Giu 022016
 

Nell’era di facebook e dei social network, il critico non può più far finta di non conoscere personalmente molti degli artisti che ascolta e di cui scrive, né di ostentare quell’atteggiamento super partes che era un tempo tipico di figure che ostentavano -a volte in modo un po’ tristanzuolo- cinismo, presunzione e soprattutto distanza dal mondo (alla Anton Ego di Ratatouille, per intenderci). Oggi scrivo di Francesco Libetta, e del suo concerto tenutosi per Serate Musicali il 30 maggio scorso nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, essendo ben cosciente del fatto che è ormai un amico e che ho perfino suonato con lui a quattro mani. Ci sarebbero dunque tutti i motivi per scriverne bene, ma anche per scriverne male: se sei un pianista, uscire da un concerto di Libetta significa anche pensare “forse è meglio che appendo il pianoforte al chiodo”. Il grado di virtuosismo del pianista di Galatone è, infatti, sommo e immutato nel tempo: non solo a livello di velocità e potenza, ma anche e soprattutto a livello di ricerca sonora, timbrica. Famosa è la frase di Arturo Benedetti Michelangeli: “Non vado ai concerti dei pianisti. Se suonano male, mi danno fastidio; se suonano bene, ancora di più”. Ecco, Francesco Libetta appartiene sicuramente alla seconda categoria. Ma c’è di più: egli, con la sprezzatura che gli è propria, a volte sembra quasi risparmiarsi, assumere (non so se volutamente oppure no) un’aria svagata, quasi pigra, come a dire: “Potrei fare ancora di più, ma mi fermo qui”. Detto questo, il primo enigma a cui si riferisce il titolo è il seguente: perché un prodigio musicale come Libetta non suona regolarmente nelle massime istituzioni e Teatri d’Italia? Domanda imbarazzante, quasi scandalosa: perché evidenzia il malcostume di un paese che non fa nulla per valorizzare un artista a cui non manca né il talento (o addirittura il genio), né l’intelligenza, né l’appeal. Qualcuno potrebbe pensare che il suo atteggiamento piuttosto aristocratico -ad esempio nella scelta dei programmi- possa contribuire a farne un ousider di lusso. Ma questo non è importante. In un paese culturalmente evoluto, qualcuno dovrebbe prelevare Libetta di peso e metterlo sul palcoscenico della Scala, di Santa Cecilia e via dicendo, facendogli fare ciò che sa fare da padreterno: suonare il pianoforte.

Veniamo al concerto. Il pianista ha aperto con Händel, Suite in si bemolle maggiore HWV 440. Il caro sassone è da sempre fra i compositori prediletti di Libetta, che ne ha inciso l’integrale (mai però pubblicata) e che vede in lui una sorta di “padre” della musica degli ultimi tre secoli, non meno di quanto lo sia Bach. Libetta esita nell’attaccare la prima nota, mette le mani sulla tastiera, poi ci ripensa, le ritira, le rimette, riflette ancora un attimo: sembra nervoso. E invece poi suona la Suite con tranquillità sovrana e arcadica, come se fosse fra amici in un ambiente raccolto. Raffinatissima è la Sarabanda, in cui il pianista sfodera pianissimi siderali, sempre però mantenendo un’affettuosità che non ha nulla di puramente astratto; e la Giga non è la consueta ostentazione di brillantezza, ma veramente una danza piena di sereno gaudio. Con Czerny, passiamo dall’Arcadia al salon ottocentesco: un salotto di cui Libetta è principe indiscusso. L’arte di render agili le dita op. 740 diviene con lui un caleidoscopio di umori insospettabili per chi ricollega l’allievo di Beethoven a un mero virtuosismo digitale. Libetta rende questa musica “importante” non attraverso un aumento dell’enfasi: anzi, è proprio togliendo qualsiasi retorica che il divertissement czernyano (che come ogni divertimento vero ha anche qualcosa di molto serio) assume il suo pieno senso. Di studio in studio, dal dramma si passa al lazzo, dal clima tempestoso a quello scherzoso, ma sempre con un gusto sopraffino: un po’ come avverrà con Saint-Saëns. Confesso invece che ho fatto fatica a seguire Libetta nella Sonata op. 90 di Beethoven: quella che in Händel era un serena rilassatezza, qui si trasformava per il mio sentire in una certa mancanza di tensione emotiva, di aura. Più nel primo movimento, però, che nel secondo, in cui la divina lunghezza (schubertiana ante-litteram) veniva pienamente fatta propria dal pianista con calma sovrana e assoluta assenza di ogni nefasta retorica.

