Set 132009
 

Il Grande Sogno, di Michele PlacidoE parliamo un poco di cinema, entrando nel merito. Dopo i discorsi del Ministro Brunetta, che potete vedere nel post precedente, approfondiamo un poco cosa hanno realizzato, questi cineasti tanto vituperati.

Prendiamo il film di Placido, ad esempio: Il grande sogno. Il film è piaciuto alla critica (e sta entusiasmando il pubblico che sta correndo a vederlo: è appena uscito nelle sale in tutta Italia) forse perchè si coglie la vena di sincerità e l’atmosfera da “romanzo popolare e politico”. I destini dei tre protagonisti, un poliziotto, (Riccardo Scamarcio) una ragazza di buona famiglia (Jasmine Trinca) e uno dei leader della rivoluzione, figlio di operai deciso a fare la rivoluzione(Luca Argentero) si incrociano durante uno dei periodi più importanti della nostra storia recente.

Il regista ha raccontato “la sua storia”, quella di un giovane poliziotto che che visse intensamente quel periodo e in seguito interruppe la carriera militare per iscriversi all’Accademia di Arte Drammatica. (Una storia, permettetemi la divagazione personale, che mi ricorda parecchio i miei vent’anni, compiuti proprio nel ’68, mentre frequentavo la Statale di Milano, e partecipavo, tra i protagonisti, al grande movimento studentesco di allora, e il Piccolo Teatro, alla cui scuola, proprio in quell’anno, mi ero diplomata attrice,  e ho debuttato, nella stagione ’69-’69…)

Ecco il trailer del film:

ozZacC76LnA&feature=PlayList&p=5B9EEA72FC034A8E&playnext=1&playnext_from=PL&index=4

Il 68 è un importante spartiacque e come tale appartiene a tutti noi e va ricordato positivamente “perchè il ’68 non ha mai ucciso nessuno”. Michele Placido ci ha restituito una bellissima immagine dei dubbi, delle incertezze e delle grandi fermenti di idee che lo attraversarono ed è contento della risposta positiva al film proprio da parte dei giovani d’oggi, abituati a vedere troppe commedie poco serie: con gioia ha sottolineato di “aver già ricevuto moltissime richieste da parte di università, circoli e associazioni studentesche di destra e di sinistra per una proiezione pubblica de “Il grande sogno”.

Credo che una buona risposta agli attacchi insensati al nostro miglior cinema d’autore non possa essere che quella di ANDARE AL CINEMA a vedere questo bel film (e anche gli altri, si capisce!). Un segnale concreto, da parte di ognuno di noi, per sostenere i nostri migliori artisti, che da sempre danno lustro al nostro paese e formano la sua coscienza civile.

Ago 262009
 

Il filosofo Anselm JappeHo trovato in rete un bellissimo e davvero fondamentale articolo sul rapporto tra l’economia e l’arte, e in particolare su quale sia il posto della cultura nella società capitalistica odierna (“l’industria culturale”), davvero molto attuale. Ecco il link all’originale: http://www.exit-online.org/textanz1.php?tabelle=transnationales&index=4&posnr=157&backtext1=text1.php

Lo ha scritto il filosofo Anselm Jappe,  che insegna all’Accademia di Belle Arti di Frosinone dal 2002/2003. Ha conseguito la laurea in filosofia a Roma e il dottorato a Parigi. Ha pubblicato in Italia il volume Guy Debord (Manifestolibri, 1999) e numerosi articoli. E’ stato professore invitato in diverse Accademie francesi e Università brasiliane. Si interessa soprattutto alle ripercussioni sociali delle arti nel senso più vasto. Ecco il link alla sua pagina su Wikipedia: http://fr.wikipedia.org/wiki/Anselm_Jappe

E’ un articolo importante, profondo e anche difficile. Praticamente è un saggio, più che un articolo. Ma vale assolutamente la pena di leggerlo e di meditarlo a fondo, perché affronta nodi fondamentali sullo stato della cultura e dell’arte nella nostra epoca, fornendo una chiave interpretativa molto lucida, efficace e illuminante su quanto sta accadendo (si pensi ai tagli al FUS… ma anche ai dibattiti sulla musica di Allevi. Che c’entra, direte? C’entra, c’entra…)

Vi ripropongo quindi qui integralmente questo testo, nella speranza di poterne presto discutere insieme.

