Gen 132016
 

Un silenzio raro regnava ieri nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, durante il recital tenuto da Mikhail Pletnev per la Società del Quartetto. A volte si valuta il successo di un solista dal fragore degli applausi o dal numero di bis concessi: bisognerebbe invece tenere in considerazione una variante solitamente trascurata, il silenzio appunto. Salvo l’applauso finale, la sala ha reagito molto pacatamente fra un brano e l’altro, quasi nel timore di spezzare la sovrumana continuità del pianista russo.

Impaginato decisamente lungo, quello proposto da Pletnev: in un’epoca in cui il recital tende ad accorciarsi, egli suona invece per più di due ore e mezza, senza mai perdere la concentrazione. Entra in scena a passi lentissimi e, per tutta la durata del concerto, mantiene una calma interiore assoluta, quasi irreale. È presente e assente al contempo. La sua attitudine al pianoforte, pressoché immobile, ricorda quella di Arturo Benedetti Michelangeli (non a caso, suo pianista prediletto), con il quale ha in comune un culto della perfezione sonora più unico che raro. La postura di Pletnev è tra le più belle che si possano osservare: schiena e braccia formano un lieve arco perfetto, l’equilibrio fra tensione (quel braccio che talvolta cade rigido, ma senza mai produrre un brutto suono) e abbandono appare inarrivabile. Pletnev sembra fatto per suonare il pianoforte. Eppure, al contempo, ci dimentichiamo quasi di essere di fronte a uno dei più grandi virtuosi viventi: perché a Pletnev non interessa affatto lo spettacolo pianistico. È il Pletnev direttore d’orchestra, compositore, improvvisatore, ad avere il sopravvento. Ricordo che, in un’intervista, egli dichiarò. “La differenza fra suonare il pianoforte e dirigere un’orchestra? Per me nessuna. Solo che con il pianoforte devo mettere le dita in forma un paio di settimane prima del concerto”. Pletnev suona da musicista totale.

Il programma è, a prima vista, strano: Bach-Liszt e Grieg nella prima parte, tutto Mozart nella seconda. Eppure ci sono trame segrete, che si svelano a poco a poco. La struttura è circolare, perché Pletnev chiude nuovamente con un bis lisztiano (Liebesträume). È noto che Grieg si recò in Italia per studiare con Liszt, ma è forse meno nota la sua passione per Mozart, di cui trascrisse tre Sonate (una è proprio la K 457, suonata  da Pletnev), nonché la Fantasia K 475, per due pianoforti. Affinità elettive uniscono dunque i diversi autori proposti. E, su tutto, aleggiano anche figure in absentia: penso soprattutto a Debussy, a cui rimanda la generosa pedalizzazione di Pletnev e la concezione fluida del suono. E viene in mente anche ciò che Ravel disse nel 1926, visitando Oslo: “La generazione di compositori francesi a cui appartengo è stata fortemente attratta dalla musica di Grieg. Non c’è nessun compositore a cui mi sento più vicino, oltre a Debussy, di Grieg”. Affinità che peraltro rimandano ancora una volta a Benedetti Michelangeli, interprete di Mozart, di Bach trascritto (da Busoni: quella Ciaccona che è anche uno dei cavalli di battaglia di Pletnev), di Grieg (il Concerto, ma anche i Pezzi Lirici), di Debussy e Ravel (che Pletnev ha invece affrontato solo occasionalmente). Ma c’è un altro punto cruciale: anche Pletnev, come Michelangeli, indaga tutta la letteratura attraverso una lente assolutamente personale. L’ultimo trascrittore, se consideriamo l’assunto busoniano che ogni interpretazione è a suo modo trascrizione, non è altri che il pianista stesso. È a lui che spetta l’ultima parola, e nessun proposito di “assoluta fedeltà al testo” potrà dissuaderlo dalla tentazione irresistibile di mettere il proprio marchio, anche tradendo il testo stesso (Pletnev lo fa, ad esempio, sussurrando quasi tutta l’ultima pagina della Sonata K 457 di Mozart, in cui il testo chiederebbe forti e mezzoforti).

