Feb 292016
 

Oscar 2016 a Ennio Morricone

“Morricone è il mio compositore preferito. Quando dico compositore non intendo solo musicista per il cinema, ma parlo di Mozart, Beethoven, Schubert”. Quentin Tarantino

Ennio Morricone, 87 anni, con  5 nomination alle spalle, vince l’Oscar per la colonna sonora di “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino. Il Maestro era stato premiato con un Oscar alla carriera nel 2007, ma questa volta, dopo 6 nomination,  ha finalmente ottenuto il premio alla categoria che aspettava da una vita.  Visibilmente commosso, Morricone ha ritirato il suo premio per poi salutare il pubblico in standing ovation del Dolby Theatre di Los Angeles: “Buonasera signori, buonasera” e ha continuato: “Ringrazio l’Academy per questo prestigioso riconoscimento. Il mio pensiero va agli altri premiati, in particolare allo stimato John Williams (autore della colonna sonora di Star Wars, alla sua 50esima nomination, ndr). Non c’è musica importante senza un grande film che la ispiri”. Il maestro ha infine salutato sua moglie Maria, presente in sala durante la premiazione, dedicandole la sua musica e la vincita.  Morricone, il più anziano vincitore dell’Oscar, si era recato a Los Angeles qualche giorno prima della cerimonia per ricevere  anche una Stella sulla Walk of Fame. Il Maestro è un orgoglio italiano.

                                                                                                                   

Molte le congratulazioni dal suo paese tra le quali quelle di Mogol all’Agi: “Mi fa piacere, Ennio è un grande. Lo trovo un meritato e giusto riconoscimento”. “Che Orgoglio Ennio!”, è la frase postata da Laura Pausini sui suoi social dopo l’annuncio della vittoria dell’Oscar. “Mi sveglio e scopro che il nostro Ennio Morricone ha vinto l’Oscar!!! Congrats Maestro! Ououo ououo (cojote)”, scrive Fiorello su Twitter.”Grande emozione!!!! W Morricone!!!”, è la frase postata da Jovanotti con tanto di bandiera tricolore.”Mio Padre ha appena vinto il secondo Oscar della sua carriera! Sono molto felice per Lui, per mia Madre e per la Famiglia”. Lo scrive su facebook, Andrea Morricone, figlio del maestro Ennio. Non sono mancati messaggi di felicitazioni dalle più alte cariche dello stato: quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – “Le composizioni del maestro Ennio Morricone hanno fatto commuovere e sognare intere generazioni in tutto il mondo. L’Oscar è un riconoscimento meritato che premia la vita di un grande artista dedicata alla musica. Al maestro Morricone le mie più sentite congratulazioni e il grazie di tutta l’Italia” e le felicitazioni su Twitter del Premier Renzi – “Grandissimo Maestro, finalmente! Morricone #orgoglio #Oscars2016”.

Set 182008
 

Il Trio MatisseEd eccomi ancora qui con il podcast della trasmissione andata in onda su Radio Classica martedì 16 settembre 2008, su “Ultimo Grido”, condotta da Luca Ciammarughi. Annuncio anche fin da ora con grande piacere che sarò in onda ogni martedì, fino alla fine dell’anno, alle ore 16.

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Il podcast presenta la musica così come è andata in onda alla radio, dove, per esigenze tecniche, appare parecchio “compressa”. Per apprezzarne a fondo le delicate sfumature dinamiche originali, potete scaricarla dal nostro catalogo, utilizzando gli Hyperlink man mano qui sotto presentati (in azzurro).

Stavolta abbiamo parlato di grande cinema, e precisamente di “Barry Lindon”, di Stanley Kubrick. Analizzando quello splendido film, la cui colonna sonora era composta da brani di famosi compositori classici, abbiamo presentato, per cominciare, il famoso “Andante con moto” dal Trio in mi bemolle maggiore  op. 100, D929 , di Franz Schubert, nell’esecuzione registrata negli studi di ClassicaViva dal “Trio Matisse”. Questo tema schubertiano viene utilizzato nel film come sottofondo a diverse celebri scene, nella rielaborazione di Leonard Rosenman, che per questo lavoro ebbe l’Oscar per la miglior colonna sonora nel 1976. E’ il tema del destino per eccellenza, che accompagna, dolente e solenne, con implacabile senso di fatalità, le vicende del protagonista Redmond Barry (presentiamo qui anche il filmato con la famosa scena della seduzione di Lady Lindon, interpretata da Marisa Berenson, da parte di Barry, uno strepitoso Ryan O’Neil…). Cinque minuti di grande cinema, affidato alla musica e alle immagini, senza parole…

