con tutte le mie forze.

Simone ed io dedichiamo questo frutto della nostra amicizia a chiunque voglia provare emozioni immortali, scoprendo un modo di suonare che ricorda molto da vicino i più grandi pianisti del passato, ma con un suono amorosamente raccolto e riversato – in modo naturale, con sbalorditiva facilità, praticamente senza montaggio e con il minimo artifizio possibile – con le più sofisticate e moderne tecniche di registrazione digitale: una combinazione, a mio avviso, esplosiva.

Dal cuore di Chopin, quindi, con amore, a voi tutti.”

L’Editore (Ines Angelino)

Il soprano Barbara Vignudelli

BarbaraVignudelliBolognese di nascita, Barbara Vignudelli si è diplomata in canto presso il Conservatorio “Venezze” di Rovigo sotto la guida del soprano M.Gabriella Munari e in musica vocale da camera con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze sotto la guida dei M° Liliana Poli e Leonardo de Lisi.

Ha frequentato numerosi corsi di perfezionamento nell’ambito della musica da camera (D. Dorrow, L.Poli, T. Steinhöfel, F. Ogeas, G.Kuhn, K.P.kammerländer, G.Neuhold, D.Bladwin), della musica sacra (Freiberger,) della Musica Barocca (M. Pennicchi,) e in quello operistico (A. Pola, G. Frazzoni, P. Venturi, G. Raimondi, M. Taddei, R. Emili, C. Desideri, W. Matteuzzi) e un Seminario di Interpretazione vocale tenuto dal soprano Mirella Freni.

Attualmente frequenta il Biennio di Specializzazione in Musica Vocale da Camera presso il Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Milano sotto la guida della Prof.ssa Stelia Doz, oltre a perfezionarsi, sempre per il repertorio cameristico , con il M°. Antonio Ballista.

Nel corso della sua importante carriera si esibisce da anni con grande successo come artista lirica, in opere e concerti per grandi Enti concertistici (quali il Maggio Musicale fiorentino, la RAI di Torino, ecc.), sia in Italia che all’estero. Ha conseguito innumerevoli premi in concorsi nazionali ed internazionali.

Ha anche inciso innumerevoli Cd per primarie etichette discografiche quali BMG Ricordi, Musica Rara, RAI di Torino, Diapason, Tactus…

L’Orchestra sinfonica “Classica Viva”

orchestracvClassica Viva  ha creato una propria Orchestra, formata da giovani professionisti, diplomati, diplomandi o specializzandi presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Si tratta di una realtà interamente autofinanziata, che fonda il proprio successo sulle doti artistiche dei propri membri e sulle capacità organizzative del Network “Classica Viva”. La grande passione per la musica di questi giovani talenti riesce a  superare le difficoltà dell’attuale mercato musicale grazie ad uno studio rigoroso e a collaborazioni di qualità con professionisti di lunga esperienza. Di recente formazione, l’Orchestra  Classica Viva si sta ponendo all’attenzione del pubblico nazionale, inserendosi nel panorama orchestrale italiano come una delle più giovani e promettenti realtà musicali.

Ecco l’organico di questo concerto al completo, con i nomi di tutti i musicisti:

Primo violino “spalla” Eleonora Matsuno
Primi violini Valentina Danelon

Gaetano De Filippis

Giulia Bizzi

Gemma Longoni

Feyzi Brera

Yoko Morimyo

Carola Zosi

Davide Ayra Vajra SantiSecondi violiniMargarita Egorova

Andrei Harabagiu

Giovanni Mantovani

Jamiang Santi

Elisa Schack

Cesare ZanfiniVioleDavid Arienti

Francesco Caputo

Eugenio SilvestriVioloncelliKerem Brera

Giorgio Casati

Valentina Conte

Francesco DessyContrabbassiLuigi Correnti

Emanuele Garro

Emiliano RenzelliFlautiFrancesco Tomezzoli

Ilaria ZanforlinOboiKetti Beltrame

Cecilia LodigianiCorno ingleseTommaso QuaglioniClarinettiAdriano Sangineto

Valerio Cipollone

Constantin PetrescuFagottiUmberto Badate

Francesca PellifroniCorniAndrea Balestrero

Stefano La Luce

Marcello Pilia

Ignazio TrainaSassofoniChiara Lucchini

Stefano Pecci

Andrea VegettiTrombeDavide Casafina

Marco Cirafaci

Fabio TrimarcoTromboniRenato Agliata

Humberto Amesquita

Maurizio TedescoBasso TubaAngelo ParisiArpaPaola CavedonPianoforte in orchestraStefano FiaccoPercussioniMassimo Mazza

Matteo Baccani

Simone Fortuna

Antonio Scotillo

La Corale Lirica ambrosiana

coraleliricaambrosiana1La Corale Lirica Ambrosiana (C.L.A.) e’ una associazione sorta nel 1961 per opera di un gruppo di amici con lo scopo di contribuire alla diffusione, conoscenza e pratica della musica lirica e particolarmente di quella corale. Dal 1961 al 1968 e’ stata diretta dal m° Marco Vinicio Recupito, dal 1969 al 1985 dal m° Danilo Dusi, dal 1986 al 1992 dal m° Marco Dusi, dal 1992 al 2001 dal m° Alfonso Caiani.

Il Maestro Roberto Ardigò, dopo aver affiancato per due anni il maestro Caiani, è diventato, dal 2002, stabile preparatore e direttore del coro. La C.L.A. è accompagnata al pianoforte, nelle prove e nei concerti, dal M° Aldo Ruggiano. Grazie alla direzione dei valenti maestri menzionati, tutti specializzati nelle parti corali, la C.L.A. è andata via via perfezionandosi fino a raggiungere il livello attuale che le consente di raccogliere costanti consensi di pubblico e di critica. Per statuto l’associazione C.L.A. non ha scopo di lucro ed è diretta da un consiglio di amministrazione eletto fra i componenti della corale stessa.

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!