Mar 012016
 

Oscar a Ennio MorriconeEd è arrivato, finalmente, il meritato oscar per la colonna sonora a Ennio Morricone. Naturalmente, chi ammirava l’arte di Morricone non aveva bisogno che ci fosse di mezzo un oscar per magnificarne la grandezza. Poco mi interessa, quindi, esaltare con toni enfatici la vittoria del compatriota. Vorrei piuttosto spostare l’attenzione sulla parola “orgoglio”, che tanto risuona in questi giorni. Che Morricone venga usato per parlare di orgoglio italiano non mi esalta di certo: per me, la nazionalità di un compositore è del tutto indifferente; ciò che mi interessa è che scriva musica che mi piace. Morricone ne ha scritta eccome, e per questo, molto semplicemente, sono contento. Certo, esiste poi anche l’esterofilia: come altre volte ho scritto, essa mi pare una sorta di provincialismo alla rovescia.

La vera questione cruciale, in questo caso, mi pare un altro tipo di orgoglio: quello del compositore di musica da film. Ne parlo perché, invece, spesso gli stessi compositori di colonne sonore, in Italia, si sono vergognati di scrivere una musica troppo a lungo considerata di serie B. Ma non esiste, dal punto di vista del genere, musica di serie A o di serie B. Prendiamo il caso di Mario Castelnuovo-Tedesco, fra i compositori più ispirati del Novecento italiano: fra il 1940 e il 1971 lavorò (come compositore o arrangiatore) a circa duecento colonne sonore hollywoodiane per la celebre Metro-Goldwin-Mayer, senza però firmarle. A causa delle leggi razziali, Castelnuovo-Tedesco, ebreo,  aveva dovuto lasciare l’Italia per l’America nel 1939: lavorare nell’ambito dello spettacolo, come nel caso di un Kurt Weill a Broadway, era per lui il modo più semplice per avere un impiego stabile. Tuttavia, per un compositore colto di ascendenza europea, il mondo della colonna sonora rappresentava una sorta di ripiego: e fu senz’altro per ragioni di orgoglio che Castelnuovo-Tedesco si comportò come un ghost-writer, preferendo che il suo nome non comparisse nei titoli. Oggi, per noi, il fatto di non sapere quali fossero le partiture realizzate da Castelnuovo-Tedesco (al di là delle undici effettivamente accreditate) è una perdita culturale non indifferente. Anche perché sappiamo che, come docente di John Williams o Henry Mancini, fu un vero e proprio caposcuola. Probabilmente, in Castelnuovo-Tedesco scattò anche una sorta di sindrome “O sole mio”: quella sindrome che talvolta noi italiani abbiamo, quasi nel vergognarci di una certa propensione a creare melodie convincenti e ispirate, che nelle colonne sonore sono ovviamente fondamentali. Un Erich Wolfgang Korngold, come il già citato Kurt Weill, non aveva al contrario alcun problema nel firmare musica cosiddetta d’uso (più di venti colonne sonore).

Il caso di Morricone si avvicina in realtà a quello di Castelnuovo-Tedesco: più volte, Morricone ha fatto intendere che la propria vera musica sarebbe quella cosiddetta colta, non finalizzata dunque all’utilizzo cinematografico. Mi viene in mente il caso di Voltaire: l’illuminista francese impiegò molto del suo tempo a scrivere Tragédies alle quali teneva moltissimo, ma che oggi non consideriamo certo al livello di quelle fulminanti novelle filosofiche che per Voltaire erano quasi pure inezie. Ecco i paradossi dell’esistenza e dell’arte! Probabilmente, per Voltaire, Candide o Zadig erano divertissements, pinzillacchere, mentre per noi sono capolavori. Un discorso simile si può fare per Morricone: le sue colonne sonore sono memorabili. La mia non è una posizione ideologica: non credo che il mondo della colonna sonora sia in sé migliore rispetto a quello delle avanguardie. La musica è fatta di singoli casi: esistono colonne sonore che trovo stupende e altre che mi sembrano assolutamente mediocri; e, anche fra la musica non destinata ad essere d’ausilio a un’altra arte, mi sembra che ci siano ampie differenze qualitative.

Dopo i casi di Castelnuovo-Tedesco, di Nino Rota, di Ennio Morricone e di altri ancora, credo che la vera questione d’orgoglio sia un’altra: il compositore di musica da film dev’essere orgoglioso di avere un pubblico che lo ama e lo stima. Senza se e senza ma. Certo, Morricone ha dimostrato la sua umiltà affermando che “non c’è grande musica senza grande film”. Ma questo non sminuisce affatto il valore della musica. Sarebbe (quasi) come sminuire la musica del Don Giovanni di Mozart solo perché Da Ponte ha scritto un bellissimo libretto.