Nella seconda parte abbiamo goduto di un tutto-Liszt comprendente brani originali e arrangiamenti (o parafrasi). Libetta ha osato contrasti estremi, a livello dinamico e coloristico, sempre attenendosi però a quella mancanza di enfasi retorica che mi pare oggi una delle sue qualità fondamentali. Raramente l’opera di Liszt mi è parsa così disseminata di fertili enigmi, di interrogazioni, quasi come se l’artista avanzasse domande, più che dare risposta: e questo ha prodotto un livello di emozione molto alto, paragonabile a quello di chi si trova di fronte a una Sfinge. Con Libetta nulla è prevedibile: egli ti tiene incollato all’ascolto, non ti dà indizi sulla direzione in cui ti porterà. La sua assoluta compostezza, quasi la sua impassibilità alla tastiera, contribuisce a questo senso di suspense. Ancor più che nei momenti di rovente e funambolico virtuosismo, affrontati come se nulla fosse, mi hanno colpito le sonorità diafane, immateriali, quasi schopenaueriane nella rinuncia a ogni volontarismo, che il pianista ha creato in Au bord d’une source, ma soprattutto negli arrangiamenti dal Lohengrin (sublime Il Sogno di Elsa). Dopo questi ultimi, cinque bis sono stati donati a un pubblico entusiasta e giustamente caloroso, all’interno del quale era presente anche l’étoile Massimo Murru: e i valzer di Chopin e Saint-Saëns, forse pensati proprio per il ballerino, ci riportano proprio al fatto che è lo stesso Libetta, forse, a non voler essere demagogicamente (e per nostra fortuna) un pianista “per tutti”.

Luca Ciammarughi

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Feb 062012
 

Librarsi in aria come una libellula, o anche una farfalla. È il volo elegante quello che ti fa sospirare quando una ballerina danza, quando davvero sembra volare per ricadere tra le braccia del collega che l’attende sul palco, e che la accoglie senza nemmeno guardare; seguendo il ritmo della musica. È difficile pensare ad una ballerina formosa, è impossibile immaginare che non sia esile il suo corpo, ma è peggio pensare che alle denunce che da giorni rimbalzano sulla stampa, seguita dal libro di Mariafrancesca Garritano, la ballerina della Scala che portato all’attenzione il problema dell’anoressia che colpirebbe molte delle sue ex colleghe, sia seguito un licenziamento (per giusta causa) per aver leso l’immagine del Teatro.

Un conto è che le ballerine debbano avere, per ovvi motivi, una certa conformità fisica, ma un altro è che per mantenerlo siano spinte alla malattia. Perché l’anoressia è una malattia per la quale spesso si muore. Forse si può anche pensare che sia lecito sacrificare sé stesse per una grande passione, ma non è lecito indurre qualcuno ad ammalarsi per poter conservare il privilegio di continuare a perseguire un sogno.

Il licenziamento della Garritano, infatti, insegna alle sue colleghe a tacere e a perseverare in quel sacrificio che rischia di diventare estremo. Sembra tuttavia che il problema non sia da ascrivere solo e soltanto al Teatro alla scala, ma che sia piuttosto diffuso in qualunque corpo di ballo, sempre più estremizzato dall’ossessione dell’estetica, in un tempo in cui non si è mai abbastanza belle, o magre, o bionde. Perfette.

L’arte è talento, passione, sacrificio e vita. Ed è difficile vivere con uno yogurt e una mela, così come racconta la Garritano, anche sul suo libro: “La verità, vi prego, sulla danza.

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Lug 022011
 

Torna anche per l’estate 2011, sempre sotto la direzione artistica di Mietta Sighele, il consueto ed atteso appuntamento con musicaRivafestival. Incontro internazionale di giovani musicisti, manifestazione-simbolo dell’estate trentina che gode del Patrocinio della Provincia Autonoma di Trento, della Regione Autonoma Trentino Alto Adige e del Comune di Riva del Garda.

