Feb 062011
 

Il Palasharp di Milano, 5 febbraio 2011Ieri, 5 febbraio 2011, al Palasharp di Milano, si è svolta la manifestazione organizzata dal movimento Libertà e Giustizia per chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio, e per dire basta “all’imbarbarimento prodotto dalla politica e dalla cultura di Berlusconi“.

Davanti a una folla di 9.000 cittadini all’interno del palazzetto gremito, e di almeno altri 3.000 che ascoltavano all’esterno, Gustavo Zagrebelsky ha aperto l’incontro. Sono intervenuti  Roberto Saviano, Sandra Bonfanti, Paul GinsborgUmberto Eco,  Concita De Gregorio, Gad Lerner, Susanna Camusso, Daria Bonfietti, Maurizio Landini, Oscar Luigi Scalfaro, Maurizio Pollini, Irene Grandi, Milva, Dario Franceschini. Nessuna bandiera di partiti politici tra gli spalti, solo qualche tricolore. Trovate una esauriente galleria con i video degli interventi qui, sul sito de La Repubblica TV.

Ma poiché, assai stranamente, nessuna testata giornalistica ha pubblicato il video con l’intervento del Maestro Maurizio Pollini, a nostro parere uno dei più lucidi ed entusiasmanti, provvediamo noi, dopo aver trovato su youtube un video amatoriale postato da un utente benemerito, che ringraziamo per il suo lavoro di utile e intelligente divulgazione. Quella di Pollini è una testimonianza preziosa per il suo coraggio morale e civile, e perché proviene da uno dei massimi esponenti della cultura della musica classica nel mondo, di cui siamo, da oggi, doppiamente orgogliosi.

Grazie, Maestro Pollini. Grazie davvero, da parte di chi ama questo paese, la sua cultura, la sua musica.

Mar 042009
 

Alessandro Baricco, come viene visto ora...Oggi è comparso su “La Repubblica” un altro articolo, a pagina intera, di Alessandro Baricco, che risponde ai suoi detrattori e argomenta lungamente, ritornando sul discorso che aveva aperto con il suo precedente intervento (che trovate qui) e sulle polemiche da esso scatenate (qui).

Purtroppo l’articolo non è ancora online, per cui ve ne riporterò io il succo in un post separato che pubblicherò in giornata. Nel frattempo, correte in edicola, mi raccomando… Repubblica deve pur sopravvivere, no? Mi sembra giusto che venda anche qualche copia!…

Intanto vi dico subito che ho letto, con piacevole sorpresa, in un articolo su “il Foglio” il Ministro Sandro Bondidel 25 febbraio, la risposta del Ministro Sandro Bondi, ossia proprio colui che ha davvero voce in capitolo per decidere su tutta la faccenda. Il Ministro dei Beni culturali esprime dunque un parere che a me sembra serio, e ben articolato: ecco il link al suo intervento sul sito del governo, che per vostra comodità però, vi riporto qui sotto integralmente (con evidenziazioni mie). Dico subito che in questo intervento ci sono molti spunti e molte idee che condivido: la mia opinione, però, la scriverò in un articolo apposito, altrimenti questo post diventerebbe un’enciclopedia, e questo non è nello spirito di un blog…  Occhio, comunque, a questa frase, che a mio parere è la più importante,  significativa e condivisibile di questo testo: “Ma il fatto è che il teatro di prosa, la lirica, la danza non consentono redditi da impresa.”

Da “IL FOGLIO” di mercoledì 25 febbraio 2009

Bondi difende la mobilia (teatrale) “Baricco dice: basta soldi di stato alla cultura? D`accordo, facciamo selezioni migliori ma senza cedere al profitto. Opera, musica e teatro sono inestimabili forme di mecenatismo ereditate dalle società di corte