Il concerto si è aperto con il Preludio e Fuga in la minore BWV 453 di Bach nella rielaborazione di Liszt. Il suono di Pletnev è magnetico fin dalla prima nota: non sentiamo la percussione dei martelletti dello Shigeru Kawai, e il pianoforte sembra trasformarsi in organo, con un suono che anche nel pianissimo si espande con singolare ampiezza. Pletnev può concedersi una pedalizzazione estremamente generosa, perché la sua articolazione digitale è di tale nitidezza che anche pedali lunghissimi non offuscano la chiarezza del tessuto polifonico; ciò gli permette di far emergere voci interne con maggior naturalezza, senza forzare sullo strumento. Nella fuga, che nella trascrizione lisztiana diviene di particolare grandiosità, Pletnev rinuncia a qualsiasi eroismo volontaristico, lasciando che la sonorità si gonfi naturalmente, senza bisogno di sforzi muscolari evidenti. E questa sarà la cifra di tutto il concerto: c’è una sorta di fatalismo, sempre presente fra le righe e ancor più nei silenzi, che rimanda ai pianisti dell’era sovietica. La nostalghia si declina come senso di lontananza, di abbandono, di impossibilità: un velo di tristezza, che mi richiama il Rappel des oiseaux di Rameau interpretato da Emil Gilels, avvolge questo Bach-Liszt di Pletnev. È qui che Pletnev, che viene dal grande freddo di Arcangelo, porto della Russia settentrionale, si distanzia da Michelangeli: anche al culmine della dolcezza sonora, il pianoforte del russo è radicalmente lontano da ogni vitalità mediterranea. Sia il discorso musicale di Pletnev che quello di Michelangeli hanno al centro più la morte che la vita: ma, nel caso di Pletnev, sembrano non esistere vie d’uscita. Ed è questa disperazione ad aprire la possibilità della perfezione artistica, relegando alla sfera dei suoni la possibilità di una bellezza che non può darsi nella realtà.

Ritroviamo lo stesso atteggiamento anti-eroico nella Sonata op. 7 di Grieg: il primo movimento (Allegro moderato) è completamente privato di quel senso di lotta fra due principi che solitamente viene considerato il fulcro semantico della forma-sonata. Il primo tema, con Pletnev, ha già quasi il carattere di un secondo tema: scorre con morbido abbandono, come mero ricordo di slanci che furono. Ciò permette anche però al pianista di trovare un’unità inusuale, in un brano che è spesso interpretato come collage di situazioni. Il clou è però l’Andante molto, in cui Pletnev fa emergere in maniera commovente la malinconia nordica. Allo charme di una sonorità liquida si aggiunge un senso del colore forse oggi ineguagliabile: Pletnev fa suonare davvero il pianoforte come un’orchestra, ci fa sentire i flauti nitidi e agili nel registro acuto e il peso dei contrabbassi nei gravi. Le note rapide non sono mai suonate pesantemente, in modo che la musica possa davvero volare quando è necessario. La pedalizzazione generosa, in tutta la sonata, richiama proprio l’idea di un Grieg (attraverso Liszt) precursore dell’impressionismo, ravvisata nelle parole di Ravel. Non, quindi, mero epigono di Schumann o Brahms in salsa norvegese, come troppo spesso viene considerato. Il Grieg veggente emerge ancor più nella Ballata in forma di variazioni su una melodia norvegese op. 24: brano difficile da penetrare, che Pletnev risolve interpretandolo come un grande laboratorio di sperimentazione sul timbro.

