Mar 162012
 

“Dalla prossima settimana si riunirà un tavolo tecnico con ministero dell’Economia e MiBac sulla legge per lo spettacolo dal vivo e saranno affrontati problemi non facilmente risolvibili. Faremo il possibile per chiudere rapidamente, sebbene i tempi rapidi, soprattutto in cose politiche, non possano essere garantiti”. L’annuncio da parte del ministro dei Beni e Attività Culturali, Lorenzo Ornaghi, è arrivato in conclusione del convegno sulla legge dello spettacolo dal vivo promosso oggi a Roma dall’Università Luiss.

Per la legge, di cui ha sottolineato il carattere “unico” perché condivisa da tutti, forze politiche e operatori, “siamo a un punto di non ritorno” ha detto il ministro prima di evidenziare alcuni aspetti rilevanti del testo: “lo Stato può garantire lo sviluppo del Paese anche tramite la cultura; non si deve ideologizzare il rapporto pubblico-privato; lo Stato deve innalzare la sua autorevolezza e deve garantire criteri trasparenti lontani dal clientelismo; il fondo perequativo che potrà incidere sugli squilibri attualmente rilevabili a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale; il sostegno per i giovani”.

Si attende ormai senza troppe speranze, anche perché agli annunci quasi mai seguono i fatti. Prova ne sia la cancellazione dei concerti del Maestro Abbado a Napoli, per protestare contro il decreto Bondi, che impedisce agli orchestrali degli enti lirici di chiedere permessi artistici fino alla firma del prossimo contratto, o il prepensionamento di 50 elementi del Maggio Fiorentino, che difficilmente saranno reintegrati.

Feb 032012
 

È entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2012 la legge del 29 giugno 2010 n. 100 voluta dall’allora ministro Sandro Bondi, che all’art. 3, comma 1 “riafferma il rapporto di esclusività della prestazione lavorativa fondamentale ed esclude pertanto anche le prestazioni gratuitamente rese al di fuori del servizio“.

Questa norma sta suscitando molto malumore tra gli addetti ai lavori, preoccupati per l’ennesima difficoltà di carriera e di lavoro, in questo periodo indiscutibilmente catastrofico. La norma, vieta infatti ai dipendenti delle fondazioni lirico sinfoniche le prestazioni di lavoro autonomo, a causa della mancata sottoscrizione del contratto collettivo. Fanno eccezione “le prestazioni di lavoro autonomo rese dai dipendenti a favore del corpo artistico del proprio Teatro in regola con gli impegni di cui all’articolo 23 comma 2”.

Questa norma vieta in pratica ai musicisti di prestare la propria opera anche per registrazioni discografiche. I musicisti dell’accademia nazionale di Santa Cecilia hanno scritto un lettera al ministro per i Beni e le Attività culturali Lorenzo Ornaghi per chiedere la revoca del comma della nuova legge che vieta l’attività concertistica e cameristica al di fuori delle Istituzioni di appartenenza.

Ne riportiamo il testo integralmente:

Illustre Signor ministro, noi musicisti dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, Le rivolgiamo un caloroso appello affinché Lei possa ridare voce a tutti i musicisti italiani revocando il comma 1 dell’Art. 3 della Legge n. 100 del 29 giugno 2010, che nega loro l’espressione musicale al di fuori delle Istituzioni di appartenenza. Le attività di lavoro autonomo, già regolate dal Contratto collettivo nazionale di lavoro, venivano consentite solo previa autorizzazione della propria Istituzione e per prestazioni di alto valore artistico e professionale, fatti salvi, comunque, il principio del non aggravio economico e delle esigenze produttive delle Fondazioni liriche e sinfoniche.

La Legge 100, che viene recepita dal mondo della musica – artisti, interpreti, appassionati, professori e studenti di Conservatorio – come una punizione non meritata, vieta solo a noi musicisti italiani l’attività concertistica e cameristica mentre nel resto d’Europa e nel Mondo i nostri Colleghi, dipendenti come noi di Istituzioni musicali, continuano ad esibirsi con le loro performances in tutti i contesti musicali, compresi i teatri italiani.

La libertà di essere artisti anche al di fuori dalle istituzioni di appartenenza è nel mondo riconosciuta come elemento indispensabile di motivazione e accrescimento professionale, caratteristiche che, riportate all’interno dei Complessi artistici, donano nuova linfa e vigore per ottenere sempre più brillanti successi e riconoscimenti internazionali. Senza dimenticare che, in questo momento difficile per tutti, queste attività andrebbero maggiormente valorizzate e sostenute, non solo per il loro alto contenuto culturale ma anche perché spesso permettono alla musica classica di raggiungere territori e ceti sociali che altrimenti ne verrebbero esclusi.

