Set 042017
 

Si è aperta ieri sera al Teatro alla Scala l’undicesima edizione di MiTo SettembreMusica. Il programma di quest’anno è apparentemente meno fastoso rispetto ad altre edizioni, ma a ben vedere pieno di originalità e di preziosismi. Inusuale e attraente è stata certamente l’apertura milanese, per diverse ragioni: l’esecuzione di un brano contemporaneo in prima italiana, This Midnight Hour di Anna Clyne, e di una rarità come l’ouverture da concerto Nel regno della natura di Dvořák; il ritorno di un grande pianista da troppo tempo assente a Milano, Jean Yves Thibaudet; l’idea di affidare il concerto d’inaugurazione a quella che è forse la migliore orchestra giovanile del mondo, la Gustav Mahler Jugendorchester, guidata da Ingo Metzmacher.

Frammentaria, forse volutamente, ma suggestiva si è rivelata la composizione della londinese Anna Clyne, classe 1980. This midnight hour, scritta nel 2015, alterna episodi dalla ritmica ossessiva a momenti di inaspettato lirismo. La Clyne dichiara le fonti letterarie che ispirano quest’ora della mezzanotte: Harmonies du soir da Les Fleurs du Mal di Baudelaire, per l’evocazione di un valzer malinconico nella città notturna e di un cielo triste come «un altare immenso»; e alcuni versi del poeta Juan Ramón Jiménez, che paragona la musica a «una donna che corre nuda a perdifiato per la notte pura». L’immagine suggerita da Jiménez corrisponde ai momenti più fibrillanti e concitati, o addirittura violenti, fra i quali emerge, come una serenata interrotta, un valzer che sembra provenire da un tempo lontano (una lieve sfasatura nell’accordatura degli archi suggerisce la sonorità della fisarmonica). Anna Clyne, attiva soprattutto negli USA, usa il linguaggio tonale senza complessi, com’è ormai tipico della nuova generazione di compositori: eppure il suo melodismo, a tratti struggente, sembra provenire più dalla film music che da stilemi ottocenteschi. Segno di un’importante integrazione fra musica “alta” e popolare. Come accade spesso oltreoceano, però, c’è anche l’impressione che la Clyne voglia tenere il piede in due scarpe, creando qualcosa di contemporaneo-ma-non-troppo. Il talento comunque non le manca; e l’accoglienza del pubblico, nel complesso positiva, mostra che è sulla buona strada.

La serata è proseguita con il Concerto per pianoforte e orchestra di George Gershwin. Jean-Yves Thibaudet, solista, lo ha affrontato con il virtuosismo, l’agio e lo charme che lo contraddistinguono. Il pianista di Lyon ha saputo conciliare l’aspetto classico e quello jazz della partitura grazie alla sua tecnica impeccabile e scintillante, ma soprattutto alla sensualità del fraseggio e della timbrica. I passaggi più agili, affrontati con nonchalance, ci ricordano gli studi con Lucette Descaves, a sua volta allieva di Marguerite Long; oltre al jeu perlé, Thibaudet ha un magnifico legato cantabile, mostrato anche nel bis, una delle Consolations di Liszt, che ha richiamato alla memoria colui che è stato forse il suo più importante maestro (di musica e di vita): Aldo Ciccolini. Thibaudet suona divertendosi, e il suo piacere di suonare, evidente anche in un Teatro temibile come la Scala, diventa il piacere dell’ascoltatore. Lo swing e la morbidezza del pianista non hanno trovato sempre una controparte nella direzione di Metzmacher, inappuntabile ma un po’ troppo quadrata e seriosa per la musica di Gershwin. Nota di colore: Thibaudet si è presentato sul palco con scarpe di paillettes argentate, del resto perfettamente in linea con il brillare della sua sonorità. Il pianista francese è stato fra i primi solisti a sdoganare un abbigliamento non standardizzato e non ha mai fatto mistero della sua amicizia con grandi nomi della moda come Gianni Versace e Vivienne Westwood.

Filo rosso di questo Festival MiTo 2017 è il rapporto fra musica e natura. Chi meglio di Dvořák ha saputo evocare musicalmente la bellezza dei paesaggi boemi? Invece della sublime, ma inflazionata, Moldava di Smetana, Metzmacher e la Gustav Mahler Jugendorchester hanno fatto scoprire a molti di noi un’ouverture da concerto assai poco nota, Nel regno della natura op. 91, che apre il trittico Natura, vita e amore, pubblicato dal compositore ceco nel 1891. Non è una delle pagine più ispirate di Dvořák, né la sua originalità appare totale (uno dei temi sembra abbastanza chiaramente ispirato a Il mattino di Grieg, scritto qualche anno prima), ma ha il pregio di una strumentazione molto raffinata, che è stata valorizzata dalla direzione accurata di Metzmacher e da un’orchestra di encomiabile trasparenza.