“Mozart si dovrebbe suonare come Chopin, e Chopin come Mozart”: così disse una volta Pablo Casals. Ebbene, se Pletnev suona Grieg senza caricarlo di particolare enfasi romantica, il suo Mozart ha invece una libertà e un languore che davvero preludono al romanticismo. Ma l’origine è altrove: in quell’Empfindsamkeit (Stile Sensibile) di Carl Philipp Emanuel Bach che Pletnev conosce davvero a fondo (ha dedicato anni fa un bellissimo album DG al più famoso dei figli di Bach). Gli accordi arpeggiati, i languori subitanei, i macroscopici rubati: tutto ciò deriva dall’Empfindsamer, prima di essere anticipazione del romanticismo.  Il Mozart del Pletnev d’oggi è qualcosa di mai sentito: le dita sono certamente capaci di quei meccanismi perfetti e di quell’eguaglianza adamantina (da fiaba il carillon finale della K 533) che erano gli obiettivi del vecchio modo di suonare Mozart (quello che Pletnev ha appreso, alla perfezione, nei disciplinatissimi anni giovanili); ma il pianista risulta piuttosto indifferente a questi meccanismi, che pur domina pienissimo: non si esalta affatto nella gioia dell’atletismo. Per lui sono puri divertissements, che affronta con umorismo beffardo. In effetti la genialità di Mozart, che pur usa l’armamentario virtuosistico dell’epoca, sta altrove. Pletnev fa emergere piccoli dettagli rivelatori, enfatizza pause che spiazzano, si fa quasi beffe dell’interpretazione entusiastica e partecipata, engagée, di questi brani (le Sonate K 311, K 457, K 533/494). Non enfatizza nemmeno il dramma: l’incipit, solitamente pre-beethoveniano, della Sonata K 457, rimanda a un teatro da camera, del tutto intimo e pieno di humour, e non certo a una grande rappresentazione drammatica. Il secondo tema è sensibilmente più lento del primo, senza preoccupazioni di unità di tempo. Ritorna fuori l’anima russa: un’anima che è tutta nel canto. Le gerarchie sonore sono costruite per evidenziare la voce che canta: per esaltarla, anche nel pianissimo, Pletnev ha maturato un’arte della multidimensionalità sonora che oggi sembra non aver pari. I momenti cruciali, ça va sans dire, sono per lui i tempi lenti: Andanti, in realtà, che trasforma spesso in Adagi, sottoponendo talvolta l’ascoltatore a una sottile tortura, in cui a uno strano piacere si mischia quel tedium vitae che sembra non abbandonare mai Pletnev. Il quale, dopo lo stillicidio mozartiano, saluta gli ascoltatori con un bis inatteso (ma in realtà studiatissimo) e liberatorio come il Liebesträume (Sogno d’amore) di Liszt, quasi a scusarsi di averci fatto soffrire con lui.

Luca Ciammarughi

Nov 282011
 

Si terrà a Bari, presso  l’Auditorium Santa Teresa dei Maschi, il prossimo 2 Dicembre il quarto appuntamento del  FestivaLiszt,  organizzato dall’Associazione Culturale “Research Press – Centro Studi Franz Liszt”, con la direzione artistica della Prof.ssa Giovanna Valente, con il supporto della Regione Puglia, Provincia di Bari,  Camera di Commercio di Bari, Lions Club, Fondazione Carime, per celebrare il bicentenario della nascita di Franz Liszt (1811 – 2011).

Ogni serata ha sviluppato una tematica specifica con esecuzioni di musiche pianistiche, vocali, organistiche, cameristiche, precedute da presentazioni a cura di giornalisti, storici ed esperti del settore, coordinati dal M° Mario Angiolelli, direttore scientifico del Centro studi “F.Liszt ” .

Venerdì 2 dicembre, alle 20.30 presso l’Auditorium del complesso conventuale di Santa Teresa dei Maschi di Bari, il leit -motiv sarà “Liszt e la letteratura pianistica” con il recital di Mario Angiolelli e l’introduzione storica a cura di Rino Caputo (Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Tor Vergata di Roma, nonché docente di Letteratura Italiana), Pierfranco Moliterni (musicologo e docente di storia della musica moderna e contemporanea presso la Facoltà di Lingue e di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari), Nicola Sbisà (critico musicale e giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno).

Tutti gli eventi sono ad ingresso libero fino ad esaurimento dei posti.

