Apr 122012
 

Ho letto con molto interesse l’articolo di Chiara Merlo, che condivido nella sua interezza e che mi ha fatto riflettere sul mio ultimo e recente viaggio in Inghilterra. Sulle differenze d’approccio che altri governi hanno con la cultura.

C’era un ordinato bivacco all’esterno del British Museum. Una folla colorata sui prati intorno, gambe ciondolanti sui muretti, e una marea di gente che saliva o scendeva le scale. Tanta gente, che quasi veniva il dubbio di volersi veramente infilare nella corrente, nella marea che si spostava. Poi con un po’ di coraggio si inizia il giro, soffermandosi sulle tante cose esposte, di ricchezza o di povertà. Le cose che raccontano le vite passate che erano anche le nostre e che ci hanno portato fino a qua.

Anche un frammento di muro, serviva ad insegnare com’era il resto dello splendore di una casa patrizia, di un tempio greco, degli inglesi che viaggiando e combattendo colonizzavano i nuovi mondi. La storia tangibile, era a portata di tutti.

Le stesse sensazioni dinnanzi ai gradini e le colonne della National Gallery, dove uno striscione rosso che scende lungo una colonna e sventola come una bandiera avvisa: “Admittance free”. Ingresso libero. Leonardo, Canaletto, Michelangelo, Goya, Van Gogh, Degas, Rubens, e anche Vermeer. Tutti là per gli occhi di chiunque, anche dell’uomo che entra per ripararsi dal vento gelido o dalla pioggia leggera di Londra.

Agli ingressi dei musei ci sono dei cartelli che invitano a lasciare un’offerta. Un invito e non un obbligo, al quale si assolve volentieri, grati di essere stati resi partecipi di tanta bellezza. Di tanta cultura. E se ne vedono tante monete, di ogni colore, a testimoniare il passaggio di tante diverse culture, di persone a cui piace sapere. Tutto in ordine, tutto pulito, e la folla che bivacca non lascia dietro di sé bottiglie di plastica, lattine vuote di Coca Cola o la carta dei panini. Tutto degno della luminosità esposta all’interno delle sale.

È difficile non notare ciò che ci differenzia. Viviamo in un paese in cui il fruire gratuito della cultura, diventa eccezione, una sorta di offerta speciale valida da un giorno a un altro. Un’occasione irripetibile. Ci differenziano i rifiuti abbandonati nei siti messi sotto tutela dall’UNESCO. Mentre in altri paesi la cultura è aperta e disponibile per chiunque, nel nostro paese i musei chiudono, perché non si ha personale o perché le casse sono state svuotate.

Personalmente ricordo quando portai la mia bambina al Colosseo, dopo aver pagato un biglietto quasi dieci euro. Guardai verso il basso dove una volta forse potevano essere stati rinchiusi gladiatori o leoni, vidi una montagna di bottigliette di plastica. Molte marche di acque minerali, tutte diverse che come i soldi nei musei londinesi, testimoniavano il passaggio di altre culture. Diverse culture.

Mar 202009
 

Mandala...Vi siete mai chiesti come si sia arrivati a stabilire che la frequenza a cui vibra il diapason (altrimenti detto “corista”), riproducendo la nota “La”, sia attualmente quella di 440Hz?Tutti i musicisti, prima di incominciare a suonare, accordano i loro strumenti, chiedendo al pianista di “dare il La”, oppure all’oboista, se in orchestra, oppure, per l’appunto, fanno vibrare il diapason, prendendo la sua nota come riferimento.

I pianoforti e gli altri strumenti a tastiera, invece, vengono accordati dall’accordatore professionista, ma sempre partendo dal famoso “La” a 440Hz.

E’ probabilmente poco noto come questa frequenza sia frutto di una scelta arbitraria, fatta a Londra nel 1953, decidendo di far uniformare tutte le esecuzioni musicali su questa nota (a questa ha fatto poi seguito la risoluzione europea n. 71 del 30 giugno 1971). Ma il “La” a 440 Hz era stato imposto, nel 1939, addirittura dal ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels, ignorando un referendum contrario, promosso in Francia da 25.000 musicisti.

