Ott 182018
 

«In quest’opera c’è abbastanza musica per scriverne dieci», disse André Campra a proposito di Hippolyte et Aricie di Rameau. «In questo concerto c’è abbastanza musica per farne dieci» verrebbe da dire della serata al LAC di Lugano con Kirill Petrenko alla guida della Bayerisches Staatsorchester, di cui è direttore stabile dal 2013. Concerto per violino di Schönberg con Patricia Kopatchinskaja e Seconda Sinfonia di Brahms: programma non certo nazional-popolare, che Petrenko ha diretto solo a Lugano e in stagione a Monaco di Baviera. Niente tournée, one-shot.
Sarà una banalità, ma ancor prima che il concerto inizi, leggendo il curriculum di Petrenko sul programma di sala, rimango colpito: il direttore russo formatosi in Austria per prima cosa dice con chi ha studiato (lo sloveno Uroš Lajovic, a Vienna) e soltanto verso la fine – quasi en passant – afferma di essere stato scelto come nuovo direttore musicale dai Berliner Philharmoniker. Il messaggio è abbastanza chiaro: pochi fronzoli, gratitudine per i maestri, concezione artigianale. Il personaggio appare privo di tracotanza, ma sul podio ha una forza dionisiaca e un potere psicagogico devastanti. Petrenko è restio a interviste e a dischi: la sua “aura” è tutta concentrata nel momento del concerto. Non so fino a che punto tali sue scelte siano sottilmente studiate, ma è certo che questo “basso profilo” appare oggi estremante originale, forse unico.
Sebbene il Concerto per violino di Schönberg non sia fra i miei prediletti (rispetto, per esempio, a Berg o Stravinsky), Kopatchinskaja e Petrenko sono riusciti a far sì che questa musica mi parlasse. Sono questi i momenti in cui ti accorgi che l’interpretazione ha un ruolo determinante nel ridare vita all’opera d’arte. Quando un ebreo vuole fare un complimento a un violinista, non gli dice “tu suoni bene il violino”, ma “parli bene il violino”: ed è questa dimensione parlante, in cui l’espressionismo viene raggiunto portando al limite estremo la “dizione” (sussurri e grida e tutto ciò che vi sta in mezzo), ad animare il gioco violinistico. Schönberg scrisse questo lavoro mentre era in fuga dall’Europa nazista, diretto negli Stati Uniti: il senso di spaesamento, di tragedia, emerge completamente, ma vi è anche una sorta di eccitazione trasgressiva e di apertura al futuro, che Kopatchinskaja e Petrenko colgono appieno. La violinista, dopo grandi acclamazioni del pubblico, concede due bis, suonati insieme a professori d’orchestra: la Bavarian Dance di Jörg Widmann, insieme al violoncello, e un adattamento per clarinetto e violino di un movimento da un Trio di Milhaud. A qualcuno potrà apparire un po’ trasgressiva in certe scelte (come il suonare a piedi nudi, seppur coperti da un lungo abito bianco), ma la sua libertà ha chiare radici in una preparazione tecnica e musicale stratosferica. Essere liberi in modo convincente è sempre più difficile che fare un compito.
La Seconda Sinfonia di Brahms ci dà una fotografia del meraviglioso paradosso incarnato da Petrenko: artigiano inappuntabile e rivoluzionario. La sua originalità non è mai ricercata forzatamente, ma chiaramente raggiunta per necessità interiore. Il gesto è mobilissimo e coglie ogni minimo dettaglio con una chiarezza quasi disumana: la lucidità, però, si accompagna anche all’impressione che ognuno di quei gesti infinitesimali sia autenticamente vissuto, mai automatico. Questa pienezza del sentire, questa energia interiore che pare inesauribile, conferiscono una misteriosa unità a un discorso che in realtà è tutt’altro che monolitico, dato che Petrenko agisce continuamente non soltanto sui cambiamenti timbrici e dinamici, ma anche agogici.
Quando scrisse la Seconda Sinfonia, Brahms aveva 54 anni: era dunque nella piena maturità. Era tuttavia un uomo ancora estremamente energico e tutt’altro che ripiegato. L’immaginario collettivo coglie nell’amburghese una sorta di nostalgico crepuscolarismo, che talvolta, accanto all’idea di una di una burbera solidità anseatica, ha limitato la visione degli interpreti. Brahms non è soltanto il pensatore con la testa fra le mani: è anche l’uomo che fa folli corse nella natura, che viaggia a piedi in Italia, che mette la rinascimentale “Madonna col bambino” del Parmigianino in cima alle sue predilezioni pittoriche, che prepara la prima edizione delle Pièces de clavecin di François Couperin. Privilegiando il disegno e la linea, ma soprattutto evitando tempi elefantiaci senza perciò rinunciare alla grandeur sonora, Petrenko ci restituisce questa musica con una vitalità inusuale. In qualche momento (Adagio ma non troppo) si può forse cogliere una certa tendenza all’ipercinesi, eppure non c’è mai un’impressione di fretta o di ansia, perché la naturalezza del gesto infonde respiro anche nei momenti più fibrillanti.  Ed è seguito perfettamente dalla “sua” orchestra, una compagine notevolissima, soprattutto per spirito e coinvolgimento. Già Carlos Kleiber, forse in polemica con i Munchner di Celibidache, affermava che «nessun altro suona con l’allegria, l’audacia e l’animazione di questa orchestra».
Il pubblico, con una cospicua presenza di giovani in balconata, va in delirio. Petrenko non sarà un divo, ma un dominatore certamente sì. Il suo stringendo finale, con un inatteso ritardando soltanto sulle ultime due note, è l’espediente retorico di chi ne sa una più del diavolo. La “quarta parete” è abbattuta e c’è anche chi chiosa sull’aspetto fisico: “Bello non è bello, ma in questi momenti diventa fighissimo”.

Luca Ciammarughi

 

Giu 132017
 

Spesso, nel caso di artisti maturi che abbiano conservato la freschezza dei verd’anni, si parla di “eterna giovinezza”. È una retorica quasi fastidiosa, spesso nutrita da un fraintendimento della poetica pascoliana del “fanciullino”: è quasi impossibile che un musicista conservi lo stupore delle prime volte, l’incanto dei primi contatti coi suoni; e dire quindi che “suona come suonava da giovane” è tutt’altro che lusinghiero. Il musicista, come tutti, invecchia: e per fortuna. Il caso di Anne-Sophie Mutter, ascoltata ieri al Teatro alla Scala nel Concerto op. 77 di Brahms sotto la direzione di Riccardo Chailly, è esemplare: certo, la violinista tedesca, a cinquantaquattro anni, ha le energie, la bellezza e la forma fisica di una trentenne; ma il suo modo di suonare è temprato in quella disciplina e quella profonda serietà che l’hanno sempre contraddistinta. Eterna giovinezza? No, piuttosto eterna maturità, poiché matura, la Mutter, lo è stata fin dai suoi debutti: riascoltandola proprio nel Concerto di Brahms, in un’incisione ormai epocale del 1981 con Karajan sul podio dei Berliner, ci si accorge che già a diciott’anni sapeva perfettamente ciò che voleva, sia dal violino che dalla musica. Questa consapevolezza, nutrita nel tempo dal contatto con altri grandi musicisti e con un repertorio mai fossilizzatosi (si pensi alle incursioni nel Novecento di Bartók, Lutoslawski, Dutilleux, Penderecki o Rihm),  fa oggi della Mutter un’artista che non porta mai sul palco il riflesso del proprio rifulgente passato, ma che al contrario si rinnova costantemente. Non però inseguendo le mode: anzi, negandole. L’abbondanza di portamenti parla chiaro: Mutter non ha paura di riattualizzare lo stile dei violinisti d’antan. Per lei è del tutto naturale, avendo suonato fin da giovane con tale generosità espressiva: e se qualche decennio fa questa sua enfasi nei portamenti poteva apparire inattuale, oggi suona invece necessaria, in un’epoca in cui il rischio di standardizzarsi nel musically correct è sempre più elevato.

