Mar 042009
 

Lo spettacolo è finito...Come promesso, parliamo ora del nuovo articolo di Alessandro Baricco di oggi. “La Repubblica”, benemerita, l’ha pubblicato anche online. Dunque, eccovi il link: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/spettacolo-baricco/baricco-risposta/baricco-risposta.html?rss

Già che ci siamo, vi linko anche l’articolo di Eugenio Scalfari del 27 febbraio, che evidentemente, tra gli altri, ha indotto Baricco a questa risposta: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/spettacoli_e_cultura/spettacolo-baricco/scalfari-27feb/scalfari-27feb.html

Il mio commento? mmm… respiro lentamente prima di sbottare.

Scorazzando per i blog, mi sento di condividere e di sottoscrivere questo geniale e fulmineo aforisma, opera di un ignoto lettore, pubblicato qui: “La proposta di Baricco di dar più soldi a tv e scuola (come se i due “oggetti” avessero qualcosa in comune, a parte la distruzione, attiva e passiva: la prima distrugge i cervelli, la seconda è stata distrutta) è marziana. Però, e qui sta la congiunzione, la sua proposta è anche l’ultima vulgata, o l’ultimo canto del cigno del neoliberismo, che aveva riposto sul libero mercato, fuori di ogni controllo, tutta la sua visione del futuro. ”

Capito?  Ah, e poi, Baricco, guardi che io, ad esempio, la playstation non ce l’ho. E, francamente, il suo tono supponente, da piccolo padreterno con le chiappe al caldo,  sta diventando fastidioso, oltre che offensivo. Affermare che oggi si debbano trasferire i fondi pubblici dal Teatro e dalla musica al sostegno delle TV è una cosa che grida vendetta al cospetto della ragione, e non c’è altro da dire.

E lei, Baricco, è stato chiarissimo in questo, nel suo articolo. Abbiamo capito tutti benissimo quello che ha scritto: siamo un bel po’ stufi del discorso “io non ho detto così… sono stato frainteso… tutta colpa dei giornalisti….”

Per non dire, chiaro e forte, che non ne possiamo più…. MA BASTAAAAAA!!!!!!!!!!!

Mar 042009
 

Alessandro Baricco, come viene visto ora...Oggi è comparso su “La Repubblica” un altro articolo, a pagina intera, di Alessandro Baricco, che risponde ai suoi detrattori e argomenta lungamente, ritornando sul discorso che aveva aperto con il suo precedente intervento (che trovate qui) e sulle polemiche da esso scatenate (qui).

Purtroppo l’articolo non è ancora online, per cui ve ne riporterò io il succo in un post separato che pubblicherò in giornata. Nel frattempo, correte in edicola, mi raccomando… Repubblica deve pur sopravvivere, no? Mi sembra giusto che venda anche qualche copia!…

Intanto vi dico subito che ho letto, con piacevole sorpresa, in un articolo su “il Foglio” il Ministro Sandro Bondidel 25 febbraio, la risposta del Ministro Sandro Bondi, ossia proprio colui che ha davvero voce in capitolo per decidere su tutta la faccenda. Il Ministro dei Beni culturali esprime dunque un parere che a me sembra serio, e ben articolato: ecco il link al suo intervento sul sito del governo, che per vostra comodità però, vi riporto qui sotto integralmente (con evidenziazioni mie). Dico subito che in questo intervento ci sono molti spunti e molte idee che condivido: la mia opinione, però, la scriverò in un articolo apposito, altrimenti questo post diventerebbe un’enciclopedia, e questo non è nello spirito di un blog…  Occhio, comunque, a questa frase, che a mio parere è la più importante,  significativa e condivisibile di questo testo: “Ma il fatto è che il teatro di prosa, la lirica, la danza non consentono redditi da impresa.”

Da “IL FOGLIO” di mercoledì 25 febbraio 2009

Bondi difende la mobilia (teatrale) “Baricco dice: basta soldi di stato alla cultura? D`accordo, facciamo selezioni migliori ma senza cedere al profitto. Opera, musica e teatro sono inestimabili forme di mecenatismo ereditate dalle società di corte