La qualità del suono, l’omogeneità delle sezioni e la cura dei piani sonori sono parse fra le qualità maggiori dei giovani professori d’orchestra anche nella Suite n. 2 dal balletto Daphnis et Chloé di Ravel, in cui protagonista è una natura espressa attraverso l’onomatopea e al contempo rivissuta sotto il segno onirico di un ideale grecizzante. Il “levarsi del giorno” avrebbe potuto essere un po’ più incantato e misterioso: Metzmacher, svincolando completamente Ravel da Debussy, ha optato per una lettura a tratti quasi stravinskiana. Ravel è del resto pur sempre il compositore di pagine come le Histoires naturelles, che prendono definitivamente le distanze sia dal romanticismo che dall’impressionismo, recuperando uno sguardo più realistico e pungente sulla natura e sul mondo animale. Ma la sensualità è sempre presente, seppur in maniera ancor più enigmatica e velata di quanto non avvenga in Debussy: e la dimensione erotica è un po’ mancata nella direzione di Metzmacher, peraltro chiarissima e tesa a illuminare ogni dettaglio della partitura.

Luca Ciammarughi

 

Nov 142016
 

Federico: Secondo voi Porgy and Bess è musica classica o no?

Florent: Ma non ha senso questa domanda!

Sara: Aspetta. Ho capito cosa intende Federico: se Gershwin parte dal jazz e lo rende in qualche modo classico, europeo; o se invece parte dall’idea di fare un’opera classica vera e propria, utilizzando però un linguaggio, se così si può dire, jazz.

Florent: Perché dare etichette? Gershwin parla semplicemente di un “american folk opera”.

Sara: Certo, ma il problema sta in quel “folk”. Troppe volte Gershwin è stato trattato con condiscendenza nel Novecento, come se la sua musica appartenesse a una categoria diversa rispetto a quella dei compositori colti. Ma il fatto che Gershwin prenda spunto da quella parte del folklore musicale americano che è il jazz ha portato a un grande fraintendimento. È vero: ci sono pagine, come la Rapsodia in blu, che con una big band suonano forse meglio che con un’orchestra sinfonica. Ma il Concerto in Fa, ad esempio, è piuttosto classicamente scritto.

Florent: Ora capisco cosa intendi. Si potrebbe addirittura dire che è lo stesso Gershwin a reinventare un folklore che poi ha avuto mille influenze e imitazioni. In fondo, qualcosa di simile è stato fatto da Bizet, Debussy, Ravel o Rimskij-Korsakov con la musica iberica: Carmen, Iberia, il Boléro o il Capriccio Spagnolo cos’altro sono, se non folklore al quadrato?

Federico: Non esageriamo! Per un Rimskij-Korsakov, si tratta piuttosto di esotismo. Gershwin invece si è lasciato totalmente impregnare dalla musica dei neri.

Sara: Eppure il paragone di Florent non è del tutto peregrino. In fondo la nostra idea di Spagna in musica è più condizionata dalla Carmen di Bizet che dalle musiche, per esempio, di un Granados.

Florent: E così la nostra idea di America è fortemente condizionata dai song di un russo ebreo!

Federico: Con tutto ciò, non vorrete mettermi Porgy and Bess sul piano di un Wozzeck, di un Pélleas, di un Peter Grimes?

Florent: Perché no? Per certi versi, Porgy and Bess è una svolta ancor più epocale. Gershwin ha dimostrato di poter far coabitare tradizione europea, musica afro e altre influenze americane in un’unica opera. Ha aperto una strada importante, anche se finora non molto seguita nell’ambito dell’opera colta occidentale.

Sara: Sono d’accordo. Non si può confondere la raffinatezza di scrittura di Gershwin con certi musical di seconda categoria. Non tutti, certo. Ma Gershwin dimostra, come pochi altri, che si può essere raffinati e popolari al tempo stesso.

Elettra: Queste vostre sottilizzazioni mi stanno facendo venire il mal di testa. Non si può dire semplicemente che è bellissima?

Florent: Proprio per questo dicevo che la domanda era senza senso. Cambiando discorso, che te ne è parso delle voci?

Elettra: Mi è piaciuta da morire la Clara di Angel Blue. Il suo Summertime iniziale era da pelle d’oca: languido ma non asfittico, sensuale e spirituale al contempo, con la placida pienezza che in questa musica solo le voci nere possono avere…

Federico: Pare quasi un razzismo alla rovescia!

Elettra: Perché non dire le cose come stanno? Nessuna voce di un bianco potrà cantare Summertime in questo modo.

Florent: A me piace un sacco quello di Cathy Berberian, per dire.

Elettra: Sì, perché era una musicista incredibile! Ma, se ci fai caso, con i bianchi lo swing tipico della musica nera viene talvolta esagerato, fino a diventare un po’ caricaturale. Angel Blue stasera ha cantato Summertime con una semplicità disarmante, con quel colore nostalgico che non ha bisogno di troppi effetti di rubato.