L’edizione di quest’anno, che vanta un cartellone ricco di eventi e grandi nomi internazionali, è in programma a Riva del Garda dal 21 luglio al 4 agosto 2011. Il festival, giunto ormai alla ventottesima edizione, si può considerare una delle maggiori realtà a livello nazionale e internazionale.

Due settimane che si preannunciano ricche di appuntamenti imperdibili e che, come da tradizione ormai consolidata, musicaRivafestival offre al suo pubblico e a tutti gli amanti della musica.

Sarà la Compagnia Accademica di Danza di Pechino ad inaugurare il festival giovedì 21 luglio, portando in Italia tutto il fascino della danza classica cinese con lo spettacolare show “La poesia del vento”, ispirato alla storia, alla cultura e alle arti tradizionali del paese.

E nei giorni a seguire spettacoli, grandi ospiti, eventi e sorprese, a partire dalla presenza della World Youth Orchestra come orchestra residente che, domenica 24 luglio, diretta da Damiano Giuranna, si produrrà anche in un omaggio esclusivo al genio musicale di Nino Rota, nel centenario dalla nascita che ricorre proprio quest’anno. Protagonista, come sempre, sul palco sarà la grande musica classica, grazie a un programma ricco di appuntamenti con i concerti sinfonici e operistici, come quelli con il Quartetto d’Archi “Boisisio” dal Brasile (martedì 26 luglio), la Gomalan Brass Band (mercoledì 3 agosto) e con il Trio Broz (lunedì 1° agosto), che ritornerà nel suo Trentino con centinaia di concerti e successi all’attivo, in Italia e soprattutto all’estero. Non mancheranno poi i consueti concerti aperitivo, così come gli omaggi alla musica etnica di qualità, tra i quali spicca senz’altro la presenza dell’Imperial Russian Dance Company che, domenica 31 luglio, promette di incantare il Palameeting di Riva del Garda con l’emozionante spettacolo Flying Tzars, acclamato in tutto il mondo e definito dal New York Post come “lo show più spettacolare del decennio”. Sabato 30 luglio il Maestro Isaac Karabtchevsky dirigerà la World Youth Orchestra, che eseguirà la Sinfonia n. 40 in sol minore di Mozart e la Sinfonia n. 1 di Gustav Mahler, del quale nel 2011 ricorre il centenario dalla morte. Uno spazio particolare sarà dedicato alle esibizioni dei giovani talenti provenienti dal Concorso Internazionale per giovani cantanti lirici “Riccardo Zandonai”, organizzato dallo stesso musicaRivafestival. I docenti delle masterclasses organizzate dal festival, artisti di massimo calibro internazionale, saranno poi impegnati in una serata di gala che li vedrà tutti riuniti sul palco per un concerto nella suggestiva cornice del cortile della Rocca. L’ultimo, imperdibile appuntamento sarà la chiusura, giovedì 4 agosto, con i Carmina Burana diretti da Marco Boemi, in piazza Tre Novembre, una delle più suggestive dell’incantevole Riva del Garda. Per tutte le informazioni sul festival è possibile consultare il sito completamente rinnovato di musicaRivafestival (www.musicarivafestival.com).

Con il Patrocinio

PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO, REGIONE AUTONOMA TRENTINO – ALTO ADIGE, COMUNE DI RIVA DEL GARDA

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Mag 252011
 

 

Lo spettacolo “Carillon quando i bambini danzano, suonano e cantano” – che andrà in scena presso il Teatro Grande dell’Accademia il 28 maggio e il 4 giugno alle ore 19.00 – nasce da un ambizioso progetto dell’Accademia Nazionale di Danza in collaborazione con la Scuola Media Statale “Gianicolo” e l’Istituto Comprensivo “Antonio Gramsci” di Roma.

In questa serata – aperta al pubblico a ingresso libero – sarà possibile assistere a uno spettacolo “in miniatura” e davvero originale: tutti giovanissimi gli artisti in scena, bambini dagli 11 ai 13 anni. I 50 danzatori dei primi tre corsi AND balleranno accompagnati da un’orchestra di ben 100  musicisti coordinata da Roberta Cilona (Scuola Media Statale “Gianicolo”) e da un coro di 25 elementi diretto da Gabriella Santini (Istituto Comprensivo “Antonio Gramsci”).