Cosa colpisce, innanzitutto, nell’attuale Brahms della Mutter? Il fraseggio. È da esso che nasce il suono, e non viceversa. Se analizziamo uno ad uno i suoni della violinista, non possiamo dire che siano l’emblema della bellezza, concepita come rotondità e pienezza: dalla platea destra, che non è certo fra i punti d’ascolto peggiori del Teatro scaligero, il suono non è particolarmente ampio. Ma è la concatenazione dei suoni a creare l’opera d’arte: con una flessibilità agogica maggiore rispetto alla gioventù, Mutter scolpisce la frase con una fantasia e una musicalità che non temono confronti. Il discorso musicale esce in tal modo da ogni routine e si caratterizza per un’imprevedibilità di tracciato che viene assecondata dalla direzione impeccabile di Riccardo Chailly. Mai in modo anarchico, ma seguendo in realtà scrupolosamente i suggerimenti espliciti o impliciti in partitura: si pensi a quel “dolce lusingando” che, per la Mutter, diventa un’occasione per sospendere la temporalità e creare l’incanto. Fin dall’incipit, inoltre, ci accorgiamo come la violinista non abbia timore di prendere alla lettera le indicazioni di articolazione: per esempio i numerosi staccati, mai ammorbiditi in un detaché, ma anzi talvolta resi con la giusta asprezza, creando così un netto contrasto con i suadenti legati.

Con il secondo movimento, la solista mostra che non sempre è neccesario essere tale: troppo spesso ascoltiamo violinisti che suonano forte anche le parti in cui accompagnano un tema affidato a uno strumento dell’orchestra; il suo violino, invece, emerge e si inabissa con una sinuosità che parte sempre dall’esigenza musicale, mai da una necessità puramente strumentale. Il tempo staccato da Chailly, rispetto a quello adottato da Karajan nell’incisione del 1981, è forse un poco troppo mosso: non tanto perché Brahms abbia scritto “Adagio” (invece che Andante), ma per «l’impianto luminoso e quasi neoclassico», come ben scrive Giorgio Pestelli nelle note di sala. Dopo i turbamenti del primo movimento, questo Adagio in fa maggiore dovrebbe suonare come una contemplazione estatica, sublimemente inespressiva. Brahms all’inizio scrive soltanto dolce. È solo con la modulazione a fa# minore che si ritorna all’espressivo, ovvero a un pathos vibrante e tutto umano: ed è infatti qui che Chailly e la Mutter mi conquistano.

Nel terzo movimento, l’indicazione “giocoso” viene presa alla lettera dal direttore milanese, come già avveniva nell’incisione realizzata con Leonidas Kavakos e l’orchestra del Gewandhaus: giocosità che però per lui non appare sinonimo di leggerezza, ma di libertà di fraseggio. “Gioco”, ancora una volta, come libertà di scolpire il discorso musicale: ecco allora che lo sforzando alla fine della terza battuta diventa un’occasione per enfatizzare un rubato “all’ungherese”. In questa dimensione, Mutter, Chailly e l’orchestra trovano un affiatamento ideale. Ma è nel bis, la Sarabanda dalla Partita BWV 1004 in re minore, che la violinista sembra esprimere con il massimo agio tutta la gamma di nuance e dinamiche che ha a disposizione fra il pianissimo e il mezzopiano, scolpendo disegnando o dipingendo a seconda dei casi: la consistenza del suono muta con il mutare del fraseggio, e in pochi minuti la violinista fa viaggiare lontanissimo la nostra immaginazione. Il suo è un violino che parla ed evoca: e cosa importa se questo Bach, vibrato e vibrante, non è in linea con la prassi  oggi dominante?

Forte delle esperienze brahmsiane al Gewandhaus, Chailly ha interpretato nella seconda parte con autorevolezza la Quarta Sinfonia: non, però, in maniera tronfia. La chiave di lettura del primo movimento, piuttosto posato nel tempo, è stata al contrario lirico-nostalgica: e se da un lato mancava il brivido di interpretazioni più mobili e internamente tese, come quella celeberrima di Kleiber, dall’altro si ammirava nel primo movimento il tono autunnale, privo di autocompiacimento, che Chailly ha saputo trovare mettendosi al servizio della partitura. Questa dimensione malinconica ed evocativa si è un poco persa nell’Andante moderato, difficilissimo da rendere nel suo spirito liederistico trasferito all’orchestra: la solennità del tema diveniva troppo estroversa. Ma esemplari sono stati il terzo e soprattutto il quarto movimento, la Passacaglia conclusiva, affrontata da orchestra e direttore con energia, passione e rigore al contempo. Questo calore mi ha fatto venire in mente la passione di Brahms per l’Italia: non ci si dimentichi infatti che il compositore tedesco venerava lo Stivale, da lui percorso in numerosi viaggi. Come ricordava l’amico Widmann, «Brahms era per abitudine un acutissimo osservatore e critico di tutte le manifestazioni della vita, ma la predilezione per tutto ciò ch’era italiano poteva talvolta renderlo cieco». Naturalmente Brahms pensava innanzitutto all’arte rinascimentale (vi è un bellissimo passaggio riguardo alla sua commozione di fronte a un quadro del Parmigianino): eppure, ricordare questo suo amore è forse importante per sfatare il luogo comune interpretativo di un Brahms univocamente teutonico.

Luca Ciammarughi

Mar 092016
 

Sempre più mi accorgo quanto il “discorso critico” sia soggetto agli umori e alle trasformazioni interiori di chi lo enuncia. Ricordo un recital di Murray Perahia al Festival Enescu di Bucarest, era il 28 settembre 2013: forse una delle più intense esperienze d’ascolto della mia vita. Scrissi dell’imponente profondità sonora e del fuoco interiore che aveva animato l’Appassionata di Beethoven, della furia devastatrice della Coda del terzo movimento; di un Carnevale di Vienna schumanniano tutto slanci, fremiti e follia vertiginosa; di un Secondo Scherzo di Chopin pieno di dirompente urgenza espressiva. Qualcosa dovrà pur esser mutato in me, anche supposto che il pianista statunitense sia incappato in una serata meno felice, se ho trovato il suo recital di ieri alla Società del Quartetto di Milano quasi deprivato di quel calore che appena tre anni fa mi sembrava la cifra distintiva di questo eccelso musicista. E, ancora una volta, mi rendo conto di quanto la musica sia un’arte profondamente umanistica: anche nel senso che, in quanto esseri umani, l’ascoltatore e l’artista entrano in una relazione in cui le rispettive fragilità hanno un peso determinante.

