Dic 302016
 

“La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato.”
Florence Foster Jenkins

Mi capitò di sentire cantare Florence Foster Jenkins durante una pausa dalle prove in orchestra: uno dei colleghi, aprendo YouTube, ci esortava all’ascolto della versione dell’aria “Regina della notte” di Mozart interpretata da lei. Molti la conoscevano già e si guardavano ammiccando e sghignazzando. Io non l’avevo mai sentita nominare e non ero molto entusiasta all’idea. Sono sempre stata abbastanza categorica e un filo sentenziosa nei riguardi di chi si affaccia al mondo della musica classica e s’intrufola senza avere i mezzi tecnici e il talento per poter intraprendere il mestiere, ciononostante era uno di quei momenti di ilarità generale in cui si aveva voglia di ridere e di stemperare le tensioni lavorative, perciò mi unii all’ascolto.
Non penso di aver mai riso così tanto. La maggior parte degli interventi erano calanti di quasi un tono e totalmente privi di uno scheletro ritmico (non mi metto a parlare di fraseggio che mi pare azzardato, in totale mancanza di tutto il resto!).

Eppure quella donna trasmetteva qualcosa al di là della sua più totale incapacità, il problema è che non riuscivo a spiegarmi che cosa fosse.

Di seguito una biografia di Florence Foster Jenkins:
Nata a Wilkes-Barre in Pennsylvania da Charles Dorrance Foster e da Mary Jane Hoagland, Florence prese lezioni di musica da bambina, ed espresse il desiderio di andare all’estero a studiare musica. Suo padre si rifiutò di pagarle gli studi, così lei fuggì a Fildadelfia con Frank Thornton Jenkins, un dottore che divenne suo marito (i due divorziarono nel 1902). In questa città si guadagnò da vivere come insegnante e pianista. Florence contrasse dal marito la sifilide che alcuni anni dopo le provocò danni irreparabili alle articolazioni. Per tale ragione dovette abbandonare la carriera di pianista. Alla morte del padre, nel 1909, la Jenkins ereditò una ingente somma di denaro che le permise di intraprendere la carriera di cantante che era stata scoraggiata dai suoi genitori e dall’ex marito. Divenne coinvolta nella scena musicale di Filadelfia, fondando e sovvenzionando il Verdi Club, prese lezioni di canto e iniziò a esibirsi in qualche recital, il primo nel 1912.
Dalle registrazioni appare chiaro che la Jenkins aveva poco senso dell’intonazione e del ritmo ed era a malapena in grado di sostenere una nota. È possibile ascoltare i suoi accompagnatori fare aggiustamenti per compensare le sue variazioni di tempo e i suoi errori ritmici. Ciononostante divenne notevolmente famosa in modo non convenzionale. Apparentemente il suo pubblico la amava per il divertimento che forniva, più che per le sue doti canore. I critici spesso descrivevano il suo lavoro in modo ambiguo, il che potrebbe essere servito a stuzzicare la curiosità del pubblico. Nonostante la sua palese mancanza di abilità, la Jenkins era fermamente convinta della sua grandezza. Si paragonava positivamente con noti soprani quali Frieda Hempel e Luisa Tetrazzini e liquidava le risa che spesso si levavano dal pubblico durante le sue esibizioni, come “gelosia professionale” delle sue rivali. Era comunque conscia delle critiche e diceva “La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato.”
La musica che la Jenkins affrontava nei suoi recital era un misto di repertorio operistico standard di autori come Mozart, Verdi e Strauss (tutti ben oltre le sue possibilità tecniche), lieder, compresi pezzi di Brahms e i “Clavelitos” di Joaquin Valverde, uno dei suoi bis preferiti), e canzoni composte da lei stessa o dal suo accompagnatore, Cosmé McMoon . La Jenkins indossava spesso costumi elaborati che si disegnava da sola, apparendo talvolta con ali e “paillettes” e, per i “Clavelitos”, gettando fiori al pubblico mentre agitava un ventaglio e esibiva altri fiori tra i capelli.
Nonostante le richieste per un maggior numero di spettacoli, la Jenkins limitò le sue rare performance ad un ristretto numero di luoghi graditi e al suo recital annuale nella sala da ballo del Ritz-Carlton di New York. La partecipazione ai suoi recital era sempre limitata alle sue leali compagne del club e a pochi altri ospiti selezionati – si occupava personalmente della distribuzione degli ambiti biglietti. All’età di 76 anni la Jenkins cedette infine alle richieste del pubblico e si esibì alla Carnegie Hall il 25 ottobre 1944. Il concerto era così atteso che i biglietti vennero esauriti con settimane di anticipo. Florence Foster Jenkins morì un mese dopo questo evento.
Alcuni hanno sostenuto che tutta la più che trentennale carriera della Jenkins fosse in realtà un elaborato scherzo giocato al pubblico ma ciò sembra contraddire un’altra pretesa, secondo cui la sua morte dopo l’esibizione alla Carnegie Hall fosse il risultato della derisione da parte dei suoi critici. Comunque esistono poche prove a sostegno di entrambe le asserzioni. Tutto indica che Florence Foster Jenkins morì con lo stesso felice e fiducioso senso di appagamento che pervase la sua intera vita artistica.
Registrazioni della Jenkins sono state pubblicate su due CD, The Glory of the Human Voice (RCA Victor) e Murder on the High Cs (Naxos Rekords). Nel 2001 è andata in scena all’Edimburgh Festival Fringe una commedia di Chris Ballance sulla Jenkins, e nel novembre 2005 ha debuttato a Broadway la commedia sulla sua vita, dal titolo Souvenir con Judi Kaye nel ruolo della Jenkins.

