Mar 052009
 

Alessio Boni interpreta Giacomo PucciniScusate, ma non resisto alla tentazione di commentare lo sceneggiato RAI andato in onda nei giorni scorsi, dedicato alla vita di Giacomo Puccini.

Errori e luoghi comuni: la fiction su Puccini fa infuriare i melomani” – titola un articolo del Corriere della Sera.

Va beh, si sapeva, era uno sceneggiato nazional popolare. Ma ben venga, se può avvicinare la gente alla figura di Puccini. E alla sua musica… già, la sua musica! Ma dov’era la sua musica, diamine? Confinata a poche, troppo poche scene (ineliminabili, ovviamente), sulla messa in scena di alcune sue opere… e a qualche passaggio al pianoforte, per mostrarne il travaglio creativo. E poi, orrore, a fastidioso commento di tutto lo sceneggiato,  musiche non sue, di tal Padre Frisina, che, poveraccio, ha anche tentato di fare del suo meglio, ma gli era stata affidata, davvero, una “mission impossible”!

Un compito da fare tremare le vene nei polsi: mostrare Puccini che cerca la sua Turandot, con altro commento musicale! Ma che cosa è venuto in mente agli sceneggiatori? La lezione di Visconti, ahimè, è lontana, troppo lontana.

Non è che siamo melomani incontentabili. E’ che quando si parla di musica, e della vita di un genio che compone musica (e che musica…), proprio non si può, e non è davvero immaginabile, inserire il commento musicale di un altro autore. Neanche se questo autore, to’, si chiamasse Schubert, o Beethoven. E’ proprio che – direbbe Di Pietro – che c’azzecca?

Tu vedi Puccini camminare malato per strada, arrovellarsi disperato perché non trova la musica per la sua Turandot e sa che sta per morire… e gli metti in sottofondo la musica di Frisina? Che, oltretutto, cerca di adattarsi al personaggio che deve commentare, orecchiandone e scopiazzandone spunti musicali e clima armonico? Bah.  Mi piacerebbe moltissimo chiedere ai geni che hanno fatto questa pensata cosa avevano in mente, e perché hanno fatto questa scelta. Secondo loro, quando un musicista sta componendo un’opera, e ne è ossessionato, va in giro a pensare compulsivamente il tema di un altro compositore?

Misteri RAI. Certo si è persa una magnifica occasione di ascoltare più musica di Puccini. E anche di evitare alcuni errori storici (come la falsa storia con Doria), che da poco è stata completamente rivista e corretta dal regista Paolo Benvenuti (ricordate i nostri post sul suo bel film “La fanciulla del lago?”). Benvenuti parla apertamente e duramente di “ignoranza e disprezzo del pubblico”.

E poi, poveri Illica e Giacosa, ridotti a macchiette. Per non parlare di Toscanini, che sembrava imbalsamato. Una roba da museo delle cere…

Unica nota positiva: a me il protagonista è piaciuto: Alessio Boni ha dato verità al suo personaggio, spessore umano, tenerezza, passione e slancio. Pur ingabbiato in una sceneggiatura infarcita di luoghi comuni e flash back (aiuto, non ne possiamo più dei flash back!)  questo attore bello, affascinante e davvero bravissimo è riuscito a commuovere, a essere ironico, irresistibilmente simpatico e seduttivo, a incarnarsi quasi nel grande Giacomo, al quale è riuscito anche a somigliare molto, e a far quasi dimenticare, a tratti, tutto il resto. Persino la musica di Frisina… E scusate se è poco. Bravo. Ricorderemo, almeno, il suo eroico tentativo di salvare lo sceneggiato.

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