Apr 182012
 

L’aveva detto e l’ha fatto. Il direttore del Museo di arte contemporanea di Casoria (NA) ha dato fuoco a un’opera della pittrice francese Severine Bourguignon, dopo aver atteso invano la risposta da parte delle istituzioni locali, alla sua ultima richiesta di salvare il museo, che chiuderà alla fine del mese.
La protesta guidata dal direttore del Museo, Antonio Manfredi, continuerà con altri roghi: uno al giorno fino all’ottenimento, almeno, di una risposta.
Brucia l’arte, come bruciano le vite di chi non riuscendo più a sopravvivere si toglie la vita. È come se tutto intorno a noi stesse pian piano scomparendo, lasciandoci sempre più soli, in mezzo all’aridità della terra che calpestiamo.
Chiudere un museo, un teatro, eliminare un’orchestra o un corpo di ballo, è contribuire al lento sterminio che subiamo in silenzio, sempre più convinti che le energie rimaste siano da dedicare alla sopravvivenza spicciola, quella che ci trascina in vita ma non ci rende vivi.
Investire nell’arte sarebbe utile a cancellare l’imbarbarimento del nostro popolo che dimenticando la storia, ha scordato tutto di sé.

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Apr 122012
 

Ho letto con molto interesse l’articolo di Chiara Merlo, che condivido nella sua interezza e che mi ha fatto riflettere sul mio ultimo e recente viaggio in Inghilterra. Sulle differenze d’approccio che altri governi hanno con la cultura.

C’era un ordinato bivacco all’esterno del British Museum. Una folla colorata sui prati intorno, gambe ciondolanti sui muretti, e una marea di gente che saliva o scendeva le scale. Tanta gente, che quasi veniva il dubbio di volersi veramente infilare nella corrente, nella marea che si spostava. Poi con un po’ di coraggio si inizia il giro, soffermandosi sulle tante cose esposte, di ricchezza o di povertà. Le cose che raccontano le vite passate che erano anche le nostre e che ci hanno portato fino a qua.

Anche un frammento di muro, serviva ad insegnare com’era il resto dello splendore di una casa patrizia, di un tempio greco, degli inglesi che viaggiando e combattendo colonizzavano i nuovi mondi. La storia tangibile, era a portata di tutti.

Le stesse sensazioni dinnanzi ai gradini e le colonne della National Gallery, dove uno striscione rosso che scende lungo una colonna e sventola come una bandiera avvisa: “Admittance free”. Ingresso libero. Leonardo, Canaletto, Michelangelo, Goya, Van Gogh, Degas, Rubens, e anche Vermeer. Tutti là per gli occhi di chiunque, anche dell’uomo che entra per ripararsi dal vento gelido o dalla pioggia leggera di Londra.

Agli ingressi dei musei ci sono dei cartelli che invitano a lasciare un’offerta. Un invito e non un obbligo, al quale si assolve volentieri, grati di essere stati resi partecipi di tanta bellezza. Di tanta cultura. E se ne vedono tante monete, di ogni colore, a testimoniare il passaggio di tante diverse culture, di persone a cui piace sapere. Tutto in ordine, tutto pulito, e la folla che bivacca non lascia dietro di sé bottiglie di plastica, lattine vuote di Coca Cola o la carta dei panini. Tutto degno della luminosità esposta all’interno delle sale.

È difficile non notare ciò che ci differenzia. Viviamo in un paese in cui il fruire gratuito della cultura, diventa eccezione, una sorta di offerta speciale valida da un giorno a un altro. Un’occasione irripetibile. Ci differenziano i rifiuti abbandonati nei siti messi sotto tutela dall’UNESCO. Mentre in altri paesi la cultura è aperta e disponibile per chiunque, nel nostro paese i musei chiudono, perché non si ha personale o perché le casse sono state svuotate.

Personalmente ricordo quando portai la mia bambina al Colosseo, dopo aver pagato un biglietto quasi dieci euro. Guardai verso il basso dove una volta forse potevano essere stati rinchiusi gladiatori o leoni, vidi una montagna di bottigliette di plastica. Molte marche di acque minerali, tutte diverse che come i soldi nei musei londinesi, testimoniavano il passaggio di altre culture. Diverse culture.