Roma. Anche il ministro per i Beni culturali ieri ha letto il lungo articolo di Alessandro Baricco sulla Repubblica. E anche lui per un attimo è parso esultare alla ricetta del romanziere torinese: basta soldi pubblici alla cultura, foraggiamo piuttosto la televisione e la scuola, e invitiamo ì privati a rimboccarsi le maniche per lanciarsi nel mercato culturale. Ottima idea. Solo che. a seguirla in dettaglio, I”‘utopia” dì Baricco, diversamente da quanto lo stesso scrittore ritiene, continua a rimanere tutta nella sua testa, visto che non è facile, e neppure auspicabile, trasformarla in realtà. “Barícco critica la cultura di sinistra. E’ paradossale che debba essere io a difendere lo stato culturale. Ogni giorno da sinistra e da destra ricevo inviti che oscillano tra il sostenere la cultura in toto, e la tesi più fosca di privare la cultura di ogni sussidio”, avverte Sandro Bondi in una pausa dei vertice franco-italiano a Villa Madama, dove ha firmato un accordo per aprire anche il mercato italiano ai canali culturali di Arte, la tv franco-tedesca. “Chi è responsabile del patrimonio storico-artistico nazionale deve perseguire un punto di equilibrio, che consiste nel diminuire per gradi il contributo statale in quei settori dove dev’essere meno presente, come il cinema o l’arte contemporanea, e aumentare il contributo dei privati con defiscalizzazioni ad hoc”. Insomma, quand’anche Baricco avesse ragione, non si deve fare di tutt’erba un fascio.

Giustissimo “allargare il privilegio della crescita culturale”, tenendo conto dei nuovi circuiti di massa. Sacrosanto “difendere alcuni repertori che non avrebbero la forza di sopravvivere alla logica del profitto”. Legittimo aggiornare la formazione di “cittadini colti, informati, e con saldi punti di riferimento”.

Attenzione, però, a non confondere ogni cosa sotto la voce “cultura” come sembra fare Baricco quando propone di abbandonare al mercato settori delicatissimi come l`opera lirica, la musica classica e il teatro, con la scusa che ormai si fanno solo spettacoli orribili e i drammaturghi non esistono più. “Baricco forse non va molto a teatro. Non avrà mai visto la trilogia della Villeggiatura di Goldoni con regia di Toni Servillo o uno spettacolo di Massimo Castri.

Ma il fatto è che il teatro di prosa, la lirica, la danza non consentono redditi da impresa.

Per questo è sbagliato confonderli con altri campi dove il business è possibile, come le mostre, i grandi eventi, il cinema. Restano forme d`arte tradizionali, legate al mecenatismo, nate dalle società di corte e perpetuate grazie alle sovvenzioni di stato quando i principi e le società di corte son stati sostituiti dalla repubblica e dallo stato dì diritto. Del resto, l`Italia non fa eccezione: dall’America al Giappone, dalla Corea al Regno Unito, passando per Francia, Germania, Russia e Cina non c’è paese al mondo che non le sovvenzioni”. Eppure, Baricco denuncia “l’accanimento terapeutico su un pubblico agonizzante”. Obietta che non spetta alla politica salvare regie che costano milioni, o il corpo di ballo della Scala o l`opera di Stockhausen. E’ giusto affinare i criteri di selezione degli impresari culturali, sottraendoli alle mafie politiche per evitare gli sprechi”, replica Bondi.

“Ma è assurdo pretendere di ripristinare l’educazione musicale nei licei, da dove fu bandita ai tempi dell’Unità, e demandare poi ai privati l’allestimento della Tosca. Urge un’analisi meno superficiale delle strutture culturali. Gli italiani possono pure impazzire per il Grande fratello, ma hanno tutto il diritto di godersi Molière, Shakespeare, Pirandello, Verdi e Cimarosa, e di tramandarsi gli affreschi di Piero della Francesca“.

Ago 042008
 

La mappa dei Conservatori italianiCari amici, pubblichiamo qui un importante intervento del Maestro Bruno Bertone, membro del CNAM, in merito alla vicenda delle dichiarazioni del Ministro Gelmini dei giorni scorsi:

“Salve.