Florent: Beh gli effetti di rubato li facevano anche Billie Holiday o Ella Fitzgerald…

Elettra: Sì, estrapolando Summertime dall’opera e facendone un brano jazz. Ma, in fondo, è una semplice ninna nanna.

Florent: Hai ragione. E degli altri cantanti, che mi dici?

Elettra: Cast notevole, in cui ho adorato la voce cavernosa e iper-espressiva del Porgy di Morris Robinson, più della Bess un po’ troppo educata di Kristin Lewis. Pur essendo tutti afro-americani, si capisce che alcuni la concepiscono come opera nera legata al mondo del vaudeville, altri quasi come una sorta di Wozzeck americano, e quindi molto più seria.

Sara: Ma ciò è già presente nei caratteri dei personaggi! Lo spacciatore, Sportin’ Life, a metà fra il losco e lo scintillante, è puro vaudeville, anche musicalmente. Eccezionale, in questo senso, lo smalto attoriale e  vocale di Chauncey Packer. Mentre Porgy è un personaggio da tragedia greca…

Florent: Ottima intuizione. In effetti, come molti storpi della Grecia antica, Porgy è dotato di una sorta di potere e di veggenza che gli altri personaggi non hanno. Non importa che alla fine sia un perdente. Pur essendo un paria, l’ultimo degli sfigati, è lui che riesce a conquistare il cuore di Bess. Anche se non “per sempre”.

Sara: Che poi, sei sicuro che sia un perdente? Non dimenticare che il sipario si chiude proprio su Porgy che indica la strada della Terra Promessa. Forse è un illuso, ma le ultime note di Gershwin ci dicono che Porgy ha conservato la speranza e la trasmette a tutti gli altri. Che ne è invece di Bess? Le basterà la cocaina per affrontare un mondo radicalmente diverso dal suo, quello della grande Metropoli?

Federico: Ma non pensate che, in quest’opera nera, i neri vengano trattati male? Spacciatori o bigotti, cinici o illusi, misogini o lecchini. Tutto ciò non è razzista?

Sara: Secondo me non lo è affatto. A parte che basterebbero le note di Gershwin a parlarci di un grande amore per il mondo nero, degli spiritual, del gospel. Ma poi, quel che mi piace è proprio l’assenza di politically correct. Non c’è paternalismo. C’è la realtà dura e cruda, una violenza che deriva dalla sofferenza dei neri. Chi è vittima di soprusi diviene a sua volta facilmente carnefice.

Federico: Devo ammettere che oggi non ne azzecco una. Meglio parlare della musica: a me Alan Gilbert, sul podio, è piaciuto moltissimo. Che morbidezza, che controllo dell’orchestra e che seduzione nei colori!

Elettra: Fin troppo? A volte mi mancava qualche nota più acida…

Florent: Ma no, stavolta concordo con Federico. Gilbert evita di cadere nella trappola di cui parlavamo poco fa. Non vuole a tutti i costi enfatizzare il lato jazz. La sua, tutto sommato, è un’interpretazione molto classica. E perfetta per l’Orchestra della Scala, che ha saputo valorizzare al meglio soprattutto il fascino melodico dell’opera.

Sara: Già! Si dimentica troppo spesso che Gershwin non è solo sinonimo di verve ritmica.

Florent: Per non parlare dell’armonia! Una volta Samson François disse una frase da incorniciare: dietro qualsiasi grande melodista c’è prima di tutto un grande armonista. Citava Mozart, Chopin, Debussy. Ma come non pensare a Schubert? E anche a Gershwin?

Federico: Su questo siamo tutti d’accordo. Le concatenazioni armoniche di Gershwin sono sorprendenti e quasi sempre originalissime. Lo distingui subito.

Florent: Ma anche sul fronte timbrico è eccezionale. Il colore creato dai giochi di percussioni nell’Ouverture e in altri momenti dell’opera ha un’influenza determinante su altri compositori del Novecento. Forse la sparo grossa, ma io penso anche a Britten, che in America visse per un periodo. Mi sono venuti in mente i vibrafoni, gli xilofoni, i glockenspiel di Morte a Venezia.

Sara: Vero! E parliamo di un’opera di quasi cinquant’anni dopo! Insomma, sebbene non tutti lo ammettano, il genio di Gershwin è quasi imbarazzante.

Federico: Tornando a Gilbert, sapete che è stato lo stesso Harnoncourt, prima di morire, a designarlo come suo sostituto in questa produzione?

Florent: Non lo sapevo. Dobbiamo ringraziarlo. Chissà come l’avrebbe diretta lui! A prima vista sembra lontanissima da quello che era il suo repertorio…

Federico: Sì, ma suo zio, Réné d’Harnoncourt, aveva fatto arrivare alcuni estratti dello spartito dall’America, quando nessuno in Europa ancora li aveva. Quindi Nikolaus ha assorbito queste note fin dall’infanzia.

