Dic 302016
 

“La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato.”
Florence Foster Jenkins

Mi capitò di sentire cantare Florence Foster Jenkins durante una pausa dalle prove in orchestra: uno dei colleghi, aprendo YouTube, ci esortava all’ascolto della versione dell’aria “Regina della notte” di Mozart interpretata da lei. Molti la conoscevano già e si guardavano ammiccando e sghignazzando. Io non l’avevo mai sentita nominare e non ero molto entusiasta all’idea. Sono sempre stata abbastanza categorica e un filo sentenziosa nei riguardi di chi si affaccia al mondo della musica classica e s’intrufola senza avere i mezzi tecnici e il talento per poter intraprendere il mestiere, ciononostante era uno di quei momenti di ilarità generale in cui si aveva voglia di ridere e di stemperare le tensioni lavorative, perciò mi unii all’ascolto.
Non penso di aver mai riso così tanto. La maggior parte degli interventi erano calanti di quasi un tono e totalmente privi di uno scheletro ritmico (non mi metto a parlare di fraseggio che mi pare azzardato, in totale mancanza di tutto il resto!).

Eppure quella donna trasmetteva qualcosa al di là della sua più totale incapacità, il problema è che non riuscivo a spiegarmi che cosa fosse.

Di seguito una biografia di Florence Foster Jenkins:
Nata a Wilkes-Barre in Pennsylvania da Charles Dorrance Foster e da Mary Jane Hoagland, Florence prese lezioni di musica da bambina, ed espresse il desiderio di andare all’estero a studiare musica. Suo padre si rifiutò di pagarle gli studi, così lei fuggì a Fildadelfia con Frank Thornton Jenkins, un dottore che divenne suo marito (i due divorziarono nel 1902). In questa città si guadagnò da vivere come insegnante e pianista. Florence contrasse dal marito la sifilide che alcuni anni dopo le provocò danni irreparabili alle articolazioni. Per tale ragione dovette abbandonare la carriera di pianista. Alla morte del padre, nel 1909, la Jenkins ereditò una ingente somma di denaro che le permise di intraprendere la carriera di cantante che era stata scoraggiata dai suoi genitori e dall’ex marito. Divenne coinvolta nella scena musicale di Filadelfia, fondando e sovvenzionando il Verdi Club, prese lezioni di canto e iniziò a esibirsi in qualche recital, il primo nel 1912.
Dalle registrazioni appare chiaro che la Jenkins aveva poco senso dell’intonazione e del ritmo ed era a malapena in grado di sostenere una nota. È possibile ascoltare i suoi accompagnatori fare aggiustamenti per compensare le sue variazioni di tempo e i suoi errori ritmici. Ciononostante divenne notevolmente famosa in modo non convenzionale. Apparentemente il suo pubblico la amava per il divertimento che forniva, più che per le sue doti canore. I critici spesso descrivevano il suo lavoro in modo ambiguo, il che potrebbe essere servito a stuzzicare la curiosità del pubblico. Nonostante la sua palese mancanza di abilità, la Jenkins era fermamente convinta della sua grandezza. Si paragonava positivamente con noti soprani quali Frieda Hempel e Luisa Tetrazzini e liquidava le risa che spesso si levavano dal pubblico durante le sue esibizioni, come “gelosia professionale” delle sue rivali. Era comunque conscia delle critiche e diceva “La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato.”
La musica che la Jenkins affrontava nei suoi recital era un misto di repertorio operistico standard di autori come Mozart, Verdi e Strauss (tutti ben oltre le sue possibilità tecniche), lieder, compresi pezzi di Brahms e i “Clavelitos” di Joaquin Valverde, uno dei suoi bis preferiti), e canzoni composte da lei stessa o dal suo accompagnatore, Cosmé McMoon . La Jenkins indossava spesso costumi elaborati che si disegnava da sola, apparendo talvolta con ali e “paillettes” e, per i “Clavelitos”, gettando fiori al pubblico mentre agitava un ventaglio e esibiva altri fiori tra i capelli.
Nonostante le richieste per un maggior numero di spettacoli, la Jenkins limitò le sue rare performance ad un ristretto numero di luoghi graditi e al suo recital annuale nella sala da ballo del Ritz-Carlton di New York. La partecipazione ai suoi recital era sempre limitata alle sue leali compagne del club e a pochi altri ospiti selezionati – si occupava personalmente della distribuzione degli ambiti biglietti. All’età di 76 anni la Jenkins cedette infine alle richieste del pubblico e si esibì alla Carnegie Hall il 25 ottobre 1944. Il concerto era così atteso che i biglietti vennero esauriti con settimane di anticipo. Florence Foster Jenkins morì un mese dopo questo evento.
Alcuni hanno sostenuto che tutta la più che trentennale carriera della Jenkins fosse in realtà un elaborato scherzo giocato al pubblico ma ciò sembra contraddire un’altra pretesa, secondo cui la sua morte dopo l’esibizione alla Carnegie Hall fosse il risultato della derisione da parte dei suoi critici. Comunque esistono poche prove a sostegno di entrambe le asserzioni. Tutto indica che Florence Foster Jenkins morì con lo stesso felice e fiducioso senso di appagamento che pervase la sua intera vita artistica.
Registrazioni della Jenkins sono state pubblicate su due CD, The Glory of the Human Voice (RCA Victor) e Murder on the High Cs (Naxos Rekords). Nel 2001 è andata in scena all’Edimburgh Festival Fringe una commedia di Chris Ballance sulla Jenkins, e nel novembre 2005 ha debuttato a Broadway la commedia sulla sua vita, dal titolo Souvenir con Judi Kaye nel ruolo della Jenkins.

