Feb 082016
 

 

“La sala da concerto è morta stecchita”. L’affermazione è certamente radicale, ma, aldilà della sua essenza provocatrice, vi è racchiusa in nuce tutta una costruzione estetica che, infine, ha portato Gould a ritirarsi dalle scene a soli 32 anni.

Non vogliamo nemmeno considerare l’ipotesi che Gould “fosse la sua malattia” – alcuni gli annoverano, tra le tante qualità, anche quella dell’Asperger ; questo riduzionismo brutale non fa parte – o meglio, non dovrebbe – di una possibile discussione su temi prettamente estetici. Poiché, in effetti, di questo trattiamo sempre quando ci approcciamo a Gould. La sua esistenza fu una perfetta coincidenza tra queste due dimensioni : può certamente essere vista, nella sua unità, come un’opera d’arte. Per di più, un’esistenza completamente votata all’opera d’arte. Questa coincidenza è senza dubbio ciò che, in aggiunta dei comportamenti istrionici, del repertorio desueto, delle scelte musicali bizzarre, rappresenta l’ineguagliabile di Gould, l’inarrivabile e, soprattutto, l’irripetibile.

Parlare di Gould è parlare, secondo Deleuze, di una molteplicità di punti che diventano linee. Un disegno compiuto, riconoscibile a distanza, un Seurat della musica forse. Come punti, tutte le scelte di Gould corrispondono ad un’idea precisa di musica, di pubblico, di progetto sonoro. Come linee, per noi che ne siamo gli eredi, le molteplicità delle scelte gouldiane ne tracciano il pensiero, complesso e radiale.

Esempio cogente di queste “radiazioni” è il dialogo, l’intervista. Gould ne intrattenne numerose, e ognuna di queste serba piccoli germi di verità, su se stesso. E ciò che colpisce, ai nostri occhi, è anche questa apparente sincerità, talvolta brutale : Gould non è riuscito a ingannar-si, a tramortirsi con il frastuono del pubblico, perciò intraprese quella scelta, insensata per molti, di abbandonare le sale da concerto.

(A questo punto non possiamo risparmiarvi una delle sue affermazioni disarmanti, a tal proposito :

“Nessun pubblico mi ha mai dato il minimo stimolo. Gli applausi di un certo tipo di pubblico possono essere maggiori di quelli di un altro a livello di decibel, ma, dato che provengo da una città conservatrice come Toronto, ho imparato che il rumore non equivale necessariamente ad un apprezzamento sincero.” )

Nemmeno nella scelta del repertorio Gould riuscì ad ingannar-si, troppo precise erano le sue esigenze estetiche. Non è forse, per l’appunto, l’irripetibile che egli ha perseguito con ossessione? L’irrepetibile dell’esecuzione dal vivo non è una scelta personale : si tratta di un’arena, di una battaglia, dove l’idea regina è quella del concertista che “ha un’unica chance” :

“Per me [l’idea che l’artista abbia un’unica chance] è una cosa crudele, feroce, idiota. È esattamente questo che spinge i selvaggi come quegli abitanti dell’America Latina che vanno a vedere le corride.”       

L’irripetibile, l’esautorazione di ogni possibilità, è possibile sono tramite una ricerca privata, solitaria, maniacale. Questo è il significato dell’incisione, per Gould : la libertà dell’artista, libertà di agire all’oscuro del pubblico e dei media – sebbene, ad oggi questo tipo di libertà sia, anch’essa, irripetibile.

 Il sogno di Gould era che ogni ascoltatore potesse adattare ai suoi gusti personali qualsiasi incisione, e ciò a discapito del nome dell’artista, che deve sparire lentamente e dissolversi.  Questa tesi, che somiglia terribilmente alla tesi foucoultiana della “morte dell’autore”, non è che l’esaltazione dell’univocità estetica, ed è in netto contrasto con l’esperienza concertistica, così profondamente antidemocratica, ineguale e, infine, immorale.

Già, è proprio questo l’ultimo pregnante passaggio del pensiero di Gould che più deve colpirci, questo intimo legame tra arte e moralità. Come può essere morale, d’altronde, pretendere che tutti i 5000 spettatori  della Royal Albert Hall possano ascoltarmi con la stessa attenzione, che possano sentire tutti, da quello più lontano a quello più vicino, nella medesima intensità? Come può essere morale esaltare questo rapporto di superiorità dato dall’artista, che sovrasta in tutto e per tutto il suo pubblico?

