Mar 162012
 

“Dalla prossima settimana si riunirà un tavolo tecnico con ministero dell’Economia e MiBac sulla legge per lo spettacolo dal vivo e saranno affrontati problemi non facilmente risolvibili. Faremo il possibile per chiudere rapidamente, sebbene i tempi rapidi, soprattutto in cose politiche, non possano essere garantiti”. L’annuncio da parte del ministro dei Beni e Attività Culturali, Lorenzo Ornaghi, è arrivato in conclusione del convegno sulla legge dello spettacolo dal vivo promosso oggi a Roma dall’Università Luiss.

Per la legge, di cui ha sottolineato il carattere “unico” perché condivisa da tutti, forze politiche e operatori, “siamo a un punto di non ritorno” ha detto il ministro prima di evidenziare alcuni aspetti rilevanti del testo: “lo Stato può garantire lo sviluppo del Paese anche tramite la cultura; non si deve ideologizzare il rapporto pubblico-privato; lo Stato deve innalzare la sua autorevolezza e deve garantire criteri trasparenti lontani dal clientelismo; il fondo perequativo che potrà incidere sugli squilibri attualmente rilevabili a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale; il sostegno per i giovani”.

Si attende ormai senza troppe speranze, anche perché agli annunci quasi mai seguono i fatti. Prova ne sia la cancellazione dei concerti del Maestro Abbado a Napoli, per protestare contro il decreto Bondi, che impedisce agli orchestrali degli enti lirici di chiedere permessi artistici fino alla firma del prossimo contratto, o il prepensionamento di 50 elementi del Maggio Fiorentino, che difficilmente saranno reintegrati.

Feb 242012
 

Si è svolto ieri a Milano, il 2° Summit Arte e Cultura presso la sede del quotidiano economico “Il sole 24 Ore”, durante il quale è stato presentato il manifesto “Per una costituente della cultura” allo scopo di riportare al centro del dibattito pubblico “il valore della cultura, della ricerca scientifica, dell’innovazione e dell’educazione a vantaggio del progresso del nostro Paese”. Così scrivono i ministri dei Beni Culturali, dello Sviluppo economico e dell’Istruzione, Lorenzo Ornaghi, Corrado Passera e Francesco Profumo, in una lettera al Sole 24 Ore di oggi in riferimento al manifesto:

“Di fronte alle scelte di spending review, che comporteranno una rivisitazione del mix della nostra spesa pubblica, la componente impiegata nella sfera della conoscenza non può essere considerata un costo da tagliare, ma rappresenta uno dei bacini in cui spendere di più e meglio creando sviluppo e occupazione. In questo ambito – scrivono i tre ministri – lo Stato è chiamato a svolgere un’imprescindibile funzione pubblica, non a caso sancita e garantita dalla nostra stessa Costituzione”.

“Gli investimenti nell’intero sistema educativo, inteso in tutte le sue componenti di sapere umanistico, di sapere scientifico e di sapere professionale, sono i pilastri per la nascita e lo sviluppo dello spirito di cittadinaza, della cultura dei diritti e dei doveri, del valore riconosciuto delle regole, della valorizzazione del merito”. Secondo Ornaghi, Passera e Profumo “é necessaria una profonda inversione di rotta rispetto alle politiche degli ultimi decenni, che hanno portato scuola, università e beni culturali a una crisi senza precedenti e talora, occorre riconoscerlo, al vero e proprio collasso”.

Feb 212012
 

Lo scorso 17 Febbraio la Consulta per lo spettacolo ha approvato il riparto delle aliquote Fus 2012. “La Consulta – dice il presidente dell’Agis, Paolo Protti – è stata aperta da una relazione del ministro Ornaghi, ben articolata negli argomenti e nei diversi settori dello spettacolo, nell’ambito della quale è stato anche puntualizzato l’orientamento che il governo Monti intende dare al tema della cultura e dello spettacolo”.

