Dic 032017
 

“La più grande interprete di Bach della nostra epoca”: così il Guardian ha definito Angela Hewitt. Ma quando la finiremo con questi superlativi assoluti, che sembrano voler indirizzare a priori il gusto del pubblico, creando perlopiù aspettative spesso sproporzionate rispetto alla realtà? Già qualche anno fa era successo a Firenze, con un altro noto “bachiano” che campeggiava nei manifesti come “il più grande interprete di Bach al mondo”. Chi è il più grande, quindi? O forse sarebbe meglio chiedersi: a chi servono questi slogan? A chi sono utili? Sicuramente non all’artista. Soprattutto non a un’artista accreditata e seria come Angela Hewitt, che la “patente” di bachiana l’avrebbe comunque, avendo vinto nel 1985, a ventisette anni, il Concorso Bach di Toronto. La pianista canadese, dopo le affermazioni giovanili, ha saputo conquistarsi un pubblico fedele grazie alla piacevolezza del modo di porsi, al garbo nel suonare, alla solidità della preparazione e a una vasta discografia, da Bach fino a Ravel e oltre, passando per i clavicembalisti francesi, Scarlatti, Beethoven e molto altro ancora.

Al Teatro degli Atti di Rimini, oggi 3 dicembre 2017, per la Sagra Musicale Malatestiana, la Hewitt si è presentata con un programma che alternava Bach e Beethoven: nella prima parte la Partita n. 3 e la Sonata op. 2 n. 1; nella seconda la Partita n. 5 e la Sonata op. 53 “Waldstein”. La Terza Partita di Bach, piuttosto raramente proposta dai pianisti, è un lavoro sublime ma di difficile decifrazione: da un lato, come recita anche il sottotitolo che diede lo stesso Bach all’intera raccolta del Clavierübung, c’è in questa musica la volontà di “dilettare l’amatore”, inteso in primis come colui che suona amando suonare; dall’altro, però, fra le galanterie si nascondono abissi di introspezione, come nella Sarabanda o già nella Fantasia d’apertura. La vena dolente, riconducibile alla dimensione pietistica del protestantesimo bachiano, era decisamente assente dalla lettura della Hewitt, tendente a risolvere in un eloquio serenamente sorridente gli enigmi di questa Partita. Nell’acustica piuttosto secca del Teatro degli Atti, inoltre, la pianista ha optato per una pedalizzazione estremamente parca, al limite del penitenziale, senza che peraltro questa asciuttezza si trasformasse in aspro e profondo scavo. Nella globale correttezza e piacevolezza del fluire discorsivo, è mancata la passione e la vena bizzarra (le dissonanze degli accordi strappati nello Scherzo!) che caratterizzano questa partitura saturnina, divisa fra Mania e Melancholia. Come hanno negli ultimi decenni evidenziato le biografie bachiane di due interpreti come Davitt Moroney e John Gardiner, esiste un lato inquieto di Bach, come uomo e come musicista, su cui troppo spesso si sorvola: non lo faceva certo Glenn Gould, imitatissimo da molti -ma imitato in modo esteriore, non sostanziale, poiché in Gould vi era sempre un furor, un pathos vero, perfino quando volutamente mascherato dietro un apparente puritanesimo.

La Sonata op. 2 n. 1 di Beethoven è per la pianista chiaramente ancora rivolta al mondo settecentesco: equilibrio e chiarezza dominano, in una sorta di esaltazione della “civiltà della conversazione”. La diremmo “haydniana”, senonché Haydn è molto più sturmisch di quanto i luoghi comuni vogliano. Il problema è che l’aspetto rivoluzionario, che qui è già presente, soprattutto nell’ultimo movimento, rimane soltanto abbozzato, mai espresso fino in fondo. Hewitt è pianista “di testa”, che sa catturare il suo pubblico perché è perfettamente padrona delle proprie intenzioni e sa comunicarle in maniera persuasiva; ma lascia a pane e acqua chi ricerchi, oltre all’aspetto logico, anche quella componente di irrazionale abbandono senza cui il concerto rischia di rimanere solo un “piacevole momento” o una “istruttiva lezione”. Anche l’Adagio, suonato molto scorrevolmente e con belle sonorità, sembra più una dichiarazione di appagamento beato che un’umanistica aspirazione a un futuro sognato. Dopo il terzo movimento, ben curato nei fraseggi, il finale mostra alcune debolezze di tenuta, già a tratti presenti nella Terza Partita, in cui la Hewitt aveva la tendenza a sfuggire e accelerare i passaggi più rischiosi. I forti e fortissimi non hanno pienezza, i trilli non sono memorabili, il senso di suspense e di eccitazione langue.

