Dic 192011
 

Però c’è di strano che questa crisi giustifica tutto, e in campo culturale giustifica anche di più. I ballerini del Massimo di Palermo protestano, perché vogliono continuare a danzare. Il ministro Ornaghi rassicura: i soldi stanziati per Pompei saranno ben spesi, forse si assumeranno anche sette o otto nuovi archeologi e, udite udite, si terranno anche le gare d’appalto.

Molti giornali, a causa della cessata erogazione dei finanziamenti statali, invece, non esisteranno più a partire dal 1 gennaio prossimo e da mesi, le redazioni protestano. Dei teatri non parliamo, e della lirica o della musica classica, già sappiamo.

Ed è colpa della crisi, dei tagli da operare sulle necessità meno necessarie, su tutto ciò che non si mangia o non fa mangiare.

Difficile però non ricordare quale sia stata la via che ha portato al tracollo del comparto culturale italiano, come del resto del sistema Italia in assoluto. Anni e anni di malversazione, ruberie, cattive gestioni (a voler essere diplomatici) o gestioni incompetenti. Teatri spolpati, capitali distratti, con finanziamenti di opere da nulla di parenti, amici, amanti, quando non peggio i fondi per lo spettacolo andavano a finanziare le epiche opere di propaganda (memorabile la fiction leghista girata in Romania) per rivedere la storia ed insegnarla a chi non ha mai saputo o voluto leggere quella vera.

è comprensibile il rammarico del ministro, il quale non riesce a garantire gli interventi promessi, perché fuori copertura in questo stato di crisi, ma a volte è anche utile ricordare come e perché siamo arrivati fino a qui.

Mar 032009
 

La protesta dei precari dell'Orchestra sinfonica sicilianaI tagli, purtroppo, mordono a fondo. Ecco un video con il servizio andato in onda oggi sul TG5, per la serie “l’indignato speciale”, con il disperato appello dei musicisti precari dell’Orchestra Sinfonica siciliana, che si sono incatenati davanti al Teatro Politeama di Palermo. Sembra che le cattive amministrazioni abbiano generato un buco finanziario di circa 14 milioni di Euro… E a pagarne lo scotto, naturalmente, sono sempre, per primi, i musicisti, specialmente quelli precari!

Il video è ripreso da un gruppo di Facebook creato da questi professori d’orchestra, che potete visitare per aggiornamenti: http://www.facebook.com/group.php?gid=49364671274

Riporto qui, per documentazione, la voce “Orchestra Sinfonica Siciliana”, così come compare su Wikipedia:

“L’Orchestra Sinfonica Siciliana fu istituita da una legge regionale nel 1951, ma solo dal 1958 divenne una orchestra stabile.
Il primo direttore artistico dell’orchestra fu il maestro Ottavio Ziino.
Dal 2001 l’orchestra ha la sua sede fissa al Teatro Politeama (Palermo).
Recentemente l’ente Orchestra Sinfonica Siciliana è stato trasformato in fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana.
Attualmente il direttore artistico della fondazione è il maestro Giuseppe Cataldo, mentre il direttore stabile d’orchestra è il maestro Alberto Veronesi.
Nel 2008 l’orchestra, che per consistenza (92 posti in organico) può essere paragonata con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI di Torino e l’orchestra dell’ Accademia nazionale di Santa Cecilia di Roma, festeggia il suo cinquantenario (1958 – 2008).
Tra i direttori che hanno guidato l’Orchestra Sinfonica Siciliana nei primi cinquanta anni d’attività troviamo: Igor Stravinskij, John Barbirolli, Sergiu Celibidache, Antal Dorati, Hermann Scherchen, Riccardo Chailly, Peter Maag e Riccardo Muti.”

Mar 132008
 

Nando Dalla ChiesaCari amici, raccolgo l’invito di Nando Dalla Chiesa, che ha appena pubblicato sul suo blog una intervista esclusiva a se stesso… e vi invito a leggerla. E’ lunga, quasi un pamphlet. E ve la copio qui sotto tale e quale, per non sovraccaricare il suo blog preso d’assalto (http://www.nandodallachiesa.it). Si capiscono tante cose, leggendola, al termine della piccola battaglia condotta, con migliaia di firme, (e anche da questo blog) contro la sua esclusione dalle liste per il nuovo Parlamento.
E’ un bello spaccato di civiltà, impegno, coerenza. Un esempio per i giovani, e per tutti. Dalla Chiesa va ora ad insegnare a Palermo… indovinate perché.
Per riprendere uno dei commenti a questa intervista, essa è “una dichiarazione di amore per tutto ciò che è vita, è memoria, è affetto, è forza, è intelligenza, è generosità…”

Non mi resta che augurare a tutti noi che chi prenderà il suo posto al Ministero, e dovrà riprendere in mano la dolorosa faccenda dei decreti, lo faccia con lo stesso slancio e la stessa volontà. Non voglio fare politica, sia chiaro (non potreste votarlo nemmeno se lo voleste…). Solo proporvi la testimonianza di una persona che ho imparato a stimare in questi mesi, che ci propone uno stile di vita, innanzi tutto. Non è affatto detto che io condivida le sue affermazioni sul PD (non mi pronuncio, in merito). Ma il suo stile di uomo, quello sì, lo condivido. Ma leggiamo, ora:

Esclusiva per i blogghisti. Intervista di me a me medesimo sulla vita e sul Pd

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Scritto da Nando dalla Chiesa
Wednesday 12 March 2008

Ecco finalmente a voi l’intervista che non avreste mai letto da nessuna parte. E non solo per la lunghezza. Nando 1 intervista Nando 2. Lo so, è un po’ samizdat un po’ Marzullo (si faccia una domanda, si dia una risposta…). Ma aiuta a sapere. Aiuta a capire. Un consiglio: meglio se il testo lo stampate, la lettura sarà più comoda. Una richiesta: fatelo girare il più possibile. Per siti, per amici, per compagni d’avventura.

 

 

D. E ora, Sottosegretario?
R. E ora si va a Palermo. Sì, a Palermo. Non mi guardi in quel modo. Se non vogliono che faccia le mie battaglie per la legalità dall’interno del parlamento, le andrò a fare direttamente sul campo più simbolico, almeno per me. Andrò all’università di Palermo. A Milano il mio corso è quello di Sociologia economica. In Sicilia ne farò un punto di riferimento civile e scientifico sui temi dell’economia illegale: pizzo, usura, capitali sporchi, economia di mercato. E anche cultura imprenditoriale per le nuove generazioni: non le voglio più vedere schiave dei concorsi pubblici, in attesa di una supplenza settimanale a scuola. Ci vuole una rivoluzione delle menti. E di tutto il contesto, ovviamente.
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