Nov 042014
 

Concerto di NataleConcerto di Natale - Opera San Francesco - MilanoAnche quest’anno la fondazione OSF promuove l’ormai tradizionale “Concerto di Natale” per i poveri Onlus a favore dei bisognosi che si terrà

mercoledì 10 dicembre alle ore 20,30 al teatro Dal Verme.

Fondata dai Frati Cappuccini di viale Piave a Milano, la OSF non si impgna soltanto a soddisfare i bisogni priari e reali di persone in grave difficoltà, ma offre loro anche ascolto e protezione. La serata ci aiuta dunque a ricordare chi, dal 1959 è a fianco di poveri ed emarginati per garantire loro non solo un piatto caldo e un cambio d’abiti, ma anche per promuovere la dignità dell’uomo attraverso l’impegno e la solidarie; il concerto è un’occasione per tutti di aiutare per aiutareoperasanfrancesco

I protagonisti della serata saranno l’Orchestra del teatro Carlo Felice di Genova, diretta dal Maestro Alvise Casellati e al pianoforte Andrea Bacchetti, soprano Francesca Paola Geretto. Il concerto è inserito all’interno della stagione 2014/2015  “Serate Musicali” e prevede l’esecuzione di alcuni tra i brani più belli e apprezzati dal pubblico. Si tratta di un viaggio nell’Europa dei grandi compositori a cavallo tra 700 e 800 che spazierà tra Italia, Vienna e Praga sulle note di Rossini, Mozart e Dvořák.

Intervenite numerosi!

PROGRAMMA:

G. ROSSINI               
Barbiere di Siviglia – Ouverture
Barbiere di Siviglia – Cavatina di Rosina “Una voce poco fa”

W. A. MOZART         
Nozze di Figaro – Ouverture
Aria “ch’io mi scordi di te” K 505 in mi bemolle per soprano, pianoforte e orchestra

A. DVORAK               
Sinfonia n. 9 “Dal nuovo mondo”

Biglietti da 11 a 60 euroesclusa prevendita

Per informazioni e prenotazioni:

Aragorn 02 465 467 467, da lunedì a venerdì – ore 10/13 e 14/17 biglietteria@aragorn.it

altre prevendite: www.ticketone.it; www.vivaticket.it

www.aragorn.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Set 242014
 
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La Seconda scuderia leonardesca al Castello di Vigevano, durante uno dei concerti di ClassicaViva, 2014Volge ormai al termine, con grandissimo successo, la rassegna concertistica di Classica al Castello sforzesco di Vigevano: un viaggio attraverso la grande musica in uno scenario incantevole: grandi, giovani interpreti sono i protagonisti delle suggestive serate tra le colonne della splendida Scuderia Leonardesca. L’obiettivo – che è ormai una concreta realtà – è quello di avvicinare il pubblico alla musica classica attraverso l’interpretazione di capolavori di grandi compositori, tra i quali giganteggiano Ludwig Van Beethoven e Franz Schubert.

Siamo così giunti all’ultimo appuntamento della rassegna “Classica in Castello”. In programma un recital pianistico di Antonio Bologna dedicato al pianoforte nella sua componente meccanica ed espressiva. Un viaggio in punta di martelletti lungo tre secoli e largo tre continenti, Da Bach a Sakamoto, passando per i grandi romantici.

L’ultimo concerto della rassegna è quello di

domenica 28 settembre, alle ore 21,30

“Hammering” – Martellate

pianista

Antonio Bologna

Il concerto si terrà al coperto, presso la Seconda Scuderia del Castello Sforzesco, accessibile dalla Piazza Ducale, a ingresso libero 

Ecco il programma:

  1. J.S. Bach Preludio e fuga da CBT
  2. v. Beethoven Sonata Les Adieux op 81a
  3. Chopin Scherzo op 31
  4. Liszt tre brani da “Anni di Pellegrinaggio”
  5. Bartok Allegro Barbaro
  6. Gershwin 3 preludi
  7. Bologna stelleamaggio
  8. Sakamoto Miniatura

L’interprete

Antonio Bologna

Antonio Bologna

Set 222014
 
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Il sito http://www.concertodautunno.it, a cura di Mario Mainino, ha pubblicato un magnifico servizio fotografico sul nostro concerto “Appassionatamente” del 21 settembre 2014.

Lo riprendiamo qui, con molti ringraziamenti:

Set 092014
 

Il Concerto “Al chiaro di luna in Castello, tenuto a Vigevano, nella seconda scuderia leonardesca del Castello Sforzesco il 7 settembre 2014, con il pianista Stefano Ligoratti che si è esibito in un programma tutto beethoveniano, con le tre Sonate “Patetica“, “Chiaro di Luna“, “Appassionata“, ha avuto un grande successo. La sala, gremita da un pubblico entusiasta, che ha tributato un tripudio di applausi all’artista, ha fornito una splendida acustica all’eccezionale performance, un evento davvero raro per qualità musicale e grande coinvolgimento emotivo del pubblico.

Pubblichiamo qui, per ora, una galleria di immagini e, presto, aggiungeremo i video dell’intero evento, attualmente in preparazione.

Trovate qui la scheda del concerto: http://www.classicaviva.com/blog/2014/09/01/vigevano-comunicato-stampa-di-sera-in-castello/

 

Set 012014
 
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“DI SERA, IN CASTELLO“ ARENA CASTELLO SFORZESCO – VIGEVANO

Comunicato stampa, con cortese preghiera di pubblicazione

La Conferenza Stampa ufficiale si terrà a Vigevano, presso il Comune, presso la saletta dell’Ufficio cultura, II piano, mercoledì 3 settembre 2014, alle ore 12

In occasione dell’iniziativa “di Sera, in Castello“, in corso presso il giardino del Castello Sforzesco di Vigevano fino al 28 Settembe 2014, l’Associazione Musicale ClassicaViva, con sede a Dorno, consorziata di Diapason Consortium, ha programmato, all’interno del più ampio Calendario Eventi della succitata iniziativa, una serie di esibizioni di musica classica, denominata

“Classica in Castello”

La rassegna concertistica si terrà al coperto, presso la Seconda Scuderia del Castello Sforzesco, accessibile dalla Piazza Ducale, alle ore 21,30, come di seguito dettagliato.

Ingresso libero con raccolta fondi ai sensi dell’art.143 art.3 comma a del T.U.I.R., per autofinanziamento.