Molto più adatta alla pianista si rivela la Partita n. 5 in sol maggiore di Bach, che nella sua luminosità più corrisponde allo spirito dell’interprete: la Hewitt sembra cercare in Bach una luminosa certezza, un senso di profonda fiducia e familiarità. Il punto di vista apollineo crea momenti di grande bellezza nell’Allemanda e nella Sarabanda, ma nelle danze che richiedono più energia motoria (Passepied, Gigue) la pianista sembra suonare “in guanti bianchi”, quasi controllando prudentemente ciò che dovrebbe invece sgorgare come acqua torrenziale.

Molto convincente è anche l’inizio della beethoveniana Waldstein, a cui l’asciuttezza estrema di pedale nuoce paradossalmente meno che a Bach: particolarmente centrato è il passaggio dalla fibrillazione del primo gruppo tematico alla dolcezza estatica del secondo tema. Certo, la Hewitt si gode quel Mi maggiore con lo stesso appagamento e la stessa letizia con cui godeva di Bach, senza forse chiedersi quanta Sehnsucht possa esserci nell’apparente felicità di quel tema, la cui tonalità ha non poche ambiguità (secondo Daniel Schubart, Mi maggiore è addirittura emblema di “voce sepolcrale”, come ben si vede in molti Lieder di Schubert). E se felicità in questo secondo tema c’è, è felicità ancora una volta più immaginata, sognata, rivolta a un futuro inafferrabile, che semplice soddisfazione nell’ora e adesso. Nello sviluppo e nella Coda del primo movimento la Hewitt vacilla un poco; l’Adagio molto è ricercato nelle sonorità, ma la pianista sembra quasi aver paura dei silenzi, accorciandone alcuni. Nel finale, finalmente, grazie all’esplicita indicazione beethoveniana, la Hewitt scopre che il pedale può essere usato con più generosità, e regala al pubblico una sonorità meravigliosamente soffice in tutta la parte iniziale (ah, se l’avesse fatto, anche solo qua e là, anche in Bach!). I problemi iniziano quando la scrittura si fa più fitta e virtuosistica: a infastidire non sono tanto le singole sbandate, normali per qualsiasi pianista, ma la tendenza della pianista ad adottare scorciatoie, per esempio accentando nei passi veloci solo le note in tempo forte e abbozzando le altre, spesso a detrimento del carattere impetuosamente vigoroso della scrittura beethoveniana. Già tempo fa, in un concerto milanese, la pianista affrontava il Concerto n. 1 di Brahms truccando un poco alcuni passaggi (i temibili tremoli, per esempio). Nei bis però regala al pubblico due Sonate di Scarlatti realizzate con gusto e divertimento. Sempre sorridente e pronta ad autografare cd per i suoi affezionati fan, la Hewitt mi pare oggi perfetta per chi vuole trovare nel concerto un momento di buonumore e di rassicurante serenità.

Luca Ciammarughi

 

 

Set 172016
 

immagine-trascrizioneA. “Che bella questa musica, di che cosa si tratta?”