Anselm Jappe
IL GATTO, IL TOPO, LA CULTURA E L’ECONOMIA

Una delle favole dei fratelli Grimm – immagino che siano conosciute anche in Messico – si chiama “Il gatto e il topo in società”. Un gatto convince un topo dell’amicizia che ha per lui; mettono su casa insieme, e in previsione dell’inverno comprano un vasetto di grasso che nascondono in una chiesa. Ma con il pretesto di dover andare a un battesimo, il gatto esce diverse volte e si mangia man mano tutto il grasso, divertendosi poi a dare risposte ambigue al topo su quanto ha fatto. Quando finalmente vanno insieme alla chiesa per mangiare il vasetto di grasso, il topo scopre l’inganno, e il gatto per tutta risposta mangia il topo. L’ultima frase della favola annuncia la morale: “Così va il mondo”.

Direi che il rapporto tra la cultura e l’economia rischia fortemente di assomigliare a questa favola, e vi lascio indovinare chi, tra la cultura e l’economia, svolge il ruolo del topo e chi quello del gatto. Soprattutto oggi, nell’epoca del capitalismo pienamente sviluppato, globalizzato e neoliberale. Le questioni che vuole affrontare questo “foro de arte publico”, e che vertono tra l’altro sulla questione chi deve finanziare le istituzioni culturali e quali aspettative, e di quale pubblico, deve soddisfare un museo, rientrano in una problematica più generale: quale è il posto della cultura nella società capitalistica odierna? Per tentare di rispondere, io prenderò dunque le cose un po’ più alla larga.

Continua a leggere…

Lug 212009
 

Riportiamo qui integralmente un bell’articolo apparso oggi sul sito de “La Repubblica” (che segue da tempo con molta attenzione e puntualità tutta la dolorosa situazione del mondo dello spettacolo), con la cronaca della manifestazione di protesta di ieri a Roma contro i tagli al FUS: http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/spettacoli_e_cultura/proteste-fus/proteste-fus/proteste-fus.html

La situazione è gravissima! Appoggiamo con tutte le nostre forze questa battaglia, e facciamo circolare tutti i documenti possibili per informare tutti coloro che conosciamo e che in qualche modo lavorano nel mondo dello spettacolo. Non possiamo stare alla finestra ad assistere impotenti alla distruzione radicale del nostro patrimonio artistico!

I lavoratori del settore davanti a Montecitorio per protestare contro il governo
Nessuno spiraglio per il reintegro dei fondi decurtati con la Finanziaria 2009

Fus, lo spettacolo scende in piazza – Da Moretti a Verdone contro i tagli

Franceschini: “Non investire nella cultura è una specie di delitto”

Fus, lo spettacolo scende in piazza Da Moretti a Verdone contro i tagli

ROMA – Circa cinquecento tra attori, registi e lavoratori del mondo dello spettacolo si sono dati appuntamento a piazza Montecitorio per protestare contro il tagli al Fus, il fondo unico per lo spettacolo. Tra le tante personalità presenti i registi Paolo Virzì, Carlo Vanzina, Nanni Moretti e gli attori Carlo Verdone, Massimo Ghini, Luca Zingaretti, nonché diversi esponenti politici tra cui il segretario Pd Dario Frascescini e l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni.
La delegazione a palazzo Chigi. Una selva di palloncini neri e listati a lutto e le note dell’Orchestra regionale del Lazio fanno da scenografia al sit-in dei lavoratori dello spettacolo italiano convocati di fronte al Parlamento dalle associazioni e sindacati di categoria. Cattive notizie giungono dal giornalista e sceneggiatore Andrea Purgatori che a nome dell’associazione “100 Autori” ha fatto parte della delegazione appena uscita dal Palazzo Chigi dopo un incontro con il sottosegretario Gianni Letta.
“Non abbiamo buone notizie – dice Purgatori – nè in verità ci speravamo molto. Per ora non sembra esserci via d’uscita al reintegro del Fondo unico per lo spettacolo da parte del governo e dobbiamo quindi attrezzarci ad altre forme di lotta e di protesta”.
Ottimismo bipartisan. Uno spiraglio di ottimismo bipartisan cerca di portarlo Luca Barbareschi venuto tra i manifestanti insieme alla collega parlamentare Gabriella Carlucci e accolto anche da fischi. “Domani ritorneremo da Letta – dice Barbareschi – insieme alle categorie dei produttori e fino all’ultimo ci batteremo, esponenti della maggioranza e dell’opposizione, per trovare una soluzione. Ma è necessario che lo spettacolo sappia anche ripulire i propri bilanci, tagliare gli sprechi, assumere una diversa coscienza imprenditoriale. Se nulla sarà possibile dobbiamo avere la forza di iniziative di sciopero vere e radicali capaci di coinvolgere tutta la categoria”.