 

Nello specifico si tratta di musica da camera, suonata al pianoforte, solista o in formazione di duo o trio (accompagnato da violino e violoncello). Per ulteriori informazioni, far riferimento al sito http://www.classicaviva.com  e http://www.diapason.itfoto seconda scuderia vigevano

Ecco il manifesto ufficiale della rassegna:

Manifesto rassegna Classica a Vigevano

Concerto di domenica 07  Settembre 2014 ore 21:30 Al chiaro di luna in castello

Recital Pianistico

Pianista: Stefano Ligoratti

Ludwig Van Beethoven(Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827)

  • Sonata n. 8 op. 13 in do min. “Patetica”:  – Grave – Allegro di molto e con brio – Adagio cantabile – Rondo: Allegro
  • Sonata n. 14 “Quasi una fantasia” op. 27 n. 2 in do# min. “Chiaro di Luna”– Adagio sostenuto– Allegretto – Presto agitato
  • Sonata n. 23 op. 57 in fa min. “Appassionata”– Allegro assai– Andante con moto- Allegro, ma non troppo- Presto
Concerto di domenica 14 Settembre 2014, ore 21:30 Schubertiade:Vino e Sachertorte

  • Duo Violoncello e Pianoforte
  • Trio Violino, Violoncello e Pianoforte
  • Duo pianoforte a 4 mani

Pianoforte: Stefano Ligoratti, Luca Ciammarughi, Danilo Lorenzini

Violino: Alessandra Pavoni Belli

Violoncello: Matilda Colliard

Franz Schubert (Vienna, 31 gennaio 1797 – Vienna, 19 novembre 1828)

  • Sonata per Violoncello e Pianoforte in la min. “Arpeggione” D. 821 – Allegro moderato – Adagio – Allegretto
  • Fantasia a 4 mani in fa min. D. 940 – Allegro molto moderato – Largo – Scherzo. Allegro vivace– Finale. Allegro molto moderato
  • Piano Trio n. 2 op. 100 in Mib magg.– Allegro– Andante con moto– Scherzando: Allegro moderato– Allegro moderato
Concerto di domenica 21 settembre 2014, ore 21,30

Appassionatamente:

Duo violoncello e pianoforte

Violoncello: Matilda Colliard
Pianoforte: Stefano Ligoratti

Ludwig Van Beethoven (Bonn, 16 dicembre 1770 – Vienna, 26 marzo 1827)

  • Sonata n. 3 op. 69 per Violoncello e Pianoforte in La magg.
    Allegro ma non tanto
    – Scherzo. Allegro molto
    – Adagio cantabile
    – Allegro vivace

Anton Rubinstein

(28 novembre 1829 – Peterhof, 20 novembre 1894)

  • Sonata n. 1 op. 18 per Violoncello e Pianoforte in Re magg.
    Allegro moderato
    – Moderato assai
    – Moderato
Concerto di domenica 28 settembre, ore 21,30

Hammering – Martellate

Pianoforte: Antonio Bologna

Il programma è un viaggio in punta di martelletti lungo tre secoli e largo tre continenti, Da Bach a Sakamoto, passando per i grandi romantici.

La rassegna è un viaggio attraverso la grande musica in uno scenario incantevole come quello del Castello di Vigevano: grandi-giovani interpreti saranno i protagonisti delle suggestive serate tra le colonne della splendida Scuderia Leonardesca. L’obiettivo è quello di avvicinare il pubblico alla musica classica attraverso l’interpretazione dei capolavori di grandi compositori, tra i quali giganteggiano Ludwig Van Beethoven e Franz Schubert.

Nella rassegna viene dato spazio, oltre a grandissimi classici come Beethoven e Schubert, all’originalità di un compositore come Anton Rubinstein, con la Sonata per Pianoforte e Violoncello n. 1, capostipite di un romanticismo al quale si ispirarono moltissimi celebri altri autori.

La prima serata, “Al chiaro di luna in Castello”, in programma domenica 7 settembre 2014, vede lo straordinario pianista Stefano Ligoratti, principale protagonista di tutta la rassegna, affrontare le tre sonate pianistiche più famose di Beethoven, ossia:

  • Sonata n. 8 op. 13 in do min. “Patetica” – Grave – Allegro di molto e con brio
  • Sonata n. 14 “Quasi una fantasia” op. 27 n. 2 in do# min. “Chiaro di Luna”
  • Sonata n. 23 op. 57 in fa min. “Appassionata”

Nel concerto di domenica 14 Settembre 2014, alle ore 21:30 si terrà una vera e propria “Schubertiade” – denominata “Vino e Sachertorte” perché nel chiosco del Parco saranno disponibili vino e la famosa torta viennese al cioccolato denominata “sachertorte”.

Il Concerto presenta musica da camera, che verrà eseguita da tre diverse formazioni, ossia:
Duo Violoncello e Pianoforte
Trio Violino, Violoncello e Pianoforte
Duo pianoforte a 4 mani

Pianoforte: Stefano Ligoratti, Luca Ciammarughi, Danilo Lorenzini
Violino: Alessandra Pavoni Belli
Violoncello: Matilda Colliard

Il programma prevede tre dei più grandi capolavori di Schubert, ossia:

  • Sonata per Violoncello e Pianoforte in la min. “Arpeggione” D. 821
  • Fantasia a 4 mani in fa min. D. 940
  • Piano Trio n. 2 op. 100 in Mib magg.

Il concerto di domenica 21 settembre, intitolato “Appassionatamente”, vedrà il duo violoncello e pianoforte di Matilda Colliard e Stefano Ligoratti eseguire:

  • di Ludwig Van Beethoven, la Sonata n. 3 op. 69 per Violoncello e Pianoforte in La magg.
  • e, di Anton Rubinstein, la Sonata n. 1 op. 18 per Violoncello e Pianoforte in Re magg.

Il concerto di domenica 28 settembre, con interprete Antonio Bologna, denominato “Hammering” – “Martellate”, è un viaggio in punta di martelletti lungo tre secoli e largo tre continenti, Da Bach a Sakamoto, passando per i grandi romantici.

Una occasione per verificare le costanti che in ogni luogo ed epoca animano il desiderio dell’uomo.