Una premessa: Perahia, habitué del milanese “Quartetto”, vi ha suonato dal 1968 ad oggi un repertorio che va da Bach a Bartók. Se osserviamo tutti i programmi, ci rendiamo conto che il pianista ha solo e sempre eseguito compositori che il canone occidentale ha posto in una sorta di Olimpo: Bach, Händel, Scarlatti, Mozart, Beethoven, Schubert, Schumann,  Chopin, Brahms. Una volta sola propose Bartók (nel 1976) e Franck (2015): ma sempre scegliendo lavori consacrati come capolavori (All’aria aperta, Preludio Corale e Fuga); e quando si accostò a Busoni, lo fece con le rivisitazioni bachiane. Il Novecento è quasi assente, la contemporaneità scompare del tutto, ma scompaiono anche le rarità e le riscoperte del passato. La scelta di Perahia è sempre stata molto precisa: limitare il proprio repertorio ai lavori maggiori, aurei, illuminandone la bellezza quasi atemporale. In questo è stato ancora più radicale di Zimerman o Sokolov: i quali, con autori come Lutosławski o Byrd (per non citarne che due), hanno talvolta esplorato ambiti inusitati del repertorio.

Il recital di ieri ha preso le mosse da due lavori in la minore di Mozart: il Rondo K 511 e la Sonata K 310. È un Mozart che deve moltissimo a Carl Philip Emanuel Bach e all’Empfindsamer Styl (lo Stile Sensibile). Non a caso, pianisti pur diversissimi fra loro come Mikhail Pletnev e Alexander Lonquich, hanno probabilmente mutato il loro modo di suonare Mozart proprio passando da CPE Bach e da quell’Empfindsamkeit che ci spinge a interrogarci anche sul cosiddetto classicismo mozartiano. L’irrazionalismo che traspare dal figlio di Bach (una sorta di uccisione del padre?) è invece completamente estraneo al Mozart di Perahia, in cui ogni abbandono emotivo e ogni eccesso del sentimento viene quasi inibito dal costante richiamo al canone classicistico novecentesco. Il pianista ricerca l’identità più che la differenza: il suono mira all’omogeneità, i passi più rapidi sono sgranati in modo eguale e adamantino. Il canto si staglia con eloquente pienezza, levigato come una statua del Canova. Questa ricerca della bellezza va però, fin dal Rondo K 511, a detrimento delle variazioni di colore: cosa che stupisce un poco se si pensa che fra i mentori di Perahia ci sono stati Horowitz e Horszowski, il cui Mozart era ben più imprevedibile. Ma Perahia è inesorabilmente figlio dello strutturalismo novecentesco: un’epoca in cui il pianista doveva scomparire dietro l’opera d’arte. Come metodo di studio, infatti, egli ha più volte dichiarato di applicare l’analisi schenkeriana, basata sull’idea che la musica tonale è organizzata gerarchicamente come una stratificazione di livelli successivi a partire da una struttura fondamentale. Questa metodologia, fortemente basata sulla presa di coscienza delle distensioni e tensioni armoniche, porta Perahia a una logica ferrea e a un rifiuto dell’elemento di improvvisazione: nella Sonata K 310, tutto fluisce in maniera conseguente, con un senso della direzione che non dà adito ad alcun dubbio. Fin troppo: perché gli eccessi dell’emozione, salvo rari casi (l’episodio in minore del secondo movimento!), sono ricondotti dal pianista a una misura classica (ma ancora una volta: cos’è il classicismo?). Così, nel primo movimento, manca il senso della disperazione (sviluppo, coda), il pathos estremo di un lavoro che Mozart scrisse dopo aver perso la madre (non un mero dettaglio biografico, a mio avviso). Perahia, almeno in questa serata, pare molto più a suo agio nel secondo movimento, pieno di grazia settecentesca e splendido nel cantabile; mentre nel finale si torna all’atteggiamento iniziale: grande controllo, assoluto dominio della situazione e volontà di riassorbire le fratture e le discontinuità in un’omogenea continuità. Avendo ascoltato spesso, in questi giorni, il Mozart di Harnoncourt, sento la mancanza di quei momenti di turbamento e fragilità tanto ben descritti da Maynard Solomon nel capitolo Inquietanti simmetrie del suo volume su Mozart.

La prima parte del concerto prosegue con Johannes Brahms: curiosamente, invece di scegliere un intero ciclo, Perahia seleziona alcuni degli ultimi Intermezzi e Klavierstücke e li rielabora in una narrazione propria. Ciò mi ricorda Sviatoslav Richter, che tra l’altro Perahia certamente conobbe a Aldeburgh: il pianista russo sceglieva alcuni dei Préludes op. 28 di Chopin e li mischiava in un ordine diverso da quello originale. Se un’operazione del genere non ci stupisce in Richter (il quale, contrariamente al pianista del Bronx, una volta disse che “ogni volta che sento parlare di analisi mi prudono le mani”), in Perahia ci sorprende. In ogni caso, anche Brahms viene scrutato attraverso la lente di un senso atemporale della bellezza: nella Ballata op. 118 n. 3 il pathos non manca, ma è un po’ attutito dalla volontà di ricondurre la sonorità a un equilibrio, a un’educazione, a un Credo. Perahia ha una fede assoluta, ed è la Musica Classica, con le maiuscole del caso: mi verrebbe da dire che questo è il suo principale punto di forza e di debolezza al contempo. Nell’op. 119 n. 3 ci si para davanti un’armonia ritrovata: ci sentiamo bene, evadiamo completamente dai dilemmi della contemporaneità; e così anche nell’Intermezzo op. 118 n. 2: qui, basta un piccolo vuoto di memoria a farci saltare sulla sedia, tanta è la bellezza di suono e la meraviglia nella conduzione delle parti interne. L’universo sonoro di Perahia è così immacolato (pensiamo anche al pedale, molto parco) che i suoi errori saltano all’orecchio con molta più evidenza di quanto non accada con altri pianisti. Un altro aspetto, poi, viene in luce: per Perahia, la storia della musica occidentale è sostanzialmente una storia di canto: anche quando una voce interna emerge, la parte superiore si staglia sempre con singolare generosità. Molto raramente abbiamo evanescenze, sfocature o pianissimi veri e propri (e questo è forse anche il motivo per il quale Perahia si tiene lontano da Debussy). Tuttavia, rispetto a Mozart, la scrittura brahmsiana obbliga il pianista a uno sforzo che produce quasi automaticamente un pathos maggiore: lo sentiamo nel Capriccio dall’op. 116, in cui finalmente il fuoco che ricordavo dai giorni di Bucarest si riaccende.