Sara: Ho sempre amato queste smagliature incidentali nella coerenza di repertorio! Mi viene in mente Glenn Gould, che, anti-romantico per eccellenza, suonava però Grieg in quanto parente lontano della madre.

Florent: E della regia cosa pensate?

Federico: Beh, era una versione semi-scenica. Sai perché?

Florent: No…

Federico: La Fondazione Gershwin impone di fare Porgy and Bess in forma totalmente scenica con un cast vocale di soli cantanti neri, coro compreso. La forma semi-scenica è un compromesso, dato che il coro scaligero è ovviamente un coro bianco.

Florent: A me comunque sembrava più scenica di certe opere in forma totalmente scenica.

Federico: Beh, sì. Basta che il palcoscenico non sia più profondo di cinque o sei metri, che non ci siano troppi elementi di scena, et voilà!

Sara: A me la regia di Philippe Harnoncourt ha soddisfatto. Essenziale, con una debita caratterizzazione dei personaggi, ma senza macchiettismi. È riuscito persino a rendere credibile la presenza del coro bianco, come elemento di commento un po’ separato dal pathos dei protagonisti. Al coro ad esempio spettano alcuni momenti brillanti, e anche di festa, che alleggeriscono un certo clima angosciante…

Elettra: E il coro della Scala ha dato una prova formidabile no? Nelle opere in cartellone quest’anno era sempre rimasto un po’ sacrificato. Qui invece ha un ruolo fondamentale. Sono riusciti a immedesimarsi nel mondo nero in modo quasi insuperabile…

Florent: …per un bianco, naturalmente! Anche il migliore interprete bianco di quest’opera difficilmente arriverà a quella sprezzatura con cui gli afro-americani cantano e danzano questa musica. Perché anche il movimento è essenziale. Come dice Porgy, “cantare e danzare” è l’essenza della vita nella comunità nera di Charleston, non certo un optional!

Sara: Che meraviglia. Ci ricorderemo di questa serata…

Federico: …e siamo persino riusciti a dimenticarci per un attimo le elezioni americane.

Florent: Tu credi?

 

 

 

 

 

Nov 212011
 

Prenderà il via il 17 Dicembre prossimo la nuova edizione del Baby BoFè, una rassegna del Bologna Festival dedicata ai bambini dai 3 agli 11 anni, che mira all’educazione all’ascolto dei giovanissimi musicofili. Un’esperienza ormai consolidata che anche quest’anno proporrà un programma davvero intenso, che sarà inaugurato con le musiche  di “Un americano a Parigi“, di Gershwin. Proseguirà poi per i primi mesi del 2012 con le note di Rossini in una rivisitazione della “Gazza ladra“, preceduto da uno spettacolo costruito ad hoc sulle musiche di Chopin, “Il valzer di Cenerentola“, e seguito da “Il canto degli elfi“, produzione realizzata in collaborazione con il Teatro Comunale di Bologna, che raccoglie i principali brani corali dei  “Carmina burana” di Carl Orff, inseriti in un racconto che si ispira alle avventure dei mitici personaggi delle fiabe nordiche. “Siamo consapevoli – ha spiegato Maddalena da Lisca, direttore generale di Bologna Festival – che il lavoro che svolgiamo per educare all’ascolto il pubblico dei giovani è una missione che va curata con estrema delicatezza ed attenzione. Il pericolo è sempre dietro l’angolo. Se si sbaglia nel proporre ai piccoli l’approccio alla musica classica, il rischio è quello di perdere irrimediabilmente, per sempre, il contatto con questo esigentissimo pubblico”.

Nov 172007
 

L5w86dJtnwIEcco un video di un concerto di ClassicaViva a Cantù, l’8 luglio 2007: Simone Pionieri esegue la Rapsodia in blu di Gershwin, con l’Orchestra di ClassicaViva e la Direzione di Stefano Ligoratti. Godetevelo, è davvero notevole…

Godetevi anche il fantastico clarinetto di Constantin Petrescu nel celeberrimo incipit: Constantin è il nostro tecnico del suono e come tecnico informatico si prende cura dei nostri computer e della nostra rete, ma è anche un eccellente musicista…null

Mag 142007
 

GallianoimmagineeventoL’Associazione dei Cittadini Benemeriti di Cantù
presenta, in occasione del millenario della inaugurazione della Basilica di Galliano

 in Cantù (CO), Piazza Garibaldi
Domenica, 1 luglio 2007, ore 21,00  
il grande Concerto sinfonico per il millenario

Orchestra Sinfonica “Classica Viva”