Gli interpreti

Concerto-Eroico-0069 matilda2
 Stefano Ligoratti  Matilda Colliard
LucaCiammarughi2-239x300 Danilo-Lorenzini
 Luca Ciammarughi Danilo Lorenzini  
pavoni-belli antonio-bologna2
 Alessandra Pavoni Belli  Antonio Bologna

 

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Giu 272012
 

 

Concerto Eroico - Orchestra ClassicaViva

Concerto Eroico-Orchestra ClassicaViva - foto di Attilio Marasco

Come da noi annunciato sui nostri siti, il giorno 24 giugno 2012, alle ore 17,30, è andato in scena, nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, un importante e innovativo concerto sinfonico, con l’orchestra “ClassicaViva” composta da alcuni tra i migliori giovani musicisti professionisti che ancora resistono a lavorare molto precariamente nella musica, diretta da Stefano Ligoratti, che per l’occasione si è esibito, in questo concerto tutto beethoveniano, nel doppio ruolo di Direttore e di Pianista.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=OAzwo3X5ugg[/youtube]

Pubblichiamo qui un bell’articolo di Alessandro Rossi, poeta, scrittore e cantautore, che recensisce il concerto da artista colto e raffinato qual è:

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A dire quello che non si dovrebbe dire, si deve dire che fatta eccezione per pochissimi cultori della musica classica, di cui molti musicisti essi stessi, la quasi totalità del pubblico che va a sentire un concerto non è in grado di distinguere un’interpretazione dall’altra. Tantomeno un solista dall’altro e men che meno un direttore d’orchestra da un suo pari.

O meglio, è in grado certamente di leggere una differente postura, una dinamica del movimento, un ampiezza più o meno marcata del gesto per esprimere impeto o di levità contenuta per conferire morbidezza e sinuosità alle note, ma non certo per riconoscere in entrambi i casi a cosa corrisponda quel gesto in termini musicali, di scavo della partitura, di enfasi o compostezza, di calore o di algidità. Karajan dava il fortissimo solo con un maggiore affondo della bacchetta, laddove Bernstein per lo stesso attacco saltava mezzo metro sul podio, e Abbado apriva le braccia come ali di aquila in voluminosissimi gesti, e Muti si fa venire una paresi facciale per quanto strizza i muscoli del viso e fa sobbalzare la sua capigliatura, e Furtwangler si sbilanciava di 60% a destra, e Giulini manco ti accorgevi se aveva fatto l’attacco, e Baremboim tremava sul posto come una convulsione col sorriso, e Oren faceva un ruggito con il corpo in avanti, ed infine il giovane Dudamel dava lo stesso fortissimo quasi stesse per danzare una giga.

Lo stesso valga per i pianisti, quelli celebri. Conosciamo la silhouette e il tipico calpestio delle dita sui tasti quando “esagerano” o quando “spariscono”, ma sfido ad interrogare il grosso pubblico per distinguere una registrazione di Benetti Michelangeli da un CD di Pollini, una di Arrau da quella di Horowitz, a patto che non siano dei patiti pianofili o appunto dei musicisti con tutti i crismi, che allora godono come dei pazzi quando si accorgono che il suono che esce dal piano di Rubeinstein sembra accordato come un salterio e in quello di Zimmermann pare che ci siano dentro delle romantiche signore tedesche che fanno il coro amplificandone il volume ridondante e parruccone.

Questo non è che un segreto di Pulcinella, che restituerebbe in un colpo solo onore al merito dei veri intenditori, i quali dovrebbero farsi anche carico di aiutare noi zotici a comprendere su cosa porre l’orecchio quando ascoltiamo la Nona fatta da uno e quella fatta dall’altro, e perché trarne piacere o contemplazione.

Atteggiamento, questo di educare al “piacere” più che al “sapere” che il jazz ha giustamente diffuso,  contrariamente – ahinoi – alla classica.

Infatti le differenze tra uno stesso standard suonato da Thelonius Monk, Bill Evans, Harbie Hancock o Michel Petrucciani stanno tutte nella enorme libertà di fare di quel medesimo costrutto melodico più o meno tutto quello che è pensabile sul piano armonico e ritmico, all’interno di regole condivise e riconoscibili, che tuttavia vanno assimilate a fondo per essere variate o tradite. Essendo dotate di un tale margine di libertà organizzata che anche mio nonno in carriola (non proprio) al quarto ascolto mi può dire che differenza c’è tra le cifre stilistiche di un pianista jazz rispetto ad un altro, perché individua prima il tessuto improvvisativo che lo contraddistingue compositivamente e poi quello tecnico-espressivo. Certo che senza conoscere lo standard da cui sorge la variazione, apprezzare queste libertà diventa più difficile o del tutto insignificante.

Nella classica questo limite è tendente all’assoluto. Invalicabile del tutto no, ma con molto filo spinato sì, tranne per gli specialisti veri e propri.

Lo è in parte fisiologicamente, data la complessità sovrastante della partitura e della strumentazione con tutti gli annessi e connessi, come per esempio il fatto che gli slittamenti o le accentuazioni ritmiche o timbriche a volte differiscano per valori impercettibili, benché rilevanti sul piano sia accademico sia (e soprattutto) emotivo in chi ascolta. Ma è stato anche un certo snobismo accademico a non aprire mai davvero la porta al profano, aiutandone l’educazione all’ascolto, a causa di un terribile retropensiero, non detto ma attuato, secondo cui le sottili  emozioni che la classica genera non possono essere colte e godute dall’incolto. Quindi vanno taciute, e poste a far da barriera tra “noi” e “loro”. Noi chi?

Ma è solo un atto autodistruttivo, una volta tirate le somme. Se il Rock spopola e la classica langue non è solo per l’immediatezza semplificante del rock e dei sui stilemi orecchiabili: è anche per l’imbecillità settaria di istituzioni sotto naftalina che hanno considerato la musica classica, musica “colta”, da proteggere dalla barbarie, cioè da tutti quelli che non stavano nello stesso armadio loro, stracolmo di naftalina. Tale virus contagioso è molto italico. Da un lato essere degli intellettuali è motivo di vergogna e dall’altro, con misteriosa schizofrenia, tutti cercano di esserlo, solo per far sentire dei pezzenti quelli accanto.

Ergo siamo intellettuali scadenti che criticano intellettuali scadenti. Tra i giovani usciti dal conservatorio ci sono felicissime schiere di musicisti che si sono ribellati allegramente a questo orgoglio da due lire e fanno musica tout court spaziando con qualità oppure specializzandosi con altrettanta libertà di pensiero. Ma altri invece, troppi, ancora guardano con commiserazione quello che non sappia cos’è un rivolto e chi è un madrigalista ma si sentono perfettamente in pace col mondo se non sanno hanno sentito una nota di Charlie Parker, o un assolo di Jimi Hendrix o un canto devozionale di Nusràt Fateh Alikàn.