Nov 102011
 

Monika Lukacs e Stefano Ligoratti in concertoConservatorio di Milano,  giovedì 10 novembre 2011, ancora una serata del Festival “Liszt e Mahler: la musica è fascinazione“.

Si comincia alle ore 18.00 in Sala Puccini con il primo degli incontri posti a corredo del cartellone concertistico. Introdotti da Ettore Napoli, che ne darà un inquadramento musicologico, Claudio Marzorati e Maria Pia Carola eseguiranno un’opera di Liszt raramente proposta in sala di concerto, la Sonata per violino e pianoforte, “una rarità lisztiana”, come recita il titolo dell’incontro-concerto.

Alle ore 21.00 in Sala Verdi (via Conservatorio 12 Milano) il Festival propone un concerto dedicato all’influenza della musica tzigana sul Liszt autore delle Rapsodie ungheresi.

Programma:

  • Antonín Dvořák (1841-1904)  – Ciganské Melodie op. 55
    Monica Lukàcs
    soprano – Stefano Ligoratti pianoforte
  • Franz Liszt(1811-1886) – Rapsodia ungherese n. 12 in do diesis minore
    Federico Ercoli pianoforte
  • Pablo de Sarasate(1844-1908) – Zigeunerweisen op. 20 per violino e pianoforte
    George Botusina
    violino – Monica Cattarossi pianoforte
  • Franz Liszt – Rhapsodie espagnole. Folies d’Espagne et Jota aragonesa
    Alice Baccalini
    pianoforte
  • Maurice Ravel(1875-1937) -Tzigane. Rapsodie de concert per violino e pianoforte
    Cesare Zanfini
    violino – Maddalena Miramonti pianoforte
  • Il concerto Si concluderà con le note della Rapsodia ungherese n. 2 in do minore di Franz Liszt eseguite al pianoforte, ancora, dal nostro Maestro Stefano Ligoratti
Ott 172011
 
Festival Liszt Mahler al Conservatorio di MilanoIl 20 ottobre 2011, alle ore 21, nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, si terrà il Concerto inaugurale del Festival Liszt e Mahler: “La musica è fascinazione”, dal titolo “Angeli e Demoni“.

 ingresso gratuito

Ecco il ricco ed affascinante programma:

FRANZ LISZT (1811-1886)
Ballata n. 2 in si minore: Alexandra Ducariu, pianoforte
– Lieder: Monica Lukàcs, soprano
Stefano Ligoratti,
pianoforte

  • Ich liebe dich (su testo di F. Rückert)
  • Du bist wie eine Blume (su testo di H. Heine)
  • Der Fischerknabe (su testo di F. Schiller)
  • Freundvoll und leidvoll (su testo di J. W. Goethe )
  • Oh, quand je dors (su testo di V. Hugo)
  • Es muss ein Wunderbares sein (su testo di O. Redwitz)
  • Im Rhein ,im schöne Strome (su testo di H. Heine)
  • Kling leise mein Lied (du testo di J. Nordmann)
  • Hohe Liebe (su testo di L. Uhland)
  • Bist du! (su testo di F.E. Metschersky)
  • Wie singt die Lerche schön (su testo di H. Von Fallersleben)
  • Loreley (su testo di H. Heine)
  • O lieb (su testo di F. Freiligrath)
 
 Il Soprano Monika Lukacs e il pianista Stefano Ligoratti in concerto con i Lieder di Liszt
– La lugubre gondola: Luca Colardo violoncello – Boris Iliev, pianoforte
– Sonata in si minore: Alfredo Blessano, pianoforte
Ago 302011
 

Concorso Busoni 2011Il famoso Concorso pianistico Busoni, in corso presso il Conservatorio di Bolzano, è arrivato alla fase finale. Stasera, i primi 3 tra i 6 finalisti selezionati si esibiranno nella prova con orchestra. In occasione del bicentenario Lisztiano, questa prova di finale sarà tutta imperniata sui 2 concerti di Liszt.

