Mar 022011
 

Il Ministro Sandro BondiCome abbiamo pubblicato ieri su questo blog, ieri, intervistato dal Corriere della Sera, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi affermava di voler “sparire dalla prima linea”. “Ho già chiesto più volte al presidente del Consiglio di essere sostituito. Vorrei dimettermi e spero che accetti le mie dimissioni al più presto”.  “Voglio dedicarmi alla mia famiglia, alla mia compagna”, ma anche “fare il senatore e continuare a lavorare a fianco del presidente Berlusconi”, spiegava il coordinatore del Pdl.E’ stata pubblicata oggi, poi, una lettera di Bondi al “Giornale”,  in cui il Ministro scrive testualmente: “Egregio direttore, constato che dalla sinistra alla de­stra di Marcello Veneziani la sod­disfazione per le mie dimissioni è unanime. Stiano sereni, presto li accontenterò.” E ancora: “Purtroppo in que­sto sforzo non sono stato so­stenuto con la necessaria consapevolezza dalla stes­sa maggioranza di governo e da quei colleghi che avreb­bero potuto imprimere in­sieme a me una svolta nel modo di concepire il rap­porto fra stato e cultura in Italia. E questo mancato so­stegno è avvenuto oltretut­to nel momento in cui mi sono trovato più in difficoltà, a seguito del crollo di un muro in cemento a Pompei e più colpito dalle iniziative della sinistra, fino alla presentazione di una mozione di sfidu­cia individuale nei miei confronti, pur non avendo io mai scaricato su altri la responsabilità della mancanza di fondi, che pure è stata l’accusa più frequente rivoltami dalla sinistra. Le vicende del decreto Milleproroghe hanno ulteriormente evidenziato la mia incapacità di mantenere fede agli impe­gni che avevo preso, e nel richiedere al­meno un minimo di coerenza nell’ambi­to dei provvedimenti riguardanti la cul­tura.”
A questo punto mi sento di tributare a Bondi l’onore delle armi, per onestà intellettuale. “L’ultimo dei giapponesi”, come è stato definito, ha capitolato, si è arreso.
E’ un segnale politico importante e clamoroso. E’ la prima volta che qualcuno del Governo si dimette per “incapacità a mantenere fede agli impegni che aveva preso”. Bravo Bondi. Capisco il suo dramma umano, e la stimo per il suo coraggio. A lei, l’onore delle armi.

Set 122009
 

Il Ministro Brunetta a VeneziaNei mesi scorsi abbiamo avuto molte volte modo di parlare dei famigerati tagli al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), operati dal governo, e delle relative e vibranti proteste da parte degli operatori del mondo dello spettacolo.

Alla Mostra del Cinema di Venezia, che è in corso di svolgimento, si sono rinnovate dichiarazioni e prese di posizione molto nette di tutta la gente del cinema contro questi tagli.

Ed ecco che ci ha pensato il Ministro Brunetta a gettare olio sul fuoco: a poche ore dalla fine della Mostra internazionale del Cinema di Venezia, il Mini­stro della Pubblica amministra­zione e dell’Innovazione – ieri,  nel suo inter­vento alla scuola di formazione del Pdl a Gubbio – ha dato dei “saggi” consigli al suo collega San­dro Bondi, responsabile dei Be­ni culturali, presente in sala.

Ecco i video integrali del suo intervento (quello con i passaggi di cui parliamo qui è il secondo – i video li ho trovati su YouTube, i commenti non sono miei, ma di chi li ha pubblicati, se li visualizzate direttamente con Youtube potete leggere tutto), seguito dal riassunto di  alcune sue testuali dichiarazioni, nelle quali ha sparato ad alzo zero contro il cinema italiano. I tagli al Fondo Unico dello Spettacolo, per lui, sono giusti.

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Esiste in Italia un culturame parassitario vissuto di risorse pubbliche che sputa sentenze contro il proprio Pae­se, ed è quello che si vede in que­sti giorni alla Mostra del Cine­ma di Venezia.

Bene fai Sandro a chiudere quel rubinetto del Fus”.
Il Ministro ha proseguito parlando diregisti che hanno ricevuto 30/40 milioni di euro di finanziamenti incassando in tutta la loro vita 3-4 mila euro. Questi stessi autori nobili, con l’aria sofferente, ti spiegano che questa Italia fa schifo…Solo che loro non hanno mai lavorato per avere un’Italia migliore”.

E’ toccato poi aiparassiti dei teatri lirici: i finti cantanti, scenografi che non si sono mai confrontati con il mercato, tan­to Pantalone pagava. A lavora­re…”.