Il risultato è che ai concerti di classica in Italia l’età media è 70 anni, in Germania e Inghilterra 35. La gente che va a sentire Vasco, deve giurare di non sapere chi è Mozart, e quelli che vanno a sentire il Flauto Magico devono sottoscrivere che non andrebbero mai ad un concerto degli U2 nemmeno sotto tortura. E così gli stadi si riempono anche per cantantucoli di terz’ordine (non certo gli U2) e gli auditorium vanno verso il mutismo. I responsabili di questo sistema ignorano bellamente l’avvertimento e la lezione che dette Bernstein 40 anni fa, spiegando i Beatles con il tirare in ballo Amadeus. A noi il Wagnerismo ci ha segato le gambe, non è un caso se è il lontano e scalcagnato Venezuela ad aver fatto il piano culturale musicale più avveniristico e popolare che sia mai stato concepito, e non l’Italia, la patria della musica detta “classica”. Ci ritroveremo a fare i conti con mostri di bravura musicale nati nelle favelas di Caracas, grazie ad Josè Antonio Abrèu, laddove qui abbiamo avuto un ministro che dichiarava impunemente che “la cultura non si mangia”. Avrebbe qualcuno dovuto rispondergli che “la cultura mangia”: però mangia l’imbecillità di certi ragionieri e commercialisti della sua specie e l’ignoranza attiva come la sua e quella dei suoi compagni di potere.

Ora, tutto questo preambolo solo per dire che se c’è una cosa che la musica, classica in questo caso, può fare e potrà fare sempre è quella di suscitare emozioni, di varia natura ed intensità. Questo modulo, l’emotività, è la vera bussola. Tutto finisce lì, anche Mussorsky. Se è vero che i distinguo minuti e infinitesimi sono di pertinenza di un’elite, non lo sono certo le emozioni. Ecco che allora un concerto può forse non essere la quintessenza della filologia e del rigore esecutivo, né una lectio magistralis di un superamento interpretativo sottilissimo che fa scuola, ciononostante può far accapponare la pelle e muovere al pianto di gioia o di malinconia.

Molti storcono il naso da sempre agli eccentrici in musica, come accadde a suo tempo per Glenn Gould è poi accaduto per altri e prima di lui ad altri compositori stratosferici che oggi stanno nelle antologie di musica. Mischa Maisky è considerato da molti un ciarlatano, da altri un genio, sta di fatto che la gente fa a botte per andare ad ascoltare le suite di violoncello di Bach eseguite da lui, ventenni più che ottantenni. Non sarà un caso, nè un segno di corruzione dei tempi. Direi che Giovanni Allevi non passerà alla storia ma forse un suo fan giovanissimo che si è messo a studiare pianoforte dopo averlo ascoltato per caso e che poi studiando incontra Bach e poi diventa un innovatore eccelso e porta la sua musica ad altre orecchie emozionando altri cuori, forse lui sì. La catena degli umani funziona esattamente così, per avere un Leonardo devi spremere un secolo fino a farlo essere il Rinascimento e non di soli geni vive una civiltà.

Concerto Eroico - Orchestra ClassicaViva

Concerto Eroico - Orchestra ClassicaViva - foto di Attilio Marasco

Dunque, in forza di ciò, vale la pena di spendere due parole sul concerto che si è tenuto domenica 24 giugno alla sala Verdi del conservatorio di Milano. Un programma incentrato su Beethoven: Ouverture dell’Egmont; Concerto n. 3 op. 37 per pianoforte e orchestra; Sinfonia n. 3 op. 55 “Eroica”.

In sintesi, l’Orchestra è composta per lo più da ex allievi del Conservatorio G. Verdi di Milano, in una gamma di età che va dai diciotto ai trent’anni, che per gli standard italiani equivale a dire giovanissimi. Oltre a singoli strumentisti, l’orchestra gode di ensemble di archi che hanno partecipato nella propria interezza, dando corpo all’organico orchestrale: Le Cameriste Ambrosiane, il Quartetto Indaco, L’Arcantico Ensemble e il Quartetto Maurice.

Dirige il giovane M° Stefano Ligoratti, 26 anni. Al pianoforte, sempre Stefano Ligoratti.

L’iniziativa è frutto per intero della strepitosa esuberanza intellettuale, culturale e della passione civile di Ines Angelino, Direttore Editoriale di ClassicaViva, casa editrice e discografica votata alla ricerca e alla promozione di musicisti classici italiani da valorizzare. La quale ha voluto coniugare il sempiterno della musica di Beethoven all’ultramoderno della visione in streaming in diretta mondiale. Scommessa che ClassicaViva ha già lanciato da anni, anticipando i tempi e allineandosi alle prassi già in uso in paesi più tecnologizzati del nostro senza disdegnare i media internautici, anzi. Sfruttandoli nel modo migliore, diffondere la Bellezza oltre l’Auditorium.

L’idea dello streaming è stata tentata in Germania dai Berliner, con un risultato sorprendente sia in termini culturali che economici, oltre le più fiduciose aspettative dei suoi promotori. Oggi la diretta di concerti di musica classica in streaming è diventata una voce importante nel capitolato di entrate della prestigiosa orchestra berlinese.

Ines Angelino ha, con la sua infaticabile energia di anticipatrice solacontrotutti, scommesso e realizzato per prima questa stessa modalità di allargamento della fruizione. Perché se è vero che un intero paese, come accaduto quest’anno durante la Primavera Araba in Libia e in Egitto, può rovesciare un tiranno grazie a Internet, cosa vieta allora che possa anche far giungere alle orecchie di un pubblico molto più vasto le note di Beethoven e commuoverlo? La risposta dell’Angelino è: “nulla”

Quindi va fatto. Questo approccio si chiama ‘politica culturale’, che è cosa distinta da packaging di aria profumata. Oggi l’arte è un gesto politico per eminenza.

Eccoci perciò a domenica 24. Al Conservatorio di Milano. Nella sala Verdi.

Dove grazie al sostengo sentito e alla disponibilità reale del suo Presidente è stato possibile ascoltare un concerto di grande livello di fronte ad un pubblico di testimoni ‘dal vivo’ di una novità assoluta in ambito mediatico in Italia e al tempo stesso ascoltatori assorti nella forza del compositore più “eroico”, come eroica è la sfida dei giovani musicisti italiani che vivono a stento della propria arte, ed “Eroica” la Sinfonia con cui si chiude il programma.

Non avendo i titoli accademici o di musicofilo per citare con cognizione di causa il perchè e il per come questo concerto debba essere considerato nell’alveo dell’ eccellenza, mi limito a commentare con entusiasmo di spettatore profano ma “emotivo”, il perché è piaciuto a me, e visibilmente a tutti gli altri spettatori in sala.

