Feb 202016
 

umberto-eco-4Scrivere qualcosa su Umberto Eco nel giorno della sua morte è di per sé non solo difficile, ma anche pretenzioso e un po’ paradossale. Il paradosso nasce da una delle più recenti affermazioni pubbliche di Eco, quella secondo cui il web avrebbe dato diritto di parola a legioni di imbecilli: e anche chi, come me, ha in parte criticato l’affermazione del Professore si ritrova oggi a scrivere un coccodrillo. Eppure, credo che il valore di Umberto Eco risiedesse proprio nel fatto che il suo pensiero, che traeva sostanza da innumerevoli letture e riflessioni, riuscisse sempre a scatenare una reazione, generando quindi nuovo pensiero, pur non sempre qualitativamente eccelso come il suo.
Non credo che, oggi, Eco sarebbe contento di un’agiografia o di una santificazione: perché, in fondo, pur essendo un intellettuale-modello, di quelli che nella loro carriera non hanno sbagliato un colpo, aveva una propensione per l’anticonformismo. Ce ne accorgiamo riguardando questo strepitoso momento televisivo del 1970, in cui, insieme a Paolo Poli, Eco rivaluta la figura dell’enfant-terrible Franti in un’analisi fulminante del libro Cuore di De Amicis:

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Apr 032011
 

È  uscito, edito dalla EpiKa Edizioni, “Lo sguardo di Hermes”  il quarto romanzo di Rita Pani, collaboratrice e addetta stampa di ClassicaViva, per il quale ho avuto il gradito incarico di scrivere la prefazione.Ve ne ripropongo, qui, un breve estratto,  per raccontarvi di questo suo ultimo lavoro. Che, a mio parere, è uno dei più bei romanzi che io abbia letto in questi ultimi anni. E nel quale, oltretutto, il protagonista è un pianista (e quindi è un romanzo che rientra in pieno nella nostra sfera di interessi)…“Quando ho letto per la prima volta “Lo sguardo di Hermes”, la mia prima reazione è stata di profonda invidia per l’Editore che mi aveva preceduto nell’aggiudicarsi i diritti di pubblicazione di questo libro. Purtroppo ho conosciuto Rita Pani abbastanza recentemente (l’ho incontrata su Internet, e dove, se no?), e ho fatto in tempo soltanto ad approfondire conoscenza, stima, amicizia e ad avviare un bel rapporto di collaborazione giornalistica con lei per la mia rivista online e per il nostro ufficio stampa.

Quando ho saputo che aveva pronto un nuovo romanzo da pubblicare e mi sono fatta avanti per chiedere di leggerlo (con la segreta speranza di poterlo pubblicare), era già troppo tardi: le trattative per il contratto con un altro, fortunato, editore, erano già troppo avanti. Così, naturalmente, non mi è rimasto che leggere le bozze del libro, con curiosità professionale e la vorace attenzione che riservo a tutti i nuovi romanzi, soprattutto se scritti da una donna.

E il libro, letto da un netbook nelle ore di riposo notturno, mi ha immediatamente catturato, prima, e incatenato poi, senza remissione, alla sua insolita storia. Non sono riuscita a spegnere il computer finché non sono arrivata all’ultima pagina, consapevole solo in quel momento della luce del giorno che ridava i contorni alla stanza e al computer sulle mie ginocchia, riportandomi alla mia realtà quotidiana completamente dimenticata.

Perché si tratta di uno di quei romanzi – ormai divenuti molto rari – che, oltre ad altre qualità, posseggono anche quella – preziosa – di raccontare una storia.

In un paese distratto “in cui i libri servono spesso a far da zeppa a un tavolo zoppo”, come scrive la nostra autrice, avevo trovato una piccola gemma. “Una regola però vale per tutte e due le arti: ci sono scrittori e ci sono scrivani.” – dice un personaggio di questo libro. Ecco, per l’appunto, Rita Pani è uno scrittore. Uno scrittore con la schiena dritta, che non segue le mode o le convenienze, ma ascolta solo la sua voce interiore, la sua coscienza critica, la sua profonda indipendenza intellettuale, gettando uno sguardo attento e disincantato sul mondo: uno sguardo mai cinico, però, ma sempre ricco di calore umano, di umorismo pungente, e sempre, sempre illuminato dal riflettore della sua intelligenza, che le fa scorgere, anche negli angolini più bui e riposti, cose che gli altri, semplicemente, non vedono.”