Giu 152016
 

A Perugia, parallelamente ai più noti eventi degli Amici della Musica, c’è da qualche tempo un’associazione che “lavora nelle tenebre”, come avrebbe affermato Henry James. Questo per dire che, senza grosso clamore e senza i grossi numeri, l’Associazione Ars et Labor – la cui Direttrice Artistica è la poliedrica Christa Bützberger – propone artisti e qualità di indubbio valore.

A Maggio è stata la volta del Goldmund Quartet, composto da quattro talentuosi giovani musicanti, tutti d’origine tedesca.

Il Goldmund, il cui nome trae origine dal celebre romanzo di Hermann Hesse (Narziß und Goldmund, 1930), dopo essersi esibito soprattutto in Germania, ha iniziato recentemente ad avere seguito anche in altri paesi (esibendosi persino in America).

Parliamo, innanzitutto, del luogo dell’esibizione, sicuramente inusuale per un pubblico abituato alle grandi sale o al prestigio dei teatri italiani. Eppure, anche un negozio di design come il Tangram – miracolosamente dotato di un’acustica da fare invidia a molte sale rinomate – può realizzare un’armonia perfetta tra gli esecutori e gli spettatori. Armonia che, forse è pedante ripeterlo, spesso manca quando si parla di grandi numeri, di sale stracolme e di un suono che, per necessità fisica, non può arrivare identico a chiunque (è stato proprio questo uno dei motivi per cui Gould ha lasciato l’attività concertistica).

Certamente, come ha sottolineato lo stesso Florian Schötz (primo violino) in una breve chiacchierata dopo il concerto, anche per i quattro esecutori è stata un’esperienza speciale suonare in maniera così “privata” ed avere di fronte un pubblico così attento e, tuttavia, non costituito solo da esperti ma soprattutto da amateurs.

Il programma scelto dal Goldmund – e pensare che questi ragazzi che hanno a malapena venticinque anni a testa hanno già più di 40 quartetti in repertorio – è sicuramente un altro dei fattori che hanno contribuito alla creazione di una tale simbiosi. Un Berg come quello dell’op. 3, così ispido e “metallico”, perfetto per stemperare un accostamento “banale” tra Haydn e Beethoven, è stato forse l’apice dell’esecuzione del Goldmund: così ricco di strategie musicali e strumentali innovative, eppure così naturalmente “risolto” senza pertanto rinunciare a nessuno dei suoi dettagli contrappuntistici. Ma anche l’ultimo Rasumovsky, specialmente nell’ Andante, è stato un esempio delle grandi qualità dei quattro musicisti: senza la necessità di abbandonarsi ad un drammatismo troppo accentuato, le pagine beethoveniane sono state animate solo da una semplicità e una purezza che, sebbene siano delle caratteristiche giovanili per eccellenza – lo stesso Hesse, nel Narciso e Boccadoro, parla proprio di “semplicità fanciullesca”, non sono riscontrabili in molti esecutori della loro età.

Se le parole di Hesse sono vere, se solo “la scissione e il contrasto” vivificano, allora la grandezza di questi giovani è proprio quella di averci mostrato così tante scissioni – a partire dall’incredibile calma serafica, quasi adulta, dei loro volti – in una perfetta serata primaverile.

Artin Bassiri Tabrizi

 

Feb 272016
 

quartetto_di_milano_1864
LXp2Ri06DcIl Quartetto del 2000 è il frutto dell’evoluzione del Quartetto fondato nel 1864 da Arrigo Boito e Tito Ricordi per «Incoraggiare e diffondere il culto della buona musica con pubblici e privati concerti, particolarmente nel genere del Quartetto e della Sinfonia».

Di quei tempi il Quartetto conserva la sua tradizione di assoluta eccellenza degli ospiti: per limitarci ai pianisti, Brendel, Lupu, Perahia, Pollini, Schiff e Zimermann, tutti ospiti del Quartetto anche in questi primi anni del 2000, sono fra i pochi eredi dei mitici von Bülow, Rubinstein, Busoni, Paderewski, Rachmaninov, Schnabel, Horowitz, Backhaus, Cortot, Gieseking, Serkin e Lipatti, ospiti di molte stagioni del Quartetto.

L’evoluzione innovativa, iniziata sul finire del secolo scorso, consiste nella apertura del Quartetto alla città.

Apertura con le collaborazioni ad altri enti, e prima di tutto con il Comune di Milano, dal 1985 con i capolavori della musica sacra, dal 1992 con l’esecuzione integrale delle Cantate di Bach, che nel 1997 ha ricevuto il “Premio Abbiati”, e dal 1998 con “Musica e poesia a San Maurizio”.

I Concerti del Quartetto - Locandina del concerto dei Berliner Philharmoniker diretti da Claudio Abbado alla ScalaDal 1990 il Quartetto collabora con la Scala, ospitandovi le massime orchestre mondiali con i più prestigiosi direttori in attività: ricordiamo, per tutti, le due uniche presenze milanesi dei Berliner Philharmoniker, l’integrale dei quartetti e dei concerti per pianoforte di Beethoven, il ciclo dei “Grandi pianisti alla Scala”.