Al cinema ho da poco visto il film ispirato alla vita della Jenkins, “Florence” grazie al quale ho finalmente trovato la risposta al mio quesito.
Non è stato tanto perché il regista Stephen Frears si è attenuto quasi fedelmente alla realtà dei fatti, nemmeno per la sceneggiatura e per i costumi scelti alla perfezione (alcuni sembravano gli originali?), quanto per la maestria degli attori Hugh Grant e soprattutto Meryl Streep.

Quando un attore riesce a calarsi in una parte tanto da sembrarti fuso in un tutt’uno con il personaggio originale, non distingui più il confine del racconto con quello della realtà. La sensazione che provo in questi momenti è la stessa di quando un libro avvincente riesce a rapirmi e a portarmi letteralmente in un altro mondo.
Io quella sera sono stata catapultata direttamente in un’America attorno al 1940 e come spettatore ho partecipato attivamente alle vicissitudini del personaggio.
Meryl Streep, oltre ad essersi magistralmente cimentata nel canto, imitando alla perfezione l’imperfezione, ha saputo mettere un pezzo di se stessa in Florence, rendendola vera, genuina vivendo e facendo vivere emozioni a 360 gradi: in un’ora e mezzo sono passata dal ridere a crepapelle a commuovermi fino alle lacrime.

E uscendo dal cinema, la sensazione era come se io avessi davvero conosciuto Florence Foster Jenkins. La sua grandezza, il suo non so che al di là delle sue incapacità, stava proprio nel fatto che lei, con la sua passione sfrenata per la musica, non aveva avuto paura di mostrarsi nella sua autenticità e la cosa più importante è che lei ci credeva davvero.

 

