Feb 282009
 

Chiarastella OnoratiRiceviamo, e molto volentieri pubblichiamo, questa bella Lettera Aperta indirizzata a Bruno Vespa da due docenti di Conservatorio, che cercano di fare il punto sulle varie dichiarazioni che circolano sui giornali in questo periodo, tutte gravemente disinformate in merito alla reale situazione dei Conservatori italiani. Chiarastella Onorati e Bruno Bertone sanno davvero di cosa stanno parlando, e conoscono a fondo il sistema dei Conservatori italiani ed europei. Leggiamoli, è importante! E fate circolare questo articolo il più possibile!

Ecco subito una frase che sintetizza in poche parole un concetto fondamentale di questa lettera:

“Tornando ai numeri delle istituzioni in Francia, siamo arrivati ad almeno 150 Istituzioni che portano il nome di “Conservatorio”!
Quindi non trovo per nulla “pazzesco” che da noi ce ne siano 78 tra statali e pareggiati: trovo “pazzesco” che SOLTANTO questi 78 che dovrebbero occupare la fascia superiore della formazione) debbano invece fare il lavoro di 150-200 istituzioni, cioè prendere i bambini che neppure sono in grado di leggere (la musica) e portarli a diventare bravi professionisti o addirittura grandi concertisti, per di più con lo Stato che toglie e toglierà sempre più il sostegno economico…”

E ancora: Crediamo quindi che prima di gridare allo scandalo per la presenza di “troppi” conservatori in Italia, si debba gridare allo scandalo di una educazione musicale sempre più assente dalle nostre scuole italiane, a quello di una riforma che è stata presa a modello da Spagna, Austria, Svizzera ed altri Paesi e che invece in Italia non trova attuazione.”

LETTERA APERTA A BRUNO VESPA

Bruno Vespa a Porta a PortaEgregio Dott. Vespa, nel Suo ultimo libro, a pag. 437, scrive:
“… trovo pazzesco che in Italia esistano 78 Conservatori – di cui 22 parificati finanziati dagli Enti locali – quando in Francia ce ne sono solo 4”.

Vorrei farLe notare quanto inesatta e dannosa per i nostri Conservatori sia una asserzione fatta da un personaggio così in vista come Lei, ma evidentemente poco informato sull’argomento.

In Francia le famiglie che vogliono far studiare ai propri bambini la musica in modo completo e organizzato in un’istituzione pubblica, hanno per prima scelta quella dei Conservatori municipali: essi sono una fitta rete capillare che copre tutto il territorio trovandosi non soltanto nei capoluoghi ma in ognuno dei principali comuni di ogni “département” (più o meno l’equivalente delle nostre province, in Francia sono quasi un centinaio, 97 per la precisione). Cioè ogni comune con più di 10.000 abitanti ha un Conservatorio municipale e a volte se ne trovano pure in centri più piccoli, soprattutto se collocati in territori più isolati rispetto alle grandi aree urbane. Nelle città principali, ci possono essere tanti Conservatori municipali quanti sono i “quartieri” in cui esse sono suddivise.Continua a leggere…

Ago 042008
 

La mappa dei Conservatori italianiCari amici, pubblichiamo qui un importante intervento del Maestro Bruno Bertone, membro del CNAM, in merito alla vicenda delle dichiarazioni del Ministro Gelmini dei giorni scorsi:

“Salve.

Qualcuno dovrebbe discutere col Ministro sul fatto che i numeri vanno pesati e valutati in rapporto al loro significato. Diciamo che in Italia l’Istruzione Superiore deve avere una offerta ed una copertura territoriale tale da offrire a tutti i cittadini la possibilità di accedere agli alti gradi della formazione in modo tale da evitare sacche di difficoltà o impossibilità e sacche di eccesso di offerta.

Stabilito ciò, possiamo affermare che i Conservatori sono dimensionati in modo da offrire una istruzione ad alto livello che risponda alle esigenze della popolazione e sono dislocati sul territorio nazionale in numero e modo da offrire questa istruzione superiore senza creare difficoltà di accesso o sacche di mancanza di possibilità di studio.

Se i conservatori sono una sessantina, significa che con le loro spesso piccole dimensioni occupano posti strategici sul territorio per fornire una possibilità di studio minimamente credibile.

Se poi si volesse fare un paragone con analoghe offerte di alta formazione, potremmo notare che, ad esempio, Torino vanta ben DUE Università, le cui dimensioni sono decisamente superiori al Conservatorio di Torino; inutile dire che la popolazione studentesca universitaria è superiore a quella del Conservatorio; ciò che si deve considerare è che l´offerta è
dimensionata alla domanda e la necessità di fornire una sede ove fornire le possibilità di studio è indiscutibile. La eventuale eliminazione del Conservatorio di Torino, di per sé già una bestemmia, di fatto impedirebbe agli studenti di frequentare tale formazione superiore.

Quindi non si deve parlare di eccesso di offerta o di sedi; le sedi sono dislocate in modo da fornire le condizioni necessarie e il dimensionamento risponde alle esigenze e richieste per una formazione artistica musicale, cosa ancora oggi invidiata ed apprezzata, specialmente all´estero.

Anche la specializzazione è tale da richiedere questi piccoli) numeri e dimensioni; non abbiamo possibilità con un conservatorio unico e neppure sarebbe possibile una iperspecializzazione, quale quella operata, ad esempio, con la scelta di istituire l´Università di Scienze Gastronomiche, (Piazza Vittorio Emanuele 9, 12042 Pollenzo-Bra (CN).

Seguendo la logica distruttiva della decimazione dei conservatori, con quale logica si accetta l´esistenza dell’Università degli Studi del Piemonte orientale “Amedeo Avogadro” di Vercelli con sedi ad Alessandria, ad Acqui eccetera? Ne abbiamo già due di Università a Torino con chissà quante sedi, per tacer della citata Università Gastronomica.

Ovvio che si risponderà che le tante sedi universitarie coprono il territorio con la opportuna offerta formativa. Ma perché tale logica non dovrebbe essere utilizzata per i Conservatori?

Se poi si va a valutare di cosa si parla, ricordo che calcolando le sedi universitarie, un paio di anni orsono, la cifra superava
abbondantemente le mille sedi. Quindi una distribuzione territoriale (e alcune sovrapposizioni) decisamente fitta.

I “soli” sessanta conservatori, fanno quello che possono per dare una offerta decentemente distribuita sul territorio. Se poi andiamo a vedere i costi ed i riscontri, c´è da restare interdetti: tutti i sessanta (circa) conservatori costano meno della più piccola università italiana (e questo già è un dato significativo) ma hanno una visibilità, una valutazione estera, una frequenza di studenti che all´estero vengono a studiare da noi ed una valutazione dei nostri titoli di studio che non credo paragonabile a nessuna altra realtà universitaria.

Il settore AFAM è un fiore all´occhiello della Nazione eppure abbiamo Ministri che ritengono di fare cose sagge distruggendo questa realtà. Incredibile!

Certo non possiamo accusare solo la destra; certe belle pensate non hanno direzioni, anche l´ex sottosegretario esibì simili pensate, la lista dei “pensatori” si distende negli anni barcamenandosi tra centro, destra e sinistra senza particolari meriti.

Nel frattempo, con pochi o nessun finanziamento, con sedi microscopiche, senza dotazioni o attrezzature, continuiamo a fare la nostra figura nel mondo.

Vedremo se sarà questo il ministro che ucciderà una apprezzabile ed apprezzata realtà che il mondo ancora ci apprezza.”

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