B. “Si tratta di una trascrizione..”

Spesso la reazione alla parola “trascrizione” sorge spontanea nelle persone avvezze alla musica originale ed “immacolata” e di solito corrisponde ad un misto di fastidio e imbarazzo accompagnati da un immancabile storcere del naso. In fondo ogni strumento ha il proprio repertorio originale e ben pensato per le sue peculiarità. Perché dunque addentrarsi nella musica considerata maldestramente di serie B?
Essendo caduta spesso anch’io in questo tipo di considerazioni superficiali, ho voluto tracciare un percorso soffermandomi su alcuni dei compositori ritenuti importanti per questa pratica al fine di trovare per me, ma per chiunque sia interessato a non chiudersi, una o più ragioni per non sottovalutare l’importanza della trascrizione a tutto tondo.

Per trascrizione si intende la destinazione, l’adattamento di una composizione ad un organico differente da quello per il quale essa era stata concepita originariamente.
Le motivazioni che spingevano i compositori ad avvalersi di questo tipo di pratica corrispondevano a più esigenze, da quelle scolastico-didattiche, per finalità divulgative, pratiche e anche commerciali. Vi erano poi casi in cui l’autore si affidava alla trascrizione per arricchire e perfezionare i propri mezzi espressivi. Spesso succedeva che, quegli strumenti poveri di letteratura autonoma (ad esempio la viola, l’arpa o il trombone) si impadronissero di musica originariamente concepita per altri strumenti, al fine di ampliare il loro repertorio. E’ importante ricordare che il XIX secolo coincideva con il periodo del predominio della borghesia, il cui locus amoenus era il salotto borghese, e le trascrizioni per organici differenti erano spesso sfruttate per cercare di conoscere sempre musica nuova, in tempi brevi e nell’intimità delle case.

La storia della trascrizione si svolge parallelamente a quella della musica strumentale. Alcuni studiosi vogliono farla coincidere con le manifestazioni di musica medievale; in realtà qui si parla di “utilizzazioni” differenti di un brano musicale nell’ambito di un unico regime fonico, ossia la voce umana. Vi erano dei casi denominati “Travestimenti” (la melodia veniva trasferita da un testo profano ad uno sacro e viceversa), la composizione rimaneva comunque sempre destinata al canto. La trascrizione si verificava invece quando una o più parti di una composizione polifonica vocale venivano suonate anziché cantate.
Tale pratica si afferma nel rinascimento secondo due direttrici fondamentali: la riduzione di una composizione polifonica vocale per strumento a pizzico o a tastiera detta intavolatura, e quella che mantiene al canto la voce superiore, raggrupando le altre nell’accompagnamento strumentale.
Nel ‘600 le trascrizioni di Geminiani per strumenti a tastiera in genere, anche di pezzi suoi, rispondevano prevalentemente ad esigenze di tipo pratico. Nello stesso periodo, in Germania operava un fervente ammiratore della musica italiana, J. G. Walther che trascrisse diversi concerti dei nostri antichi maestri (Albinoni, Torelli, Gentili, Taglietti, ecc.).


J. G. Walther: Concerto del signore Tomaso Albinoni in F – DUR [Helmut Kickton, Organo]

Lo stesso Walther fu d’ispirazione a J. S Bach, (avevano operato insieme alla corte di Weimar) che prese i concerti di A. Vivaldi come modelli per le sue trascrizioni al clavicembalo e all’organo. Si cita come esempio particolarmente riuscito, il concerto n. 2 dell’Op. VII (II libro) e, soprattutto, il movimento lento centrale che supera l’originale in quanto Bach ha inserito, fra le due parti preesistenti, una terza linea che riempie a livello contrappuntistico la base vivaldiana.
Bach, salvo rare eccezioni, rinvigorisce certe ossature con nuovi contrappunti, arricchisce l’ornamentazione, sottolinea con maggior rilievo alcuni svolgimenti armonici e spesso arriva a conferire alla musica un altro carattere espressivo.
Dopo J. S. Bach, molti compositori si cimentarono con l’arte trascrizione tra i quali W. A. Mozart, Schubert, Mendelssohn e Schumann.
Anche Beethoven si cimentò qualche volta nella trascrizione per complessi strumentali, con riduzioni o adattamenti di musiche proprie.
A Schumann si deve la trascriione pianistica di ben metà dei 24 capricci per violino di Paganini, 6 raccolti nell’op. 3 e gli altri nell’op. 10. Il primo gruppo ha un indirizzo prevalentemente didattico -“io copiai l’originale, forse a suo danno, quasi nota per nota, sviluppando solo la composizione armonica”- mentre il secondo è destinato all’esecuzione pubblica. “Mi liberai dunque dalla pedanteria di una traduzione letteralmente fedele e volli che la presente rielaborazione desse l’impressione d’una composizione per pianoforte affatto indipendente, sì da far dimenticare l’origine violinistica, senza che però l’opera ne avesse a scapitare in idee poetiche” (R. Schumann, la musica romantica, Torino, 1950).