Troverete tutte le informazioni importanti sul sito del Concorso, http://www.concorsobusoni.it

Questa invece  è la pagina facebook del Concorsohttps://www.facebook.com/pages/Busoni-Piano-Competition/141626954611

Ecco anche tutti i link per seguire il concorso in diretta streaming video: http://stream.concorsobusoni.it/
(in caso di problemi consiglio di cliccare su questo link, per aprire Windows Media Player direttamente: http://rvs-02.seeweb.it/eelimedia/stream01.wmv)
http://www.livestream.com/concorsobusoni
(qui trovate anche l’archivio delle prove precedenti, giorno per giorno).

Ecco il CALENDARIO delle FINALI 2011, per stasera:
30.08.2011 | ore 20.30

Auditorium
PRIMA PROVA FINALE CON ORCHESTRA

ore 20.30
  • Min Soo Hong – 0.04.1993, Busan, Corea del Sud – LISZT Concerto n. 1 S 124
  • Sun-A Park – 3.02.1988, Busan, USA – LISZT Concerto n. 1 S 124
  • Alessandro Taverna – 3.09.1983, Portogruaro, Italia – LISZT Concerto n. 2 S 125
e il CALENDARIO delle FINALI 2011, per domani:
31.08.2011 | ore 20.30
ore 20.30
  • Antonii Barishevskyi – 10.10.1988, Kiev, Ucraina – LISZT Concerto n.1 S 124
  • Anna Bulkina – 28.06.1986, Krasnodovsk, Russia – LISZT Concerto n. 1 S 124
  • Tatiana Chernichka – 15.05.1984, Novosibirsk, Russia – LISZT Concerto n. 2 S 125
Lug 042011
 

Il ciclo radiofonico Ferenc Liszt: Incanto e disillusione di un musicista romantico, ideato e condotto da Gregorio Nardi, giunge alla tredicesima puntata, dal titolo: Tradizione mistica e rinnovamento ceciliano. Andrà in onda oggi lunedì 4 luglio alle ore 18,40 su Rete Toscana Classica.

Per chi non possa ascoltarla per radio, ricordo che Rete Toscana Classica è raggiungibile anche sul web, al sito: www.retetoscanaclassica.it

La tematica religiosa nella produzione di Liszt riserva molte sorprese: composizioni di grande fascino, a volte pensate per grandi
successi di pubblico, altre volte segretamente cesellate come capolavori fiamminghi – e bisogna sapervici muovere con cognizione
per poterle apprezzare pienamente.

Questa trasmissione è dunque l’occasione migliore per incontrare un Liszt inatteso: capolavori pianistici come la trascrizione del
Cujus Animam
di Rossini, il Sursum Corda o la versione pianistica della Via Crucis; delicati brani di meditazione personale come la trascrizione dell’Agnus Dei di Verdi o il breve e visionario  In Festo Transfigurationis Domini Nostri Jesu Christi; possenti affreschi
corali come Excelsior! o la Messa per l’Incoronazione; e soprattutto, questi davvero imperdibili per la loro misteriosa e profonda bellezza, antifone e mottetti quali O Salutaris Hostia, Ave Verum Corpus, Cantantibus Organis e il tardo, drammatico Qui seminant in lacrimis.

Buon ascolto, dunque, collegandovi su : www.retetoscanaclassica.it

Mag 262011
 

Il pianista Giovanni Bellucci, considerato uno dei più autorevoli pianisti del nostro tempo, e  particolarmente apprezzato per le sue esecuzioni di Liszt, Beethoven e Chopin, si esibirà  a Roma il 30 maggio in un recital lisztiano dedicato al progetto di solidarietà “La Musica per la vita“. Attualmente impegnato nell’incisione discografica delle 19 Rapsodie Ungheresi di Liszt (una monumentale integrale che verrà pubblicata nell’ottobre 2011 dalla Universal), nel concerto eseguirà le trascrizioni lisztiane della Quinta e Sesta Sinfonia di Beethoven. Non casuale è il luogo scelto per il recital, ossia la Basilica di Santa Francesca Romana, dove Liszt soggiornò per alcuni anni. In occasione di questo incontro benefico , sarà consegnata una Borsa di Studio a un giovane musicista italiano.

