Mar 122016
 

Senza Nome-10L’Accademia Filarmonica Romana è stata fondata nel 1821 da un gruppo di nobili dilettanti per l’esecuzione a Roma di musica da camera e sinfonica, ma anche di opere liriche non permesse dalla censura sulle scene, come ad esempio il Mosè in Egitto di Rossini. Riconosciuta dallo Stato Pontificio e in seguito dalla monarchia sabauda, da cui ebbe l’appannaggio delle musiche per le cerimonie di stato e i funerali reali al Pantheon, è oggi ente senza scopo di lucro, con personalità giuridica privata, riconosciuto dal Presidente della Repubblica con decreto del 7 febbraio 1969.
Nella sua attuale fisionomia, la Filarmonica Romana organizza concerti, opere da camera, balletti e spettacoli di teatro musicale di livello internazionale, che ne fanno una delle più prestigiose istituzioni concertistiche italiane.
Dalla fine degli anni Sessanta le manifestazioni si svolgono principalmente presso il Teatro Olimpico.
La sede sociale è nella Palazzina Vagnuzzi di via Flaminia 118 con annessi
Giardini, nei quali è situata un’altra sala da concerti con capienza di 200 posti, la Sala Casella, adatta per manifestazioni di minor impatto (concerti di giovani artisti, conferenze, presentazioni di libri, convegni di studi, spettacoli per le scuole). Da alcuni anni nel verde dei Giardini della Filarmonica si svolgono anche brevi stagioni estive.
L’Accademia collabora abitualmente con istituzioni culturali, enti pubblici e privati sia italiani sia esteri.
Le manifestazioni organizzate dall’Accademia in un anno sono numerose (mai meno di 70) di cui una parte in abbonamento.
La stagione principale si svolge da ottobre a maggio e la sua eclettica programmazione esplora tutti i settori della musica, spaziando, nel tempo, dal barocco al repertorio classico, alla musica contemporanea alla danza e alle nuove tendenze della musica di frontiera.
Dal secondo dopoguerra i più illustri musicisti hanno ricoperto la carica di direttore artistico: Casella, Mortari, Petrassi, Peragallo, Vlad, Bogianckino, Turchi, Cagli, Vidusso, Henze e Berio.
Tra i gruppi che hanno collaborato con la Filarmonica ricordiamo I Musici, I Solisti della Filarmonica, fondati da Giuseppe Sinopoli, il Concerto Italiano e il Quartetto Bernini.
La Filarmonica Romana ha, anche, un’intensa attività didattica con la sua Scuola di musica, dove hanno studiato canto corale nel corso degli ultimi 45 anni circa 15.000 bambini sotto la guida di Pablo Colino.
Di recente l’offerta d’insegnamento per ragazzi si è ampliata con corsi per vari strumenti.
Attiva è anche la Biblioteca, dove sono custoditi spartiti a stampa e manoscritti musicali prevalentemente dell’Ottocento, consultabili dagli studiosi, e l’imponente archivio storico notificato dall’Archivio di Stato.

 

La sede e gli uffici dell’Accademia Filarmonica Romana sono in Via Flaminia, 118 – 00196 Roma 
Tel. + 39 06 3201752
Fax 06 3210410
Gli uffici sono aperti dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle 14 e dalle 15 alle 18.

Come arrivare
Linea A fermata Flaminio 
Tram: linee 2, 19 
Autobus: linee M, 88, 490, 495, 926

Link al sito

 
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Mar 012016
 

Oscar a Ennio MorriconeEd è arrivato, finalmente, il meritato oscar per la colonna sonora a Ennio Morricone. Naturalmente, chi ammirava l’arte di Morricone non aveva bisogno che ci fosse di mezzo un oscar per magnificarne la grandezza. Poco mi interessa, quindi, esaltare con toni enfatici la vittoria del compatriota. Vorrei piuttosto spostare l’attenzione sulla parola “orgoglio”, che tanto risuona in questi giorni. Che Morricone venga usato per parlare di orgoglio italiano non mi esalta di certo: per me, la nazionalità di un compositore è del tutto indifferente; ciò che mi interessa è che scriva musica che mi piace. Morricone ne ha scritta eccome, e per questo, molto semplicemente, sono contento. Certo, esiste poi anche l’esterofilia: come altre volte ho scritto, essa mi pare una sorta di provincialismo alla rovescia.