Mi è piaciuto perchè mi sono dimenticato di me stesso. Ho smesso di respirare. Mi sono commosso più d’una volta. Ho avuto la sensazione che Ludwig Van fosse lì, vibrante. Ho detto, “come è bello essere vivi” e poi ho sentito la forza attrattiva della morte romantica, per subito dopo rialzarmi sorretto in volo da figure celestiali che celebrano la gioia della Vita. Perché ho invidiato i musicisti dell’orchestra, perché sarei balzato sul palco e mi sarei messo a ballare accanto al pianoforte, perché non stavo nella pelle, perché ho sentito una voglia irrefrenabile di fare la Rivoluzione, perché non sapevo che l’orecchio è l’ultimo degli organi a sentire la Musica (come non avevo capito il Messaggio di Beethoven!) poiché prima si sente coi piedi, con le scapole, con lo stomaco, con lo sterno. Prima lo sente il cuore come organo e poi come luogo figurato dell’anima.

Mi è piaciuto da impazzire. Io vorrei e dovrei dire dell’impasto del suono che per un’orchestra giovane e così poco rodata era più che buono, a tratti ottimo; vorrei dire che gli “episodi” interni alle tre storie erano scolpiti in modo chiaro, ritmicamente, timbricamente, espressivamente; vorrei dire che il dialogo tra le sezioni era distinto dove doveva esserlo e fuso dove doveva fondersi; vorrei dire che c’era musica che usciva da tutti gli sgabelli e i leggii e non solo dagli archi, dai legni e dai fiati; vorrei dire che l’ouverture dell’Egmont toglieva il fiato per freschezza e che l'”Eroica” aveva una cristallina processione di colori, e di cambi di atmosfera all’interno di quel moto binario goethiano tra maschile e femminile, cupezza e solarità, anima e animus per parlare col linguaggio della psicologia analitica; vorrei dire – come la signora cotonata accanto a me che ne sa meno di un bagarino di musica classica ma atteggiandosi proferiva solenne – “Beethoven è sempre Beethoven!”;  e lo direi anch’io, perché non c’è verità più palese, per quanto ovvia, in quel momento di totale rimbambimento sensoriale dentro quella nebulosa di grandiosità contrastanti.

Ma non lo dico, non come dovrei e vorrei. Perchè una cosa devo assolutamente dire, devo dire. “Io c’ero”.

Poche volte in una vita di spettatore si può dire con sincerità questa frase.

L’ho detta la prima volta che ho visto “The Tempest, di P. Brook” o l’ultima replica di Eduardo quando avevo quattro anni al Teatro Manzoni di Milano, o un concerto d’organo di Bach di Gustav Leonardt e poi in altre rarissime occasioni che si incidono nella carne come esperienze che ci cambiano, non necessariamente perché sono oggettivamente sublimi, piuttosto perché catalizzano il senso del sublime soggettivo in un unico luogo e in un unico tempo, l’assoluto presente dell’esecuzione. E quel sublime rapisce tutti i presenti. Chi ha avuto la fortuna di vedere Totò a teatro nei primi anni (un certo Fellini) racconta di quel magnetismo ineffabile che paralizza. Lo stesso se si assiste da vicino alla performance di un campione olimpionico, ci si stente schiacciati e poi lanciati in ria come razzi senza gravità e poi si rimane storditi in un misto di perdita di recinzione dell’io e di opposto processo di identificazione totale con qualcosa di altro da noi stessi.

Ecco, il concerto di domenica era uno di quei “io c’ero” anche se non c’era Karajan a dirigerlo sul podio e Karl Bohm a suonarlo al pianoforte.

E allora la domanda sorge spontanea: “E come è possibile?”

E’ possibile perché questo esser-ci di domenica era l’aver avuto il privilegio di assistere alla prima esibizione di tale proporzione in veste di Direttore d’orchestra e di Solista al pianoforte, da parte di Stefano Ligoratti.

Stefano Ligoratti in concerto

Stefano Ligoratti in concerto - foto di Attilio Marasco

Oggi la mia affermazione è passibile della critica di un’esagerazione da incompentente, ma io non la temo, anzi vi sfido, perchè questa verità sta scritta nel futuro e non nell’oggi. Ne riparleremo tra quindici o vent’anni, se io vaneggio o sono semmai parco nel dire che Stefano Ligoratti è un musicista di stazza monumentale, di livello internazionale e non perché è stato prodigioso il suo curriculum di studi musicali (sei lauree già prese a 24 anni!) quanto invece perché, a 26,  è già arrivato ad una sintesi elaborata del materiale sonoro, che tratta con doviziosa cura e nessuna superflua imbastitura. Ne ha coscienza piena, lo governa quel materiale, lo scolpisce, lo modula, gli dà un suo andamento specifico senza doversi atteggiare mai da enfant prodige che vezzeggia il pubblico con virtuosismo di maniera. Quando mette le dita sul pianoforte non c’è tecnica pianistica, c’è musica, lui la ascolta più che suonarla, la ascolta mentre i tasti la producono. E si dirige da solo mentre suona, estraniandosi da se stesso, se è possibile, con la stessa severa intensità che richiede – e riesce a tirar fuori – ai suoi giovani strumentisti.

Ligoratti diventa un orchestrale quando fa il solista, perchè si sposa liturgicamente alla musica e si mette al suo servizio, non sottomettendola al suo capriccio di vanità semmai sottomettendo se stesso alla Necessità che è insita in ogni singola battuta di Beethoven.

Ligoratti è maturo, raramente maturo, maturo per le grandi orchestre e i teatri prestigiosi. E non arrivano a mazzi talenti come il suo, in questo paese di invidiosi qualcuno dovrebbe accorgersene in tempo prima che si risolva per andare all’estero e dargli ora, qui da noi, la possibilità di portare a cesellamento e approfondimento e divulgazione questa risorsa incredibile di cui gode questo ragazzo. Come prima cosa non copia i grandi del passato, però riesce dove oggi riesce solo Baremboim è credibile, pienamente e simultaneamente nelle vesti di direttore d’orchestra del concerto che esegue come solista.

Anche Baremboim ha fatto storcere il naso in passato per questo suo apparente delirio di onnipotenza, salvo poi farglielo raddrizzare quando questa anomalia ha dato prova di essere una virtù naturale effettiva e non una chimera autocelebrativa da baraccone. Per nostra fortuna a giudicare il vero portato di quel narcisismo sono quelli che ascoltandolo ne rimangono turbati, affascinati, innamorati e non gli storcitori di naso.

Stefano Ligoratti Pianista e Direttore nel Concerto "Eroico"

Stefano Ligoratti Pianista e Direttore nel Concerto "Eroico" - foto di Attilio Marasco

Ligoratti nel concerto numero 3 fa venire i brividi. Andate a vedere le esecuzioni celebri di questo concerto su you tube, ve ne sono alcune immense, e ditemi se esagero nel dire che Ligoratti possiede un grado di consapevolezza strumentale e d’insieme che non teme paragoni celebri, fatte le debite proporzioni dovute all’età.