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Gen 142011
 

Quando ci si trova immersi a discutere di cultura, capita spesso che per quanto possano essere differenti le opinioni tra gli interlocutori, ci si ritrovi tutti d’accordo sul fatto che sia necessario tornare a fare e veicolare la cultura, quasi orfani e bisognosi d’esser circondati “dal bello” che sparisce ogni giorno di più, inghiottito dal cemento, coperto da suoni cantilenanti ed ossessivi che vorrebbero essere musica, raccontato in storielle banali che non hanno nulla da dire.

Sentiamo il profondo bisogno di essere circondati e rassicurati dalla poesia, quella universale, che non è fatta solo di parole, ma da un panorama che si colora alla sera con i raggi del sole a declinare, o con il suono di una musica soave, un’immagine appesa da qualche parte che attira il nostro sguardo mentre affaccendati ci muoviamo veloci. Ne sentiamo il bisogno, a volte, scoprendo di vivere in mezzo a tanto orrore. E anche su questo, nel mezzo di una discussione sulla cultura ci si ritrova tutti d’accordo, perché sappiamo che troppo spesso aprendo una finestra è difficile vedere il cielo; perché abbiamo nelle orecchie le musichette martellanti che ci accompagnano nei supermercati, o le immagini del fracasso continuo che imbrattano le nostre vite.

Allora ci si prova ad aumentare la platea, a coinvolgere altri nella discussione culturale e a volte si prova anche a veicolarla la cultura, utilizzando quei canali che la tecnologia ci mette a disposizione e che potrebbero davvero portare “il bello” nelle case di chiunque. Ed è là che la realtà ti riconduce a sé: promuovere e parlare di musica classica? “Oh mia cara! Tira più un libro di Vespa, che la musica classica.” E si torna al silenzio.

E noi torneremo a sederci quasi come cospiratori, a ricordare quando la Terza Pagina dei quotidiani, ci invitava a leggere i libri, quando si andavano a leggere le recensioni che riuscivano a farti sentire la musica, ti descrivevano quel quadro così bello da lasciarti desiderare di viverci dentro, o le poesie che non ti facevano rimpiangere i singhiozzi lunghi dei violini di Verlaine.

Attoniti davanti alla polemica nata per una bestemmia in TV e stupiti dalla cura con cui, la pagina cultura ci racconta di quell’attrice, che finalmente è riuscita a cancellare “Tony” dal suo polso.

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Mar 132008
 

Segnaliamo un concerto davvero imperdibile: il clavicembalista Ruggero Laganà suona a Milano,
sabato 15 MARZO 2008, ORE 17 – SALA VIII DELLA PINACOTECA DI BRERA

per la rassegna Primavera 2008 • BreraMusica • 4 concerti alla Pinacoteca di Brera, organizzati dalla Società del Quartetto di Milano
Ingresso alla Pinacoteca e al concerto: € 5
I primi 20 Soci che acquisteranno il biglietto (da prenotare presso la segreteria della Società), avranno diritto a un posto riservato nelle prime file.
Visite guidate a Capolavori scelti della Pinacoteca di Brera, ore 15.30 (prenotazione obbligatoria, max. 25 persone, tel. 02 72263.204).
Ecco il raffinato programma, centrato sul tema “Follia di Spagna”

Ruggero Laganà in concertoAnonimo spagnolo (fine ‘500) – Folias
G. Frescobaldi – Partite sopra Folia
G. Frescobaldi – Cento Partite sopra Passacagli
B. Storace – Follia
B. Storace – Ciaccona
A. Scarlatti – Toccata in re di ottava stesa
A. Scarlatti – Variazioni sulla Follia
C.P.E. Bach – Sonata VI in sol maggiore Wotq 55
C.P.E. Bach – 12 Variazioni sulla Follia d’Espagne
D. Scarlatti – Sonata in fa minore K 239
D. Scarlatti
– Sonata in re minore K 141
D. Scarlatti – Sonata in re maggiore K 45
In passato abbiamo già avuto modo di recensire sulla nostra rivista on-line il Maestro Laganà (i suoi 2 CD sulla “Follia”, e uno dei suoi recital), e linkiamo quindi qui i nostri articoli per approfondimento: si tratta infatti, a nostro parere, di un musicista dallo strepitoso talento. Ascoltarlo è un’esperienza assolutamente stupefacente. Lo consigliamo caldamente a chi finora non avesse ancora avuto modo di assistere ad uno dei suoi recital.
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Dic 092007
 