R. Schumann: Etudes after Paganini Caprices op. 3 – Stefano Ligoratti, Piano

In contrapposizione con l’intento di Schumann, vale a dire mettere in rilievo il lato poetico della composizione, abbiamo quello di Liszt che amava accentuare il lato virtuosistico; anch’egli lavorò sui capricci di Paganini con la composizione di Studi. Lo Studio musicalmente più interessante pare essere il “Tema con Variazioni” (Capriccio 24) che fu poi sfruttato anche da Brahms e Rachmaninov.
Non mancano casi in cui il compositore sceglie di adattare ed estendere a più strumenti contemporaneamente lo stesso brano. Un esempio interessante lo troviamo in Grieg che aveva l’abitudine di comporre i suoi pezzi per pianoforte e poi riscriverli per orchestra. E’ dalla sua sonata per violino n. 3 op. 45 che trascrive l’allegretto del secondo movimento per violoncello e pianoforte.


Grieg – Allegretto for Cello and Piano. [Matilda Colliard, Cello – Stefano Ligoratti, piano]

Nel campo della trascrizione per pianoforte, chi lasciò un segno decisamente importante fu F. Busoni; fu infatti il primo a porsi il problema di creare una scrittura pianistica adatta alla trascrizione della musica per organo. Si servì così di raddoppi, ingegnose disposizioni di accordi, aggiunte, omissioni e libertà nei riguardi del testo originale. I lavori busoniani raggiungono il più alto grado dell’arte della trascrizione in quanto nati da un pianismo “organistico” assolutamente inedito.


Bach-Busoni Toccata e Fuga in re minore. [Stefano Ligoratti, Piano]

Spetta a O. Respighi il merito d’aver divulgato e avvicinato, attrverso le sue trascrizioni, antiche musiche alla sensibilità novecentesca. E’ considerato il pioniere del rinnovamento della musica italiana; portando su un piano più divulgativo le grandi composizioni passate, le ha rievocate cercando di darne un’interpretazione che più si avvicinasse al gusto moderno. Un esempio lo troviamo nella “Trascrizione Libera per pianoforte” delle Antiche danze e arie per liuto (Sec. XVI e XVII).
Anche Ravel, come abbiamo detto di Grieg, trascrisse sucessivamente per orchestra molte delle sue opere per pianoforte. Verrebbe da pensare che i pezzi originali fungessero da “modello” per poi ottenere il vero e proprio risultato attraverso l’orchestra. In realtà si tratta di autentiche e definitive creazioni che, offrendo un’ampia gamma di effetti coloristici, gradazioni di tocco e via dicendo, si prestavano spontaneamente alla versione orchestrale.
Occorre ora citare I. Stravinskij, il quale ha apportato un grande contributo nel campo della trascrizione. I princìpi con i quali il compositore trascriveva non si discostavano di molto da quelli di Busoni, infatti si concedeva la libertà di modificare la parte del pianoforte, ingrandendola e intensificandone la violenza sonora. Con il balletto Pulcinella Stravinskij inizia ad attingere a materiale del passato (in questo caso alle musiche attribuite forse a Giambattista Pergolesi). E’ curioso ricordare che Sergej Diaghilev, che gli aveva commissionato il balletto, gli aveva imposto di “comportarsi al modo di Respighi” per la stesura della partitura. Il balletto ebbe molto successo e fu così che Stravinskij compose diverse trascrizioni: una Suite orchestrale, una Suite per violino e pianoforte (Suite Italienne) ed infine una versione per violoncello e pianoforte.