A chi ne ha seguito gli avanzamenti a partire dal suo diploma in pianoforte (cui si aggiunge quello in clavicembalo, organo, composizione e direzione d’orchestra, solo per darvi un’idea del lavoro che c’è dietro un vero talento!) fino alle sue più recenti incisioni, appare evidente che il cimento recente con la direzione cameristica da un lato e l’esecuzione di repertorio novecentesco russo gli hanno fatto fare un salto di qualità spaventoso. La straordinaria esecuzione dal vivo della Sonata di Berinsky per violino e pianoforte in particolare, e più segnatamente proprio lo studio meticoloso di quelle temperature di colore tipiche di quella tradizione, cioè la ruggine, l’impeto appassionato, la rabbia rivoluzionaria, la melancolia della steppa, la condizione di esuli dentro, l’introspezione psicologica portata ad un intimismo sconosciuto al di qua dei Balcani, hanno estratto da Ligoratti, come da un cava ancora intatta, una quantità di pietre preziose, in una gamma che il repertorio classico e romantico per loro natura non richiedono di sondare e portare a raffinazione. Questa esplosione espressiva e di maturazione pianistica deve molto, a mio avviso, alla sua partner al violino Yulia Berinskaya che proprio per essere, oltre che una violinista straordinaria,  anche artista ispirata e conoscitrice al dettaglio di quel repertorio della sua terra d’origine, lo ha sollecitato con tirannica dolcezza all’estrazione del tesoro nascosto sotto la pietra dura. C’è un prima e un dopo in Ligoratti, il punto di passaggio è quello, pertanto l’estensione massima in senso tonale, timbrico, espressivo, tecnico, la somma tra la capacità di abbandonarsi completamente, direi di arrendersi alla prepotenza dei suoni, pur esercitando un controllo assoluto sull’esecuzione sono alcuni dei risultati più eclatanti, frutto di una crescita che avviene in una dimensione spirituale dell’artista e che viene trasmessa alle dita e non viceversa.

Ora sembra affondare le mani sulla partitura come non potrebbe fare sui tasti, e mentre suona fa corpo d’assieme con l’orchestra senza staccarsene mai anche quando essa tace. E’ ragionevole immaginare che i maestri dell’orchestra abbiano una temperatura di partecipazione emotiva diversa quando colui che li dirige è in gioco tanto quanto e molto più di loro, suonando egli in prima persona. Come una barca a vela in piena mareggiata, l’orchestra sa che il timoniere è al comando di tutti loro ma allo stesso tempo dipende da tutti loro, perciò solo uniti ci si salva; è la massima implicita in ogni marinaio d’altura. Se Ligoratti gode di quel rispetto presso l’orchestra non è certo per una qualche allure che lo circonda nel suo andamento senza età, faccia di un bambino, sguardo di un uomo maturo quasi anziano, fisico da maratoneta del libro, compassato. Sorridente. Educato. Nessuna vanagloria. Per qualcuno dovrà forse essere il suo understatement da ragazzo di provincia a far breccia sui suoi colleghi e di conseguenza a diminuirne l’impatto presso chi guarda le apparenze, e non la sostanza, i soliti critici e rappresentanti istituzionali conservatori e conservatoriali. Ma quel carisma, il Carisma in generale, non viene recepito dagli altri tanto facilmente, se non c’è. A buon mercato non si ottiene nessuna ammirazione in ambito classico dai propri colleghi, c’è l’ostacolo dell’invidia o dell’italiota pettegolezzo al ribasso nei confronti di chi vanta numeri eccezionali. Su Stefano Bollani si è detto il peggio finché Chailly non lo ha invitato a suonare con la sua orchestra con tanto di frack. E gli stessi detrattori fino a cinque minuti prima, che discettavano sull’involgarimento del pianismo pseudo classico, solo perché il nostro jazzista mondiale si permetteva di passare da Chopin a un jingle pubblicitario a uno swing di Duke Ellington per mostrarne le influenze e le derivazioni per similitudine, proprio gli stessi, hanno spianato tappeti rosso fuoco promuovendolo all’improvvis,o appena qualche Nome lo ha definito un genio, un talento, un pianista sopraffino a 360°, e un musicista in senso ecumenico.

Ci sono giovani egregi direttori in giro per il mondo, che aggregano un po’ troppo per il loro bel trequarti sulla copertina di Vogue e un po’ poco per il loro reale piglio sul podio o lo spessore di analisi e di resa di una partitura sinfonica o operistica. Lo star system dove può fagocita il giovane talentuoso e lo spreme prima ancora che arrivi ad un termine di solidità e personalità musicale.

Speriamo che Ligoratti possa continuare a restare così giustamente ragazzo qual’è, venendo valutato per la densità insita in ogni suo atto musicale e mai per il suo look in senso lato. Parlare dell’Egmont o dell’Eroica che ha diretto egregiamente è secondario proprio perché dirigere e suonare il n. 3 di Beethoven al pianoforte polarizza su di sé ogni altro impiego di forze. Lì abbiamo visto scomparire tutti la persona fisica e siamo stati travolti dalla musica.

Ma se poi uno volesse sapere qualcosa di più, direi: andate a vedere sulla registrazione audio e video disponibile su youtube, qui sopra in questo stesso oarticolo, o direttamente qui http://youtu.be/OAzwo3X5ugg, come sottolinea gli abbellimenti con un senso e come tiene i trilli nella loro funzione di annunciatori o di sospensioni, andate ad ascoltare come cambia registro il pianoforte da un flessuoso e voluottuoso romanticheggiare da chiaro di luna, per cedere poi il passo ad un funesto scroscio di temporale che fa ululare le corde basse e poi a un frasegggio fugato, martellato, quasi soffocato, che contrappunta coi fiati prima e con gli archi poi. L’alternarsi di colori su quel pianoforte non produce mai il distacco percettivo tra lui e gli altri, li accorpa i rispettivi habitat sensoriali. Si vede che Ligoratti ha speso tanto tempo sulle partiture di Bach, perché la ricerca della distinzione dei piani contrappuntistici lo rende incline a marcare il parallelismo e le convergenze melodiche anche sotto il piano dei colori diversi affidati a sezioni diverse, sacrificando – se è il caso – l’armonizzazione orchestrale con il preciso intento di non portare mai ad un suono indistinto ed indistinguibile l’orchestra. L’unione dei contrari, diversi ma insieme, fa da collante, anziché il sinfonismo in quanto massa acustica.