Al cinema ho da poco visto il film ispirato alla vita della Jenkins, “Florence” grazie al quale ho finalmente trovato la risposta al mio quesito.
Non è stato tanto perché il regista Stephen Frears si è attenuto quasi fedelmente alla realtà dei fatti, nemmeno per la sceneggiatura e per i costumi scelti alla perfezione (alcuni sembravano gli originali?), quanto per la maestria degli attori Hugh Grant e soprattutto Meryl Streep.

Quando un attore riesce a calarsi in una parte tanto da sembrarti fuso in un tutt’uno con il personaggio originale, non distingui più il confine del racconto con quello della realtà. La sensazione che provo in questi momenti è la stessa di quando un libro avvincente riesce a rapirmi e a portarmi letteralmente in un altro mondo.
Io quella sera sono stata catapultata direttamente in un’America attorno al 1940 e come spettatore ho partecipato attivamente alle vicissitudini del personaggio.
Meryl Streep, oltre ad essersi magistralmente cimentata nel canto, imitando alla perfezione l’imperfezione, ha saputo mettere un pezzo di se stessa in Florence, rendendola vera, genuina vivendo e facendo vivere emozioni a 360 gradi: in un’ora e mezzo sono passata dal ridere a crepapelle a commuovermi fino alle lacrime.

E uscendo dal cinema, la sensazione era come se io avessi davvero conosciuto Florence Foster Jenkins. La sua grandezza, il suo non so che al di là delle sue incapacità, stava proprio nel fatto che lei, con la sua passione sfrenata per la musica, non aveva avuto paura di mostrarsi nella sua autenticità e la cosa più importante è che lei ci credeva davvero.

 

Ago 242016
 

Daniela Dessì visse d’arte. Possiamo anche dire che visse d’amore, esattamente come la sua Tosca interpretata in maniera semplicemente divina. E’ il suo amore e compagno di vita da 16 anni a ricordarla il giorno del suo funerale: “Gli occhi sono lo specchio dell’anima e le nostre anime si sono sempre parlate. Ho condiviso con te 16 anni indimenticabili, ricchi di tante grandissime soddisfazioni e di una vita privata intensissima che abbiamo sempre difeso e privilegiato rispetto a tutto il resto. (…) Non voglio ricordare la grandezza della tua arte che è universalmente conosciuta e che è testimoniata dalle migliaia di messaggi che piovono da ogni parte del mondo. Voglio invece ricordare di te la tua grandezza di donna, di mamma, la tua bellezza interiore e la tua generosità, il tuo umorismo, la tua malinconia, ma soprattutto la tua fragilità che potrebbe sembrare un paradosso rispetto alla dirompente personalità da vera diva che possiedi, diva nel senso di divina“.

La notizia della scomparsa del soprano ha scosso profondamente il mondo della musica e in particolare quello dell’Opera. Gli amici del Teatro alla Scala, che hanno visto quasi 30 anni di collaborazione con Daniela Dessì (la sua ultima apparizione scaligera risale al 2009) hanno ricordato le sue interpretazioni, da Rossini e Mozart a Verdi, Puccini e al Verismo, ammirando la sua tecnica impeccabile, il suo forte temperamento e la sua rara sensibilità interpretativa. Tutte doti che l’hanno portata a collocarsi tra le figure di spicco del panorama operistico internazionale.

La sua Fiordiligi in Così fan tutte e i suoi ruoli verdiani con Riccardo Muti (Alice Ford, Elisabetta di Valois, Messa da Requiem) e le sue interpretazioni di Puccini e Cilea restano tra le pagine indimenticabili della storia scaligera degli ultimi decenni.” 

Link all’articolo del corriere.it

Daniela Dessì

Il Teatro Grande di Brescia intende dedicare la prossima festa dell’Opera al soprano. La Dessì aveva infatti partecipato spesso all’iniziativa, portando avanti il progetto artistico del promuovere e aiutare la crescita dei giovani talenti. “Ci ha lasciato una grande interprete” afferma il presidente del Teatro Emiliano del Bono, “una voce raffinata che ha portato il nome di Brescia nei più blasonati teatri del mondo”.