La lotta e il boicottaggio.
Le parole d’ordine che circolano tra i presenti su questo tema vanno da varie forme di lotta, compreso il boicottaggio, in occasione della mostra del Cinema di Venezia, fino alla serrata della produzioni per il cinema, la televisione e le altre forme di spettacolo. A nome della storica associazione dei cineasti (Anac) Nino Russo invoca la coesione di tutto il settore (oltre 200 mila lavoratori) e una consonanza di lotta con tutte le forme della cultura, dell’istruzione e della ricerca “palesemente sotto attacco da parte di questo governo – dice – che continua a pensare alla cultura in termini di spesa e non di investimento”.
Volti noti. Tra le personalità presenti davanti a Montecitorio si riconoscono Carlo Verdone e Mariangela Melato, Ettore Scola e Carlo Lizzani, Stefano Rulli e Citto Maselli, Maurizio Scaparro e Ricky Tognazzi, Giuliano Montaldo e Silvio Orlando e anche Carlo ed Enrico Vanzina e il press agent Enrico Lucherini; più rari i politici, tra cui il segretario del Pd Dario Franceschini che passa ad esprimere la sua solidarietà.

(20 luglio 2009) – dal sito de La Repubblica:  http://www.repubblica.it/2009/07/sezioni/spettacoli_e_cultura/proteste-fus/proteste-fus/proteste-fus.html

Dic 132008
 

Pubblichiamo volentieri il video con un importante appello-denuncia della Associazione 100 autori, recentemente fondata da autori del cinema e della televisione,  (sito: http://www.100autori.it):

[display_podcast]

Ecco alcune delle richieste avanzate da questa Associazione:

  • “una nuova legge sul Cinema, incardinata su: competenza, trasparenza, qualità. Una legge che ripari anche una assurdità: mai come in questi anni cinema e televisione hanno avuto spettatori così numerosi, anche grazie al satellite e allo scarico via Internet, e mai così scarse sono state le risorse economiche per l’audiovisivo. Occorre riequilibrare questa ingiustizia. Gli spettatori meritano un prodotto di miglior qualità, più diversificato, più ricco.”
  • “garantire a questo paese un ritratto più fedele, un intrattenimento più libero e originale, un pensiero più indipendente e profondo attraverso le storie che raccontiamo.”
  • E’ “Una associazione che intende difendere le libertà artistiche, morali e professionali. “
  • “Punta a una regolamentazione antitrust che garantisca una vera libertà di mercato e superi il dualismo Mediaset-Rai.”
  • “Chiede che siano sottratte al controllo del governo e dei partiti tutte le strutture che finanziano il cinema e la fiction.”
  • “Chiede che tutte le reti televisive, inclusa Sky (finora lasciata in completa deregulation) prevedano obblighi di investimento nel cinema, nel documentario e nella fiction e ricompensino congruamente il diritto d’autore.”
  • “Chiede di introdurre il cinema come materia di studio nelle scuole, accompagnato da una presenza costante degli autori nelle scuole.”
  • “Chiede un mercato della distribuzione e dell’esercizio che eviti ogni abuso di posizione dominante.”
  • “Intende infine rinegoziare il rapporto degli autori con la SIAE e elaborare un progetto che garantisca al meglio i diritti d’autore attraverso automatismi che mettano al riparo da contrattazioni difficili e velati ricatti.”
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
Set 182008
 

Il Trio MatisseEd eccomi ancora qui con il podcast della trasmissione andata in onda su Radio Classica martedì 16 settembre 2008, su “Ultimo Grido”, condotta da Luca Ciammarughi. Annuncio anche fin da ora con grande piacere che sarò in onda ogni martedì, fino alla fine dell’anno, alle ore 16.

 [display_podcast]

Il podcast presenta la musica così come è andata in onda alla radio, dove, per esigenze tecniche, appare parecchio “compressa”. Per apprezzarne a fondo le delicate sfumature dinamiche originali, potete scaricarla dal nostro catalogo, utilizzando gli Hyperlink man mano qui sotto presentati (in azzurro).

