Gen 162017
 

È mezzanotte a Milano e due ore fa Maurizio Pollini ha terminato il suo recital solistico al Teatro alla Scala. Una serie di forti emozioni contrastanti mi pervadono e mi fanno pensare che Pollini riesce sempre e comunque a scuotere il pubblico. Perché? Per il suo estremo idealismo. Anche con un corpo e dei riflessi che non sono più quelli della gioventù, egli non rinuncia mai a inseguire l’Idea: piuttosto rischia, sporca, perde per qualche attimo la trebisonda (ma senza mai uscire davvero di strada), ma rimane fedele al suo pensiero musicale. È vero, ci sono stati pianisti che alla sua età (75 anni) erano più puliti e più sereni nell’incedere: ma spesso adottavano una sorta di prudenza, ad esempio nello stacco dei tempi. Pollini invece non ha nulla del vecchio saggio che racconta con serena nostalgia gli splendori del passato: al contrario, è inquieto, percorso quasi dall’ansia di vivere ancora e sempre di nuovo, come se fosse la prima volta, l’hic et nunc, con la stessa urgenza e quasi la fame di vita della gioventù. E anche per questo, certamente, sbaglia più di altri: il suo idealismo non ha freni inibitori, è assolutamente sordo a ogni forma di contraccezione musicale, quale può essere ad esempio un rallentando strategico in un punto pericoloso. Magari sbaglia, ma lo fa sempre con autentico pathos.

Pollini à rebours: ‘controcorrente’ non soltanto nel disinteressarsi di ogni forma di levigata (e spesso soporifera) correttezza, ma anche nella scelta del percorso, letteralmente a ritroso, da Schönberg a Beethoven. In un’intervista lessi che Pollini considerava Schönberg come un’estrema propaggine del romanticismo. Ma che tipo di romanticismo? L’op. 11, stasera, non aveva nulla di sentimentale: asciutta, petrosa, ossessivamente cupa nel secondo brano. Per Pollini, il romanticismo è chiaramente un movimento radicale, filosofico ancor prima che estetico, privo di quegli imbellettamenti melensi che usualmente si associano alla parola “romantico”. Lo zart del primo numero dell’op. 19 non ha nulla a che vedere, per il pianista milanese, con una dolcezza edonistica: è piuttosto un’indicazione di sonorità. Se lo Schönberg di Pollini, da un lato, conserva l’attitudine idealistica dei filosofi romantici, dall’altro è pienamente novecentesco nell’esprimere una nuova estetica del frammento, soprattutto nell’op. 19, i cui mille timbri (in pochi minuti) sono resi dal pianista milanese in modo incomparabile.

La Sonata “Pathétique” op. 13 di Beethoven è stata per Pollini il cimento più arduo della serata. Eppure, teoricamente sarebbe ben più semplice dell’Appassionata. Ma la Pathétique è Sonata ancora giovanile: Beethoven non ha fatto ancora la svolta che lo condurrà, a partire dalle Sonate dell’op. 31, a quella radicalità dionisiaca, o addirittura demoniaca, che finì per terrorizzare molti dei suoi contemporanei, Goethe compreso. Nella Pathétique, lo slancio rivoluzionario è ancora quello di un giovane virtuoso di belle speranze: non è ancora la disperazione visionaria del compositore sopravvissuto al Testamento di Heiligenstadt, ossia a se stesso. Pollini non ha più l’età per affrontare la Patetica con la brillante nitidezza del giovane virtuoso: la definizione delle agilità viene meno, il pedale abbonda, una certa rigidità muscolare impedisce la felina plasticità che ci aspetteremmo soprattutto nei movimenti esterni. Gli sbandamenti ci sono, eccome. C’è la preoccupazione. Ma c’è anche un impeto a cui il pianista non intende rinunciare.