Ascoltando le grandi interpretazioni di questo meraviglioso concerto, vi renderete subito conto, che il primo elemento caratterizzante è il tactus, il secondo sono gli stiramenti temporali all’interno, poi il rilievo che ha una sezione sull’altra nel susseguirsi dei fraseggi, i picchi dinamici e la qualità timbrica nel suo insieme. Poi c’è il quid pluris: quale sia il processo che lo generi, da cosa sia composto, come venga costruito questo di più è un’operazione possibile solo parzialmente, poiché quel di più sale sulle spalle dell”architettura complessiva e poi spicca un balzo in avanti e in alto, ma è più della somma delle sue parti. Domenica pomeriggio, c’era il quid pluris, ed era un quis pluris, un chi non un cosa. Era Stefano Ligoratti, che ha permesso ad una sala di spettatori di vedere l’esordio di un grandissimo della musica che ha fatto la sua prima vera apparizione a pieno regime di tutte le sue qualità. Le sue movenze durante la direzione hanno una propria cifra gestuale, non si riesce a ricondurlo ad un Celeberrimo Direttore, ma per gli amanti della mimica dirò che dirige con tutto il corpo. Usa molto la testa per dare gli attacchi alle sezioni laterali, non alza i gomiti, non allarga troppo le braccia, non spinge mai al limite il traballamento dionisiaco di tutto il corpo di alcuni direttori del passato. Tende ad una gestualità composta in avanti, una propensione agli spostamenti laterali del busto con angoli di 30° quando marca l’accento di uno staccato o di un ritmo sincopato, usa il dorso della mano disegnando volute circolari davanti e di fianco a sé quando richiede dagli archi il cantabile. Ma se deve prendere a picconate gli ammassi acustici per scolpirli, allora lo vedrete aggredire il gesto come stesse usando un fioretto per infilzare qualcosa o qualcuno.

Divarica leggermente le gambe quando la solennità di una marcia richiede un peso specifico maggiorato di approccio allo strumento. Non lascia mai sola l’orchestra, anticipa solo gli attacchi più imperiosi e improvvisi, i restanti li segnala sul ritmo e non trascina l’orchestra a forza richiamando l’attenzione di continuo su di sé. Si fida dell’orchestra e perciò la accompagna nel suo corso naturale: quando è lei che tratteggia il cammino linearmente, lui interviene con nettezza e autorità solo dove è indispensabile enfatizzare uno scenario sonoro diverso, difficile, imprevisto, carico o lievissimo. Questo porta la nave ad attraversare la tempesta e la conduce oltre la tempesta, in porto, facendola tuttavia dondolare tra i flutti senza scuffiare, con una grazia insolita e divertita.

Ci aguriamo che i conservatoriali conservatorianti ingessati, fossero in quella sala. Poco persuasi in generale della versatilità di un artista, in nome di un puro tecnicismo specializzato avulso dalla musicalità totale, vogliamo sperare che abbiano avuto la risposta ai loro maldistomaco teologici, percependo come me, nella mia presuntuosa “ignoranza attiva” (Goethe), di avere loro assistito a qualcosa di altissimo, qualcosa che un domani ci potrà far dire compiaciuti: “io c’ero”. Oggi però dobbiamo solo dire “leviamoci il cappello…!”

 

Apr 022012
 

concerto Mozart e Leonardo alle Grazie, MilanoLunedì 2 aprile 2012, alle ore 21,15,
Milano, Basilica di Santa Maria delle Grazie
l’Associazione musicale ArteViva presenta il concerto

Mozart e Leonardo alle Grazie

Programma:

W. A. Mozart: Davidde Penitente
per soli, doppio coro e Orchestra – Cantata KV 469, su testo attribuito a Lorenzo Da Ponte

Misericordias Domini – Offertorio KV 222

Coro Polifonico Theophilus – Orchestra da camera Arteviva

Soprano I Amy Mc Intire
Soprano II Monika Lukacs
Tenore Paolo Antognetti

Direttore: Matteo Baxiu

Ingresso a pagamento

50,00 € – 25,00 € – 18,00 € – 5,00 €

Il prezzo del biglietto intero comprende una visita guidata al Cenacolo Vinciano oppure al Codice Atlantico di Leonardo in esposizione presso la Sacrestia Monumentale del Bramante:

Botanica, intrecci e decorazioni di Leonardo

Informazioni, prenotazioni e acquisto biglietti presso Arteviva tel. 02.36.75.64.60

Clicca qui per acquistare il biglietto on-line

tutti i dettagli del concerto qui:

Mar 162012
 
Pisa: Terzo appuntamento con il ciclo di lezioni-concerto curato da Maurizio Baglini
DA VERSAILLES A VIENNA
IL PIANISTA LUCA CIAMMARUGHI RACCONTA I DUE MONDI DEL SALOTTO BAROCCO E ROMANTICO ATTRAVERSO LE MUSICHE DI RAMEAU E DI SCHUBERT
In programma domenica mattina 18 marzo 2012, alle ore 11, nella Sala degli Arazzi di Palazzo Reale.
Inviti in distribuzione giovedì mattina allo sportello ‘Informazioni’ del Teatro Verdi 
Il pianista Luca Ciammarughi Il concerto fa parte di un progetto finanziato dalla Fondazione Caripisa e dalla SAT-Aereoporto “G. Galilei” di Pisa e promosso dal Comune di Pisa, dalla Fondazione Teatro di Pisa e dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici, Paesaggistici, Artistici, Storici ed Etnoantropologici per le province di Pisa e Livorno.
Ricordiamo che l’ingresso è gratuito, a invito, e che gli inviti per domenica saranno in distribuzione nel numero di 90 (massimo 2 inviti a testa) allo sportello informazioni del Teatro Verdi, in via Palestro 40, giovedì 15 marzo a partire dalle ore 9.00 fino a esaurimento.

Già di per sé significativo il titolo dell’appuntamento di domenica: “Da Versailles a Vienna. La corte barocca e il salotto romantico”. A raccontarci questi due mondi sarà il pianista Luca Ciammarughi che interpreterà poi su un pianoforte Fazioli una selezione dalle Nouvelles Pièces de Clavecin di Jean-Philippe Rameau e due dei Klavierstuecke D 946 di Franz Schubert (il n. 1 in mi bemolle minore e il n. 2 in mi bemolle maggiore).

