Mar 222011
 

È stata una giornata di molte cose, e molte promesse, ieri a Torino. E tra le tante è arrivata la promessa del premier, il quale ha assicurato che entro 15 giorni ci sarà una sessione straordinaria del governo col ministro dell’Economia, per porre rimedio ai tagli insensati apportati alla cultura, perché, ha detto: “Noi quei tagli non li volevamo … Teatri come la Scala di Milano, il Petruzzelli di Bari o il Regio di Torino, devono continuare nella meritoria opera …”

Se solo avessimo ancora un po’ di capacità di credere nelle favole, oggi ci sentiremmo tutti un po’ meglio; se non andassimo a sbattere ogni giorno contro la crudezza della realtà, potremmo ancora sperare.

Come ho capito che sperano, restando in una sorta di attesa sospesa, molti dei Teatri Italiani, a quale da giorni ci capita di telefonare, dopo che come “ClassicaViva” abbiamo proposto una Pièce teatrale di nostra produzione. Ci rispondono voci annoiate, oppure gentili e cristalline, e tutte a dirci pressapoco la stessa cosa: “Sa, in realtà ancora non sappiamo che ne sarà della prossima stagione, che non riusciamo a programmare.”

E c’è anche chi, forse non essendo proprio oberato dal lavoro, si lascia andare anche di più, e ti racconta le cose quasi volesse avere da te la conferma che tutto accade davvero: “L’anno scorso a Marzo sapevamo già cosa sarebbe stato in estate. Sa, facevamo delle belle rassegne all’aperto ed era sempre il pienone …”

Se credessimo ancora nelle favole, sì, potremmo sperare per la Scala, il Petruzelli e il Regio di Torino, ma siccome nelle favole non crediamo più, forse sarebbe bene iniziare a pensare come non far morire tutti quegli altri piccoli teatri, che continuerebbero a riempirsi, se potessero ancora aprire la porta all’arte.

Mar 142011
 

“Il 9 marzo del 1842 Nabucco debuttava come opera patriottica tesa all’unità’ ed all’identità dell’Italia. Oggi, 12 marzo 2011 non vorrei che Nabucco fosse il canto funebre della cultura e della musica”

Lo ha detto qualche giorno fa il Maestro Muti, dirigendo l’Opera a Roma. E proprio come nel 1842 il teatro si è riempito di volantini, in difesa della Cultura italiana, mutilata di giorno in giorno dai tagli insensati non solo del governo, ma anche degli enti locali. Ed è una strage che quotidianamente miete le sue vittime.

Allora è doveroso sottolineare ogni piccolo gesto di resistenza – e tanti ce ne sono – che si spera possa tenere alta l’attenzione verso quel qualcosa di astratto, che la cultura sembra essere, dato che non è commestibile. Questo è stato per esempio il finale della direzione del Maestro Muti a Roma, che ha invitato il pubblico a cantare “Va pensiero” dicendo: ‘Sono molto addolorato per cio’ che sta avvenendo, non lo faccio solo per ragioni patriottiche ma noi rischiamo davvero che la nostra patria sara’ ‘bella e perduta’, come dice Verdi. E se volete unirvi a noi, il bis lo facciamo insieme”.

Ogni voce che si alza, in questo periodo di decadimento, deve essere raccolta e amplificata da chi ha l’opportunità di farlo.

Ed è per esempio il caso di Mantova, la città del Festival della letteratura (per antonomasia) che quest’anno grazie ai tagli voluti dalle amministrazioni locali, in conformità con la più pesante linea del governo, rischia di chiudere. Immediata la mobilitazione dei semplici cittadini, che immediatamente hanno aderito  all’appello lanciato con una petizione sul Gazzettino di Mantova, che tutto sommato potremo firmare anche noi, che forse a Mantova non ci siamo stati mai, ma che abbiamo ancora a cuore il profumo dei libri.

 

 

Mar 102011
 

L’economia di uno stato non può essere governata come fosse un gioco d’azzardo, perché il banco vince sempre, ed è disonesto.