Dic 062016
 

“Teatro alla Scala. Il Tempio delle Meraviglie” è il film evento dedicato a uno dei templi più esclusivi della musica e dello spettacolo mondiale, un luogo dove l’arte si costruisce, si rappresenta, si vive.
Il film, che andra’ in onda su Rai3, mercoledì 7 dicembre alle 15.15, in occasione della  Prima della Scala, racconta la storia del Teatro che più di ogni altro ha catturato e legato a sé indissolubilmente i più grandi nomi della scena musicale di tutti i tempi. Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Arturo Toscanini, Maria Callas, Luchino Visconti hanno fondato il mito di un luogo, animato in anni più recenti da artisti come Claudio Abbado e Riccardo Muti, che ancora oggi suscita un senso di sacralità: nel film ce lo raccontano tra gli altri i direttori d’orchestra Daniel Barenboim e Riccardo Chailly, i cantanti Mirella Freni e Plácido Domingo, i ballerini Carla Fracci e Roberto Bolle oltre ai Sovrintendenti Pereira, Lissner e Fontana.
Inaugurato nel 1778, il Teatro alla Scala di Milano è il luogo dove è nata la tradizione della grande opera italiana. Le emozioni assorbite dalle tende di velluto, dal legno del palcoscenico, dalle poltrone in platea sono vive ancora oggi e riemergono ogni notte, nel momento stesso in cui le luci si abbassano, il pubblico ammutolisce e inizia lo spettacolo. Così le videocamere, accompagnate dalla voce narrante di Sandro Lombardi, percorrono i corridoi e ci fanno respirare 237 anni di storia: una delizia per lo spettatore in un maestoso susseguirsi di scoperte e rivelazioni. 
“Immediatamente è stato chiaro che se avessimo voluto carpire i segreti di quasi 250 anni di storia del Teatro alla Scala di Milano – spiegano gli autori Luca Lucini e Silvia Corbetta – avremmo dovuto narrare ciò che la Scala è: una fabbrica di emozioni e un luogo unico al mondo, dove si concentrano passione, sacrificio, talento e dedizione. Abbiamo abbandonato la rigidità del racconto prettamente cronologico e ci siamo lasciati trasportare dalle rapide di un fiume fatto di luci, musiche, immagini, silenzi”.
15337473_1748590788798511_1835249950051050674_n“Teatro alla Scala. Il Tempio delle Meraviglie” vede anche la fotografia di Luca Bigazzi e la partecipazione straordinaria di
 Bebo Storti nel ruolo di Domenico Barbaja,
 Francesca Inaudi nel ruolo di Marietta Ricordi,
 Filippo Nigro nel ruolo di Bartolomeo Merelli,
 Giuseppe Cederna nel ruolo dell’Ingegnere Giuseppe Colombo, Andrea Bosca nel ruolo del concierge del Grand Hotel et de Milan, Gigio Alberti nel ruolo di Luigi Illica e Pia Engleberth nel ruolo di Biki.
Tra le location d’eccellenza che compaiono nel film anche il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia con la centrale termoelettrica Regina Margherita, che fa da sfondo alla ricostruzione di una scena in cui l’ingegner Colombo “attiva” la luce elettrica alla Scala.
“Teatro alla Scala. Il Tempio delle Meraviglie”,  è prodotto da RAI Com, Skira Classica, Arté France e Camera Lucida Production,  in associazione con Intesa Sanpaolo S.p.A. ai sensi delle norme sul Tax Credit e con il contributo di Edison, Pirelli e Centre National du Cinema et de l’image Animée.

Lug 212009
 

L'attore Carlo Verdone alla manifestazione contro i tagli al FUS“Se l’Italia è famosa nel mondo per il suo cinema, il suo teatro,la sua danza, la sua musica, lo si deve anche a noi”.

Così si legge nel volantino, intitolato “EMERGENZA CULTURA, SPETTACOLO, LAVORO”, che è stato diffuso ieri, in coincidenza con la manifestazione contro i tagli al Fus davanti alla Camera dei deputati.

“Siamo tanti, più di 200.000 – prosegue il testo -, in larga parte precari, intermittenti, non tutelati in materia di diritti e garanzie sociali. Siamo i lavoratori dello spettacolo. Da oggi una categoria in via di estinzione”.

“Perché lo stato italiano – si legge ancora – investe per il nostro settore quindici volte meno di quello che fanno gli altri Stati Europei. Perché il governo Berlusconi, dopo aver colpito tutti i settori della cultura, della scuola e della ricerca, sta azzerando, in un processo avviato da tempo, il finanziamento previsto per il Fondo Unico dello Spettacolo del 2009 e dimostra così di continuare a considerare l’arte e lo spettacolo come una spesa invece che un investimento.

Perché il ministro Bondi davanti al Presidente della Repubblica ha solennemente promesso il suo reintegro e invece il decreto che sta per essere approvato in Parlamento in questi giorni dimostra che ha solennemente mentito. Dai prossimi mesi si vedranno meno film, meno spettacoli teatrali, meno concerti, meno serie televisive, meno artisti, si avranno meno lavoro e meno idee, in un panorama di pretesi risparmi che finiranno per rendere il Paese più povero di emozioni, di pensieri, di capacità critica, di profondità, di energia creativa, di identità nazionale. Noi siamo qui per chiedere ai parlamentari di tutti i partiti di impedire quello che si configura come un pressoché totale annientamento della produzione artistica italiana. E per difendere il diritto del Paese ad avere una cultura e una comunicazione degna di questo nome”.