In programma tre danze popolari  – Monferrina, Pizzica e Tarantella – ricostruite dalle laureande del II anno del Biennio in didattica della danza classica dell’AND con la supervisione di Silvia Obino, Elena Viti e Manuela Cerreto e tre canti risorgimentali che saranno danzati dai giovani ballerini e accompagnati musicalmente dall’orchestra. Un’occasione speciale perché i ballerini potranno incontrare e danzare con un’orchestra dal vivo e viceversa l’orchestra potrà sperimentare cosa significa suonare per la danza. Inoltre anche i giovani danzatori AND si esibiranno nel canto durante le performance di danza.

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Mag 252011
 

Sabato 18 giugno alle 19 riprenderà Stagione lirica e di balletto 2011 del Teatro Lirico di Cagliari. Una stagione molto attesa dal pubblico che segna la rinascita e la voglia di proseguire nella diffusione musicale del Teatro Lirico di Cagliari. Quattro opere liriche ed un balletto, tutti titoli di sicuro richiamo, accomunati da un tema, l’amore infelice, che è alla base del melodramma, in particolare quello ottocentesco: La TraviataNapoli milionaria!Madama ButterflyIl lago dei cigniCarmen.

L’inaugurazione è affidata all’amatissimo ed immortale capolavoro di Giuseppe Verdi : La Traviata, melodramma fra i più popolari ed eseguiti al mondo. Rappresentata al Teatro La Fenice di Venezia il 6 marzo 1853, La Traviata, terza opera della famosa “trilogia popolare” (con Il Trovatore e Rigoletto) è una delle partiture musicali più dense di interiorità psicologica di tutto il teatro d’opera romantico.La Traviata va in scena dal 18 al 26 giugno, per sei rappresentazioni, e ritorna a Cagliari, dopo sette anni esatti (l’ultima edizione è del luglio 2004), in un allestimento, dell’ottobre dello scorso anno, proveniente dal Teatro Comunale di Bologna. La direzione musicale è affidata a Giacomo Sagripanti, giovane talento che debutta a Cagliari, ma dal curriculum già denso di importanti collaborazioni, mentre, nei ruoli principali, cantano Annamaria Dell’Oste (Violetta), Alejandro Roj (Alfredo) e Roberto De Candia (Germont), tre giovani ed affermati artisti, specialisti ciascuno del proprio ruolo.

Il secondo appuntamento con l’opera, in scena dal 9 al 16 luglio, è uno dei capolavori teatrali di Eduardo De Filippo: Napoli milionaria!, musicato da Nino Rota e che viene rappresentato, per la prima volta, al Festival dei Due Mondi di Spoleto del 1977. L’anno scorso il Festival della Valle d’Itria di Martina Franca produce e mette in scena, con successo di critica e pubblico, l’allestimento che arriva quest’anno a Cagliari, in occasione del centenario della nascita del compositore milanese. Interessante connubio tra teatro e musica, la commedia eduardiana che, nella trasposizione musicale, diventa dramma “verista” di ascendenza pucciniana (con un chiaro riferimento a Madama Butterfly), vanta una compagnia di canto eccellente che trova in Alfonso Antoniozzi (Gennaro Jovine) e Tiziana Fabbricini (Amalia) due splendidi protagonisti. Giuseppe Grazioli che possiede già un vasto repertorio, soprattutto novecentesco, e numerose collaborazioni con le migliori istituzioni musicali, dirige i complessi stabili cagliaritani.

Dopo la pausa estiva, la Stagione lirica e di balletto riprende, dal 7 al 16 ottobre, con Madama Butterfly di Giacomo Puccini (Lucca, 1858 – Bruxelles, 1924), la cui ultima rappresentazione cagliaritana risale al 2002. Rappresentata per la prima volta a Milano, al Teatro alla Scala, il 17 febbraio 1904, l’opera è ambientata a Nagasaki ed è incentrata sul personaggio di Butterfly, giovanissima geisha sedotta dal tenente americano Pinkerton, da lui abbandonata e infine suicida. La compagnia di canto vede spiccare: Ausryne Stundyte nel ruolo di Cio-cio-san, Giuseppe Varano in quello di Pinkerton e Marcello Rosiello in quello del console americano Sharpless, mentre Junhua Hao nelle vesti dell’ancella Suzuki.  La direzione d’orchestra è affidata a Julian Kovatchev, direttore bulgaro, vero “specialista” in quest’opera ed abituale presenza del podio cagliaritano.