Signor Ministro, sicuri della condivisione dei nostri obiettivi artistici, culturali e sociali rimaniamo in attesa di una Sua positiva risposta.

Ott 192011
 

“Con la cultura non si mangia”, questa frase è forse peggio delle nuove dichiarazioni del ministro Galan, secondo cui la “cultura è un lusso che non ci si può più permettere”? Difficile dare una risposta, quanto difficile è comprendere per tutti coloro che ancora sperano in un recupero di orgoglio e civiltà, in una terra, la nostra, che tanto ha donato e tanto ancora avrebbe da donare al mondo intero.

«I teatri lirici stanno malissimo e io credo che occorrerà intervenire: è un lusso che ormai l’Italia non si può più permettere. Siamo già intervenuti a Trieste – Claudio Orazi è stato nominato commissario della Fondazione Teatro Verdi – dovremmo intervenire a Firenze. Bologna non sta benissimo e anche Genova sta male», ha dichiarato nei giorni scorsi il ministro. Non si però fatta attendere la risposta di Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del Pd: «Le fondazioni lirico sinfoniche stanno male perché si è perso tempo per due anni con una finta riforma voluta da Bondi che ha solo aggravato i problemi. Anche in questo settore si misura quotidianamente il fallimento del governo. Quello che davvero non ci possiamo permettere è un governo che continua a ritenere le eccellenze culturali del Paese come un lusso da tagliare mentre possono e devono essere propulsori di sviluppo e crescita».

E a noi non resta che trovarci d’accordo.

Mag 032011
 

Si ritorna a parlare di FUS dopo il convegno promosso dal PD e tenutosi a Verona il 29 aprile scorso. Una giornata promossa con lo slogan “cambiare musica”, durante la quale si è discusso sul futuro degli Enti lirici italiani.

Ancora una volta in evidenza l’inefficacia dei FUS e del sistema di finanziamento delle fondazioni lirico sinfoniche, emerse durante i lavori ai quali hanno partecipato oltre ai rappresentanti politici, molti sovrintendenti, sindacalisti e operatori culturali, che hanno unanimemente espresso i limiti del Fondo Unico per lo Spettacolo, che sebbene reintegrati non offrono alcuna certezza di poter garantire la sopravvivenza di tutte le quattordici fondazioni liriche italiane come ha tenuto a precisare Maurizio Roi, presidente dell’Associazione Teatri dell’Emilia Romagna: «L’attività lirica ha una dinamica di costi crescente e il reintegro del Fus non allontana la prospettiva di crisi aziendale». Dello stesso parere anche Luigi Ferrari, segretario generale della Fondazione Toscanini: «Non siamo interessati alla sola sopravvivenza, ci preme lo sviluppo».

«Oggi siamo in un mondo globale in cui il competitor non è il teatro vicino ma quello che si trova a migliaia di chilometri di distanza» – ha spiegato Cristiano Chiarot, neo  sovrintendente  del Teatro “La Fenice” di Venezia – «La singola stagione di un anno non ha senso quando all’estero gli artisti migliori vengono scritturati con un anticipo di cinque anni».

Data anche la difficoltà delle fondazioni di trovare sponsor, vista la legge lacunosa che nemmeno prevede un minimo di detassazione, fare ricorso ai finanziamenti pubblici resterà l’unica via attuabile, e per quanto possano diventare pluriennali non basterebbero comunque a garantire quello sviluppo reale atteso da tutti gli operatori, costretti a procedere “navigando a vista” e dimezzando i cartelloni anziché aumentare l’offerta al pubblico di affezionati che comunque, nonostante la crisi, permane e domanda.

La giornata dei lavori proposta dal PD si è conclusa con l’ennesimo appello al Ministro Galan affinché trovi il modo di correggere i danni provocati alla cultura italiana, e nello specifico agli enti lirici, dalla sconsiderata gestione del precedente ministro.

Mar 242011
 

Giancarlo GalanSono state sospese le giornate di mobilitazione della Cultura italiana, dopo che ieri il governo ha firmato il decreto per il reintegro dei fondi FUS. Restano confermate solo le iniziative del prossimo 27 marzo, Giornata Mondiale del Teatro, che in Italia non sarà celebrata.

Ieri, il presidente della Repubblica ha accolto le dimissioni dell’ex ministro per la Cultura, e affidato l’incarico al nuovo, Giancarlo Galan.

La mobilitazione, tuttavia, resta attiva e i vari promotori già lavorano per una prossima mobilitazione “di proposta” per arrivare all’apertura di un tavolo nazionale, insieme al nuovo Ministro per i Beni e le Attività Culturali , per discutere le proposte di riforma per il rilancio e lo sviluppo del settore culturale.