Stavolta abbiamo parlato di grande cinema, e precisamente di “Barry Lindon”, di Stanley Kubrick. Analizzando quello splendido film, la cui colonna sonora era composta da brani di famosi compositori classici, abbiamo presentato, per cominciare, il famoso “Andante con moto” dal Trio in mi bemolle maggiore  op. 100, D929 , di Franz Schubert, nell’esecuzione registrata negli studi di ClassicaViva dal “Trio Matisse”. Questo tema schubertiano viene utilizzato nel film come sottofondo a diverse celebri scene, nella rielaborazione di Leonard Rosenman, che per questo lavoro ebbe l’Oscar per la miglior colonna sonora nel 1976. E’ il tema del destino per eccellenza, che accompagna, dolente e solenne, con implacabile senso di fatalità, le vicende del protagonista Redmond Barry (presentiamo qui anche il filmato con la famosa scena della seduzione di Lady Lindon, interpretata da Marisa Berenson, da parte di Barry, uno strepitoso Ryan O’Neil…). Cinque minuti di grande cinema, affidato alla musica e alle immagini, senza parole…

s26nqihrvJY

Ricordando questo grande film, un meraviglioso affresco sul settecento, ripreso con lenti speciali Zeiss, ottenute dalla Nasa, per utilizzare soltanto la luce naturale, persino nelle scene notturne,  illuminate esclusivamente da candele e lumi d’epoca, abbiamo colto l’occasione per presentare quasi l’intero Trio schubertiano, con l’eccezione del primo movimento e, poi, anche, di parlare del famoso tema della “Follia di Spagna”, altro grande tema del film. Il destino del protagonista è infatti accompagnato, nel film, da questo famoso tema, declinato nella “Sarabanda” di Haendel.
Stefano LigorattiAbbiamo così presentato il tema della Follia, nella scintillante composizione del giovane Stefano Ligoratti, che ha eseguito al clavicembalo le sue  “12 Variazioni sul tema de la “Follia”. (La partitura originale è scaricabile dal nostro sito, qui).
Per concludere la trasmissione, abbiamo anche mandato in onda un’altra composizione ispirata alla “Follia”, nella prima incisione pianistica assoluta, sempre per le nostre edizioni, e sempre nell’interpretazione di Stefano Ligoratti, questa volta nella veste di pianista. Si tratta delle “12 Variationen auf die Folie d‘Espagne in d”, di C. Ph. E. Bach, il figlio del grande Johann Sebastian. Due brani davvero piacevoli e ricchi di inventiva e fantasia.
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
Apr 092006
 

charlotDurante i primi 30 anni della vita del cinema, virtualmente ogni proiezione veniva accompagnata con musica dal vivo. Ciò significa che la visione di un film era per certi versi un’esperienza simile al teatro, dove la rappresentazione era, per usare due termini televisivi, una sinergia di ‘diretta’ e ‘differita’: da una parte il lato meccanico, a sostituire il palcoscenico, e dall’altra il lato ‘live’, con i musicisti fisicamente impegnati per tutto il corso della proiezione.

Eppure una grossa differenza con il teatro puro c’è: durante uno spettacolo puramente teatrale (intendendo uno spettacolo rappresentato totalmente dal vivo in un teatro, o in una sala da concerto), si crea una tensione crescente tra gli interpreti ed il pubblico, essendo gli uni consapevoli della presenza degli altri. La chiusura del sipario e gli applausi finali sono in qualche modo lo sfogo di questa tensione. Una tensione che nel cinema è impossibile raggiungere, per la natura stessa del cinema, che non riesce mai a coinvolgerci oltre un certo limite, mentre restiamo seduti nel buio ad osservare passivamene le immagini sullo schermo. In teatro, con il bello della diretta, può succedere di tutto, ogni sera è diversa dalla precedente perchè gli interpreti sono diversi, invecchiati anche solo di un giorno. Il cinema come mezzo di riproduzione meccanico è sempre uguale a se stesso, sempre perfetto.

Da un punto di vista strettamente musicale, il cammino verso un complesso ed emotivo approccio all’accompagnamento dei film fu, senza sorprese, un processo graduale. I primi film venivano accompagnati solamente da un pianista che solitamente improvvisava mescolando brani popolari a stralci di pezzi classici. Ad un certo punto i film cominciarono ad essere distribuiti con indicazioni di cosa il pianista avrebbe idealmente dovuto suonare. Già negli anni venti però, non era raro incontrare nelle grandi città un film accompagnato da un’intera orchestra. Dal momento che l’improvvisazione è impossibile con un’orchestra, le partiture complete per musica da film divennero una necessità; queste prime partiture si presentavano ancora come un mix di brani popolari e classici. Di solito i direttori d’orchestra che si specializzavano in quest’ambito mettevano insieme la partitura componendo loro stessi i ‘ponti’ tra un brano e l’altro. Come si può immaginare, quello della sincronia non era certo un problema da poco.

