Apr 192009
 

Un celebre scatto di Ugo Mulas che riprende Lucio FontanaRiprendiamo e ripubblichiamo qui uno splendido articolo recentemente uscito sulla rivista on-line “Micromega”. L’ha scritto Gaia Benzi, una studentessa di Lettere e Filosofia all’Università “La Sapienza” di Roma. Fa parte di una serie di suoi articoli denominati “una goccia nell’onda”, un vero e proprio diario del movimento.

Un articolo magnifico, estremamente lucido e significativo. Si riferisce, nello specifico, alle Accademie di Belle Arti, ma, come sapete, tutto quanto vi si afferma riguarda l’intero conparto AFAM (Alta Formazione MUsicale e Artistica), e quindi anche i Conservatori di Musica. (I neretti nell’articolo sono nostri.)

Vi invitiamo a leggere altre testimonianze di Gaia Benzi sul sito di Micromega, a questo link: http://temi.repubblica.it/micromega-online/category/UNA-GOCCIA-NELLONDA-di-Gaia-Benzi/

[Errata corrige: L’Accademia di Belle Arti di Roma, contrariamente a quanto scritto, non impone agli studenti tasse oltre il 20% dello F.F.O.]

“Quando, insieme agli altri, ho provato ad affrontare il problema dello stato dell’istruzione artistica in Italia, mi sono trovata davanti uno scenario a dir poco disastroso, oltre che intricato fino all’inverosimile: caterve di codicilli e circolari, leggi e decreti legge mai promulgati, ricorsi al Tar e sentenze del Consiglio di Stato hanno sommerso la mia scrivania, inghiottendo così la mia buona lena.

Ciononostante, ho provato a tracciare un quadro generale dellasituazione, concentrandomi in particolare sulle Accademie di Belle Arti e tralasciando, per mancanza di tempo, gli altri istituti artistici. Nessuna pretesa, dunque, di esaurire in queste righe l’argomento trattato; ma nemmeno la rinuncia a fornire quei pochi riferimenti che, se correttamente interpretati, possono comunque dare un’idea del grave danno alla cultura italiana che si sta perpetrando nell’indifferenza generale. Tutto inizia nel lontano 1999 quando, già riformata l’università secondo i dettami del processo di Bologna, il governo D’Alema decide di equiparare ad essa gli istituti A.F.A.M. – Alta Formazione Artistica e Musicale -, introducendo anche in questi i due livelli formativi che siamo abituati a conoscere come triennale e specialistica. La legge 508/99 determina, così, l’equipollenza fra titoli di studio universitari e accademici, e l’effettiva uguaglianza di Accademie e Conservatori alle altre istituzioni di formazione superiore. La definizione dei termini entro i quali tale uguaglianza e tale equipollenza si sarebbe strutturata è infine delegata ad ulteriori decreti attuativi del Ministero dell’Istruzione – interpellati il C.N.A.M. (Consiglio Nazionale di alta formazione Artistica e Musicale) e la VII Commissione della Camera (Commissione Cultura).

Sembrerebbe una legge giusta, volta finalmente a riconoscere alle competenze artistiche quel valore, in primo luogo culturale, che sempre era stato loro negato – ridotte, com’erano, a sapere di serie B. Sembrerebbe; probabilmente lo era. Peccato, però, che i decreti attuativi di cui sopra non siano più stati emanati.
Esatto: se ne sono letteralmente dimenticati. Da D’Alema in poi, tutti i governi si sono scordati di scrivere quei fondamentali decreti senza i quali le Accademie non possono né restare nella logica del vecchio ordinamento, né avviare quello nuovo senza trovarsi in una situazione di parziale illegalità.

