Dic 302016
 

“La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato.”
Florence Foster Jenkins

Mi capitò di sentire cantare Florence Foster Jenkins durante una pausa dalle prove in orchestra: uno dei colleghi, aprendo YouTube, ci esortava all’ascolto della versione dell’aria “Regina della notte” di Mozart interpretata da lei. Molti la conoscevano già e si guardavano ammiccando e sghignazzando. Io non l’avevo mai sentita nominare e non ero molto entusiasta all’idea. Sono sempre stata abbastanza categorica e un filo sentenziosa nei riguardi di chi si affaccia al mondo della musica classica e s’intrufola senza avere i mezzi tecnici e il talento per poter intraprendere il mestiere, ciononostante era uno di quei momenti di ilarità generale in cui si aveva voglia di ridere e di stemperare le tensioni lavorative, perciò mi unii all’ascolto.
Non penso di aver mai riso così tanto. La maggior parte degli interventi erano calanti di quasi un tono e totalmente privi di uno scheletro ritmico (non mi metto a parlare di fraseggio che mi pare azzardato, in totale mancanza di tutto il resto!).

Eppure quella donna trasmetteva qualcosa al di là della sua più totale incapacità, il problema è che non riuscivo a spiegarmi che cosa fosse.

Di seguito una biografia di Florence Foster Jenkins:
Nata a Wilkes-Barre in Pennsylvania da Charles Dorrance Foster e da Mary Jane Hoagland, Florence prese lezioni di musica da bambina, ed espresse il desiderio di andare all’estero a studiare musica. Suo padre si rifiutò di pagarle gli studi, così lei fuggì a Fildadelfia con Frank Thornton Jenkins, un dottore che divenne suo marito (i due divorziarono nel 1902). In questa città si guadagnò da vivere come insegnante e pianista. Florence contrasse dal marito la sifilide che alcuni anni dopo le provocò danni irreparabili alle articolazioni. Per tale ragione dovette abbandonare la carriera di pianista. Alla morte del padre, nel 1909, la Jenkins ereditò una ingente somma di denaro che le permise di intraprendere la carriera di cantante che era stata scoraggiata dai suoi genitori e dall’ex marito. Divenne coinvolta nella scena musicale di Filadelfia, fondando e sovvenzionando il Verdi Club, prese lezioni di canto e iniziò a esibirsi in qualche recital, il primo nel 1912.
Dalle registrazioni appare chiaro che la Jenkins aveva poco senso dell’intonazione e del ritmo ed era a malapena in grado di sostenere una nota. È possibile ascoltare i suoi accompagnatori fare aggiustamenti per compensare le sue variazioni di tempo e i suoi errori ritmici. Ciononostante divenne notevolmente famosa in modo non convenzionale. Apparentemente il suo pubblico la amava per il divertimento che forniva, più che per le sue doti canore. I critici spesso descrivevano il suo lavoro in modo ambiguo, il che potrebbe essere servito a stuzzicare la curiosità del pubblico. Nonostante la sua palese mancanza di abilità, la Jenkins era fermamente convinta della sua grandezza. Si paragonava positivamente con noti soprani quali Frieda Hempel e Luisa Tetrazzini e liquidava le risa che spesso si levavano dal pubblico durante le sue esibizioni, come “gelosia professionale” delle sue rivali. Era comunque conscia delle critiche e diceva “La gente può anche dire che non so cantare, ma nessuno potrà mai dire che non ho cantato.”
La musica che la Jenkins affrontava nei suoi recital era un misto di repertorio operistico standard di autori come Mozart, Verdi e Strauss (tutti ben oltre le sue possibilità tecniche), lieder, compresi pezzi di Brahms e i “Clavelitos” di Joaquin Valverde, uno dei suoi bis preferiti), e canzoni composte da lei stessa o dal suo accompagnatore, Cosmé McMoon . La Jenkins indossava spesso costumi elaborati che si disegnava da sola, apparendo talvolta con ali e “paillettes” e, per i “Clavelitos”, gettando fiori al pubblico mentre agitava un ventaglio e esibiva altri fiori tra i capelli.
Nonostante le richieste per un maggior numero di spettacoli, la Jenkins limitò le sue rare performance ad un ristretto numero di luoghi graditi e al suo recital annuale nella sala da ballo del Ritz-Carlton di New York. La partecipazione ai suoi recital era sempre limitata alle sue leali compagne del club e a pochi altri ospiti selezionati – si occupava personalmente della distribuzione degli ambiti biglietti. All’età di 76 anni la Jenkins cedette infine alle richieste del pubblico e si esibì alla Carnegie Hall il 25 ottobre 1944. Il concerto era così atteso che i biglietti vennero esauriti con settimane di anticipo. Florence Foster Jenkins morì un mese dopo questo evento.
Alcuni hanno sostenuto che tutta la più che trentennale carriera della Jenkins fosse in realtà un elaborato scherzo giocato al pubblico ma ciò sembra contraddire un’altra pretesa, secondo cui la sua morte dopo l’esibizione alla Carnegie Hall fosse il risultato della derisione da parte dei suoi critici. Comunque esistono poche prove a sostegno di entrambe le asserzioni. Tutto indica che Florence Foster Jenkins morì con lo stesso felice e fiducioso senso di appagamento che pervase la sua intera vita artistica.
Registrazioni della Jenkins sono state pubblicate su due CD, The Glory of the Human Voice (RCA Victor) e Murder on the High Cs (Naxos Rekords). Nel 2001 è andata in scena all’Edimburgh Festival Fringe una commedia di Chris Ballance sulla Jenkins, e nel novembre 2005 ha debuttato a Broadway la commedia sulla sua vita, dal titolo Souvenir con Judi Kaye nel ruolo della Jenkins.