Spariscono altri 27 milioni di euro dai fondi FUS, quelli promessi dal ministro (?) Bondi e che avrebbero dovuto essere reperiti con la vendita delle frequenze del digitale terrestre alle compagnie telefoniche. Congelati, si dice, anche qualora la vendita vada a buon fine, almeno fino alla fine dell’anno.

Facile ormai parlare di tragedia, e anche dal ministero per i Beni Culturali, arrivano note di incredulità e sbalordimento, per quanto assai poco credibili.

In effetti non si capisce bene nemmeno quale sia la situazione dello stesso ministero, dopo le annunciate dimissioni del Ministro; non si sa se queste siano state accettate e chi verrà nominato al suo posto. Inutile dire che l’argomento risulta essere, evidentemente, assai poco interessante in questo momento storico vissuto dall’intero paese.

La preoccupazione è stata espressa anche dalle opposizioni che hanno chiesto, sarcasticamente, al ministro Tremonti di assumersi l’interim del ministero e la conseguente responsabilità della catastrofe culturale italiana.

Ed è di queste ore la notizia, secondo cui rischia di saltare “l’asta frequenze” da cui il governo contava di ricavare 2,4 miliardi di euro, non solo da destinare ai FUS ma per coprire l’attuale legge di stabilità.

La Cultura sarà quindi in ottima compagnia.

Mar 092011
 

E anche Cinecittà galoppa verso il fallimento. Mancanza di soldi, la motivazione è sempre quella. Chiudono i librai, che si arrendono all’evidenza: nessuno compra più libri o si rivolge alla grande distribuzione, ora che i libri puoi trovarli tra uno scaffale di detersivi e uno di mangimi per animali nei supermercati. Dei teatri è inutile parlare, lo abbiamo fatto già troppe volte da quando colpevolmente ci siamo ripetuti che al teatro bisognava rinunciare, che era ormai diventata una cosa per ricchi. E i cinema hanno fatto la stessa fine, chiusi all’interno delle città commerciali capaci di riempire tutto il tempo di una giornata, con tutto quello che serve per fingere di sentirsi vivi: dai giochi per i bimbi al parrucchiere per la mamma, dai pneumatici e l’olio motore per i papà fino al panino indigesto per la cena.

La cultura paga la crisi, perché – è bene ricordare – con la cultura non si mangia. Ma sarebbe meglio non scordare neppure che la cultura paga la crisi, perché un popolo ignorante è più facilmente manovrabile.

Per prima cosa hanno scardinato la nostra cultura del tempo, quello che ritagliavamo dalle nostre vite per occuparci di noi, il pomeriggio al cinema, la sera a teatro oppure a un concerto, l’odore dei libri esposti tra i libri, polverosi ed ordinati. I quadri appesi nelle pinacoteche o nei musei, che ancora per fortuna resistono, forse solo perché i pittori sono morti e non si devono più pagare. Il tempo delle gite scolastiche che si attendevano per scappar via da casa, fumare di nascosto, ma che comunque servivano a conoscere le cose, le pietre ormai cadute, le statue senza il pene posticcio fatto riattaccare per l’estetica malata di un uomo solo. Il tempo ce lo hanno riempito con la televisione, insegnandoci che un film potevamo attendere di vederlo passare là dentro, togliendoci il gusto di dirci se almeno ci era piaciuto uscendo dalla sala, lo hanno riempito di ballerine che non si doveva faticare per seguirle nelle danze, leggere come voli di farfalle, ma bastava fissare lo sguardo nelle natiche che al massimo si agitavano riempiendo per bene tutta la visuale. I libri – anche quelli di storia – diventavano da guardare a puntate e poco importava se le immagini non erano poi così tanto fedeli alle parole che qualcuno di noi aveva avuto la fortuna di leggere. E la musica è quella che è, anche lei leggera, quella che per sentirla non devi sprecare poi troppa attenzione, non devi lasciarti trasportare. E anche qua, resiste chi ormai è arrivato, e ha un nome che non si può cancellare.