L’inizio della Sonata Hammerklavier op. 106 di Beethoven, dopo l’intervallo, mi fa venire in mente un altro aspetto: quella sonorità così compatta e omogenea che Perahia applica a ognuno degli autori è in fondo la sonorità caratteristica dello Steinway. Anche in questo caso, è il canone del secondo Novecento a prevalere: lo Steinway come strumento principe, indiscutibile. Un canone che diversi altri pianisti (penso a Schiff) hanno messo in discussione. Come in Brahms, anche in Beethoven la sonorità di Perahia è sana, declamata, priva di ambiguità e sfocature. Tecnicamente, però, lo sentiamo più in affanno, soprattutto nell’impervio primo movimento. Poi, a partire dallo Scherzo, il pianista riprende le redini. E allora l’immagine di Perahia mi si para davanti come quella di un titano sui generis, che, con una tenacia e una volontà fortissime, resta avvinghiato a quell’Olimpo che si è conquistato. Non ha le mani di un Pollini, ma dall’Hammerklavier Perahia ne esce comunque vincitore. Nello Scherzo, quasi elettrico, il pianista ci fa sentire tutta l’originalità delle bizzarrie beethoveniane; nell’Adagio sostenuto, l’espressione parlante e il senso oratorio ci proiettano in una visione molto più sfaccettata rispetto alla K 310 di Mozart. Forse Perahia è più in difficoltà, ma finalmente sentiamo le fratture, le discontinuità, le intermittenze del cuore che avrei desiderato anche in Mozart. Chiuso titanicamente il tour de force dell’Allegro risoluto conclusivo, Perahia non concede bis, nonostante i calorosissimi applausi del pubblico.

Luca Ciammarughi

Giu 132011
 

Iniziato l’8 giugno, si concluderà il 30, il “Progetto Martha Argerich“, promosso da Lugano Festival, RSI Rete Due e Banca BSI, che è ormai giunto alla decima edizione e riunisce una cinquantina di artisti intorno alla grande pianista. Non solo musicisti molto noti ma anche di giovani talenti, emersi dalle precedenti edizioni o invitati per la prima volta.

Pensata per essere una palestra di musica d’assieme, la manifestazione è una sorta di laboratorio, che propone agli artisti di affrontare composizioni di rara esecuzione accanto ai capolavori del repertorio.

Nel programma di quest’anno un posto particolare sarà riservato a Franz Liszt nel duecentesimo della nascita. Del grande compositore saranno eseguiti in trascrizione per due pianoforti la Nona Sinfonia di Beethoven, alcuni suoi poemi sinfonici, la Sonata, oltre alla sua versione per pianoforte e orchestra della “Wanderer-Fantasie” di Schubert e al Concerto pathétique interpretato da Martha Argerich e Lilya Zilberstein. Nei due concerti con l’Orchestra della Svizzera italiana (diretti da Jerzy Kapszyk e Alexander Vedernikov) Martha Argerich si è riservata il Concerto K 467 di Mozart, accanto a Stephen Kovacevich nel Concerto n.4 di Beethoven, Nelson Freire nel Concerto n. 2 di Chopin, Alissa Margulis nel Concerto op. 62 di Glazunov, Lilya Zilberstein nel Concerto n. 2 di Balakirev, Gautier Capuçon nel Concerto di Elgar e Mischa Maisky nel Kol Nidrei di Bruch. A Liszt sarà riservata la prima serata della rassegna con pagine vocali affidate al Coro della Radio svizzera diretto da Diego Fasolis, con composizioni di rara esecuzione ed alcune Rapsodie ungheresiinterpretate da Gezalius e i Virtuosi di Boemia, esclusivamente composto da musicisti rom.

Liszt sarà evocato anche attraverso il Quintetto con pianoforte del suo allievo polacco Juliusz Zarebski (1854-1884), una scoperta di cui Martha Argerich si fa carico della riproposta moderna. Fra gli altri pianisti presenti figurano Nicholas Angelich, Gabriele Baldocci, Khatia Buniatishvili, Alessandro De Luca, Walter Delahunt, Nelson Goerner, Carlo Maria Griguoli, Karin Lechner, Alexander Gurning, Polina Leschenko, Lily Maisky, Jura Margulis, Cristina Marton, Alexander Mogilevsky, Gabriela Montero, Daniel Rivera, Akane Sakai, Alessandro Stella, Sergio Tiempo, Giorgia Tomassi, Mauricio Vallina, Stephan Zind, oltre a Denis Kozhuhkin in una serata interamente dedicata a Rachmaninoff, in cui sarà eseguita la Sonata n. 1 e il Trio n. 2 (con Renaud Capuçon e il giovane violoncellista Yan Levionnois). Nella musica da camera, che proporrà il Quartetto op. 67 di Turina, il Trio op. 120, il Quartetto op. 15 e il Quintetto op. 89 di Fauré, il Trio op. 8 e il Trio op. 101di Brahms, nonché il Quintetto di Franck, saranno impegnati i violinisti Dora Schwarzberg, Michael Guttman, Lucia Hall, Geza Hosszu-Legocky, Patricia Kopatchinskaya, Sascha Maisky, i violisti Nathan Braude, Lyda Chen e Nora Romanoff, i violoncellisti, Jorge Bosso, Mark Drobinsky, Sol Gabetta.

I recital pomeridiani saranno l’occasione per conoscere alcune giovani promesse del pianoforte quali Leonora Armellini, Lena Lisistian, Theodosia Ntokou, Sophie Pacini.

La conclusione della rassegna avverrà all’aperto nella piazza grande di Lugano in coincidenza con Estival Jazz, in una serata che, come omaggio all’origine argentina della sua protagonista, sarà dedicata al tango. Oltre all’Orchestra della Svizzera italiana diretta da Eduardo Hubert vi parteciperanno il bandoneonista Nestor Marconi e Luis Bacalov, in veste di pianista e compositore.

Il programma completo della Manifestazione e scaricabile da questo link.

Mar 112010
 

Locandina del concerto di Milano dell'11 marzo 2010Splendido concerto a Milano, questa sera alle ore 21. Il Teatro è in perifieria, quindi comodamente accessibile. Si tratta del Politeatro, in Viale Lucania, 18.

E’ occasione di ascoltare due grandi artisti in duo, con un magnifico programma:

  • J. Brahms: Scherzo dalla Sonata F.A.E.
  • L. V. Beethoven: Sonata n. 5 in Fa magg. “Primavera”
  • Musiche da film di autori vari
  • C. Debussy: Sonata
  • P. de Sarasate: Carmen fantasy