La storia si sta facendo interessante, vero? Ed è molto lunga, perché il “La” è stato accordato su  molte diverse frequenze, nel corso dei secoli (come si può vedere nella tabella qui sotto).

Catalogazione dell’accordatura del diapason in varie città europee secondo il matematico e musicologo Alexander Ellis, nel 1880

Luogo

Anno

Frequenza

Berlino (concerti)

1721

421,9

Vienna (opera)

1823

433,9

Londra (concerti)

1826

423,3

Firenze (opera)

1845

444,9

Milano

1849

446,6

Londra (opera)

1857

456,1

Milano (Teatro alla Scala)

1857

451,7

Napoli (Teatro San Carlo)

1857

444,9

Madrid (opera)

1858

444,5

Berlino (concerti)

1859

451,8

Bruxelles (teatro lirico)

1859

442,5

Liegi (concerti)

1859

448,0

Vienna (opera)

1862

466,0

Bologna (concerti)

1869

443,1

Londra (concerti)

1877

455,1

Londra (opera)

1880

435,4

fonte: Alexander Ellis,  ‘The History of musical pitch’, London 1880

Torniamo indietro di più di un secolo, e precisamente al nostro Giuseppe Verdi. Nel 1884, il grande musicista scrisse una lettera,  indirizzata alla Commissione musicale del governo italiano, in cui chiese di ufficializzare l’utilizzo del diapason a 432Hz “per esigenze matematiche”. All’epoca veniva adottato un corista a 435Hz (il cosiddetto “corista francese”), e addirittura qualcuno proponeva un diapason a 450Hz. Il Maestro così concludeva: “l’abbassamento del corista non toglie nulla alla sonorità ed al brio dell’esecuzione; ma dà al contrario qualche cosa di più nobile, di più pieno e maestoso che non potrebbero dare gli strilli di un corista troppo acuto. Per parte mia vorrei che un solo corista venisse adottato in tutto il mondo musicale. La lingua musicale è universale: perché dunque la nota che ha nome LA a Parigi o a Milano dovrebbe diventare un Si bemolle a Roma?”.More...La frequenza del “La” a 432Hz venne  proposta dai fisici Sauveur, Meerens, Savart, e dagli scienziati italiani Montanelli e Grassi Landi, e venne calcolata su un Do centrale (indice 3) di 256 cicli al secondo. Il diapason a 432Hz, approvato all’unanimità dal congresso dei musicisti italiani del 1881, venne dunque definito “diapason scientifico“, proprio sulla base degli studi di questi scienziati. Al contrario, la frequenza scelta a Londra nel 1953, su cui oggi viene intonata tutta la musica, viene definita “disarmonica“, perché contrasta, addirittura, con le leggi fisiche che governano l’universo.

Nonostante le scelte dei musicisti italiani, e la presa di posizione di Giuseppe Verdi, la corsa verso l’innalzamento del “La”, alla ricerca di sonorità sempre più “brillanti”, era ormai inarrestabile, e si affermò con l’adozione unilaterale di un “La” più alto (440 cicli) da parte delle bande militari russe ed austriache ai tempi di Wagner. Da lì, l’imposizione di Goebbels, e poi la sopra citata convenzione di Londra, nel 1939, che imponeva un diapason che non aveva alcuna giustificazione scientifica o basata sulle leggi della voce umana.

Notiamo subito come sia indiscutibile che Verdi fosse uno che di voci umane se ne intendeva parecchio… e infatti, caldeggiando l’adozione del diapason naturale a 432Hz, voleva contribuire a espandere e sviluppare le storiche “voci verdiane piene e maestose”. Accordati su questa frequenza, gli strumenti musicali, come la voce, acquisiscono ben 4 armoniche in più (12 al posto delle 8 generate dal “La” 440hz), e inoltre, cosa davvero importantissima per i cantanti, il famoso passaggio di registro, nella voce umana, viene eliminato.