Direttore M°  Stefano Ligoratti

Pianisti:   Stefano Ligoratti
Simone Pionieri

Corale lirica ambrosiana
M° Preparatore del Coro: Roberto Ardigò

Soprano: Barbara Vignudelli

ingresso libero
una produzione di Classica Viva
Direzione artistica: Stefano Ligoratti

cliccare qui per link alla scheda con il reportage completo del concerto, con fotografie e video: 

Programma:
Prima parte

Robert Schumann Concerto per pianoforte e orchestra in la minore, op. 54
Allegro affettuoso – Intermezzo – Allegro vivace
Pianista e Direttore: Stefano Ligoratti
Wolfang Amadeus Mozart Ave verum Corale Lirica Ambrosiana
Vincenzo Bellini dalla “Norma” – “Casta Diva” Corale Lirica Ambrosiana
Soprano solista: Barbara Vignudelli
Pietro Mascagni dalla “Cavalleria Rusticana”: “Inneggiamo” Corale Lirica Ambrosiana
Soprano solista: Barbara Vignudelli
Georges Bizet dalla “Carmen”: “Habanera” Corale Lirica Ambrosiana
Soprano solista: Barbara Vignudelli
Carl Orff dai “Carmina Burana”: O Fortuna  – Fortune plango vulnera Corale Lirica Ambrosiana

Seconda  parte

Maurice Ravel Bolero
George Gershwin Rapsodia in blu
clarinetto solo: Constantin Petrescu        
Pianista: Simone Pionieri

L’evento

Questo concerto è stato organizzato dai CittadiniCOMPLESSO_1_(Large) benemeriti della Città di Cantù nell’ambito delle celebrazioni per  la ricorrenza del millenario della dedicazione della Basilica di San Vincenzo di Galliano in Cantù.
Il complesso monumentale della Basilica di San Vincenzo e del Battistero di San Giovanni rappresenta uno dei principali monumenti dell’architettura e della pittura dell’età ottoniana in Italia e, con il suo ciclo di affreschi, uno dei più importanti dell’XI secolo nell’Italia Settentrionale, uno dei più preziosi gioielli dell’arte romanica.
La Città di Cantù sta celebrando questa ricorrenza con una serie di appuntamenti di carattere culturale e di manifestazioni di alto livello, in modo che ne resti una traccia rilevante, diffusa sul territorio nazionale e durevole nel tempo. Il 2 Luglio 2006 si sono aperte ufficialmente le celebrazioni, poi proseguite per i mesi successivi con molteplici manifestazioni ed eventi, fino a culminare con la ricorrenza del millenario della basilica il 1 luglio 2007, con questo grande ed importante concerto, una vera e propria festa popolare in piazza.

L’intero concerto verrà integralmente trasmesso in differita in televisione su RAI 2, in data da destinarsi.

Note su questo concerto

Si tratta di un concerto davvero straordinario per molte ragioni:

  • Presenta un programma di forte impatto e importante valore artistico, con grande orchestra sinfonica, solisti  e coro, con brani  molto conosciuti ed amati dal pubblico, spaziando dal grande romanticismo del concerto di Schumann, al grande repertorio lirico corale, per approdare al famosissimo “Boléro” di Ravel e alla travolgente  “Rapsodia in blu” di Gershwin. Ricordiamo che nel 2007 ricorre il 70 anniversario della morte di questi due compositori, accomunati da questa ricorrenza oltre che da ragioni  stilistiche e musicali.
  • Viene eseguito dall’“Orchestra di Classica Viva”, interamente formata da giovani musicisti italiani, scelti tra i migliori diplomati e specializzati presso il Conservatorio di Milano: un’Orchestra che è il risultato della caparbia volontà di fare grande musica da parte dei migliori talenti del nostro paese e del Network di Classica Viva, nato per diffondere la musica italiana nel mondo.
  • E’ diretto da Stefano Ligoratti,definito dal Corriere della Sera “Il ventenne prodigio della musica classica”, uno tra i più giovani Direttori d’Orchestra italiani, che in questo concerto affronterà anche il difficile compito di suonare come pianista solista nel Concerto di Schumann e di dirigere contemporaneamente l’Orchestra, un’impresa tentata pochissime volte nel mondo, e sicuramente mai da un artista così giovane, vista la grande difficoltà tecnica ed interpretativa presentata da  questa composizione. Nell’ardua sfida rappresentata da questo concerto Ligoratti, una figura d’altri tempi perché musicista completo (è pianista, Direttore d’Orchestra, organista, clavicembalista, compositore…) dimostrerà di aver mantenuto le promesse del suo  multiforme talento.
  • Sono in programma diversi pezzi per grande orchestra e coro, tratti dal più famoso e spettacolare repertorio operistico: grazie alla Corale Lirica Ambrosiana, preparata dal Direttore M° Roberto Ardigò,  ed al soprano Barbara Vignudelli verranno raggiunti momenti di grandissima  intensità ed emozione.
  • Il pianista Simone Pionieri, grandissimo talento milanese in ascesa, chiuderà il concerto con un travolgente finale, presentando un Gershwin che rispecchia il suo polivalente estro musicale: una Rapsodia in blu frizzante, fresca, originale e piena di ritmo, che non mancherà di entusiasmare il pubblico. Lo stile eclettico di Simone Pionieri, che unisce una continua e metodica ricerca al gusto dell’improvvisazione, rendendolo unico nel suo genere, lo ha portato a collaborare con musicisti e direttori di fama internazionale.