Nell’intervallo intravedo nel foyer la poetessa Patrizia Valduga. Ricordo una sua frase, che cito a memoria, magari non proprio letteralmente: “a Milano so che posso passare sotto le finestre di Maurizio Pollini e sospirare quanto mi pare”. La prendo come un buon presagio per la seconda parte, dopo che la Pathétique mi aveva lasciato un po’ di amarezza, quasi l’impressione di un ‘vorrei ma non posso più’. E in effetti, con l’op. 78 la musica cambia. Nell’incipit c’è qualcosa di meravigliosamente fragile e indifeso, quasi schubertiano. Quando iniziano le agilità, ci accorgiamo anche che Pollini si è scaldato, e che le sue mani sono pur sempre quelle di uno dei più grandi virtuosi del secondo Novecento. Ma questo ha poca importanza. Ciò che conta è quanto egli sia oggi, forse ancor più che in passato, immerso nella musica: quando lo sentiamo cantare nel naso e mugugnare, ci rendiamo conto di quanto egli si lasci abitare dal suono. Non c’è un puro controllo dall’esterno: è un pianista tutt’altro che freddo. Oggi più che mai. L’op. 78 scorre tutta d’un fiato, in una temperie Sturm und Drang, senza le inibizioni che spesso ha chi si osserva suonare: Pollini ci è dentro fino al collo.

Nell’Appassionata op. 57, il pathos già emerso con la Sonata precedente aumenta. L’inizio è rivelatorio, con l’accentuazione del contrasto fra l’umbratile e quasi nebuloso motivo principale e i trilli elettrici, come scosse improvvise. Tutto il primo movimento è pieno di contrasti estremi, che però non si traducono mai in cambiamenti di tempo: la direzione è inesorabile, costi quel che costi, e nemmeno nel secondo tema c’è un vero e proprio addolcimento o riposo. Il secondo movimento è davvero “con moto”, come raramente lo si sente: solitamente, suona come un intermezzo placido fra due movimenti rivoluzionari. Con Pollini, una sottile tensione permane: e così, nelle variazioni, gli accompagnamenti, i bassi albertini, non hanno nulla di restaurazionistico, ma sono vestigia del passato utilizzate per volare verso l’ignoto. E l’ignoto è, giustamente, il finale: immer zu (sempre avanti!), sembra dirci Pollini. Viene in mente Rastlose Liebe di Schubert. In quel Lied, il viandante procede imperterrito, nonostante pioggia vento e neve, nella sua lotta per andare avanti. E nella lotta c’è il segreto della vita stessa. Per la pax aeterna c’è tempo. Pollini, nel finale dell’Appassionata, è commovente nell’incarnare questo fondamentale principio dei romantici. Piuttosto rischia di mandare tutto a carte quarantotto, ma non rinuncia alla sua idea potente di questo finale, che è una vera e propria corsa all’abisso.

Due brevi Bagatelle, sempre di Beethoven, meravigliosamente offerte come bis, sembrano quasi chiudere circolarmente il programma, richiamando le più aforistiche pagine schönberghiane. 

Luca Ciammarughi

Set 092014
 

Il Concerto “Al chiaro di luna in Castello, tenuto a Vigevano, nella seconda scuderia leonardesca del Castello Sforzesco il 7 settembre 2014, con il pianista Stefano Ligoratti che si è esibito in un programma tutto beethoveniano, con le tre Sonate “Patetica“, “Chiaro di Luna“, “Appassionata“, ha avuto un grande successo. La sala, gremita da un pubblico entusiasta, che ha tributato un tripudio di applausi all’artista, ha fornito una splendida acustica all’eccezionale performance, un evento davvero raro per qualità musicale e grande coinvolgimento emotivo del pubblico.

Pubblichiamo qui, per ora, una galleria di immagini e, presto, aggiungeremo i video dell’intero evento, attualmente in preparazione.

Trovate qui la scheda del concerto: http://www.classicaviva.com/blog/2014/09/01/vigevano-comunicato-stampa-di-sera-in-castello/

 

Apr 012011
 
Concerto Lega italiana sclerosi sistemica

Concerto Lega Italiana Sclerosi sistemica


Si è tenuto ieri a Milano, presso la Sala Puccini, al Conservatorio Verdi di Milano, un bel concerto per la raccolta di fondi a favore della Lega Italiana Sclerosi Sistemica. Grandissimo successo di pubblico e personale degli artisti M° Yevgenya Kimiagar, Soprano e del M° Massimiliano Tarli, Pianoforte, che hanno eseguito musiche di Giacomo Puccini, Claude Debussy, e Manuel De Falla.

Strepitosa la prova del nostro Maestro Stefano Ligoratti, che invece si è dedicato magistralmente a L. V. Beethoven con la Sonata n. 8 op. 13  in do min. “Patetica” e la Sonata n. 23 op. 57 in fa min. “Appassionata”.