Musicista inusuale, Luca Ciammarughi è noto sia per l’intensa attività concertistica per le più prestigiose istituzioni e sale concertistiche italiane ed europee (senza dimenticare i suoi successi allo Spoleto Festival di Charleston, negli USA, e al Festival dei Due Mondi di Spoleto) che per i suoi programmi su Radio Classica (per la quale dal 2007 ad oggi ha condotto migliaia di trasmissioni) e sul canale Classica di Sky; dal 2010 è anche direttore artistico del festival “Settimana in musica” di Clusone.
Rameau e Schubert sono autori particolarmente congeniali a Luca Ciammarughi: in un’intervista dell’estate scorsa egli infatti ammise di sentire con entrambi una “immedesimazione totale”, le loro pagine spiccano nei suoi programmi concertistici e, per quanto concerne in particolare Schubert, va ricordato che Ciammarughi ha recitato e suonato come protagonista nella pièce teatrale L’ultima Sonata, dedicata proprio alla figura del compositore austriaco, e ha inciso recentemente il secondo cd dell’integrale delle Sonate di Schubert per l’etichetta ClassicaViva (a proposito del volume I, il critico e pianista Riccardo Risaliti ha parlato di “lirismo, bellezza di suono, intimismo e tragicità, accostati in una narrazione coerente ed emotiva.”) .
Significative le pagine scelte per la lezione-concerto di domenica mattina. Nella vasta produzione di Jean-Phillippe Rameau (il musicista e filosofo francese vissuto tra il 1683 e il 1764, nominato nel 1745 Compositeur de la Chambre du Roi da Luigi XV, autore fecondo di opere teatrali, cantate, mottetti, pezzi per clavicembalo e musica da camera, nonché tra i massimi teorici del suo tempo – e non solo, se si pensa che il suo celeberrimo Traité de l’harmonie segnò la nascita dell’armonia moderna, rimanendone a fondamento fino all’inizio del ‘900) Ciammarughi ha scelto una selezione di dieci brani dalle Nouvelles Pièces de Clavecin, l’ultima raccolta per clavicembalo solo pubblicata dall’autore nel 1728 e che, divisa in due gruppi, alterna tempi di danza a pezzi di carattere. Anche Franz Schubert scrisse una notevole quantità di musica, confrontandosi nel suo breve arco di vita (morì giovane, a soli trentunanni) con una altrettanto vasta gamma di generi e di orizzonti musicali, dal Lied alla musica sinfonica e cameristica, dalla musica per pianoforte, alla produzione sacra e all’opera). Scritti nel maggio del 1828, sei mesi prima della morte, i tre Klavierstücke D 946 furono pubblicati nel 1868 per volontà di Johannes Brahms, che diede anche il nome alla raccolta e ne curò la revisione. Forse concepiti per far parte di un ciclo di Improvvisi, i Klavierstücke sono esemplificativi di un periodo – la metà dell’800 – che vide la sonata pianistica non corrispondere più alle esigenze estetiche dei tempi nuovi. Ecco quindi queste pagine, dei veri e propri bozzetti caratteristici, capaci di esprimere singoli stato d’animo, immagini, impressioni, racconti.
Ancora un appuntamento imperdibile con gli “Incontri Musicali”, dunque.

Per informazioni Teatro di Pisa tel 050 941111.

Mar 082012
 

Yulia Berinskaya e Stefano Ligoratti in concertoDomenica 11 marzo, a Varese, alle 17,00 primo appuntamento della stagione di “Musica e Poesia alla Chiesa di Loreto”, manifestazione giunta ormai alla “XIV Stagione, con il concerto “Violin in Blue”, con la violinista Yulia Berinskaya e il pianista Stefano Ligoratti.

Ingresso libero

ProgrammaViolin in Blue”, tutto di musica francese, dedicato a C. Debussy, in occasione del 150 anniversario della nascita

concerto Berinskaya Ligoratti Violin in Blue Varese

César Franck (1822-1890)
Sonata per violino e pianoforte in la maggiore

Jules Massenet (1842-1912)
dall’Opera Thaïs


  • Méditation de Thaïs


Claude Debussy (1862-1918)
Sonata per violino e pianoforte


  • Allegro vivo



  • Intermède Fantasque et léger



  • Finale Très animé


Claude Debussy (1862-1918) – Grigoraş Dinicu (1889-1948)


  • Clair de lune


Pablo de Sarasate (1844-1908) – Georges Bizet (1838-1875)


  • Fantasia sulla Carmen


Violin in BlueIl concerto presenta dal vivo i brani incisi dai due artisti nel CD “Violin in Blue”, pubblicato dalla nostra etichetta nel 2011, di cui potete trovare tutti i particolari, compresi i curricula dettagliati degli artisti, a questo link: http://lnx.classicaviva.com/catalog/product_info.php?cPath=47&products_id=410

Trovate qui una interessante recensione di questo recital: http://concerti.classicaviva.com/2011/02/una-serata-particolare-recensione-del-concerto-violin-in-blue/

I concerti della stagione “Musica e Poesia alla Chiesa di Loreto”, voluti da Don Amilcare Manara, parroco dell’Unità pastorale di Cartabbia – Capolago”, grazie anche al notevole concorso di pubblico, costituiscono ormai un classico appuntamento del pomeriggio domenicale con la musica da camera eseguita da artisti eccellenti.

Anche la chiesa della Santa Vergine di Loreto, un importante sito storico-artistico-rinascimentale ricco di pregevoli affreschi, fornisce a questi concerti un ambiente perfetto per godere a pieno della grande musica.

INFORMAZIONI 0332/284720 http://www.pisteuo.it. Con la collaborazione del Comune di Varese e della Fondazione Magnoni

Feb 222012
 

Venerdì 24 febbraio la Winterreise di Schubert risuonerà anche in Rete grazie ad uno dei massimi liederisti dei nostri giorni, il tenore Ian Bostridge, accompagnato al pianoforte da Julius Drake.

L’evento, promosso dall’Accademia nazionale di Santa Cecilia e da Telecom Italia per il ciclo PappanoinWeb, sarà trasmesso online in diretta dall’Auditorium Parco della Musica di Roma, alle 20.30, sul portale di PappanoinWeb, su Altratv.tv e sulle web tv e media digitali locali del network.

Considerata la summa dell’arte liederistica di Franz Schubert, la “Winterreise” (Viaggio d’inverno) è stata composta nel 1827, su testi del poeta romantico Johann Ludwig Wilhelm Mueller, un anno prima della sua morte. Per apprezzare al meglio il concerto è possibile consultare l’interessantissima ed esauriente guida all’ascolto, disponibile sul sito, curata direttamente dal Maestro Antonio Pappano e l’introduzione al concerto del Maestro Bietti.
Il ciclo schubertiano è il terzo concerto previsto dal calendario del progetto PappanoinWeb, promosso per mettere a disposizione dello spettatore una nuova modalità di ascolto e allargare sempre più la base di fruizione della musica classica.

Ed ecco l’embed all’evento, per seguirlo in diretta anche da qui!

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!