Mag 022011
 

Oggi, su Rete Toscana Classica alle ore 18.40 andrà in onda la quarta trasmissione del ciclo ideato e condotto da Gregorio Nardi.
La puntata si intitola “Dialogo con le arti figurative” Ferenc Liszt: incanto e disillusione di un compositore ottocentesco; argomento decisivo per inquadrare la peculiarità dell’esperienza lisztiana all’interno delle correnti romantiche.
Nardi ha scelto di proporre una breve guida di esempi, alcuni dei quali insospettati: nella sua interpretazione pianistica si potranno ascoltare brani quali: Il Penseroso, Aux Cyprès de la Villa d’Este I, Csardas Macabre e alcune sezioni della Via Crucis.

Per la diretta streaming: mms://streaming.intoscana.it/wmtencoder/rtc.wma

Apr 112011
 

Ultimo appuntamento per “Scene di Conversazione”, ciclo di appuntamenti all’interno della rassegna “Martedì nel Foyer degli Artisti“, organizzata  dall’Associazione Research Press – Centro Studi Franz Liszt, in collaborazione con il Teatro Di Cagno, con il coordinamento artistico della Prof.ssa Giovanna Valente e Mimmo Colangelo.Un programma che si snoda su di un doppio binario accomunato da un solo tema, quello della musica classica. Una parte dedicata agli incontri con il pubblico che avrà modo di rendersi parte attiva e partecipare alle Scene di Conversazione, sempre affiancati da interventi musicali che saranno eseguiti dai prestigiosi relatori – musicisti che interverranno. Martedì 12 aprile alle ore 20,30 il viaggio tra narrazione e musica avrà come oggetto Franz Liszt e la sua compagna Marie D’Agoult.

A parlarne attraverso la musica saranno Mario Angiolelli, eccellente pianista e didatta, e gli esperti Aldo Lotito e Ebe Guerra.

Biglietto intero euro 8,00; ridotto 6,00.

La rassegna Martedì nel Foyer degli Artisti si chiuderà martedì 19 aprile (20,30) presso il foyer del teatro di Cagno a Bari,  con Storie di Spagna, fantasioso racconto per pianoforte, voce recitante, ballerina con Maria Luisa Abbattista (pianoforte), Maria Stefania Cimino (attrice, voce recitante), Anna Paradiso (ballerina).

Per informazioni scrivere a info@teatrodicagno.it

Apr 052011
 

Due eventi importanti da segnalare, in occasione del secondo centenario della nascita di Franz Liszt.

A Palermo, organizzato dall’Ambasciata della Repubblica di Ungheria di Roma, dalla Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana e dal Consolato Onorario di Ungheria per la Sicilia, presso il Politeama Garibaldi, il primo dei due eventi che si terrà domenica 10 aprile alle ore 17.30, e per il quale – fino ad esaurimento posti – è già iniziata la distribuzione degli inviti al botteghino del Teatro.

Il secondo evento che segnaliamo si terrà all’Accademia di Musica di Pinerolo, in realtà un Festival dal titolo “Liszt, trascrittore dei classici”, una serie di cinque concerti che si terranno dall’11 al 15 aprile nella sala Concerti Patrizia Cerutti Bresso dell’Accademia.

Per il concerto inaugurale sono in programma:  F. Liszt Valzer – Capriccio da Soirées de Vienne (F. Schubert), S. 427 n. 6 e di Beethoven la Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68 (ascolto) e la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 (trascrizione di F. Liszt per pianoforte solo) che saranno eseguite dalla Pianista Saskia Giorgini. Il musicologo Giorgio Pugliaro terrà una relazione iniziale.
Tra gli altri ospiti il Trio Debussy, Matteo Tabbia (violoncello), Eleonora Siciliano (pianoforte), Enrico Pace (pianoforte).

Anche questa serie di concerti avrà l’ingresso gratuito.

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!