Il Direttore e pianista:

StefanoLigorattiConcertoleggStefano Ligoratti, nato a Milano nel 1986, è pianista, organista, clavicembalista, pianista di musica da camera, compositore, Direttore d’Orchestra.

Impossibile? No. La musica è il suo linguaggio, la sua vita. Così sta ultimando i suoi studi presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano,  frequentando contemporaneamente il Biennio di specializzazione in Pianoforte (con Leonardo Leonardi), il Corso Di Direzione d’Orchestra (con Daniele Agiman) e il Corso superiore di Composizione (con Mario Garuti).

Nel giugno 2006 si è diplomato in Organo e composizione organistica con il massimo dei voti e la lode, nel mese di ottobre 2006 si è diplomato in Pianoforte  con il massimo dei voti, la lode e la menzion d’onore. Nello stesso giorno ha conseguito anche, con votazione 10/10, il Compimento Medio di Composizione tradizionale. Il 4 luglio 2007 ha anche conseguito, a pieni voti, il Diploma di Clavicembalo.

Ha studiato il pianoforte con Maria Gloria Ferrari, Riccardo Risaliti e Leonardo Leonardi, l’Organo con Eva Frick Galliera e con Ivana Valotti, il Clavicembalo con Ruggero Laganà e Maria Cecilia Farina, la Composizione con Paolo Arcà, e Direzione d’Orchestra con Julius Kalmar ed Herbert Handt.

Improvvisamente folgorato dalla musica organistica di Bach, ha iniziato privatamente lo studio della musica soltanto a 11 anni, iniziando praticamente subito a comporre già da autodidatta, ed è stato ammesso al Conservatorio di Milano all’età di 13 anni. Appassionato compositore, a 14 anni ha fondato un proprio gruppo musicale, “L’Ensemble Perpetuum mobile”, con il quale, in qualità di Direttore e pianista, si è esibito in numerosi concerti, eseguendo proprie composizioni e trascrizioni e un repertorio di musica barocca. Dopo il primo concerto organistico, tenuto a Dorno nel 1999, ha affiancato gli studi in Conservatorio ad una intensa attività concertistica, esibendosi per importanti enti concertistici sia in Italia che all’estero, nelle vesti di solista (sia come pianista, che come organista e clavicembalista), Direttore d’Orchestra e camerista.  Numerosi anche i premi conquistati in Concorsi Nazionali ed Internazionali…

In particolare ha tenuto diversi recital per l’Associazione musicale “Classica Viva”, sia a Milano, nel corso della stagione 2002-2003, che in Lombardia, come pianista solista, organista, Direttore, pianista di musica da camera. Recentemente si è esibito come solista presso il Conservatorio di Milano, nel chiostro, durante la stagione estiva, e poi per la Società dei Concerti. Il debutto in qualità di solista con orchestra è avvenuto nel 2005, al Teatro Alfieri di Asti, con il concerto di Mozart per pianoforte e orchestra K 595, diretto da Marlaena Kessick, in un concerto di beneficenza per l’Unicef.

Nell’estate del 2005 ha fondato l’Orchestra sinfonica “Classica Viva”, della quale è Direttore stabile o principale.

Nel dicembre 2005 si è esibito con grande successo come solista ad Alassio,  accompagnato dall’Orchestra di “Classica Viva”, eseguendo il Concerto di Mozart K 595, e subito dopo il Concerto di Schumann in la min. (link alla recensione on-line: http://www.classicaviva.com/blog/2006/01/03/grande-successo-del-concerto-del-pianista-stefano-ligoratti-giovedi-29-dicembre-2005-duomo-santambrogio-in-alassio/).

Il 29 aprile 2006 ha diretto l’Orchestra di Classica Viva a Gazzuolo (MN), presentando la prima assoluta del Concerto per pianoforte e flauto di S. Calligaris (pianista Stefania Mormone e flautista Stefano Maffizzoni).

Il 5 maggio 2005 si è esibito come pianista solista in un importante Gala per la Società dei Concerti, nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano.

Direttore Artistico del Network musicale “Classica Viva” (www.classicaviva.com), incide in esclusiva per l’omonima etichetta discografica: il suo primo Cd, “Variazioni… e dintorni”, è stato pubblicato nel gennaio 2007.