Ed è così che, da ormai dieci anni, le Accademie riformate sopravvivono immerse in un desolante deserto normativo, vittime e a volte complici della più totale anarchia legislativa.
Le uniche cose che sono state sancite – grazie a due decreti attuativi del Presidente della Repubblica, uno del 2002, uno del 2005 – sono l’autonomia amministrativa e regolamentare, e i criteri generali per l’istituzione e l’attivazione dei corsi. Ma, a parte questo, è il nulla. Nemmeno la durata dei due livelli formativi è stata specificata.
Si è dunque dato il via ai corsi delle triennali e delle specialistiche – la prima è stata l’Accademia di Brera -, ma senza aver definito né i requisiti di qualificazione didattica, scientifica e artistica dei docenti e delle istituzioni – che quei corsi dovevano tenere e ospitare; né i requisiti di idoneità delle sedi – dove quei corsi si dovevano svolgere; né le procedure e le modalità per la programmazione dell’offerta didattica – che quei corsi include; né i criteri di valutazione delle attività degli istituti A.F.A.M. – che a quei corsi hanno dato il via; né le modalità di convenzionamento con altre istituzioni – dalle scuole alle università, ai privati; né le procedure per il reclutamento del personale, incluso quello tecnico-amministrativo. Ma, soprattutto, senza che i diplomi triennali e specialistici fossero equiparati di fatto ad un diploma di laurea: questo perché la 508 decreta sì l’equipollenza fra diplomi accademici e lauree, ma non specifica a quale laurea in particolare essi siano equipollenti. E senza questa specifica, quei diplomi restano a tutt’oggi carta straccia.

Così, quando un laureato alla specialistica sperimentale – condotta secondo i non-criteri di cui sopra – di una qualunque delle Accademie di Belle Arti italiane prova a partecipare ad un concorso pubblico, convinto che la 508 gli dia in questo senso piena legittimità, vede sistematicamente respinta la sua domanda; e in questo modo, poco gradevole, scopre che il pezzo di carta tanto sudato non vale nulla.

Ciò avviene perché le uniche lauree ancora valide sul piano legale sono quelle del vecchio ordinamento, la cosiddetta quadriennale. Ma – e qui la disattenzione ministeriale si intreccia indissolubilmente con la mala gestione dei dirigenti locali – le iscrizioni alla quadriennale, pur essendo assolutamente legittime, vengono spesso osteggiate dalle istituzioni accademiche, che invece spingono gli studenti verso i corsi di laurea “riformati”, celando prudentemente la condizione d’illegalità e precarietà normativa degli stessi. Questa colpevole omissione non fa che aumentare l’ingiustizia subita dagli allievi. Come si dice in gergo: oltre al danno, anche la beffa.

Alle carenze normative va poi aggiunta la grave situazione economica delle Accademie, che sono molto spesso sull’orlo del collasso. L’Accademia di Belle Arti di Roma, ad esempio, come anche quella di Brera a Milano, sforano di gran lunga il tetto massimo imponibile alle tasse universitarie – che è del 20% rispetto al Fondo di Finanziamento Ordinario -, arrivando chiedere contributi agli studenti fino al 70% del bilancio totale. Tali contributi si sono resi necessari per avviare l’opera di riforma mai completata che ho sopra descritto. Anche qui, siamo in una situazione di pura illegalità. Se gli studenti volessero impugnare armi legali per opporsi a questa situazione, le Accademie in questione sarebbero costrette a dichiarare il fallimento.

Leggi inesistenti, fondi miseri, ambiguità nella gestione. Cos’altro manca? Eppure questa è solo la punta di un iceberg che si estende per chilometri e chilometri in tutta la penisola. Ogni Accademia, infatti, ha la sua storia di ricorsi al Tar e di battaglie in tribunale condotte molto spesso da ex-studenti, esasperati dalle follie dei loro Direttori, dei Consigli Accademici o d’Amministrazione.
Può capitare, infatti, di iscriversi al quadriennio e scoprire, a ridosso degli esami, che tale iscrizione non risulta affatto; oppure seguire un corso e non poter dare l’esame, perché l’esame non c’è – letteralmente: non esiste, non è previsto in calendario. Può capitare di iniziare a Febbraio un corso previsto per Novembre; può accadere che il calendario delle lezioni resti provvisorio per oltre tre mesi, con inversioni di rotta e stravolgimenti totali ogni due settimane. Può succedere di arrivare a lezione e scoprire che non ci sono né sedie, né tavoli, né cavalletti, né tele né colori né pennelli né tantomeno modelli da copiare. Può succedere di scoprire – come a Brera – che ai calchi in gesso in dotazione all’Accademia manchino dei pezzi, che il giorno prima magari c’erano: qualcuno se li è portati via. Del materiale ordinato può non arrivare, senza che nessuno alzi la voce o protesti; oppure può arrivare, essere consegnato, ricevuto e controfirmato e poi sparire, così, senza motivo. Possono verificarsi furti di costose apparecchiature elettroniche e la direzione alzare le spalle. Non ci sono soldi per ristrutturare corridoi, bagni e aule che cadono a pezzi – e con cadono a pezzi intendo proprio balaustre che si staccano e corrimano che restano fra le dita dello sfortunato passante; e quando i soldi ci sono e le strutture vengono rimesse a nuovo, può capitare che la direzione decida di non utilizzarle, impedendo l’accesso agli studenti per poi lasciarle vuote, inutili, morte.