I. Stravinskij – Suite Italienne for cello and piano [Matilda Colliard, Cello – Stefano Ligoratti, Piano]

Le manifestazioni di trascrizione continuano per tutto il novecento con Schoenberg, Berg, Webern, Bartòk, Prokof’ev e tanti altri.

Mi viene da fare una considerazione a proposito dell’apertura verso le trascrizioni. E’ attraverso la riscoperta di queste perle che si aiuta la divulgazione della grande musica a 360 gradi. Chi aderisce a questa divulgazione, oltre a nutrire la propria conoscenza così come quella dello spettatore, ha il potere di far rivivere composizioni che altrimenti rimarrebbero nell’ignoto.

Matilda Colliard

Mar 032016
 

                                                    L’Associazione Musicale Colpi d’Arte

è lieta di annunciare il suo Concerto d’Inaugurazione

Bach to the Future

L’occasione è gradita per ricordare l’anniversario della nascita di Johann Sebastian Bach, omaggiando le sue Opere in chiave contemporanea. Si tratta di una performance molto innovativa che vuole esplorare nuovi colori timbrici grazie all’utilizzo di strumenti elettronici che si contrappongono alla classicità della musica di Bach. Il concerto sarà il risultato di una commistione di tradizione e rottura di quest’ultima. Non ci sarà barriera tra gli esecutori e il pubblico; la partecipazione degli spettatori sarà più attiva e dinamica.Non mancheranno momenti esplicativi in forma di guida all’ascolto e di spiegazione dell’esecuzione.

 

Matilda Colliard – Violoncello/Violoncello elettrico

Stefano Ligoratti  – Pianoforte/Sintetizzatore.


Programma a sorpresa!

Appuntamento al 21 marzo 2016 alle ore 19:00 presso la Sala Hajech del Liceo Artistico di Brera – ingresso da via Marcona 55 (Milano)

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

  

Per info:   assmuscolpidarte@gmail.com

tel: 0039-3465884701

Feb 212016
 

Il primo concerto della XVI stagione sinfonica di Unimi vede come protagonista il soprano LENNEKE RUITEN, debuttante al teatro alla Scala in Lucio Scilla nel 2015, che canterà le tre più importanti arie da concerto di Mozart – Ah lo previdi! KV 272, Vorrei spiegarvi oh Dio KV 418, Ah se in ciel, benigne stelle KV 538. Il programma del concerto prevede inoltre l’esecuzione della Sinfonie n. 1 KV16 e n. 29 KV201 di Mozart.

Il consueto brano di un compositore vivente sarà Canon & Fugue del britannico George Benjamin, ispirato a L’arte della fuga di Bach. L’orchestra UniMi sarà diretta da ALESSANDRO CRUDELE. Il concerto avrà luogo alle ore 21:00 nell’aula magna dell’Università Statale.

Ingresso libero senza necessità di prenotazione, sino ad esaurimento dei posti. Info: 0250313197 – orchestra@unimi.it

 

Aula Magna dell’Università Statale

Via Festa del Perdono 7, Milano

Info XVI stagione sinfonica:

 

Dic 052011
 

Il violinista Fulvio Luciani e il pianista Massimiliano Motterle eseguiranno a Mantova un programma interamente dedicato alle Sonate e Partite di Bach nelle rare versioni con pianoforte di Felix Mendelssohn e Robert Schumann.

Mendelssohn e Schumann dopo più di un secolo dalla composizione della musica, rivisitarono le partiture per il pianoforte, senza toccare la parte esecutiva del violino, quasi volessero annotare a lato il loro modo, geniale, di sentire le note scritte da Bach. Una musica che i violinisti per lungo tempo vollero evitare, lasciando quasi che fossero i pianisti ad impossessarsene, un po’ come accadde con la versione della Ciaccona di Brahms e Busoni.

