Mar 152011
 

Pubblichiamo di seguito il testo di una lettera appello, che questo pomeriggio sarà recapitata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per chiedere che il 17 marzo prossimo, in occasione della rappresentazione del Nabucco diretta dal Maestro Muti, per i festeggiamenti del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, prenda posizione contro l’assassinio della Cultura Italiana.
Chi volesse aderire all’ultima disperata iniziativa, può farlo inviando il testo sotto riportato con la propria firma (nome, cognome, qualifica) a c.pappalardo@federazionecemat.it entro le ore 12 di oggi.
(con preghiera di adesione e massima diffusione)
Signor Presidente,

Ci rivolgiamo a Lei in quanto massimo rappresentante istituzionale del nostro Paese per cercare un sostegno riguardo la situazione in cui versa il mondo della cultura in Italia. Siamo i lavoratori del mondo dello spettacolo e siamo presenti in tutto il meccanismo che permette alle arti rappresentate di svilupparsi e di offrire un servizio culturale che tante volte ci viene invidiato. Facciamo questo lavoro perché crediamo nella cultura e  perché la cultura è fatta dalle persone per le persone. Ci sentiamo oggi senza futuro e non possiamo fare progetti. Lavoriamo tutti i giorni, spesso senza orari o festività e nella precarietà più assoluta. Per noi non esistono garanzie o ammortizzatori sociali. Non “sprechiamo”, non siamo “fannulloni” e non “rubiamo lo stipendio”. Siamo presenti in tutte le fasi della formazione degli artisti e del pubblico. Siamo presenti quando l’immagine Italia va all’estero. Con la cultura ci mangiamo ma non ci lucriamo. E vogliamo continuare a viverci. Ci rendiamo conto che il modello culturale che da tempo impera in Italia non ci rappresenta più, non rappresenta la maggior parte di noi, impegnati nel mondo dello spettacolo, donne, uomini, giovani e meno giovani. Durante le mobilitazioni degli scorsi mesi abbiamo cercato insieme, tra di noi, di porre al centro della discussione del Paese il tema del sapere e della cultura. Oggi in Italia il sapere, il bene comune e la cultura vengono continuamente mortificati. Ogni giorno assistiamo allo scempio di tagli e di annullamenti di finanziamenti per questo settore.
Il Paese si è accorto di quello sta succedendo? La preghiamo Presidente di ascoltare la nostra voce e di valutare attentamente i fatti degli ultimi giorni, nessuno ci ascolta e confidiamo in Lei per avere risposte, per il nostro presente e per quello che non potremmo più dare ai nostri figli. Sappiamo che il 17 marzo 2011, in occasione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, Lei sarà presente alla rappresentazione del Nabucco al Teatro dell’Opera di Roma. Non possiamo pensare  che per festeggiare si scelga proprio un grande momento musicale, un’opera, ancora avvalendosi del lavoro di noi tutti, e non ci si renda conto che con questi tagli potrebbe essere l’ultimo spettacolo. Data la drammaticità della situazione, auspichiamo fortemente che in questa occasione Lei possa far sentire la Sua voce e continuare ad esprimere la Sua solidarietà agli addetti ai lavori e agli artisti, sollecitando il Governo ad intervenire attraverso politiche culturali di diverso segno, a partire dal reintegro del FUS o trovando adeguate compensazioni. Siamo certi che Lei comprende il nostro stato d’animo, le nostre preoccupazioni e la nostra delusione di vita; confidiamo in Lei, in quanto esemplare uomo di Stato e sostenitore dell’arte e della cultura.
La ringraziamo moltissimo per la Sua attenzione.

Feb 072011
 

Giovanni Allevi e le celebrazioni per l'Unità d'ItaliaQuesto blog si è già occupato in passato delle polemiche suscitate da Giovanni Allevi (trovate a questo link il mio articolo con tutta la polemica scatenata da Uto Ughi). Ma dopo le recenti contestazioni, che sono sfociate addirittura in una petizione di protesta con raccolta di firme online contro Allevi, cui è stata affidata la direzione dell’Inno di Mameli per le imminenti celebrazioni dell’unità d’Italia, pubblico con grande interesse un bell’articolo del pianista,  giornalista e musicologo Luca Ciammarughi, del quale sono regolarmente ospite nella trasmissione di Radio Classica, da lui giornalmente condotta, “Ultimo grido”.

I.A.

Il pianista, musicologo e giornalista Luca CiammarughiNel 2007, quando ancora il dibattito sulla figura di Giovanni Allevi non imperversava, trasmisi da Radio Classica (fino a quel momento vicina al pianista-compositore, negli spazi jazz ed extra-classici non miei) l’inizio della canzone “Panic” (dall’album Joy, 2006). Poi mi misi al piano e suonai agli ascoltatori l’inizio del canto di Natale “Notte di luce, colma è l’attesa”, che i cattolici praticanti italiani – e anche i non più praticanti – conoscono a memoria. Quindi ritrasmisi l’inizio di “Panic”. Non solo il giro armonico dei due brani era lo stesso, ma anche il profilo armonico era sostanzialmente identico.