Il sito della Lega gli ha reso omaggio pubblicando il video di un suo precedente concerto dedicato sempre a Beethoven, nella stessa sala, con “La tempesta”, che ripresentiamo anche noi qui:

Nov 112009
 

Stefano Ligoratti suona a Milano in Sala Verdi per la Società dei ConcertiOggi, 11 novembre 2009,  a Milano, nella Sala Verdi del Conservatorio, alle ore 21, si terrà uno splendido concerto del pianista Stefano Ligoratti, per la serie “Concerti per Amore”, organizzata dalla Società dei Concerti.

biglietti a € 20 – concerto in abbonamento
link: http://www.soconcerti.it/cpa.htm

Il Maestro Stefano Ligoratti, che è anche il Direttore artistico di ClassicaViva, eseguirà questo magnifico programma, tutto imperniato intorno al nome e alla musica di Bach:

J. S. Bach – Fantasia cromatica e Fuga BWV 903
F. Liszt
– Fantasia e fuga sul nome B-A-C-H, S. 529
F. Busoni – Fantasia nach J. S.Bach, KiV 253
Bach-Busoni
– “Ciaccona” dalla Partita II BWV 1004
L. van Beethoven –
Sonata n. 23 op. 57 in fa min. “Appassionata”

Riteniamo che il miglior commento al programma di questo concerto sia l’estratto da una intervista – pubblicata su una pubblicazione riservata agli abbonati  – a cura del Direttore Artistico della Società dei Concerti, la pianista Enrica Ciccarelli:

“Il prossimo 11 novembre suonerai in Sala Verdi nell’ambito dei Concerti per Amore. Parlaci nel dettaglio del programma che hai scelto.

Il mio è in realtà un programma squisitamente “busoniano”, non soltanto per la presenza di due brani di questo magnifico compositore e pianista italiano, ma anche perché rispecchia in pieno l’estetica musicale di Ferruccio Busoni, che possiamo riassumere in questa sua celebre frase: “Bach è la base per suonare il pianoforte, Liszt il vertice. Entrambi rendono possibile Beethoven“.

Il programma è incardinato intorno al nome e alla musica di J. S. Bach. Parte dalla sua “Fantasia cromatica e Fuga“, per svilupparsi in altre fantasie ispirate al grande compositore, come la “Fantasia e Fuga sul nome di BACH” di F. Liszt, La “Fantasia nach J. S. Bach“, di Ferruccio Busoni, culminando nella celeberrima trascrizione busoniana della “Ciaccona” di Bach, dalla Partita II BWV 1004. Il programma comprende anche la Sonata “Appassionata“, di Ludwig Van Beethoven, che, sorprendentemente, può essere anch’essa collegata con Bach per il secondo movimento, che sembra un corale con variazioni, e il suo ultimo tempo, con spunti di tipo polifonico a canone.

E’ un programma pianistico, ma è indubbiamente ispirato dalla mia conoscenza del repertorio clavicembalistico, organistico e quindi barocco (la Fantasia di Liszt, ad esempio, è la trascrizione originale dello stesso Liszt di una sua precedente omonima composizione per organo). Le forme presentate nel concerto, infatti, sono quelle tipiche del barocco: l’improvvisazione domina nella forma della Fantasia, la polifonia nella forma della Fuga, l’ostinato nella forma della Ciaccona, e la Sonata ha le sue radici proprio nel barocco.Continua a leggere…

Ott 102009
 

Stefano Ligoratti suona Beethoven al Politeatro di MilanoMagnifico concerto a Milano, l’11 ottobre 2009, con il pianista Stefano Ligoratti.

Il giovane concertista, che è anche il Direttore artistico del nostro network, eseguirà ben quattro Sonate di Ludwig Van Beethoven, tra le più belle ed amate dal pubblico, e precisamente:

  •  Grande Sonata “Patetica” n. 8 in Do minore, Op. 13, nei tempi:
    – Grave, Allegro di molto e con brio
    – Adagio cantabile
    – Rondò
  • Sonata quasi una fantasia n. 14 in Do diesin minore Op. 27, n. 2, “Chiaro di luna”, nei tempi:
    – Adagio sostenuto
    – Allegretto
    – Presto agitato
  • Sonata n. 17 in Re minore Op. 31 n. 2 “La tempesta“, nei tempi:
    – Largo; Allegro
    – Adagio
    – Allegretto
  • Sonata n. 23 in Fa minore op. 57 “Appassionata“, nei tempi:
    – Allegro assai
    – Andante con moto
    – Allegro ma non troppo

Organizzato dall’Associazione milanese “Il clavicembalo Verde”, il concerto si terrà presso il Politeatro, in Viale Lucania, 16, a Milano, ed avrà inizio alle ore 16. Biglietti a 8 Euro.