Il reintegro del Fus, in misura permanente, prevede l’assegnazione al MiBAC (questa sigla è l’acronimo del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali) 236 milioni di euro, così ripartiti:149 milioni di euro al Fondo Unico per lo Spettacolo, 80 milioni di euro alla tutela e al recupero del patrimonio storico, architettonico, artistico e archeologico e 7 milioni di euro agli istituti culturali. Complessivamente, il Fus 2011 ammonta a 428 milioni, risultanti da 231 milioni (prima del reintegro) + 27 milioni che erano stati congelati dal ministero dell’Economia + 149 milioni assegnati al Ministero + 15 milioni dal Milleproroghe alle fondazioni liriche + 6 milioni dal Milleproroghe alla Scala e all’Arena di Verona = 428 milioni.

A chiusura di questa fredda cronaca contabile, che comunque offre un minimo di respiro e un piccolo spiraglio di sopravvivenza, senza mira polemica, ci piace citare due dichiarazioni dell’ex ministro Bondi, il quale in prima battuta si è detto “Orgoglioso per il raggiungimento degli obbiettivi previsti, nonostante siano rimaste incomprese le sue politiche di innovazione della Cultura italiana” e poi “Rammaricato perché, più che a lui, si è dato ascolto al Maestro Muti.

 

Mar 102011
 

L’economia di uno stato non può essere governata come fosse un gioco d’azzardo, perché il banco vince sempre, ed è disonesto.

Spariscono altri 27 milioni di euro dai fondi FUS, quelli promessi dal ministro (?) Bondi e che avrebbero dovuto essere reperiti con la vendita delle frequenze del digitale terrestre alle compagnie telefoniche. Congelati, si dice, anche qualora la vendita vada a buon fine, almeno fino alla fine dell’anno.

Facile ormai parlare di tragedia, e anche dal ministero per i Beni Culturali, arrivano note di incredulità e sbalordimento, per quanto assai poco credibili.

In effetti non si capisce bene nemmeno quale sia la situazione dello stesso ministero, dopo le annunciate dimissioni del Ministro; non si sa se queste siano state accettate e chi verrà nominato al suo posto. Inutile dire che l’argomento risulta essere, evidentemente, assai poco interessante in questo momento storico vissuto dall’intero paese.

La preoccupazione è stata espressa anche dalle opposizioni che hanno chiesto, sarcasticamente, al ministro Tremonti di assumersi l’interim del ministero e la conseguente responsabilità della catastrofe culturale italiana.

Ed è di queste ore la notizia, secondo cui rischia di saltare “l’asta frequenze” da cui il governo contava di ricavare 2,4 miliardi di euro, non solo da destinare ai FUS ma per coprire l’attuale legge di stabilità.

La Cultura sarà quindi in ottima compagnia.

Mar 082011
 

Il Maestro Muti mentre dirige alla ScalaVa pensiero“, simbolo dell’Italia irredentista, e l’onore delle armi tributato forse con troppo anticipo al ministro Bondi, saranno al centro della trasmissione odierna “Ultimo Grido”, di Luca Ciammarughi su  Radio Classica, che andrà in onda alle ore 16.00 e alla quale parteciperà la nostra Ines Angelino.

Per il giusto tributo alle donne, in occasione dell’ 8 marzo, saranno trasmesse tutte interpretazioni di artiste donne, dedicate a Bach, e poi il coro del Va pensiero, diretto da Muti, alla Scala, nel 1984.

Per tutti coloro che vorranno ascoltare la trasmissione, ricordiamo il link.