Dall’11 al 19 novembre, per otto rappresentazioni, di cui due fuori abbonamento, ritorna la grande danza classica con Il lago dei cigni di Pëtr Il’iè Èajkovskij (Kamsko-Votkinsk, governatorato di Vjatka, 1840 – San Pietroburgo, 1893), uno dei capolavori più amati dal pubblico, nella versione portata in scena dal Balletto dell’Opera di Kiev. Questo prestigioso corpo di ballo, uno dei massimi esempi della tradizione coreografica romantica, debutta al Teatro Lirico di Cagliari proprio con il balletto fantastico in tre atti che mancava dal palcoscenico cagliaritano dal luglio 2007. L’Orchestra del Teatro Lirico è diretta da Alekseij Baklan.

Un gradito ritorno per il pubblico cagliaritano, a distanza di sei anni dall’ultima rappresentazione, è Carmen, sanguigno ed amatissimo dramma di Georges Bizet (Parigi, 1838 – Bougival, Parigi, 1875) che viene rappresentato dal 9 al 17 dicembre. Si tratta di una nuova produzione del Teatro Lirico di Cagliari, in lingua originale francese con sopratitoli in italiano, che si avvale della regia diMarina Bianchi, preziosa collaboratrice di Giorgio Strehler, Eimuntas Nekrosius e Liliana Cavani. L’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico sono guidati da Julia Jones, direttore d’orchestra inglese, ospite regolare dei più prestigiosi teatri d’opera che si esibisce per la prima volta al Teatro Lirico di Cagliari. Il cast d’interpreti, di straordinario spessore, è composto da Anna Malavasi, nel ruolo della passionale e sfortunata protagonista, Giancarlo Monsalve, in quelli di Don José, Franco Pomponi interpreta il torero Escamillo, mentre Cristina Radu è Micaëla.

Tutte le opere vengono eseguite dall’Orchestra e dal Coro, diretto da Fulvio Fogliazza, del Teatro Lirico di Cagliari.

La Stagione lirica e di balletto 2011 si avvale del contributo della Fondazione Banco di Sardegna.

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Mag 202011
 

Presentato a Roma il cartellone estivo 2011 del Teatro dell’Opera alle Terme di Caracalla che anche quest’anno offrirà, spettacoli di grande attrazione popolare: dal 7 al 20 luglio “Il lago dei cigni“, dal 21 luglio al 10 agosto “Tosca“, dal 2 al 9 agosto “Aida“. Le coreografie del balletto saranno di Galina Samsova e Asher Fisch sarà sul podio per le due opere. La regia per Puccini è affidata a Arnaud Bernard e Micha van Hoecke si occuperà Verdi. Il 23 luglio sarà la volta di Roberto Bolle and Friends, con il danzatore italiano attorniato da étoiles internazionali.

Il 2 luglio, invece, il cartellone prevede un’assoluta novità che potrebbe significare un cambiamento nella progettazione artistica di una delle più importanti manifestazioni musicali e culturali della stagione estiva, ossia un un concerto-spettacolo con l’esecuzione dei tre poemi sinfonici di Respighi legati indissolubilmente a Roma, ai suoi paesaggi, ai suoi colori e ai suoi suoni, diretti da Charles Dutoit, con un allestimento scenico della Fura dels Baus curato da Carlos Padrissa.

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Apr 112011
 

È l’Italia dei proclami e dei nastri da tagliare. L’Italia in cui le ministre, se hanno qualcosa da dire, girano un filmato e lo postano su youtube. L’Italia delle prime pietre e delle promesse di miracoli e avvenire. L’importante è che le cose sembrino, e che non si dica mai a voce troppo alta che invece non sono.  Succede così che quel che appare durante una banale ricerca su google, con chiave “licei musicali” dia per risultato: importante novità, il liceo che si fa in sei. Era marzo di appena un anno fa.