Yulia Berinskaya è stata avviata allo studio del violino dal padre, il noto compositore moscovita Sergei Berinsky.
All’età di cinque anni è entrata nella Scuola Musicale Gnessin e ha proseguito gli studi presso la prestigiosa Scuola Speciale Centrale musicale di Mosca con E. Tchugaeva.
Nel 1992 ha ottenuto la laurea in violino con il massimo dei voti e la lode presso il Conservatorio Tchaikovsky di Mosca, sotto la guida di V. Tretiakov. Sempre nel 1992 frequenta i corsi di perfezionamento presso la Hochschule fur Music di Vienna con D. Schwartzberg ed E. Tchugaeva.
Nel 1993 si è trasferita in Italia, vincendo la borsa di studio della Fondazione “Romanini” di Brescia. Nello stesso anno ha vinto con il quartetto “Julia” il premio come migliore formazione da camera al Concorso Internazionale di Musica “Citta di Stresa”.
Dal 1994 al 2003 è docente, in collaborazione con P.Vernikov, presso l’Accademia di Alto Perfezionamento Violinistico “S. Cecilia”di Portogruaro. Ha tenuto master class di violino a Maccagno, Cividale del Friuli, Cremona, Budapest. Nel 2001 ha fondato la scuola di Alto Perfezionamento di violino presso la Nuova Scuola di Musica di Cantù. Successivamente, nell’autunno 2005, ha aperto un Master class in collaborazione con la Scuola di Musica ed Arti Classiche a Mendrisio (Svizzera). Si esibisce in recital, sia in duo con pianoforte, sia in formazioni strumentali, in Svizzera, Germania, Francia, ex Jugoslavia, Italia, U.S.A., Russia, Israele.La violinista Yulia Berinskaya
Come solista è stata ospite di orchestre internazionali di grande prestigio, quali l’Orchestra “Amadeus” di Mosca, l’Orchestra Statale di Voroshilovgrad, la Filarmonica di Sverdlosk, Accademia Europea di Milano, ha preso parte a molti festival internazionali quali Pec (Ungheria), Portogruaro, Maccagno, Pergine (Italia), Schleswing-Holstein (Germania), Tiroler Festival di Erl (Austria), Rovin (Croazia), Autunno Musicale Moscovita (Russia), Val Tidone Festival(Italia), Canetti International Festival, ha svolto il ruolo di Primo violino con le orchestre G. Verdi di Milano, Teatro San Carlo di Napoli, la Fenice di Venezia e J. Haydn di Bolzano. All’estero ha collaborato con l’Orchestra Filarmonica di Lubiana e l’Orchestra del Tiroler Festival di Erl  Austria).
Ha inciso per le etichette discografiche: Koch Records (Germania), Gramsapis e Melodia (Russia).
E’ membro di giuria di Concorsi internazionali di violino quali “Michelangelo Abbado” di Milano e “A. Curci” di Napoli.

il pianista Stefano LigorattiStefano Ligoratti  è un giovane e poliedrico concertista di successo, che stasera potremo ascoltare nella sua veste di pianista di musica da camera. Direttore artistico del nostro network musicale “ClassicaViva”, potrete trovare ogni dettaglio su di lui a questo link: http://www.classicaviva.com/stefanoligoratti.htm

Qui la rassegna stampa su di lui: http://www.classicaviva.com/dicono_di_StefanoLigoratti.htm