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Ricordando questo grande film, un meraviglioso affresco sul settecento, ripreso con lenti speciali Zeiss, ottenute dalla Nasa, per utilizzare soltanto la luce naturale, persino nelle scene notturne,  illuminate esclusivamente da candele e lumi d’epoca, abbiamo colto l’occasione per presentare quasi l’intero Trio schubertiano, con l’eccezione del primo movimento e, poi, anche, di parlare del famoso tema della “Follia di Spagna”, altro grande tema del film. Il destino del protagonista è infatti accompagnato, nel film, da questo famoso tema, declinato nella “Sarabanda” di Haendel.
Stefano LigorattiAbbiamo così presentato il tema della Follia, nella scintillante composizione del giovane Stefano Ligoratti, che ha eseguito al clavicembalo le sue  “12 Variazioni sul tema de la “Follia”. (La partitura originale è scaricabile dal nostro sito, qui).
Per concludere la trasmissione, abbiamo anche mandato in onda un’altra composizione ispirata alla “Follia”, nella prima incisione pianistica assoluta, sempre per le nostre edizioni, e sempre nell’interpretazione di Stefano Ligoratti, questa volta nella veste di pianista. Si tratta delle “12 Variationen auf die Folie d‘Espagne in d”, di C. Ph. E. Bach, il figlio del grande Johann Sebastian. Due brani davvero piacevoli e ricchi di inventiva e fantasia.
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Apr 092006
 

charlotDurante i primi 30 anni della vita del cinema, virtualmente ogni proiezione veniva accompagnata con musica dal vivo. Ciò significa che la visione di un film era per certi versi un’esperienza simile al teatro, dove la rappresentazione era, per usare due termini televisivi, una sinergia di ‘diretta’ e ‘differita’: da una parte il lato meccanico, a sostituire il palcoscenico, e dall’altra il lato ‘live’, con i musicisti fisicamente impegnati per tutto il corso della proiezione.

Eppure una grossa differenza con il teatro puro c’è: durante uno spettacolo puramente teatrale (intendendo uno spettacolo rappresentato totalmente dal vivo in un teatro, o in una sala da concerto), si crea una tensione crescente tra gli interpreti ed il pubblico, essendo gli uni consapevoli della presenza degli altri. La chiusura del sipario e gli applausi finali sono in qualche modo lo sfogo di questa tensione. Una tensione che nel cinema è impossibile raggiungere, per la natura stessa del cinema, che non riesce mai a coinvolgerci oltre un certo limite, mentre restiamo seduti nel buio ad osservare passivamene le immagini sullo schermo. In teatro, con il bello della diretta, può succedere di tutto, ogni sera è diversa dalla precedente perchè gli interpreti sono diversi, invecchiati anche solo di un giorno. Il cinema come mezzo di riproduzione meccanico è sempre uguale a se stesso, sempre perfetto.

Da un punto di vista strettamente musicale, il cammino verso un complesso ed emotivo approccio all’accompagnamento dei film fu, senza sorprese, un processo graduale. I primi film venivano accompagnati solamente da un pianista che solitamente improvvisava mescolando brani popolari a stralci di pezzi classici. Ad un certo punto i film cominciarono ad essere distribuiti con indicazioni di cosa il pianista avrebbe idealmente dovuto suonare. Già negli anni venti però, non era raro incontrare nelle grandi città un film accompagnato da un’intera orchestra. Dal momento che l’improvvisazione è impossibile con un’orchestra, le partiture complete per musica da film divennero una necessità; queste prime partiture si presentavano ancora come un mix di brani popolari e classici. Di solito i direttori d’orchestra che si specializzavano in quest’ambito mettevano insieme la partitura componendo loro stessi i ‘ponti’ tra un brano e l’altro. Come si può immaginare, quello della sincronia non era certo un problema da poco.