E’ un concerto molto impegnativo per il solista (raramente vengono eseguite ben quattro Sonate tanto famose in un unico concerto), che non mancherà di entusiasmare il pubblico, per il programma davvero spettacolare e per il grande spessore musicale del giovane interprete.

Trovate qui la pagina WEB di Stefano Ligoratti, che, oltre ad essere pianista, è anche organista, clavicembalista, Direttore d’Orchestra e Compositore.

Un’anteprima per i nostri fedeli lettori, per valutare immediatamente la qualità della proposta? Ecco i video con la sua esecuzione, dal vivo, della Sonata “La tempesta“, effettuata un paio di anni fa al Conservatorio “G. Verdi” di Milano, in un concerto per la “Società dei Concerti”:

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Mag 262008
 

Il pianista Stefano LigorattiPrima che i dischi 33 giri entrassero in produzione, ogni radio che si rispettasse aveva tra i suoi dipendenti almeno un pianista che suonava in diretta. Ispirandosi al film premio Oscar “The Pianist” di Roman Polanski, Radio Classica ha deciso di restaurare questa tradizione e di ospitare ogni settimana un solista alla tastiera che racconta i segreti e le curiosità delle composizioni più affascinanti della storia della musica.

“Il Pianista” va in onda tutti i martedì alle 19.10 e in replica la domenica alle 16.Tra i suoi ospiti recenti, ci sono stati: Gianluca Cascioli, Mariangela Vacatello, Andrea Bacchetti, Roberto Prosseda e il compositore Giovanni Allevi.

Domani, martedì 27 maggio, alle ore 19.00, la trasmissione, condotta da Luca Ciammarughi, ospiterà Stefano Ligoratti, il nostro Direttore Artistico, che potrete quindi ascoltare in diretta nell’esecuzione della Sonata in fa min. “Appassionata” op. 57, di Ludwig Van Beethoven, nei tempi: I. Allegro assai, II. Andante con moto, III. Allegro ma non troppo. Molto interessante anche l’intervista al nostro giovane pianista, che, da compositore e Direttore d’Orchestra qual è, analizzerà la Sonata beethoveniana, mostrandone anche alcuni aspetti poco noti.

Come di consueto, la trasmissione verrà replicata anche domenica 1 giugno, alle ore 16.

In attesa del programma radiofonico, se volete vedere questo pianista in azione (link alla sua pagina web: http://www.classicaviva.com/stefanoligoratti.htm), ecco un video registrato dal vivo nel dicembre 2007, con la famosa “Ciaccona” di Bach nella trascrizione di Ferruccio Busoni (è il pezzo più scaricato dal nostro player audio, qui nella barra di destra… siamo a più di 100 download al giorno! Pensiamo quindi di farvi cosa gradita proponendovi questo video).

Bach-Busoni, Ciaccona, by Stefano Ligoratti

La musica trasmessa da Radio Classica è tratta da una discoteca ampia, varia e continuamente aggiornata, e le selezioni sono accompagnate da notizie accurate su autori, opere, esecutori. Alcune trasmissioni, poi, ruotano attorno a temi particolari, come le varie epoche della musica, le storie dei grandi direttori, i diversi strumenti; mentre specifiche rubriche annunciano con anticipo gli appuntamenti da non perdere tra concerti e festival. Per le frequenze nelle varie città d’Italia, il palinsesto, e tutte le altre info, visitate il sito: http://www.radioclassica.fm

E’ possibile ascoltare Radio Classica anche da Internet: nella barra a destra di questo post trovate i link diretti per attivare lo streaming audio, e consultare i palinsesti. Date un’occhiata alla programmazione: per gli appassionati è una delle pochissime occasioni di ascoltare bella musica e programmi interessanti (Radio Classica trasmette anche su SKY).

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