Mar 022011
 

Il Ministro Sandro BondiCome abbiamo pubblicato ieri su questo blog, ieri, intervistato dal Corriere della Sera, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi affermava di voler “sparire dalla prima linea”. “Ho già chiesto più volte al presidente del Consiglio di essere sostituito. Vorrei dimettermi e spero che accetti le mie dimissioni al più presto”.  “Voglio dedicarmi alla mia famiglia, alla mia compagna”, ma anche “fare il senatore e continuare a lavorare a fianco del presidente Berlusconi”, spiegava il coordinatore del Pdl.E’ stata pubblicata oggi, poi, una lettera di Bondi al “Giornale”,  in cui il Ministro scrive testualmente: “Egregio direttore, constato che dalla sinistra alla de­stra di Marcello Veneziani la sod­disfazione per le mie dimissioni è unanime. Stiano sereni, presto li accontenterò.” E ancora: “Purtroppo in que­sto sforzo non sono stato so­stenuto con la necessaria consapevolezza dalla stes­sa maggioranza di governo e da quei colleghi che avreb­bero potuto imprimere in­sieme a me una svolta nel modo di concepire il rap­porto fra stato e cultura in Italia. E questo mancato so­stegno è avvenuto oltretut­to nel momento in cui mi sono trovato più in difficoltà, a seguito del crollo di un muro in cemento a Pompei e più colpito dalle iniziative della sinistra, fino alla presentazione di una mozione di sfidu­cia individuale nei miei confronti, pur non avendo io mai scaricato su altri la responsabilità della mancanza di fondi, che pure è stata l’accusa più frequente rivoltami dalla sinistra. Le vicende del decreto Milleproroghe hanno ulteriormente evidenziato la mia incapacità di mantenere fede agli impe­gni che avevo preso, e nel richiedere al­meno un minimo di coerenza nell’ambi­to dei provvedimenti riguardanti la cul­tura.”
A questo punto mi sento di tributare a Bondi l’onore delle armi, per onestà intellettuale. “L’ultimo dei giapponesi”, come è stato definito, ha capitolato, si è arreso.
E’ un segnale politico importante e clamoroso. E’ la prima volta che qualcuno del Governo si dimette per “incapacità a mantenere fede agli impegni che aveva preso”. Bravo Bondi. Capisco il suo dramma umano, e la stimo per il suo coraggio. A lei, l’onore delle armi.

Mar 012011
 

Ho già chiesto più volte al presidente del Consiglio di essere sostituito. Vorrei dimettermi e spero che accetti le mie dimissioni al più presto”. Intervistato dal Corriere della Sera, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi afferma di voler “sparire dalla prima linea”. “Voglio dedicarmi alla mia famiglia, alla mia compagna”, ma anche “fare il senatore e continuare a lavorare a fianco del presidente Berlusconi“, spiega il coordinatore del Pdl.Inutile dire che per noi, che in qualche modo ci ostiniamo a voler addirittura campare (dignitosamente) di cultura, o di non voler restare immobili dinnanzi alla sua lenta agonia, leggere le intenzioni del ministro è un piccolo passo avanti, anche se non sufficiente. Non servirà certo sostituire un ministro con un altro per tornare a poter sperare di salvare la vita alla cultura italiana. Il disegno reale appare sempre più preciso, ossia razziare il poco denaro rimasto e favorire un sempre maggiore impoverimento culturale, lasciando che l’immondizia prodotta dalle televisioni sostituisca la cultura stessa.È vero che il danaro rimasto per finanziare i progetti in atto o da attuare non c’è più, ed è vero che potrebbe sembrare demagogico chiedersi che fine abbia fatto, ma potrebbe essere anche indicativo della reale volontà politica di far passare l’idea che i Teatri o gli Enti Lirici facciano parte di quegli enti parassiti e inutili che è bene chiudere, solo perché depredati da gestioni piratesche se non criminali. Il furto – perché è di questo che si tratta – non ha rubato solo il danaro, ma ha rubato la vita di chi con la cultura – e bisogna ripetersi – ha negli anni mangiato e quindi ha vissuto.

Sono tanti gli esempi che ogni giorno arrivano a noi, che siamo costretti anziché parlare di cultura, come vorremmo, a parlare dei danni e dei guasti provocati negli ultimi anni. L’esempio dell’Ente Lirico di Cagliari, che dalla fine di marzo è destinato a non esistere più, o l’esempio dei 162 progetti finanziati nel 2010 dalla Regione Lazio, già portati a termine o in corso d’opera che d’improvviso cesseranno d’esistere o non verranno pagati, lasciando un’altra marea umana senza lavoro e senza domani.

Gen 312011
 

Lo spettacolo è finito?“Sette giorni di mobilitazione per salvare l’informazione, lo spettacolo, la scuola, l’università e la ricerca”, nell’ultima settimana del gennaio 2011, per convincere il Parlamento “a fermare la devastazione che si sta compiendo ai danni dell’intero comparto culturale italiano”.

E’ venuto da Roma l’annuncio di una battaglia durissima, sottoscritto da oltre cinquanta sigle del mondo dello Spettacolo, della Cultura e dell’informazione (dall’Agis, all’Anec, all’Ass. naz. autori cinematografici, a MovEm09, al Movimento emergenza Cultura-Spettacolo-Lavoro, al CEMAT…) che si aggiunge a proteste e iniziative (scioperi alla Scala, al Massimo di Palermo…) organizzate in tutta Italia contro il Ministro Bondi che “non ha tutelato il suo ministero – dicono i lavoratori – e contro il Governo, che ha tagliato fondi alla Cultura”.