Tante e prestigiose le collaborazioni internazionali dell’artista, nata a Genova ma da tempo residente sul lago di Garda. Dopo aver completato gli studi di canto al Conservatorio Arrigo Boito di Parma e presso l’Accademia Chigiana di Siena, aveva vinto il primo premio al Concorso Internazionale indetto dalla Rai nel 1980: poi il debutto con l’Opera Giocosa di Savona ne La serva padrona di Pergolesi. Innumerevoli le interpretazioni, tra cui quelle delle eroine verdiane e pucciniane, e le collaborazioni con i più grandi teatri, dalla Scala di Milano al Metropolitan di New York, alla Deutsche Oper di Berlino.

Armiliato, il compagno di Daniela Dessì, l’ha paragonata a Maria Callas: “Il critico musicale Giorgio Gualerzi diceva: c’è stato il tempo della Callas e ora c’è quello della Dessì. Aveva ragione. È proprio così. Senza mai clamore hai scandito il tempo di questa grande fetta di vita musicale a cavallo di due secoli con la tua classe e con un’ interpretazione straordinaria sempre diversa e sempre con un denominatore comune di qualità artistica e vocale insuperabile. Tu sei entrata di diritto nell’immortalità per questo e sarai sempre ricordata come interprete di riferimento. Tu sei e sarai un orgoglio perenne per il nostro Paese“. 

 

 

 

 

Mar 032016
 

                                                    L’Associazione Musicale Colpi d’Arte

è lieta di annunciare il suo Concerto d’Inaugurazione

Bach to the Future

L’occasione è gradita per ricordare l’anniversario della nascita di Johann Sebastian Bach, omaggiando le sue Opere in chiave contemporanea. Si tratta di una performance molto innovativa che vuole esplorare nuovi colori timbrici grazie all’utilizzo di strumenti elettronici che si contrappongono alla classicità della musica di Bach. Il concerto sarà il risultato di una commistione di tradizione e rottura di quest’ultima. Non ci sarà barriera tra gli esecutori e il pubblico; la partecipazione degli spettatori sarà più attiva e dinamica.Non mancheranno momenti esplicativi in forma di guida all’ascolto e di spiegazione dell’esecuzione.

 

Matilda Colliard – Violoncello/Violoncello elettrico

Stefano Ligoratti  – Pianoforte/Sintetizzatore.


Programma a sorpresa!

Appuntamento al 21 marzo 2016 alle ore 19:00 presso la Sala Hajech del Liceo Artistico di Brera – ingresso da via Marcona 55 (Milano)

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

  

Per info:   assmuscolpidarte@gmail.com

tel: 0039-3465884701

Set 222014
 
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Il sito http://www.concertodautunno.it, a cura di Mario Mainino, ha pubblicato un magnifico servizio fotografico sul nostro concerto “Appassionatamente” del 21 settembre 2014.

Lo riprendiamo qui, con molti ringraziamenti:

Set 172014
 

Matilda Colliard e Stefano LigorattiContinua, con grandissimo successo, la rassegna concertistica di ClassicaViva al Castello sforzesco di Vigevano:  un viaggio attraverso la grande musica in uno scenario incantevole: grandi, giovani interpreti sono i protagonisti delle suggestive serate tra le colonne della splendida Scuderia Leonardesca. L’obiettivo – che è ormai una concreta realtà – è quello di avvicinare il pubblico alla musica classica attraverso l’interpretazione di capolavori di grandi compositori, tra i quali giganteggiano Ludwig Van Beethoven e Franz Schubert.

Concerto di domenica 21 settembre, alle ore 21,30

“Appassionatamente”

duo violoncello e pianoforte
Matilda Colliard e Stefano Ligoratti

  • Ludwig Van Beethoven, Sonata n. 3 op. 69 per Violoncello e Pianoforte in La magg.
  • Anton Rubinstein, Sonata n. 1 op. 18 per Violoncello e Pianoforte in Re magg.

Un concerto davvero interessante, in cui viene dato spazio, oltre a una grandissima sonata classica di Beethoven, all’originalità di un compositore come Anton Rubinstein, con la Sonata per Pianoforte e Violoncello n. 1, capostipite di un romanticismo al quale si ispirarono moltissimi celebri altri autori.

Gli interpreti

Concerto-Eroico-0069 matilda2
 Stefano Ligoratti  Matilda Colliard

 

Set 132014
 

Oggi, sabato 13 settembre 2014, è apparso sulla “Provincia pavese” un magnifico articolo con la presentazione del nostro concerto di domani a Vigevano, “Schubertiade, vino e Sachertorte”. Ringraziando molto la brava giornalista Lucrezia Semenza, lo pubblichiamo qui:

 articolo provincia pavese del 13 sett 2014

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!