Roma. Anche il ministro per i Beni culturali ieri ha letto il lungo articolo di Alessandro Baricco sulla Repubblica. E anche lui per un attimo è parso esultare alla ricetta del romanziere torinese: basta soldi pubblici alla cultura, foraggiamo piuttosto la televisione e la scuola, e invitiamo ì privati a rimboccarsi le maniche per lanciarsi nel mercato culturale. Ottima idea. Solo che. a seguirla in dettaglio, I”‘utopia” dì Baricco, diversamente da quanto lo stesso scrittore ritiene, continua a rimanere tutta nella sua testa, visto che non è facile, e neppure auspicabile, trasformarla in realtà. “Barícco critica la cultura di sinistra. E’ paradossale che debba essere io a difendere lo stato culturale. Ogni giorno da sinistra e da destra ricevo inviti che oscillano tra il sostenere la cultura in toto, e la tesi più fosca di privare la cultura di ogni sussidio”, avverte Sandro Bondi in una pausa dei vertice franco-italiano a Villa Madama, dove ha firmato un accordo per aprire anche il mercato italiano ai canali culturali di Arte, la tv franco-tedesca. “Chi è responsabile del patrimonio storico-artistico nazionale deve perseguire un punto di equilibrio, che consiste nel diminuire per gradi il contributo statale in quei settori dove dev’essere meno presente, come il cinema o l’arte contemporanea, e aumentare il contributo dei privati con defiscalizzazioni ad hoc”. Insomma, quand’anche Baricco avesse ragione, non si deve fare di tutt’erba un fascio.

Giustissimo “allargare il privilegio della crescita culturale”, tenendo conto dei nuovi circuiti di massa. Sacrosanto “difendere alcuni repertori che non avrebbero la forza di sopravvivere alla logica del profitto”. Legittimo aggiornare la formazione di “cittadini colti, informati, e con saldi punti di riferimento”.

Attenzione, però, a non confondere ogni cosa sotto la voce “cultura” come sembra fare Baricco quando propone di abbandonare al mercato settori delicatissimi come l`opera lirica, la musica classica e il teatro, con la scusa che ormai si fanno solo spettacoli orribili e i drammaturghi non esistono più. “Baricco forse non va molto a teatro. Non avrà mai visto la trilogia della Villeggiatura di Goldoni con regia di Toni Servillo o uno spettacolo di Massimo Castri.

Ma il fatto è che il teatro di prosa, la lirica, la danza non consentono redditi da impresa.

Per questo è sbagliato confonderli con altri campi dove il business è possibile, come le mostre, i grandi eventi, il cinema. Restano forme d`arte tradizionali, legate al mecenatismo, nate dalle società di corte e perpetuate grazie alle sovvenzioni di stato quando i principi e le società di corte son stati sostituiti dalla repubblica e dallo stato dì diritto. Del resto, l`Italia non fa eccezione: dall’America al Giappone, dalla Corea al Regno Unito, passando per Francia, Germania, Russia e Cina non c’è paese al mondo che non le sovvenzioni”. Eppure, Baricco denuncia “l’accanimento terapeutico su un pubblico agonizzante”. Obietta che non spetta alla politica salvare regie che costano milioni, o il corpo di ballo della Scala o l`opera di Stockhausen. E’ giusto affinare i criteri di selezione degli impresari culturali, sottraendoli alle mafie politiche per evitare gli sprechi”, replica Bondi.

“Ma è assurdo pretendere di ripristinare l’educazione musicale nei licei, da dove fu bandita ai tempi dell’Unità, e demandare poi ai privati l’allestimento della Tosca. Urge un’analisi meno superficiale delle strutture culturali. Gli italiani possono pure impazzire per il Grande fratello, ma hanno tutto il diritto di godersi Molière, Shakespeare, Pirandello, Verdi e Cimarosa, e di tramandarsi gli affreschi di Piero della Francesca“.

Feb 282009
 

Lo spettacolo è finito...Riprendiamo il discorso sui tagli al FUS e sulle polemiche scatenate dall’articolo di Baricco dei giorni scorsi.

Dalle parole, si passa ai fatti. Purtroppo.

E’ a rischio il cartellone del 72° Maggio musicale fiorentino (il secondo festival d´Europa dopo Salisburgo!), che inizierà il 29 aprile. La Fondazione Teatro del Maggio, dopo i tagli del governo al Fus, il Fondo unico per lo spettacolo, non ha più una lira in cassa. Così taglia dalla programmazione del festival opere come il Bully Budd di Britten, o il Macbeth, che avrebbe riportato Verdi nel luogo della prima esecuzione, al teatro della Pergola.

Per fortuna rimarranno Abbado e Muti con le loro orchestre giovanili e Zubin Mehta, (che è il direttore principale del Teatro del Maggio), con i concerti per piano e orchestra di Beethoven.

Il sovrintendente Francesco Giambrone ha annunciato che coi tagli sono a rischio gli stipendi ai circa 400 dipendenti, già sul piede di guerra. Gli stipendi di febbraio saranno pagati in ritardo, per il 3 marzo, e solo grazie al tempestivo intervento dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Per il 2009 è poi previsto un buco di bilancio pari a 4 milioni e mezzo di euro: per evitare un secondo commissariamento in tre anni, il Comune “offrirà” al “Maggio” due stabili di sua proprietà, tra cui l’ottocentesco teatro Goldoni.