Luca Ciammarughi

Feb 292016
 

Oscar 2016 a Ennio Morricone

“Morricone è il mio compositore preferito. Quando dico compositore non intendo solo musicista per il cinema, ma parlo di Mozart, Beethoven, Schubert”. Quentin Tarantino

Ennio Morricone, 87 anni, con  5 nomination alle spalle, vince l’Oscar per la colonna sonora di “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino. Il Maestro era stato premiato con un Oscar alla carriera nel 2007, ma questa volta, dopo 6 nomination,  ha finalmente ottenuto il premio alla categoria che aspettava da una vita.  Visibilmente commosso, Morricone ha ritirato il suo premio per poi salutare il pubblico in standing ovation del Dolby Theatre di Los Angeles: “Buonasera signori, buonasera” e ha continuato: “Ringrazio l’Academy per questo prestigioso riconoscimento. Il mio pensiero va agli altri premiati, in particolare allo stimato John Williams (autore della colonna sonora di Star Wars, alla sua 50esima nomination, ndr). Non c’è musica importante senza un grande film che la ispiri”. Il maestro ha infine salutato sua moglie Maria, presente in sala durante la premiazione, dedicandole la sua musica e la vincita.  Morricone, il più anziano vincitore dell’Oscar, si era recato a Los Angeles qualche giorno prima della cerimonia per ricevere  anche una Stella sulla Walk of Fame. Il Maestro è un orgoglio italiano.

                                                                                                                   

Molte le congratulazioni dal suo paese tra le quali quelle di Mogol all’Agi: “Mi fa piacere, Ennio è un grande. Lo trovo un meritato e giusto riconoscimento”. “Che Orgoglio Ennio!”, è la frase postata da Laura Pausini sui suoi social dopo l’annuncio della vittoria dell’Oscar. “Mi sveglio e scopro che il nostro Ennio Morricone ha vinto l’Oscar!!! Congrats Maestro! Ououo ououo (cojote)”, scrive Fiorello su Twitter.”Grande emozione!!!! W Morricone!!!”, è la frase postata da Jovanotti con tanto di bandiera tricolore.”Mio Padre ha appena vinto il secondo Oscar della sua carriera! Sono molto felice per Lui, per mia Madre e per la Famiglia”. Lo scrive su facebook, Andrea Morricone, figlio del maestro Ennio. Non sono mancati messaggi di felicitazioni dalle più alte cariche dello stato: quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – “Le composizioni del maestro Ennio Morricone hanno fatto commuovere e sognare intere generazioni in tutto il mondo. L’Oscar è un riconoscimento meritato che premia la vita di un grande artista dedicata alla musica. Al maestro Morricone le mie più sentite congratulazioni e il grazie di tutta l’Italia” e le felicitazioni su Twitter del Premier Renzi – “Grandissimo Maestro, finalmente! Morricone #orgoglio #Oscars2016”.

Set 182008
 

Il Trio MatisseEd eccomi ancora qui con il podcast della trasmissione andata in onda su Radio Classica martedì 16 settembre 2008, su “Ultimo Grido”, condotta da Luca Ciammarughi. Annuncio anche fin da ora con grande piacere che sarò in onda ogni martedì, fino alla fine dell’anno, alle ore 16.

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Il podcast presenta la musica così come è andata in onda alla radio, dove, per esigenze tecniche, appare parecchio “compressa”. Per apprezzarne a fondo le delicate sfumature dinamiche originali, potete scaricarla dal nostro catalogo, utilizzando gli Hyperlink man mano qui sotto presentati (in azzurro).

Stavolta abbiamo parlato di grande cinema, e precisamente di “Barry Lindon”, di Stanley Kubrick. Analizzando quello splendido film, la cui colonna sonora era composta da brani di famosi compositori classici, abbiamo presentato, per cominciare, il famoso “Andante con moto” dal Trio in mi bemolle maggiore  op. 100, D929 , di Franz Schubert, nell’esecuzione registrata negli studi di ClassicaViva dal “Trio Matisse”. Questo tema schubertiano viene utilizzato nel film come sottofondo a diverse celebri scene, nella rielaborazione di Leonard Rosenman, che per questo lavoro ebbe l’Oscar per la miglior colonna sonora nel 1976. E’ il tema del destino per eccellenza, che accompagna, dolente e solenne, con implacabile senso di fatalità, le vicende del protagonista Redmond Barry (presentiamo qui anche il filmato con la famosa scena della seduzione di Lady Lindon, interpretata da Marisa Berenson, da parte di Barry, uno strepitoso Ryan O’Neil…). Cinque minuti di grande cinema, affidato alla musica e alle immagini, senza parole…

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Ricordando questo grande film, un meraviglioso affresco sul settecento, ripreso con lenti speciali Zeiss, ottenute dalla Nasa, per utilizzare soltanto la luce naturale, persino nelle scene notturne,  illuminate esclusivamente da candele e lumi d’epoca, abbiamo colto l’occasione per presentare quasi l’intero Trio schubertiano, con l’eccezione del primo movimento e, poi, anche, di parlare del famoso tema della “Follia di Spagna”, altro grande tema del film. Il destino del protagonista è infatti accompagnato, nel film, da questo famoso tema, declinato nella “Sarabanda” di Haendel.
Stefano LigorattiAbbiamo così presentato il tema della Follia, nella scintillante composizione del giovane Stefano Ligoratti, che ha eseguito al clavicembalo le sue  “12 Variazioni sul tema de la “Follia”. (La partitura originale è scaricabile dal nostro sito, qui).
Per concludere la trasmissione, abbiamo anche mandato in onda un’altra composizione ispirata alla “Follia”, nella prima incisione pianistica assoluta, sempre per le nostre edizioni, e sempre nell’interpretazione di Stefano Ligoratti, questa volta nella veste di pianista. Si tratta delle “12 Variationen auf die Folie d‘Espagne in d”, di C. Ph. E. Bach, il figlio del grande Johann Sebastian. Due brani davvero piacevoli e ricchi di inventiva e fantasia.
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