Infine anche compositori di grande talento sperimentarono e spesero energie nella creazione di partiture per film. Anche se la cosa non ebbe grosso sviluppo, almeno all’inizio, e presentò diversi problemi: i compositori erano spesso ferrei nel volere che si mantenesse l’integrità della loro opera, a cominciare dall’orchestrazione. Ciò presentava, naturalmente, un problema logistico: con la distribuzione di un film in diverse città era impensabile che lo stesso tipo di orchestra potesse essere presente ovunque. La cosa avrebbe, inoltre, gravato notevolmente sul budget. Oltretutto, a seconda delle città, la proiezione poteva venire organizzata più o meno in grande, il che rendeva necessario il poter riadattare la partitura alle esigenze del momento, cambiando orchestrazione, ensemble ecc. Inoltre la musica veniva ancora considerata un elemento accessorio di una proiezione, ed un qualcosa che qualunque rozzo mestierante sarebbe stato in grado di fare a minor prezzo dei compositori di razza.

Com’è ovvio, il risultato di questo è che ben poche partiture per film muti vennero scritte da grandi compositori: Camille Saint- Saëns per “L’assassinat du duc de Guise” del 1908, Richard Strauss per “Der Rosenkavalier”, Arthur Honegger per “La roue” del 1923 e “Napoleon” del 1927, Dimitri Shostakovich per “La nuova Babilonia” (che fu solo la prima delle sue 36 partiture per il cinematografo, muto e non) e pochi altri. Le partiture venivano oltremodo scritte a parte, con il compositore che presentava il lavoro finito senza alcun dialogo o costruzione dell’idea del materiale con il regista.

corazzatapotempkinUno dei primi a capire l’importanza della musica per il film e, quindi, quanto fosse importante una collaborazione tra compositore e regista per poter ottenere la giusta sinergia fu Sergej Ejzenstejn. Egli comprese fin troppo bene quanto la pantomima sullo schermo potesse essere enfatizzata e sottolineata nei suoi momenti peculiari da una musica costruita all’uopo. La formalizzazione di questo pensiero si può apprezzare benissimo nel film “Potemkin” del 1925. Edmund Meisel, il compositore, lavorò a stretto contatto con Ejzenstejn, tanto da comprendere in toto il profilo operativo del film nel suo insieme. Certo, successivamente, lo stesso Ejzenstejn scrisse una famosa analisi del proprio film, dividendo lo stesso in 5 atti, ciascuno dei quali terminava con la chiusura del sipario. In un certo senso, Potemkin fu scritto in modo da poter essere acompagnato con la musica.

Naturalmente anche altri registi si resero, poi, conto dell’importanza della musica per il film, tanto che divenne uso comune avere un pianista suonare durante le riprese del film per aiutare gli attori a modellare la scena. Purtroppo il film muto era condannato all’estinzione fin dall’inizio. Proprio quando cominciò a svilupparsi, infatti, la Warner Brothers distribuì il suo primo film con colonna sonora registrata, “Don Giovanni” (1926). Molte partiture andarono, così, perdute, e altre, come quella di “Der Rosenkavalier”, sopravvivono soltanto in frammenti.

Negli ultimi anni c’è comunque stata una tendenza al recupero del film muto come arte in sé, il che ha riportato inevitabilmente i riflettori anche sull’accompagnamento musicale. E’ del 2002 la ripresa di film come “Il gabinetto del dottor Caligari” del 1919 e di “Metropolis” del 1926 nell’ambito di una rassegna cinematografica a Palermo, entrambi accompagnati dal vivo da un pianista, nella più pura tradizione del muto. Più indietro nel tempo, risale al 1981 la nascita de “Le giornate del cinema muto” a Pordenone, divenuto ormai un appuntamento fisso per tutti gli amanti e studiosi del genere. O ancora il Bard Summerscape, nello Stato di New York, che dal 2003 ogni anno presenta una rassegna di film legati al compositore attorno al quale ruota il Bard Music Festival, e dove il muto è raramente assente. Infine i lavori di compositori come Giovanni Renzo sono fondamentali per il mantenimento del genere. Forse ci si è mossi un po’ troppo tardi per il recupero delle partiture originali dei film muti, ma la presenza di realtà come queste ci fa sperare che quelle recuperate, almeno, non andranno nuovamente perdute.

Gianmaria Griglio

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