Al cinema ho da poco visto il film ispirato alla vita della Jenkins, “Florence” grazie al quale ho finalmente trovato la risposta al mio quesito.
Non è stato tanto perché il regista Stephen Frears si è attenuto quasi fedelmente alla realtà dei fatti, nemmeno per la sceneggiatura e per i costumi scelti alla perfezione (alcuni sembravano gli originali?), quanto per la maestria degli attori Hugh Grant e soprattutto Meryl Streep.

Quando un attore riesce a calarsi in una parte tanto da sembrarti fuso in un tutt’uno con il personaggio originale, non distingui più il confine del racconto con quello della realtà. La sensazione che provo in questi momenti è la stessa di quando un libro avvincente riesce a rapirmi e a portarmi letteralmente in un altro mondo.
Io quella sera sono stata catapultata direttamente in un’America attorno al 1940 e come spettatore ho partecipato attivamente alle vicissitudini del personaggio.
Meryl Streep, oltre ad essersi magistralmente cimentata nel canto, imitando alla perfezione l’imperfezione, ha saputo mettere un pezzo di se stessa in Florence, rendendola vera, genuina vivendo e facendo vivere emozioni a 360 gradi: in un’ora e mezzo sono passata dal ridere a crepapelle a commuovermi fino alle lacrime.

E uscendo dal cinema, la sensazione era come se io avessi davvero conosciuto Florence Foster Jenkins. La sua grandezza, il suo non so che al di là delle sue incapacità, stava proprio nel fatto che lei, con la sua passione sfrenata per la musica, non aveva avuto paura di mostrarsi nella sua autenticità e la cosa più importante è che lei ci credeva davvero.

 

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Mar 012016
 

Oscar a Ennio MorriconeEd è arrivato, finalmente, il meritato oscar per la colonna sonora a Ennio Morricone. Naturalmente, chi ammirava l’arte di Morricone non aveva bisogno che ci fosse di mezzo un oscar per magnificarne la grandezza. Poco mi interessa, quindi, esaltare con toni enfatici la vittoria del compatriota. Vorrei piuttosto spostare l’attenzione sulla parola “orgoglio”, che tanto risuona in questi giorni. Che Morricone venga usato per parlare di orgoglio italiano non mi esalta di certo: per me, la nazionalità di un compositore è del tutto indifferente; ciò che mi interessa è che scriva musica che mi piace. Morricone ne ha scritta eccome, e per questo, molto semplicemente, sono contento. Certo, esiste poi anche l’esterofilia: come altre volte ho scritto, essa mi pare una sorta di provincialismo alla rovescia.