“Tra dieci giorni – ha dichiarato il sovrintendente Giambrone –  avremo un cartellone completamente rivisto. Le opere saranno meno, ma resteranno il “Crepuscolo degli dei” e “Patto di Sangue”.

Feb 252009
 

Alessandro Baricco, molto amato in questo momento...Cari amici, dopo l’articolo di ieri di Alessandro Baricco su “La Repubblica”, erano inevitabili strascichi e polemiche. Le dichiarazioni di Baricco sono piombate come una bomba sul già allarmatissimo mondo dello spettacolo, già messo a dura prova dai tagli al FUS e dalla clamorosa discesa in campo dell’AGIS (vedi nostro post precedente).

Ne abbiamo parlato ieri diffusamente anche ieri a Radio Classica, nella trasmissione “Ultimo Grido” delle 16, condotta da Luca Ciammarughi, della quale sono ospite fissa ogni martedì.

Citiamo, per tutti, solo alcuni commentiLuca Barbareschi, attore e deputato del PDL: “Ma proprio Baricco che ha fatto teatro a botte di sovvenzioni? Il sistema dello spettacolo in Italia non va rotto come dice lui, va risistemato come in Francia, Germania, Inghilterra, ora perfino America: l’intervento dello Stato ci vuole. Chi deve andar via è la politica che ha egemonizzato poltrone, denari, tutto”. E incalza il premio Nobel Dario Fo: “Ci vogliono regole trasparenti”, dice Fo, “per rispetto anche del pubblico. Ma sul finanziamento non si discute: anzi in Italia la percentuale del Pil alla cultura è dieci volte inferiore alla media europea”. La proposta di Baricco di finanziare la tv è la più spinosa da digerire. E il musicista premiato con l’Oscar, Nicola Piovani: “Una sciocchezza così non l’avevo mai sentita. A Roma si dice “Levateje er vino“”.

Ma, per saperne di più ed entrare davvero nel vivo del dibattito, ecco, per voi, il video che abbiamo registrato dalla diretta della bellissima trasmissione di Repubblica TV, un vero esempio di TV intelligente, di informazione puntuale e sempre attualissima, un dibattito ben condotto e moderato dai bravissimi Paolo Garimberti e Edoardo Buffoni. Questa è la vera TV, questo è il futuro dell’informazione: grazie, Repubblica!

Riportiamo il video per chi non avesse potuto seguire la diretta, andata in onda al mattino, in pieno orario lavorativo. Trovate comunque tutti i video di Repubblica nel sito http://tv.repubblica.it . Sono intervenuti in studio a Roma Vincenzo Cerami, e in studio a Milano Massimiliano Finazzer Flory, assessore alla Cultura del Comune di Milano. In collegamento telefonico Francesco Ernani, Sovrintendente teatro dell’Opera di Roma, Carlo Fuortes, di “Ad fondazione musica per Roma”, oltre a Ottavia Piccolo, attrice di teatro, e a Elio De Capitani, attore.

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Feb 242009
 

Lo spettacolo è finito...Ho appena finito di pubblicare un disperato appello  dell’AGIS contro il taglio dei fondi pubblici allo spettacolo (il famoso FUS, Fondo Unico per lo Spettacolo), ed ecco, completamente in controtendenza (e in contropiede…) un articolo di Alessandro Baricco su “La Repubblica” di oggi.

Leggetelo, sta facendo molto discutere. Anche nei commenti dei lettori. In ogni caso, dico, in una parola, la mia: togliere i denari ai teatri per darli alla TV (che, oltre tutto, non mi sembra ne abbia bisogno), mi sembra, più che bizzarro, suicida. Bene per i fondi alla scuola, per educare un nuovo pubblico (su questo siamo tutti d’accordo…). Ma il vero problema è: chi amministrerebbe i fondi per fare cultura in TV? In quest’orgia di festivaldisanremo, di grandifratelli, e di falsi “amici” che si tirano i coltelli in diretta tv, siamo proprio sicuri che la grande musica e il grande teatro troverebbero posto e collocazione? Con le attuali logiche di profitto e i palinsesti costruiti sull’auditel? E, soprattutto, con gli attuali amministratori e gli attuali padroni del vapore? No, Baricco, ci vorrebbe, PRIMA, una grande rivoluzione culturale… Di tipo quasi cinese, va’…

Ma leggete, leggete direttamente. Per vostra comodità, riporto qui integralmente il testo dell’articolo:

Basta soldi pubblici al teatro
meglio puntare su scuola e tv

di ALESSANDRO BARICCO

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