E ancora: “Ci sono orchestrali che mettono insieme orchestre che suonano poco per avere sussidi statali e poi si fanno il complessino loro“. (!)

E infine:Questo è un pezzo di Italia molto rappresen­tata, molto ‘placida’ e questa Italia è leggermente schifosa.”

La scelta dell’aggettivo “placida“‘ non era evidentemente affatto casuale dopo che Michele Placido, a Venezia con il suo film sul ’68, Il grande sogno, si è reso protagonista di una polemica che dalla casa di produzione Medusa si era este­sa a Berlusconi (aveva dichiarato di non averlo mai votato, anche se aveva prodotto il suo film con la Casa Medusa, di proprietà, per l’appunto, del nostro Presidente del Consiglio). Il riferimento di Brunetta era ovviamente diretto a Michele Placido e Citto Maselli, che hanno toccato con i loro film “temi” che ovviamente non sono fra i più graditi a chi governa l’Italia.

A sottolineare la trasformazione del Ministro Brunetta, in peggio, in un facsimile del suo Presidente del Consiglio,  ci ha pensato l’ex Presidente di RAI Cinema, Giuliano Montaldo, secondo il quale l’idea di spettacolo dell’esponente politico sarebbe coincidente con la presenza, a Venezia, di Noemi Letizia.

Mar 042009
 

Alessandro Baricco, come viene visto ora...Oggi è comparso su “La Repubblica” un altro articolo, a pagina intera, di Alessandro Baricco, che risponde ai suoi detrattori e argomenta lungamente, ritornando sul discorso che aveva aperto con il suo precedente intervento (che trovate qui) e sulle polemiche da esso scatenate (qui).

Purtroppo l’articolo non è ancora online, per cui ve ne riporterò io il succo in un post separato che pubblicherò in giornata. Nel frattempo, correte in edicola, mi raccomando… Repubblica deve pur sopravvivere, no? Mi sembra giusto che venda anche qualche copia!…

Intanto vi dico subito che ho letto, con piacevole sorpresa, in un articolo su “il Foglio” il Ministro Sandro Bondidel 25 febbraio, la risposta del Ministro Sandro Bondi, ossia proprio colui che ha davvero voce in capitolo per decidere su tutta la faccenda. Il Ministro dei Beni culturali esprime dunque un parere che a me sembra serio, e ben articolato: ecco il link al suo intervento sul sito del governo, che per vostra comodità però, vi riporto qui sotto integralmente (con evidenziazioni mie). Dico subito che in questo intervento ci sono molti spunti e molte idee che condivido: la mia opinione, però, la scriverò in un articolo apposito, altrimenti questo post diventerebbe un’enciclopedia, e questo non è nello spirito di un blog…  Occhio, comunque, a questa frase, che a mio parere è la più importante,  significativa e condivisibile di questo testo: “Ma il fatto è che il teatro di prosa, la lirica, la danza non consentono redditi da impresa.”

Da “IL FOGLIO” di mercoledì 25 febbraio 2009

Bondi difende la mobilia (teatrale) “Baricco dice: basta soldi di stato alla cultura? D`accordo, facciamo selezioni migliori ma senza cedere al profitto. Opera, musica e teatro sono inestimabili forme di mecenatismo ereditate dalle società di corte

Roma. Anche il ministro per i Beni culturali ieri ha letto il lungo articolo di Alessandro Baricco sulla Repubblica. E anche lui per un attimo è parso esultare alla ricetta del romanziere torinese: basta soldi pubblici alla cultura, foraggiamo piuttosto la televisione e la scuola, e invitiamo ì privati a rimboccarsi le maniche per lanciarsi nel mercato culturale. Ottima idea. Solo che. a seguirla in dettaglio, I”‘utopia” dì Baricco, diversamente da quanto lo stesso scrittore ritiene, continua a rimanere tutta nella sua testa, visto che non è facile, e neppure auspicabile, trasformarla in realtà. “Barícco critica la cultura di sinistra. E’ paradossale che debba essere io a difendere lo stato culturale. Ogni giorno da sinistra e da destra ricevo inviti che oscillano tra il sostenere la cultura in toto, e la tesi più fosca di privare la cultura di ogni sussidio”, avverte Sandro Bondi in una pausa dei vertice franco-italiano a Villa Madama, dove ha firmato un accordo per aprire anche il mercato italiano ai canali culturali di Arte, la tv franco-tedesca. “Chi è responsabile del patrimonio storico-artistico nazionale deve perseguire un punto di equilibrio, che consiste nel diminuire per gradi il contributo statale in quei settori dove dev’essere meno presente, come il cinema o l’arte contemporanea, e aumentare il contributo dei privati con defiscalizzazioni ad hoc”. Insomma, quand’anche Baricco avesse ragione, non si deve fare di tutt’erba un fascio.