Il Pianista Simone Pionieri

simone-pionieriSimone Pionieri è nato nel 1979.  Si è formato nel Conservatorio “G. Verdi” di Milano, diplomandosi sotto la guida della professoressa Edda Ponti.  Ha vinto numerose selezioni indette dal Conservatorio milanese,  in conseguenza delle quali ha partecipato all’esecuzione dell’integrale delle sonate di Beethoven, si è esibito nell’ambito dei concerti del Chiostro, ha debuttato con l’Orchestra Milano Classica, eseguendo il doppio concerto di Mendelssohn.

Ha ricevuto premi in numerosi concorsi nazionali ed internazionali.

Al di fuori dell’ambito accademico ha tenuto recitals in rinomate sedi (Sala Verdi e Sala Puccini del Conservatorio di Milano, Circolo Filologico milanese, Teatro delle Erbe, Palazzina Liberty, etc.) e per alcune delle più prestigiose società concertistiche italiane in occasione dei quali ha suscitato unanimi consensi di pubblico e di critica.

Particolare importanza per la sua formazione è la musica da camera.  Dal 2002 è pianista collaboratore ufficiale dei Conservatorio di Milano.

Ultimamente i suoi interessi spaziano anche nell’area del Jazz e dell’improvvisazione. In questa veste ha già debuttato in concerto nella Sala Verdi, come solista e collaborando col Coro Delaman diretto dal Maestro D. Gualtieri e in vari recitals da solista tenuti a Cabiate, Monza, Stresa…

Si è recentemente esibito nel Conservatorio di Milano per la Società dei Concerti, con un recital pianistico, e, insieme alla violinista Daniela Cammarano, con la Filarmonica del Conservatorio, nella Sala Verdi, nel Doppio Concerto per violino e pianoforte di F. Mendellsohn, con la Direzione di Gustav Kunh. Nel maggio 2007 ha anche suonato nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, come pianista solista, sotto la Direzione del grande Maestro sassofonista Mario Mazzi.

Incide in esclusiva per l’etichetta discografica “Classica Viva”: il suo primo Cd “Nel cuore di Chopin”, una raccolta di alcune tra le più famose composizioni di Chopin, è stato pubblicato nel febbraio 2007, ed è in vendita sul sito http://www.classicaviva.com/catalog/, nel catalogo on-line.

Riportiamo qui la nota di presentazione del CD:

“Mi prendo, per una volta, la libertà di presentare io stessa questo CD, poiché, più che di un disco, si tratta della realizzazione di un sogno.

Da quando – avevo 4 anni – mi fecero ascoltare per la prima volta un vecchio disco di Chopin, la mia vita fu per sempre segnata dalla musica. Ascoltavo dischi, da sola, sempre da sola – e quasi sempre si trattava di Chopin – e sognavo di riunire tante persone per ascoltare insieme e condividere le emozioni scatenate dalla musica: non lo sapevo, ma nella mia mente di bambina avevo reinventato l’evento-concerto, che non conoscevo minimamente, e avrei incontrato almeno una decina d’anni più tardi.
Insomma, musica, disco, pianoforte e Chopin furono per me da subito un tutt’uno, la chiave di uno scrigno di delizie incantate che mi avrebbe accompagnato per tutta la vita.

Ed ora ho tra le mani il master di questo disco e confesso che ascoltandolo ho pianto di commozione. Perché questo, secondo me, è il vero Chopin: quello che mi fece innamorare per sempre della musica, quello che sa parlare al cuore di tutti, con lingua geniale ma sempre immediatamente comprensibile.
Simone Pionieri ha registrato questo disco su mio invito (ed appassionato inseguimento), perché anche di questo pianista sono rimasta incantata fin dalla prima volta che l’ho ascoltato dal vivo, e da subito ho desiderato condividere con tutti questo squisito piacere: ho davvero voluto realizzare questo disco con tutte le mie forze.

Simone ed io dedichiamo questo frutto della nostra amicizia a chiunque voglia provare emozioni immortali, scoprendo un modo di suonare che ricorda molto da vicino i più grandi pianisti del passato, ma con un suono amorosamente raccolto e riversato – in modo naturale, con sbalorditiva facilità, praticamente senza montaggio e con il minimo artifizio possibile – con le più sofisticate e moderne tecniche di registrazione digitale: una combinazione, a mio avviso, esplosiva.

Dal cuore di Chopin, quindi, con amore, a voi tutti.”

L’Editore (Ines Angelino)

Il soprano Barbara Vignudelli

BarbaraVignudelliBolognese di nascita, Barbara Vignudelli si è diplomata in canto presso il Conservatorio “Venezze” di Rovigo sotto la guida del soprano M.Gabriella Munari e in musica vocale da camera con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze sotto la guida dei M° Liliana Poli e Leonardo de Lisi.