Il Ministero dell’Istruzione può decidere di commissariare un’Accademia come quella di Brera, più volte citata in quest’articolo perché immersa in una gestione non malevola, bensì disastrosa, fallimentare da ogni punto di vista, una vera e propria avanguardia dello sfacelo culturale italiano; e poi affidare il commissariamento allo stesso Direttore – in pensione perché a mandato scaduto – che l’ha ridotta in queste condizioni, sull’orlo della bancarotta con fondi fantasma scomparsi chissà dove e per decisione di chissà chi.

E in tutto questo il Parlamento, il Governo, gli organi d’informazione e l’opinione pubblica posso restare indifferenti, e osservare l’arte morire lentamente di fianco a loro. Persino gli studenti sembrano aver perso le speranze, tale è il disinteresse generale per le sorti delle loro battaglie.

A nessuno importa della formazione artistica in questo paese; a nessuno, da anni. La politica non se ne ricorda nemmeno più: non la cita nelle leggi che emana, limitandosi a ricordare i precedenti interventi normativi, ancora incompleti senza un perché. Solo l’ex-ministro Mussi si era preso la briga di promettere un interesse futuro; ma poi il governo Prodi è caduto, e non se n’è fatto più niente. E la Gelmini? In tutto questo lei taglia, a casaccio, noncurante dell’importanza delle istituzioni che sta andando – con quei tagli – a distruggere definitivamente.

L’arte rappresenta un territorio libero, dove la mente umana può spaziare senza vincoli morali o logici, ragionando per assurdo, accumulando paradossi, sconfinando nel magico e nel mitico senza per questo allontanarsi dal reale; è uno spazio vivo, pieno di risorse, che attraverso l’elaborazione dell’emotività – singola e collettiva – apre la porta a nuove interpretazioni dell’individuo e della società. L’arte, inoltre, serba memoria delle ragioni degli sconfitti, e nel suo particolarissimo modo li include nella grande giostra della Storia, permettendo agli esclusi di ogni tempo e luogo di incontrarsi nelle pagine di un romanzo, nei riflessi di un quadro o nelle note di una sinfonia; e, allo stesso tempo, umanizza il male, rendendolo palese in ciascuno di noi.
Ha suscitato rivoluzioni e sedato rivolte, è stata braccio destro del potere e contro-potere attivo all’interno dei sistemi. Non ha patria e non ha padroni, parla una sola lingua, universale, e la forza dei suoi mezzi ha segnato per secoli il corso degli eventi.
Ma da un punto di vista pratico, molto meno aulico e molto più incisivo, cosa importa ormai allo Stato di quei quattro imbrattatele, di quegli scalpellini e di quel paio di incomprensibili strimpellatori jazz. L’arte è inutile, inefficiente, qualche volta pericolosa; meglio abolirla, chiaramente. Allo scoperto, comunque, non si può: cosa scriverebbero i giornali esteri? Come titolerebbero? “La patria di Michelangelo Buonarroti e Giuseppe Verdi cancella l’istruzione artistica e musicale”? Allo scoperto no, certo che no. Meglio lasciarla morire sola, allora, isolata, abbandonata alla propria incapacità cronica di sbrigliarsi da questa matassa senza alcun bandolo che l’è stata costruita attorno.
Il genio e la creatività italiana: che restino dov’è più comodo a tutti, nei libri di storia. Che il Bel Paese sia sempre più bello – ma solo in cartolina, che custodisca soltanto il peggio del proprio glorioso passato.”

