Gen 142011
 

Quando ci si trova immersi a discutere di cultura, capita spesso che per quanto possano essere differenti le opinioni tra gli interlocutori, ci si ritrovi tutti d’accordo sul fatto che sia necessario tornare a fare e veicolare la cultura, quasi orfani e bisognosi d’esser circondati “dal bello” che sparisce ogni giorno di più, inghiottito dal cemento, coperto da suoni cantilenanti ed ossessivi che vorrebbero essere musica, raccontato in storielle banali che non hanno nulla da dire.

Sentiamo il profondo bisogno di essere circondati e rassicurati dalla poesia, quella universale, che non è fatta solo di parole, ma da un panorama che si colora alla sera con i raggi del sole a declinare, o con il suono di una musica soave, un’immagine appesa da qualche parte che attira il nostro sguardo mentre affaccendati ci muoviamo veloci. Ne sentiamo il bisogno, a volte, scoprendo di vivere in mezzo a tanto orrore. E anche su questo, nel mezzo di una discussione sulla cultura ci si ritrova tutti d’accordo, perché sappiamo che troppo spesso aprendo una finestra è difficile vedere il cielo; perché abbiamo nelle orecchie le musichette martellanti che ci accompagnano nei supermercati, o le immagini del fracasso continuo che imbrattano le nostre vite.

Allora ci si prova ad aumentare la platea, a coinvolgere altri nella discussione culturale e a volte si prova anche a veicolarla la cultura, utilizzando quei canali che la tecnologia ci mette a disposizione e che potrebbero davvero portare “il bello” nelle case di chiunque. Ed è là che la realtà ti riconduce a sé: promuovere e parlare di musica classica? “Oh mia cara! Tira più un libro di Vespa, che la musica classica.” E si torna al silenzio.

E noi torneremo a sederci quasi come cospiratori, a ricordare quando la Terza Pagina dei quotidiani, ci invitava a leggere i libri, quando si andavano a leggere le recensioni che riuscivano a farti sentire la musica, ti descrivevano quel quadro così bello da lasciarti desiderare di viverci dentro, o le poesie che non ti facevano rimpiangere i singhiozzi lunghi dei violini di Verlaine.

Attoniti davanti alla polemica nata per una bestemmia in TV e stupiti dalla cura con cui, la pagina cultura ci racconta di quell’attrice, che finalmente è riuscita a cancellare “Tony” dal suo polso.

Set 112009
 

Oggi è l’11 settembre. L’anniversario di una orribile strage. Ho ritrovato una mia poesia, scritta circa sei mesi dopo quel tragico 11 settembre 2001, pensando a questi terribili avvenimenti, poco dopo l’invasione dell’Afganistan (“il paese che ha proibito la musica…”).

Ve la dedico.

Per non dimenticare, per continuare a sperare nella pace.

Venti di guerra, suoni di pace

bimbo iracheno

Immoto
il mondo girava
addobbato di merci
senza troppe domande
senza troppi perché
avvolto nell’ignoranza
– si sa, ma è meglio non sapere –
non vedere i nuovi olocausti
si chiamino
AIDS e bambini africani
sterminio per fame
o embargo in Iraq
si chiamino
fondamentalismo islamico
o globalizzazione.

Ignaro
il mondo girava
sfavillante di luci
e calore.
Qualcuno cercava
di capire
o protestare
magari nel modo sbagliato
e morendo nel modo sbagliato
ma tutto
continuava a correre
ingiusto
veloce
disuguale.

l'attentato alle due torri: 11 settembre 2001

E poi
una bella mattina di settembre
un perfetto
felice
cielo blu
da cartolina
si tinge di fuoco
ed il mondo si ammanta
del fumo nero
della distruzione annunciata
risvegliato di colpo
nel suo cieco avanzare
precipitato in un incubo
in cui tutti sono uguali
nella morte
e nella fuga
– né bianchi, né neri –

l'esodo tutti uguali: 11 settembre 2001

macerie raggelate
pensieri spezzati
bandiere ferite

le bandiere ferite: 11 settembre 2001

illusioni incenerite
nel fuoco dell’odio
l’implacabile odio
degli uomini vinti.

Ora l’orgoglio ferito
soffia sui venti di guerra
la parola è alle bombe
sul paese
che ha proibito la musica.
La morte
ha gli occhi della vendetta
– occhio per occhio –
e il mondo diventa cieco.

Le bombe piovono
sul deserto
sulla fame
delle donne velate
dei bimbi senza infanzia
e senza futuro
mentre la parola “pace”
svapora nell’incendio
di un mondo cieco
prima ancora che muto.

Afganistan: bimbe e soldato

Il mondo impazzito
gira
sempre più ignaro
perduta ogni ragione
– nessuno lo può fermare –
solo irragionevole amore
intrecciato con la parola
dolore
ma vivo
combattente
consapevole
amore umano.

Rompiamo il silenzio della ragione
con la pazzia
dell’amore del bello
detta arte
col frastuono delle parole
d’amore
e l’irrompere della musica
di Bach
– la prova certa dell’esistenza di Dio.

Che Dio stesso
risvegliato da Bach
e dalle nostre
irragionevoli preghiere
unite
bianche nere gialle rosse
Dio stesso
che si chiami
Javeh
Allah
o compassione di Buddha
o umana pietà nel nome di Cristo
o musica
ci salvi
toccandoci il cuore
con le sue dita di note
parlando a tutti
la stessa lingua umana
fatta di carne e dolore.

Sogniamo tutti insieme
un lucido sogno di pace
immaginiamo un mondo diverso
reimpariamo ad amare
a capire
a perdonare
aiutando le umane mani
che si tendono pietose
incuranti di bombe
e fatica
fermiano la follia
perché esista ancora
un mondo da vivere.

bimbo afgano

Ines Angelino

marzo 2002

Apr 252009
 

Un magnifico video, con grande musica (l’adagio dalla Settima Sinfonia di Beethoven),  le più famose canzoni simbolo della Resistenza, e molte immagini.

Per non dimenticare

w72c0SXJaCU

Il miglior commento al 25 aprile resta quello del grande Piero Calamandrei:

Ora e sempre Resistenza

Lo avrai
camerata Kesserling
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi
non con i sassi affumicati dei borghi inermi
straziati dal tuo sterminio
non con la terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non con la neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non con la primavera di queste valli
che ti vide fuggire
ma soltanto con il silenzio dei torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi che volontari si adunarono
per dignità non per odio
decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo
su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi con lo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama ora e sempre
Resistenza.

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!