Il modo per “fargliela pagare” c’è, ed è quello di perseverare, continuando a fare musica ed insegnando ad ascoltare, scrivendo libri e dannandoci l’anima per farli leggere a chi è abituato a comprare la carta al supermercato, rifiutando di vedere esposto tra detersivi e crocchette il proprio lavoro. Tornare nei teatri che faticano dopo aver ripreso in mano il loro destino, gestiti spesso da chi in quello stesso teatro aveva mosso i primi passi d’attore o macchinista pieno di speranza e passione. L’unico modo per fargliela pagare è quello di continuare a dedicarci alla cultura, quella vera, quella che sai che ricco non ci diventerai mai, ma ogni giorno ti sentirai più utile e vivo.

Mar 012011
 

Ho già chiesto più volte al presidente del Consiglio di essere sostituito. Vorrei dimettermi e spero che accetti le mie dimissioni al più presto”. Intervistato dal Corriere della Sera, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi afferma di voler “sparire dalla prima linea”. “Voglio dedicarmi alla mia famiglia, alla mia compagna”, ma anche “fare il senatore e continuare a lavorare a fianco del presidente Berlusconi“, spiega il coordinatore del Pdl.Inutile dire che per noi, che in qualche modo ci ostiniamo a voler addirittura campare (dignitosamente) di cultura, o di non voler restare immobili dinnanzi alla sua lenta agonia, leggere le intenzioni del ministro è un piccolo passo avanti, anche se non sufficiente. Non servirà certo sostituire un ministro con un altro per tornare a poter sperare di salvare la vita alla cultura italiana. Il disegno reale appare sempre più preciso, ossia razziare il poco denaro rimasto e favorire un sempre maggiore impoverimento culturale, lasciando che l’immondizia prodotta dalle televisioni sostituisca la cultura stessa.È vero che il danaro rimasto per finanziare i progetti in atto o da attuare non c’è più, ed è vero che potrebbe sembrare demagogico chiedersi che fine abbia fatto, ma potrebbe essere anche indicativo della reale volontà politica di far passare l’idea che i Teatri o gli Enti Lirici facciano parte di quegli enti parassiti e inutili che è bene chiudere, solo perché depredati da gestioni piratesche se non criminali. Il furto – perché è di questo che si tratta – non ha rubato solo il danaro, ma ha rubato la vita di chi con la cultura – e bisogna ripetersi – ha negli anni mangiato e quindi ha vissuto.

Sono tanti gli esempi che ogni giorno arrivano a noi, che siamo costretti anziché parlare di cultura, come vorremmo, a parlare dei danni e dei guasti provocati negli ultimi anni. L’esempio dell’Ente Lirico di Cagliari, che dalla fine di marzo è destinato a non esistere più, o l’esempio dei 162 progetti finanziati nel 2010 dalla Regione Lazio, già portati a termine o in corso d’opera che d’improvviso cesseranno d’esistere o non verranno pagati, lasciando un’altra marea umana senza lavoro e senza domani.

Gen 072011
 

DAL SITO: http://retescuole.forumscuole.it/Ancora  si discute, nonostante l’evidenza, sulla veridicità dell’affermazione del ministro Tremonti, secondo cui “Con la cultura non si mangia”. L’ha detto? Non l’ha detto? Lo disse eccome, in risposta alla richiesta del ministro per i Beni Culturali, che senza troppa convinzione si opponeva all’ennesimo pesante taglio dei Fondi (FUS) che porteranno in questo nuovo anno un ulteriore ammanco per la gestione degli Enti culturali italiani.

Inutile e ridondante sarebbe perdersi nell’obiezione di chi dalla cultura mangia, e non serve nemmeno spiegare il senso dell’affermazione del ministro, che forse ha dimenticato che per vivere di cultura non è necessario essere intellettuali o liberi pensatori, ma talvolta si può essere anche solo operai.