La vera questione cruciale, in questo caso, mi pare un altro tipo di orgoglio: quello del compositore di musica da film. Ne parlo perché, invece, spesso gli stessi compositori di colonne sonore, in Italia, si sono vergognati di scrivere una musica troppo a lungo considerata di serie B. Ma non esiste, dal punto di vista del genere, musica di serie A o di serie B. Prendiamo il caso di Mario Castelnuovo-Tedesco, fra i compositori più ispirati del Novecento italiano: fra il 1940 e il 1971 lavorò (come compositore o arrangiatore) a circa duecento colonne sonore hollywoodiane per la celebre Metro-Goldwin-Mayer, senza però firmarle. A causa delle leggi razziali, Castelnuovo-Tedesco, ebreo,  aveva dovuto lasciare l’Italia per l’America nel 1939: lavorare nell’ambito dello spettacolo, come nel caso di un Kurt Weill a Broadway, era per lui il modo più semplice per avere un impiego stabile. Tuttavia, per un compositore colto di ascendenza europea, il mondo della colonna sonora rappresentava una sorta di ripiego: e fu senz’altro per ragioni di orgoglio che Castelnuovo-Tedesco si comportò come un ghost-writer, preferendo che il suo nome non comparisse nei titoli. Oggi, per noi, il fatto di non sapere quali fossero le partiture realizzate da Castelnuovo-Tedesco (al di là delle undici effettivamente accreditate) è una perdita culturale non indifferente. Anche perché sappiamo che, come docente di John Williams o Henry Mancini, fu un vero e proprio caposcuola. Probabilmente, in Castelnuovo-Tedesco scattò anche una sorta di sindrome “O sole mio”: quella sindrome che talvolta noi italiani abbiamo, quasi nel vergognarci di una certa propensione a creare melodie convincenti e ispirate, che nelle colonne sonore sono ovviamente fondamentali. Un Erich Wolfgang Korngold, come il già citato Kurt Weill, non aveva al contrario alcun problema nel firmare musica cosiddetta d’uso (più di venti colonne sonore).

Il caso di Morricone si avvicina in realtà a quello di Castelnuovo-Tedesco: più volte, Morricone ha fatto intendere che la propria vera musica sarebbe quella cosiddetta colta, non finalizzata dunque all’utilizzo cinematografico. Mi viene in mente il caso di Voltaire: l’illuminista francese impiegò molto del suo tempo a scrivere Tragédies alle quali teneva moltissimo, ma che oggi non consideriamo certo al livello di quelle fulminanti novelle filosofiche che per Voltaire erano quasi pure inezie. Ecco i paradossi dell’esistenza e dell’arte! Probabilmente, per Voltaire, Candide o Zadig erano divertissements, pinzillacchere, mentre per noi sono capolavori. Un discorso simile si può fare per Morricone: le sue colonne sonore sono memorabili. La mia non è una posizione ideologica: non credo che il mondo della colonna sonora sia in sé migliore rispetto a quello delle avanguardie. La musica è fatta di singoli casi: esistono colonne sonore che trovo stupende e altre che mi sembrano assolutamente mediocri; e, anche fra la musica non destinata ad essere d’ausilio a un’altra arte, mi sembra che ci siano ampie differenze qualitative.

Dopo i casi di Castelnuovo-Tedesco, di Nino Rota, di Ennio Morricone e di altri ancora, credo che la vera questione d’orgoglio sia un’altra: il compositore di musica da film dev’essere orgoglioso di avere un pubblico che lo ama e lo stima. Senza se e senza ma. Certo, Morricone ha dimostrato la sua umiltà affermando che “non c’è grande musica senza grande film”. Ma questo non sminuisce affatto il valore della musica. Sarebbe (quasi) come sminuire la musica del Don Giovanni di Mozart solo perché Da Ponte ha scritto un bellissimo libretto.