“Tutti i componenti della Consulta – continua il presidente dell’Agis – hanno espresso apprezzamento per quanto detto dal ministro e anche per la stabilità raggiunta nella dotazione del Fus e per la relativa ripartizione, sostanzialmente inalterata rispetto al 2011. Si è preso atto con piacere dell’intenzione del ministro di porre mano, entro il 2012, al problema delle fondazioni liriche sinfoniche, sia per quanto riguarda il loro impatto sul Fus sia, più in generale, sul contesto del paese.

Sono stati inoltre accolti positivamente dal settore danza la conferma di un progetto speciale da loro proposto, e dal settore cinema l’impegno a voler risolvere il problema relativo al debito accumulato sia nei confronti dell’esercizio sia della produzione. E’ stata poi condivisa dal ministro l’esigenza di istituire tavoli di confronto con la partecipazione non soltanto del MiBAC, ma anche, a seconda del tema, del ministero dello Sviluppo Economico o del ministero del Lavoro.

In particolare – conclude Protti – sul tema riguardante il lavoro, abbiamo posto l’attenzione sia sugli aspetti tecnici, come l’indennità di disoccupazione e gli ammortizzatori sociali, ma anche su quelli più generali riguardanti le conseguenze dell’inglobamento dell’Enpals nell’Inps e la salvaguardia di quella dote dell’Ente di Previdenza che è di pertinenza dei lavoratori delle imprese delle spettacolo”.

Gen 242012
 

In merito alle dichiarazioni rese dal Ministro Ornaghi, con un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, il Presidente del MiTo, Micheli attraverso una lettera allo stesso giornale ha tenuto a precisare che “Quello degli sprechi, disciplina quest’ultima in cui il nostro Paese detiene certo alcune medaglie olimpiche, rappresenta l’aspetto più vistoso dell’arretratezza del sistema lirico nazionale”. Micheli ha anche scritto della necessità di “una profonda riflessione sul modello gestionale dei nostri teatri, fermi a schemi operativi di centocinquant’anni fa”.

“Non vedo altra soluzione – continua – se non la creazione di un nuovo modello di gestione adeguato ai tempi che tenga conto del mutamento intervenuto nel pubblico. Un pubblico più giovane, più variegato che utilizza strumenti tecnologici di avanguardia”.

In conclusione, “Il ministro lancia un segnale forte e chiaro che mi auguro venga accolto dagli operatori del settore con proposte nuove, tempestive e concrete, a immagine e somiglianza di quanto è già stato fatto in altri importanti teatri lirici”.

Dic 192011
 

Però c’è di strano che questa crisi giustifica tutto, e in campo culturale giustifica anche di più. I ballerini del Massimo di Palermo protestano, perché vogliono continuare a danzare. Il ministro Ornaghi rassicura: i soldi stanziati per Pompei saranno ben spesi, forse si assumeranno anche sette o otto nuovi archeologi e, udite udite, si terranno anche le gare d’appalto.

Molti giornali, a causa della cessata erogazione dei finanziamenti statali, invece, non esisteranno più a partire dal 1 gennaio prossimo e da mesi, le redazioni protestano. Dei teatri non parliamo, e della lirica o della musica classica, già sappiamo.

Ed è colpa della crisi, dei tagli da operare sulle necessità meno necessarie, su tutto ciò che non si mangia o non fa mangiare.

Difficile però non ricordare quale sia stata la via che ha portato al tracollo del comparto culturale italiano, come del resto del sistema Italia in assoluto. Anni e anni di malversazione, ruberie, cattive gestioni (a voler essere diplomatici) o gestioni incompetenti. Teatri spolpati, capitali distratti, con finanziamenti di opere da nulla di parenti, amici, amanti, quando non peggio i fondi per lo spettacolo andavano a finanziare le epiche opere di propaganda (memorabile la fiction leghista girata in Romania) per rivedere la storia ed insegnarla a chi non ha mai saputo o voluto leggere quella vera.