La vera questione cruciale, in questo caso, mi pare un altro tipo di orgoglio: quello del compositore di musica da film. Ne parlo perché, invece, spesso gli stessi compositori di colonne sonore, in Italia, si sono vergognati di scrivere una musica troppo a lungo considerata di serie B. Ma non esiste, dal punto di vista del genere, musica di serie A o di serie B. Prendiamo il caso di Mario Castelnuovo-Tedesco, fra i compositori più ispirati del Novecento italiano: fra il 1940 e il 1971 lavorò (come compositore o arrangiatore) a circa duecento colonne sonore hollywoodiane per la celebre Metro-Goldwin-Mayer, senza però firmarle. A causa delle leggi razziali, Castelnuovo-Tedesco, ebreo,  aveva dovuto lasciare l’Italia per l’America nel 1939: lavorare nell’ambito dello spettacolo, come nel caso di un Kurt Weill a Broadway, era per lui il modo più semplice per avere un impiego stabile. Tuttavia, per un compositore colto di ascendenza europea, il mondo della colonna sonora rappresentava una sorta di ripiego: e fu senz’altro per ragioni di orgoglio che Castelnuovo-Tedesco si comportò come un ghost-writer, preferendo che il suo nome non comparisse nei titoli. Oggi, per noi, il fatto di non sapere quali fossero le partiture realizzate da Castelnuovo-Tedesco (al di là delle undici effettivamente accreditate) è una perdita culturale non indifferente. Anche perché sappiamo che, come docente di John Williams o Henry Mancini, fu un vero e proprio caposcuola. Probabilmente, in Castelnuovo-Tedesco scattò anche una sorta di sindrome “O sole mio”: quella sindrome che talvolta noi italiani abbiamo, quasi nel vergognarci di una certa propensione a creare melodie convincenti e ispirate, che nelle colonne sonore sono ovviamente fondamentali. Un Erich Wolfgang Korngold, come il già citato Kurt Weill, non aveva al contrario alcun problema nel firmare musica cosiddetta d’uso (più di venti colonne sonore).

Il caso di Morricone si avvicina in realtà a quello di Castelnuovo-Tedesco: più volte, Morricone ha fatto intendere che la propria vera musica sarebbe quella cosiddetta colta, non finalizzata dunque all’utilizzo cinematografico. Mi viene in mente il caso di Voltaire: l’illuminista francese impiegò molto del suo tempo a scrivere Tragédies alle quali teneva moltissimo, ma che oggi non consideriamo certo al livello di quelle fulminanti novelle filosofiche che per Voltaire erano quasi pure inezie. Ecco i paradossi dell’esistenza e dell’arte! Probabilmente, per Voltaire, Candide o Zadig erano divertissements, pinzillacchere, mentre per noi sono capolavori. Un discorso simile si può fare per Morricone: le sue colonne sonore sono memorabili. La mia non è una posizione ideologica: non credo che il mondo della colonna sonora sia in sé migliore rispetto a quello delle avanguardie. La musica è fatta di singoli casi: esistono colonne sonore che trovo stupende e altre che mi sembrano assolutamente mediocri; e, anche fra la musica non destinata ad essere d’ausilio a un’altra arte, mi sembra che ci siano ampie differenze qualitative.

Dopo i casi di Castelnuovo-Tedesco, di Nino Rota, di Ennio Morricone e di altri ancora, credo che la vera questione d’orgoglio sia un’altra: il compositore di musica da film dev’essere orgoglioso di avere un pubblico che lo ama e lo stima. Senza se e senza ma. Certo, Morricone ha dimostrato la sua umiltà affermando che “non c’è grande musica senza grande film”. Ma questo non sminuisce affatto il valore della musica. Sarebbe (quasi) come sminuire la musica del Don Giovanni di Mozart solo perché Da Ponte ha scritto un bellissimo libretto.

Luca Ciammarughi

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Nov 162014
 

MEI logoMEI, realtà leader nel mondo indie con alle spalle una storia di oltre 20 anni nella promozione e divulgazione della musica indipendente in Italia e MUSIC ACADEMY, primo istituto privato in Italia a rilasciare Titoli Universitari nel 2003 e recentemente entrata nel circuito Unesco City of Music, si sono unite per dar vita al

primo Titolo Universitario di I Ciclo ad indirizzo MUSIC BUSINESS.

 Music AcademyLe due realtà leader proporranno un percorso di assoluto valore accademico: Music Business assembla le risorse artistiche di cui dispone la scena musicale, con il bisogno e la richiesta di avanguardia e innovazione di un’importante università di ricerca.

Il programma promuove progetti individuali e collettivi e allo sviluppo di stages, partecipazione a tirocinii professionali e progetti di ricerca. Gli studenti saranno incoraggiati a partecipare ad attività extra scolastiche coniugando così la teoria dell’economia aziendale a temi di forte dimensione estetica e artistica.

informazioni corsi

uniboLe iscrizioni per l’anno accademico 2014/2015 al master di I livello in Imprenditoria dello spettacolo sono aperte. La richiesta di partecipare alla selezione scade il 4 dicembre 2014.

L’obiettivo del master è di formare figure organizzative dello Spettacolo dal vivo (prosa, musica e danza) in possesso di competenze professionali rispondenti alle esigenze attuali del mercato nazionale e internazionale, in linea con l’evoluzione delle politiche culturali, sociali ed economiche, in grado di operare nella progettazione, produzione, distribuzione e comunicazione.

A conclusione del percorso formativo, i partecipanti potranno ricoprire ruoli organizzativi/gestionali presso enti pubblici e privati, teatri, compagnie, istituzioni culturali.

Il Master, della durata complessiva di 1.500 ore, si avvale della collaborazione di enti e organizzazioni culturali, quali ATER Associazione Teatrale Emilia Romagna, ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione, Fondazione Nazionale della Danza, Teatro Comunale di Bologna ed ENCATC European Network of Cultural Administration Training Centres.

Gli studenti godranno di un’atmosfera calda e collegiale nella nuova struttura denominata “state of the arts” che dispone di 2 studi di registrazione, un superclub e 14 sale utilizzate per prove di tour nazionali ed internazionali.

informazioni e bando d’iscrizione

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