Luca Ciammarughi

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Feb 292016
 

Oscar 2016 a Ennio Morricone

“Morricone è il mio compositore preferito. Quando dico compositore non intendo solo musicista per il cinema, ma parlo di Mozart, Beethoven, Schubert”. Quentin Tarantino

Ennio Morricone, 87 anni, con  5 nomination alle spalle, vince l’Oscar per la colonna sonora di “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino. Il Maestro era stato premiato con un Oscar alla carriera nel 2007, ma questa volta, dopo 6 nomination,  ha finalmente ottenuto il premio alla categoria che aspettava da una vita.  Visibilmente commosso, Morricone ha ritirato il suo premio per poi salutare il pubblico in standing ovation del Dolby Theatre di Los Angeles: “Buonasera signori, buonasera” e ha continuato: “Ringrazio l’Academy per questo prestigioso riconoscimento. Il mio pensiero va agli altri premiati, in particolare allo stimato John Williams (autore della colonna sonora di Star Wars, alla sua 50esima nomination, ndr). Non c’è musica importante senza un grande film che la ispiri”. Il maestro ha infine salutato sua moglie Maria, presente in sala durante la premiazione, dedicandole la sua musica e la vincita.  Morricone, il più anziano vincitore dell’Oscar, si era recato a Los Angeles qualche giorno prima della cerimonia per ricevere  anche una Stella sulla Walk of Fame. Il Maestro è un orgoglio italiano.

                                                                                                                   

Molte le congratulazioni dal suo paese tra le quali quelle di Mogol all’Agi: “Mi fa piacere, Ennio è un grande. Lo trovo un meritato e giusto riconoscimento”. “Che Orgoglio Ennio!”, è la frase postata da Laura Pausini sui suoi social dopo l’annuncio della vittoria dell’Oscar. “Mi sveglio e scopro che il nostro Ennio Morricone ha vinto l’Oscar!!! Congrats Maestro! Ououo ououo (cojote)”, scrive Fiorello su Twitter.”Grande emozione!!!! W Morricone!!!”, è la frase postata da Jovanotti con tanto di bandiera tricolore.”Mio Padre ha appena vinto il secondo Oscar della sua carriera! Sono molto felice per Lui, per mia Madre e per la Famiglia”. Lo scrive su facebook, Andrea Morricone, figlio del maestro Ennio. Non sono mancati messaggi di felicitazioni dalle più alte cariche dello stato: quello del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella – “Le composizioni del maestro Ennio Morricone hanno fatto commuovere e sognare intere generazioni in tutto il mondo. L’Oscar è un riconoscimento meritato che premia la vita di un grande artista dedicata alla musica. Al maestro Morricone le mie più sentite congratulazioni e il grazie di tutta l’Italia” e le felicitazioni su Twitter del Premier Renzi – “Grandissimo Maestro, finalmente! Morricone #orgoglio #Oscars2016”.

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Feb 112011
 

Parere favore dalle commissioni Bilancio e Affari costituzionali del Senato all’emendamento che destina 15 milioni in più al Fus (Fondo unico per lo spettacolo), a fronte dei 150 richiesti.

Per finanziare la copertura fiscale degli sgravi per le produzioni cinematografiche, il governo ha proposto inoltre di reintrodurre la tassa di un euro per i biglietti del cinema, denominata in maniera più cortese ed elegante «contributo speciale a carico dello spettatore»,  escludendo dal provvedimento tutte le comunità ecclesiali e religiose.

Nel decreto mille proroghe, ormai noto come “assalto alla diligenza”, pare ormai certo che soltanto due teatri italiani riceveranno un contributi ciascuno di 3 milioni di euro: L’Arena di Verona e la Scala di Milano.

Secondo quanto denunciato dal deputato PD Giovanni Legnini, il relatore del decreto Lucio Malan ha presentato un emendamento, che crea uno scudo di irresponsabilità contabile per gli amministratori della Rai.

“E’ un atto gravissimo – spiega Legnini – perché si vuole così eliminare la possibilità di controllo della Corte dei Conti sull’operato dei vertici Rai e dei suoi dirigenti. Perché? Chi si vuole coprire? Cosa sta avvenendo o è già successo nell’azienda pubblica per cui è necessario sollevare i responsabili dalla conseguenza delle loro decisioni?”

Siamo sicuri che prima o poi lo scopriremo, quando nuovamente si riaccenderà la protesta del mondo della cultura italiana, che si spera non taccia mai.

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Gen 202011
 

Il mondo della cultura ccntro il governoI rappresentanti di oltre 50 sigle appartenenti al mondo dell’informazione, dello spettacolo, dell’istruzione e della ricerca che si sono riuniti stamattina a Roma in un’affollata conferenza stampa nella sede dell’Fnsi (come abbiamo annunciato nel nostro post di ieri), hanno indetto una settimana di mobilitazione, dal 24 al 29 gennaio.