Il documento è firmato:

Gli autori di cinema, di teatro e di televisione, gli attori, i musicisti, i ballerini, gli scrittori, gli agenti e tutti i lavoratori dello spettacolo, dell’arte visiva, della cultura, della ricerca e dell’informazione.

Lug 202009
 

Lo spettacolo è finitoRiceviamo da parte del Gruppo “100 Autori” di Facebook,  il seguente comunicato, che volentieri pubblichiamo, aderendo anche noi a questa iniziativa:

Mobilitazione di tutto il mondo dello spettacolo, OGGI, alle ore 17.00, in Piazza Montecitorio. Inoltrate e diffondete.

EMERGENZA CULTURA, SPETTACOLO, LAVORO

Se l’italia è famosa nel mondo per il suo cinema, il suo teatro, la sua danza, la sua musica lo si deve anche a noi.
Siamo tanti, più di 200.000, in larga parte precari, intermittenti, non tutelati in materia di diritti e garanzie
sociali. Siamo i lavoratori dello spettacolo. Da oggi una categoria in via di estinzione. Perché lo stato italiano
investe per il nostro settore quindici volte meno di quello che fanno gli altri Stati Europei. Perché il governo
Berlusconi, dopo aver colpito tutti i settori della cultura, della scuola e della ricerca, sta azzerando, in un processo avviato da tempo, il finanziamento previsto per il Fondo Unico dello Spettacolo del 2009 e dimostra così di continuare a considerare l’arte e lo spettacolo come una spesa invece che un investimento. Perché il ministro Bondi davanti al Presidente della Repubblica ha solennemente promesso il suo reintegro e invece il decreto che sta per essere approvato in Parlamento in questi giorni dimostra che ha solennemente mentito.
Dai prossimi mesi si vedranno meno film, meno spettacoli teatrali, meno concerti, meno serie televisive, meno
artisti, si avranno meno lavoro e meno idee – in un panorama di pretesi risparmi che finiranno per rendere il
paese più povero di emozioni, di pensieri, di capacità critica, di profondità, di energia creativa, di identità
nazionale.
Noi siamo qui per chiedere ai parlamentari di tutti i partiti di impedire quello che si configura come un
pressoché totale annientamento della produzione artistica italiana. E per difendere il diritto del Paese ad avere una
cultura e una comunicazione degna di questo nome.

Gli autori di cinema, di teatro e di televisione, gli attori, i musicisti, i ballerini, gli scrittori, gli agenti e tutti i lavoratori dello spettacolo, dell’arte visiva, della cultura, della ricerca e dell’informazione.

Set 182008
 

Il Trio MatisseEd eccomi ancora qui con il podcast della trasmissione andata in onda su Radio Classica martedì 16 settembre 2008, su “Ultimo Grido”, condotta da Luca Ciammarughi. Annuncio anche fin da ora con grande piacere che sarò in onda ogni martedì, fino alla fine dell’anno, alle ore 16.

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Il podcast presenta la musica così come è andata in onda alla radio, dove, per esigenze tecniche, appare parecchio “compressa”. Per apprezzarne a fondo le delicate sfumature dinamiche originali, potete scaricarla dal nostro catalogo, utilizzando gli Hyperlink man mano qui sotto presentati (in azzurro).