Ora la realtà è un’altra, per esempio quella di Modena – patria di Pavarotti – città che della musica ha fatto tradizione, che, dopo aver ottenuto il risultato di avere un congruo numero di nuovi iscritti, i quali, come prevede la legge, per accedere al corso di studi hanno superato un esame preliminare, a settembre non avranno la scuola, perché il liceo “che si fa in sei”, invero, non ci sarà.

Il Liceo musicale di Modena, già istituto magistrale nel quale studiarono Pavarotti e Guccini, sottostando alle regole imposte dalla “riforma” ultima attuata, chiuderà prima ancora di aprire, perché come prevede la legge, potranno esserci in Emilia, soltanto due istituti simili, a Reggio Emilia e Forlì, per cui i nuovi aspiranti artisti modenesi dovranno scegliere o l’uno o l’altro, sempre che, come dice la legge, le scuole designate abbiano i requisiti. E la cosa buffa, di quest’Italia beffarda, è che nemmeno si sa, se quelle sedi i requisiti li avranno davvero. I genitori dei ragazzi modenesi ricorreranno al TAR.

A qualche mese dall’avvento del nuovo corso per la cultura italiana, Modena non è però il solo caso. C’è anche il Piemonte, che chiuderà lo stesso Liceo di Torino, privilegiandone uno – ancora da approntare – a Novara, che, guarda caso, è patria del governatore. Che importa se a Torino il Liceo già esisteva e funzionava?

Molto altro si potrebbe dire dei fantomatici licei musicali e coreutici, che solo per proclama avevano l’obiettivo di formare i giovani alle arti e alla cultura, alla musica come alla danza. Per esempio i criteri con i quali si sarebbe dovuto scegliere il corpo docente, non proprio accurati come quelli utilizzati nelle accademie di danza della vecchia Russia, nelle quali i grandi ballerini, tolte le scarpette, tramandavano la loro bravura e la loro esperienza alle nuove generazioni. Ma forse – non è ancora dato sapersi – prendendo a modello l’unica accademia italiana degna di nota: quella di Maria De Filippi, che non produce certo i Pavarotti, ma prodotti da televisione, capaci di far gola persino a un Ente Lirico che voglia rimpinguare le proprie casse vuote…

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Gen 312011
 

Lo spettacolo è finito?“Sette giorni di mobilitazione per salvare l’informazione, lo spettacolo, la scuola, l’università e la ricerca”, nell’ultima settimana del gennaio 2011, per convincere il Parlamento “a fermare la devastazione che si sta compiendo ai danni dell’intero comparto culturale italiano”.

E’ venuto da Roma l’annuncio di una battaglia durissima, sottoscritto da oltre cinquanta sigle del mondo dello Spettacolo, della Cultura e dell’informazione (dall’Agis, all’Anec, all’Ass. naz. autori cinematografici, a MovEm09, al Movimento emergenza Cultura-Spettacolo-Lavoro, al CEMAT…) che si aggiunge a proteste e iniziative (scioperi alla Scala, al Massimo di Palermo…) organizzate in tutta Italia contro il Ministro Bondi che “non ha tutelato il suo ministero – dicono i lavoratori – e contro il Governo, che ha tagliato fondi alla Cultura”.

Riuniti a Roma il 19 gennaio in un’affollatissima assemblea-conferenza stampa, promossa dal “Comitato per la libertà e il diritto all’informazione”, rappresentanti di tutti i settori della Cultura, dello Spettacolo e dell’Informazione hanno denunciato con forza il proprio disagio e annunciato una serie di iniziative pubbliche. Registi, attori, musicisti, giornalisti, studenti, ricercatori e professori hanno dato la loro adesione all’incontro, convocato per denunciare il disagio del settore. Tra loro Ennio Morricone, Zubin Metha, Citto Maselli e Carlo Lizzani. ”La scure dei tagli colpisce anche noi – ha spiegato il presidente della FNSI, Roberto Natale. Chiediamo da anni la riforma dell’editoria e siamo convinti che se tagliassero i fondi agli editori furbi, si troverebbero le risorse”.

Ma qual è la radice del problema? Ne abbiamo parlato più volte, anche su questa testata. Si tratta della politica culturale del governo, che ha avuto la sua punta di diamante nei tagli al FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo, che hanno colpito duramente soprattutto gli Enti lirici, mettendone in diversi casi addirittura a rischio la sopravvivenza stessa.