Riuniti a Roma il 19 gennaio in un’affollatissima assemblea-conferenza stampa, promossa dal “Comitato per la libertà e il diritto all’informazione”, rappresentanti di tutti i settori della Cultura, dello Spettacolo e dell’Informazione hanno denunciato con forza il proprio disagio e annunciato una serie di iniziative pubbliche. Registi, attori, musicisti, giornalisti, studenti, ricercatori e professori hanno dato la loro adesione all’incontro, convocato per denunciare il disagio del settore. Tra loro Ennio Morricone, Zubin Metha, Citto Maselli e Carlo Lizzani. ”La scure dei tagli colpisce anche noi – ha spiegato il presidente della FNSI, Roberto Natale. Chiediamo da anni la riforma dell’editoria e siamo convinti che se tagliassero i fondi agli editori furbi, si troverebbero le risorse”.

Ma qual è la radice del problema? Ne abbiamo parlato più volte, anche su questa testata. Si tratta della politica culturale del governo, che ha avuto la sua punta di diamante nei tagli al FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo, che hanno colpito duramente soprattutto gli Enti lirici, mettendone in diversi casi addirittura a rischio la sopravvivenza stessa.

Tabella dei fondi FUS per la musica negli anni 2005-2009

Negli ultii due anni il FUS ha infatti ridimensionato progressivamente i suoi finanziamenti, passando dai 447,8 milioni di Euro erogati nel 2009, ai 402 milioni del 2010, per arrivare ai 258 previsti per 2011: si tratta di un taglio del 36,6% in meno, rispetto al 2010 (e ricordiamo che i fondi, nel 2007, erano pari a 550 milioni!). Lo spettacolo, in Italia, dà lavoro a 250mila persone. E’ purtroppo evidente che questa drammatica falcidia si tradurrà quasi automaticamente in un’equivalente perdita di posti di lavoro.

I 125 milioni ora destinati alle 14 fondazioni liriche sono quasi la metà dei 229 milioni del 2009: la stessa somma che la Francia dedica all’Opéra di Parigi. Per questa ragione i tredici sindaci presidenti di Fondazioni liriche, su iniziativa di Marta Vincenzi, Sindaco di Genova (il Teatro Carlo Felice è da mesi in gravissimo stato di crisi e di agitazione permanente dei lavoratori), hanno denunciato congiuntamente il rischio di chiusura di tutti i Teatri se il FUS non verrà riportato almeno alla quota del 2009.

Negli scorsi mesi, fronteggiando le proteste, il Sottosegretario Gianni Letta e il Ministro Bondi avevano promesso di intervenire per ripristinare i fondi tagliati, utilizzando il decreto Milleproroghe“. Ma il 22 dicembre 2010 il Governo ha approvato questo decreto, senza fare alcun cenno al Fondo unico per lo spettacolo. Niente reintegro per il 2010, e nemmeno revisione per i contributi statali previsti per il 2011: un ennesimo nulla di fatto, che ha frustrato le speranze del mondo della cultura. Compreso il teatro alla Scala, che dovrà far fronte a una riduzione di 22 milioni in due anni. “Senza denaro in cassa sarà difficile superare il 2011”, ha ammonito il sovrintendente Stéphane Lissner qualche giorno fa.

Ora il Milleproroghe dovrà effettuare i passaggi di rito in Parlamento per la conversione in legge: si spera che in quella sede qualcosa cambi, perché, anziché restituire risorse, colpisce ulteriormente proprio quei settori, già in grave difficoltà, che la Costituzione protegge con enfasi. Siamo convinti che anche il comparto culturale debba concorrere al processo di risanamento dell’economia nazionale ma è necessario tener presente che esso rappresenta l’identità e il futuro del paese e che per questa ragione va promosso e sostenuto.

“Ma che non sia il solito contentino – ha dichiarato Fiorenzo Grassi, numero uno lombardo dell’Agis, l’organo di rappresentanza delle imprese di spettacolo. Con questi tagli, molti teatri rischiano di non arrivare nemmeno al giugno del 2011″. E il tempo stringe: molti contratti per la prossima stagione sono già stati sottoscritti, in scena bisogna andarci anche senza soldi. “In queste condizioni, tutti rischiamo di chiudere”.

Il Ministro Bondi è stato duramente attaccato anche in Parlamento per queste e altre vicende che riguardano la gestione del suo Ministero, fino ad arrivare alla recentissima mozione di sfiducia, respinta a maggioranza, ma che ha lasciato grande amarezza nel Ministro stesso e nel paese.

Tabella dei fondi erogati al FUS dal 1995 al 2009
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