Gaia Benzi

Feb 122008
 

Danza e musica insieme…Riceviamo da parte da Grazia Grosso, Presidente di ANDDICOR (Associazione Nazionale Docenti Discipline Coreutiche) – e volentieri pubblichiamo – le seguenti richieste, – imprescindibili per gli studenti e diplomati dell’Accademia Nazionale di Danza (di seguito AND) – gli stessi evidenziati e sottoposti al Ministero in occasione dell’incontro AFAM del 20 dicembre 2007.

1. Emanazione del DPCM che dichiari le equipollenze tra i titoli rilasciati dalle istituzioni AFAM e i titoli universitari, in base a quanto previsto dall’art. 2 comma 5 della Legge 508/99.
2. Emanazione decreto ministeriale con definizione degli ordinamenti didattici dei corsi di primo livello dell’Accademia Nazionale di Danza.
3. Istituzione dell’insegnamento coreutico nel primo e nel secondo ciclo di istruzione.
4. Definizione delle classi di concorso afferenti le discipline coreutiche (danza classica, danza contemporanea, propedeutica della danza, danze storiche, ecc.).
5. Definizione della qualifica professionale dei possessori di diplomi accademici di primo e di secondo livello rilasciati dall’Accademia Nazionale di Danza.

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Feb 052008
 

La vignetta originale dal post nel sito di Dalla ChiesaAncora buone notizie, e ancora da quel galantuomo di Nando Dalla Chiesa, che, con tutte le rogne e i dispiaceri della caduta del governo, ha trovato il tempo di continuare ad occuparsi della spinosa questione dei famosi decreti di equipollenza. Un primo pezzo del puzzle è andato al suo posto. Ci manca un altro pezzo ancora, purtroppo, la firma di Prodi sul famoso decreto, ma insomma, un bel passo avanti è stato fatto. E menomale. Vediamo come:

Riporto qui, copiando in diretta dal suo blog, la notizia come lui l’ha data, (e anche la sua vignetta – carina, no?) ma vi invito anche a leggervi il suo lungo ed esauriente post originale a questo link: http://www.nandodallachiesa.it/public/index.php?option=content&task=view&id=785

“Prima notizia. Finalmente c’è la circolare. Sì, quella che certifica che i diplomi di accademie e conservatori e di tutta l’Alta formazione artistica e musicale sono equivalenti (così vi si dice) a quelli universitari ai fini dei pubblici concorsi. L’ha emanata il Ministero della Funzione pubblica indirizzandola a tutte le branche della pubblica amministrazione, compresa quella locale, nonché alle Camere di Commercio. Titolo esplicito: “Validità dei diplomi accademici rilasciati dalle Istituzioni di alta formazione artistica e musicale ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi”.

Il post di Dalla Chiesa merita davvero una lettura attenta ed integrale, infatti, per come racconta tutta la storia: suscita amarezza nel constatare come tutto sia maledettamente complicato, nella nostra mostruosa macchina burocratica, ma anche ammirazione per la tenacia di qualcuno che non vuol mancare alla parola data, ASCOLTA QUELLO CHE GLI DICONO, e cerca di aggiustare il tiro, se si accorge che qualcosa non funziona, senza mollare, mai. Scusate la mia apparente partigianeria, ma un altro GRAZIE glielo dobbiamo. Di cuore.

Poi, se qualcosa ancora non va, va beh, scrivete che ne parliamo. Qualcuno che ascolta, ancora per pochissimo, c’è ancora. Poi, chissà cosa accadrà. Ma questa circolare intanto dovrebbe aver messo al sicuro la spendibilità dei titoli dei Diplomi AFAM nei riguardi della Pubblica Amministrazione. Il che davvero non è poco, rispetto a qualche mese fa.

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Gen 242008
 

Gentili amici, in riferimento al post di ieri con la bella notizia della firma del Decreto attuativo da parte del Ministro Mussi, indagando un po’, ho scoperto che ci sono critiche al Ministro per il fatto che il Decreto non corrisponde in pieno a quanto deliberato dal CNAM il 20 dicembre.

Dico subito che il fatto che nel Decreto Ministeriale non venga recepita l’indicazione del CNAM che riguarda l’inquadramento dei docenti, che capisco faccia arrabbiare il sindacato, non mi sembra poi così scandaloso. Infatti la motivazione è che l’inquadramento del personale docente, in quanto materia di stato giuridico, vada rimessa alla disciplina contrattuale di comparto. Insomma, si tratta di non voler entrare in un altro ambito con questo decreto.