Infine anche compositori di grande talento sperimentarono e spesero energie nella creazione di partiture per film. Anche se la cosa non ebbe grosso sviluppo, almeno all’inizio, e presentò diversi problemi: i compositori erano spesso ferrei nel volere che si mantenesse l’integrità della loro opera, a cominciare dall’orchestrazione. Ciò presentava, naturalmente, un problema logistico: con la distribuzione di un film in diverse città era impensabile che lo stesso tipo di orchestra potesse essere presente ovunque. La cosa avrebbe, inoltre, gravato notevolmente sul budget. Oltretutto, a seconda delle città, la proiezione poteva venire organizzata più o meno in grande, il che rendeva necessario il poter riadattare la partitura alle esigenze del momento, cambiando orchestrazione, ensemble ecc. Inoltre la musica veniva ancora considerata un elemento accessorio di una proiezione, ed un qualcosa che qualunque rozzo mestierante sarebbe stato in grado di fare a minor prezzo dei compositori di razza.

Com’è ovvio, il risultato di questo è che ben poche partiture per film muti vennero scritte da grandi compositori: Camille Saint- Saëns per “L’assassinat du duc de Guise” del 1908, Richard Strauss per “Der Rosenkavalier”, Arthur Honegger per “La roue” del 1923 e “Napoleon” del 1927, Dimitri Shostakovich per “La nuova Babilonia” (che fu solo la prima delle sue 36 partiture per il cinematografo, muto e non) e pochi altri. Le partiture venivano oltremodo scritte a parte, con il compositore che presentava il lavoro finito senza alcun dialogo o costruzione dell’idea del materiale con il regista.

corazzatapotempkinUno dei primi a capire l’importanza della musica per il film e, quindi, quanto fosse importante una collaborazione tra compositore e regista per poter ottenere la giusta sinergia fu Sergej Ejzenstejn. Egli comprese fin troppo bene quanto la pantomima sullo schermo potesse essere enfatizzata e sottolineata nei suoi momenti peculiari da una musica costruita all’uopo. La formalizzazione di questo pensiero si può apprezzare benissimo nel film “Potemkin” del 1925. Edmund Meisel, il compositore, lavorò a stretto contatto con Ejzenstejn, tanto da comprendere in toto il profilo operativo del film nel suo insieme. Certo, successivamente, lo stesso Ejzenstejn scrisse una famosa analisi del proprio film, dividendo lo stesso in 5 atti, ciascuno dei quali terminava con la chiusura del sipario. In un certo senso, Potemkin fu scritto in modo da poter essere acompagnato con la musica.

Naturalmente anche altri registi si resero, poi, conto dell’importanza della musica per il film, tanto che divenne uso comune avere un pianista suonare durante le riprese del film per aiutare gli attori a modellare la scena. Purtroppo il film muto era condannato all’estinzione fin dall’inizio. Proprio quando cominciò a svilupparsi, infatti, la Warner Brothers distribuì il suo primo film con colonna sonora registrata, “Don Giovanni” (1926). Molte partiture andarono, così, perdute, e altre, come quella di “Der Rosenkavalier”, sopravvivono soltanto in frammenti.

Negli ultimi anni c’è comunque stata una tendenza al recupero del film muto come arte in sé, il che ha riportato inevitabilmente i riflettori anche sull’accompagnamento musicale. E’ del 2002 la ripresa di film come “Il gabinetto del dottor Caligari” del 1919 e di “Metropolis” del 1926 nell’ambito di una rassegna cinematografica a Palermo, entrambi accompagnati dal vivo da un pianista, nella più pura tradizione del muto. Più indietro nel tempo, risale al 1981 la nascita de “Le giornate del cinema muto” a Pordenone, divenuto ormai un appuntamento fisso per tutti gli amanti e studiosi del genere. O ancora il Bard Summerscape, nello Stato di New York, che dal 2003 ogni anno presenta una rassegna di film legati al compositore attorno al quale ruota il Bard Music Festival, e dove il muto è raramente assente. Infine i lavori di compositori come Giovanni Renzo sono fondamentali per il mantenimento del genere. Forse ci si è mossi un po’ troppo tardi per il recupero delle partiture originali dei film muti, ma la presenza di realtà come queste ci fa sperare che quelle recuperate, almeno, non andranno nuovamente perdute.

Gianmaria Griglio

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!