Il concerto si terrà nella magnifica cornice del Teatro Bibiena, domenica 11 dicembre 2011 alle ore 17, nell’ambito dei Concerti della Domenica 2011/2012 organizzati dall’Associazione Musicale Artisti in Concerto ARTI.CO. con il patrocinio della regione Lombardia, della Provincia di Mantova e del Comune di Mantova.

programma:

Le Sonate e Partite di Bach nelle versione con pianoforte di Schumann e Mendelssohn

Sonata in la minore BWV1003, versione con pianoforte di Robert Schumann

Largo – Fuga – Andante – Allegro

Ciaccona, dalla Partita in re minore BWV1004, versione con pianoforte di Felix Mendelssohn

Sonata in do maggiore BWV1005, versione con pianoforte di Robert Schumann

Largo – Fuga – Andante – Allegro

Ott 242011
 
Bach+Beatles al Cagnoni di VigevanoAllo storico, splendido Teatro settecentesco “Cagnoni” di Vigevano va in scena l’affascinante ed imprevedibile progetto Bach+Beatles: The Peter Breiner Project.
TEATRO CIVICO CAGNONI, VIGEVANO (PV)
Corso Vittorio Emanuele II, 43
Domenica 30 ottobre 2011, ore 21
BACH+BEATLES: The Peter Breiner Project
Orchestra ClassicaViva
Direttore: Stefano Ligoratti

Gianni Biocotino (Flauto) – Jamiang Santi (Violino) – Antonio Bologna (Clavicembalo)

Dalla straordinaria inventiva di Peter Breiner (Humenné, 1957), compositore slovacco naturalizzato americano, celebre per aver tradotto, in questo concerto di musica barocca, le pagine orchestrali più celebri di Bach e i più grandi fame dei Beatles, nasce BACH + BEATLES. Un momento di sperimentazione moderna dal gusto raffinatamente classico.  Come saranno interpretate le voci dei quattro talenti di Liverpool? Si immagini un’orchestra perfettamente barocca, con tanto di concertino, armonizzare storici pezzi come Yellow Submarine, Here Comes the Sun, Hey Jude, Michelle… e molto altro. Si tratta di una composizione presentata per la prima volta in Italia, con le note di McCartney, Lennon, Harrison e Starr, interpretate secondo l’estro di Johann Sebastian Bach, che rivela tutta la sua modernità.
Sotto la direzione del Stefano Ligoratti (classe 1986), l’orchestra d’archi ClassicaViva  trasporterà il pubblico in una dimensione musicale davvero originale, coi tratti geniali delle armonie barocche uniti alle moderne: due mondi che non solo si confronteranno, ma si fonderanno.

PROGRAMMA:
  • J. S. Bach – Concerto per violino, archi e b.c. in la min BWV 1041
  • J. S. Bach – Suite n.2 in si min BWV 1067
  • P. Breiner -Beatles Concerto Grosso n. 3
  • J. S. Bach – Concerto Brandeburghese n.5 in re magg BWV 1050
  • P. Breiner – Beatles Concerto Grosso n. 4

Biglietti in vendita presso la biglietteria del Teatro: (dal martedì al sabato – dalle ore 10.30 alle ore 13.30 e dalle ore 16.30 alle ore 20.00) – Posto unico intero € 20.00 – Posto unico ridotto € 15.00 Loggione € 9.00

Il concerto sarà preceduto dalla maratona popolare
Bach+Beatles, che si protrarrà
da giovedì 27 a domenica 30 ottobre 2011

SPONSORED BY: Ente Nazionale Germanico per il Turismo; EnigmaLab – grafica e stampa; AWS – Corriere Espresso; La Peña – Ristorante; Chocoteca – Cioccolateria e caffetteria

Organizzazione: NTCultura, in collaborazione con MULTIPATH

Ott 242011
 

Maratona popolare Bach + Beatles a VigevanoDopo il grande omaggio del 2010 a F. Chopin, l’azienda vigevanese Medium Size organizza quest’anno per tutti gli appassionati della musica, professionisti e dilettanti, studenti e artisti di ogni disciplina, una staffetta musicale per omaggiare insieme i giganti J. S. Bach e The Beatles. Nessun altra musica come quella di questi campioni è stata infatti così amata, imitata, inserita nei più vari contesti, interagendo con altre forme espressive e artistiche.