Tabella dei fondi FUS per la musica negli anni 2005-2009

Negli ultii due anni il FUS ha infatti ridimensionato progressivamente i suoi finanziamenti, passando dai 447,8 milioni di Euro erogati nel 2009, ai 402 milioni del 2010, per arrivare ai 258 previsti per 2011: si tratta di un taglio del 36,6% in meno, rispetto al 2010 (e ricordiamo che i fondi, nel 2007, erano pari a 550 milioni!). Lo spettacolo, in Italia, dà lavoro a 250mila persone. E’ purtroppo evidente che questa drammatica falcidia si tradurrà quasi automaticamente in un’equivalente perdita di posti di lavoro.

I 125 milioni ora destinati alle 14 fondazioni liriche sono quasi la metà dei 229 milioni del 2009: la stessa somma che la Francia dedica all’Opéra di Parigi. Per questa ragione i tredici sindaci presidenti di Fondazioni liriche, su iniziativa di Marta Vincenzi, Sindaco di Genova (il Teatro Carlo Felice è da mesi in gravissimo stato di crisi e di agitazione permanente dei lavoratori), hanno denunciato congiuntamente il rischio di chiusura di tutti i Teatri se il FUS non verrà riportato almeno alla quota del 2009.

Negli scorsi mesi, fronteggiando le proteste, il Sottosegretario Gianni Letta e il Ministro Bondi avevano promesso di intervenire per ripristinare i fondi tagliati, utilizzando il decreto Milleproroghe“. Ma il 22 dicembre 2010 il Governo ha approvato questo decreto, senza fare alcun cenno al Fondo unico per lo spettacolo. Niente reintegro per il 2010, e nemmeno revisione per i contributi statali previsti per il 2011: un ennesimo nulla di fatto, che ha frustrato le speranze del mondo della cultura. Compreso il teatro alla Scala, che dovrà far fronte a una riduzione di 22 milioni in due anni. “Senza denaro in cassa sarà difficile superare il 2011”, ha ammonito il sovrintendente Stéphane Lissner qualche giorno fa.

Ora il Milleproroghe dovrà effettuare i passaggi di rito in Parlamento per la conversione in legge: si spera che in quella sede qualcosa cambi, perché, anziché restituire risorse, colpisce ulteriormente proprio quei settori, già in grave difficoltà, che la Costituzione protegge con enfasi. Siamo convinti che anche il comparto culturale debba concorrere al processo di risanamento dell’economia nazionale ma è necessario tener presente che esso rappresenta l’identità e il futuro del paese e che per questa ragione va promosso e sostenuto.

“Ma che non sia il solito contentino – ha dichiarato Fiorenzo Grassi, numero uno lombardo dell’Agis, l’organo di rappresentanza delle imprese di spettacolo. Con questi tagli, molti teatri rischiano di non arrivare nemmeno al giugno del 2011″. E il tempo stringe: molti contratti per la prossima stagione sono già stati sottoscritti, in scena bisogna andarci anche senza soldi. “In queste condizioni, tutti rischiamo di chiudere”.

Il Ministro Bondi è stato duramente attaccato anche in Parlamento per queste e altre vicende che riguardano la gestione del suo Ministero, fino ad arrivare alla recentissima mozione di sfiducia, respinta a maggioranza, ma che ha lasciato grande amarezza nel Ministro stesso e nel paese.

Tabella dei fondi erogati al FUS dal 1995 al 2009
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Gen 252011
 

Sylvie Guillem e Massimo Murrurisultati e le strategie emerse durante l’incontro del 19 gennaio scorso a Roma, dei settori della Cultura, dello Spettacolo, dell’Istruzione e dell’Informazione, saranno al centro della trasmissione odierna “Ultimo Grido”, di Luca Ciammarughi su  Radio Classica, che andrà in onda alle ore 16.00 e alla quale parteciperà la nostra Ines Angelino.

Inoltre saranno trasmesse le interviste a Sylvie Guillem e a Massimo Murru, realizzate da Luca Ciammarughi ieri in Scala, durante una conferenza stampa tenutasi per informare sull’attuale situazione in cui versa l’organizzazione del teatro, e sul trattamento riservato agli artisti che lo fanno grande.

Per ascoltare la trasmissione, il link.

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Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!