Feb 202012
 

Il “Concorso Paganini” del 2012 si farà nel 2013. Diverse le scuole di pensiero sulle motivazioni della sospensione del prestigioso premio, che da molti anni incorona i migliori violinisti del mondo.

Da un lato si dice che annullare questa edizione sia un’occasione per ripensare lo stesso evento, arricchendolo di nuove iniziative paganiniane, fino a pensare anche ad un Centro Studi che valorizzi la figura del violinista genovese, per farla diventare una risorsa e un patrimonio cittadino, così come è stato in altre città grazie ai loro illustri nati. Dall’altro pare che la sospensione sia dovuta alla cronica carenza di fondi che colpisce l’arte – e la vita – in maniera ormai indiscriminata. E proprio da questa seconda spiegazione nasce la polemica, dato che, a quanto pare, l’unica spesa stanziata che sarà erogata nonostante la sospensione è l’ingaggio del maestro Allevi, pianista e compositore dai folti riccioli, che dovrà fornire una propria nuova composizione, appunto, in stile paganiniano, che farà parte dei pezzi d’obbligo per le selezioni della prima prova del prestigioso concorso, se e quando si terrà.

È triste dover segnalare ogni giorno la chiusura di un teatro, la cessazione di un evento al quale eravamo abituati, la scomparsa di un concorso o di un festival che servirebbero almeno a ricordare che in passato, quando il talento era talento, e la maestria un valore aggiunto, anche noi in Italia eravamo capaci di vivere di arte e di musica.

Ci è rimasto Sanremo, l’unico Festival che non piange per la miseria, l’unico Festival della musica italiana. L’unico Festival che fa rumore.

Gen 042012
 

E’ bello prendere, come buon auspicio, l’ottimo Concerto di Capodanno alla Fenice di Venezia, trasmesso in Eurovisione dalla RAI.

E’ bello credere che, proprio come una Fenice, il glorioso teatro veneziano – letteralmente risorto dalle fiamme – e la musica e le arti italiane potranno risorgere dal deserto culturale e politico che le sta cancellando.

Valga da insegnamento la sublime direzione del giovane Diego Matheuz, figlio di quel Venezuela che, con la musica classica, ha investito sul futuro dei bambini, che a distanza di anni riescono ad arrivare lontano, affrancati dalla miseria socio culturale alla quale sarebbero stati condannati.

Il concerto della Fenice è riuscito ad offuscare – per una volta – quello di Vienna. Iniziando con l’Inno di Mameli,  il ventisettenne Diego Matheuz ha diretto l’orchestra e il coro veneziano. L’evento è stato trasmesso in diretta televisiva dalla RAI, a partire dalle 12,20, con un repertorio operistico di Verdi, Bellini, Mascagni, Donizetti, Puccini e Ponchielli, oltre al ”Valzer del commiato” di Nino Rota. Il tenore Walter Fraccaro, applauditismo, ha eseguito l’aria ”E lucean le stelle” di Puccini, così come il soprano australiano Jessica Pratt, con la difficile aria dalla “Sonnambula” e quella dalla “Linda di Chamounix” di Donizetti. Un piacere immenso, poi, è stato ascoltare il valzer di Rota, indimenticabile grazie al film “Il Gattopardo” di Luchino Visconti, che ha fatto emergere la duttilità del giovane Direttore d’Orchestra venezuelano.

Imperdibile il resto del programma, con l’aria mozartiana ”Madamina, il catalogo è questo” dal “Don Giovanni”, magistralmente eseguita dal grande basso Alex Esposito, e l’esecuzione dei pilastri verdiani ”Va pensiero” e ”Libiam”. Tutto il programma è risultato impostato nella proposta di partiture finalizzate a sottolineare la spensieratezza e alla gaiezza della ricorrenza. Emozionati ed emozionanti, per finire, gli immancabili auguri per il 2012 del Direttore d’orchestra a tutto il mondo.

Unico neo: il taglio del “bis” concesso al pubblico in sala, e negato, senza pietà, dalla ripresa Rai, che doveva programmare la pubblicità prima del Telegiornale. Un vero peccato, che ha fatto arrabbiare molti telespettatori. In ogni caso, grazie, mamma RAI, per avere coprodotto e mandato in onda questo evento: pagherò volentieri il canone, quest’anno, per questo spettacolo. Certo, se ne avessimo di più, di musica così, saremmo ancora più felici. La RAI è stata per decenni il fattore unificante ed edificante della cultura e della lingua italiana: ci piacerebbe molto che potesse tornare a ricoprire il suo vero ruolo. L’augurio è, che, anch’essa, rinasca dalle ceneri, come La Fenice.

Dic 302011
 

Se fosse un anno pieno di musica da suonare e da inventare, da ascoltare col cuor leggero, col sorriso o con la commozione che solo la musica può dare. Se fosse un anno in cui tornare a guardare la bellezza che ci circonda e quella che ancora si potrebbe donare col pennello o con l’archetto di un violino, con una penna che sappia anche scrivere poesie.

Se fosse un anno normale, quello che arriva, darebbe le opportunità di tornare ad insegnare e imparare; il sapere, la sola via che ci può liberare.

Un anno normale con i teatri occupati dagli spettatori in attesa di applaudire e non dagli attori disperati per un domani che non riescono a immaginare.

Un anno speciale, nel quale non vi è più stupore per le parole di un ministro che annuncia che sì, finalmente, i fondi stanziati per le arti e la beltà saranno usati proprio per i motivi per cui sono stati investiti.

Se fosse così il prossimo anno, sarebbe un bel posto in cui stare.

Auguri a tutti!

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!