Feb 062012
 

Librarsi in aria come una libellula, o anche una farfalla. È il volo elegante quello che ti fa sospirare quando una ballerina danza, quando davvero sembra volare per ricadere tra le braccia del collega che l’attende sul palco, e che la accoglie senza nemmeno guardare; seguendo il ritmo della musica. È difficile pensare ad una ballerina formosa, è impossibile immaginare che non sia esile il suo corpo, ma è peggio pensare che alle denunce che da giorni rimbalzano sulla stampa, seguita dal libro di Mariafrancesca Garritano, la ballerina della Scala che portato all’attenzione il problema dell’anoressia che colpirebbe molte delle sue ex colleghe, sia seguito un licenziamento (per giusta causa) per aver leso l’immagine del Teatro.

Un conto è che le ballerine debbano avere, per ovvi motivi, una certa conformità fisica, ma un altro è che per mantenerlo siano spinte alla malattia. Perché l’anoressia è una malattia per la quale spesso si muore. Forse si può anche pensare che sia lecito sacrificare sé stesse per una grande passione, ma non è lecito indurre qualcuno ad ammalarsi per poter conservare il privilegio di continuare a perseguire un sogno.

Il licenziamento della Garritano, infatti, insegna alle sue colleghe a tacere e a perseverare in quel sacrificio che rischia di diventare estremo. Sembra tuttavia che il problema non sia da ascrivere solo e soltanto al Teatro alla scala, ma che sia piuttosto diffuso in qualunque corpo di ballo, sempre più estremizzato dall’ossessione dell’estetica, in un tempo in cui non si è mai abbastanza belle, o magre, o bionde. Perfette.

L’arte è talento, passione, sacrificio e vita. Ed è difficile vivere con uno yogurt e una mela, così come racconta la Garritano, anche sul suo libro: “La verità, vi prego, sulla danza.

Apr 272011
 

Primo Maggio in musica a Roma all’Auditorium Parco della Musica dove l’Orchestra Popolare Italiana diretta da Ambrogio Sparagna, insieme al Coro Popolare di Anna Rita Colaianni, proporranno il loro “Si canta Maggio”, che per il 2011 sarà in edizione speciale, dedicata come molte delle iniziative di quest’anno ai 150 anni dell’Unità d’Italia. Per tutta la giornata, dalle 10 e 30 alle 23.00, 150 musicisti e cantori di tutte le regioni italiane proporranno brani popolari, sociali e tradizionali in tema con la giornata della Festa del Lavoro.

Si canta maggio è un omaggio ai canti di lavoro, a questa grande e importante forma di cultura sociale, anche come testimonianza della perenne necessità di riaffermare il diritto al lavoro, ed è una manifestazione che evidenzia il legame di questa antica tradizione musicale sia con le  feste contadine connesse al ciclo della primavera sia con le forme espressive del canto sociale italiano. Un genere che ha segnato profondamente la storia culturale del nostro Paese diventando con i suoi straordinari esempi musicali l’ideale colonna sonora di tutte le storiche battaglie sociali per il diritto al lavoro.

Parteciperanno: Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della Musica, Têtes de Bois, Giovanna Marini, Coro dei Modi del Canto Contadino della Scuola di Testaccio di Roma, Poeti in ottava rima (Rieti, Lazio), Le donne di Giulianello (Latina, Lazio), La Famiglia Bertello (Torino, Piemonte), Fausto Amodei, Poeti in ottava rima (Roma, Rieti, Lazio), Squadra di Trallallero (Genova, Liguria), Unavantaluna (Messina, Sicilia), Actores Alidos (Cagliari, Sardegna), Mondine di Medicina (Bologna, Emilia Romagna)

L’evento sarà diviso in due momenti: il primo, “Maggio fuori Porta”, è una festa all’aperto caratterizzata da gastronomia, mostre, teatro, musica, balli e canti tipici della tradizione contadina; il secondo, “Benvenga Maggio…” in sala Sinopoli, consiste in tre concerti sul repertorio dei canti di lavoro e sociali con gli alberi dei canti della tradizione popolare italiana.

Set 222008
 

Il violinista Domenico NordioRiporto qui integralmente un bell’intervento del famoso violinista italiano Domenico Nordio, che, oltre a fare il concertista di successo, tiene anche un bel blog…

E’ importante questo punto di vista di un musicista, è importante per non perdere le prospettive di quanto sta accadendo in Italia. Perché, ci dice Nordio, “MI DEVO VERGOGNARE SE A ME DI ALITALIA NON INTERESSA UN FICO SECCO”?

