Nov 252011
 

Non musica o novità, non virtuosismi o appassionate sonate, ma ancora una volta è necessario dar voce alla protesta.

L’Accademia di Santa Cecilia resta sotto l’egida del ministero dei Beni culturali, mentre al Teatro dell’Opera il decreto di Roma Capitale garantisce fondi e autonomia. Figli e figliastri, accusa l’Accademia. Così è scontro sulla gestione degli enti lirici. “Tutto come sempre. In questo Paese la virtù e la correttezza amministrativa vengono ignorate e di fatto punite”.

È durissima l’accusa del presidente di Santa Cecilia, Bruno Cagli. Nonostante il prestigio e i numeri raggiunti con il Parco della Musica il nome dell’Accademia non è stato inserito insieme a quello del Teatro dell’Opera, guidato dal sovrintendente Catello De Martino, nel secondo decreto approvato da Palazzo Chigi che assegna alla città poteri speciali.  L’Ente è comunque in possesso di tutti i requisiti previsti dal decreto Bondi per ottenere l’autonomia  ed è incluso fra gli enti del Fondo unico per lo spettacolo, ma è ancora in attesa di una risposta, sebbene siano già trascorsi i 45 giorni previsti dalla presentazione dell’istanza.

Ecco dichiarazione di Bruno Cagli, Presidente Sovrintendente dell‘Accademia Nazionale di Santa Cecilia:
«Tutto come sempre. In questo Paese la virtù e la correttezza amministrativa vengono ignorate e di fatto punite. Non serve che l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia abbia tutti i requisiti per la promessa autonomia gestionale, la cui approvazione è ancora al vaglio degli uffici del Ministero nonostante siano già trascorsi, dalla data di presentazione dell’istanza, i 45 giorni previsti. Inutile che l’Accademia abbia negli ultimi anni conseguito, sotto la guida del Maestro Antonio Pappano, i più prestigiosi premi in campo discografico e ottenuto numerosissimi inviti in campo internazionale, con un record di tournée all’estero mai raggiunto. Inutile anche che l’Accademia abbia presentato il bilancio in pareggio negli ultimi cinque anni consecutivi e largamente superato il 50% della capacità di autofinanziamento. Altrettanto inutile il record delle presenze paganti conseguito lo scorso anno che testimonia come l’Accademia abbia reso vitale per la popolazione romana, e non solo, la sede non facile del nuovo Auditorium. Evidentemente l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e il Parco della Musica non fanno parte di Roma Capitale! Ho già convocato l’Assemblea degli Accademici e ho in programma un incontro con il Sindaco Alemanno; auspico tuttavia un incontro urgente con il Prof. Ornaghi, nuovo Ministro per i Beni e le Attività Culturali e sto chiedendo di essere ascoltato dalle competenti Commissioni parlamentari».

Alle proteste di Cagli ha replicato il Sindaco:  “Siamo disponibili a modificare attraverso il percorso parlamentare la legge su Roma Capitale e includere in ogni riconoscimento anche Santa Cecilia”, assicura  Alemanno. “Oggi – anticipa – incontrerò il maestro  Cagli e il sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma Catello De Martino proprio per chiarire la situazione. Da parte nostra non c’è nessuna volontà di mettere in discussione Santa Cecilia”, che “ha già raggiunto l’autonomia con la legge 800, mentre l’Opera di Roma era rimasta indietro”. “L’Opera di Roma e Santa Cecilia – conclude il sindaco – sono due gioielli della realtà lirico-sinfonica di Roma. Dobbiamo difendere con pari determinazione l’uno e l’altro”.

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