Stavolta abbiamo parlato di grande cinema, e precisamente di “Barry Lindon”, di Stanley Kubrick. Analizzando quello splendido film, la cui colonna sonora era composta da brani di famosi compositori classici, abbiamo presentato, per cominciare, il famoso “Andante con moto” dal Trio in mi bemolle maggiore  op. 100, D929 , di Franz Schubert, nell’esecuzione registrata negli studi di ClassicaViva dal “Trio Matisse”. Questo tema schubertiano viene utilizzato nel film come sottofondo a diverse celebri scene, nella rielaborazione di Leonard Rosenman, che per questo lavoro ebbe l’Oscar per la miglior colonna sonora nel 1976. E’ il tema del destino per eccellenza, che accompagna, dolente e solenne, con implacabile senso di fatalità, le vicende del protagonista Redmond Barry (presentiamo qui anche il filmato con la famosa scena della seduzione di Lady Lindon, interpretata da Marisa Berenson, da parte di Barry, uno strepitoso Ryan O’Neil…). Cinque minuti di grande cinema, affidato alla musica e alle immagini, senza parole…

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Ricordando questo grande film, un meraviglioso affresco sul settecento, ripreso con lenti speciali Zeiss, ottenute dalla Nasa, per utilizzare soltanto la luce naturale, persino nelle scene notturne,  illuminate esclusivamente da candele e lumi d’epoca, abbiamo colto l’occasione per presentare quasi l’intero Trio schubertiano, con l’eccezione del primo movimento e, poi, anche, di parlare del famoso tema della “Follia di Spagna”, altro grande tema del film. Il destino del protagonista è infatti accompagnato, nel film, da questo famoso tema, declinato nella “Sarabanda” di Haendel.
Stefano LigorattiAbbiamo così presentato il tema della Follia, nella scintillante composizione del giovane Stefano Ligoratti, che ha eseguito al clavicembalo le sue  “12 Variazioni sul tema de la “Follia”. (La partitura originale è scaricabile dal nostro sito, qui).
Per concludere la trasmissione, abbiamo anche mandato in onda un’altra composizione ispirata alla “Follia”, nella prima incisione pianistica assoluta, sempre per le nostre edizioni, e sempre nell’interpretazione di Stefano Ligoratti, questa volta nella veste di pianista. Si tratta delle “12 Variationen auf die Folie d‘Espagne in d”, di C. Ph. E. Bach, il figlio del grande Johann Sebastian. Due brani davvero piacevoli e ricchi di inventiva e fantasia.
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Ago 252008
 

Forse molti di voi ricorderanno i miei post in merito al film “La fanciulla del lago“, su un episodio della vita di Giacomo Puccini, a cura del regista Paolo Benvenuti. Ecco ora una bella  notizia… Il film è riuscito a superare le difficoltà iniziali, ed è stato realizzato!

Verrà anche ufficialmente presentato, fuori concorso, alla Mostra internazionale del Cinema di Venezia, il giorno 29 agosto, nel pomeriggio, nella sala grande. Ecco il link al programma del Festival: http://www.cinemaitaliano.info/concorso.php?id=00002&vista=2008&sub=programma. E, qui, la scheda ufficiale del film .

Riportiamo il testo estratto dalle note di regia di Paolo Benvenuti e Paola Baroni:

Giacomo Puccini (1858-1924) è considerato uno dei più grandi maestri della musica di tutti i tempi. Attraverso le sue composizioni, egli ha saputo comunicare la complessità dei fermenti artistici e culturali che hanno segnato il passaggio dal XIX al XX secolo. Ed è in un angolo toscano di straordinaria bellezza naturale, un lembo di terra tra le acque lacustri e quelle marine, Torre del Lago, che il cinema ha potuto ricostruire l’incanto e il mistero della creazione musicale pucciniana, con l’intento di fare luce su uno degli episodi più oscuri della biografia del Maestro: il dramma di Doria Manfredi, la sua giovane cameriera morta suicida nel gennaio del 1909.
Il film ha una sua particolarità: non vi sono dialoghi. Le uniche voci del film leggono, fuori campo, lettere che i personaggi della vicenda si scrivono durante l’evolversi del dramma.
La scelta del “muto” nella costruzione drammaturgica del racconto, nasce da motivi di carattere etico ed estetico. Ci è sembrato che la scelta del “muto” fosse l’unico procedimento espressivo per raggiungere quel “cinema puro”, in grado di esprimere concetti ed emozioni attraverso il solo fluire di immagini e suoni. Un film costruito sul dialogo continuo e aperto tra il divenire dell’espressione cinematografica e quella musicale, fino al fondersi dei due linguaggi.

Paola Baroni e Paolo Benvenuti

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Lug 282008
 

E’ un’estate strana, che già declina, con il suo passo un po’ sfatto, verso l’autunno. E ancora non è finita, ma annuncia già, implacabilmente, l’autunno.