La maratona B2011B Bach+Beatles si protrarrà

da venerdì 28 a domenica 30 ottobre 2011,
ingresso libero

prendendo vita in luoghi diversi della città, dall’Auditorium S. Dionigi alla Cappella dell’Istituto Negrone, e culminerà nel concerto con l’Orchestra Classica Viva di domenica 30 ottobre sera al Civico Teatro Cagnoni, che inaugurerà la stagione teatrale 2011-12. Ecco i luoghi e gli orari precisi:

  • venerdì 28 – dalle 21 alle 24: Auditorium S. Dionigi (Piazza Martiri della Liberazione)
  • sabato 29 – dalle 14,30 alle 19 – Auditorium S. Dionigi
  • sabato 29 – dalle 20 alle 24 – Ristorante la Pena (Via Madonna degli Angeli, 2)

L’invito è gratuito ed è esteso a tutti: basta inviare la propria candidatura (scaricare qui il modulo di iscrizione), specificando i brani o il contributo artistico che si intendono eseguire o presentare, e la fascia oraria in cui si preferisce esibirsi. Tutti i luoghi dove verrà ospitata la maratona sono dotati di pianoforte.

Per ogni ulteriore informazione, contattare: Medium Size – emoticon@mediumsize.org – tel. 0381 88220 – http://www.mediumsize.org

Set 282011
 

Mercoledì 28 settembre in Sala delle Conchiglie di Villa Contarini (Piazzola sul Brenta, Padova) debutteranno sessanta tra i migliori studenti e insegnanti dei Conservatori del Veneto. Il concerto dal titoloLa Venezia di Bach inizierà alle ore 21.00ingresso gratuito (previa prenotazione obbligatoria), sotto la guida del maestro Alfredo Bernardini e del maestro Francesco Erle alla direzione del coro. Il programmaprevede musiche di J.S. Bach, Antonio Caldara, Benedetto Marcello, Antonio Vivaldi e Tomaso Albinoni.La formazionestrumentale e corale internazionale “Orchestra Barocca e Coro dei Conservatori del Veneto” è formata dagli studenti del Laboratorio di orchestra barocca, prestigioso master internazionale nel campo musicale, organizzato dal Consorzio tra i Conservatori del Veneto (Adria, Castelfranco Veneto, Padova, Rovigo, Venezia, Verona, Vicenza), con il contributo dalla Regione Veneto e il patrocinio della Fondazione G.E. Ghirardi. Esperienza formativa di primissimo piano per tutti gli allievi dei conservatori del Veneto che da sabato 24 settembre hanno avuto occasione di perfezionarsi nello studio e l’esecuzione del repertorio del Seicento-Settecento con un grande maestro del panorama internazionale come Alfredo Bernardini.Oboista e direttore barocco Alfredo Bernardini, specializzatosi nel 1981 al Conservatorio Reale dell’Aja con, tra gli altri, Bruce Haynes e KuEbbinge, Bernardini collabora regolarmente con i più prestigiosi complessi tra i quali Hesperion XX, Le Concert des Nations, La Petite Bande. Attualmente guida il complesso di strumenti a fiato Zefiro; svolge attività di ricerca sulla storia degli strumenti a fiato; dal 1992 è docente di oboe barocco presso il Conservatorio Sweelinck di Amsterdam e dal 2002 presso la Escola Superior de Musica de Cataluña a Barcellona.Suggestiva la scelta del programma dal titolo La Venezia diBach: uno sguardo alla Venezia contemporanea di J.S. Bach, città che il celebre compositore tedesco non visitò mai, ma che ebbe modo di conoscere attraverso lo studio delle musiche dei suoi compositori. La musica veneziana ha avuto una forte influenza nello stile bachiano e un ruolo fondamentale nella creazione suo “gusto italiano”.