Siamo alle solite: in Italia, non va mai bene niente, ma proprio niente. Criticare e non essere mai abbastanza soddisfatti di nulla è il grande sport nazionale.Continua a leggere…

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Gen 092008
 

La protesta del 20 dicembre a Roma davanti al Ministero

Finalmente abbiamo ricevuto, e immediatamente volentieri pubblichiamo, il documento unitario frutto dell’assemblea unitaria di Roma tenutasi a Santa Cecilia da parte degli studenti AFAM da tutta Italia.Vista l’importanza dell’argomento e la posta in gioco, vi invitiamo a commentare tutti e ad intervenire su questo post e su quello precedente con le dichiarazioni di Paolo Gasparin, rappresentante nel CNAM degli studenti dei Conservatori, che presenta aspetti che ci rendono per lo meno perplessi.

PROPOSTE PER UNA PIATTAFORMA COMUNE AI CONSERVATORI ITALIANI E ALL’ACCADEMIA NAZIONALE DI DANZA

ROMA, 20 – 21 DICEMBRE 2007

Sono trascorsi nove anni dalla riforma del sistema AFAM. In questo periodo abbiamo visto la graduale svalutazione dei nostri titoli e toccato con mano il fallimento di una cattiva riforma che, insieme al disinteresse per la Cultura, ci ha resi sempre più “precari in formazione” e sempre meno sicuri del nostro futuro. Per questo abbiamo scelto di alzare la testa, di non farci più calare dall’alto decisioni prese altrove e di protestare, di avviare una riflessione comune. Dopo che molti Conservatori sono entrati in agitazione, abbiamo deciso di incontrarci a Roma per unire le forze e manifestare il nostro disagio. Queste prime proposte sono frutto del lavoro degli studenti dei Conservatori di Napoli, Roma, Firenze, L’Aquila, Cosenza, Adria, Frosinone, Milano e dell’Accademia Nazionale di Danza, presenti a questo incontro, e di molti altri che hanno inviato la loro adesione.

Gli studenti riuniti a Roma:

DENUNCIANO

– La deliberata aggressione nei confronti della Musica, dell’Arte, e del Sapere in generale da parte di tutti i governi che si sono susseguiti negli ultimi anni, dalla chiusura delle orchestre della RAI alla povertà complessiva in cui versano le casse dei Conservatori e dell’Accademia.

– L’attuazione dell’Alta Formazione Artistica e Musicale senza la parallela creazione di scuole pubbliche per l’insegnamento musicale di base, vero e proprio vuoto nella riforma dei Conservatori.

– Il mancato inserimento della musica e della danza nelle scuole di ogni ordine e grado come materie di primaria importanza per la formazione di ogni studente.

Continua a leggere…

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Dic 182007
 

discussione importantePostiamo qui, riproponendoli a livello di articolo, un paio di commenti importanti pervenuti al nostro blog:

Condivido pienamente le valutazioni e le preoccupazioni di Luca Lombardi, ragazzi meditate su quello che ha scritto!

luca lombardi @ 10:40 am:

Un ciao a tutti.Sono un docente di scuola media, precario annuale, ovviamente, e studio composizione e pianoforte (biennio, il famoso biennio tanto bistrattato e costoso).Appoggio in tutto la protesta (dico vostra, perchè io mi considero più lavoratore ormai, che studente, ho i miei 30 anni) per quanto riguarda l’equipollenza dei titoli di primo e secondo lvello, ma sono nettamente contrario ad (addirittura!!) BOICOTTARE le prove per questo corso abilitante…bisogna distinguere le due cose, non si può fare di tutt’erba un fascio!!!Forse non a tutti è chiaro che: puoi avere tutti i titoli artistici del mondo, puoi avere tutti gli anni di insegnamento di qualsiasi materia (incluso educazione musicale), puoi avere un punteggio altissimo, ma se non hai l’abilitazione finisci in terza fascia delle graduatorie d’istituto (e non in prima fascia di quelle d’istituto e in terza di quelle ad esaurimento, ex permanenti) e col cavolo che avrai una supplenzina…Per la prima volta (nella storia d’Italia) chi ha solo il titolo di studio può accedere ad un corso che gli permette di abilitarsi all’insegnamento di struimento musicale, riconosciuto abilitante con tanto di decreto ministeriale.Il decreto è fatto malissimo (ad esempio una cazzata è il dar gli stessi posti per ogni conservatorio…Rodi Garganico, o che so io Castelfranco Veneto, come Milano o Napoli o Roma, avrà 25 posti….non prevedendo un contingente proporzionale alle esigenze provinciali di reclutamento del personale docente), però almeno esiste, è un minimo segno che il ministero ha finalmente istituito questi famigerati corsi, di cui poi tanto si parlava, si diceva, che prima o poi sarebbero usciti…E’ anni che aspettiamo FINALMENTE un percorso abilitante ORDINARIO che non sia solo RISERVATO (com’è stato finora) a chi ha avuto il culo (e scusate il termine) di diplomarsi prima del 1996 o di insegnare nelle scuole medie ad indirizzo musicale qundo erano agli albori….Un corso abilitante, che cioè ti permette finalmente di entrare in un sistema di reclutamento in cui finora sono stati inclusi solo con criteri allucinanti e sanatorie e corsi riservati ecc….

Riflettete….

e ancora:

8 Dicembre 2007

luca lombardi @ 11:43 am:

Chiedete anche l’abrogazione del D.M. n. 137 del 28 settembre 2007?Ma siete impazziti?? Per la prima votla che il ministero, che di noi si è sempre sbttuto i…., tenta finalmente qualche timida riorganizzazione di un percorso abilitante per il reclutamento del personale docente (e per la prima volta nella storia, di strumento musicale), senza levare valore abilitante ai titoli che già prima di quel decreto lo erano, e chetranquillamente esisteranno e abiliteranno le persone che lo frequentano, e voi volete farlo abrogare???Per tyutto il resto sono d’accordo con la vs protesta ragazzi, ma per quell’abrogazione no. E dubito che TUTTI quelli che vi porterete dietro nella protesta, ABBIANO LETTO e capito il decreto e il suo importantissimo valore!Firmato:
Uno studente di Conservatorio, insegnante, stanco dell’inesistenza di un regolare percorso abilitante all’insegnamento di strumento musicale nelle scuole italiane…

Dic 092007
 

E’ stata appena istituita l’ANDDICOR, l’Associazione dei docenti in discipline coreutiche diplomati presso l’Accademia Nazionale di Danza in Roma.

L’Associazione non ha fini di lucro, e rappresenta e tutela la specificità professionale dei docenti che hanno conseguito il Diploma Accademico di II livello in Discipline Coreutiche (Danza Classica e Danza Contemporanea), presso l’organismo nazionale preposto alla formazione nel settore coreutico (Accademia Nazionale di Danza in Roma, Istituto di Alta Cultura, comparto A.F.A.M. Ministero dell’Università e della Ricerca).

L’Associazione, inoltre, s’interessa delle problematiche dei titolati e degli iscritti ai percorsi formativi per il conseguimento dei Diplomi Accademici di I livello, dei Diplomi di Perfezionamento e dei Diplomi di VIII corso rilasciati dall’Accademia Nazionale di Danza; dei Diplomi di VIII corso conseguiti presso le scuole annesse agli Enti Lirici o Fondazioni, nonché dei Diplomi rilasciati da Istituzioni estere ed equiparati a quelli su indicati dai Ministeri competenti in materia d’insegnamento per ogni ordine e grado.

Per capire meglio quali siano i problemi della categoria, pubblichiamo qui un video molto interessante, che contiene l’intervista mandata in onda il 9 dicembre dal TG5 nell’edizione delle ore 13. La giornalista Barbara Palombelli ha intervistato Paola Tenaglia, ballerina e docente di danza, Vicepresidente dell’ANDDICOR.

Anche i diplomati di danza hanno infatti problemi molto simili a quelli dei musicisti e delle Accademie di belle arti. In particolare, sollecitano l’urgente introduzione dei Licei Coreutici e dei Licei Musicali. come previsto dalla Legge 53/2003 (riforma Moratti).

Per contatti, scrivere a questo indirizzo: info@anddicor.it – sito internet http://www.anddicor.it

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