L’obiettivo è convincere il Parlamento a fermare la devastazione che si sta compiendo ai danni del comparto culturale italiano. Si chiede di reintegrare, attraverso il decreto Milleproroghe, in discussione al Senato, il Fondo unico dello spettacolo almeno ai livelli del 2008, il Fondo per l’editoria come previsto dalla Legge di Stabilità, il tax credit e il tax shelter con durata triennale, estendendoli a tutto lo spettacolo dal vivo.

“Cultura, spettacolo, informazione, scuola, università, ricerca: precario il lavoro, precaria la libertà, precaria la democrazia”. Questo lo slogan che ha riunito nell’affollata assemblea tutto il mondo della cultura (dall’Agis, gli esercenti cinematografici,  al movimento “tutti a casa”, passando per decine di associazione e sindacati e con i rappresentanti di oltre 50 sigle appartenenti al mondo dell’informazione, dello spettacolo, dell’istruzione e della ricerca) nel voler rispondere alle politiche dei tagli ed all’emergenza culturale del nostro paese.

Registi, attori, musicisti, giornalisti, studenti, ricercatori e professori hanno dato la loro adesione all’incontro, convocato per denunciare il disagio del settore. Tra loro Ennio Morricone, Zubin Meta, Citto Maselli e Carlo Lizzani. Hanno partecipato anche le associazioni che hanno organizzato i blitz al festival di Roma e al  cinema Metropolitan di Roma, gioiello architettonico venduto dal gruppo Fininvest e comprato da Benetton per   farne un negozio… Con le mani alzate e dipinte di rosso con la scritta ‘giù le mani dalla cultura’, il movimento  ha annunciato nuove iniziative per la prossima settimana anche in occasione della mozione di sfiducia al ministro Sandro Bondi.

«A rischio, oltre al diritto dei cittadini ad accedere alla cultura e alla conoscenza garantito dalla Costituzione, ci sono centinaia di migliaia di lavoratori, spesso nemmeno riconosciuti, che vedono negata la propria professionalità e il diritto alla sopravvivenza» fa sapere il “Comitato per la libertà, il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo”. «E’ uno smantellamento che prosegue quello già operato durante questa legislatura nei confronti dell’università, della ricerca e della scuola pubblica. Dobbiamo rimettere al centro delle politiche governative un comparto che produce annualmente valore per circa 40 miliardi di euro e che incide per il 2,6% sul Pil».
Il Comitato ha annunciato inoltre la ferma determinazione a organizzare, al di là della settimana programmata, mobilitazioni diversificate e sempre più incisive finché non si otterranno risultati concreti e impegni precisi da parte del governo per un radicale cambio di rotta nelle politiche per la cultura.

Per ulteriori informazioni, consultare http://www.fnsi.it/Esterne/Pag_vedinews.asp?AKey=12741
e:  http://www.articolo21.org/2438/notizia/il-mondo-della-cultura-contro-il-governo.html

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Gen 172011
 

CEMATIl Comitato per la libertà, il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo – Cultura, Spettacolo, Informazione, Scuola, Università, Ricerca

indice una Conferenza stampa a Roma per il 19 gennaio 2011 sul tema: precario il lavoro, precaria la libertà, precaria la democrazia.

Gli scriteriati tagli di bilancio da parte del Governo che colpiscono la Cultura, lo Spettacolo, l’Informazione, la Scuola, l’Università e la Ricerca pregiudicano non solo settori che generano una fetta rilevante del PIL nazionale e occupano migliaia di lavoratori, ma anche il futuro stesso del Paese e della Democrazia.

Il risultato delle politiche di questi due anni è l’indebolimento di tutta la produzione culturale e artistica italiana, l’attacco alla libertà e alla pluralità dell’informazione, il ridimensionamento della ricerca e dell’università pubblica. Il decreto Milleproroghe, in discussione al Parlamento, anziché restituire risorse colpisce ulteriormente proprio quei settori, già in grave difficoltà, che la Costituzione protegge con enfasi.

Siamo convinti che anche il comparto culturale debba concorrere al processo di risanamento dell’economia nazionale ma è necessario tener presente che esso rappresenta l’identità e il futuro del paese e che per questa ragione va promosso e sostenuto.