Perché, in effetti, la vita dei musicisti, che non hanno ALCUNA GARANZIA DI LAVORO E DI GUADAGNO, interessa forse a qualcuno?

di domenico (20/09/2008 – 08:24)

Spiegatemi un attimo ‘ché non ho capito.

Dunque.

In questi giorni tutti sembrano preoccupati delle sorti di Alitalia, tutti sembrano preoccupati dei lavoratori Alitalia che rischiano la disoccupazione e tutti sembrano preoccupati del danno di immagine se l’Alitalia fallisse: mi chiedo se mi devo vergognare se invece a me di quello che sta succedendo in Alitalia non interessa un fico secco.

Non so bene perché la nostra beneamata “compagnia di bandiera” sia arrivata al punto disastroso in cui è, ma alcune cosette le conosciamo tutti e non è che siano cosette di cui la beneamata “compagnia di bandiera” e chi ci lavora dentro debbano andare fieri. Aldilà dei disastri manageriali (che purtroppo sono comuni a molti altri Enti), è vero o no che le retribuzioni dei lavoratori in Alitalia sono molto più alte della media, non solo dei lavoratori dipendenti in Italia, ma anche dei colleghi di pari grado delle altre compagnie aeree? E’ vero o no che in Alitalia ci sono sigle sindacali che ricevono finanziamenti senza avere alcuna rappresentatività? E’ vero o no che i tutti i piloti Alitalia -tutti- hanno una marea di ore lautamente retribuite durante le quali non fanno un tubo perché sono in permesso sindacale? E’ vero o no che se viene assunto un pilota in Alitalia, foss’anche il più grande pilota dell’universo, questi è costretto a fare tutta la gavetta guidando all’inizio solo gli aerei più vecchi e che necessitano di maggiori attenzioni (probabilmente perché lì dentro il “nonnismo” aziendale ha come regola di base il “più sono potente e meno lavoro”)?

Avanti.

E’ vero o no che se un addetto Alitalia venisse licenziato avrebbe diritto all’assegno di disoccupazione di ben sette anni, a fronte di una media di alcuni mesi di un qualsivoglia altro poveraccio? E’ vero o no che poco tempo fa c’è stata la rivolta degli assistenti di volo perché l’azienda aveva deciso, per risparmiare qualche soldo e per ottimizzare le risorse, di ridurre di una sola unità la sovrabbondante dotazione di addetti pro-aereo che è la più alta del mondo?

E ancora.

E’ vero o no che molti degli aerei Alitalia consumano una marea di carburante perché sono troppo vecchi ed è vero o no che nessuno ci ha mai detto che alcuni aerei sono messi così male da non volare neanche più neanche in Africa (vedi gli Md80)? E’ vero o no che l’azienda Alitalia ha deciso di “tagliare” l’aeroporto di Malpensa, privilegiando Fiumicino e disinteressandosi così dell’area del Paese che probabilmente utilizza di più gli aerei perché più è la più produttiva? E infine, trionfo della retorica: è vero o no che le tariffe Alitalia sono talmente care da essere completamente fuori mercato ed è vero o no che sono così care perché devono compensare tutti gli enormi sprechi di danaro che ci sono lì dentro, anche relativi alla gestione delle risorse “umane”?

Spiegatemi un attimo ‘ché non ho capito.

Io, povero violinista, se non lavoro non guadagno un soldo, se non lavoro bene non lavoro più, non ho ore retribuite in servizio sindacale, non ho nemmeno un sindacato che possa tutelare i miei “interessi” (ma in questo caso forse è meglio così), non ho le ferie retribuite, pago una valanga di tasse e pago i commercialisti che mi preparano i moduli per gli innumerevoli versamenti allo Stato, pago addirittura i managers che gestiscono la mia attività (non sarò Alitalia, ma anche io nel mio piccolo ho chi si occupa di me e che veste in giacca e cravatta…), non ho uno straccio di indennità di disoccupazione e mi tocca pagarmi la manutenzione ordinaria e straordinaria dei miei strumenti di lavoro senza che ci sia alcun “Aiuto di Stato”.

C’è qualche dubbio che se un giorno io, povero violinista, mi dovessi spaccare una mano né Berlusconi, né Veltroni, né Epifani and “beautiful company” si interesserebbero non dico tanto di aiutarmi economicamente, ma anche solo di manifestarmi una vaga solidarietà? E c’è qualche dubbio che sarei internato di corsa in una casa di igiene mentale se io, povero violinista, mi mettessi a festeggiare in modo plateale il fallimento della trattativa con l’unica Stagione di Concerti pronta a scritturarmi?

Allora help me, please: mi devo davvero vergognare se a me di quello che sta succedendo in Alitalia non interessa un fico secco?

Domenico Nordio

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