Nov 232008
 

T E AT R O C O M U N A L E D I C A S A L P U S T E R L E N G O Marco Laganà, pianista. Si è diplomato in pianoforte col massimo dei voti al Conservatorio di Bologna. Si è perfezionato con Franco Scala, Oxana Yablonskaya, Luigi Mostacci, Paolo Bordoni, Pier Narciso Masi e Bruno Bizzarri. E’ stato premiato in diversi concorsi nazionali e internazionali. Ha tenuto concerti come solista e in diverse formazioni cameristiche. Oltre che in varie città d’Italia, ha suonato in Romania, Germania, Russia, Spagna e Kazakhstan. Ha inciso un CD di musiche di Dussek (ediz. Bongiovanni). Insegna pianoforte complementare al Conservatorio “Arrigo Boito” di Parma. Concerti Aperitivo 2008 2009 DOMENICA 23 NOVEMBRE ore 18.00 e 20.30 Antonella Matarazzo, soprano Si è diplomata in canto con il massimo dei voti nella classe della prof.ssa Cristina Rubin presso il Conservatorio di Como, dove attualmente frequenta il biennio superiore. Si è distinta in concorsi internazionali di canto da camera ricevendo ampi consensi. Si esibisce in qualità di solista sia in ambito operistico, sia in quello cameristico e sacro. Angela Nisi, soprano e musicologa Si è diplomata in canto a Monopoli (BA) con la lode e menzione speciale. Si è laureata con il massimo dei voti e la lode in Storia, Scienze e Tecniche della Musica e dello Spettacolo presso l’Università di Roma “Tor Vergata”. È vincitrice di numerosi premi internazionali e borse di studio. Raffaella Novel, pianista Si è diplomata con il massimo dei voti al Conservatorio di Trieste e ha conseguito il diploma di alto perfezionamento con Bruno Mezzena. Vincitrice di numerosi concorsi, ha inciso per la RAI in prima esecuzione italiana la Grande Sonata in si bemolle minore di J. Reubke. Il suo primo CD è stato dedicato a musiche di Skriabin e Liszt. Ha inciso la prima Sonata di Ives con il violinista Emanuele Baldini. Ha eseguito il Concerto di Schnittke per il Festival di Portogruaro del 2004 con l’Orchestra del Cremlino diretta da Misha Rachlewsky. Nel 1995 ha vinto il concorso “Seghizzi” con il soprano Francesca Franzil, con la quale, da allora, costituisce uno stabile sodalizio artistico. Accademia di Musica vocale da camera Tra ‘poeti maledetti’ e cabaret Musiche di Duparc, Chausson, Fauré, Debussy, Ravel, Ibert, Poulenc su testi di poeti francesi tra Otto e Novecento A cura dell’Accademia di Musica vocale da camera diretta da Stelia Doz e Guido Salvetti Al termine del suo secondo anno di attività, l’Accademia è in grado di offrire un concerto di musica francese, dove cantanti e pianisti si impegnano con un repertorio di rara e appassionante varietà: dalle melodie ispirate alle raffinatezze galanti dei parnassiani a quelle che si confrontano con le profonde emozioni di Baudelaire; dalle canzoni leggere destinate ai salotti intellettuali a quelle ispirate al mondo scanzonato e surreale dei cabaret e dei cafè-chantant. Marta Tacconi, pianista Nata a Jesi nel 1987, è diplomanda nel corso accademico di pianoforte presso il Conservatorio “G. Rossini” di Pesaro nella classe del Maestro Bruno Bizzarri. Si è classificata nelle prime tre posizioni in vari Concorsi Nazionali (1996, Camerino; 1998, Osimo; 2003, Ancona). Dal 2006 al 2008 ha perfezionato gli studi presso l’Accademia Pianistica di Recanati sotto la guida di Lorenzo Di Bella. Paola Vianello, pianista Diplomata brillantemente in pianoforte a Padova sotto la guida di G. Lovato, si è segnalata in vari concorsi: all’Accademia di Portogruaro, ai Concorsi ARAM di Roma, a Conegliano, Albenga, Asti, Riviera della Versilia, Moncalieri, Livorno e al Rosetum di Milano. Nel 2003, in duo con il soprano Barbara Vignudelli, ha vinto il 1° premio al Concorso Liederistico Internazionale di Brescia. Svolge intensa attività concertistica nel repertorio cameristico. ore 18.00 presentazione del libro e del CD sulla musica francese e del corso 2008-2009 sui Lieder di Brahms L’occasione è preziosa per presentare il libro che, su questi argomenti, è stato edito dal Teatro Comunale di Casalpusterlengo in collaborazione con le Edizioni ETS di Pisa: Tra ‘poeti maledetti’ e cabaret, a cura di Guido Salvetti La pubblicazione è corredata da un CD, registrato nel giugno 2008 da cantanti e pianisti del Corso. Nell’occasione verrà anche pubblicamente presentato il corso che l’Accademia, tra il 6 dicembre 2008 e il 9 maggio 2009, dedicherà all’interpretazione dei Lieder di Johannes Brahms (iscrizioni entro il 5 dicembre). D I R E Z I O N E A R T I S T I C A GUIDO SALVETTI Barbara Vignudelli, soprano Bolognese, ha conseguito il diploma accademico di secondo livello in Canto e in Musica vocale da camera con la lode e menzione speciale presso il Conservatorio di Milano nella classe di Stelia Doz. Vincitrice di numerosi concorsi da camera (“Seghizzi” di Gorizia 1999, Conegliano 2001, Brescia 2003), svolge intensa attività concertistica in un repertorio che spazia dalla musica antica alla musica contemporanea. Ha inciso per BMG Ricordi, Edizioni S.Paolo, Multipromo, Bongiovanni, Diapason Music e Tactus. ore 18.30 prima parte del Concerto Angela Nisi – Luca Ciammarughi Ernest Chausson, «Sept mélodies» op. 2: Nanny, Le Charme, Les Papillons, La dernière feuille, Sérénade Italienne, Hébé, Le Colibri Francesca Franzil – Raffaella Novel Claude Debussy, La Mort des Amants Henri Duparc, La vie antérieure, Élégie, Chanson Triste Antonella Matarazzo – Marco Laganà Claude Debussy, Le Jet d’eau, Chevaux de bois Gabriel Fauré, Mandoline Francis Poulenc, «Deux Poèmes d’Aragon»: “C”, Fêtes galantes Joo-Taek Kim – Marta Tacconi «Chansons gaillardes»: La maîtresse volage, Chanson à boire, Madrigale, Invocation aux Parquet, Couplets bachiques, L’offrandre, La belle jeunesse, Sérénade Sabina Belei, pianista Si diploma in pianoforte con il massimo dei voti al Conservatorio di Perugia dove, successivamente, consegue con il massimo dei voti e la lode il diploma accademico di secondo livello in Musica da camera con pianoforte. Collabora attivamente con cantanti e strumentisti di varie estrazioni musicali con i quali effettua concerti in Germania, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Polonia, Francia. Collabora in duo con il soprano Myung-Jae Kho, particolarmente nel repertorio liederistico e da camera. Insegna pianoforte presso la Scuola Comunale di Musica di Foligno. Gianfranco Cerreto, tenore Si è diplomato brillantemente in canto presso il Conservatorio di Alessandria. Numerosi premi in concorsi nazionali e internazionali. Debutto nella parte di Lysander in A midsummer night’s dream di B. Britten presso i teatri di Pisa, Lucca e Livorno. Ha cantato al Mittelfest di Cividale del Friuli in Hin und Zuruck di P. Hindemith. Protagonista de La finta giardiniera di W.A.Mozart presso il Teatro Civico di La Spezia (2005) e de La nave a tre piani di Carlo Boccadoro al Teatro Piccolo Regio di Torino. È Maestro di Cappella della Cattedrale di Alessandria e maestro del coro del Collegio Ghislieri di Pavia. Luca Ciammarughi, pianista e musicologo Si è diplomato al Conservatorio di Milano in Pianoforte, col massimo dei voti e la lode, sotto la guida di Paolo Bordoni e ha conseguito il diploma accademico in Musica vocale da camera con lode e menzione speciale nella classe di Stelia Doz. Dal 2005 è assistente del liederista Dalton Baldwin per i suoi masterclass in Italia e a Nizza. E’ laureando in Lettere e conduce su Radio Classica una trasmissione dedicata alla musica nel cinema. ore 19.30 intervallo a buffet ore 20.30 seconda parte del Concerto Angela Nisi e Barbara Vignudelli – Marco Laganà Ernest Chausson, Réveil – duetto Barbara Vignudelli – Paola Vianello Gabriel Fauré, «Poèmes d’un jour»: Rencontre, Toujours, Adieu Nocturne Francis Poulenc, Sanglots Gianfranco Cerreto – Paola Vianello Claude Debussy, Beau soir Gabriel Fauré, Après un rêve, Clair de lune Henri Duparc, L’invitation au voyage Myung-Jae Kho – Sabina Belei Claude Debussy, Apparition Gabriel Fauré, Notre Amour Francis Poulenc, «La courte paille»: Le sommeil, Quelle aventure!, La reine du coeur, Ba,be, bi, bo, bu, Les anges musiciens, Le carafon, Lune d’avril Francesca Franzil, soprano Si è diplomata in canto al Conservatorio di Trieste. Ha studiato con Giuseppe Taddei e Maria Raina Kabaivanska. Ha vinto numerosi concorsi di canto. Ha approfondito il repertorio antico con Réné Clemencic. Tra le sue partecipazioni a festival e stagioni concertistiche e operistiche, si ricordano in particolare il Requiem tedesco di Brahms al Teatro Bellini di Catania e l’opera Roma di Massenet al festival di Martinafranca. Ha vinto la prima edizione del concorso “Seghizzi” in duo con Raffaella Novel, con la quale, dal 1995, costituisce uno stabile sodalizio artistico. Joo-Taek Kim, baritono È nato a Seul nel 1986. Ha vinto giovanissimo numerosi premi in concorsi nazionali e internazionali: “Grand Prix 2003” dell’Opera Nazionale Coreana; “J. Aragall 2004” di Sabadell (Barcellona); Concorso-Concerto 2004 di Biotte (Nizza); Concorso Internazionale 2005 di Asti; “Viotti” di Vercelli nel 2006; “Renata Tebaldi” di San Marino nel 2007; Concorso Internazionale di Seul 2008. Nel febbraio 2006 si è esibito assieme al soprano Linda Campanella al Teatro Donizetti di Bergamo con arie tratte da opere mozartiane. Frequenta il Corso di Musica vocale da camera presso il Conservatorio di Milano sotto la guida di Stelia Doz. Myung-Jae Kho, soprano ® con il patrocinio del Comune di Casalpusterlengo Assessorato Cultura Sport e Tempo libero Laureata in canto a Seul, si è successivamente diplomata con il massimo dei voti in Canto e in Musica da camera al Conservatorio di Musica di Perugia, dove attualmente frequenta il corso per il diploma accademico di secondo livello. In ambito operistico ha ricevuto entusiastici apprezzamenti come Despina in Cosi fan tutte, Regina della Notte nel Flauto Magico e Belinda in Didone ed Enea di Purcell. È tra i vincitori del Concorso Internazionale “Città di Orvieto”. Collabora in duo con la pianista Sabina Belei, particolarmente nel repertorio liederistico e da camera. Insegna presso la Scuola Comunale di Orvieto e la Scuola Comunale di Foligno. TEATRO COMUNALE DI CASALPUSTERLENGO – PIAZZA DEL POPOLO 15- TEL. 0377.919024 – WWW.TEATROCOMUNALE-CASALPUSTERLENGO.NET biglietto intero 10 €, ridotto 8 € * *Studenti fino 25 anni, oltre 60 anni, associazioni e gruppi convenzionati

Il 23 novembre 2008, alle ore 18, 30, e poi alle 20,30, presso Il Teatro Comunale di Casalpusterlengo, (link: http://www.teatrocomunale-casalpusterlengo.net/Applicazione/Home.aspx)  si terrà il primo dei Concerti Aperitivo della stagione 2008 2009, intitolato:

Tra ‘poeti maledetti’ e cabaret

Musiche di Duparc, Chausson, Fauré, Debussy, Ravel, Ibert, Poulenc, su testi di poeti francesi tra Otto e Novecento
A cura dell’Accademia di Musica vocale da camera,  diretta da Stelia Doz e Guido Salvetti
Al termine del suo secondo anno di attività, l’Accademia è in grado di offrire un concerto di musica francese, dove cantanti e pianisti si impegnano con un repertorio di rara e appassionante varietà: alle melodie ispirate alle raffinatezze galanti dei parnassiani a quelle che si confrontano con le profonde emozioni di Baudelaire; dalle canzoni leggere destinate ai salotti intellettuali a quelle ispirate al mondo scanzonato e surreale dei cabaret e dei cafè-chantant.