Qualcuno dovrebbe discutere col Ministro sul fatto che i numeri vanno pesati e valutati in rapporto al loro significato. Diciamo che in Italia l’Istruzione Superiore deve avere una offerta ed una copertura territoriale tale da offrire a tutti i cittadini la possibilità di accedere agli alti gradi della formazione in modo tale da evitare sacche di difficoltà o impossibilità e sacche di eccesso di offerta.

Stabilito ciò, possiamo affermare che i Conservatori sono dimensionati in modo da offrire una istruzione ad alto livello che risponda alle esigenze della popolazione e sono dislocati sul territorio nazionale in numero e modo da offrire questa istruzione superiore senza creare difficoltà di accesso o sacche di mancanza di possibilità di studio.

Se i conservatori sono una sessantina, significa che con le loro spesso piccole dimensioni occupano posti strategici sul territorio per fornire una possibilità di studio minimamente credibile.

Se poi si volesse fare un paragone con analoghe offerte di alta formazione, potremmo notare che, ad esempio, Torino vanta ben DUE Università, le cui dimensioni sono decisamente superiori al Conservatorio di Torino; inutile dire che la popolazione studentesca universitaria è superiore a quella del Conservatorio; ciò che si deve considerare è che l´offerta è
dimensionata alla domanda e la necessità di fornire una sede ove fornire le possibilità di studio è indiscutibile. La eventuale eliminazione del Conservatorio di Torino, di per sé già una bestemmia, di fatto impedirebbe agli studenti di frequentare tale formazione superiore.

Quindi non si deve parlare di eccesso di offerta o di sedi; le sedi sono dislocate in modo da fornire le condizioni necessarie e il dimensionamento risponde alle esigenze e richieste per una formazione artistica musicale, cosa ancora oggi invidiata ed apprezzata, specialmente all´estero.

Anche la specializzazione è tale da richiedere questi piccoli) numeri e dimensioni; non abbiamo possibilità con un conservatorio unico e neppure sarebbe possibile una iperspecializzazione, quale quella operata, ad esempio, con la scelta di istituire l´Università di Scienze Gastronomiche, (Piazza Vittorio Emanuele 9, 12042 Pollenzo-Bra (CN).

Seguendo la logica distruttiva della decimazione dei conservatori, con quale logica si accetta l´esistenza dell’Università degli Studi del Piemonte orientale “Amedeo Avogadro” di Vercelli con sedi ad Alessandria, ad Acqui eccetera? Ne abbiamo già due di Università a Torino con chissà quante sedi, per tacer della citata Università Gastronomica.

Ovvio che si risponderà che le tante sedi universitarie coprono il territorio con la opportuna offerta formativa. Ma perché tale logica non dovrebbe essere utilizzata per i Conservatori?

Se poi si va a valutare di cosa si parla, ricordo che calcolando le sedi universitarie, un paio di anni orsono, la cifra superava
abbondantemente le mille sedi. Quindi una distribuzione territoriale (e alcune sovrapposizioni) decisamente fitta.

I “soli” sessanta conservatori, fanno quello che possono per dare una offerta decentemente distribuita sul territorio. Se poi andiamo a vedere i costi ed i riscontri, c´è da restare interdetti: tutti i sessanta (circa) conservatori costano meno della più piccola università italiana (e questo già è un dato significativo) ma hanno una visibilità, una valutazione estera, una frequenza di studenti che all´estero vengono a studiare da noi ed una valutazione dei nostri titoli di studio che non credo paragonabile a nessuna altra realtà universitaria.

Il settore AFAM è un fiore all´occhiello della Nazione eppure abbiamo Ministri che ritengono di fare cose sagge distruggendo questa realtà. Incredibile!

Certo non possiamo accusare solo la destra; certe belle pensate non hanno direzioni, anche l´ex sottosegretario esibì simili pensate, la lista dei “pensatori” si distende negli anni barcamenandosi tra centro, destra e sinistra senza particolari meriti.

Nel frattempo, con pochi o nessun finanziamento, con sedi microscopiche, senza dotazioni o attrezzature, continuiamo a fare la nostra figura nel mondo.

Vedremo se sarà questo il ministro che ucciderà una apprezzabile ed apprezzata realtà che il mondo ancora ci apprezza.”

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