L’arte di Glenn Gould è forse l’emblema di un’opera d’arte che non è riproducibile, nell’epoca in cui la riproduzione è il modus operandi di qualsiasi attività umana. L’irripetibile, però, non va confuso con il sacro. Anzi, Gould è stato umano, più umano di molti altri artisti esprimendo la sua personalità nei brani prediletti, fornendoci un esempio di simbiosi così totalizzante da essere spaventoso, per molti. Questa immensa fragilità – perché l’irripetibile è talmente sensibile che in una ripetizione si distrugge – potrebbe essere una meta per ogni musicista, come potrebbe esserlo la dedizione completa e la completa umiltà, che non si separano tuttavia dalla provocazione, dal voler uscire da sé e dall’altro da sé, nel voler raggiungere l’impersonale, l’aldilà delle categorie. O, per dirla con le parole di Gould, “superare lo strumento”.

Anche in ciò, Gould sarà sempre un esempio : la contraddizione esiste solo nei termini di una coerenza logica, lineare. L’elemento radiale non è però composto solo di linee, ma di imprevisti e bruschi traballamenti. Ed eccola, l’esistenza umana, che non fu mai traiettoria prestabilita, ma infinito brancolamento di punti.

 

Artin Bassiri Tabrizi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ott 292009
 
Martedì 27 settembre 209 è andata in onda, su Radio Classica, la consueta trasmissione pomeridiana “Ultimo grido”, condotta da Luca Ciammarughi, di cui sono stata ospite, come ogni martedì.

Molto interessante l’argomento che abbiamo trattato: Bach al pianoforte, e in, particolare, l’interpretazione del “Clavicembalo ben temperato”.

Prendendo spunto dalla recente pubblicazione del CD di Maurizio Pollini della Deutche Grammophone, dedicato al Primo Libro del Clavicembalo ben temperato, (che sta scalando tutte le classifiche di vendita del mondo), con Luca abbiamo scelto alcune tra le più memorabili interpretazioni storiche di questa opera fondamentale, tra cui quelle di Glenn Gould, Maurizio Pollini, Friedrich Gulda, Edwin Fischer, Il CD di Maurizio Pollini sul Clavicembalo ben Temperato di J. S.  BachAndras Schiff, e la giovane Edna Stern (allieva di Daniel Baremboim). Abbiamo messo a confronto diretto interpretazioni di diversi preludi dal Primo libro del “Clavicembalo” e poi ascoltato anche alcuni preludi e fughe dal Secondo libro (ad esempio i num. 11 e 12).

Non è mancata la proposta di una splendida esecuzione clavicembalistica (il secondo Preludio e Fuga, eseguito da Bob Van Asperen, da un Cd della Virgin), per meglio approfondire le differenze esecutive tra questo strumento ed il pianoforte.

Il Cd di Glenn Gould con il Primo Libro del “Clavicembalo ben temperato”Luca Ciammarughi ha anche approfondito diversi  aspetti dell’interpretazione al pianoforte, utilizzando i vari ascolti e le diverse esecuzioni per affontare discorsi anche complessi e da sempre molto dibattuti, come ad esempio quello dell’uso del pedale di risonanza.

La trasmissione, davvero entusiasmante, ha ricevuto molti complimenti dai nostri numerosi fans. Ve la riproponiamo in podcast, in attesa di mandarne in onda altre simili, come ci è stato entusiasticamente richiesto.

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Set 252008
 

Il giovane Glenn GouldGentili amici, ieri, mentre ascoltavo uno dei miei pianisti preferiti in assoluto, il divino Glenn Gould, ho pensato che, forse, tra i lettori ci sono anche alcuni giovani che forse non lo conoscono bene… per cui ho deciso di proporvi un video bellissimo, in cui è possibile vedere questo genio della musica mentre esegue l’intera composizione per la quale più di ogni altra viene ricordato, quella che gli diede la notorietà internazionale: le celeberrime “Variazioni Goldberg”, di Johann Sebastian Bach. Avete capito bene: è un video di ben 47 minuti, che ci presenta Gould in studio, mentre incide – per la seconda volta nella sua vita – poco prima di morire, questo capolavoro bachiano.

E, siete liberi di non crederci, ma… ecco una delle straordinarie coincidenze che rendono la vita interessante,  mentre scrivevo questo post mi sono accorta che oggi è il compleanno di Gould… che era nato il 25 settembre 1932. Chissà perché, con tutti i giorni dell’anno disponibili che avevo per scrivere di lui, l’ispirazione mi è venuta proprio oggi! Io penso davvero che i grandi artisti non muoiano mai, ci restino vicini, e comunichino con noi, quando pensiamo intensamente a loro con amore e riconoscenza. Per cui… BUON COMPLEANNO, DIVINO GLENN!