Giustissimo “allargare il privilegio della crescita culturale”, tenendo conto dei nuovi circuiti di massa. Sacrosanto “difendere alcuni repertori che non avrebbero la forza di sopravvivere alla logica del profitto”. Legittimo aggiornare la formazione di “cittadini colti, informati, e con saldi punti di riferimento”.

Attenzione, però, a non confondere ogni cosa sotto la voce “cultura” come sembra fare Baricco quando propone di abbandonare al mercato settori delicatissimi come l`opera lirica, la musica classica e il teatro, con la scusa che ormai si fanno solo spettacoli orribili e i drammaturghi non esistono più. “Baricco forse non va molto a teatro. Non avrà mai visto la trilogia della Villeggiatura di Goldoni con regia di Toni Servillo o uno spettacolo di Massimo Castri.

Ma il fatto è che il teatro di prosa, la lirica, la danza non consentono redditi da impresa.

Per questo è sbagliato confonderli con altri campi dove il business è possibile, come le mostre, i grandi eventi, il cinema. Restano forme d`arte tradizionali, legate al mecenatismo, nate dalle società di corte e perpetuate grazie alle sovvenzioni di stato quando i principi e le società di corte son stati sostituiti dalla repubblica e dallo stato dì diritto. Del resto, l`Italia non fa eccezione: dall’America al Giappone, dalla Corea al Regno Unito, passando per Francia, Germania, Russia e Cina non c’è paese al mondo che non le sovvenzioni”. Eppure, Baricco denuncia “l’accanimento terapeutico su un pubblico agonizzante”. Obietta che non spetta alla politica salvare regie che costano milioni, o il corpo di ballo della Scala o l`opera di Stockhausen. E’ giusto affinare i criteri di selezione degli impresari culturali, sottraendoli alle mafie politiche per evitare gli sprechi”, replica Bondi.

“Ma è assurdo pretendere di ripristinare l’educazione musicale nei licei, da dove fu bandita ai tempi dell’Unità, e demandare poi ai privati l’allestimento della Tosca. Urge un’analisi meno superficiale delle strutture culturali. Gli italiani possono pure impazzire per il Grande fratello, ma hanno tutto il diritto di godersi Molière, Shakespeare, Pirandello, Verdi e Cimarosa, e di tramandarsi gli affreschi di Piero della Francesca“.

Ago 012008
 

Cari amici, è agosto… e in agosto si preparano sempre tutte le novità che poi ci ritroviamo a settembre. Le novità che bollono in pentola per il mondo degli studi in generale, e degli studi musicali in particolare, sono davvero molte. Dobbiamo parlarne e conoscere le cose e non restare passivamente alla finestra…

Il Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Maria Stella GelminiAllora, per prima cosa, cliccare qui per ascoltare in streaming audio in podcast la trasmissione radio RAI (Radio anch’io) con la lunga intervista al Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, andata in onda il 24 luglio 2008.

Vi troverete importanti novità, soprattutto in merito alle SISSIn pratica il ministro Gelmini e il Governo intendono realizzare una riforma del reclutamento degli insegnanti, che prevede l’eliminazione delle SSIS. In particolare, ascoltate intorno al minuto 10 e dal minuto 20 in poi.

“Questo però ovviamente riguarda il futuro. Chi è già iscritto non perderà i propri diritti. Gli specializzandi del nono ciclo saranno comunque gli ultimi ad essere inseriti in graduatoria, gli ultimi ad entrare nel mondo della scuola con il vecchio sistema.” Queste sono dichiarazioni del Senatore Fabrizio Di Stefano (Pdl), autore di un Ordine del giorno – accolto dall’esecutivo – con il quale il governo Berlusconi si è impegnato a risolvere un problema che riguarda 11.800 persone in tutta Italia, contenute in un articolo molto interessante e che fa bene luce su questa faccenda così complicata. Per capirci meglio qualcosa, sopratutto se non siete stati direttamente interessati, leggetelo qui.

Ricordiamo, per chi magari non lo sapesse, che le SISS sono le scuole di specializzazione post-laurea per l’insegnamento nella scuola secondaria e durano circa due anni.
Si potevano frequentare presso tutte le Università che avevano attivato l’indirizzo e la classe di proprio interesse. Aggiungiamo che sono, da sempre, molto costose e molto discusse da parte dei futuri docenti. Riguardano, stando ai numeri in circolazione, almeno 20.000 persone.

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