Feb 202016
 

umberto-eco-4Scrivere qualcosa su Umberto Eco nel giorno della sua morte è di per sé non solo difficile, ma anche pretenzioso e un po’ paradossale. Il paradosso nasce da una delle più recenti affermazioni pubbliche di Eco, quella secondo cui il web avrebbe dato diritto di parola a legioni di imbecilli: e anche chi, come me, ha in parte criticato l’affermazione del Professore si ritrova oggi a scrivere un coccodrillo. Eppure, credo che il valore di Umberto Eco risiedesse proprio nel fatto che il suo pensiero, che traeva sostanza da innumerevoli letture e riflessioni, riuscisse sempre a scatenare una reazione, generando quindi nuovo pensiero, pur non sempre qualitativamente eccelso come il suo.
Non credo che, oggi, Eco sarebbe contento di un’agiografia o di una santificazione: perché, in fondo, pur essendo un intellettuale-modello, di quelli che nella loro carriera non hanno sbagliato un colpo, aveva una propensione per l’anticonformismo. Ce ne accorgiamo riguardando questo strepitoso momento televisivo del 1970, in cui, insieme a Paolo Poli, Eco rivaluta la figura dell’enfant-terrible Franti in un’analisi fulminante del libro Cuore di De Amicis:

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Feb 282011
 

In Italia il crollo della cultura non è più solo una figura metaforica, con la quale si spiega la mancanza di una politica impegnata a salvaguardare le arti; purtroppo i crolli si espandono da Pompei ai teatri, che abbandonati a loro stessi, vengono giù. Ultimo in ordine di tempo, il Verdi di Terni. Di contro resistono piccole e grandi realtà che non si arrendono allo sfascio, e cercano di riprendersi quel poco che è rimasto, affidandosi spesso alle parole importanti di chi, in Italia, la cultura ha contribuito a mantenerla grande com’era.Così anche il Maestro Abbado, in occasione della presentazione del calendario 2011 dell’Orchestra Mozart, che per un breve tour si fonderà con la Mahler Chamber Orchestra, e che a Bologna il 16 aprile, unirà  le due Orchestre, l’Estonian Philharmonic Chamber Choir e il pianoforte di Marta Argherich per un programma che raccoglie musiche di Ravel e Debussy, ha approfittato per riprendere il discorso sul degrado culturale italiano, facendo sue le parole di Umberto Eco.

Lo scrittore, nella lettera aperta “Non si mangia con l’anoressia culturale”, indirizzata al ministro per l’economia, si era chiesto come mai il nostro Paese, che racchiude più del 50% delle bellezze artistiche e naturalistiche del mondo, abbia una economia del turismo più arretrata rispetto, ad esempio, alla Francia o la Spagna. “C’è qualcosa che non funziona, qualcuno che non sa come far soldi (e mangiare) con la cultura nazionale. Basterebbe cercare, e ferocemente, di non buttare via il poco che abbiamo”, aveva scritto Eco.

Il Maestro Abbado ha voluto ribadire, in questo tempo orribile per la cultura italiana, l’importanza dell’educazione e della formazione dei giovani, che sono valori da salvaguardare strenuamente. E proprio con i concerti dell’Orchestra Mozart in Italia e all’estero e con la volontà di portare ancora la musica là dove si rivela quale fondamentale supporto umano e sociale (nelle carceri, negli ospedali), cercando così, nel loro piccolo,- ha detto Abbado – “di contrastare quella desolante mentalità che riduce la cultura del nostro paese alla stregua di una spesa superflua per la collettività e che, al grido di – con la cultura non si mangia – intende assimilare Teatri, Musei, Biblioteche ai cosiddetti – enti inutili-“.

Grazie a persone così, resta a noi la speranza di poter vedere ricostruire i teatri.

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