Alle ore 18.00 ci sarà la presentazione del libro e del CD sulla musica francese e del corso 2008-2009 sui Lieder di Brahms

L’occasione è preziosa per presentare il libro che, su questi argomenti,  è stato edito dal Teatro Comunale di Casalpusterlengo in collaborazione con le Edizioni ETS di Pisa: Tra ‘poeti maledetti’  cabaret, a cura di Guido Salvetti. La pubblicazione è corredata da un CD, registrato nel giugno 2008 da cantanti e pianisti del Corso.

Il corso sui Lieder di Brahms a CasalpusterlengoNell’occasione verrà anche presentato il corso che l’Accademia, tra il 6 dicembre 2008 e il 9 maggio 2009, dedicherà all’interpretazione dei Lieder di Johannes Brahms (iscrizioni entro il 5 dicembre). Ecco, qui di seguito, la brochure di questo bel corso:

TEATRO COMUNALE DI CASALPUSTERLENGO di Musica vocale da camera Il duo Doz-Salvetti ha all’attivo la partecipazione congiunta a importanti attività didattiche e concertistiche. Ha recentemente inciso i George-Lieder op. 15 di Arnold Schoenberg, i Cinque Poemi da Baudelaire di Claude Debussy e La canzone dei ricordi di Giuseppe Martucci. Presso l’Accademia di Musica vocale da camera ha tenuto con successo il corso sui Lieder di Schumann nell’anno 2006-2007 e, nel 2007-2008, il corso sulla musica da camera francese tra Otto e Novecento. Stelia Doz, soprano. Vincitrice di concorsi internazionali, tra cui il “Toti Dal Monte” di Treviso e il Concorso di esecuzione musicale di Ginevra, ha cantato in ruoli operistici importanti nei maggiori teatri italiani. Nel repertorio della musica da camera con pianoforte, ha cantato in Liederabende e in concerti con “arie da salotto” e repertorio dell’800 francese. È docente di Musica vocale da camera presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano. Ha recentemente tenuto importanti masterclass sul repertorio vocal-cameristico europeo presso l’Università di Pusan (Corea), le Hochschulen di Monaco di Baviera, Weimar e Lipsia, e l’École Normale “Alfred Cortot” di Parigi. www.steliadoz.com Guido Salvetti, pianista e musicologo. Come pianista, ha avuto premi e riconoscimenti in concorsi nazionali e internazionali. Ha inciso un vasto repertorio pianistico per la Radio di Lugano. Negli ultimi anni si è dedicato soprattutto alla musica da camera e al repertorio cameristico-vocale. Ha all’attivo varie pubblicazioni su riviste di livello internazionale o in volume, su argomenti che spaziano dal Settecento musicale al Novecento storico. Ha insegnato Storiografia musicale dal 1984 al 1996 presso il corso di Musicologia da lui fondato presso il Conservatorio di Milano. Di questo Conservatorio è stato direttore dal 1996 al 2004. Dal 2006 è presidente della Società Italiana di Musicologia. www.sidm.it http://it.wikipedia.org/wiki/guido_salvetti Accademia Teatro Comunale Casalpusterlengo Piazza del Popolo 15, Casalpusterlengo, (Lo) Tel. 0377.919024 – Fax 0377.918457 Coordinamento generale – Lenz srl ATI www.teatrocomunale-casalpusterlengo.net info@teatrocomunale-casalpusterlengo.net steliadoz@tiscali.it guido.salvetti@fastwebnet.it Accademia di Musica vocale da camera L’Accademia si propone di offrire una specializzazione nel repertorio di musica vocale da camera. A tal fine organizza, anche in collaborazione con Enti e Associazioni, corsi, seminari e incontri in tutte le discipline che possono fornire un approccio culturalmente consapevole alle scelte interpretative. Il teatro si trova nella piazza centrale a 5 minuti a piedi dalla stazione ferroviaria. In treno Casalpusterlengo dista meno di un’ora da Milano; 15 minuti da Piacenza; 30 minuti da Cremona. Il casello autostradale (uscita Casalpusterlengo) dista 5 km dal teatro. Il tratto tra Milano e Casalpusterlengo è di 38 km; quello tra Piacenza e Casalpusterlengo è di 12 km. I Lieder di Johannes Brahms Corso di interpretazione per cantanti, pianisti e musicologi tenuto da Stelia Doz, soprano e Guido Salvetti, pianista e musicologo DICEMBRE 2008 – MAGGIO 2009 Corso Ammissione Scheda Oggetto di studio sono i Lieder di Brahms. La finalità del corso è di offrire un supporto agli esecutori per la costruzione di un repertorio brahmsiano vario e completo, ugualmente approfondito sul versante del Volkslied come del Kunstlied. Con il coinvolgimento anche di studiosi di storia della musica o di teoria musicale, verranno offerti una contestualizzazione storica di tale repertorio e strumenti pertinenti di analisi. L’ammissione al corso avviene attraverso un’audizionecolloquio, dove i cantanti e i pianisti dovranno presentare almeno 3 Lieder di Brahms. I cantanti e i pianisti che si presenteranno singolarmente avranno modo di trovare il pianista o, rispettivamente, il cantante con cui eseguire i brani prescelti. La commissione si riserva di far eseguire tutto o in parte il programma presentato. I musicologi presenteranno loro pubblicazioni (anche se non ancora edite) o progetti di ricerca. I posti disponibili sono 9 per ogni categoria. Hanno priorità i duo canto-pianoforte già costituiti. Le domande di ammissione all’audizione-colloquio vanno inoltrate entro il 5 dicembre 2008 alla segreteria dell’Accademia agli indirizzi forniti nella controcopertina di questo dépliant. A tal fine potrà essere compilato il format inserito nel sito-web (www.teatrocomunale-casalpusterlengo.net), oppure potranno essere inviati per e-mail, per posta o per fax i dati richiesti dal FAC-SIMILE qui allegato. La data dell’audizione-colloquio è il 6 dicembre alle ore 10. Nello stesso giorno, alle ore 15, verrà tenuta dai docenti la conferenza introduttiva sulle problematiche relative ai Lieder di Brahms. Al termine della conferenza si svolgeranno le prime lezioni anche con la distribuzione del materiale di studio e verrà concordato, con i singoli, il lavoro da svolgere nei futuri incontri. Le proposte di repertorio e le indicazioni bibliografiche saranno inserite nel sito www.teatrocomunale-casalpusterlengo.net a cui gli interessati sono invitati a fare riferimento. Prima dell’audizione-colloquio ogni singolo candidato verserà 30 euro, che per gli ammessi sarà considerato un anticipo sulla quota d’iscrizione. La quota di iscrizione è di 750 euro per gli esecutori singoli (cantanti e pianisti); 600 euro (ognuno) per duo già formati; 250 euro per i musicologi e 100 euro per gli uditori. Il corso è ospitato dal Teatro Comunale di Casalpusterlengo che mette a disposizione: – la sala (300 posti) e il foyer – un fonico e un impianto di registrazione per la documentazione audio – l’organizzazione logistica Ove richiesta, l’organizzazione si attiverà per reperire in loco condizioni favorevoli per il vitto e l’alloggio. E IL M SI CFA Il sottoscritto Nato a Residente a In via Tel e-mail il Di regola le lezioni esecutive si svolgono alla presenza di tutti i corsisti. Sono previste anche lezioni e conferenze a carattere storico e analitico. Possono iscriversi uditori. CHIEDE DI PARTECIPARE ALL’AUDIZIONE-COLLOQUIO del 6 dicembre 2008 per l’ammissione al corso di Interpretazione sui Lieder di Johannes Brahms Le lezioni si terranno dalle ore 10 alle ore 20 nei giorni di sabato 6 dicembre (audizioni: ore 10-12:30) in qualità di: cantante (registro……………………………………….) pianista musicologo auditore per gli esecutori verranno eseguiti i seguenti Lieder (op. n.): 1) ; 2) ; 3) dichiara di conoscere la lingua tedesca: per nulla ad un primo livello a livello medio a livello avanzato 17 gennaio 14 febbraio 7 marzo 4 aprile 9 maggio Al termine del corso sono previsti: – l’organizzazione di un concerto con i migliori corsisti – l’incisione di un CD – la pubblicazione di un libro sui Lieder di Brahms con contributi dei corsisti
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Lug 282008
 