Ha frequentato numerosi corsi di perfezionamento nell’ambito della musica da camera (D. Dorrow, L.Poli, T. Steinhöfel, F. Ogeas, G.Kuhn, K.P.kammerländer, G.Neuhold, D.Bladwin), della musica sacra (Freiberger,) della Musica Barocca (M. Pennicchi,) e in quello operistico (A. Pola, G. Frazzoni, P. Venturi, G. Raimondi, M. Taddei, R. Emili, C. Desideri, W. Matteuzzi) e un Seminario di Interpretazione vocale tenuto dal soprano Mirella Freni.

Attualmente frequenta il Biennio di Specializzazione in Musica Vocale da Camera presso il Conservatorio di Musica “G. Verdi” di Milano sotto la guida della Prof.ssa Stelia Doz, oltre a perfezionarsi, sempre per il repertorio cameristico , con il M°. Antonio Ballista.

Nel corso della sua importante carriera si esibisce da anni con grande successo come artista lirica, in opere e concerti per grandi Enti concertistici (quali il Maggio Musicale fiorentino, la RAI di Torino, ecc.), sia in Italia che all’estero. Ha conseguito innumerevoli premi in concorsi nazionali ed internazionali.

Ha anche inciso innumerevoli Cd per primarie etichette discografiche quali BMG Ricordi, Musica Rara, RAI di Torino, Diapason, Tactus…

L’Orchestra sinfonica “Classica Viva”

orchestracvClassica Viva  ha creato una propria Orchestra, formata da giovani professionisti, diplomati, diplomandi o specializzandi presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Si tratta di una realtà interamente autofinanziata, che fonda il proprio successo sulle doti artistiche dei propri membri e sulle capacità organizzative del Network “Classica Viva”. La grande passione per la musica di questi giovani talenti riesce a  superare le difficoltà dell’attuale mercato musicale grazie ad uno studio rigoroso e a collaborazioni di qualità con professionisti di lunga esperienza. Di recente formazione, l’Orchestra  Classica Viva si sta ponendo all’attenzione del pubblico nazionale, inserendosi nel panorama orchestrale italiano come una delle più giovani e promettenti realtà musicali.

Ecco l’organico di questo concerto al completo, con i nomi di tutti i musicisti:

Primo violino “spalla” Eleonora Matsuno
Primi violini Valentina Danelon

Gaetano De Filippis

Giulia Bizzi

Gemma Longoni

Feyzi Brera

Yoko Morimyo

Carola Zosi

Davide Ayra Vajra SantiSecondi violiniMargarita Egorova

Andrei Harabagiu

Giovanni Mantovani

Jamiang Santi

Elisa Schack

Cesare ZanfiniVioleDavid Arienti

Francesco Caputo

Eugenio SilvestriVioloncelliKerem Brera

Giorgio Casati

Valentina Conte

Francesco DessyContrabbassiLuigi Correnti

Emanuele Garro

Emiliano RenzelliFlautiFrancesco Tomezzoli

Ilaria ZanforlinOboiKetti Beltrame

Cecilia LodigianiCorno ingleseTommaso QuaglioniClarinettiAdriano Sangineto

Valerio Cipollone

Constantin PetrescuFagottiUmberto Badate

Francesca PellifroniCorniAndrea Balestrero

Stefano La Luce

Marcello Pilia

Ignazio TrainaSassofoniChiara Lucchini

Stefano Pecci

Andrea VegettiTrombeDavide Casafina

Marco Cirafaci

Fabio TrimarcoTromboniRenato Agliata

Humberto Amesquita

Maurizio TedescoBasso TubaAngelo ParisiArpaPaola CavedonPianoforte in orchestraStefano FiaccoPercussioniMassimo Mazza

Matteo Baccani

Simone Fortuna

Antonio Scotillo

La Corale Lirica ambrosiana

coraleliricaambrosiana1La Corale Lirica Ambrosiana (C.L.A.) e’ una associazione sorta nel 1961 per opera di un gruppo di amici con lo scopo di contribuire alla diffusione, conoscenza e pratica della musica lirica e particolarmente di quella corale. Dal 1961 al 1968 e’ stata diretta dal m° Marco Vinicio Recupito, dal 1969 al 1985 dal m° Danilo Dusi, dal 1986 al 1992 dal m° Marco Dusi, dal 1992 al 2001 dal m° Alfonso Caiani.

Il Maestro Roberto Ardigò, dopo aver affiancato per due anni il maestro Caiani, è diventato, dal 2002, stabile preparatore e direttore del coro. La C.L.A. è accompagnata al pianoforte, nelle prove e nei concerti, dal M° Aldo Ruggiano. Grazie alla direzione dei valenti maestri menzionati, tutti specializzati nelle parti corali, la C.L.A. è andata via via perfezionandosi fino a raggiungere il livello attuale che le consente di raccogliere costanti consensi di pubblico e di critica. Per statuto l’associazione C.L.A. non ha scopo di lucro ed è diretta da un consiglio di amministrazione eletto fra i componenti della corale stessa.

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!