Ho trovato una musica perfetta per il mio stato d’animo di questi giorni, e la condivido con voi…

E’ un leggendario Wilhelm Furtwangler che dirige i Berlin Philharmoniker, il brano è il “Poco Allegretto” dalla 3^ Sinfonia di Brahms, che fece da colonna sonora al film “Aimez-Vous Brahms?” (in inglese “Goodbye again“, in  italiano “Le piace Brahms?”) del 1961, interpretato magistralmente da Ingrid Bergman, Yves Montand e un meraviglioso Anthony Perkins. Un film, in bianco e nero –  ça va sans dire – diretto da Anatole Litvak.  Un film sull’autunno e sulla primavera, tratto dall’omonimo romanzo di Françoise Sagan, che fece scandalo (e furore)  nei primi anni Sessanta del secolo scorso.

E il video, oh il video (quanti artisti ci sono su youtube, e ci regalano la loro arte, e quanto dobbiamo essergli riconoscenti…) ecco, il video è stato montato da un gentile quanto sconosciuto utente inglese, di cui vi linko il profilo, http://youtube.com/user/Mimameior. Alla musica ha sovrapposto immagini autunnali, e che immagini… davvero perfette per questa musica.

Da guardare da soli, se siete tristi, se siete di umore autunnale, se siete innamorati… Se volete farvi un poco di male – ma dolcemente – con la nostalgia… dedicato, soprattutto, ai giovani, che queste gemme musicali e cinematografiche poco conoscono…

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=1trE3ms3AGo&feature=plcp&context=C42ddf15VDvjVQa1PpcFOka0-CDIoROYAeVlLh54azvVyXIkebUss%3D[/youtube]

Aggiungo anche, quindi, un breve video del film, che non presenta qui questo famoso tema (il film prende il titolo proprio dall’invito ad un concerto di Brahms, in cui viene eseguita questa Sinfonia), ma che dà l’idea del fascino della Bergman e di Perkins… indimenticabili. Notate il tema di Brahms, che viene eseguito in sottofondo, in forma jazzata, al pianoforte, al ricevimento… che tocco di classe. Quando la musica, da sola, dice tutto ed evoca tutto.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Dn8xAMHistk[/youtube]

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Lug 122008
 

Un celebre quadro di Domenico Induno, con una fanciulla dell'epoca...Avete trovato interessante la storia su Puccini e il suo figliolo segreto che vi ho proposto nel post precedente?

Guardate intanto, per entrare nell’atmosfera giusta, quest’altro video, sconosciuto, che ci presenta lo studio di Puccini e il suo lago, con il sottofondo del coro muto della Butterfly….  http://it.youtube.com/watch?v=JpTgFBHPTSo&feature=user

Magari ora vi è venuta voglia di vedere il film di cui si parlava…. “La fanciulla del lago”, a cura del regista Paolo Benvenuti.

Ebbene, anche questo film, un’operazione culturale raffinatissima,come potete vedere dal sito che vi segnalo qui sotto, nasconde un mezzo giallo. Sì, perché non ha ancora visto la luce, e si è arenato per mancanza di fondi. La produzione è stata finanziata, inizialmente, dal Ministero, ma poi …. Insomma, ahimè, siamo alle solite. Per filmacci di cassetta, denari e sovvenzioni statali, chissà come mai, si trovano sempre. Per i film, d’autore, invece…

Dunque, come si legge nel sito http://www.lafanciulladellago.it/dal gennaio 2006, dopo cinque anni di ricerche storiche e di preparazione, Paolo Benvenuti è pronto a realizzare “La fanciulla del lago”, un film su Giacomo Puccini pensato in occasione delle celebrazioni internazionali previste per il 2008, 150° anniversario della sua nascita.

Il 29 settembre 2007, la Commissione Ministeriale per l’assegnazione del Fondo di Garanzia ha deliberato di finanziare il film per l’importo di 800.000 Euro: questa cifra, che copre circa la metà dei costi di produzione, sarà devoluta dal Ministero solo al raggiungimento della somma complessiva. Rimarranno infine da coprire le spese per la distribuzione.