Apertura al pubblico: dal 2002 chiunque, anche non Socio, può accedere ai concerti del Quartetto, legittimando la definizione: “Quartetto: un privilegio per molti”.

Dal 2007, ad esprimere il dinamismo di un’attività che vuole ancora e sempre più contribuire alla crescita culturale della nostra città, è stato adottato un nuovo logotipo: “Quartetto per Milano”.

Società del Quartetto di Milano • via Durini 24 • 20122 Milano 
tel. 02.7600.5500 • fax 02.7601.4281 • info@quartettomilano.it 

http://www.quartettomilano.it/it/index.html

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Set 242008
 

Il nuovo CD di Domenico Nordio e Mikhail LidskyEd eccomi ancora qui con il podcast della trasmissione che mi ha visto ospite su Radio Classica martedì 23 settembre 2008, su “Ultimo Grido”, condotta da Luca Ciammarughi. Ricordo ancora che sarò in onda ogni martedì, fino alla fine dell’anno, alle ore 16.

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Il podcast presenta la musica così come è andata in onda alla radio, dove, per esigenze tecniche, appare parecchio “compressa”. Per apprezzarne a fondo le delicate sfumature dinamiche originali, potete scaricare le tracce di nostra produzione dal nostro catalogo, utilizzando gli hyperlink man mano qui sotto presentati (in azzurro). 

Questa trasmissione, dedicata davvero agli strumenti ad arco,  è iniziata con la presentazione del nuovo CD della Decca, “Capriccio”, del celebre violinista italiano Domenico Nordio,  che ha anche rilasciato una intervista telefonica. Un CD davvero interessante e piacevolissimo, un viaggio affascinante nella musica violinistica italiana o trascritta da composizioni italiane, (Nordio suona accompagnato, come già per le Sonate di Brahms, dal pianista Mikhail Lidsky), di cui potete ascoltare alcune tracce nel nostro podcast, tra cui un magnifico “Praeludium e allegro” nello stile di G. Pugnani, di Fritz Kreisler (1875-1962), seguito da “La campanella” di Paganini, nella trascrizione pianistia di Liszt-Busoni, e infine la stessa “Clochette” nella trascrizione per pianoforte e violino di Kreisler. Alla fine della trasmissione, sono state infine trasmesse le deliziose “Variazioni su un tema di Corelli” nello stile di Tartini, sempre di Fritz Kreisler.

L’album comprende una serie di rarità difficilmente rintracciabili in discografia, insieme a capolavori notissimi come “Il trillo del diavolo” di Tartini.

Ho poi parlato (a partire dal minuto 34,40) del Dottor Confalonieri… anzi, del Maestro Il Maestro Fedele ConfalonieriFedele Confalonieri, che, come avevo scritto in un post precedente, ha recentemente ottenuto anche un master pianistico da parte dell’Accademia di Imola. A lui un pensiero sinceramente riconoscente per quanto sta facendo per la musica, da appassionato musicista quale è egli stesso, e l’invito, se potesse… a dire una parola sottovoce al suo amico Silvio, per ricordargli di firmare il famoso decreto per l’equipollenza dei titoli rilasciati dai Conservatori e dalle Accademie… Confidiamo in lui! La musica ha molto bisogno di amici così!

Il quartetto IndacoE’ stata poi la volta, come al solito, di nuove produzioni originali di ClassicaViva. Fedeli alla nostra missione di “incubatrice” di talenti,  abbiamo infatti appena finito di registrare e mettere a catalogo (cliccare qui!) la prima incisione di una nuova formazione da camera: il Quartetto Indaco, che ha inciso per noi niente po’ po’ di meno che… il Quartetto di Claude Debussy, e precisamente il “Quatuor à Cordes en sol mineur” (Quartetto in sol minore op. 10 per archi). I quattro movimenti di cui è composta questa splendida e difficilissima composizione (1. “Animé et très décidé” (“Animato e molto deciso”); 2. “Assez vif et bien rythmé” (“Abbastanza vivo e ben ritmato”); 3. “Andantino doucement expressif” (“Andantino dolcemente espressivo”); 4. “Très modéré” (“Molto moderato”), che muta in “Très mouvementé et avec passion” (“Molto movimentato e con passione”), sono andati tutti in onda, inframmezzati da nostri interessanti commenti musicologici sul quartetto stesso e da una intervista telefonica a Eleonora Matsuno, primo violino del quartetto. Un quartetto davvero internazionale, in quanto formato da Eleonora, di padre giapponese, Jamiang Santi (secondo violino, italiano), Andrei Harabagiu (viola, moldavo), Naomi Berril (violoncello, irlandese).

Buon ascolto, dunque!

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