 

Gould esordì con la CBS nel 1955 (aveva, allora, 23 anni), proprio con le Variazioni Goldberg. Il manager della sezione “musica classica” della Columbia non era inizialmente molto contento di questa scelta di Gould, dal momento che si trattava di un’opera fino a quel punto ben poco eseguita di Bach: infatti, a parte una registrazione del 1928 del pianista Rudolf Serkin, nessuno, neanche i clavicembalisti, si era confrontato con quest’opera. A detta di molti, si trattava più di un esercizio di virtuosismo, piuttosto che di un’opera musicale.  Entrambe le registrazioni sono state poi enormemente acclamate dalla critica, anche se (o forse proprio perché) molto diverse l’una dall’altra. La prima altamente energica e spesso con tempi frenetici, la seconda, quella che potete gustare qui, più lenta e più introspettiva. La storica incisione del 1955 fu anche un successo mondiale, clamoroso, di vendita: superò persino Louis Armstrong… La stampa lo classificò allora come “fenomeno Gould” e lo definì “il Marlon Brando del pianoforte”. Effettivamente, era anche bellissimo e terribilmente affascinante…

Una curiosità su questo pianista, tanto per dare la misura del suo talento: una incisione di Gould del Preludio e Fuga in Do, n.1 dal secondo libro del Clavicembalo ben temperato è stata indicata dal comitato presieduto da Carl Sagan presso la NASA come una delle più grandi conquiste dell’umanità. La registrazione si trova sul Voyager Golden Record, un disco di rame placcato d’oro di 30 cm (12 pollici) contenente suoni e immagini scelti per descrivere la varietà di vita e cultura sulla Terra. Il disco è stato collocato sulla navetta Voyager 1, che ora sta procedendo nello spazio interstellare ed è l’oggetto prodotto dall’uomo più distante dalla Terra.

Due righe anche sulle “Variazioni Golbderg” (BWV 988): scritte da Johann Sebastian Bach tra il 1741 e il 1745,  sono state composte appositamente per Johann Gottlieb Goldberg, che a quel tempo viveva presso il conte Hermann Carl von Keyserling a Dresda (Goldberg doveva spesso suonare per il conte, sembra per aiutarlo a combattere l’insonnia…). La dicitura originale di Bach sulla prima edizione dice testualmente “Composta per gli intenditori, per il ristoro del loro spirito, da Johann Sebastian Bach”.

Scritta per clavicembalo solo, l’opera è stata concepita come un’architettura modulare di 32 brani, disposti seguendo schemi matematici e simmetrie che le conferiscono tanta coesione e continuità da non avere eguali nella storia della musica. Insieme all'”Arte della fuga”, può essere considerata il vertice delle sperimentazioni di Bach nella creazione di musica per strumenti a tastiera, sia dal punto di vista tecnico-esecutivo, sia per lo stile, che combina ricerche di alto livello, sia musicali che matematiche.

Approfondite la conoscenza di Gould, prematuramente scomparso nel 1982, ma più vivo che mai nel ricordo di tutti gli amanti della musica,  sul suo sito ufficiale, qui. E, in italiano, qui, su Wikipedia.

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Mar 252008
 

Vladimir HorowitzA proposito di tecnica pianistica, vi propongo un video di Vladimir Horowitz, che a 75 anni, nel 1978, si esibisce in concerto alla Casa Bianca. Meraviglioso e stupefacente tutto quanto: le “Variazioni sulla Carmen di Bizet”, di sua composizione, restano uno dei monumenti della tecnica pianistica, oltre che un momento di bellissima musica.

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Guardando questo video non ho potuto fare a meno di pensare a Liszt, che, indubbiamente, dai resoconti dei suoi contemporanei, doveva suonare in modo molto simile. Ammirate tutto, suono, velocità, musicalità, timbro, polifonia, virtuosismo, fantasia, capacità di emozionare e fare spettacolo…
E suonare così a 75 anni… un bello stimolo per ogni giovane pianista! Guardate il suo bel sorriso da ragazzo un po’ discolo, durante l’ovazione finale. La sua forza vitale sia di stimolo per tutti!
Ma, mi raccomando, non fate come il giovane Wertheimer, (protagonista del romanzo “Il soccombente” di Thomas Bernhard), che, proprio ad un seminario tenuto da Horowitz, rinuncia a suonare dopo avere ascoltato … Glenn Gould nelle Variazioni Goldberg.

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!