Insomma, utilizzando l’accordatura a 432, sarebbe automaticamente risolta la difficoltà di questo sofferto ed ispido “gradino”, dannazione di tanti insegnanti di canto! Oltretutto, notano importanti direttori di orchestra, continuando con questa ininterrotta deriva verso l’innalzamento del “La” (che è ancora in corso, tanto è vero che ci sono casi in cui si accorda addirittura a 445 Hz!), presto diverse opere del grande repertorio diverranno ineseguibili per le voci dei cantanti, cui si richiede in tal modo uno sforzo penoso e innaturale.

Recentemente tra i musicisti è sorto un vero e proprio movimento in favore del ritorno al “La” a 432Hz, denominato la rivoluzione Omega“.

Ecco un video dove potete ascoltare la cantante Flavia Vallega, una delle animatrici del movimento (qui il suo MySpace):

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Sono quindi stati ripresi ed approfonditi tutti i fondamenti scientifici di questa scelta, ed è stato pubblicato molto materiale, facilmente rintracciabile su Internet (e sul gruppo Facebook “La rivoluzione Omega La 432 Hz”). Proviamo a spiegare le basi di questa teoria.

Partiamo dall’esame della frequenza di 8Hz. Essa corrisponde a una nota bassa di Do, ma anche, dicono le neuroscienze, alla frequenza ideale alla quale i nostri due emisferi cerebrali lavorano in modo uguale, in armonia, assicurando il massimo flusso di informazioni con il minor dispendio di energia. 8Hz è anche la frequenza di replicazione della doppia elica del DNA. 8Hz è poi, secondo gli scienziati, il “battito” fondamentale del pianeta, noto come “risonanza fondamentale di cavità Schumann”, una risonanza elettromagnetica globale.

In termini musicali, la frequenza di 8Hz corrisponde a una nota di Do. Salendo di cinque ottave, cioè percorrendo cinque volte le sette note della scala, si arriva ad un Do di 256Hz, scala in cui il “La” ha una frequenza di 432Hz e non di  440Hz.

Suonando il Do a 256Hz, per il principio delle armoniche (secondo cui a un suono prodotto si aggiungono multipli e sottomultipli di quella frequenza), anche i Do delle altre ottave cominceranno a vibrare per “simpatia”, facendo risuonare naturalmente la frequenza di 8Hz.

Ecco perché il corista a 432 oscillazioni al secondo è definito “diapason scientifico“.

Nell’universo tutto è energia in vibrazione. Ogni particella subatomica, atomo, struttura molecolare, cellula e organo del corpo, vibra ad una determinata frequenza. Questa meravigliosa armonia ha una propria firma vibrazionale.

Molti medici e studiosi affermano che se una parte del corpo si ammala la causa è da ricercare nell’alterazione di questa frequenza, per cui il corpo vibra in modo disarmonico. Essere sani significherebbe dunque vibrare all’unisono armonicamente, con l’intero universo!

Ogni organo ha la sua frequenza (multipli e sottomultipli del 432Hz), che sembra si alteri in caso di malattia, mentre pare che la guarigione avvenga quando, sullo stesso organo, viene fatta risuonare la corretta frequenza di risonanza. Dunque suonare e ascoltare musica intonata a 432Hz riequilibrerebbe il corpo e, per effetto vibrazionale, anche la natura circostante, rigenerando il primordiale equilibrio di pace e benessere.

Il movimento Omega tenta di convincere musicisti ed orchestre ad eseguire musica con il “La” a 432Hz. I problemi tecnici non sono pochi, perché in alcuni casi sarebbe necessario sostituire le corde o addirittura interi strumenti. Però, almeno si dovrebbe provare! Su internet sono presenti brani musicali registrati con questa accordatura e, effettivamente, la sensazione che se ne ricava è molto piacevole e rigenerante. Mozart intonato su questo diapason (ossia più o meno come ai suoi tempi) è davvero un sublime piacere per le orecchie…

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