Segnaliamo un’interessante esposizione di opere della pittrice Donatella Barbuio, che verrà inaugurata a Milano, prezzo il foyer del Cinema Apollo-spazio cinema, in Galleria de Cristoforis, 3 (fra Corso Vittorio Emanuele e la piazzetta Liberty) – tel. 02 780390.

L’inaugurazione della mostra, che ha per titolo “Invisibile”, avverrà mercoledì 12 dicembre 2007, alle ore 18. La mostra sarà aperta dalle ore 14,30 alle ore 24 fino al 27 gennaio 2008.

Solo nel giorno dell’inaugurazione la mostra sarà accompagnata in sottofondo dalle note del nuovo disco al clavicembalo di Stefano Ligoratti, Direttore artistico di ClassicaViva, che verrà presto pubblicato (cliccate qui per trovare alcune tracce già pubblicate in formato MP3 sul nostro catalogo on-line). Riportiamo qui il commento alla mostra, a cura di Barbara Tregnaghi:

“Terra, sabbia e foglie di ficus, corda, garza, ceralacca, pagine di giornale e carta velina, filo di rame e di ferro sono i “colori” usati da Donatella nei suoi lavori. Ma non è tutto. Nelle sue tele, grandi o piccole che siano, c’è sempre spazio sufficiente per accogliere ed inglobare quello che le stuzzica la fantasia, come il disco del freno di un’automobile che può servire a bloccare il vorticoso flusso di pensieri…
Con estrema naturalezza e con la vivacità di un gioco, l’artista raccoglie e trasforma ciò che trova fuori e dentro di sé.
Quel suo mescolare la poesia con il quotidiano genera ora un clima da mondo parallelo fatto di luce soffusa e silenzio, ora una dimensione ludica e chiassosa, ora una sorta di “era glaciale” dove assale un freddo che paralizza.
Un miscuglio di dolore afono, sfilacciate malinconie e cerebrali cavilli dà vita ai suoi “grovigli” che abitano la pancia, il cuore, la testa delle sue forme antropomorfe e non. E poi ci sono le “ferite”, testimoni di un’avventura azzardata, di un percorso tortuoso, di una rivoluzione. Sono tagli da curare e metabolizzare, che restano indelebili e affascinanti, come nei sulla pelle, come medaglie al valore sulla divisa di un soldato, come foto ingiallite in un album di famiglia.

Con spontaneità ed immediatezza Donatella medita su di sé, va a caccia di serenità e consolazione nell’inesorabile ciclo delle cose.
Condizione insita nell’uomo e nella tela da dipingere è dunque la fragilità. Ma ciò non deve spaventare: esiste sempre il Rammendo, antica ed elegante attività femminile frutto di una ritmica pazienza, di un gesto automatico e pur sempre creativo. Esso si ri-genera, infatti, dal perpetuo scambio dialettico fuori/dentro tracciato dall’ago.

Le note di Stefano Ligoratti fanno da eco all’originario ed autentico sentire delle opere esposte. Le corde del clavicembalo divengono il filo con cui l’artista cuce il suo mondo invisibile.

Barbara Tregnaghi

Stefano Ligoratti al clavicembaloAscolta in podcast Stefano Ligoratti in un brano di Rameau, la Gavotte en la mineur:

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Nov 182007
 

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Riprendo un post interessantissimo dal blog di Mauro Graziani, http://www.maurograziani.org/wordpress/archives/770

Si tratta di un video, realizzato con la tecnica del morphing, che mostra, sulle note della sarabanda dalla Suite no. 1 per violoncello solo di J. S. Bach, decine e decine di ritratti di donna, su un periodo storico di almeno 500 anni di arte.

Per ristorarci un poco dalle fatiche quotidiane con la bellezza… Auguro a tutti coloro che sono soli di trovare presto una compagna bella come uno dei quadri che ci vengono mostrati.

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Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!