Ciò che mi interessava non era tanto il fatto che Allevi avesse consciamente o inconsciamente copiato quell’inno, ma il fatto che quella musica riproducesse nel melodismo accessibile e a tratti ingenuo un fideismo-buonismo di fondo dell’italiano medio, di cui prendere semplicemente atto: una mancanza assoluta di qualsivoglia tensione tragica, una generica aura di Speranza, una rilassatezza da “volémose bbène”. In un certo senso il fenomeno-Allevi, che era agli albori, mi interessava sociologicamente, mi permetteva di riflettere su come la ricezione della musica fosse condizionata da processi estrinseci alla musica stessa, social-collettivi o psicologico-individuali.

In realtà il mio primo contatto con la musica di Allevi era stato l’anno precedente. Influenzato a letto, avevo lasciato la radio accesa per compagnia: senza nessuna voglia di alzarmi per cambiare stazione, mi sorbii alcuni suoi brani come si manda giù uno sciroppo edulcorato per la tosse: poteva anche andarmi bene, con i suoi collegamenti armonici rassicuranti e privi di tensioni. Ben presto mi resi conto però che Allevi contraddiceva ciò che io essenzialmente cercavo nella musica: Sensucht, sottile sensualità, sublimazione. O ancora: complessità in senso psicologico prima ancora che formale, allusività e poli-semanticità, ambiguità. Tutti valori, peraltro, piuttosto latitanti nella patria di “O Sole mio” e dell’inno di Mameli. Ero arrivato a una mia conclusione personale, che riguardava esclusivamente me: disinteressarmi di una musica che non poteva toccare le mie corde.

Negli anni successivi e fino ad oggi, ho osservato con perplessità – senza intervenire con convinzione – le periodiche accuse mosse ad Allevi dall’élite musicale colta, a partire da quelle di Uto Ughi dopo il Concerto del 2008 al Senato, fino a quelle recentissime riguardanti la sua esecuzione dell’Inno di Mameli con l’Orchestra Rai di Torino.

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Gen 192011
 

Il Teatro La Fenice di VeneziaI cantanti lirici italiani hanno scritto una lettera aperta-petizione, indirizzata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, (primo firmatario Alfonso Antoniozzi), intitolata “A una sola voce”, con un’appassionata difesa dell’Opera lirica, dell’arte italiana, e del loro lavoro, in cui scrivono:

“Signor Presidente,

sentiamo l’urgenza di una Sua parola.

In questi drammatici giorni, in cui quotidianamente ma senza clamore ci viene data notizia della chiusura di uno dei nostri teatri, templi di memoria, custodi di civiltà ed officine di creatività, i cantanti lirici italiani hanno unito le voci per richiamare l’attenzione sulla gravità di questo fatto.

Noi cantanti lirici portiamo addosso il dono della voce, lo coltiviamo con costante impegno, sacrificio, studio, degno lavoro. Il suo valore va al di là del mercato che muove: è tradizione, sapienza, passione, bellezza, poesia, identità, cultura dentro di noi; un bene che sempre più frequentemente esportiamo all’estero dove viene riconosciuto ed apprezzato.

Spesso lontani dalle nostre famiglie e dal nostro Paese, constatiamo con amarezza che i media italiani, nelle poche occasioni in cui si occupano del teatro lirico, ripetutamente distillano accuse velenose, talvolta volgari.

Ci siamo finalmente uniti per rispondere alle accuse che ci vengono rivolte, e ogni giorno crescono tra noi scambi, adesioni, apporti di pensiero, ipotesi per un futuro sostenibile dell’opera.

Noi per primi vorremmo ridiscutere il sistema produttivo in evidente crisi dei teatri d’opera, ma non vorremmo mai vedere azzerato il valore del bene prezioso che l’opera lirica rappresenta per la nostra Nazione.

In questo momento vorremmo la Sua voce, opposta a coloro che ci definiscono improduttivi, superflui, parassiti.

Vorremmo sentire da Lei, signor Presidente, che anche l’opera lirica, nata nella nostra terra, voce della nostra Patria nel momento in cui questa nasceva, è parte irrinunciabile del patrimonio culturale italiano.

Le nostre voci, per la prima volta unite in coro, si fondono con quelle della moltitudine dei lavoratori, in particolare dello spettacolo e del mondo della cultura, e con quelle di chi la ama e la sostiene; siamo convinti, signor Presidente, che a difesa delle nostre radici culturali debbano schierarsi tutte le Istituzioni politiche della Nazione, senza rinvii né riserve, appassionatamente.”

Cliccate sul link sottostante ed aiutateci a diffondere la voce!

http://www.firmiamo.it/a-una-sola-voce

IMPORTANTE!

Per rendere valida la firma dovrete cliccare sul link inserito nella mail che Firmiamo.it vi iniverà.

Grazie a tutti coloro che vorranno aderire!

ClassicaViva ha ovviamente aderito e vi invita a far circolare il più possibile questa petizione!

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!