è comprensibile il rammarico del ministro, il quale non riesce a garantire gli interventi promessi, perché fuori copertura in questo stato di crisi, ma a volte è anche utile ricordare come e perché siamo arrivati fino a qui.

Nov 252011
 

Non musica o novità, non virtuosismi o appassionate sonate, ma ancora una volta è necessario dar voce alla protesta.

L’Accademia di Santa Cecilia resta sotto l’egida del ministero dei Beni culturali, mentre al Teatro dell’Opera il decreto di Roma Capitale garantisce fondi e autonomia. Figli e figliastri, accusa l’Accademia. Così è scontro sulla gestione degli enti lirici. “Tutto come sempre. In questo Paese la virtù e la correttezza amministrativa vengono ignorate e di fatto punite”.

È durissima l’accusa del presidente di Santa Cecilia, Bruno Cagli. Nonostante il prestigio e i numeri raggiunti con il Parco della Musica il nome dell’Accademia non è stato inserito insieme a quello del Teatro dell’Opera, guidato dal sovrintendente Catello De Martino, nel secondo decreto approvato da Palazzo Chigi che assegna alla città poteri speciali.  L’Ente è comunque in possesso di tutti i requisiti previsti dal decreto Bondi per ottenere l’autonomia  ed è incluso fra gli enti del Fondo unico per lo spettacolo, ma è ancora in attesa di una risposta, sebbene siano già trascorsi i 45 giorni previsti dalla presentazione dell’istanza.

Ecco dichiarazione di Bruno Cagli, Presidente Sovrintendente dell‘Accademia Nazionale di Santa Cecilia:
«Tutto come sempre. In questo Paese la virtù e la correttezza amministrativa vengono ignorate e di fatto punite. Non serve che l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia abbia tutti i requisiti per la promessa autonomia gestionale, la cui approvazione è ancora al vaglio degli uffici del Ministero nonostante siano già trascorsi, dalla data di presentazione dell’istanza, i 45 giorni previsti. Inutile che l’Accademia abbia negli ultimi anni conseguito, sotto la guida del Maestro Antonio Pappano, i più prestigiosi premi in campo discografico e ottenuto numerosissimi inviti in campo internazionale, con un record di tournée all’estero mai raggiunto. Inutile anche che l’Accademia abbia presentato il bilancio in pareggio negli ultimi cinque anni consecutivi e largamente superato il 50% della capacità di autofinanziamento. Altrettanto inutile il record delle presenze paganti conseguito lo scorso anno che testimonia come l’Accademia abbia reso vitale per la popolazione romana, e non solo, la sede non facile del nuovo Auditorium. Evidentemente l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il Parco della Musica non fanno parte di Roma Capitale! Ho già convocato l’Assemblea degli Accademici e ho in programma un incontro con il Sindaco Alemanno; auspico tuttavia un incontro urgente con il Prof. Ornaghi, nuovo Ministro per i Beni e le Attività Culturali e sto chiedendo di essere ascoltato dalle competenti Commissioni parlamentari».

Alle proteste di Cagli ha replicato il Sindaco:  “Siamo disponibili a modificare attraverso il percorso parlamentare la legge su Roma Capitale e includere in ogni riconoscimento anche Santa Cecilia”, assicura  Alemanno. “Oggi – anticipa – incontrerò il maestro  Cagli e il sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma Catello De Martino proprio per chiarire la situazione. Da parte nostra non c’è nessuna volontà di mettere in discussione Santa Cecilia”, che “ha già raggiunto l’autonomia con la legge 800, mentre l’Opera di Roma era rimasta indietro”. “L’Opera di Roma e Santa Cecilia – conclude il sindaco – sono due gioielli della realtà lirico-sinfonica di Roma. Dobbiamo difendere con pari determinazione l’uno e l’altro”.

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