Per questo tutti i settori della Cultura, dello Spettacolo e dell’Informazione si ritroveranno il 19 gennaio (ore 10.30, Federazione Nazionale della Stampa, Roma) per denunciare il proprio disagio e annunciare una serie di iniziative pubbliche.

CEMAT19 gennaio – ore 10.30  Federazione Nazionale della Stampa, Corso Vittorio Emanuele II, n. 349, Roma

Federazione CEMAT

Anche di questa nuova iniziativa in difesa delle Arti e della Cultura, si occuperà domani la trasmissione “Ultimo Grido” di Luca Ciammarughi su Radio Classica, in onda dalle 16 alle 17,30 e alla quale parteciperà la nostra Ines Angelino.

Per seguire la trasmissione in diretta streaming 

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Gen 042011
 

Gli allievi della Scuola nazionale di Cinema in corteoArticolo  9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”. Articolo 33: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Articolo 34: “La scuola è aperta a tutti”. Costituzione Italiana

Dopo la devastante opera di questo governo, in materia di cultura, e per chiedere il rispetto di questi tre articoli della Costituzione Italiana, è nato il Comitato Dicembre 010 che raggruppa diversi esponenti di tutte le arti. È la prima vera occasione di lotta unitaria contro la politica pressappochista che ha portato al disfacimento di un bene comune e poco tutelato come è quello della cultura.

Il Comitato si pone inoltre l’obiettivo di richiamare l’attenzione delle istituzioni nei confronti del valore che la cultura riveste nella vita di ogni cittadino, non come mera forma di intrattenimento, ma come necessario strumento nella formazione sociale e civile di ognuno.

Per questo il Comitato Dicembre 010 prepara l’organizzazione di un convegno politico, scientifico e culturale che possa coinvolgere non soltanto i lavoratori o i personaggi dello spettacolo, della comunicazione e della cultura ma anche i cittadini comuni.

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Giu 232010
 

[display_podcast]

Ecco il video con il bell’intervento del 22 giugno, alla Camera, dell’Onorevole Giuseppe Giulietti, del Gruppo Misto.

Lo proponiamo perché ci sembra un’ottima sintesi  di tutto quanto è possibile dire contro il Decreto Bondi, in materia di Fondazioni Lirico-sinfoniche. Dopo il suo intervento trovate anche quelli di molti altri deputati, quasi tutti dell’opposizione di IDV e PD. Sono quasi due ore di interventi: è davvero molto interessante  ascoltarli, per capire bene tutta la situazione.

E, vivaddio, in difesa della Cultura (con la C maiuscola…).

http://www.articolo21.orgLeggete, qui, anche il relativo articolo sul sito di Articolo 21, di cui l’On. Giulietti è  il portavoce.