E’ stata quindi costituita, da alcuni estimatori del cinema di Paolo Benvenuti, l’Associazione Culturale “La fanciulla del lago”, con lo scopo di raccogliere altri fondi necessari a produrre il film. L’Associazione così costituita opererà in favore di un ampio progetto culturale comprendente tutti gli ambiti di ricerca e produzione creativa connessi al film stesso. Per questo, lancia un appello a tutti coloro che amano il cinema di qualità, invitandoli a partecipare alla produzione del film: in pratica, si tratta di aderire all’associazione o di dare un contributo economico, divenendo così a pieno titolo “produttori” del film.

Ecco, nei dettagli, le modalità di adesione (che trovate anche sul sito):

PRODUCI IL FILM

Si può partecipare alla produzione del film La fanciulla del lago, scegliendo di farlo in modo completamente libero (con un contributo tramite bonifico bancario), senza entrare a far parte della struttura dell’Associazione, oppure iscrivendosi ad essa come socio ordinario. A tutti coloro che vorranno contribuire alla produzione del film sarà reso possibile l’accesso, tramite password, ad una sezione dedicata al backstage de La fanciulla del lago. Inoltre, chi contribuirà potrà avere, se lo vorrà, un ringraziamento sulle pagine di questo sito, e nelle altre eventuali pubblicazioni collegate al film stesso.
Bonifico bancario intestato a: Associazione Culturale “La Fanciulla del lago”
BNL sede di Lucca, Piazza S.Michele, 7 – 55100 Lucca
Causale: Pro “La fanciulla del lago”

c.c. 71709
ABI 1005
CAB 13702

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Lug 112008
 

Ecco ora qualche approfondimento su una storia che chiameremo della “Fanciulla del lago”, in cui ritroviamo immagini che vi ho proposto nel video del penultimo post. Dunque, abbiamo visto un video inedito, sulla vita privata di Puccini, girato nel 1915, e rinvenuto dal regista Paolo Benvenuti durante le sue ricerche per il film “La fanciulla del lago”.

Vediamo subito un altro video molto interessante, in cui il regista stesso ci spiega diverse cose sconvolgenti,  che sono state finalmente rivelate: riguardano lo scandalo che travolse la vita della giovane Doria, cameriera in casa Puccini, che si suicidò in seguito a pettegolezzi che la accusavano di essere stata l’amante del Maestro (anzi, in seguito alle dirette accuse della gelosissima Signora Elvira, sua moglie). Sembra quasi un romanzo d’appendice di quei tempi, se non fosse per l’innegabile valore storico, che scagiona completamente la povera Doria, completamente innocente, e ha addirittura portato alla scoperta di un figlio segreto di Puccini, Antonio, figlio della sua vera amante, Giulia Manfredi, una cugina di Doria.

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Alcune immagini sono le stesse che vi ho già presentato nel post precedente, ma l’interessante di questo video sta nell’intervista rilasciata dal regista Benvenuti, che ci racconta con grande precisione ed immediatezza i fatti, che faranno riscrivere i libri di storia della musica. Potete vedere anche chi sarà l’attore scelto per interpretare il film…
E il film, direte? Suspence… questo è un altro romanzo… ve lo racconterò in un prossimo appuntamento. Non perdetelo.

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Lug 102008
 

Giacomo Puccini al pianoforteCari amici, è venuto recentemente alla luce un eccezionale documento storico: si tratta di un video, inedito, con scene della vita privata di Puccini, girato nel 1915, che ci viene presentato, con emozionante immediatezza, al pianoforte, nella sua villa di Torre del Lago, e ancora nel suo giardino, nel suo studio, mentre compone, mentre parla con i suoi collaboratori e mentre va a caccia, in barca sul lago…  Ecco subito qui il link al video su Youtube (l’autore ne ha disattivato l’incorporamento…):

http://it.youtube.com/watch?v=BEHdTbdke2A

Dobbiamo il ritrovamento all’attività di ricerca svolta dal regista Paolo Benvenuti durante la ricerca storica compiuta per la realizzazione del film “La fanciulla del lago”.
Ma questa è un’altra storia, così lunga ed avvincente che merita un paio di altri post… A presto!

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Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!