E’ un’estate strana, che già declina, con il suo passo un po’ sfatto, verso l’autunno. E ancora non è finita, ma annuncia già, implacabilmente, l’autunno.

Ho trovato una musica perfetta per il mio stato d’animo di questi giorni, e la condivido con voi…

E’ un leggendario Wilhelm Furtwangler che dirige i Berlin Philharmoniker, il brano è il “Poco Allegretto” dalla 3^ Sinfonia di Brahms, che fece da colonna sonora al film “Aimez-Vous Brahms?” (in inglese “Goodbye again“, in  italiano “Le piace Brahms?”) del 1961, interpretato magistralmente da Ingrid Bergman, Yves Montand e un meraviglioso Anthony Perkins. Un film, in bianco e nero –  ça va sans dire – diretto da Anatole Litvak.  Un film sull’autunno e sulla primavera, tratto dall’omonimo romanzo di Françoise Sagan, che fece scandalo (e furore)  nei primi anni Sessanta del secolo scorso.

E il video, oh il video (quanti artisti ci sono su youtube, e ci regalano la loro arte, e quanto dobbiamo essergli riconoscenti…) ecco, il video è stato montato da un gentile quanto sconosciuto utente inglese, di cui vi linko il profilo, http://youtube.com/user/Mimameior. Alla musica ha sovrapposto immagini autunnali, e che immagini… davvero perfette per questa musica.

Da guardare da soli, se siete tristi, se siete di umore autunnale, se siete innamorati… Se volete farvi un poco di male – ma dolcemente – con la nostalgia… dedicato, soprattutto, ai giovani, che queste gemme musicali e cinematografiche poco conoscono…

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=1trE3ms3AGo&feature=plcp&context=C42ddf15VDvjVQa1PpcFOka0-CDIoROYAeVlLh54azvVyXIkebUss%3D[/youtube]

Aggiungo anche, quindi, un breve video del film, che non presenta qui questo famoso tema (il film prende il titolo proprio dall’invito ad un concerto di Brahms, in cui viene eseguita questa Sinfonia), ma che dà l’idea del fascino della Bergman e di Perkins… indimenticabili. Notate il tema di Brahms, che viene eseguito in sottofondo, in forma jazzata, al pianoforte, al ricevimento… che tocco di classe. Quando la musica, da sola, dice tutto ed evoca tutto.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=Dn8xAMHistk[/youtube]

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Giu 262008
 

Villa Simonetta a MilanoSegnaliamo con piacere una serie di bei concerti a ingresso libero, per tutti gli amanti della grande musica: dal 20 giugno all’11 luglio 2008, a Milano, a Villa Simonetta.

Villa Simonetta diventa la Villa della Musica: a partire da venerdì 20 giugno 2008,  infatti,  la Villa si popolerà di musicisti e di appassionati della musica classica e jazz.

a cura di: Accademia Internazionale della Musica- Fondazione Scuole Civiche di Milano
Milano, cortile di Villa Simonetta – via Stilicone, 36
dal 20 giugno all’ 11 luglio 2008 (ingresso libero).
Orario dei concerti: 21.30.

Ecco il calendario dei prossimi concerti:

Continua a leggere…

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Mag 022008
 

Questo è un invito! Il Comune di Dorno (in cui risiede ClassicaViva), ha organizzato anche quest’anno la Fiera regionale, per il 3 e 4 maggio.

Nell’ambito della Fiera, organizzata in collaborazione con la provincia di Pavia, La Regione Lombardia e la Pro-Loco di Dorno, ci fa particolarmente piacere segnalare l’evento di chiusura, perché si tratta di un concerto del nostro Direttore Artistico, Stefano Ligoratti. Il concerto è ad ingresso libero, per cui… tutti gli amici di ClassicaViva e gli amanti della grande musica sono i benvenuti!

Per festeggiare questo evento insieme ai nostri amici e lettori del blog vi offriamo qui, in podcast, la registrazione del famosissimo brano finale in programma, che Stefano ha appena finito di registrare nella nostra sala di incisione, la “Toccata e Fuga in re minore BWV 565”, di Bach, nella splendida trascrizione di Ferruccio Busoni: [display_podcast]

Ecco i particolari:

Sala Walter Damiani – Piazzetta Volontari del Sangue (P.zza Bonacossa) – Dorno

Domenica 4 maggio 2008 – ore 20.45

Stefano LigorattiConcerto del pianista Stefano Ligoratti

“Appassionatamente…”

Programma

  • Ludwig Van Beethoven: Sonata in fa min. “Appassionata” op. 57, nei tempi:
    • I. Allegro assai
    • II. Andante con moto
    • III. Allegro ma non troppo
  • Johannes Brahms: Rhapsodie op. 79 n. 2

Intervallo

  • Frédérick Chopin:
    • Studio Op. 10 n. 1
    • Studio Op. 25 n. 11
    • Notturno in mi minore, Op. 72 n. 1
    • Notturno in do# min. op. postuma
    • Polacca in la magg. n. 1 op. 40
    • Polacca in la bem. Magg. Op. 53
  • Bach-Busoni: Toccata e Fuga in re min. BWV 565
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Nov 172007
 

Ciao a tutti,

visto che il blog è un luogo fatto per conoscerci meglio in modo meno formale di un sito, ho pensato di iniziare il nostro dialogo presentandovi due tra i nostri artisti di punta, due pianisti di gran classe in un momento di puro divertimento… un bis in un concerto per due pianoforti, un’improvvisazione alla loro maniera. Buona visione: vi presento Simone Pionieri (a destra) e Stefano Ligoratti (a sinistra) in una personalissima rivisitazione delle variazioni Brahms-Paganini…

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!