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Dic 072009
 

Anita Rachvelishvili, protagonista di Carmen, in scena il 7 dicembre 2009 per la prima della Scala a MilanoE’ Sant’Ambrogio… tempo di inaugurazione del Teatro alla ScalaStasera va in scena la “Carmen” di George Bizet.Le cose da dire sarebbero migliaia… e sono già state scritte su Internet in molti siti… Allora penso di far cosa gradita ai miei lettori con questo post “aggregatore”, e vi linko e vi “embeddo” alcuni begli articoli e video.Il primo: l’Orchestra del Teatro osserverà un minuto di silenzio per ricordare la crisi che attraversa il paese e – soprattutto – quella che vivono i lavoratori dello spettacolo: http://milano.repubblica.it/dettaglio/Un-minuto-di-silenzio-per-la-crisialla-prima-della-Carmen-alla-Scala/1797966.Poi: la contestazione. Fuori dal teatro, come da consuetudine, ci saranno i lavoratori dello spettacolo, a portare la propria protesta; una delegazione della Cub, nei giorni scorsi, aveva chiesto di poter leggere un comunicato prima dell’inizio della prima, ma non ha ottenuto il consenso del teatro.Ancora: i protagonisti. Non possiamo dimenticare di citare la protagonista, l’esordiente Anita Rachvelishvili, scelta direttamente dal Maestro Barenboim dall’Accademia della Scala (in bocca al lupo!). E un bell’articolo di Natalia Aspesi sulla regista, Emma Dante: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/24/la-donna-della-carmen-che-sfida-la.htmlPer lo spettacolo vero e proprio, ecco tutte le notizie video dal sito di Repubblica Tv: http://tv.repubblica.it/copertina/scala:-appassionata-carmen/39946?videoE tutte le info originali sull’opera, cast, libretto, ecc. direttamente dal sito del Teatro: http://www.teatroallascala.org/it/stagioni/2009_2010/opera-e-balletto/Carmen.htmlLo spettacolo, diretto da Daniel Barenboim, verrà proposto in diretta televisiva in Europa (Francia, Germania, Belgio) e sarà proiettato anche nelle sale cinematografiche digitali di Stati Uniti, Canada, Inghilterra, Spagna, Canada e Australia.In Italia la diretta della prima andrà via satellite su SKY (Canale Classica) e verrà proiettata anche in diversi cinema e Teatri su tutto il territorio nazionale.Radio Classica su InternetBella e lunga diretta anche su RadioClassica, in compagnia del bravo Luca Ciammarughi: la potete seguire in diretta Internet da qui: http://www.radioclassica.fm/radio-classica.asxPer finire, vi “embeddo” direttamente il link del video della bellissima puntata di “Che tempo che fa” realizzata il 3 dicembre su RAI 3 da Fabio Fazio. Uno splendido esempio di grande televisione, quella che vorremmo avere sempre.Ma resta, putroppo, rarissima. Peccato, infatti,  non avere stasera anche la diretta televisiva (ci sarà su Sky, invece, come dicevo). RAI, ma perché non fai il tuo lavoro e non ci dai anche la nostra grande cultura in diretta?

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Set 132009
 

Il Grande Sogno, di Michele PlacidoE parliamo un poco di cinema, entrando nel merito. Dopo i discorsi del Ministro Brunetta, che potete vedere nel post precedente, approfondiamo un poco cosa hanno realizzato, questi cineasti tanto vituperati.

Prendiamo il film di Placido, ad esempio: Il grande sogno. Il film è piaciuto alla critica (e sta entusiasmando il pubblico che sta correndo a vederlo: è appena uscito nelle sale in tutta Italia) forse perchè si coglie la vena di sincerità e l’atmosfera da “romanzo popolare e politico”. I destini dei tre protagonisti, un poliziotto, (Riccardo Scamarcio) una ragazza di buona famiglia (Jasmine Trinca) e uno dei leader della rivoluzione, figlio di operai deciso a fare la rivoluzione(Luca Argentero) si incrociano durante uno dei periodi più importanti della nostra storia recente.

Il regista ha raccontato “la sua storia”, quella di un giovane poliziotto che che visse intensamente quel periodo e in seguito interruppe la carriera militare per iscriversi all’Accademia di Arte Drammatica. (Una storia, permettetemi la divagazione personale, che mi ricorda parecchio i miei vent’anni, compiuti proprio nel ’68, mentre frequentavo la Statale di Milano, e partecipavo, tra i protagonisti, al grande movimento studentesco di allora, e il Piccolo Teatro, alla cui scuola, proprio in quell’anno, mi ero diplomata attrice,  e ho debuttato, nella stagione ’69-’69…)

Ecco il trailer del film:

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Il 68 è un importante spartiacque e come tale appartiene a tutti noi e va ricordato positivamente “perchè il ’68 non ha mai ucciso nessuno”. Michele Placido ci ha restituito una bellissima immagine dei dubbi, delle incertezze e delle grandi fermenti di idee che lo attraversarono ed è contento della risposta positiva al film proprio da parte dei giovani d’oggi, abituati a vedere troppe commedie poco serie: con gioia ha sottolineato di “aver già ricevuto moltissime richieste da parte di università, circoli e associazioni studentesche di destra e di sinistra per una proiezione pubblica de “Il grande sogno”.

Credo che una buona risposta agli attacchi insensati al nostro miglior cinema d’autore non possa essere che quella di ANDARE AL CINEMA a vedere questo bel film (e anche gli altri, si capisce!). Un segnale concreto, da parte di ognuno di noi, per sostenere i nostri migliori artisti, che da sempre danno lustro al nostro paese e formano la sua coscienza civile.

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Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!