È un peccato però constatare che inizia ad avanzare l’idea dell’unica Arte capace di salvare l’Arte italiana, ovvero quella di arrangiarsi, e spuntano le prime proposte per poter tenere in ordine i bilanci o garantire la programmazione dei teatri che di giorno in giorno si fa più magra e precaria. Per esempio l’idea rilanciata da qualche appassionato di tornare agli inizi del 1800, quando nei teatri dell’opera si giocava d’azzardo. In sostanza, dicono i promotori o provocatori, se mancano i finanziamenti dello Stato, si potrebbe sopperire con il finanziamento fantasioso procurato non dalle macchinette con le lucine intermittenti, ma con eleganti tavoli da poker o roulette, da sistemare negli ingressi dei teatri.

È la logica della necessità che si fa virtù, ormai quasi endemica in uno stato che soffre e che fatica a mantenersi in piedi, ma è anche la logica con la quale si subisce passivamente l’impoverimento di tutta la collettività, quando si tenta di curare il sintomo perdendo di vista la cura della malattia. Questo porta a concentrarsi sempre e soltanto sull’emergenza, finendo per far perdere di vista altri fattori fondamentali dello stato di degrado della cultura italiana, come per esempio lo sperpero del danaro pubblico, o la cattiva gestione di alcuni Enti Lirici figlia della cattiva gestione di un intero stato.

Cedere alla tentazione di procurarsi il danaro in ogni modo, non farebbe altro che sancire la perdita di dignità anche di chi con la cultura ha mangiato, lasciando magari impuniti coloro che la cultura se la sono mangiata.

Ott 292008
 
Il chiostro del Conservatorio di Milano

Non vorrei mai dover scrivere articoli di questo genere, davvero. Mi piacerebbe pubblicare solo cose belle e positive per la musica, su questo blog. Parlare di arte e magia. Ma non si può. La cronaca (e la crisi) incalzano inesorabilmente.Eccomi, dunque,  pubblicare un documento che mi stringe letteralmente il cuore, e che non avrei mai voluto dover leggere. Consultate il sito istituzionale del Conservatorio per rimanere aggiornati su questa dolorosa situazione: http://www.consmilano.it/.

Che dire?  Stiamo distruggendo una delle cose più belle e preziose del nostro paese: la musica. La nostra tradizione. La scuola della musica, la fucina dei talenti. Ricordo solo qualche nome, a caso, tra quelli di centinaia e centinaia di musicisti famosi, che tutto il mondo ci invidia, formati tra le mura di questo Conservatorio, il più grande e il più famoso tra i Conservatori italiani: Puccini, Mascagni, Ponchielli… Riccardo Muti, Maurizio Pollini, Claudio e Marcello Abbado, Luciano e Riccardo Chailly, Daniele Gatti… c’è davvero bisogno di continuare? Si vuole davvero far sì che del magnifico Conservatorio di Milano resti solo il ricordo, un dorato e doloroso ricordo dello splendore che fu?

Ministero dell’Università e della Ricerca Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica CONSERVATORIO DI MUSICA “Giuseppe Verdi” di MILANO Via Conservatorio, 12 – 20122 Milano – tel. 02-7621101- fax 02-76014814 MOZIONE DEL CONSIGLIO ACCADEMICO Seduta del 23 ottobre 2008 Il Consiglio Accademico del Conservatorio di Milano, preso atto del taglio del 40% dei finanziamenti ministeriali che va ad aggiungersi alla mancata attuazione dell’articolo 5 della Legge 508/99 e successive modifiche ed integrazioni con la conseguente pluriennale mancata attribuzione di finanziamenti per la gestione ordinaria dell’immobile, SEGNALA con viva preoccupazione l’attuale grave situazione di crisi finanziaria, crisi tale da mettere in serio dubbio il corretto funzionamento di tutta l’offerta formativa e didattica. Si sottolinea che già da tempo tagli e inadempienze hanno costretto questo Conservatorio ad aumentare le rette a carico degli studenti e ad utilizzare, per le spese vive di gestione (bollette, etc.) fondi in realtà destinati alla didattica, ivi compresi quelli provenienti dalle rette stesse. IL DIRETTORE Bruno Zanolini
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