La serata gravita attorno alrepertorio veneziano settecentesco e agli autori che maggiormente hanno contribuito alla sua fioritura: Antonio Caldara, il suo Te Deum in do maggiore (1724) apre il concerto che prosegue con il Concerto in fa maggiore op. 9 n. 3 (1722) di Tomaso Albinoni, uno fra i primi compositori di Concerti solistici per oboe. L’oboe torna protagonista nel Concerto n. 4  in mi minore da “La Cetra”(1738c) di Alessandro Marcello, fratello di Benedetto, per passare poi al virtuosistico linguaggio concertante del Concerto Funebre in si bemolle maggiore di Antonio Vivaldi. Si conclude con il celebre “Lobet Gott in seinen Reichen” Oratorio per la festa dell’AscensioneBWV 11 (1735) di Johann Sebastian Bach.

Il concerto è ad ingresso gratuito, previa prenotazione obbligatoria.

Per informazioni e prenotazioni: Villa Contarini 049.8778272/8273

Il concerto verrà poi presentato giovedì 29 settembre al Teatro Accademico di Castelfranco Veneto e venerdì 30 settembre all’Auditorium “Pollini” di Padova. Le ultime due esecuzioni sono inserite all’interno di due prestigiosi Festival musicali nazionali: sabato 1 ottobre a Modena per il Festival “Grandezze & Meraviglie” e domenica 2 ottobre al Teatro Olimpico di Vicenza per il Festival “Spazio & Musica”.

Set 122011
 

Corso di perfezionamento di Ramin Bahrami

Da martedì 11 a venerdì 14 ottobre 2011 Accademia Filarmonica Romana Sala Casella, via Flaminia 118

Ramin Bahrami giovane pianista iraniano è considerato un’autorità nell’interpretazione della musica di Bach. Continuando una linea che ha visto tra i maggiori esponenti due tra i suoi maestri (Rosalyn Tureck e András Schiff), Bahrami tiene viva la fiamma bachiana sul pianoforte moderno.

La masterclass sarà preceduta da un’audizione cui verranno ammessi non più di venti candidati scelti in base al curriculum vitae e al materiale inviato (non più di un brano ciascuno, da spedire in cd/dvd oppure da indicare con link). L’audizione si terrà in Sala Casella, via Flaminia 118, Roma, alle ore 10 di martedì 11 ottobre 2011.
Verranno selezionati dieci allievi effettivi (oltre a un numero di uditori da definire) a insindacabile giudizio del maestro Bahrami. I candidati indicheranno (sul modulo che deve essere riempito in ogni sua parte) se intendono partecipare come effettivi o come uditori. I partecipanti effettivi dovranno indicare il brano di Johann Sebastian Bach che intendono eseguire durante l’audizione. La durata dell’audizione non potrà superare i dieci minuti. Ad alcuni candidati effettivi non ammessi potrà essere proposto di partecipare come uditori.
Il costo dell’iscrizione è di 180 euro per gli allievi effettivi e 80 per gli uditori. L’Accademia Filarmonica Romana organizzerà un concerto-saggio riservato agli allievi indicati dal maestro Bahrami e potrà invitare per un concerto delle sue prossime stagioni uno o più allievi che si siano segnalati nel corso della masterclass.

Scarica il bando.

Set 082011
 

Tra musica e conferenze, prenderà il via il 15 Settembre il Bologna Festival, quest’anno col titolo emblematico di “Il nuovo l’antico”. Otto i concerti in programma che attraverseranno un secolo di musica francese, di Claude Debussy e Pierre Boulez. Per tener fede al titolo del Festival, saranno in programma anche tre rifrazioni corali dal tardo-rinascimento al romanticismo, cominciando appunto dall’Antico con una serata, quella del 15, completamente dedicata a Bach, per poi passare al Nuovo affidando al piano del Maestro Jan Michiels l’esecuzione delle note di Olivier Messiaen e György Kurtág.

Il programma completo della manifestazione, a questo link http://www.bolognafestival.it/nuovoantico.asp

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!